Thursday, March 11, 2010

nuova casa e primi giorni di lavoro


la sorpresa dietro la facciata
Non ho ancora descitto la mia nuova casa, o meglio l'appartamento che ho affittato. Sto in una residenza luterana per studenti, ma ho un appartamento vero e proprio, praticamente un bilocale, con una enorme camera (26 m2) con 2 scrivanie, letto e divano (in origine era un altro letto), 4 librerie, etc. ed un ingresso-cucina abbastanza grande (11 m2) con cucina con frigorifero, fuochi e lavello e armadio a muro in ingresso. Ovviamente c'è anche il bagno, altrettanto grande, con doccia a pavimento (nel senso che non c'è il piattodoccia ma solo le piastrelle inclinate e la tenda), wc e lavandino... ci sarebbero stati una lavatrice, un bidet (che qui non usano) e pure una vasca... In camera ho anche una tv che ha visto le guerre puniche (in senso metaforico, ha 40 anni) e che mi permette di vedere in b/n e sentire perfettamente solo il I canale austrico (ORF1). Per fortuna la connessione internet è efficientissima e velocissima, così posso anche sentire il Tg Veneto quando ho nostalgia di casa. L'affitto, comprensivo di consumi, uso della palestra, della stanza della musica (con batteria e tastiera, pianoforte non utilizzabile), della cucina comune al piano (cucina enorme condivisa con anche la lavastoviglie, il microonde e il forno), pulizia settimanale (per chi la desidera) etc. è ovviamente proporzionato all'appartamento, ma finché posso permettermelo, pur con qualceh sacrificio su altre spese... mi godo la mia autonomia e libertà, oltre alla vicinanza al centro città.



I primi giorni di lavoro sono stati duretti, non per il lavoro, ma per la mancanza di esso. Scherzo! Ho studiato e continuo a farlo, in attesa che siano pronti i campioni, che terminino d'installare il nuovo FE-SEM con EBSD, che mi arrivi un pc (intanto uso il mio portatile), etc. etc. Il primo giorno mi hanno procurato il collegamento elettrico e la connesione internet. Il secondo la chiave del dipartimento (apro parentesi: chiave universale che apre praticamente tutto, dalla porta d'ingresso ai laboratori... qui sì sono intelligenti! idem per la chiave di casa che apre anche le stanze comuni come la palestra, allora perché a PD avevo 5 chiavi per il dipartimento? e ben 8 di casa - tra cancelli, portoni e porte varie?). Magari domani sarà pronta la prima scatola di sezioni e potrò mettermi al microscopio. Intanto mi è arrivato un libro che ho ordinato dagli USA ed ho cose nuove da studiare... oltre a seguire la casa, che non è cosa da poco.

l'ospedale psichiatrico, oops, l'uni
Il prof. è sempre indaffaratissimo ma anche sempre disponibile e gentile. Purtroppo la risposta alla mia impazienza è sempre "non ancora"... meglio di "no" o "mai". Il gruppo è completamente internazionale e ci sono anche due dottorande italiane di Milano, con cui chiacchierare nella propria lingua madre senza farsi capire dagli altri. Tra i dottorandi c'è anche una folle giovane polacca che sotto uno stile da cappuccetto rosso cela una geologa impazzita, una ungherese molto socievole e un altro ungherese (credo). Una ragazza della Rep.Ceca sta per finire il dottorato e poi tornerà a casa col marito aspettando... la nascita del loro primo figlio. La mia collega diretta è una ragazza californiana che ha iniziato il post-doc a novembre. Sono tutti cordiali e grandi lavoratori (30' di pausa pranzo tra le 12 e le 12.30). Le relazioni in ufficio difficilmente ne escono, ma per fortuna ho delle conoscenze in città con cui posso trovarmi ogni tanto, per parlare di musica, fare shopping o solamente fare pratica di tedesco.

Purtroppo non ho ancora trovato un organo dove studiare ed esercitarmi. La comunità italiana è triste come in Italia: organo rotto e tastiera sostitutiva... almeno c'era qualcuno che suonava e qualcuno che cantava e non si vedeva traccia di chitarre... In centro gli organi sono storici o le chiese sono visitate in continuazione dai turisti. Pensare di trovare un posto come organista è impensabile, le liste d'attesa all'ufficio collocamento organisti sono lunghissime. Ho adocchiato un paio di chiese di seconda mano, che non visita nessuno, di cui devo vedere l'organo e poi magari contattare l'organista titolare.

Monday, March 8, 2010

accoglienza e benvenuto

Benvenuta in terra d'Austria! Non dico che mi aspettassi i tappeti rossi (quelli bianche di neve sono stati più che sufficienti) dal confine a qui... ma non occorrevano le sirene!
Passi che pago il doppio per un appartamento enorme che non riempirò mai, passi che ho dovuto pulirlo da me visto che c'era polvere ovunque, passi che devo aspettare il lunedì per avere la connessione internet perché la segreteria chiude venerdì alle 12 (come anche molti negozi), passi che per trovare l'ufficio di quartiere per registrarmi ho vagato per ore, passi che lì ho trovato una scorbutica austriaca che parlava alla velocità della luce, passi che dovrò registrarmi anche ad un ufficio centrale presentando altri documenti dall'Italia che non ho e pagando ben €55, passi che mi sta venendo il mal di gola e che non mi aspetto un'accoglienza migliore nel nuovo ufficio... ma essere svegliata in piena notte e rimetterci un timpano!!!

