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Friday, February 23, 2024

Schon wieder in Deutschland (di nuovo in Germania)

Non sono passati nemmeno cinque mesi dall’ultimo viaggio (in treno) in Germania e sono tornata a seguire il Danubio su rotaia, stavolta per approdare dalla parte "romana" del Reno, nella città di Gutenberg, ossia a Mainz. (Magonza) per seguire un corso di geologia strutturale, per me di ripasso e di aggiornamento.


Considerando le ultime cadute delle ferrovie tedesche, tra scioperi e ritardi enormi, ero un po’ preoccupata per il viaggio in treno. Alla fine è andato quasi tutto bene. Il treno diretto da Vienna a Magonza è filato con poco ritardo fino a Francoforte, quando siamo stati costretti a cambiare treno. All’inizio pensavo ad uno scherzo di Carnevale, invece il nuovo ICE ci aspettava dall’altro lato del marciapiede, pure con le prenotazioni riportate. Episodio simile al ritorno, quando invece a Francoforte siamo stati costretti a cambiare parte del treno, causa false indicazioni nelle carrozze. Fatto che ha causato non poco caos e ritardo. In aggiunta, durante il viaggio, un ragazzo ha rovesciato un bicchiere di caffè in corridoio, "lavando" il mio vicino di sedile (qualche schizzo è arrivato anche a me).


Il centro storico sopravvissuto

Il corso è iniziato di martedì, perché il lunedì (Rosenmontag) era tutto chiuso per Carnevale, un’istituzione a Magonza come a Colonia, ed è terminato di sabato. Durante la settimana ho avuto modo di girare la città. Ho impiegato qualche giorno per passare dal "Grüß Gott" al semplice "Hallo", dopo aver realizzato di essere in Germania grazie al "Berliner mit Früchfüllung" ossia un Krapfen, preso per festeggiare il Carnevale. Mainz è carina. La città vecchia è un miscuglio di stili, tra il tardo medievale con l’imponente duomo, il barocco, un angolo di Fachwerk, i seri edifici di fine ottocento e quelli moderni in vetro, affacciata sull’imponente fiume Reno. Il tutto costruito con massi di arenaria rossastra locale. Il campus universitario, dall’altro lato della ferrovia rispetto al centro ed al Reno, è piuttosto esteso, comprende diversi edifici in stili misti (ma l’edificio più antico sarà di fine XIX secolo). Bello, ma per centinaia di metri non si trovano supermercati, panifici, copisterie, etc. Come se ciò non bastasse, tutto chiuso per le Semesterferien o aperto in orari ridotti. La mensa locale richiede il pagamento tramite una carta prepagata dell’università, che si carica solo con contanti. Non proprio ideale per un ospite temporaneo! Per girare Mainz conviene andare a piedi o in bicicletta, anche se i pedoni passano la vita ad aspettare davanti ai pochi attraversamenti pedonali, in cui il rosso dura un’eternità ed il verde richiede scatti atletici. Dal numero di vetture con targhe persino dalle regioni confinanti, credo che Mainz sia fatta per gli automobilisti, nonostante il centro interamente pedonale. Quando ho chiesto ai conoscenti cosa fosse tipico della città, mi hanno tutti risposto "Die Mainzelmännchen" (gli omini di Mainz), che ovviamente non conoscevo. Si tratta di figure animate che vengono usate dal secondo canale televisivo (ZDF) per gli stacchi pubblicitari. A quanto pare, la ZDF ha sede a Mainz. Tali figure si trovano anche ai semafori.


L'università Johannes Gutenberg

Il vero highlight del soggiorno è stato però il corso, o la masterclass, come l’hanno chiamata. Un gruppo variegato di partecipanti, dagli studenti di master locali alla dottoranda statunitense, dal prossimo prof. associato italiano alla geologa croata che lavora in Canada nel settore minerario, dai ragazzi del servizio geologico tedesco ai dottorandi indiani, dalla giovane studentessa spagnola alla sottoscritta con anni di esperienza. Pur essendo il gruppo così misto per età, provenienza e conoscenze pregresse, abbiamo lavorato benissimo assieme. A guidare il corso una conoscenza del passato, una giovane prof. (abbiamo la stessa età) neozelandese, che si è distinta per genialità e dedizione già nel dottorato, ed un post-doc tedesco, con cui ho condiviso il co-supervisore (ma con alcuni anni di differenza). Il corso è proseguito per una settimana ulteriore, sotto la guida di un anziano professore che scrisse il testo che uso anche per insegnare, ma diventava per me troppo specifico e non potevo assentarmi troppo a lungo dal lavoro. Oltre alla parte scientifica, in cui pieni di entusiasmo abbiamo guardato al microscopio campioni che hanno fatto la storia, prestati da un anziano prof. neozelandese che viene citato in ogni articolo, è stata curata anche la parte sociale, con pranzi e birre (o vino) in compagnia. La sorpresa maggiore per me sono stati i ragazzi indiani, non solo a 25 anni sono già maturi dottorandi, ma s’interessano di storia e cultura ed a scuola hanno studiato Giordano Bruno e Antonio Gramsci, nomi ormai sconosciuti a gran parte dei coetanei italiani. Come dopo la scuola organistica estiva di Haarlem, prevedo che i rapporti con i più di qualche collega conosciuto in questo corso non si perdano con la distanze, ma saranno la base per interessanti collaborazioni e scambi. Con alcuni già ci si vedrà a Vienna per l’annuale congresso in primavera che richiama circa 16mila geologi da tutto il mondo. 

