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Monday, June 19, 2023

Rumore o silenzio? Austria vs. Belgio vs. Italia

Avevo iniziato questo post già qualche mese fa, ma non avevo ancora avuto tempo di pubblicarlo. Un soggiorno a Pisa per lavoro in una rumorosa stanza d’albergo, causa finestra "storica" che non isola dal frastuono del traffico del lungarno, e visita ad un supermercato locale, che mi ha fatto rimpiangere il silenzio dei supermercati austriaci, mi ha convinta a pubblicare il post.


Disclaimer: mentre per quanto riguarda l’Austria e l’Italia mi riferisco all’intero paese, per il Belgio parlo prevalentemente di Bruxelles. 

Foto da Twitter
In Austria, il silenzio è venerato. I vantaggi sono per esempio il riposo sacro alla domenica e la notte tra le 22 e le 6, per cui nessuno si mette a tagliare l’erba fuori orario, oppure l’astinenza dalle telefonate, soprattutto quelle personali, e l’assenza di conversazioni rumorose durante i viaggi in treno o nei mezzi pubblici, la presenza di vagoni “silenziosi” in cui i bambini non sono ammessi (ma esistono vagoni dedicati alle famiglie con aree gioco per i più piccoli), etc. L’unico svantaggio è l’assenza di comunicazione, casuale o meno. Che sia nell’attesa dal medico o durante un lungo viaggio in treno, non si va oltre l’equivalente di “buongiorno” e “arrivederci”. Ognuno si fa gli affare propri. Se si chiede un’informazione, però, la risposta arriva subito. Le tavolate rumorose al ristorante sono solamente quelle italiane (o di turisti ubriachi), ma pure nelle feste patronali gli Austriaci non esagerano nel volume della conversazione a tavola. Ciò era già evidente vivendo a Vienna, nonostante sia la capitale e sia decisamente internazionale (quasi il 40% degli abitanti non ha passaporto austriaco), ma risulta ancora più ovvio facendo la pendolare. In silenzio si aspetta al treno sul binario, in silenzio si viaggia, al massimo si chiede se un posto sia ancora libero o si sente il controllore chiedere il biglietto. A qualsiasi orario si viaggi, anche col treno tanto pieno da avere più persone in piedi che sedute.

A Bxl vigeva il terrore del silenzio. Ne ho già parlato. Musica nelle stazioni sotterranee della metro e del tram. Musica nelle chiese. Traffico. Aerei a tutte le ore e sopra la città. Pareti leggere di legno che lasciano far sentire persino gli starnuti. Telefonate come in Italia. Etc. Non necessariamente si tratta di conversazione tra conoscenti o con sconosciuti, ma l’importante è non lasciare spazio al silenzio.

In Italia, non importa dove, le ambulanze viaggiano sempre a sirene spiegate. Il traffico è rumoroso per definizione e quando non basta il rombo dei motori si aggiunge il suono del clacson. La gente attacca bottone con le scuse più assurde, anche quando uno magari vorrebbe solo farsi i fatti propri. Tutti parlano a volume alto, in ufficio, per strada, al telefono, a casa. Bambini che strepitano sui marciapiedi o al supermercato. Per trovare la pace bisogna rifugiarsi nelle chiese (deserte, buie) o lontano dalle zone abitate (campagna, boschi, montagne, spiagge fuori stagione, etc.).

Il silenzio non è assenza di rumore (o di suono), ma musica individuale. Mi spiego. La nostra testa non tace mai, nemmeno nel sonno, ma riusciamo ad ascoltarla solo se non riceviamo stimoli sonori dall’esterno. Si possono usare le cuffie oppure lasciare l’assordante flusso di pensieri e di musica dominare i momenti in cui non produciamo o riceviamo suoni. In Italia, il rumore crea un sottofondo continuo cui ci si abitua, mentre a Bxl ascoltarsi era quasi impossibile (se non con cuffie cancella rumore). Paura di restare soli con se stessi e di esserne delusi?

Sunday, February 14, 2021

Valentine's Day: Vienna and I

For Valentine's Day 2021, I decided to summarize my love story... with Vienna. It might not be so appealing like a relationship between real people, but it is for me equally entertaining.

- Before 1990. I knew Vienna only through the historical Sisi's movies from the 50s. Fascination mixed with resentment, considering the history of Padova during the XIX century and WWI. Anyway, I was still a child.

- Summer 1990. First meeting. The very first impression was of a beautiful, but also old, dusty, gray, and cold city.

- 90s. Another couple of visits and new discoveries, thanks to the Kommissar Rex TV series (dubbed in Italian, obviously).

Vienna in the mist (or pollution?) from Grinzing

- 2009. I could have moved to Vienna for a PhD position already in 2005, but at the end I got one in Italy. I had applied for a post-doc in 2008, but I wasn't done with my PhD. Finally, I applied again at the end of 2009, even though for a position quite different from my previous research topic. On 1st January 2010, I received the e-mail with the invitation to accept the position.

- March 2010. I moved to Vienna. The city was much nicer than the one I saw in the 90s. The monuments had been cleaned. However, after some years, everything looked "fake" to me, just for tourists. Underneath the nice facade, there were moldy walls. An atmosphere of hypocrisy. Also in the office, I wasn't particularly satisfied. I made some good friends, but, after 3 yrs, I wanted to move out.

- April 2013. Moved to Brussels for another research position. I didn't like the city from the beginning, the mentality was too "Mediterranean" for the northern climate. Ugly and filthy. But people were honest and nice. My colleagues and the German-speaking church were simply fantastic. However, I realized that I truly loved Vienna and I wanted to go back.

- June 2016. After writing a research proposal for going back to Vienna, having it granted in December 2015, I could move back to Vienna. I was the happiest person in town. I could not only leave Brussels, but also move to the city I loved.

- Since 2016. Glad to be back in Vienna, since 2019 with a permanent position. My love for the city has reached an equilibrium, I see the faults, no place is perfect, I accept its weakness, as much as mine. It remains a nice city, old and grumpy. Will I be sick again of it, desiring to move out? Who knows. It cannot be excluded. For now, I enjoy being here, even during the current pandemic, which has (temporarily?) hampered all the activities I like, such as operas, concerts, dinners with friends and journeys. Despite that, I won't betray you, Vienna, I'm staying. 

Monday, March 2, 2020

10 anni, 10 years!

Sono passati esattamente 10 anni da quando ho preso il biglietto di sola andata per l'estero. Rispetto ai primi tempi, non mi mancano più le abitudini che avevo, la routine del paese di origine. Altro record, l'appartamento in cui vivo ora è quello in cui ho vissuto più a lungo (quasi 4 anni) dopo la casa dei miei in Italia.

In questi 10 anni ho cambiato due nazioni e quattro appartamenti. Ho viaggiato molto in Europa, in treno ed in aereo, scoprendo nazioni in cui non ero mai stata. Sono andata anche fuori dall'Europa, per lavoro, capendo quanto profondamente europeo sia ognuno di noi, per la storia che ci ha forgiato. Sono stata malata ed ho sofferto la solitudine del migrante, ma ho anche preso parte a diverse iniziative tra italiani. Ho fatto amicizie che durano oltre le distanze. Ho conosciuto persone con cui ho percorso solo un breve tratto di questa esperienza ed altre con cui mi confronto sin dal primo anno. Ho imparato altre lingue e di conseguenza un altro modo di pensare. Sono estremamente diversa dall'insicura ragazza che ha lasciato l'Italia per lavoro 10 anni fa. Né migliore né peggiore, probabilmente, semplicemente un'altra, come parecchi coetanei, nella società mobile di oggi.

