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Friday, October 5, 2018

Berlino: non c'è due senza tre

Terza volta a Berlino durante il 2018, ma ogni volta è un'esperienza nuova. Il motivo del mio recente soggiorno era prendere parte all'European Planetary Science Congress (EPSC) 2018, che si è tenuto presso la TU di Berlino.

La TU di Berlino, tra storia e modernità
Impressioni dal convegno
Un miscuglio di sensazioni. Un po' perché c'erano parecchi italiani, tra cui ex-colleghi e vecchie conoscenze, oltre ad una grossa rappresentanza da Padova, la città in cui ho studiato. Un po' perché all'entusiasmo per l'interazione produttiva con astronomi, fisici ed ingegneri su temi comuni si è contrapposta la delusione della chiusura della comunità degli impattologi. Un po' perché ogni convegno rappresenta una fucina di idee che poi si spegne una volta tornati alla realtà quotidiana. Dopo la Humboldt e la FU, mi mancava la TU. Ora posso dire di aver visitato quasi tutte le università di Berlino. L'organizzazione è stata germanicamente efficiente, anche se l'ultimo giorno si sono dimenticati di pulire gli spazi a noi riservati. Il convegno non era affatto economico, ma non abbiamo ricevuto alcun gadget, come invece accade ad altre conferenze. Nemmeno la cena sociale, a buffet, era inclusa nella costosa iscrizione.

Impressioni dal soggiorno
Causa concomitante maratona e fiera, gli hotel economici ove solitamente pernotto avevano prezzi proibitivi, così ho prenotato una stanza tramite airbnb. La stanza prenotata era presso una signora in pensione nel cuore di Mitte, in un tipico Plattenbau di epoca socialista, ma completamente rinnovato, a due passi da Gendarmenmarkt. A parte la deprecabile abitudine della signora di fumare, la permanenza è stata confortevole. Non solo ho trovato una casa arredata in modo molto simile alla mia fino ai minimi dettagli (sono proprio tedesca dentro, come la mia non comune famiglia), ma ho anche goduto di lunghe chiacchierate con la signora, avendo la possibilità di sentire come la pensa un tedesco medio della situazione attuale.

L'edificio in cui soggiornavo. Il primo di tre uguali.
Nonostante la signora sia aperta e curiosa, tanto da ospitare gente da tutto il mondo e da avere amici con origini disparate, inizia a non sopportare i nuovi migranti. Tale cambio di mentalità risulta, a mio parere, dall'efficace propaganda di certi partiti (hanno addirittura distribuito gratuitamente libercoli complottisti), ma anche dall'atteggiamento arrogante ed offensivo di qualche testa calda (alla signora è stato dato della nazista in un supermercato da un mediorientale). Lei auspica un ritorno ai tempi dei Gastarbeiter, non la chiusura delle frontiere, ossia immigrazione controllata e solo della forza lavoro necessaria. Eppure in passato anche i Gastarbeiter furono mal digeriti.

Berlino offre sempre occasione di riflessione storica. Sono passata anche dal Tränenpalast, ripensando a quando la città era divisa. A differenza di Vienna, la storia recente e l'attualità sono onnipresenti. Dunque, arrivederci Berlino, alla prossima occasione di vederci!

Thursday, February 22, 2018

Berlinare

A volte ritornano. Anzi così spesso da coniare un termine apposito. Mi riferisco ai miei viaggi di lavoro a Berlino. Da quando sono espatriata, grazie ad una fruttuosa collaborazione, almeno una volta all'anno mi trovo a trascorrere qualche giorno nella capitale tedesca. La permanenza più breve è stata di un giorno, prendendo il primo volo al mattino da Vienna e ritornando la sera, quella più lunga due settimane. Senza contare le numerose volte in cui sono passata dalla città, pur avendo altra destinazione, tipo Potsdam o Dresda. Lo scorso weekend ci sono tornata per partecipare al simposio in onore del professore con cui ho lavorato che va in pensione. Eccezionalmente non viaggiando da sola come mia consuetudine, bensì con due colleghe: la mia compagna d'ufficio tedesca ed una nostra ex-dottoranda turca.

A dire il vero, non abbiamo propriamente viaggiato assieme. Potendo rimborsarmi il viaggio di lavoro, ho preferito volare con la compagnia di bandiera, mentre loro hanno preso un volo low-cost. All'andata sullo stesso velivolo c'era il nostro capo con la moglie. Al ritorno un attore italo-austriaco che aveva visitato la Berlinale. Il nostro capo è più spesso in tv di tale attore e quindi in teoria più famoso, ma solo la sottoscritta e l'ex direttore del Film Museum di Vienna gli hanno rivolto la parola. Veramente tutti hanno rispettato la privacy dell'attore, nessuno l'ha tormentato per autografi e selfie... come probabilmente sarebbe accaduto nel nostro paese. Divagazione a parte, pur se non per il volo, per il resto del tempo sono sempre stata con le colleghe, dalla stanza d'hotel allo shopping. L'hotel, in cui ero già stata, è a Wedding. Nonostante Wedding non sia affatto il quartiere migliore di Berlino, non mi ci trovo male perché multiculturale, animato e fornito di ogni comodità. Come nelle barzellette, ci siamo ritrovate una turca musulmana, una tedesca luterana ed un'italiana cattolica a Berlino. La convivenza è stata senza problemi, non ci sono aneddoti buffi o curiosi da raccontare, nonostante le differenze di abitudini e di mentalità.