La seconda notte nella nuova casa in una residenza per studenti, di sabato, alle 2:30 circa, è risuonato l'allarme antincendio. Bisogna sentirlo per capire quanto assordante sia. L'allarme anti-intrusione del dipartimento di Padova è musica in confronto. Dopo 2 giorni ho ancora problemi all'udito per il suono infernale di quell'allarme. Senza contare che ovviamente si sentiva più forte lungo le scale che bisogna fare per uscire. Senza capire bene cosa stesse succedendo, se un'esercitazione (non c'era un momento migliore?) o se un effettivo incendio, in una ventina di occupanti la residenza ci siamo trovati all'esterno dell'edificio, in piena notte, interrogandoci a vicenda (what's happened? was ist los?), con addosso cappotti e giacconi sopra i pigiami, con temperature polari e neve ghiacciata per terra. Una ragazza aveva infilato di corsa un berrettone di lana... si stava lavando i capelli quando è suonato l'allarme (a quell'ora???) ed ora rischiava la polmonite. Quasi prima che scendessimo sono arrivati i vigili del fuoco (evidentemente non era un'esercitazione) ma dopo aver verificato che non c'era nulla di fuori controllo (ca. 10 minuti) ci hanno lasciato tornare a letto.
Probabilmente qualche ragazzo ubriaco, di ritorno da qualche festino o dopo qualche bottiglia di super-alcolici tra amici nella cucina comune, ha fumato (magari erba) dove non doveva ed è scattato l'allarme. O forse qualcuno si è dimenticato sui fuochi una padella (queste maledette piastre elettriche sono pericolosissime e consumano un sacco!!!).

Thursday, March 4, 2010

Addio Colli

Libero adattamento dal Manzoni




Addio/ colli sgorganti calde acque ed elevati al cielo/ coniche forme/ note a chi è cresciuto tra voi/ e impresse nella sua mente/ non meno che l’aspetto de' suoi familiari/ canali dai quali mura di nebbia s'elevano/ come tende alle finestre del mondo/ villa Draghi riluccicante sul pendio/ memore di antiche passeggiate scolastiche/ addio!/ Quanto è malinconico il passo di chi/ cresciuto tra voi/ se ne allontana!//


nebbia sui colli
Alla fantasia/ di quello stesso che se ne parte volontariamente/ tratto dalla speranza di trovar lavoro altrove/ si appannano/ in questo momento/ i sogni della soddisfazione professionale/ egli si maraviglia d'essersi così deciso a partire/ e tornerebbe allora indietro/ se non pensasse che, un giorno tornerà più contento/ Quanto più si avanza nella veneta pianura/ il suo occhio si ritira/ disgustato e stanco/ da quell'ampiezza uniforme/ l'aria gli par gravosa e morta/ s'inoltra mesto e disattento/ tra le nevose montagne carniche/ le case aggiunte a case/ le strade che sboccano nelle strade/ pare che gli levino il respiro/ ed in città/ davanti agli edifizi ammirati dallo straniero turista/ pensa/ con desiderio inquieto/ all'organo a canne del suo paese/ alla casuccia in cui è cresciuto/ e che sente “casa” da gran tempo/ e che restaurerà/ tornando più ricco/ ai suoi colli//
Ma chi/ non aveva mai spinto/ al di là di quelli/ neppure un desiderio fuggitivo/ chi/ aveva composti in essi/ tutti i disegni dell'avvenire/ e n'è sbalzato lontano/ da una forza ostinata!/ Chi/ staccato a un tempo/ dalle più care abitudini/ e disatteso nelle più care speranze/ lascia quei colli/ per avviarsi in ricerca di luoghi sconosciuti/ per puro desiderio di conoscenza/ e non può/ con l'immaginazione/ arrivare a un momento stabilito per il ritorno!/ Addio/ casa natia/ dove/ sedendo/ con un pensiero infantile/ s'imparò a distinguere dal rumore dei passi comuni il rumore d'un passo felino/ ora rimpianto/ Addio/ casa ancora vergine/ casa sogguardata tante volte alla sfuggita/ nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di casalinga/ Addio/ chiesa/ dove l'animo riposò tante volte sereno/ suonando le lodi del Signore/ dov'era consueto/ all'attacco nel plenum/ il gaio sussulto segreto del cuore; doveva essere solennemente benedetto/ per l'amore infine coronato/ per la musica sacra/ addio!//
Chi dava a voi tanta giocondità vede tutto/ e non turba mai la gioia de' suoi figli/ se non per prepararne loro una più certa e più grande!

Saturday, February 13, 2010

2 giorni a Vienna: antipasto

Per un colpo di fortuna o un segno del destino, o meglio, per volere di Dio, sono stata selezionata per un post-doc a Vienna! Notizia bellissima per molti motivi (progetto entusiasmante, tema internazionale, vicinanza, affinità culturale, etc. etc.) ma che comporta anche alcuni grossi cambiamenti (trasferimento all'estero, vita da single, lasciare tutte le attività intraprese in Italia, etc. etc.). In ogni caso, sono andata due giorni a Vienna, città che avevo già visitato come turista già altre 4 volte, per firmare il contratto. Segue cronaca di queste due intense giornate.
Il viaggio di andata non è stato piacevolissimo. Avevo trovato un'offerta delle Ferrovie per cui per soli €29 potevo passare le otto ore del viaggio di notte seduta in uno scompartimento a sei. Il problema è che salendo da Padova alle 00.41 su un treno partito 5 h prima da Roma... gli altri occupanti dello scompartimento già dormivano ed avevano intasato anche il mio posto. Una volta preso possesso dello spazio che mi spettava, cercare di dormire è stata un'impresa inutile: a Mestre cambio di direzione di marcia ed aggiunta di 3 vagoni da Milano, a Tarvisio cambio di motrice e di personale, alle 4 del mattino controllo biglietti, alle 5 controllo dei documenti (con la polizia austriaca non proprio cordiale), etc. Il treno poi ha accumulato quasi un'ora di ritardo a causa di problemi sulla linea e per lo spostamento temporaneo di tutto il traffico in una stazione minore per lavori nella stazione principale. L'unico aspetto gradevole è stato il panorama: una ferrovia tutta curve che s'inerpica tra montagne completamente bianche per la neve.
A Vienna mi aspettava un'accoglienza molto diversa da quella cui ero abituata in Italia. Il mio nuovo capo aveva prenotato per me una stanza in un bell'albergo proprio di fronte al dipartimento. Il dipartimento si trova in un'ampia area universitaria costruita sopra una grossa stazione ferroviaria e nelle vicinanze di un enorme inceneritore e termovalorizzatore. Credevo che sarei crepata dall'odore, invece non si sentiva nulla! Inoltre la costruzione è artisticamente molto bella.... in stile Gaudì.
Il prof. mi aspettava per l'ora di pranzo. Pranzo viennese al ristorante (Suppe, pollo, riso e verdure) e poi compilazione del contratto e visita al dipartimento: un labirinto fornito di tutto, dal TEM al tavolino universale, agli spettrometri di massa, etc. La sera cena tipica ai confini della foresta viennese con il prof. e la moglie americana in un caratteristico locale-cantina celebre per il vino. Decisamente gli austriaci mangiano meglio dei tedeschi: una selezione di strudel di verdure, pasticci di patate o pasta, insalate di patate ad accompagnare la tipica “cotoletta” locale, seguita poi da pane nero su cui spalmare succulente creme di formaggi e verdure. Il tutto innaffiato dal vino gespritz... ossia leggero vino bianco tagliato con acqua frizzante (un delitto per noi italiani, ma il risultato era veramente apprezzabile, leggero e digestivo). Il prof. e la moglie sono davvero molto simpatici, ho trascorso una serata deliziosa, parlando marginalmente di lavoro ma imparando molto sulle tradizioni locali e ridendo di cuore dei difetti dei rispettivi paesi di provenienza... difetti cui in realtà siamo tutti affezionati perché rendono caratteristici un popolo!