Col tempo ho imparato ad amare Vienna, ma sono dovuto passare da Bruxelles per capire che volevo tornarci. Senza esagerare, Vienna ha parecchi difetti e comprendo che possa essere odiata da molti, al pari di come io ho detestato Bruxelles, però per me resta la città in cui ho scelto di stare. A fagiolo capita un articolo di "Der Standard",  che presenta un sondaggio: quando ti sei sentito "a casa" a Vienna? Per questa festa dei 10 anni, posso rispondere alla domanda. Ci sono stati parecchi momenti in cui mi sono sentita "a casa" in questa città. Dal primo istante per quanto riguarda la pulizia, l'ordine ed i mezzi pubblici. Col tempo, quando ho capito di lamentarmi in continuazione come i viennesi (e le mie critiche hanno pure un seguito, nel senso che le segnalazioni di disfunzioni o errori vengono prontamente prese sul serio). Quando ho scoperto con sorpresa di non essere l'unica che parla da sola (no, pensa a mezza voce) per strada o che canticchia arie sacre e brani d'opera lungo i marciapiedi per farsi compagnia. Quando incontro locali che hanno un titolo scientifico ed uno musicale (o almeno un interesse tale da saperne abbondantemente) e con cui posso saltare da un argomento all'altro senza farmi riguardi. Quando do informazioni sulle strade e sulle fermate della metro e del tram cose se avessi sempre vissuto qui. Quando ho fatto la conversione della patente. Quando ho iniziato ad usare parole dialettali viennesi perché mi ricordano quelle padovane, fino a tenere un seminario scientifico in tedesco parlando velocemente come in italiano e riuscendo persino a fare un paio di battute (cosa che invece non ero ancora mai riuscita a fare nella mia lingua).

Per ognuno è diverso. Ci sono connazionali che dopo più di 10 anni a Vienna sono rientrati in Italia. Non vi ci sono mai sentiti "a casa". La sottoscritta, invece, sa di essere straniera e che nemmeno in una vita sarà mai pienamente integrata, ma si sente anche nel proprio ambiente naturale. Come festeggerò questo anniversario? Andando al lavoro, in una città divisa tra fatalismo e paura. Niente di speciale.

Saturday, January 25, 2020

Alla ricerca della "mia" parrocchia

All’inizio è stato facile, andavo a catechismo nella parrocchia veneta cui appartenevo per residenza. Non è stata un’esperienza particolarmente felice, almeno negli ultimi anni, quando andavo già a scuola in città e cambiavamo più catechisti che spazzolini da denti. Gli ultimi due, in coppia, di poco più anziani di noi adolescenti, mi mandarono a casa con questa motivazione:-ne sai più di noi, cosa vieni a rompere- La mia conoscenza derivava da una bella Bibbia a fumetti di Famiglia Cristiana regalatami dai nonni. Così colsi l’occasione al volo per risparmiarmi quell’ora al sabato di rispostine già fatte, prive pure della profondità teologica del Catechismo di San Pio X. Tanto avevo già fatto la Cresima. Seguì qualche anno di pellegrinaggi di chiesa in chiesa, bazzicando spesso dall’Arcella per la Santa Messa, vicino a dove abitavano i nonni.

L'Arcella, col suo imponente campanile.
Per un caso fortuito (no, c’era sicuramente l’intervento divino), inizia a frequentare una scuola di musica nel paese vicino che era ospitata nei locali della parrocchia attigua. Qui, l’insegnante di solfeggio mi invitò ad entrare nel coro parrocchiale che dirigeva. Fu l’inizio di un lungo periodo in cui cantavo nel coro, maturavo la mai sopita passione per l’organo e frequentavo la parrocchia, almeno per la Santa Messa. Poi il direttore di coro ruppe col parroco, la scuola di musica si trasferì altrove ed io… entrai in conservatorio per studiare organo. Avevo bisogno di uno strumento ove esercitarmi. Dopo varie ricerche, approdai nella chiesa principale del mio paese, l’unica dotata di un organo a canne decente (non eccelso, ma suonabile). Il parroco dell’epoca mi definì “manna dal Cielo” per il servizio offerto, ossia accompagnare i canti a messa, prima al mattino presto e poi nella messa di “serie B”, come lui stesso definì la vespertina perché prevalentemente frequentata da gente fuori parrocchia, ma mi disse pure che per lui potevo pure essere musulmana, perché non ero “della sua parrocchia”. La differenza era di ca. 1 km in linea d’aria, il paese è diviso soltanto dalla ferrovia, altrimenti sarebbe un continuum di case. Niente da fare. Ne consegue che andai a suonare per 10 anni, senza mai “frequentare” la parrocchia. Non conoscevo nemmeno gli altri organisti, quando proponevo un incontro veniva l’orticaria al parroco. Vedevo più spesso l’organaro (termine locale per definire il costruttore e restauratore di organi a canne) dei colleghi. Grazie alla musica, ho avuto modo di conoscere parrocchie diverse del circondario, ma in tutte la risposta era sempre la stessa: non sei della nostra parrocchia, quindi presti un servizio e fine. Paradossalmente, negli stessi anni mi sono sentita più accolta dalla comunità luterana di lingua tedesca, presso la quale accompagnavo il culto nei mesi di picco turistico.

Arrivò il momento di lasciare l’Italia. A Vienna mi ritrovai a pagare le tasse per la Votivkiche ove non andavo a messa, sia perché all'inizio faticavo a comprendere il parroco maltese e sia perché d’inverno vi ci si gelava. Preferivo la comunque vicina Alserkirche, il cui parroco di origine parimenti straniera era più comprensibile e l’architettura barocca tirolese più familiare. Presi pure parte a qualche iniziativa culturale della parrocchia. Come organista suonavo in diverse chiese della città, ma nessuna mi dava l’impressione di posto accogliente. Entrai nel coro della Lutherische Stadtkirche per l’opportunità di prendere parte all’esecuzione di cantate di Bach, ma per un periodo mi sono sentita più legata a questa comunità di quanto non fossi alla mia parrocchia di residenza.

Alserkirche.
Poi mi trasferii per lavoro a Bruxelles. Il primo anno mi appoggiai ad una della comunità cattoliche italiane. La scusa fu sempre l’organo, anche se durante la messa suonavo un armonium datato per “accompagnare” il grattaform… ehm… il chitarrista (che in realtà se la cavava bene nel suo repertorio e cantava egregiamente, semplicemente non era il mio stile) ed il coretto delle signore. Col trasloco un po’ in periferia ed il cambio del missionario, sospesi la frequentazione. Provai ad inserirmi nella mia “parrocchia”, ma ero (e resto) allergica al francese e la comunità fiamminga era in via di estinzione (il più giovane a messa avrà avuto 70 anni e non era il celebrante). Per illuminazione divina scoprii la comunità cattolica di lingua tedesca. Non solo la chiesa (una cappella minimalista, moderna, ma accogliente) era relativamente vicina, non solo potevo andare ad esercitarmi su un organo meccanico, ma l’intera comunità si è rivelata assai accogliente, pure nei confronti di una straniera che balbettava la loro lingua. Sono entrata nel gruppo degli organisti, poi nel coro ecumenico e saltuariamente partecipavo ad altre iniziative della comunità. Per due anni ho fatto esperienze musicali e religiose istruttive e divertenti. Frequentavo la parrocchia anche quando non dovevo suonare e, dopo aver iniziato a capire bene il parroco tedesco, ho cominciato anche ad apprezzare le sue prediche. Una comunità moderna, colta e pure affettuosa (caratteristica che forse non mi sarei aspettata dai tedeschi).