Tempelhof, lato pista, anticata.
ll simposio è stato estremamente interessante, piacevole ed a tratti commovente. Abbiamo conosciuto l'intera storia scientifica del prof. che va in pensione e gli abbiamo augurato una lunga e proficua vita scientifica ove trascorrerà i prossimi anni. Andrà in pensione dalla burocrazia e dalle responsabilità amministrative che il suo posto comportavano, ma non dalla ricerca. Continuerà in Brasile, assieme alla sua compagna. Il simposio ha raccolto tutti i suoi vecchi e recenti amici, i suoi (ex)studenti ed i suoi professori. Essendo la comunità piuttosto limitata ed avendo lavorato lui in USA, Sudafrica ed Europa, era riunito l'80% dei ricercatori sul tema crateri d'impatto, il 99% di quelli che lavorano in Europa. Non c'è da stupirsi, dunque, che l'incontro abbia avuto una grande valenza politica anche per la sottoscritta, che ha potuto (re)incontrare colleghi con cui si portano avanti importanti collaborazioni, editori e revisori di articoli ed autori di articoli che ho valutato, etc. Al solito, ho parlato inglese, tedesco ed italiano (in ordine di frequenza), passando in continuazione dall'una all'altra a seconda dell'interlocutore (o anche con lo stesso). Nonostante ci fossero almeno due connazionali, oltre a parecchi tedeschi che parlano il nostro idioma, non ci siamo isolati come hanno fatto invece i francesi, sedendosi tutti allo stesso tavolo e facendo gruppo chiuso. Una giornata intensa che alla fine ha lasciato impressioni su cui riflettere per giorni e giorni.

Le architetture moderne del Bundestag.
Non è mancata la parte turistica. Berlino è talmente grande e mutevole che c'è sempre qualcosa da vedere. Questa volta mi sono concentrata su Tempelhof, il Bundestag e lo shopping della domenica. Con ordine, Tempelhof. Si tratta del vecchio aeroporto cittadino, attivo dal 1923 al 2008, ora trasformato in un enorme parco. In una giornata fredda e grigia, come tipico a Berlino, vi ci sono andata con la collega turca, tra l'altro raffreddata, poveretta, facendole fare km e km a piedi. Atmosfera magnifica. Architettura degli anni '30, enormi spazi vuoti circondati da dense aree residenziali, gente di ogni età, origine e ceto a trascorrere il tempo camminando, facendo volare aquiloni, correndo, allenandosi sui pattini, etc. Un posto particolare che merita una visita per comprendere meglio l'anima della città. Questo aeroporto ha visto una guerra mondiale, il ponte aereo per salvare Berlino Ovest durante la guerra fredda, la riunificazione della Germania fino alla recente crisi dei rifugiati. Il Bundestag. Grazie ad un'amica e compaesana della collega tedesca che qui lavora abbiamo avuto modo di visitare il complesso di edifici del Bundestag. Architetture moderne geometriche e simboliche perfettamente integrate con quelle storiche restaurate del vecchio edificio del Reichstag. Installazioni artistiche moderne che portano a riflettere. Mi ha fatto una certa impressione visitare il Parlamento tedesco senza mai aver visto Montecitorio (nemmeno da fuori) o quello austriaco (tra l'altro al momento chiuso per lavori di restauro). Infine, lo shopping della domenica. Per puro caso, questa domenica molti negozi erano aperti nel pomeriggio. Effettivamente Berlino costa meno di Vienna, non a caso ho comprato qui parecchi articoli per la casa e di abbigliamento negli anni passati. La ciliegina sulla torta è stata la tradizionale torta col caffè al ristorante sul tetto della Galeria Kaufhof ad Alexanderplatz. Un piccolo lusso alla portata di tutti.

Berlino resta uno zoo in cui ogni sorta di specie convive pacificamente con l'altra. Forse solo a Londra si osserva una fauna simile, con la differenza che Londra è fossilizzata nella sua storia gloriosa (come Vienna) mentre Berlino ha dovuto ingoiare più volte lacrime amare per poi rinascere guardando avanti. Berlino non è bella, solo alcuni palazzi meritano la definizione di belli, non so se sopravvissuti ai bombardamenti o interamente ricostruiti (come stanno facendo ora col castello prussiano). Non è nemmeno una brutta città industriale con le periferie raffazzonate negli anni '50 come Glasgow. Nonostante le diverse stratificazioni, la massiccia ricostruzione nel dopoguerra ed i 40 anni di regime socialista, Berlino non ha nemmeno quell'accozzaglia di edifici brutti e sporchi che soffocano delle vere perle come a Bruxelles. Insomma, Berlino ha una sua anima che non si può ritrovare altrove. Non a tutti piace, merita comunque una visita.

Saturday, June 17, 2017

Berlin and Italian scientists abroad

It is written. At least once a year, I must go to Berlin. Doesn't matter where I am, Vienna or Brussels, Berlin waits for me. The reason of the journey might be different: a conference, a cooperation, some instrumental analyses, a job interview, a class, etc. Sometimes the final destination was Potsdam, not Berlin, once it was Dresden, but I flew anyway to Tegel. This year I went to Berlin for giving a talk at the Natural History Museum. It was the fourth time in such an event. As the day after my talk was a holiday in Austria (Corpus Domini), but not in the Lutheran part of Germany, I decided to stay one day longer in Berlin, just to enjoy the city.

500 yrs after the Reformation
I do like Berlin. There are many features that make this city unique. Such as the smell of railway in the underground stations, the kindness of the local people, the feeling of continuous activity in a place that seems never to sleep, the quietness of the house blocks, the abundant gardens, the signs of the recent history, etc. Nevertheless, for the first time I felt happy to go back to Vienna after this short visit, saying to myself "finally at home". Berlin has been my dream place for years, but now I'm happy where I am. I don't wish to change. It means that I love to go to Berlin, but I don't blame the destiny for not having gotten a job there. It was not written, probably. I felt "Austrian" during my stay because people had fun of me due to my accent (thanks Vienna! very likely also the grammar mistakes in German have contributed to this impression) and because during the mass I recognised some Austrian church songs. By the way, even though the songs where austrian and 100% catholic, the speech sounded quite lutheran. It's Berlin. Like the well developed public transit network: mostly trams in the former eastern part of the city and mostly underground in the former western part.