L'imponente duomo, di cui ho sentito l'organone

Devo ammettere che questo scambio tra generazioni, condividendo entusiasmo e curiosità per le domande geologiche, mi è mancato. Dal punto di vista scientifico le conoscenze nel settore non sono avanzate molto da quando l’ho lasciato, ma la collegialità è migliorata, grazie all’internazionalizzazione della comunità (tranne in Austria…). Il sospetto, la presunzione di avere la verità in tasca, l’arrivismo ed in genere la competizione incontrate tra i colleghi dediti al tema su cui ho lavorato nell’ultimo decennio sono relegati a pochi casi eccezionali in cui ci si imbatte solamente nei grossi convegni o in qualche articolo. Un motivo potrebbe essere il giro economico. Nelle scienze planetarie si ricevono fondi da capogiro, ma senza è quasi impossibile fare ricerca, avendo bisogno di materiale prezioso e di metodi analitici sofisticati, mentre nella geologia strutturale i finanziamenti scarseggiano, ma bastano un martello ed un microscopio per cercare di capire la storia geologica della zona studiata. Certo, gli strumenti avanzati servono ed oggigiorno senza non si pubblica nulla, ma tramite qualche collaborazione vi ci si riesce sempre ad accedere.


Conclusione. La Germania resta un paese più al passo con i tempi, frizzante dal punto di vista scientifico ed internazionale rispetto all’Italia, alle prese con i soliti problemi che ne limitano lo sviluppo, ed all’Austria, chiusa nella difesa della propria tradizione (anche geologica). Non si può aver tutto. Dal punto di vista estetico e funzionale Vienna vince senza gara su tutte le città tedesche, mentre dal punto di vista storico e culinario l’Italia si conferma in vetta alla classifica (per le vacanze). Ciononostante, spero di poter tornare presto in Germania per altri corsi/incontri simili.

Wednesday, September 27, 2023

September journeys

Years ago, before the pandemic but also before the job at the museum, it was not uncommon for me spending the whole September travelling from a summer school to a conference, from a short vacation to a field trip. In some years, I didn’t spend more than 5 nights on the same bed. This year, it was exactly like back then, and I enjoyed at lot.

1. Tyrol
The first journey began at the end of August, with a planned field trip to Tyrol. The initial idea was to build a small team of scientists, but it didn’t work. At the end, I was alone with a colleague of the GeoSphere Austria, who has kindly illustrated the outcrops and the local geology. My father came along to test the new van on a longer trip and to visit an old family friend in Bavaria on the way back. The weather was relatively fine during the trip, not more than some light rain, but had been quite bad the days before our journey. So bad that the road and the bridge to "the" outcrop had been washed away and we were blocked >2 hrs in a traffic jam on the highway around Wörgl for construction works of a mobile dam to hamper a flood. Nevertheless, the field trip was geologically successful, a number of samples were secured, and I got the (geological) picture of the area.. Before coming back, my father and I briefly drove to Bavaria, as planned, were we paid a visit to this still active 96 years old friend and checked that Germany is indeed less expensive than Austria.

St. Georg. Nördlingen.
II. Bavaria
A few days after coming back from Tyrol, I went again to Bavaria, but this time by train. A colleague of mine and I had been invited to give some lectures during a summer school for planetary scientists. I’ve been already some times to Närdlingen and I was looking forward to the school, where biologists, petrologists, and astronomers have the opportunity to meet and see what the others do. The train journey was long, but pleasant, I had to change in Meidling, München Ost (due to construction work, the international train was not going to München Hbf, which I had to reach by local underground trains), München Hbf, and Donauwörth. All trains on time, despite the bad name of the Deutsche Bahn. The school was as nice as expected and I met great people from all over the world, including and met again some international colleagues. On the way back home, I followed another path, changing in Donauwörth, Nürnberg, and Meidling. As I was in Nürnberg over lunch and I had never visited the city, I used the time for a short walk through the pedestrian, being enough to catch a free organ concert.

III. Vienna
Even though I commute every day between WN and Vienna, this time it felt like going abroad, because I attended a conference at the university, jointly supported by the German, Slovakian and Austrian mineralogical societies. It was a nice conference, where I met again some former and new colleagues, strengthening the ongoing scientific cooperation. As part of the conference, I gave a tour through some halls of the museum. Even though the number of participants was very limited, there were very interested participants. The organizer of the conference, as acknowledgment, gave me a personalized bottle of wine. Very appreciated. Despite the international environment (and the number of Italians, which made me constantly switching from English to German to Italian), I could go back to my old office at the university, currently empty, doing some work. A weird feeling, as I spent there nothing less than 6 years.

Nürnberg. A postcard corner.
IV. Italy
My parents wanted to go back to Italy before the outbreak of winterly temperatures and I wished to accompany them, so that my father can share the long drive with me. The best time was immediately after the conference, over a weekend. I stayed in my hometown less than 48 hours, but we did a lot of work in the garden and in the house in that time. On Sunday, after celebrating my mom’s birthday, I travelled back to WN, alone and by train. Every journey to Italy makes me feeling more and more "Austrian" or at least foreigner. A lot of unnecessary stress was caused by the introduction of a new digital ticket for regional trains… where one has to check in before travelling, like for a plane. It forces people to have a smartphone and internet connection, it doesn’t give the claimed flexibility, and leaves people insecure whether the ticket is valid or not. Ou course, as always, the ticket was not checked. As every time, I was sad to leave my parents and our cat, but I was happy to come back to Austria. 

My calendar is pretty busy for the next weeks, even in the weekends, where I’ll have to spend hours on trains between the country side, Vienna, and WN. The next "real" trip will be in a couple of weeks, going one day to Salzburg, by train of course! for a workshop on geological, artistic, and historical aspects of rocks. Very much looking forward to it.


Friday, September 30, 2022

Conference: Austria vs. Italy

 After a long time (more than two years), I packed for some days off, not on vacation, but for attending an Austrian conference in Leoben. It was a strange feeling thinking of what I might need in a hotel. When I visit my parents in Italy, I don’t need many tools, almost everything is doubled at my parents’ place. Now, I need a pyjama, toot brush, etc. In addition, I had to take with me the hated poster tube.