Infine, quasi quattro anni fa sono tornata a Vienna. Da allora sono alla ricerca della "mia" parrocchia. Ora pago le tasse per l’Alserkirche (per residenza), ma ci vado raramente, complice il cambio di parroco, molteplici variazioni dell'orario delle messe e l’accoglienza della scismatica comunità italiana, per tacere dei frati dalle prediche fantasiose (dalle agiografie alle barzellette anti-Germania) od incomprensibili (sono anch’io straniera, ma leggere un testo senza capirlo è triste). Ho provato ad entrarci offrendomi come organista, senza successo. Vado più spesso nella Votivkirche, ove finalmente comprendo il parroco maltese ed apprezzo la sua umanità. Ciononostante non riesco ad inserirmi nella vita parrocchiale e non me ne sento parte. Come organista ho ricominciato i giri per le chiese della città ed ho trovato posti simpatici con parroci interessanti (come nella Canisiuskirche e nella St. Johann Kapistran) ed altre scostanti (come Alt-Simmering), tutte con degli strumenti divertenti da suonare, ma in nessuna mi sono sentita invogliata a far parte della comunità.

La ricerca continua. Non mi basta trovare un parroco dalle prediche interessanti ed illuminanti. Per questo basterebbe trovare delle riflessioni su internet. Vorrei trovare una comunità cui far parte, nel mio piccolo, in cui conoscere persone di diversa età ed origine con cui discutere di società, cucina, viaggi, ma anche di teologia (per quel che mi permette il mio tedesco limitato in campo filosofico). Troverò la "mia" prima o poi tra le decine di parrocchie della città...

Saturday, September 28, 2019

The best city in the world, is it true?

Several international rankings put Vienna at the first place for quality of living. This isn't new, Vienna has been elected the best city since years. Always at the top, together with Vancouver and a few other cities. Everyone, who visits Vienna, find the city magnificent, but living here is different. Is it really the best city in the world? I realized that it is true, after the comparison with Brussels, but it's my personal opinion. Now, the Kurier, a local newspaper, listed the ten reasons, why Vienna is truly the best worth living city. Here the points and my experience on them.
Karlskirche
1. Vienna is a city, not a village, but in a few minutes you are in the countryside. True. With the local transportation, you find yourself deep in the Wienerwald in a few minutes, or among vineyards, crops, lakes, etc. The city itself is quite green, with several parks and green areas along the Danube, enjoyable in any season and with any weather.

2. Open air events. True. Movies, concerts, plays, traditional events, dancing,... Many events are completely free, offered by the city.I like the classical music, and I'm here fully satisfied with the offer, but there are opportunities for rock-, jazz-, or pop-lovers, too.

3. Efficient public transportation network. True. Furthermore, since I'm in Vienna, I've never experienced a strike. Regular maintenance and a relatively good communication in case of a problem. Combined with a bike, you really don't need a car.

4. Tap water. The water is truly of high quality and with a delicious taste (of nothing). In many nations, this is a dream. Do not waste the tap water!

5. You can meet friends and talk all the night long without having to drink or eat something. True! Free banks and chairs are everywhere. The last week, I chatted for hours with a friend of mine, sitting on the steps in front of the KHM and enjoying one of last pretty warm sunset.

6. It's a safe city. True. At least for a city with almost 2 million of inhabitants, one third of them with another nationality than Austrian. There are crazy people and petty criminals, but a large city, full of tourists, could be much more dangerous, especially at night. Here, I take the subway in the middle of the night and... surprise, surprise, I safely go home.

7. It's a clean city. True. Not as clean as Tokyo, but pretty much for an European city.

8. Multicultural society. True, but... If it is true that the community is progressively more international, without losing the Austrian identity, it is also true that there is a general feeling of racism or at least of non-acceptance of any foreigner. Even if you Austrian, but coming from another Land, and you live all your life in Vienna, you'll never be considered "Wiener".

9. A metropolis with the lifestyle of a village. True. People are relaxed and efficient.

10. Ideal size for a city. Not too big, not too small. True. In 30-45 minutes, you can cross the whole city from one point to another. Of course, if you use the subway.

Not to mention the affordable cost of living, due to a "socialist" policy, providing housing for low income people at a reduced rate, discounts for the public transportation, cultural events completely free, training and education for any age in VHS for convenient prices,... I hope that it won't change in the future, because this contributes to make this city so nice to live in.
_._._._._
How would I judge Brussels, considering exactly these 10 points? Disclaimer: this is my personal opinion resulting from the past experience in that city.

The Atomium
1. Good. Brussels is also surrounded by a green girdle. The city parks are a bit sad, because crossed by congested roads and because the bad weather doesn't help.

2. Open air events were offered also in Brussels, but not as good and as many as in Vienna. Sometimes, the scheduled time forced people either to use their car or to take an (expensive) cab.

3. Public transportation. A disaster for a "small" city like Brussels. A few lines, bad schedule, buses locked in the regular traffic jams, broken cars of the subway, frequent strikes. If you own a car, it is even worse. No parking and hours spent in the traffic jam.

4. Tap water. Drinkable, safe, but full of limescale and with a terrible taste. I had to filter it also to cook a tea. Those filters were expensive and non environment-friendly.

5. Public meeting places. Plenty of them also in Brussels, but the weather could ruin many days. It was safer to meet in a restaurant or a Café, both more expensive than in Vienna.

6. It might be a relatively safe city, but the feeling was of fear, especially at night and in some locations.The night lighting was more than sufficient, but none was around, no police officers, in particular in hot points, such as the Gare du midi.

7. Brussels was filthy and smelling bad, at least in my experience. I saw drunk guys urinating and vomiting not only in the dark corners. Garbage bags left on the sidewalk, because taken out in the wrong day or not the allowed city bag, eventually broken by foxes and crows. The sidewalk was either covered by dog excrement or by badly parked cars, when not completely muddy. The feeling of distress was increased by the bad habit to put pop music in any subway station, making the city also loud.

8. Multicultural society. True. Much more accepted than in Vienna, but... the city has lost its soul, its identity, in the name of the respect. The true Belgians are rare in the city, the prefer to live in the countryside and commute every day. Living in Brussels or on the Moon... would be socially very similar. You can hear the Viennese dialect everywhere, but in Brussels just a few people could even speak Flemish!

9. Brussels is a city. Farmers bringing local products are to be... searched for in the internet. There are no seasonal products. On the weekend, large parts of the city are deserted. From Monday to Friday, the life is hectic.

10. As big as Vienna, but badly organized. Unfortunately.  

It's a pity, because Brussels could potentially be a good place for living. The location is perfect, in the hearth of Europe, well connected with the other capital cities, not too far from the sea side, full of universities and research facilities, multicultural and open society, multilingual. Really a pity. I hope that being aware of its weak points, the administration will work to achieve a top ranking.