Berlin wall memorial.
Italians everywhere! Also in our institute, in Vienna, the Italian community of post-docs is growing. In this case, people from Padova everywhere, or better, in Berlin. Some years ago, I met here a schoolmate of the time of the university, a paleontologist, who was forced to leave Italy with his wife to stay in science. Now he works in Switzerland. But his presence has been "replaced" by an astrophysicist from Padova, a girl who did her PhD in cooperation with a professor of mine and who also was used to play the organ in the church. I was happy to meet her in Berlin, to spend some time with a friend, to talk again about the typical parish life in Padova, and to meet also her mother. On the other hand, I was sad realising that she had to leave Italy, too. She's brilliant, she won a Marie Curie grant.  Italy doesn't change. Italy spends a lot of money to train good scientists and then lets them leaving, bringing European money to other nations, increasing the publication rate of foreigner institutes, being exploited for what they can offer. This is the point. We cannot go back, but we have a few chances to stay where we are. When a permanent position is available, a local is preferentially hired, perhaps someone who has spent years abroad, for a better training. Hiring someone with another nationality is too demanding in terms of bureaucracy, language, and mentality. We are trapped. Like behind an ideal wall, we cannot stay, we cannot go back. We can just live the instant.

Saturday, August 13, 2016

Berlin reloaded

Going again to Berlin from Vienna. Like the "old good time". It's for attending an international conference that I tried to avoid until the last minute. Why? Because the chosen logo closely recalls a nighmare I had as a child, with a meteorite hitting Berlin. Because the expenses are not covered by any grant, so except for the registration fee, reimbursed from Brussels, the costs for journey and accommodation are on me. Because I don't like much this conference, where I shall have to smile to colleagues who in the past have sent nasty personal comments, to envy competitors, to old professors who 'did this stuff already forty years ago' or 'this is bullshit, you understand nothing of the subject', and where public relations and politics are often more important than science. There is also good science, but mixed with hypocrisy. I'm not very good at that. I'm too honest, not to say what I think. Luckily this is going to happen in Berlin, a city I love (in a different way from Vienna, as always said) and I'm looking forward to meeting the local organising group, the international-Belgian team I've just left, some of the old colleagues from Padova, former and new colleagues met in Austria (almost none of them is Austrian, though) and a few outstanding scientists, whom I feel honoured to talk with.

The metro to the conference venue
Weekend
The arrival has been adventurous as always, with my flight being delayed, initially one hour for late arrival of the aircraft and then one further hour due to a storm over the airport. Luckily the guy at the ho(s)tel waited for me. The guest house where I stayed, a very cheap one in Wedding with (gender separated) shared bathroom, is rather old, simple and essential, overall quite clean. The only thing I didn’t like was the noisy and dirty neighbourhood. OK, it’s Wedding, but the double windows (not double glazing) could not stop the noise from the night clubs or the road. However, even going for food in a turkish place after 10 pm, despite being the only woman around, was pretty safe. It's Germany.

The reason for my arrival on Friday night is a 2-days workshop organised over the weekend. The conference venue is the Henry-Ford-Bau, a beautiful building in a nice area, but that requires 45-50' journey to be reached from where I stayed. The workshop has been overall interesting parts, with insightful comments and feedbacks, even though some 'political' scary moments occurred. The food and the drinks for the coffee breaks and the poster session were delicious and overall the people I talked with very pleasant. 

After the Sunday morning session, I even managed to attend a kind of organ concert, as told here. In the afternoon, I was joined by most of the Belgian team, which I already miss a lot, and we moved to another hotel in the heart of Friedrichshain. We went together to the icebreaker party in the Museum für Naturkunde, enjoying the exhibition, meeting old friends from Padova, Camerino, Vienna, Berlin, Freiburg, Sweden, USA, etc., tasting surprisingly good cucumber ice cream, and generally mixing talks about science with gossips and rumours.

The week
I won’t tell here the good and the bad science I’ve heard. Nor I’ll tell about new ideas and projects, turns of mind, political games and fairness, heavy criticisms and insightful suggestions. It was the usual old MetSoc, a conference that I don’t like much but that I cannot avoid to attend. Not only it is important for my current research, but it is also fundamental to build that network that might help to get the next job position. Every year it is held in a different city, two years ago it was in Casablanca (never more to Morocco!), next year it will be in Santa Fe, then in Moscow (really?), Sopporo, etc. Who knows how many other MetSoc I will attend! As long as I stay in the field and I have money for the registration and the journey…

The guy who invented the microscope
On Wednesday, I didn’t join for the award ceremony, as well as for the city tour. I decided to go to shopping instead, together with a couple of old mates known during the university years. In the evening, we had the banquet. The location was amazing (Wasserwerk), the food was delicious, but the disco music towards the end was too loud. I was literally shocked by seeing old professors making a fool of themselves. Luckily not those I like the most. A Belgian colleague was tired as well and shortly before midnight we headed to our hotel.

Back to science, I must admit that twice I felt acknowledged: when what I presented at the MetSoc in 2012 and wasn’t believed has been mentioned and cited and when at the break after my talk (not my best work ever, I know) I received positive feedbacks, great suggestions to improve, and expression of  interest, even though it looked ignored just after the presentation. I shouldn’t give up.

Goodbye Berlin
Again. I cannot remember how many times I had to say 'goodbye' to friends and colleagues, and most of all to this city. It’s difficult to describe Berlin. Even though I saw it a bit more dirty and international than previously, I still cannot avoid to be deeply in love with it. The journey back to Vienna has been perfect. Super connections with three different public transportations to the airport, light rain at the departure, arrival largely in advance, and fast drive to my place with a taxi. A bit of luxury that makes me feeling professional. The very next step is to achieve all the good plans I had during the conference. Let's begin posting this report.