Il giorno dopo sono andata nella residenza per studenti dove alloggerò per avere qualche informazione in più sull'appartamento. Segno del destino anche questo: quand'ero ormai disperata perché tutte le residenze erano piene e gli affittuari privati non rispondevano, si è liberato un appartamento doppio (ahimè anche nel prezzo) in questa residenza luterana e dedicata ad Albert Schweitzer (teologo, organista, medico e filantropo). L'edificio è nuovo e fornitissimo (tranne di un organo, ma ne troverò uno dove esercitarmi, intanto mi accontenterò del pianoforte nella stanza della musica), vicinissimo al centro e non troppo distante dal dipartimento.
Dopo un breve incontro con il prof. per stabilire la data di un mio seminario su cosa ho fatto durante il dottorato e per attivare il nuovo indirizzo di posta elettronica, ho trascorso il pomeriggio da turista, cercando la comunità italiana e poi visitando la Casa della Musica, interessante museo sulla storia musicale viennese e sulla percezione del suono... la cui tecnologica e kitsch conclusione era la possibilità di dirigere l'orchestra dei Wiener!
Il viaggio di ritorno è stato più riposante perché avevo prenotato una cuccetta (sempre in offerta). Durante l'attesa ho conosciuto un gentilissimo pianista italiano dal curriculum concertistico impressionante ma di grande umiltà e cultura, in città per un concerto. Nello scompartimento c'era solamente un'altra occupante, una simpatica ragazza milanese che sta praticamente (ma non proprio ufficialmente, per ora) svolgendo un dottorato in filologia a Vienna. Abbiamo piacevolmente chiacchierato per gran parte del viaggio ed ho avuto modo di apprendere qualcosa di più sul logo ove mi trasferirò.
Dai primi di marzo andrò su stabilmente, Dio volendo. Non sarà tutto oro e ci saranno momenti di sconforto con la tentazione di mollare tutto per tornare a casa, ma ci saranno anche molti giorni piacevoli, pieni di scoperte entusiasmanti e di nuove amicizie. Non avrò certo tempo per annoiarmi... il prof. mi ha già programmato 15 gg. a Berlino per poter avere i campioni e con l'occasione terrò un seminario e seguirò un dottorando (entrambe responsabilità che mi spaventano non poco non avendolo mai fatto prima). In ogni caso, parto con le migliori intenzioni!