Saturday, September 15, 2018

Bonn, or the German Brussels

(sotto un riassunto in italiano)
First time in Bonn, the former capital city of Germany. I knew Bonn as the birthplace of Ludwig van Beethoven, who eventually died in Vienna, and as the place where some former colleagues did their PhD. Now, thanks to a conference, I have the opportunity to visit the city

First day: the journey
It could have been worse, but this doesn’t mean it was good. I woke up too early, so I anticipated all my plans and before 7 am I was already at the airport. The direct flight to Bonn was to expensive, now I have to change in Munich. The first flight was fine, just 15 minutes delay. The second flight was a nightmare: the gate changed twice and I had to go to another terminal by train, they had to change the aircraft, modifying the seat numbers and having people in overbooking, when we were ready to leave they realized that a cargo door wasn’t working properly and they had to load down half of the luggage, finally we took off with 1 hr delay, and upon the arrival at least 50 passengers didn’t receive their luggage, included myself. In the meantime, I had developed a headache. The airport Köln-Bonn is relatively small but disorganized. Even asking to some security guys, it has been difficult to find the bus stop. Thanks God, I didn’t have to wait for the bus and the bus driver was very kind and helpful. The main railway station in Bonn is as chaotic and bad populated as the Gare du Midi in Brussels. On the top, it is a construction site and the indication signs are poor. Eventually I got the train to Tannenbusch, district compared to Molenbeek in the press, where was the cheapest-but-still-expensive hotel I had to book because the Airbnb I booked had to cancel the stay. Tannenbusch indeed recalls some poor districts of Brussels, with men hanging around, graffiti over shop doors, and cars parked on the sidewalk. However, you can recognize that it is Germany, because clean and effective, expecially during week days. The hotel is fine, but I felt so broken that rather than enjoining the icebreaker party at the conference, I went immediately to bed without lunch and dinner.

Second day: shopping and conference
As it seemed that the suitcase would have not been delivered for a long time and considering that I had nothing but my laptop and an umbrella in my hand-luggage, I decided to buy the minimum stuff for surviving a couple of days, which means toiletry and a change. Such common things are much more cheaper here than in Vienna, even though I bought the same products in the same shop chains! I eventually got my suitcase delivered in the hotel at 9 pm, when I had given up the hope to see it for the day.
The impression of Bonn is of a cute city, but a whole construction site, including the already mentioned main railway station, the Münster, and even the main building of the university, where the conference takes place. This building is a beautiful baroque castle from the outside, and a terrible 70’ assemblage of classrooms and offices in the interior. Funny fact, in the main hall, there is a pipe organ  and in a large lecture theater there is a piano. I was afraid to spend a lot of time my own, because I feared not to know many people at the conference, which is mostly thought for the German geological community. In fact, I realized I do know a lot of people, considering the length of my academic experience (Ms degree obtained almost 15 yrs ago!) and the several changes of topic. For being the first day of the conference, I talked a lot, continuously switching between German and English, depending on the person I had in front.

Third day: just conference
This was my day, starting at 8:30 with my talk and closing at 6 pm with my poster. I met other former colleagues, friends, and acquaintances. For lunch, I went to a bakery and I enjoyed walking in the city. I like that it is mostly reserved to pedestrians. Actually, this is typical of many Austrian and German cities. Back to the conference, my early performance wasn’t at best, but I got positive feedback as interested questions, much better than having the audience bored or clearly disagreeing with the proposed idea. The poster wasn’t better, it wasn’t even my idea, but just reworking the analyses done by a former PhD student, who left after one year. It is not my field, strictly speaking. For dinner, I decided for the Italian next to the hotel, which is actually Italian but like thousands of Italians in Germany. People that emigrated at least 30-40 yrs ago.

Belgium? No, Germany.
Forth day: the conference dinner
The conference program for today wasn’t particularly interesting for me, so I spent the first part of the morning visiting Bonn. The first stop was at the old cemetery, where the Schumanns are buried. Then I walked through the city to the Rhine. I missed the water in Brussels, the small channel cannot be compared to a large river, such as the Danube or the Rhine. For lunch, a German colleague joined for visiting the local mineralogical museum, curated by the university. The location is gorgeous, in the Poppelsdorfer Castle, the exhibit is limited by well organized. In the afternoon, I followed some talks about outreach, which were much more self focused than I expected, and discussed about the limitations of a project with another colleague.
The event of the day was the conference dinner, organized in the new cafeteria of the university. Of the 760 participants, just ca. 400 attended the dinner. A considerable amount, in comparison with other conference dinners I attended. The food was on the average but the opportunity to chat and to meet other people from different fields was great. I felt sorry for the musicians, who played Irish folk music but where covered by the loud attempts to talk of the participants. As soon as I was done with the food, I left.

Fifth day: the ceremony
Last day of the conference, at least for the talks. The first part was dominated by the keynote talk of an old acquaintance, who proposed a kind of revolutionary interpretation but without the support of sufficient data (I know the feeling), followed by an interesting plenary lecture about seismotectonics (yeah! trying to understand earthquakes!) and by the award ceremony. What began in English, ended soon in German, as the conference was "supported" by the local geological, mineralogical, paleontological, etc. societies. The worst happened when an old professor said that he has been happy to hear a couple of talks in German and that we should use German again as language of science. What??? I’m not a fan of English, but as we dropped Latin, we have to use a common language, if we want to share the results of our research and to bring an advance in science, through global cooperation. It makes no sense going back to the national languages! If that professor does not understand that, why did he become the recipient of a prize? Another sad consideration about the conference, I’ve never seen so a few women on the stage. The spokesman of the organizing committee admitted that most of the work has been done by his French female colleague… but the truth is that he will be the only one remembered.
In the afternoon, after the last "scientific" lunch, I went for shopping at the Haribo, the famous company producing the chummy little bears, which I didn’t know originated in Bonn, and I went back to the hotel to work.

the Rhine
 Sixth day: the field trip
Finally, I have the opportunity to visit the volcanic field of the Eifel! This is what I fought when I registered for this field trip. In the years spent in Belgium, just on the other side of the border, I always dreamed of such an excursion. In fact, the field trip was mostly archeological, paleontological, and paleobotanical, but nevertheless interesting. I saw very old fossils (Devonian), very recent maars (ca. 30 ka), and the genius of the Romans. We, Italians, sometimes forget that our grand-grand-grandparents brought the civilization in Europe… As usual, I was the only foreigner in a German group, both as Italian and as coming from Austria, but as I do speak German (or at least I understand most of it) the explanations were given only in German. There was a pretty heterogeneous group of participants, not all of us were scientist and even among the geologists many different disciplines were represented. As true German, we arrived in Bonn exactly at 6 pm, but due to the French and Roman historical influences my train was broken and after a detour I got back to the hotel with an unwanted delay.

Seventh day: the museums
I should have left today, but the flight was too expensive. Of course, a night longer in hotel costs as well, but at the beginning I planned to stay elsewhere, saving research money. What to do? I have already seen almost everything I wanted to see and in the weekend, the trains are less thick. I spent a lot of time just waiting. The only highlight of the day was Beethoven’s house, even though he was only born here and his parents moved out when he was three.