Trustful to my (green) tradition, I travelled by train, enjoying the beautiful but slow moving landscape at Semmering. The hotel, close to the former Abbey Göss (and the Gösser Brewery), was lovely. From my window, I could see the river Mur and a large gold quarry in between dark green woods. Again in a hotel after so much time. The first night, I couldn’t sleep, not because I was excited or because the room was noisy, but because I wasn’t used anymore to change bed. I’m getting old.


Historical town hall in Leoben

The conference has been organized by the Austrian Geological Society (and the Austrian Mineralogical Society, as well) at the University of Leoben, a relatively young (since 1840) technical university. The organization was outstanding, the location was easily reachable and the lecture halls comfortable. Lunches and coffee breaks (starting with a morning coffee and sweets) were included in the registration fee and were provided by the local cafeteria. Not bad at all. Even though I skipped the overcrowded social dinner, I enjoyed much the icebreaker party, attended by just a few people. The quality of talks was quite high, there was room for opposite interpretations, without strong fights (Austrians are not Italian). Except for an entertaining public lecture, everything was in English. The University of Leoben hosts several international students, but it was also a pleasure to realize that I’m not the only non-German-speaking senior scientist (not a temporary student), who learned enough German to feel somehow integrated in the local geological community (well, actually, just being able to discuss some geological points, but still being considered a foreigner). The only two "negative" points were the arbitrary subdivision in sessions (more than one talk or poster ended up in the "wrong" session considering the audience and the topic), and the fact that the conference began on a Sunday quite early in the morning. A plus was the guided tour offered through the relatively small city center of Leoben. Very instructive. The biggest surprise was finding an Asian gate next to the university… even though there are no strong connections between Leoben and China. It is actually a spa.


St. Barbara, protector of miners and geologists

I loved speaking "geology" again, jumping between languages and topics. Even though the conference was only focused on terrestrial features, I met a colleague of mine employed in Leoben and we talked a bit about meteorites, too. Just the week before this conference, I had attended a workshop in Vienna organized by an Austrian professor emigrated in the UK and financed by the European Research Council. It was also amazing for the quality of the talks and the scientific exchanges. The online meetings offer a great opportunity, saving money and carbon emissions, but will never replace a conference in person, also accounting for the risk of an infection. Looking forward to the next in person meeting.


… I didn't have to waiting too long. The week after, I was in Italy for the Italian equivalent of the conference in Leoben. I travelled by train, this time too, but from Padova, instead of Vienna. Italian high-speed trains are indeed faster than Austrians, touching 300 km/h. Train vs. car: 1:0, but also against airplanes, considering the time lost at airports.


The conference took place in Turin, the first capital city of Italy (when Rome was still under the power of the Pope). Every stone there is dedicated to the "Risorgimento", the movement that led to the reunification of Italy under the "French" crown of Savoy, mostly against the Austrian empire in the NE and the Bourbon dynasty in the S, and the Pope in the central Italy. The second language, after Italian, is French, still spoken by many, as much as German is (was) the second language in my hometown. As always, when I attend a conference in Italy, I swear I won’t come another time… and every time, I attend another one. The final evaluation wasn’t that negative, though, so I made a list of plus and minus about the city and the conference.


P.za Castello, Turin

Plus:

- Automatic subway (existing since years and very efficient)

- green areas in the city

- drinking fountains everywhere

- delicious cookies, chocolate (pralines, like in Brussels), and ice cream

- meeting again professors of mine and colleagues from the past

- amazing science in some cases, despite the lack of funding

Minus:

- Public transit (bus and tram) and motor traffic

- conference schedule (practically from 8:30 to 7:30 pm with almost no break, but a large "nothing" between 12:30 pm and 3:30 pm)

- rooms disproportionated for the selected session, with several seats unusable because broken

- low accessibility (room at the third floor with no elevator, toilet in the basement, also without elevator, poster area ca. 1 km from the oral sessions and again with steps at the entrance)

- conference center in an almost red light district (it wasn’t, but some female "workers" were standing next to the conference center entrance also during the day)

- illogical conference program book (at least for a brain used to the German efficiency and logic…)

- last but not least.... the non-sustainable conference sponsor, which had a stand in the center of the poster area, playing music all the time, forcing us to shout in front of the posters to be heard.


In summary, in Leoben, I appreciated the scientific contributions and the location, in Turin, I enjoyed the (also scientific) chats with colleagues and meeting again people from my past (not only professors, but also colleagues, some of which moved out of academia or the country, like myself). However, I'd prefer meeting Italian colleagues in the framework of a cooperation, rather than "investing" research money in an over expensive conference. On the other hand, I'll be happy to attend again Austrian conferences in the future. 

Sunday, November 14, 2021

Viaggio in Italia... sin-pandemia

Dopo ben 19 mesi, sono tornata a sud col treno. Non ero mai stata così a lungo lontano dal paese, anche se ad onor del vero ero scesa brevemente a luglio in camper. In questi giorni "giù", oltre ai soliti giri e ad aggiornare i computer dei miei, sono stata al mare, nella mia vecchia università e ad un concerto d'organo. Sono rientrata a Vienna ormai da due settimane, trovandola con contagi crescenti ed alla disperata ricerca di un modo per evitare un nuovo lockdown. Cosa mi ha lasciato questo viaggio in Italia? 

- Viaggi con mezzi pubblici ed atmosfera generale. La gente è stranamente rassegnata ai controlli, alle mascherine (normali) ed al disinfettante, ma praticamente la totalità delle persone si attiene alle regole. Il treno dei pendolari era pieno (non strapieno), ma a differenza di Vienna tutti avevano la mscherina. I mezzi avrebbero entrata ed uscita in porte separate, come nelle stazioni, ma questo non è ancora arrivato, come anche l'appello ripetuto continuamente di favorire la discesa dei passeggeri prima di salire. Certe cose non cambiano! 
Da Porta Portello a Padova.