Wednesday, December 23, 2009

Settimana a San Francisco

VIII-IX giorno: il ritorno
Per effetto del fuso orario il IX giorno sarà ridotto a poche ore, sarà il giorno più corto, da passare in aeroporto in attesa della coincidenza. Al mattino la pioggia non è cessata. Nonostante il meteo avverso sono andata al Golden Gate Park (a 7 km dall’omonimo ponte). Un museo era chiuso, un altro troppo costoso ma per fortuna il giardino giapponese era aperto e pure gratuito (i vantaggi di una sveglia all’alba)! Davvero interessante, ben curato e ricco di flora. Tornata poi al porto ho scoperto che il vecchio edificio era stato trasformato recentemente (dopo il sisma di Loma Prieta) in un grande centro commerciale di prodotti alimentari, in prevalenza italiani. Che bello! Sembrava di essere sotto il Salone a Padova! Infine sono tornata a China Town per vedere una della chiese più vecchie della città, la vecchia cattedrale. Miracolosamente sopravvissuta al terremoto del 1906 era stata poi distrutta dall’incendio che ne è seguito, ora è una missione cattolica per i cinesi. Dopo pranzo, però, stanca di camminare e stufa della pioggia, sono andata in aeroporto con largo anticipo. Qui ho incontrato altri partecipanti al convegno che si erano trattenuti un paio di giorni per visitare la città, tra cui un italo-francese che lavora in Germania. Il volo con la Lufthansa è stato di lusso rispetto all’andata con la United: posti più larghi, bagni spaziosi ed al piano di sotto (mi ha fatto un certo che fare le scale in aereo...), monitor personale con ampia scelta di film, programmi televisivi e video musicali (tra cui un edizione storica dell’Oratorio di Natale di Bach diretto da Harnoncourt per festeggiare i suoi 80 anni), cibo meno abbondante ma più di qualità, temperature più umane (con la United mi sono cotta... e mi avevano detto che avrei patito il freddo!)... e poi gli annunci in tedesco o in un inglese-tedesco perfettamente comprensibile al mio orecchia (talvolta anche in italiano... ma inascoltabile!). All’arrivo a Monaco ho avuto il primo impatto con le conseguenze del pessimo meteo in Italia, con voli cancellati e ritardi astronomici. Per fortuna Venezia aveva riaperto e dopo un volo avventuroso con un rumorossissimo aereo ad elica che ha attraversato nubi e tempeste (almeno così sembrava non vedendo nulla e ballando parecchio), per fortuna allietato dalle chiacchiere con un ragazzo friulano di ritorno dalla Cina ed una “collega” che sta facendo un dottorato in cotuteta Italia-Germania, sono finalmente atterrata a Venezia sana e salva. Miracolosamente (o forse semplicemente grazie alla Lufthansa) la valigia è arrivata integra ed è stata anche la prima ad essere scaricata!!! Questa si chiama fortuna!
VII giorno: In God we trust
Domenica, giorno del Signore, ma quella citata è la scritta che compare su ogni dollaro o frazione di esso. Per verificare la presunta fede degli autoctoni sono andata in chiesa. Ho trovato una concentrazione di chiese, dalla battista alla cattolica, dalla luterana ad una “universale” di cui non ho ancora capito la confessione. Prima di ascoltare la santa messa nella cattedrale cattolica, ho fatto un giro nella chiesa luterana, dove ho scambiato due parole con l’organista. Finalmente un organo meccanico in stile tedesco! L’organista, troppo gaio (“gay”) per i miei gusti, mi ha raccontato la storia dello strumento, non ancora terminato e fatto costruire dopo il sisma di Loma Prieta che ha danneggiato anche la chiesa. Nella cattedrale cattolica, invece, ho trovato il fine del mio pellegrinaggio organistico, ossia un Ruffatti a 4 tastiere. Alcuni maestri organari che avevano lavorato alla costruzione mi avevano suggerito di andare a vedere e sentire questo pezzettino di Padova affacciato sul Pacifico. L’organista e direttore musicale è un simpaticissimo anziano tedesco che suonando Bach e Buxtehude mi ha fatto dimenticare di essere negli USA e che l’organo era un Ruffatti (davvero sembrava tutt’altro strumento). Il resto della santa messa, molto lontana dalle nostre tradizioni, pur essendo celebrata da un sacerdote ispanico (quindi più comprensibile) mi è sembrata piuttosto teatrale, come tutti gli show religiosi o meno che popolano le tv di qui. Il coro della cattedrale contava troppe donne (20 a 3 circa) e dall’età media troppo avanzata per rendere onore alle pregevoli scelte dell’organista. I fedeli in chiesa non cantavano quasi (come in Italia) ma erano molto generosi durante le 2 collette (una per il mantenimento della cattedrale che costa circa $ 5500 al giorno - iniziare a risparmiare??? - e l’altra per l’attività musicale, che quindi non rientra nel primo conto). Da noi in genere gli organisti ed i musicisti in chiesa non sono regolarmente stipendiati, quindi nemmeno si pensa di chiedere alla gente una cosa simile... Nel pomeriggio mi sono dedicata agli ultimi acquisti sotto la pioggia, tra cui un libro usato della Partite di Bach per tastiera della Henle ed un giro in un mega centro commerciale di fronte al porto (Embarcadero). Cena nella solita atmosfera anni ‘50, ma essendo l’ultima sera qui mi sono concessa la birra locale (Anchor Steam) ed una fetta calda di apple pie. Deliziosa!
VII giorno: il bello di San Francisco
Terminato il convegno, ecco il primo giorno di vacanza. Al mattino ho preso un cable car che attraverso la nebbia mi ha portato su e giù per le colline della città, fino alla baia a Nord, a Fisherman’s Wharf. Qui le cose da vedere non sarebbero mai terminate... Alcatraz, i leoni marini, navi civili e militari (notevole la visita ad un sottomarino della II guerra mondiale, più claustrofobico di quanto immaginato dai numerosi film a tema), il museo della macchine da gioco dall’800 ad oggi (organetti, paesaggi animati, fino ai moderni videogiochi, ma terrificante che una volta pagassero per vedere riprodotte le esecuzioni capitali), il pier 39 (praticamente un paesetto del Far West - più ad ovest di così - fatto di negozi, musei e giostre costruito su un molo in mezzo alla baia), Ghirardelli Square con la celeberrima fabbrica di cioccolato, etc. etc. Dopo km a piedi avanti ed indietro per i moli, ho preso un autobus fino ai piedi del Golde Gate, il famoso ponte-porta tra oceano e baia. Un vero prodigio d’ingegneria! La bellezza dell’incontro tra natura selvaggia (alle spalle avevo il parco Presidio) ed ingegno umano è stata deturpata dal rumore del traffico (eppure si paga il passaggio sul ponte!) e dalle continue richieste di scattare foto... Continuando a camminare mi sono trovata esattamente sotto il ponte ove viene conservato un forte militare (Fort Point) costruito dagli Spagnoli ed usato dagli Americani fino all’ultima guerra. Nelle stanze era ricostruita la vita militare dell’epoca dell’oro e sono rimasta stupita nel vedere che già allora ad ogni militare era assegnato un lettone da una piazza e mezzo... Qui ho comprato un flauto di metallo con cui suonare allegre marcette militari e non solo. Il negoziante e custode del forte (riservista) aveva antenati da Pordenone, ma non parlava italiano. Al contrario di un artista di strada che parlava fluentemente 15 lingue, tra cui l’Italiano, anche se di primo acchito mi aveva scambiato per una tedesca... Dopo una coda di 1h per riprendere il  cable car, attesa alleggerita da un cantante country ed un “mago” che si è liberato dalla camicia di forza, mi sono ributtata nel traffico commerciale delle feste natalizie. Qui si decorano come alberi anche le persone! Con spille al pungitopo, abiti e berretti rossi o verdi con profili bianchi, orecchini con slitte via dicendo. Per fortuna nessuno nota come ti vesti, alla moda o meno, forse per questo qualcuno esagera nell’estrosità. Dopottutto cos’altro c’era da aspettarsi da un popolo che costruisce grattacieli praticamente sopra la San Andreas e che traccia strade rettilinee non curandosi della pendenza?!?!