Sunday, December 21, 2014

Berlino mordi e fuggi

Pensavo di godermi due settimane di riposo a Bxl prima di prendere un altro aereo per tornare dai miei per le feste, invece, inaspettatamente, ho dovuto volare a Berlino. Andare a Berlino è sempre un piacere. L’occasione è stata particolarmente interessante perché selezionata per un colloquio di lavoro. Comunque vada, imparerò molto da questa esperienza.

Tuttavia arrivare a Berlino è stata un’avventura. Causa sciopero nazionale ho dovuto anticipare il volo alla domenica. Il venerdì precedente mi comunicano che il mio volo è stato cancellato e devo richiamare per trovare una soluzione. Alla fine ho volato 2h prima del previsto, praticamente correndo dalla chiesa tedesca ove ho suonato fino all’aeroporto. L’aereo è partito in ritardo perché un passeggero non si è presentato ed hanno dovuto scaricarne il bagaglio. All’arrivo a Tegel si è manifestato un problema con la porta per cui hanno spostato il velivolo di pochi cm per 3 volte prima di riuscire a farci sbarcare. Mi domando se non siano tutti segnali da parte del Belgio che voglia trattenermi. Se così fosse… basterebbe approvare una richiesta fondi e non me ne andrei di sicuro. Ma forse si tratta di mera inefficienza o della solita “fortuna” nei viaggi.

Lunedì 15, mentre il Belgio intero era bloccato da uno sciopero nazionale, la sottoscritta era bellamente a Berlino. A lavorare in una fredda stanza d’albergo con vista sui tetti della città, con un cielo plumbeo a far da sfondo e con un delizioso falafel nello stomaco. Ad un certo punto non ho retto più il silenzio che mi circondava (come in Giappone, sola e senza segni di vita dal resto del mondo che non siano tramite rete) ed ho messo un po’ di musica. Beethoven. La scelta migliore per la tempesta di sentimenti contrastanti che mi agitavano.

Il giorno dopo, dopo l’istruttivo colloquio ed una altrettanto interessante chiacchierata con un collega, mi sono concessa una breve passeggiata per mercatini di Natale. Ormai ne fanno anche a Bxl, ma l’atmosfera magica dei paesi germanofoni è unica. Ad Alexanderplatz c’era persino un’enorme torre dell’Erzgebirge. Di fronte al Rotes Rathaus ho trovato un signore in uniforme da soldato prussiano che cantava vecchie canzoni accompagnandosi con un organetto. L’odore di spezie di Glühwein e Punsch, misto al profumo di freddo (minacciava neve), inebriava anche senza bere una delle decine di varianti di queste bevande alcoliche. Merletti di Plauen (città natale di Karl Richter, la persona che mi ha fatto innamorare dell’organo a canne e di Bach), cuori di pasta di sale bavaresi, mini-torri dell’Erzgebirge, decorazioni ad uncinetto fatte a mano, presepi di legno, etc. Non inizio nemmeno la lista del cibo. C’era da perdersi!


Berlino era piena di turisti. In centro si sentivano molte lingue, quasi come a Bxl, ma mi ha sorpreso la quantità di giovani italiani. Erano turisti o migranti del lavoro? In questi ultimi anni ogni posto in cui sono stata ho assistito ad una vera e propria emigrazione di massa dal Bel Paese. A Natale non sarò l’unica a prendere un aereo o un treno verso sud, per ricongiungermi alla famiglia per le feste. Nonostante la gioia per il fatto di non essere sola in questa esperienza, non posso esimermi da un senso di preoccupata tristezza per la necessità che abbiamo di lasciare l’Italia e per la quasi impossibilità di farvi ritorno per trovarvi lavoro.

P.S. Nonostante una buona presentazione, un altro candidato è stato scelto per il posto a Berlino. Amen. Si continua a provare. 

Thursday, October 30, 2014

West to East: Berlin reloaded

Again in Potsdam and Berlin (see the last time). Honestly I didn’t believe it could be possible, but then… a course about a complex analytical technique was organised and I got funded by the science foundation of Flanders, so... let's go to Germany and meet again some friends there!

Day 1: the molecule of happiness
At the beginning everything went wrong. My flight was delayed of about one hour and a national strike of railway drivers in Germany led to the cancellation of the S-Bahn connecting Berlin with Potsdam. This made my journey from Brussels to Berlin incredibly long. Nevertheless, enjoyable. First  the guy sitting next to me on the plane started talking and we had an interesting conversation about science, medicine and the future of humanity. Then, while waiting the bus in Spandau (as alternative to the S-Bahn), I met a kind lady, who was also going to Potsdam and who had just arrived from some vacations in Sardinia, and J., a former colleague. The journey seems shorter chatting in (my worsened) German and English. Just after arriving in a dark (because of the early sunset and the poor street light) Potsdam, two girls stopped their car just to help us finding the way to our respective hotels.

Actually I’m staying in a “pension” and I have a small apartment. Following the hints given in the morning phone call, I could find the key of my room. What a lovely place! An old building that probably has seen J.S. Bach when I met the king here, with internal design recalling a mountain hut. My cosy room is furnished with a small kitchen and the necessary for cooking, two beds, a table with chairs, a tv, and one of the smallest bathrooms I’ve ever seen. For dinner, as expected, I found a kebab place just at the corner and I had a tasty borek with spinach and cheese.

Final thought: as soon as I crossed the border, my negativity disappeared and nothing could annoy me. I was smiling all the time. I wonder if Germans have invented a secret molecule for happiness. No, many locals do not look happy at all. So… it’s just me.