Eighth day: the history
Before leaving, after the last delicious breakfast in a local bakery, I went to the church close to the hotel (catholic, even though I guess that the district is mostly Muslim) to attend the holy mass. Surprisingly, the church was full and not only with old people or with foreigners, as I thought. The organ is obviously made by Klais, local organ maker, and the organist played nice improvisations, but the chosen chorals were relatively modern and the tempo was relatively slow for the viennese standard.
I had to find a way to spend some hours before going to the airport, so I decided to visit the museum of the history of the German Republic after 1946. Very interesting! Highly recommended. Another part is in Berlin, where I’m going to very soon (again, fourth time this year). For fun, I’ve done the mandatory test to get the German nationality and I passed it, with 14/15 correct answers about the German constitution and history. I wonder if I could be so successful in an Austrian or Italian equivalent. In the museum, I had also lunch, with a Wiener Schnitzel. Already nostalgic? Yes, so much that I was at the airport 4 hrs in advance! The journey back was simply perfect, the flight was on time, my luggage was one of the firsts to come, I run to the train, and in less than a hour I was at home. Vienna, I missed you!

Wherever I go... I find a pipe organ.
Conclusion
Bonn is indeed similar to Brussels, for the style of some buildings and the inefficiency of the information system, but it is also typical German, for the habits of the locals (also integrated immigrants) and the general order. Bonn seems to be stuck in the 60’-70’. The whole city is a construction site because the infrastructures are old. What was innovative 50 years ago is now obsolete and insufficient for the modern traffic. I imagine that Germany invested a lot on Bonn when it was the capital city, but after the reunification moved to the update the former GDR, leaving Bonn far behind. Bonn is also a bit more "Mediterranean" than other German cities, due to the inheritance left by the Romans, the influence brought by French and Belgians, and the "frivolity" induced by the presence of the Catholic Church. Cologne, a few km away from Bonn, is much more German!

Versione italiana:
Approfittando di un convegno, ho visitato Bonn per la prima volta. L'ex-capitale della Germania è un cantiere a cielo aperto e sorprendentemente disorganizzata per essere tedesca. Le infrastrutture sono ferme agli anni '60-'70 e la stazione centrale ricorda la Gare du Midi a Bxl. Ciononostante, ci sono caratteristiche che la rendono pienamente tedesca e gradevole da visitare. A parte il centro storico, interamente pedonalizzato, non dimenticherò la casa natale di Beethoven, la ditta organaria Klais ed i suoi strumenti ed il museo della storia della Germania dopo il 1945.
Il viaggio in sé non è stato dei migliori, costoso e almeno all'andata problematico, con ritardi, cambiamenti e perdita del bagaglio (consegnato la sera successiva). Il ritorno è andato meglio, anche se l'aeroporto di Colonia-Bonn è un caos. L'airbnb prenotato non è andato a buon fine, per cui ho dovuto ripiegare su un hotel relativamente costoso, periferico ed in un quartiere paragonato a Molenbeek (ecco che ritorna Bxl). Il soggiorno non è stato affatto disagevole ed il quartiere, benché popolato da parecchi immigrati, è tranquillo e funzionale come mi aspetterei in qualsiasi città tedesca.

Monday, July 2, 2018

Bxl due anni dopo. E vedere di nascosto l'effetto che fa.

A distanza esatta di due anni da quando ho lasciato Bxl per tornare a Vienna, vi ci ho fatto ritorno per un weekend tra lavoro ed amici e per vedere che effetto mi avrebbe fatto. Anticipo la conclusione: detesto ancora questa città, non sono riuscita a perdonarla completamente per i tre anni e tre mesi di rabbia e frustrazione. Non mi ci trovo, non fa per me.

Ciocco-Atomium calcistico
La partenza non è stata delle migliori, con l’autista del taxi collettivo (ma ero l’unica passeggera) che correva e superava da destra come nella tradizione brussellese, con la perquisizione a caso in aeroporto e soprattutto con il ridicolo imbarco e sbarco tramite finger+bus, sia a Vienna sia a Bxl, aeroporto base di Brussels Airlines con cui volavo. L’accoglienza in città non poteva essere diversa: summit europeo quindi linee di autobus deviate e stazioni chiuse e sciopero nazionale di due giorni delle ferrovie. L’albergo prescelto per costi accettabili era vecchio e squallido, come molti degli appartamenti che ho visitato quando cercavo casa in città, con le finestre che non tengono nulla, le porte di legno che non si chiudono, i pavimenti sconnessi con pezzi mancanti, le scale strette e ripide, le pareti di legno leggero che propagano qualsiasi rumore ed i bagni piccoli e con la totale mancanza di rifiniture. Insomma, normale amministrazione, come mi ero abituata a vivere ogni giorno negli anni trascorsi qui. L’unica anomalia un caldo estivo quasi italico, una vera rarità, che in compenso esalta i cattivi odori della spazzatura lasciata in strada, dei pisciatoi improvvisati, dei rigurgiti degli ubriachi, etc. Ovviamente i marciapiedi sconnessi, il traffico bloccato, i mezzi pieni e senza un orario, oltre la gente che ancora non ha imparato a lasciar uscire gli altri passeggeri dalla metro prima di salirvi e le continue sirene di polizia e mezzi di soccorso non sono mancati. L'ultima chicca al ritorno, con la fermata dell'autobus spostata (ma non c'era traccia di questa novità sul sito della compagnia), con cartelli latitanti e sentierino sterrato creato dal passaggio, e volo in ritardo di oltre un'ora, senza informazioni. L'impressione del gennaio 2013 è stata abbondantemente confermata.

la VUB, com'era (non è cambiata)
Tutto quanto narrato sopra non mi ha turbata più di tanto, perché ormai ci avevo fatto il callo e mi sarei stupita di trovare qualcosa di diverso. In ogni caso, ci sono stati degli aspetti positivi in questo viaggio: le persone. Ho concentrato parecchi re-incontri in questi giorni. Il pomeriggio di giovedì è passato alla VUB, ove lavoravo, dando un seminario e discutendo di lavoro tra ex-colleghi e nuovi dottorandi, finendo col bere una birra tra (ex)colleghi come una volta. La sera sono andata al concerto del coro in cui cantavo presso la chiesa di lingua tedesca, ritrovando la boccata d’aria fresca che mi ha permesso di resistere tre anni e tre mesi, tra sincere risate, buona musica, discorsi seri ed ambienti razionalmente accoglienti. Il venerdì sono partita con l’ULB, l’altra università con cui collaboravo, rivedendo le prof. locali, una tecnica, una post-doc australiana ed una dottoranda americana, sia per aggiornarci sugli anni passati sia per discutere delle collaborazioni in corso. Per pranzo ero in compagnia di un’amica friulana dottoranda in storia dell’arte, per il caffè di un anziano signore tedesco conosciuto durante la Bachreise e con cui si chiacchiera sempre volentieri di religione, filosofia, astronomia e scienza in genere, e per la cena di un’amica italo-rumena interprete e traduttrice. Il sabato ho fatto una sorpresa al mio ex-capo della VUB andandolo a trovare mentre faceva esami. Non se l'aspettava, ma mi sembrava il minimo visto che anni fa sacrificò una domenica mattina per aiutarmi col trasloco. Per pranzo mi ha raggiunto in città un amico sudtirolese conosciuto a Vienna e che l’anno scorso si è trasferito ad Anversa. Sarei andata a trovarlo volentieri, anche perché Anversa mi piace più di Bxl (non ci vuole molto), ma causa sciopero è dovuto venire lui. A Bxl si trova meglio, per l’atmosfera meno grigia ed inquadrata e più europeo-mediterranea rispetto ad Anversa. La domenica, prima di partire, sono tornata nella chiesa di lingua tedesca per la santa messa (festa di comunità, essendo la chiesa dedicata a San Paolo) ed un ultimo saluto.