V giorno: dall’Europa finta alla vera Cina
Stamattina ho disertato il convegno (le sessioni che m’interessavano erano concentrate nel pomeriggio) e sono andata a visitare il Centro Civico, ossia il complesso di edifici istituzionali della città, dal Municipio all’Opera, dalla biblioteca civica al tribunale. A parte il Municipio (la solita copia del Campidoglio di Washington che a sua volta è una copia di San Pietro in Vaticano), gli altri edifici sono un misto tra il neoclassicismo ed il post-moderno europeo. Prima di arrivare al centro civico mi sono arrampicata a Nob Hill per vedere qualche casa in stile vittoriano (sembrava Inghilterra) e la Grace Cathedral (chiesa episcopale) che è una copia in miniatura di Notre Dame a Parigi. Nulla di eccezionale, chiesa da ricordare solo per i 3 organi e per le prove del concerto di campane dei bambini. Ma non hanno uno stile proprio da queste parti, a parte i grattacieli? Devono sempre copiare l’Europa quando vogliono fare qualcosa d’importante? L’unica cosa caratteristica qui sono le strade: dritte come un fuso per chilometri. Se ne sono letteralmente fregati delle colline, così ci sono pendenza spaventose lungo la medesima via. Dalla pianta sembra un accampamento romano (per niente un quartiere si chiama Castro, ma gli antichi Romani qui non sono mai arrivati)... di persona sembra un Luna Park, complici anche i Cable Car!
Per la cena ci si è riuniti in una trentina da tutto il mondo per festeggiare il pensionamento del prof. Shimamoto. Avevo sentito molto parlare di lui dai miei capi e dai colleghi ed avevo letto molti suoi articoli, ma non l’avevo mai conosciuto personalmente finché non è passato dal mio poster. E’ un genio, ma anche un paziente didatta, uno scienziato sempre curioso ed entusiasta ed un simpaticissimo giapponese caratterizzato da umiltà, pazienza e sorriso disarmanti. Non sarebbe mai stanco di lavorare, anzi soffrirebbe a stare a casa con la moglie, per cui ha già trovato un progetto per due anni a Pechino. Questo è un vero modello da seguire!!!
La cena si è svolta nel cuore di China Town, la comunità cinese più grande al mondo fuori dall’Asia. Piatti gustosi ed abbondanti, servizio impeccabile, ma forse un po’ cara per le mie abitudini ($50)... comunque la compagnia valeva la spesa! La serata si è chiusa con una birra in un’autentica bettola stile irlandese, offerta da un simpatico e giovane prof. inglese, ove finalmente si è parlato anche di qualcosa diverso dalla geologia e dal lavoro. Ci tegno a sottolineare l’anche, perché in realtà questa birra è stata l’unica occasione di parlare dei miei progetti per l’immediato futuro con il ricercatore di cui prima. Al contrario, con il mio prof. non c’è stato modo di parlare molto, visto che oggi zitto zitto ha abbandonato il convegno per tornare a rilevare... ma prossimamente sarà raggiungibile in ufficio... spero.
VI giorno: Fine del convegno
Oggi ultimo giorno del convegno, è tempo di bilanci. A dire il vero non ne sono rimasta poi così entusiasta. L’organizzazione, ribadisco, perfetta, ma la parte scientifica, il fine ultimo dell’incontro, mi ha deluso un po’. Troppi partecipanti e troppe sessioni comportano non avere tempo di fare nuove conoscenze e tessere nuove collaborazioni, ma implicano anche non avere buone discussioni scientifiche con chi della materia ne sa più di me, perché 10’ per le presentazioni e spesso nemmeno il tempo per le domande e 100 poster da girare in 2 h... non sono certo d’aiuto! Al contrario, in un convegno più piccolo, tipo il DRT, il tema è più focalizzato, ai coffee break ci si trova sempre i soliti e si parla, spesso continuando le discussioni iniziate al termine di una sessione orale, infine i poster restano appesi per 3 gg. e c’è più tempo per studiarseli, meditarseli e discuterne con gli autori.
Mi sembra che ai grossi convegni come l’AGU a San Francisco si vada per “farsi pubblicità”, propagandando il propri lavoro, e basta! Di conseguenza le sessioni sono determinate più dalla moda del momento che dal valore scientifico: ora l’argomento in voga è la paleoclimatologia ed il resto è out. Nel mio settore ho sentito la mancanza di sessioni sulla transizione duttile-fragile o sulla localizzazione della deformazione (ormai passate di moda) ma dei petrologi mi hanno manifestato addirittura la loro difficoltà nel trovare una sessione in cui inserire il loro contributo! Il terreno è decisamente superato, ma inizia a scemare anche l’interesse per i modelli numerici, ora tutti si danno agli esperimenti. E’ brutto dirlo visto che anch’io forse sto per fare il grande passo... Come per i modelli, alcuni esperimenti non hanno alcuna relazione con la realtà geologica e non servono a nessuno! Nel mio caso, com’è accaduto con il ricercatore geofisico con cui ho collaborato per un modello numerico, io “geologa” ho fatto da tramite tra le osservazioni microstrutturali ed i parametri richiesti dal modello. Non ho intenzione di dimenticare la natura, che dev’essere il costante punto di riferimento in questo tipo di ricerca!
Mi è sembrato di assistere ad una commercializzazione della scienza, complici anche gli stand delle case editrici o di strumenti tecnici o di università che hanno bisogno di studenti per rimanere in attività. Questa atmosfera comporta anche un estremo individualismo tipicamente americano. Ognuno si arrangia e pensa solo per sè od al proprio successo, tanto che non è raro che qualcuno addirittura si tenga per sé informazioni logistiche che potrebbero tornare utili ai colleghi più sprovveduti o alla prima esperienza. Di conseguenza, mai come questa volta ho sentito la solitudine, pur in mezzo a migliaia di persone con cui avevo argomenti di conversazione. Pure gli Italiani, che generalmente fanno comunità ovunque vadano, qui sembravano evitarsi! Effetto USA???