Day 2: a providential bike
For breakfast I went to a supposed viennese bakery. I love the atmosphere of these places where you can take tea (and different infusions) or coffee (different sorts) and delicious sweets. It took a while to realise that I’m in Germany and none would probably understand words such as Krapfen, Marillen and Melange.

The course is held at the GeoForschungsZentrum, my dream place. It is a research center located on the top of a hill, surrounded by a thick forest, far from any distraction. Going from a building to another requires walking in tracks buried by leaves in autumn, hearing no noise except that of your steps and of your thoughts. In addition, the center is full of fancy analytical instruments, operated by some of the most brilliant brains in the country (not only Germans). What a beautiful place for doing research! The teacher is American but since 15 years lives in Germany. The colleagues are mostly students, many of them coming from the universities of Potsdam and Berlin, but there are also other foreigners like me, including a Bulgarian, a Polish, a Japanese, two Chinese, an Italian and… a “Belgian” (myself, at least officially from Belgium, although clearly Italian).

At lunchtime I had to run back to the pension for the finalising the registration and the payment. To be back on the Telegrafenberg (BERG! It means running uphill) on time I would have needed a bike… Well, the owner of the pension was kind enough to rent a nice bike for free! Too nice!

Day 3: meeting Padova in Potsdam
I always wake up early in the morning and I like hearing noises from the street, suggesting that I’m not the only one who begins the day early. Unfortunately this doesn’t happen in Belgium. Supermarkets that here open at 7 in Brussels do not open before 8:30, when they are not on strike.

In the afternoon, after the lecture, I went to say hello to the microprobe operator, who has conserved some of my samples. Samples that I'm investigating since my PhD in Padova. For dinner, S1 and S2, two former colleagues from the University of Padova and who have been working in Berlin, came to Potsdam for meeting me and J., who S1 had met in a previous workshop. S1 suggested a cute kind of pub (better, a kneipe for young people), where we had german beers and dinner at the german time (that means my usual time), while chatting about our temporary careers abroad. What a great evening!

Day 4 and 5: If I only didn’t screw up an interview.
A couple of years ago I had the opportunity to be interviewed for a job position at the GFZ. A post-doc, not a permanent position, but for 6 yrs. That was my first time here and I had no confidence in myself. I screwed up the interview, realising that I wasn't good enough for a place, where also Einstein had worked. Today I went to say hallo to the kind colleague who helped me the day of the interview. While I got a temporary position in Brussels and changed completely my research topic, going even further away from tectonics, he got a permanent position, has married and got a baby. Anyway, he waited 8 years after his PhD for having a stable situation. Well, I don’t complain for still being temporary, it will last even longer for me because I’m a foreigner wherever I go, but if I must wait too long for having a family… it might be too late for having children then. Advantages of being woman.

Day 6: exam.
Funny feeling: going back to the school time (ehm, more than 10 yrs ago) when I did my last exam. We had 90 minutes for answering not trivial questions about the machine. Things that perhaps even some operators cannot correctly calculate, but other questions were more basic. However, this test brought me back to my first feeling at the GFZ: intimidated by the smart people working here and by the many things I don’t know but at the same time curious and enthusiastic for the research facilities that are available.

Day 7 and 8: Bach in Berlin.
Wedding. That’s not a marriage, but the name of a district in Berlin now included in Mitte (Centre) where I’m staying since early afternoon. This is one of the poorest areas of Berlin, once cut in two by the wall. I’m in the former western side, in a Youth hostel probably of the 60s. Not bad, I must say. The streets in the district are named after belgian cities… uhm, not a good sign. Nevertheless, although highly multiracial, this is still Berlin, Germany, with clean streets, bike lanes and overall respect for the rules.

The reason for extending my stay in Germany was science… but also music. As previously (4 years ago), I was lucky enough to catch a Cantata by J.S. Bach performed at the Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis-Kirche during the Lutheran service. My opinions about the performance are here. For dinner I met a former colleague from Padova and his wife, who moved to Berlin one year ago for a (temporary, again!) job in science. We ended up in a fancy italian restaurant in the posh district, as common in Berlin as in Brussels, but we paid half price than in the capital of Europe.

Sunday morning, at breakfast, I've realised that many guests of the hostel are much older than me! Obviously, Germans or from Northern Europe. After working a bit in the room that recalls a cell in a prison (better, monastery?) or  hospital, I went for history: an exhibition about the 25th anniversary of the Mauerfall and the Museum of German History. I met again my friends and we had a wonderful hot chocolate in the centre, next to the Konzerthaus. I didn't know this part of Berlin, it recalls Vienna, but honestly I still prefer the old version of Alexander Platz. I cannot believe that after demolishing the Palast der Republik they are building again the Prussian Castle. As said for Potsdam: the old buildings are modern and the new things are ancient.

Day 9 and 10: at the Museum für Naturkunde.
Finally at the MfN! The last time I’ve been here was probably more than two yrs ago. I had a good day of measurements and conversations about science. I shortly went back to the Museum the day after for a meeting with a professor who is a kind of good uncle for all of us young scientists and a wise and expert scientist. We talked about many things, possible projects, life of the museum, etc. but at the end I considered for a while what will I do next. I can invest my resources for teaching and writing proposals for an academic career (in Germany as I dream but also everywhere else), I can continue looking for post-docs, with less responsibilities but more time for pure research, or I can try to work in the curation of geological samples that is what I’m learning in Brussels and that attracts me because provides the opportunity to do some research but without the academic pressure. Honestly, I don’t know. I like all these possibilities. The least appealing is the continuous postdoc migration. I wouldn't move again to another country for a 2-3 yrs contract, having to learn the basic of a new language and the local bureaucracy. We’ll see.