- Concerto di F. Finotti. L'occasione è stato un evento quasi privato, il 105° compleanno di un suo conoscente. Congratulazioni! Ha sostituito un momento di preghiera nell'istituto in cui si è svolto. Per questo non si trattava di un vero e proprio concerto. La musica di Bach scelta per l'occasione è stata una degna sostituta della preghiera ma anche delle festa. Il maestro si è divertito a giocare tra le tastiere, mostrando la varietà e personalità dei vari registri e la sua invidiabile abilità tecnica, ma ciò che ha reso il concerto eccezionale è stata la sua capacità di "spiegare" i brani senza bisogno di parole, per cui lo struttura dello spartito e la teologia profonda delle composizioni di Bach erano implicitamente evidenti anche per chi non conosce la musica. Se solo in Italia ci fosse la necessaria cultura, soprattutto tra i sacerdoti, per apprezzare e proporre simili occasioni come alternativa ad un rosario magari ripetuto stancamente... 

- Visita all'università. L'occasione era una mostra di meteoriti allestita da colleghi grazie al prestito di un collezionista privato. Mostra carina, fatta bene e con pezzi rari che spesso nemmeno alcuni prestigiosi musei si possono permettere. Ho anche rivisto un dottorando tedesco che era stato a Vienna giusto prima dello scoppio della pandemia e per puro caso ho reincontrato uno dei miei supervisori di dottorato. L'uni italiana si sta lentamente, molto lentamente, internazionalizzando, grazie a giovani professori che sono rientrati dall'estero e che riescono ad attirare ricercatori non solo dai paesi in via di sviluppo. L'eccellenza della ricerca italiana è poco apprezzata, in parte a causa dei noti ostacoli posti dalla burocrazia borbonica, dall'impegno didaddttico per gli italoparlanti, dalla miriade di commissioni pressoché inutili e dalla perenne carenza di fondi. Onestamente, se l'Italia si fosse trovata a questo livello 5-6 anni fa, probabilmente avrei potuto tentare di rientrare. Ora non ci penso proprio. 

Spiaggia di Sottomarina
- Gita al mare/laguna. Era davvero tanto che non vedevo il mare. Non sono un'appassionata dei bagni e dell'arrostimento estivo in spiaggia, ma mi piace camminare lungo la riva. Abbiamo avuto la fortuna di una bella giornata di sole, persino calda per essere novembre. La notte prima c'era stata alta marea (acqua alta nella laguna), per cui la spiaggia era ancora umida e la sabbia compatta, con moltissime cozze ancora col piede ancorato sulla rena. Ho capito gli Austriaci che raggiungono così volentieri le coste (nord)italiane. Ho fatto il pieno di sole in campagna/montagna nei mesi estivi, ma l'odore di acqua salmastra mi mancava. 

Se la situazione non peggiora, cosa che inizio a dubitare dati i numeri quotidiani, quest'anno potrò tornare a trascorrere le festività natalizie con i miei al paese. Purtroppo non si può prevedere quel che accadrà domani. Resta la speranza.

Sunday, August 22, 2021

Virtual conference in Chicago - diario di un convegno

 (Sotto in italiano)


If there was no pandemic, I would have flown to Chicago to attend in person the 84th Meeting of the Meteoritical Society, as in the tradition. Well, perhaps not, because this year, we got a very reduced amount of travel funding. The last year, the annual meeting had been cancelled/postponed. This year, the organizers created something unique: a hybrid conference, giving the opportunity to attend it in person and remotely. Months ago, I didn’t think to register, even virtually, because I had nothing to present (after one year pandemic), but then something came out and I decided to register for the virtual attendance, also to support the great work of the organizers.


The pre-conference poster presentation went just fine. We had the great opportunity to increase the visibility of our posters with a 3 minutes live talk and 2 minutes live questions, but unfortunately only a few people attended the two sessions planned. The actual conference was hold according to the time zone of Chicago, which means between 3:30 pm and 11:30 pm in Europe. All the evening events were too late for the European time, but it will be possible to check them later during the year. Changing session, instead of physically changing room, required loading another webpage. The first part of talks were given live by speakers in the audience and the second part consisted of pre-recorded talks, whose speakers were connected live for the questions, which were asked both by people in the room, as usual, and by the remote audience, but by e-mail. These latter questions were read live by the chairmen. It sounds complicated, but after the initial skepticism it worked pretty well.


Honestly, we are all tired of online conferences! However, seeing real people in a room (wearing a mask and dealing with the restrictions dictated by the pandemic) contributes to increase our resilience and patience. The broadcasting was professionally done and for sure was not cheap. As remarked in the society meeting, the registration fees won’t cover all the costs for such a hybrid conference. However, I hope that this hybrid mode will survive the pandemic, to give the opportunity to attend overseas conference to scientists (not only students) with limited funding. I missed indeed the social events and the interactions in front of the posters, but better this way than no conference at all!


_._._._._._

In altri tempi, avrei raccontato qui del mio viaggio a Chicago per partecipare ad un convegno internazionale. La pandemia ha costretto gli organizzatori a cancellare l’evento l’anno scorso ed ha proporne una versione ibrida quest’anno, ossia in presenza per i locali (e chi può viaggiare) ed online per gli altri. All’inizio pensavo di non prendervi parte, non avendo alcun risultato significativo da presentare. Poi, invece, visto che contribuivo alla presentazione di qualche collega, ho creduto opportuno seguire almeno la versione online, sia per sostenere gli organizzatori e sia per essere aggiornata sulle novità nel settore. Eccomi quindi a raccontare di questo convegno con viaggio virtuale negli USA, senza ore di volo, camere condivise con colleghi e cambio di alimentazione, ma solo con orari da altro fuso, comodamente seduta a casetta in Austria e da sola (o meglio, collegata via chat con i colleghi per commentare in diretta).