IV giorno: pioggia orizzontale
Il clima mite di San Francisco è proprio odioso: non sembra nemmeno Natale con questo caldo! Stamattina poi c’era una pioggerellina fine che sembrava più nebbia che pioggia, ma per fortuna l’aria non era così pesante come a Padova in giornate simili. Al termine dell’impegnativa sessione mattutina (dalle 8) e della sessione poster abbreviata, sono tornata in albergo per... dormire. Già, non ho ancora preso il fuso orario anzi ne risento di più ora che non il primo giorno (in cui poteva darmi l’impressione del veglione di fine anno). Il pomeriggio letteralmente casco dal sonno. Poi mi sveglio durante la notte fonda e mi metto a scrivere.
Sono ripassata dalla libreria di 4 piani per cercare un libro in inglese di ricette italiane da spedire all’amica giapponese. Tanta fatica per niente, tutte le ricette “italiane” anche se scritte da cuochi italo-americani o presunti italiani prevedevano almeno 4 spicchi d’aglio. Perché fuori dall’Italia associano la nostra cucina all’aglio? A me piace, ma molti italiani non lo possono soffrire e poi altera troppo i sapori, non va messo dovunque!
La cena davvero originale con una collega ed un suo amico trentino in un caotico ed autentico locale indiano-pakistano. Il posto era piuttosto spartano ma c’era la coda per entrare: sinonimo di buone porzioni e piatti gustosi. attese confermate, i piatti abbondanti erano molto piccanti, a base prevalentemente di carne o legumi e verdure, per fortuna il the al latte (o qualunque cosa fosse) “spegneva” il fuoco del peperoncino. 
Al ritorno ho finalmente risolto il mistero dei gatti in vetrina. La prima sera ero rimasta scandalizzata a vedere folle di persone attratte da una vetrina di Macy’s con dei gatti all’interno, mi sembrava l’ennesima strumentalizzazione commerciale americana. Stasera ho letto il cartello: i gatti sono in adozione, vengono da un centro per animali abbandonati e chi si prende l’impegno li potrà portare a casa dopo le feste. Spero almeno che qualcuno controlli tra qualche mese che i genitori adottivi non se ne disfino all’arrivo dell’estate...
III giorno: il colloquio
Il giorno prefissato per il colloquio con un prof. (di solo 1 anno più vecchio di me, sono precoci da queste parti!) per una posizione di post-doc negli USA è iniziato malissimo, con un feroce attacco di depressione. Sono andata in una chiesa e poi sono scappata a vedere l’oceano (o meglio la baia di San Francisco, perché ero dal lato est). La lunga camminata ed il vento marino mi hanno rigenerata. Tornata al convegno (al mattino non c’erano sessioni di mio interesse) ho girato tra i poster e tra gli stand espositivi (raccogliendo gadget dalla Nasa per gli amici) preparandomi mentalmente al colloquio. Dopo una breve introduzione da parte del ricercatore che è stato co-supervisore del mio dottorato (e che non vedevo da mesi... nonostante ora lavori a Roma, a 500 km da qui), il colloquio si è svolto a pranzo (pagato dal prof. esaminatore perché era un suo “business” farmi l’interview) ed è terminato davanti al mio poster. Il suo progetto è molto bello ed è interessato anche a realizzare il mio (un’ideuzza semplice semplice, non certo un vero “progetto” a confronto). L’idea di finalmente mettere le mani in pasta in un laboratorio mi entusiasma e mi affascina e lui ha interessa ad avere qualcuno che faccia parte del lavoro manuale ma che anche si occupi delle microstrutture. Al 90% ho superato il colloquio, comunque mi farà sapere entro gennaio. Intanto resto in contatto con altre possibilità in Europa (rigorosamente fuori dall’Italia, in cui non c’è posto e che mi sta stretta ormai), altrettanto affascinanti come esperienze, ma più vicine a casa ed alla mia mentalità... anche se con minori speranze di successo. Gli USA sono un paese entusiasmante e “frizzante” (come l’ha definito il ricercatore) dal punto di vista lavorativo e scientifico, ma per me sono senza storia e per questo carenti culturalmente... e gli Americani sono troppo pieni di sè...
Al pomeriggio, prima della sessione orale che m’interessava, sono stata in prossimità del mio poster nell’unico giorno in cui era esposto. Ho ricevuto commenti positivi anche da due massimi calibri del settore ma nessuna critica costruttiva: convegno troppo grande, troppi poster, troppo poco tempo. Alla sera ho cenato in un posto dall’atmosfera anni ‘50, sembrava di essere piombati nel mezzo del telefilm Happy Days... mi aspettavo di vedere Fonzie comparire da un momento all’altro! La serata si è conclusa in una fantastica libreria a 4 piani con connessione wireless gratuita e bar incluso, in cui vendevano anche i mitici bastoncini di zucchero bianchi e rossi dei vecchi film in bianco e nero. Non li ho comprati solo per non ricevere poi i ringraziamenti della mia dentista.
II giorno: l’invasione dei geologi