As reward for these heavy thoughts and for the day of measurements, I went for shopping and I found the jacket I was looking for. I’m afraid that the leaders of the Socialist Party in the former GDR wouldn't appreciate the capitalistic evolution of Alexanderplatz, though.

Day 11: “When an Italian doesn't know something, he teaches it”
I was offered to give a talk in the traditional seminars series but this time I couldn't recycle something already presented because most of the people from the museum had already heard it at the last conference in Casablanca. Therefore, I decided to put together some slides about a past project and a new one, both with a crazy and doubtful interpretation. I didn't expect many people attending the talk, but instead there was a big crowd for this kind of event and many students. The following discussion was extremely interesting, as always, and continued in the afternoon, with new ideas, projects, explanations, etc. A real exchange of science as I like. Let’s hope to have such an opportunity again, in Berlin or even in Brussels.

Day 12: back to Brussels

It’s time to pack my stuff, with a suitcase much heavier than when I arrived, flying back to Belgium. I’ll miss Berlin. I love this place, I love its intrinsic sadness and its beauty. Anyway, it’s really time to go back. I cannot say I miss Brussels but I miss my colleagues and my work (I have already an appointment this afternoon). Furthermore… I'm leaving again in less than a week!

Saturday, August 2, 2014

Pace al kebab

Quell’informe rotolo di carne, talvolta di dubbia provenienza talvolta autentico e saporito agnello è stato testimone di molte microstorie di emigrazione e rispetto, indipendentemente dal fatto che me ne sia cibata o meno (preferisco di gran lunga i falafel, polpette di ceci). Il primo contatto è avvenuto a Padova, grazie ad un collega scevro da pregiudizi, ora pendolare tra i Paesi Bassi e l’Italia per conciliare lavoro (un miraggio nel nostro Paese) e famiglia.

versione berlinese del döner
Vienna ha subito numerosi tentativi di conquista da parte dei Turchi, tutti fallimentari finché han tentato con le armi e gli assedi, ma l’ultimo, pacifico, è andato a buon fine. Gli anni in questa città sono stati fedelmente accompagnati dagli odori e dai sapori dei baracchini che vendevano pizza (?) e panini con kebab alle stazioni della metro, aperti fino a mezzanotte, dei ristoranti turchi, dei panifici e dei colorati mercati. I venditori di strada più di qualche volta hanno salvato il mio pranzo (come un 8 dicembre costretta in laboratorio, quando pure il supermercato aperto la domenica era chiuso) o la mia cena (quando tornavo tardi col treno o l’aereo da un weekend a casa). Il ristorante turco dalle parti del Brunnenmarkt ha visto feste di dottorato, compleanno, l’iniziazione alla cucina turca dei miei genitori (prima scettici, poi entusiasti), gli sfoghi con un colleghi ed ospiti di passaggio, etc. A Vienna ho scoperto il börek, un rotolo di pasta fillo ripieno di varie prelibatezza, il mio preferito con formaggio di capra e spinaci. Un’amica di origine albanese mi portò nel paradiso del börek, dalle parti di Thaliastraße, per uno degli ultimi pranzi da residente in città. L’episodio più rilevante è, però, la serata trascorsa con una collega tedesca in un posticino vicino all’uni. Si era messa in testa che prima della Quaresima dovessi far provvista di carne e così mangiando e bevendo birra (tranquilli! senza esagerare, una a testa) abbiamo fatto l’una chiacchierando in un misto tra inglese e tedesco. Mi confidò la sua travagliata storia e parlammo di tutto. A dispetto della presunta freddezza dei tedeschi, effettivamente rigidi sul lavoro (manco una battuta o un sorriso!), basta poco per scalfire la loro corazza ed essere testimoni di gesti di tenerezza e spontaneità uniche. Talvolta talmente ingenui e genuini da commuovere.

Berlino è in qualche modo il luogo di nascita del döner e finora resta il posto ove abbia assaporato le versioni migliori anche di "falafel im Brot". Più di una volta mi sono trovata ad atterrare dopo le 22, quando le cucine dei ristoranti locali sono chiuse, e quindi dover ricorrere al “kebabbaro” pur di mettere qualcosa di caldo nello stomaco, ma nella tranquillità della mia stanza in pensione. Una volta mi sono cimentata nel tentativo di spiegare ad un venditore che in Italia “cippole” e “cipolle” sono cose diverse. Nel suo menu c’era la pizza “tonno e cippole” e non ho potuto fare a meno di contestare l’errore. Con scarso successo, però. Colpa del mio e del suo limitato tedesco, finché non è intervenuto un signore dell’ex-Jugoslavia a far da interprete, con risultati davvero comici. Il turco non si fidava della mia autorevolezza, acquisita per nascita, in tema di lingua e prodotti italiani. Lo stesso venditore, in un’altra occasione, per farsi perdonare un errore di comprensione di un ordine, al momento di pagare regalò una birra a testa a me e ad un’altra collega patavina espatriata per ricerca. 

Brussel/Bruxelles è piena di ristorantini da ogni parte del mondo, ma mancano i baracchini di kebab agli incroci. Almeno così credevo vedendo le insegne dei vari paradisi del kebab attorno alla Grand Place, ove sembrano concentrarsi i posti attira-turisti. Grazie ad un collega bulgaro ho trovato un panificio che fa l’equivalente del börek (non ho ancora imparato il nome locale), piatto che sembra molto diffuso nell’area balcanica. Qualche sera fa ho avuto l’ispirazione di cenare con falafel con una compaesana (veneta) da lungo tempo in questa città, lasciando a lei la scelta del locale. Ho scoperto che dalle parti di La Chasse/De Jacht c’è una miriade di kebabbari, che per questione di marketing hanno adattato la ricetta originale accompagnando ogni piatto con una porzione di patatine fritte. È stata l’occasione per una bella serata, tra falafel dürüm, patatine e chiacchiere sulla comune vita passata nella zona d’origine ma anche imparando alcuni fatti interessanti sul Belgio, cose che solo chi vive sul posto veramente (quindi escludo tutti gli burocrati)  può conoscere.