Sessione poster pre-convegno

Non potendo avere una sessione poster ibrida e prevedendo che per alcuni (specialmente gli europei) una sessione poster in orario reale sarebbe stata troppo tardi, gli organizzatori hanno ideato una sessione poster virtuale qualche giorno prima del convegno, in cui gli interessati potevano presentare il proprio lavoro e rispondere alle eventuali domande in slot di 5 minuti. Purtroppo si trattava di due sessioni parallele, per cui dovendo presentare in una non ho potuto seguire l’altra. L’idea in sé è bella ed ha dato la possibilità di aumentare la visibilità dei poster altrimenti dimenticati tra i contenuti online, ma purtroppo è stata poco sentita. Erano collegati principalmente solo quelli che dovevano presentare e data la varietà di argomenti non ci sono state grandi discussioni scientifiche, nella maggior parte dei casi non c’erano nemmeno domande oltre a quelle dei convener.


Train at Chicago airport. Seen in 2017.

Primo giorno

Con alcuni minuti di ritardo, la trasmissione è iniziata e, nonostante i timori iniziali, pure il cambio di sessione ha funzionato. Unico neo della prima sessione è stato forse il tempo dedicato alle domande, in cui hanno mescolato domande giunte via e-mail dal pubblico "a casa" e quelle in presenza, rivolte sia ai relatori precedenti sia a quelli pre-registrati e collegati via zoom. Un po’ di confusione e qualche silenzio imbarazzante, ma era la prima volta per tutti, credo. Meglio così che non avere proprio la possibilità di fare domande, anche se ero abituata alle dirette zoom, in cui tutti si era online.

La sessione pomeridiana, ossia dopocena, è stata duretta, sia per l’orario, sia perché la stragrande maggioranza delle presentazioni era pre-registrata e sia per l’ampiezza e la diversità dei temi affrontati. 2h30 senza pause e poi quasi 30 minuti di domande, quando la sottoscritta alle 22 solitamente è già nel mondo dei sogni da tempo. Chattando e commentando in contemporanea con un paio di colleghi, come forse avrei fatto anche in presenza. Intanto infuriava una tempesta estiva, ma per fortuna la connessione internet ha retto. Finalmente alle 23:30 ho potuto spegnere il computer. Niente Barringer Lecture stavolta, troppo tardi.


Secondo giorno

Nella mattinata col fuso europeo ho concluso poco, prevalentemente corrispondenza in tedesco. Alle 15:30 (in Europa) è iniziata la sessione sugli impatti, che mi ha dato la possibilità di rivedere il mio ex-capo viennese, ma dall’altra parte della Terra. Sono abituata a vederlo in TV in Austria, il convegno virtuale non è molto differente. Intanto ho preso coraggio ed ho inviato un paio di domande via e-mail, poi lette in diretta dai coordinatori della sessione. Dopocena (nel pomeriggio a Chicago) mi sono trasferita virtualmente su Marte. Sessione più popolata e movimentata di quella sugli impatti, ma alle 22 sono crollata dal sonno.


Terzo giorno

Solo mezza giornata di convegno virtuale per la consegna dei vari premi, permettendomi di mandare avanti il lavoro nel resto della giornata. Doppia cerimonia di premiazione per recuperare quella dell’anno scorso. Non potevo perdermela, visto che il mio ex-capo ha ricevuto un premio! Certo, un po’ triste in una sala semivuota e con metà dei premiati collegati online o con presentazioni pre-registrate.


Quarto giorno

Presentazione del nostro lavoro tramite un collega, ma poche domande nella discussione. Nella pausa pranzo (in realtà cena in Europa) c’è stata la riunione della Meteoritical Society. Trovo l’evoluzione interessante. Nota a margine, il presidente uscente è donna ed americana, il nuovo presidente è donna e francese. La società mineralogica austriaca (ÖMG) ha pure una presidentessa e ci sono parecchi cambiamenti in programma. Coincidenza? :)


Quinto giorno

Ultimo giorno del convegno. Al mattino (in Europa) ho trascorso oltre tre ore ad un incontro online al museo in tedesco, per poi passare al convegno dalle 15:30. Giornata decisamente piena. La stanchezza si percepisce, non solo da parte mia. L’ultimo giorno del convegno è sempre "stanco" ed avere una presentazione orale il venerdì pomeriggio, quando molti partecipanti se ne sono già andati, è considerato una sfortuna. Domani sarebbe previsto un workshop interessante, ma passo. Le informazioni fornite soddisferebbero solo la mia curiosità, ma non contribuirebbero alla mia ricerca o al mio lavoro. In ogni caso sono soddisfatta, ho già raccolto parecchi spunti dal convegno e mi sono ricaricata di entusiasmo per vari temi di ricerca. Non è stato nemmeno paragonabile ad un convegno di persona, ma come si dice dalle mie parti "piuttosto che niente, meglio piuttosto".


Saturday, May 29, 2021

Il silenzio nella tempesta

"Lange Zeit nicht gesehen" Ossia, non si ci vede da parecchio tempo. Generalmente mi concedo almeno un post al mese su questo blog. Invece per mesi interi nessun segno di vita. 