I consueti disturbi intestinali da cambio d’aria e stress da volo hanno caratterizzato l’inizio del primo giorno di convegno. Sembrava di assistere ad un’invasione con 16000 persone dotate di cartellino di riconoscimento che si spostavano da un’ala all’altra del Moscone Convenction Center o che popolavano i giardini di Yerba Buena all’ora di pranzo. Era rappresentata mezza Europa, ma ovviamente gli Statunitensi erano i più numerosi, oltre a molti Giapponesi che faticano di più a venire in Europa. L’organizzazione del convegno è stupefacente: tutti possono leggere, studiare, seguire, presentare, attaccare il proprio poster, connettersi ad internet, discutere con colleghi di tutto il mondo, ristorarsi, etc. tutto mantenendo l’ordine e la disciplina autoregolamentata. Fantastico! Tra le varie sessioni ho visto qualche elemento del gruppo di Padova, scoprendo che c’erano anche altre persone rispetto a quante mi aspettavo. A parte un rapido saluto, nessuno ha tempo per la parte sociale e nemmeno per tessere nuove collaborazioni: ogni appuntamento va prenotato con largo anticipo o ... bisogna farsi odiare assediando chi ci interessa.
Breve parentesi. Generalmente in simili situazioni di permanenza all’estero, mi godo l’assenza di telegiornali deliranti ed inrisolvibili questioni politiche tipicamente italiane, però questa volta la mamma mi ha informata via sms dell’attacco al nostro premier. Anche gli altri italiani erano stati informati da amici o parenti in Italia. Non commento il fatto, ma è interessante notare che se succedesse un colpo di stato... noi lo sapremmo in ritardo nonostante l’evoluzione dei mezzi di comunicazione (chi ha tempo di guardarsi un tg nazionale tramite internet? soprattutto chi ne avrebbe voglia, impegnato in più interessanti attività?).
I Giorno: il giorno più lungo
Già, perché a causa del cambiamento di fuso questo giorno è durato 33 ore invece delle solite 24! Al mattino levataccia per prendere il bus da PD delle 6.25 per l’aeroporto di VE (a causa anche di un improvvido sciopero dei treni!), poi un quarto d’ora per capire come funziona il check in rapido della Lufthansa (una volta rodato, veramente efficiente), attesa del collega che aveva perso il bus, soliti problemi ai controlli per le scarpe rinforzate, colazione ed un’oretta di volo fino a Francoforte, deliziata da uno spuntino natalizio a base di Lebkuchen. Di Francoforte sicuramente da ricordare il salasso per il pranzo (in cui l’acqua costava più del panino!) e le operazioni d’imbarco della United Airlines, con attempate hostess che urlavano dirigendo il traffico umano da uno sportello all’altro fino al posto designato nella pancia di un enorme Boeing 747. Nella classe economica c’erano file da 10 posti e talmente fitte da non saper che fare delle proprie ginocchia. Volo lungo, 11h e 30, ed estenuante per non essere riuscita a dormire se non l’ultima mezz’ora, nonostante intervallato da 4 film (tra cui ho seguito solo UP che merita davvero) e da numerosi pasti e spuntini (sono andata avanti due giorni con gli avanzi). Da notare che i bagni erano sì molto stretti ma forniti di tutto il necessario e molto più puliti dei “cessi” degli Eurostar nostrani fino al termine del viaggio. All’arrivo nella calda San Francisco (15-20°C contro le temperature polari che lasciavamo in Europa) le procedure per l’ingresso negli USA ed il recupero della valigia, sono state più rapide del previsto. L’arrivo in città con un serivzio metropolitano ed il check in in albergo sono stati altrettanto rapidi. L’albergo è un delizioso edificio “old english” con camere spaziose, dotate di guardaroba e bagno (un po’ piccolo, ma con vasca enorme), radiosveglia, tv a schermo piatto, ventola a soffitto, regolazione indipendente del termo, bollitore e caffè, oltre a tavolo, sedia, poltrona ed un letto praticamente matrimoniale! Sazia dal cibo aereo, sono andata con un collega a bere una birra, ancora frastornata per il viaggio ed incredula di trovarmi negli Stati Uniti. Gli indizi che mi hanno confermato il sogno erano numerosi, dal grande albero di Natale illuminato nell’affollata Union Square ai mega centri commerciali aperti fino a tardi (uno su tutti, Macy’s); dagli scampanellatori dell’esercito della salvezza agli angoli delle strade alle limousine davanti agli hotel, dai grattacieli al vapore che esce dai “tombini” della metro, dai tipici contenitori per il caffè della Starbucks (che tutti sorseggiano per strada) ai vari stereotipi del cinema americano. Le strade sono percorse da un traffico umano continuo che schiva a fatica le centinaia di barboni; in molti propongono qualcosa di originale (cantano, suonano, ballano, lavorano a maglia o vestono il cane, etc.) altri espongono cartelli espliciti tipo “ca***, voglio bere”. Tutta quella gente si rispetta e s’ignora vicendevolmente: un altro aspetto del sogno americano. Unico “incubo” il cambio di fuso, che sonno! E fuori orario! Mentre al mattino sono sveglia alle 2!