L’aspetto peculiare di questi posti ove si vende il kebab non sta tanto nel prodotto in sé (come detto, preferisco altre pietanze), ma nell’atmosfera rilassata che vi si respira. Resto sempre colpita dall’ordine e dalla pulizia in luoghi che mi aspetterei sporchi e caotici. Sicuramente spesso l’igiene non sarà il massimo, ma avete mai visto le cucine di certi ristoranti apparentemente chic e molto costosi? Non ci sono camerieri che scocciano ogni 5 minuti per offrire qualcosa d’altro o  per richiedere la mancia. Gli avventori sono quanto di più variegato possa esistere, dal signore in giacca e cravatta che prende un pranzo al volo al “barbone” che cerca un pasto economico. Nessuno viene cacciato o deriso o criticato. Questa è forse un’idealizzazione, la realtà talvolta è decisamente diversa, ma non può essere un caso che abbia sempre trascorso piacevoli momenti d’internazionalità in questi posti odorosi di spezie ed accompagnati dal sottofondo di chiacchiere in lingue diverse. In qualche modo, il kebab ha unito l’Europa (centrale) tanto quanto la TV ha unito l’Italia.

Saturday, January 26, 2013

Wer dich erst kennt, Berlin, der sagt dir nie adieu


al centro di ricerca di Potsdam
Nuovamente a Berlino! Ma come? Non avevo detto addio a questa città, bellamente ignorando il verso di una vecchia canzone (attenzione! il resto del testo è un pizzico nazionalista) citato qui sopra? Sì, pensavo davvero di non avere più possibilità di rimetterci piede, invece inaspettata è arrivata l'opportunità di non solo tornare a Berlino ma addirittura di varcare nuovamente il cancello del GFZ di Potsdam! Una breve spiegazione è d'obbligo. Per un progetto secondario cui sto lavorando con un altro professore di Vienna, si è reso necessario fare delle analisi che, tramite suoi contatti, potevamo avere gratuitamente a Potsdam. Non sapendo se il viaggio mi potesse essere rimborsato o meno, sono stata ospite da una collega ed ho optato per una combinazioni di voli Lufthansa molto economica ma che mi obbligava a rimanere un giorno in più. Per puro caso, il giorno stesso della partenza, il prof. del NKM saputo del mio viaggio mi ha invitato a fargli visita per discutere di persona di un articolo di cui è editore. Così è stato, per tre deliziosi giorni di scienza e di vita.

A parte il ritardo del volo di andata causa bufera di neve a Tegel, tutto è stato perfetto! Non voglio fare qui una cronaca delle mie attività, quanto semmai riportare la mia felice impressione, per cui prendere un treno alle 7 di mattina assieme ad altre centinaia di persone, salire a piedi in mezzo alla neve una collina per raggiungere l'isolato centro di ricerca, trascorrere due giorni in una stanza rumorosa e fredda davanti a tre monitor, trascorrere più tempo in viaggio o in attesa al freddo che lavorando non era un sacrificio! 
una delle sole 4 fermate della U4, tra le più antiche della citt
Probabilmente è dipeso dal mio atteggiamento estremamente positivo verso la situazione, per cui mi sono sentita in ogni momento felice, rilassata e produttiva (grazie anche alla simpatia e professionalità degli scienziati con cui ho lavorato). C'è stata pure una miriade di episodi piacevoli: dal fortuito trasloco degli altri coinquilini per cui avevamo un bellissimo appartamento in un grazioso quartiere berlinese risparmiato dalle bombe tutto per noi alle gentile signora della Kneipe che ci ha narrato tutto il suo amore per l'Italia, dal bambino in età prescolare sulla metro con la mamma che non faceva nemmeno cadere una briciola a terra da quant'era educato al panificio ove abbiamo sorriso alla differenza tra Topfen (austriaco) e Quark (tedesco, simile alla nostra ricotta, ma non lo ammetteranno mai!) e per il mio buffo tedesco meridionale, dalla festosa accoglienza delle conoscenze al Museo (un tedesco che ti bacia e ti abbraccia è strano!) agli imprevedibili re-incontri a Potsdam.

Non c'è niente da fare, IO AMO BERLINO! Vienna è bella ma non è così. Non ti fa sentire accolta nemmeno dopo una vita che ti ci sei trasferito, mentre chiunque passi qualche anno a Berlino già si proclama berlinese. Vienna attrae per i palazzi, i monumenti, i parchi, Berlino per la gente, la memoria storica e la vita quotidiana. Non sono l'unica a riconoscerlo. Purtroppo il sogno di trasferirsi lassù resterà tale. Pazienza, mi accontenterò ogni tanto di rinfrescare il sogno con qualche ricordo positivo in più!  

Tuesday, November 29, 2011

11 ore a Berlino


Viaggio lampo, di lavoro, con partenza prima dell'alba, per la prima volta in taxi fino all'aeroporto, e ritorno ben dopo il tramonto, per un totale di 17h fuori casa di cui 11 effettive sul suolo tedesco. Non voglio soffermarmi sullo scopo professionale del viaggio quanto sulle sensazioni che questo ha suscitato.