Magari quei due lettori che mi seguono avranno pensato che sia successo qualcosa di grave o che, al contrario, non sia accaduto nulla degno di nota. Né l'uno né l'altro. Sono stata e sono tuttora in una tempesta di emozioni, esaurita dal perdurarsi della situazione, stressata dagli impegni sul lavoro, delusa dal non riuscire a raggiungere determinati obiettivi che mi ero posta, col peso della solitudine e dell'impossibilità di viaggiare, ed oberata dalle videochiamate e dei convegni online, interrotti solo dagli sporadici impegni musicali. Con le attuali riaperture forse c'è la speranza di ricominciare a vedere gli amici ed i familiari, non più col contagocce e solo per una passeggiata, ma resta l'insicurezza, l'impossibilità di fare programmi a lungo termine. Il mio pessimismo alla Cassandra non mi permette di sperare in una definitiva risoluzione del problema ed in un ritorno alle abitudini pre-pandemia. Temo sia solo un'illusione, un contentino per non disperarsi del tutto, un'altra estate in leggerezza prima di un nuovo autunno drammatico.

una delle occasioni musicali,
una scusa per uscire e "divertirsi" 

Resta l'impressione di un anno perso, che non tornerà più indietro. I capelli bianchi sono aumentati e gli "amici" sono diminuiti. Per vari motivi, chi ha messo su famiglia ed ha meno tempo, chi ha cambiato vita e se n'è andato, chi semplicemente ha diradato i contatti e chi è stato "tagliato" dalla sottoscritta, perché le differenze di opinioni non portavano ad una crescita, ma ad uno scontro continuo. Nonostante il calo in numero, in certi casi corrispondente ad un aumento della qualità, ho fatto fatica (e continuo a faticare) a tenere il passo con tutti. Non potendo riunirsi, ho potuto vedere di persona gli amici in città singolarmente, compatibilmente con gli impegni di lavoro di entrambi ed il meteo capriccioso. Il contatto solo telematico causa le difficoltà a viaggiare non è paragonabile ad una chiacchierata di persona.

La speranza nelle riaperture è solo un'illusione, come dicevo. In Austria vige la regola delle 3 G (geimpft, ossia vaccinati con almeno la prima dose da più di 21 giorni, genesen, ossia guariti dall'infezione da meno di 6 mesi, o getestet, ossia con un tampone da meno di 48h-72h a seconda del tipo di test effettuato). Nel mio caso, non avendo preso la malattia finora (ringraziando il Cielo) e non essendo ancora stata vaccinata (Vienna in questo va un po' a rilento, solo ora ho ricevuto un appuntamento tramite l'azienda in cui lavoro, portando però la possibilità di godere di una certa libertà solo a metà estate) dovrei sottopormi a tampone ogni due giorni per poter andare al ristorante, a teatro o al cinema con gli amici (sempre in numero ridotto). Non è proprio un piacere, quindi mi faccio testare più o meno una volta a settimana per rispetto verso i miei colleghi, ma continuo ad evitare ristoranti e teatri. Un po' anche per non riprenderci gusto e poi soffrire quando ci verranno vietati nuovamente per la nostra sicurezza.

Mi auguro comunque che l'estate porti qualche momento di spensieratezza. Ne abbiamo bisogno tutti. Magari anche qualche evento lieto da condividere qui sul blog. Buona estate!

Sunday, February 7, 2021

Era meglio nel 2019?

Un’amica mi ha scritto che le manca la vita del 2019, anche se di salute stava peggio. La situazione alla lunga sta logorando anche le persone più pazienti. Ciononostante continuo a sostenere che l'Uomo si capace di adattarsi, senza guardarsi indietro con rimpianto. La vita di oggi ha i suoi aspetti positivi, nonostante la pandemia. Sinceramente, non rimpiango la mia vita del 2019. Sicuramente, però, ci sono degli aspetti di "prima" che mi mancano: 
 
  • Viaggi: verso i miei, in vacanza con le amiche, sul terreno, per convegni, per collaborazioni scientifiche; in treno, in aereo, in auto ed in camper. 
  • Convegni in presenza: dall’albergo alle cene al ristorante, dalla sezione poster col bicchiere in mano alle ore di sessioni orali in stanze fredde da aria condizionata; erano occasioni per conoscere altri scienziati, far nascere progetti assieme, confrontarsi su interpretazioni diverse, scambiarsi articoli, etc. 
  • Concerti, opere e rappresentazioni teatrali: vedere un’opera sullo schermo del portatile in streaming non ha lo stesso effetto che respirare la polvere di un teatro, commentando in diretta con il vicino, percependo con tutto il corpo le vibrazioni trasmesse all'aria dagli strumenti, essere avvolti dal suono, ma anche non vedere in primo piano la faccia del cantante, perché la lontananza (e la miopia) favoriscono l’identificazione col personaggio, mentre le smorfie ed il sudore no.
In attesa dell'imbarco.
 La mancanza di tali occasioni ha comunque dei risvolti positivi:
 
  • No viaggi. Risparmio CO2, vedo i miei più spesso tramite Skype, non devo fare la valigia, dormendo in letti diversi dal mio, rimanendo seduta ore ed ore in treno o, peggio, in uno stretto sedile d’aereo, non sono costretta a pensare ove trovare un bagno e poi usarne uno pubblico, e se sono al volante non devo sorbirmi lo stress del traffico o del brutto tempo. 
  • No convegni. Niente alito pesante di qualche collega che alza il gomito o scene imbarazzanti che avrei preferito non vedere, non mi devo sforzare di comprendere l’inglese masticato con pronunce diverse da quelle standard, non mi devo vergognare per la mia stessa pronuncia, ho più tempo per parlare con colleghi internazionali selezionati su argomenti specifici in appuntamenti digitali programmati, non vivo lo stress da prenotazioni di hotel e voli facendo quadrare i conti (ossia gli scarsi fondi a disposizione) e da preparazione poster e ppt.  
  • No teatri. Sono allergica alla polvere, ogni visita in teatro mi causa naso intasato per giorni,  non devo stare ore in piedi senza vedere il palco per poter risparmiare sul biglietto, non ci si accapiglia per un posto con un minimo di visibilità, se devo andare in bagno metto in pausa il video, finalmente vedo cosa succede in scena e con i sottotitoli riesco a seguire anche i testi più complessi, infine l’audio in cuffia rende tutte le sfumature che magari in sala si perdono.