Tuesday, December 1, 2009

Messa-Concerto

Come ogni anno, l’ultimo sabato di novembre, che cade spesso in corrispondenza della vigilia della prima domenica d’avvento, Stefano Torchio ha scritto ed eseguito delle musiche per la messa di commemorazione del marito di una sua professoressa del Liceo. Negli ultimo quattro anni ha deciso di scrivere per duo, il primo anno per organo e violoncello (in quell’occasione gli feci da registrante-girapagine), poi per organo e violino riservandosi la parte del violino. Per un anno all’organo Alessandro Perin, cui ho fatto da registrante, e poi negli ultimi due anni con me, in seguito alla temporanea assenza di Alessandro per un periodo di studio in Germania. 


La messa concerto si svolge sempre nella chiesa di San Daniele a Padova. Tale chiesa, non molto grande ma decisamente carina per la caratteristica decorazione e per gli affreschi di gusto ottocentesco nostalgico del medioevo, contiene la tomba di Angelo Beolco detto Ruzante, celebre commediografo del ‘500. L’organo in questione meriterebbe un trattato... per quanti organari ci hanno messo mano negli anni passati. Il risultato è un due manuali e pedaliera posto in una bella cassa in cantoria, con la possibilità di suonare lo strumento sia per trazione meccanica dalla consolle a finestra in cantoria, sia per trazione elettro-meccanica (poco raccomandabile per il frastuono delle vecchie elettrocalamite) da una consolle posta ai piedi dell’ambone. Ovviamente Stefano opta sempre per la cantoria, cui si accede da una scala a pantografo che desta sempre la curiosità dei visitatori ed i commenti tipo - vita dura l’organista, vero? -

Le musiche di quest’anno erano quanto mai prima all’avanguardia. Forse inusuali per l’orecchio delle anziane signore della parrocchia ma egualmente piacevoli ed intonate al momento. Stefano ha sempre scritto molto bene, la sua evoluzione di questi ultimi anni, a mio parere, lo ha portato ad uno stile più asciutto ed efficace. Pur nella situazione non ottimale, per lo strumento che avrebbe bisogno di un restauro importante, per il rumore del motore, per la difficoltà di “sentire” l’effetto d’insieme dalla cantoria, per il poco tempo per le prove e per studiare i brani, per me è stato un piacere suonare! Dopo un po’ che si suona assieme si crea un rapporto simbiotico per cui quasi non c’è più bisogno di dire le cose o di un direttore a bilanciare tempi e sonorità (nel caso era Stefano a guidare l’interpretazione).

Ad assistere a questa messa-concerto sono venuti anche alcuni amici, musicisti e non, in particolare Francesca, collega di dottorato, ed il marito, da un anno fedeli sostenitori della musica di Stefano. C’erano anche Enrica, un’amica violoncellista con cui solitamente suono per la chiesa luterana (il vero duo vincente in quanto ad affiatamento musicale, in repertorio Vivaldi, Marcello, Bach - mie trascrizioni - e Rheinberger), Federico, pianista e caporedattore del giornale del Pollini (oltre che abile fotografo) con la morosa (anche lei musicista, violinista) ed Alessio, tenore del Mortalisatis (che per inciso ho temporaneamente lesciato) con la sorella ed un amico. Un bel gruppetto di appassionati di musica dotati di grande pazienza per ascoltare le mie filippiche contro la filologia e monotematiche su J.S. Bach!

La serata si è conclusa con una pizza che verrà ricordata per l’allegria più che per il cibo (comunque dignitoso) e per il coretto stonatissimo che ha “intonato” (verba errato, in questo caso) tanti auguri a te per una festa di compleanno in contemporanea. Dopo della bella musica sentire quello strazio... veniva voglia di dar loro una lezione. Ho proposto di arrnagiare almeno un corale a 5 voci... ma nessuno mi ha ascoltata, giustamente!!!

Wednesday, November 18, 2009

post di metà autunno

Il silenzio questa volta si è prolungato parecchio, più di un mese. Non avevo nulla da raccontare? Forse nulla di significativo che meritasse un posto in questo blog, normale amministrazione, oppure altri eventi che non mi andava di raccontare qui. Allora, perché scrivo ora? Effettivamente non ho nulla di particolare da raccontare - aspettate una quindicina di giorni per la relazione di un concerto e poi dicembre per il resoconto del primo viaggio oltre oceano - ma sentivo il bisogno di non lasciare troppo vuoto tra un post e l’altro. Per similitudine con il post di metà estate, questo sarà il post di metà autunno, dominato da un fastidioso raffreddore!
 La stagione è partita piuttosto freddina e bruscamente, di qui il raffreddore... ma soprattutto causato dall’affollamento sui treni dei pendolari! In montagna è già caduta la prima neve e qui a Padova abbiamo sperimentato settimane di pioggia, grazie al Cielo non continua, altrimenti saremmo andati tutti sott’acqua! Divertente è stata la notizia, poi smentita in via non ufficiale, comparsa sul Gazzettino che dava il nostro Vescovo bello che declassato e trasferito a Treviso. L’euforia è esplosa negli ambienti musicali, sperando in un cambiamento ed in un maggiore rigore, ma probabilmente si è trattato di voci di corridoio mal interpretate o di provocatoria fantasia di qualche giornalista.
 Una polemica che ha impegnato per giorni i quotidiani ed i telegiornali è stata la questione Crocefisso sì o no nelle scuole e negli edifici pubblici. Come non esprimere anche la mia opinione a riguardo. Premetto che, secondo me, i Crocefissi, come tutti i simboli religiosi, dovrebbero stare nei luoghi di culto e non negli edifici pubblici, sul petto dei religiosi, specialmente se in abiti “civili” e non nelle scollature plasticose della soubrette di turno e che il vero Crocefisso con il suo significato sia da portare nel cuore, comportandosi da veri cristiani, piuttosto che esibirlo come un baluardo delle tradizioni. Ora la questione è tornata alla ribalta perché la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo si è pronunciata a riguardo, interrogata da dei genitori atei che sentivano lesi i diritti dei loro figli ad essere educati serenamente alla “fede” dei propri genitori a causa di un pezzo di legno appeso in classe e che per qualcuno rappresentava qualcosa di più. Mi domando, occorreva ricorrere alla Corte Europea? Diritti lesi? Allora un cittadino straniero dovrebbe chiedere di togliere la cartina d’Italia perché lede i suoi diritti di studiare la geografia del proprio paese? In molti paesi europei, Italia compresa, i diritti dell’uomo vengono calpestati in modi anche più subdoli, negli ospedali, nelle carceri, nei tribunali, ma anche sul posto di lavoro... e la corte europea ha impiegato 6 anni per decidere di un Crocefisso???
 Altro argomento scottante è l’influenza suina, tra allarmismi e rassicurazioni, vaccinazioni raccomandate e rifiutate. La vita è talmente delicata che basta un niente per interrompere il suo corso o per rovinarla per l’intera durata... e ci angosciamo per un’influenza. Se è scoccata la nostra ora non ci saranno mascherine e vaccini che tengano, intanto però hanno trovato come fare notizia di raffreddori, tosse, febbre e mal di gola. Le altre notizie sono passate in secondo piano, non “fanno più notizia”... alla prossima occasione, che sia un terremoto, un’alluvione, uno stupro od un pestaggio... ma questa sarebbe un’altra polemica...