Dopo due anni mi sono domandata (e mi è stato domandato) se sia felice a Vienna, ossia se abbia trovato quel che desideravo e se mi manchi qualcosa di Bxl che a Vienna non ho. A Vienna mi sento a casa, nel senso che vi ci vivo bene, almeno per il momento. Non la cambierei con nessun’altra città. Continuo ad amare Berlino, ma ho smesso di sognare di andare altrove perché non soddisfatta di dove sto, sono contenta di essere qui ed ho intenzione di godermi la città fin quando mi sarà permesso. Non mi manca nulla di Bxl, vi ci sono stata troppo male, nonostante qualche momento toccante e felice. Certo, le relazioni umane sono importanti, ma le amicizie restano anche a distanza. Capisco che a molti (Italiani) Bxl possa piacere e sono felice per loro che possono viverci, ma sono terribilmente soddisfatta e senza sensi di colpa di essere tornata a Vienna.

Saturday, April 29, 2017

EGU, 10 anni dopo, vecchie e nuove generazioni di geologi

Questa settimana non ho avuto un momento di respiro, nonostante... non abbia partecipato attivamente all'assemblea annuale della EGU (unione europea di geoscienze). L'ultima volta che vi presentai qualcosa, non contando un poster clandestino nel 2012, fu nel 2007, quando ci venni con i colleghi del dipartimento di geologia (allora si chiamava ancora così, ora dipartimento di geoscienze) dell'università di Padova. Durante il mio primo post-doc a Vienna ero costantemente fuori città in questo periodo, o a Berlino per lavoro o in Italia in vacanza. Quest'anno non mi sono mossa e quasi ogni giorno ho avuto un pranzo e/o una cena con ex-colleghi, che mi hanno ricordato quanto accaduto in questi dieci anni.

Sabato sera ho rivisto tre degli ex-dottorandi di Vienna, ossia una ragazza polacca che ora si è stabilizzata in Polonia con il marito, un americano, che era venuto anche a Bxl ed ora fisso in Sudafrica con la moglie russa, anche lei geologa e con un dottorato a Vienna, ed un austro-ungherese astronomo che è rimasto in città. Mancava solo un altro astronomo veneto, che dopo due anni in Canada è tornato a Vienna per un anno. Gli altri ex-dottorandi di quel gruppo, arrivato nel 2010 come me, se ne sono andati dopo circa un anno. Si trattava di due italiane ed un tedesco, che poco dopo aver lasciato la città hanno trovato lavoro nel privato nei rispettivi paesi o altrove.

Domenica ho cenato con ex-colleghi pisani, tra cui un amico che vive da anni a Vienna e lavora(va) nel privato, un geologo che vive e lavora in Scozia e che conobbi prima ancora di laurearmi ad un corso a Basilea ed una geologa che solo ora è riuscita a rientrare a Pisa dopo aver trascorso anni di ricerca in Alaska, Sudafrica e Brasile. Abbiamo ricordato i vecchi convegni ove ci siamo conosciuti, le bevute assieme, i nostri ex-capi, i corsi a Perugia, etc. ossia i tempi in cui io iniziavo a conoscere il mondo accademico mentre loro, già con qualche anno di esperienza, me ne mostravano gli aspetti positivi. Con gli anni ho scoperto da sola quelli negativi, ad averli conosciuti subito forse non avrei intrapreso questa strada, nonostante l'entusiasmo non sia mai venuto a mancare.

Lunedì sono rimasta in ufficio, organizzando gli incontri dei giorni successivi. Martedì ho pranzato con gli ex-dottorandi viennesi del mio gruppo, quelli del sabato, ma cui si sono aggiunte anche l'attuale dottoranda turca, che lavora al convegno, e la moglie russa del collega americano, che ha svolto il dottorato su campioni provenienti dallo stesso affioramento su cui feci il dottorato e con cui ho amabilmente discusso di possibili future collaborazioni. A sorpresa ho pure rivisto un collega belga, da anni a Brema per un post-doc.

Mercoledì ho pranzato con un ex-compagno di università, ora a Roma, che ha sposato un'altra compagna di corso. Siamo scappati dal caos della zona convegno per poter conversare tranquillamente al sole, di fronte all'alte Donau. Tra aggiornamenti reciproci, idee per possibili collaborazioni e l'immancabile confronto Italia-Estero le ore sono volate. Dopo cena ho rivisto un amico di lunga data, ex-collega di Padova, venuto al convegno quasi senza preavviso e solo per un giorno.

Giovedì ho cenato con gli ex-colleghi dal Belgio, che avevo già visto velocemente martedì. Due di loro, un dottorando belga fiammingo ed uno di origine olandese, sono venuti un po' prima all'università, così hanno potuto vedere dove lavoro ora. Per cena ci ha raggiunto anche un dottorando brussellese e ci siamo lasciati solo dopo un numero appropriato di allegre chiacchiere e di birre austriache. Nonostante questi ragazzi lavorino su argomenti molto distanti da ciò di cui mi occupo, abbiamo legato a Bxl grazie ai numerosi pranzi assieme in mensa ed un'escursione in Baviera. La vita sociale dell'università resta uno dei pochi ricordi piacevoli della permanenza a Bxl.

Venerdì ho iniziato con la colazione con l'ex-collega pisana di domenica, per un ultimo saluto prima di chissà quanto, visto che l'ultima volta che c'eravamo viste risale credo all'autunno 2010 a Padova. Dopo un seminario di un ottimo ricercatore inglese che lavora a Padova (rarissimo caso di emigrazione al contrario...), per pranzo mi ha raggiunta un'ex-dottoranda triestina che aveva lasciato Vienna anni fa per iniziare una brillante carriera accademica nella sua città. Mi ha confermato l'effetto straniante nel tornare in questo posto, che non muta mai ed è fuori dal resto del mondo e dalla realtà.

Finalmente l'EGU è terminato. Per incontrare alcuni degli amici sono andata alla sede del convegno, ove lavoravano colleghi ed ex-colleghi dell'università di Vienna, quindi saltavo dall'inglese al tedesco e all'italiano in continuazione. È stata una settimana intensa. Per caso non ho rivisto alcune persone del mio passato accademico che preferivo non rincontrare (credo sia un sentimento reciproco, visto che non mi hanno cercata, pur sapendo che sono in città), non solo italiani. Al contrario, mi ha fatto molto piacere rivedere così tante persone, conosciute negli anni ed in giro per l'Europa. Spero di essere stata per i più giovani di loro quello che i più anziani sono stati per me all'inizio del dottorato ed ai primi convegni. Ognuno vive questa esperienza in modo diverso, ma sono più le persone che incontriamo che ci fanno crescere di quello che ci viene insegnato sulla materia.