Thursday, December 31, 2020

... tutto sommato...

Le ultime ore del 2020, poi finalmente ci lasceremo questo anno alle spalle. Questo è quello che mi sento dire da ogni dove. È veramente tutto da dimenticare? Il peggior anno della nostra vita? Se è vero che s’impara più dalle sconfitte che dalle vittorie, i passati 365 giorni ci avranno comunque lasciato qualcosa. Sicuramente è stato un anno difficile, per molti davvero drammatico, ma ci sono stati momenti positivi, come in ogni periodo della nostra vita. Alla fine, la suddivisione del tempo in anni che iniziano il primo gennaio è un’invenzione umana, l’anno solare ha una durata leggermente diversa (per questo esistono gli anni bisestili, come il 2020) ed essendo basato su un movimento pseudo-circolare non ha né inizio né fine. Ecco, dunque, una lista dei momenti piacevoli che voglio ricordare del 2020, affinché quest’anno non sia “da dimenticare” completamente: 
da qui
 
  • Convegno a Padova a febbraio. Sono tornata nella città in cui ho studiato da turista, con una visita guidata alla Specola in una giornata di sole, e da cittadina, rivivendo i luoghi della gioventù ed il pendolarismo tra il mio paese e la città come fatto per 19 anni. Sono stata una settimana in più dalla mia famiglia senza dover prendere ferie. Infine ho rivisto un caro amico romano in una giornata di fuga a Bologna, una città che accoglie sempre e chiunque con un sorriso… ed un fumante piatto di pasta fatta a mano. 
  • Pubblicazione degli articoli dal progetto, conclusosi nel 2019, che mi ha permesso di tornare a Vienna. Tali pubblicazioni hanno anche rappresentato l’inizio di collaborazioni produttive con colleghi di qui ed in Scozia. Sempre in campo scientifico, sono stata coinvolta nella scrittura di lavori di un paio di due dottorandi, in Italia ed in Austria, nella stesura di un progetto per un dottorato in Italia che è stato finanziato e nella preparazione di un articolo dal lavoro di una mia laureanda.  
  • Collaborazione con l’Università di Pavia. Era già iniziata l’anno prima, ma quest’anno si è consolidata, portando a scambi non solo di mere nozioni  scientifiche, ma anche di rapporti umani. Si è rafforzata anche la collaborazione con l'Università di Camerino ed è iniziato un affascinante progetto storico con L'Università di Firenze. Nemmeno ai tempi di Padova avevo così tanti rapporti con altre università italiane! 
  • Festa di compleanno virtuale ed in presenza. Ho raggiunto la tappa importante dei 40 anni. Se la data reale del compleanno è caduta durante il primo lockdown e quindi la festa è stata solo virtuale, ma con delle belle sorprese consegnate a casa, in estate ho potuto recuperare di persona con i colleghi d’ufficio, grazie anche ad un compaesano ristoratore. 
  • Settimana in Trentino e settimana in Burgenland con i miei. Sempre d’estate, ho potuto godere della tradizionale vacanza in montagna in famiglia, tra passeggiate tra i boschi dell’Altipiano e pratica di guida in autostrada. A settembre, poi, siamo andati in camper in Burgenland, ove abbiamo girato in bici fino a stancarci tra colline e vigneti, gustando la cucina locale e scoprendo posti nuovi. 
  • Convegno in Giappone. Se non ci fosse stata la pandemia, quest’anno non ci sarei andata. I fondi non sono sufficienti a coprire i costi di viaggio e soggiorno, non ne sarebbe valsa la pena per un giorno solo di convegno. Invece, data l’impossibilità di prendere un aereo, il convegno si è svolto online ed ho potuto seguirlo, comodamente da casa, in pigiama (causa differenza di fuso orario, si è svolto tra le 1:20 di notte e le 7 del mattino in Europa). 
  • Nuove conoscenze ed incarichi musicali. Facebook può essere utile, se non abusato. Mi ha permesso di conoscere un organista italiano, poi emigrato in Germania, che oltre ad un arricchimento culturale mi ha portato un altro contatto ed un posto ove suonare la domenica, incontrando la Vienna austriaca imperiale pre-multiculturalismo. 
  • L’acquisto di un organo digitale e la ripresa delle lezioni di perfezionamento. Non solo posso dilettarmi ogni giorno, a casa, esercitandomi o anche semplicemente “strimpellando” le musiche eterne di Bach, ma questo regalo mi ha pure permesso di rivedere il mio insegnante senza dover fare ore ed ore di treno. 
  • Ritorno alla geologia strutturale. Non ho abbandonato il tema di ricerca che mi ha portata all’estero, ma quest'anno ho avuto l’opportunità di tornare ad occuparmi di quegli argomenti che mi hanno entusiasmata negli anni di dottorato. Grazie ad un collega ed amico, sono pure andata sul terreno, cosa che non facevo da anni, apprezzando quell’attività che da studente detestavo.
     
Non è stato tutto negativo. Anzi, la pandemia e la crisi ci hanno costretto a spolverare la nostra creatività per trovare delle soluzione alternative. Se da un lato gli assembramenti e le manifestazioni contro le direttive del governo per arginare il contagio mi hanno fatto perdere fiducia nell’essere umano come soggetto pensante, dall’altro l’inventiva nel sostenersi ed affrontare le difficoltà me l’hanno fatta recuperare. Mi auguro che alla fine del 2021 possa fare di nuovo un bilancio tutto sommato positivo. Per il momento, non cancelliamo l'intero 2020, solo quello che preferiamo dimenticare.

Saturday, December 19, 2020

USA vs. Japan

Facebook has reminded me that in 2009, just before Christmas, I went to the USA for the first time to attend an international conference. For a few years after 2013, the beginning of December meant a flight to Japan, also for attending a conference. This year, I attended this traditional conference in Japan without taking a long haul flight, but waking up at 1:20 am and connecting to Zoom still in pajama. Japan and the USA represent the furthermost destinations of my scientific journeys, so far. Two places that are so different from Europe! I've been only trice to the USA, visiting San Francisco (California), Houston (Texas), Santa Fe (New Mexico), Flagstaff and nearby areas (Arizona), and Chicago (well... the airport). I've been six times in Japan, mostly around Tachikawa, Sagamihara, and Tokyo, but also visiting Sapporo and Otaru (Hokkaido). For compensating the lack of travels this year, here is a list of 5+ and the 5- for both countries, according to my opinion and experience. Don't take them too seriously!
 
USA
+ Natural landscapes. No buildings or people for km. From forests to deserts, from canyons to mountains, from rivers to two oceans.
+ Kindness, especially in the South. I don’t mean the hypocritical servility of waiters in restaurants, but the kindness of normal people, when you ask for information. Maybe, it is a rare attitude in large cities like New York, but I’ve never got rude answers, when I asked people where I was.
+ A common language, worldwide known and used. They do their best to understand and help you, even if you are not fluent in English.

+ Proud of their mixed (European) origins. Any US citizen would proudly state his/her 1/4 Italian, 1/4 Irish etc. blood.
+ Gratis drink refill in many restaurants and 24h shops and restaurants. You can live with your own rhythm.


- Cars. Except for large "European-like" cities, you need a car, or you are stuck somewhere along a 6-lane railroad. Even when a public transportation system is present, it is often seen as mean reserved for poor people.
- Most of the people just speak English. Many of them try hard to learn another language, but they easily give up. In Europe, it is normal being able to speak 2 or more foreign languages (well… not everywhere).
- Arrogance, lack of historical culture, racism. This does not apply to all the Americans, of course, many of them fight against these issues in the society. I am always disappointed by the lack of... 3-4000 yrs philosophy, science, music, architecture, literature, etc., compensated by the arrogance of being the best or the first. You can feel that in any conversation. Btw, Europe is going down in education in the last years...
- Social differences and expensive health system. In Europe, most of the inhabitants belong to the middle class, which is almost completely missing in the USA. Poor peoples, mostly Hispanics or Afro-Americans are socially marginalized and seen with suspicion by the rich (mostly white) portion of the society.
- Tax not included in the shown price in shops. In each state, you need a pocket calculator and a table with the different tax rules.

Japan
+ Culture and traditions. Thousands of years of history, literature, painting, architecture, philosophy, etc.
+ Creativity and cleverness in living with a hostile territory (volcanoes, earthquakes, landslides, floods, tsunamis...), leading for technology and safety.
+ Respect towards other people and the creation. This is related to their culture and religion(s).
+ Rail network and generally public transportation. It is more common seeing overcrowded subway trains (with officers with white gloves gently pushing people to let the door be closed) than traffic jams. Tokyo alone has more inhabitants than the whole Austria. Tokyo-Osaka (ca. 500 km) by train takes as long as Vienna-Graz (200 km).
+ Food (for variety and price). What reached Europe is perhaps 10% of what you can get on place, not to mention the difference in taste.


- English knowledge. Japanese is not easy to be learned, especially in writing, but English is not very common, even in large cities. A lady at the Haneda airport, aiming to show the preparation for the Olympics, indicated a new sign of toilets, written in Japanese, Chinese, and Korean (I guess)... very helpful! I don't like using English as a worldwide unique language, but... it makes life much easier to a lot of people.
- The condition of women in the culture. Wait! I don't mean that women are badly treated, but they do have less career opportunities than men. It is part of their mentality. Most of the women quit studying or working as soon as they marry, and unmarried >30 yrs old women are considered weird.
- Strong honor mentality. This is also in their culture. Mistakes are not easily forgiven. A personal failure leads to suicide or rejection from the family.
- The word "no" doesn't exist (or is very rarely used). It became a recurring joke among European colleagues. We learned that "maybe" corresponds to our very rude "no" or "never".
- Left-hand drive. Like in the UK and in a few other places on the world. I didn't drive in Japan, but I did ride a bike. It is confusing. Luckily, traffic lights and bike lines are everywhere, otherwise it would have been quite dangerous. How do they manage to survive in the USA or even worse in (Southern) Europe? In fact, it was hard to find 5- for Japan, excluding the difference in mentality with Europe. I like this country very much!

Monday, December 9, 2019

Impressioni di Brno

Arrivando col treno in una stazioncina secondaria perché la centrale è chiusa per lavori, la prima cosa che si nota sono i palazzoni di cemento stile socialista, come abituata a vedere atterrando a Berlino. Due passi a piedi e ci si trova in un mega centro commerciale, aperto anche la domenica. La celebrazione del consumismo, in netto contrasto con il panorama a Plattenbau. Infine si raggiunge il centro storico, un gioiellino settecentesco che “puzza” di asburgico, come Bratislava. Sullo sfondo la fortezza dello Spielberg, usato come carcere dal XVI secolo e fino alla seconda guerra mondiale, ma per noi Italiani celebre grazie a “Le mie prigioni” di Silvio Pellico. In tutto questo spiccano i cechi, molti giovani, dinamici, un tantino sbadati, ma gentili, creativi, cordiali, che parlano poco l’inglese (e meno ancora il tedesco). Una gita domenicale inondata da un bel sole inaspettato e temperature invernali, tra mercatini di artigianato e cucina locali e negozi aperti pure l’Immacolata (al contrario di Vienna).

Dalla torre del vecchio municipio, sullo sfondo lo Spielberg e casermoni.