Wednesday, June 29, 2016

What did I learn in Brussels? - Cosa ho imparato a Bxl


English below

Come ho ripetuto più volte, sono estremamente felice di aver potuto lasciare Bxl, ma allo stesso tempo non posso non riconoscere di aver imparato molto in questi tre anni e tre mesi. Non mi riferisco di certo alle varie competenze, ma a dei sentimenti che prima non avevo mai provato. Ho appreso anche cose brutte, che avrei volentieri evitato. Ormai dalla mia nuova casa viennese, ecco dunque la lista, partendo dalle cose brutte:

Cosa avrei preferito non imparare:
- L’odio. Questo è un sentimento che non conoscevo prima di approdare qui. Non avevo mai odiato nessuno e tantomeno un posto. Invece Bxl sin dal primo giorno mi ha suscitato una repulsione tale da farmi sviluppare un vero e proprio sentimento di odio nei suoi confronti. Talmente forte da ricordare la passione per i suoi eccessi. Eppure l’ho odiata fino all’ultimo istante.
- La paura. Quella irrazionale, che con la forza della ragione si rivela ridicola, priva di fondamento, ma che allo stesso tempo porta a cambiare i propri comportamenti. Per un mese dopo gli attentati non ho preso una metropolitana ed ancora evito gli orari di punta. Eppure già due settimane dopo ero all’aeroporto. Eppure rischio molto di più di essere investita andando in giro a piedi o in bici (a Vienna).
- La diffidenza. Mi è andata bene, ma più di qualche fregatura l’ho presa. Non sono mai stata un’ingenua che crede solo nel bene negli altri, ma ora sono proprio diffidente di base. Non è l’atteggiamento migliore, perché non si può controllare tutto nella vita, però al momento parto sempre con l’idea che la delusione è dietro l’angolo, anche nei rapporti interpersonali.
- La pazienza. Non completamente ancora, ma dopo aver ipotecato la mia futura salute fisica e mentale aspettando mezzi di trasporto che non arrivano o spariscono, assenza d’informazioni, deviazioni di percorso non previste, lunghe code per la burocrazia, impiegati scorbutici ed ignoranti e commessi dei negozi imbroglioni e svogliati, call center a disco,… ho capito che non vale la pena rovinarsi la giornata. Se io ho dovuto pazientare, gli altri a catena dovranno pazientare. Ed il liberatorio augurio di andare a quel paese è sempre dietro l’angolo.

l'ultimo tramonto a Bxl
Cosa di buono ho imparato:
- Che i pregiudizi sono profondamente radicati in noi italiani e solo l’educazione e il razionalità possono combatterli. Mi sono resa conto di esserne affetta anch’io. Quando ho incontrato una giovane coppia di colore, sentendo il mio idioma ho chiesto -Parlate Italiano?- Se fossero stati bianchi probabilmente avrei chiesto -Siete Italiani?- Eppure dovremmo imparare a non giudicare una persona dall’aspetto, dal colore della pelle, dall’origine, dalla lingua o da una debolezza di comportamento. Le persone vanno conosciute, altrimenti è meglio sospendere il giudizio. Questo è possibile capirlo in posti come Bxl, ove gli stranieri sono cittadini europei da altri paesi ed i locali raccolgono diverse provenienze originarie.
- L’autostima. Nel lavoro ho finalmente capito che non sono al di sotto della media, non c’è nulla di male a considerarsi bravi talvolta (senza eccedere nella superbia) e l’umiltà in questo ambiente non paga. Purtroppo.
- Darsi da fare per cambiare le cose. In una nazione di pigri, venendo da una generazione di rassegnati, ho capito che poco o nulla cade dal cielo senza sforzo. Non mi piace Bxl? Vorrei tornare a Vienna? Bene, allora provaci! Ti senti sola? Organizza qualcosa ed invita gli amici ad uscire. Magari offri tu, così si sentiranno in dovere di ricambiare e la prossima volta saranno loro ad invitarti.

Conclusione. Bxl non mi mancherà. Devo però riconoscere che Bxl ha rappresentato un passo importante nella mia crescita. Ho imparato molto ed ho compreso che non è il posto per me. Ho incontrato persone fantastiche, che non dimenticherò tanto facilmente. Un’amica ha detto che le persone sono più gentili in paesi come il Belgio, ove si ha bisogno dell’altro per risolvere i problemi quotidiani. Questo potrebbe spiegare tutto. In ogni caso, non dimenticherò mai l’affetto ricevuto, nonostante il mio essere spesso musona e lagnosa. Allo stesso tempo spero di dimenticare presto i momenti tristi che ho avuto a Bxl.

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As said many times, I'm happy to have left Brussels. However, I must admit I learned a lot during the past 3 years and 3 months. I'm not talking about skills, but about feelings and personal growth. I've learned also bad things that I would have avoided if I could. Currently from my new flat in Vienna, here is the list:

What I would have preferred not to learn:
- Hate. I’ve never ever hated somebody or something before landing in Brussels. On the other hand, since the first day, Brussels has inspired to me a deep hate. So deep to resemble love in the symptoms. Until the last day I can say I hated Brussels.
- Fear. Irrational fear. Thinking about, it makes no sense, but it forced me to change my routine. After the attacks, I have not travelled by metro for a month and I still tend to travel off peak. But just two weeks after the attacks I went again to the airport. Actually, the probability to be run over by cars while I walk or ride a bicycle (in Vienna) is much higher.
- Suspicion. Even though I cannot really complain, I was cheated sometimes. I’ve never been naive, believing in the good nature of everybody, but generally I trust at least the institutions. Mistrust is not the best, we cannot control every detail of our lives. However, now I’m quite cautious also in relationships, expecting to be disappointed soon or later.
- Patience. Well, not really. I’ve jeopardised my mental health and well-being by waiting ghost buses and trains, looking for information, unexpected path detours, queueing for basic administration, dealing with unkind and incapable office workers, lazy salespersons, unresponsive call centres,… I learned that my health is more important. I had to wait like somebody else will wait after me. When needed, a liberating “go to hell!” is always ready.

What I’m glad to have learned.
- We Italians are deeply prejudicial. Only high education and freethinking can erase prejudice. I realised I’m also victim of prejudice. Once I met a young black couple. When I heard them speaking Italian, I asked -Do you speak Italian?- If they were caucasian, my question would have been -Are you Italian?- In Brussels, I learned that people cannot be judged by their appearance, skin tan, provenance, tongue or a bad habit. We should meet people before having an opinion about them. In Brussels, I am the foreigner, among my friends there are more people from other countries (far east and Africa included) than from Belgium from generations.
- Self-esteem. It took a lot, but now I reckon I’m not inferior. Sometimes it is good to be a bit proud of our results, without becoming arrogant. In academia, humble people have no future. Unfortunately. 
- To do what you can to change your world. I’ve been living in a lazy country, people of my age are generally resigned. Finally I got that I must do something to change what I don’t like. Nothing comes for free. Don’t you like Brussels? Would you like to go back to Vienna? Well, do something! Do you feel alone? Let’s invite friends to go out. First round on you, so they will invite you and pay for you the next time.


Conclusion: I won’t miss Brussels. However, Brussels has been an important stage in my life. I grew up. I learned a lot. I understood what makes me feeling better and where I'd like to spend the rest of my life. I also met amazing people. A friend of mine said that people are nicer in countries, like Belgium, where you must rely on others to survive. This might be the reason, then. Anyway, I will remember the love I received for free, despite my being grumpy and moaning. And I hope to forget soon the bad time I had in Brussels. 

Monday, May 30, 2016

Antipasto viennese

Qualche settimana fa sono tornata a Vienna per trovare un appartamento da affittare prima del trasloco definitivo. La ricerca si è conclusa presto con una decisione dettata un po' dalla contingenza ed un po' dal sesto senso, alla quarta esperienza di cambio casa. Non voglio, però, raccontare qui della ricerca dell’appartamento o della macchinosa burocrazia austriaca, ma bensì di tutto il resto, ossia del contorno a questo antipasto di vita viennese.

La partenza è stata dominata dal solito caos all’aeroporto di Bxl. Nonostante abbia ripreso tutto come prima degli attentati, se possibile la situazione ora è pure peggiorata. Hanno riaperto la hall partenze per alcune compagnie. Hanno rimosso la scansione a tappeto di persone e bagagli prima di accedere all’area check in, facendo controlli a campione. In teoria dovevano aver velocizzato l'accesso. Invece no! Dopo l’arrivo con l’autobus mi sono fatta tre piani di parcheggio sulla spirale generalmente usata dalle auto. Ho trascinato la valigia su passerelle metalliche o qualche gradino. Fino a trovarmi in una coda chilometrica di persone per caricare il bagaglio in una sala affollata e rumorosa. C’è voluta più di 1h di fila prima di raggiungere il desk del check in. Poi, magicamente, la coda è scomparsa al momento dei controlli della sicurezza ed al gate. Volavo Austrian, quindi con bevanda e snack inclusi, accoglienza con musiche “viennesi” (Mozart e famiglia Strauss… va bene, quest'anno si celebrano i 100 anni dalla morte di Franz Joseph, ma vi sembra il caso di mettere il "Kaiser-Walzer") ed un bel Grüß Gott. Arrivo puntuale, la valigia mi aspettava, il treno è arrivato pochi secondo dopo di me e la città era inondata dal sole. Tutto liscio, compreso l’arrivo alla casa della mia Gastgeberin nella tranquilla zona oltre Danubio.

Ero stanca e con un bel mal di capo dallo stress degli ultimi giorni brussellesi (ero appena tornata da un’escursione in Germania ed avevo risposto a non so quanti annunci di appartamenti in affitto). C’è voluto un po’ per rientrare nell’atmosfera viennese. Giusto il tempo di una fetta di torta (Topfenstrudel) ed una tisana alle erbe (Kräutertee) nella mia catena di panifici preferita. Wi-Fi gratuito, signore anziane che chiacchierano di nipotini con la familiare cadenza locale, signore che legge il giornale mentre sorseggia un caffè, il classico bicchiere di acqua del rubinetto (Leitungswasser) ad accompagnare le bevande calde,…  un tranquillo pomeriggio di domenica. Pian piano mi sono ricordata anche di quanto abbia sentito la mancanza della tradizione della torta con il tè/caffè del pomeriggio.

Il giorno dopo è iniziato il giro delle visite, ma ho avuto tempo anche per assaporare altre cose che mi erano mancate e di cui non mi ero resa conto. Solo per confronto con Bxl, pure ciò che davo per scontato è diventato una preziosa virtù di Vienna. Come il silenzio nelle stazioni della metro e sui mezzi. I marciapiedi lisci lisci e puliti. Le cassiere veloci come fulmini. Il pane con i semi di papavero, i dolci locali, i panini con l’immancabile cetriolino ed il burro. Il candore e la luminosità del Geozentrum (l’università). La bellezza dei monumenti, tra storicismo ed autentico rococò. Il suono della metropolitana in partenza. La voce degli annunci delle stazioni, voce che votai all’epoca, per sostituire la voce maschile con marcato accento viennese che si udiva fino a qualche anno fa. Il tram che si ferma in mezzo alla strada e le auto che si fermano dietro per lasciar passare i pedoni. L’occhiata alla pista ciclabile per non essere investita. Le chiese sempre aperte, con i banchi con l’inginocchiatoio, l’odore d’incenso e l’organo in cantoria. Le cene economiche ed abbondanti nei ristoranti del centro, oltre ai meno pranzo a prezzo fisso. La tradizione della mensa dell’università con pesce di venerdì ed almeno un giorno con opzione vegetariana “dolce” (letteralmente, tipo crepe con la marmellata). L’acqua del rubinetto buona e gratis ovunque. I bagni pubblici o nei locali in stato decente (l’impatto a Bxl non era stato così felice sulla questione). La pessima abitudine di fumare nei locali. L’odore di sterco di cavallo sul selciato tra Stephansplatz e Hoher Markt. Il familiare suono delle campane, vere campanone, allo scoccare dell’ora. La scale di scorciatoia tra le terrazze fluviali nella zona attorno al Donaukanal. Le lunghe camminate in centro, tra Graben e Kärtnerstr., mescolandosi tra locali e turisti. Il vento costante, soprattutto lungo il Danubio, a tratti caldi ed a tratti gelido. Il panorama delle colline della Wienerwald a far da cornice alla città. Insomma, mi è mancato ogni singolo sasso di Vienna.

Un amico mi ha detto di trovarmi ringiovanita. Sono bastati alcuni giorni in città per recuperare il sorriso. È stato rassicurante scoprire che tutto sommato Vienna è cambiata poco in questi anni, almeno nelle caratteristiche principali. Sicuramente ci sono meno sicurezza, più sporco e prezzi più cari, ma siamo ancora anni luce rispetto alla situazione quotidiana di Bxl. Pregi e difetti sono rimasti. Non è svanita la chiusura mentale che tanto m’irritava e che speriamo non porti a conseguenze preoccupanti per la politica futura. A Vienna il tempo si ferma. Si trova in una distorsione dello spazio che provoca un forte rallentamento dello scorrere del tempo. Questo contribuisce anche al suo fascino. Come un monumento riprodotto in una sfera di vetro con la neve finta, immutabile, congelato in un attimo.

I miei amici sono cambiati? Non proprio. Ci sono delle novità, tra bimbi e mici la comunità si è allargata di un bel po’, ma in fondo in fondo le persone sono le stesse. Anch’io sono “tornata” quella che ero. Senza dimenticare l’esilio brussellese che tanto mi ha insegnato, ma fondamentalmente sono sempre la stessa. In questi giorni a Vienna ho rivisto parecchi amici (e molti ne vedrò al ritorno stabile, per mancanza di tempo ora), più di quanti ne incontro abitualmente a Bxl in tre mesi. Eppure ero ospite da un’amica un po’ fuori dal centro. Eppure lo scopo principale del mio soggiorno era vedere appartamenti. Perché a Vienna è così facile uscire con gli amici? Non sono solo andata a mangiare fuori (i prezzi sono comunque più bassi che a Bxl) ma sono spesso stata ospite di amici per un caffè o un pranzo. Quand’ero a Vienna avevo anch’io spesso ospiti. C’è un’aria particolare, che invita al “salotto”, che sia in un caffè storico del centro o in qualche catena o in un appartamento privato. A Bxl no ed ancora non capisco perché. Gli inviti restano evasi e scarseggiano nell’altro senso, se non per cose organizzate nei minimi dettagli e decise con un doodle, salvo poi dover essere cancellate causa sciopero dei mezzi.

Al ritorno a Bxl mi sono risultati insopportabili tutti quei piccoli inghippi che mi avevano tanto irritato appena arrivata e con cui con il tempo avevo imparato a convivere. Questo problema ha colpito anche un'amica dopo un lungo giro tra Italia e Romania. Persino in confronto con Roma Bxl risulta brutta, maleodorante e con servizi carenti. Mi ha consolato vedere di non essere la sola ad avere questa impressione. Chi vive da tempo o da sempre a Bxl non se ne rende conto, ma chi ha vissuto altrove si trova inevitabilmente a fare un confronto. Pazienza, tra qualche settimana me ne andrò e progressivamente dimenticherò tutte le arrabbiature prese qui. Spero!