Che adori Berlino non è un mistero e mi è dispiaciuto non aver avuto il tempo per passeggiare per la città, ho visto solo l'aeroporto, il museo, la mensa e la metro. Mi aspettavo la pioggia ed invece c'era il sole. Che bello sentirsi capiti nonostante il mio tedesco... e trovare persone che fanno battute, scambiano una parola, dai negozi ai mezzi di trasporto. Per non parlare di due tipi in aeroporto che per sondaggio o promozione mi hanno fermata sia all'andata sia al ritorno chiedendomi se vivessi o abitassi (non vedo la differenza) in Germania. Mi ha trovata impreparata il dottorando di Berlino che mi ha salutato con un abbraccio alla partenza, avrà imparato dal suo prof. ma ultimamente i tedeschi mi sorprendono. Il ritorno ritardato da una fitta nebbia sull'aeroporto di Vienna mi ha fatto sentire ancora di più l'idea di "casa" (una sera così a Venezia ed avrebbero deviato tutti i voli chissà dove). Alla sera ero quasi triste e commossa dal dover lasciare nuovamente questa città, potendo solo sognare di trasferirmi qui un giorno.

due foto scattate a Tegel con il cellulare
Tutt'altra serie di impressioni, invece, mi sono state lasciate dal viaggio in sé: mi sono sentita un membro di una compagnia importante o una manager. Sensazione cui hanno contribuito il viaggio in giornata, la partenza in taxi ed il viaggiare con pochissimi bagagli tra cui l'immancabile portatile. Mi sono domandata se potessi mai fare un lavoro che mi richieda di viaggiare così ogni settimana, la risposta è probabilmente no. Mi piace respirare l'aria dei posti in cui vado, all'alba quando mi sveglio, la sera cenando in qualche posto caratteristico, osservando la gente durante la vita quotidiana, mescolandosi e mimetizzandosi tra loro. Mi piace tornare la sera in un posto che sento mio, anche se solamente per qualche notte, chiudere la porta e ritrovarmi con i miei pensieri e le mie sensazioni, programmando la giornata successiva. Mi piace imparare progressivamente a muovermi per le città senza dover consultare la mappa ed elaborare percorsi alternativi. 

Mi piace conoscere i posti in cui mi trovo e questo tipo di viaggi non lo permette. Decisamente  non potrei mai lavorare a questi livelli!

Saturday, October 1, 2011

German Tour 2

VII giorno: re-incontri
Mi sono svegliata di buon mattino per… lavorare. Si prospetta una cosa lunga e pensare al boss mi fa venire il malumore. In ogni caso dovevo attendere le 8 per la colazione. Purtroppo il ristorante è chiuso la sera nei prossimi giorni causa week-end e festa nazionale. Peccato! Mi sarebbe piaciuto gustare nuovamente carne di cervo con i frutti di bosco. (Sorry, per i vegetariani).
lo storico ed il nuovo che si specchiano nel vecchio (DDR)
Alle 10 ero in città per incontrare Roman, un ex-dottorando di Vienna, il terzo a mollare per un lavoro degno di tale nome, e la sua ragazza Kathi. Hanno studiato entrambi a Freiberg ed ora lavorano tutti e due a Magdeburg. Sono stata molto felice di rivederli, sono davvero delle care persone.  Mi hanno fatto da guida nella città, raccontandomi anche com'era prima dei restauri post-riunificazione. A differenza di Berlino, qui hanno salvato il "palazzo della cultura", ultimo segno dei 40 anni di DDR. Non è giusto cancellare tutto! La città "barocca", con i suoi castelli e chiese è molto bella, forse pure troppo ricca nelle decorazioni e stucchi, si capisce la fama di cui ha goduto per secoli, ma sembra finta perché nuova. In ogni caso la città mi è piaciuta perché non è "perfetta" e fossilizzata in un'epoca felice come Vienna, si vedono ancora le "crepe" di secoli di storia. Gli incendi, i bombardamenti ed i regimi hanno lasciato dei segni che è giusto ricordare, pur guardando al futuro. Non mi piace, però, come sia stata trasformata in una meta turistica (anche se forse a causa dei 15 gg. di vacanze scolastiche la stragrande maggioranza di turisti è tedesca) e non mi piace come la via commerciale (Pragerstrasse) sia standardizzata ed americanizzata come in tutte le città del mondo, ma per il resto ho adorato tutto, dal carillon nello Zwinger alle grandi barche a ruota (vere!!!) sull'Elba.

Nel pomeriggio abbiamo assistito assieme al Vespro nell'Hofkirche, anticamente cappella del castello dell'elettore di Sassonia, cattolico in una terra protestante, ora cattedrale cattolica. C'è un Silbermann pure qui e l'abbiamo sentito bene, nonostante i Vespri solenni fossero per celebrare i 30 anni del coro della cattedrale, per questo lo racconto nell'altro blog.

VIII giorno: Bach! 
Dopo una riposante lunga notte di sonno (ma quanto si dorme bene in questo posto!) ed una lauta colazione, sono andata in città per assistere al culto luterano nella Frauenkirche con tanto di cantata di Bach. Per la parte musicale rimando all'altro blog. Sono arrivata mezz'ora prima e c'era già la piazza invasa dalla gente in coda, per fortuna pochi minuti dopo hanno aperto le porte ed ho trovato un discreto posto nel I ordine di balconata. Questa chiesa sembra più un teatro che un luogo di culto! La platea sotto, 3-4 ordine di palchi sopra un piano finestrato, la cupola che raccoglie e diffonde il suono, l'ambone rialzato e rivolto verso i fedeli, l'altare che sembra un palco ed infine l'organo che con la sua cassa diventa parte integrante dell'abside. 

La storia di questa chiesa è come quella della Fenice, più volte risorta dalle proprie ceneri, l'ultima volta, però, ci ha messo un po' di più… ben 40 anni! Se dall'esterno è significativo il contrasto tra le pietre annerite originali e quelle bianche nuove, all'interno il barocco sa di finto, troppo nuovo, il bianco ed i colori pastello non sono nemmeno un po' affumicati dalle candele, il legno dei banchi ancora odora di pialla. Questo sapore di nuovo e finto accompagna tutto il centro storico, con i palazzi barocchi ricostruiti 5-6 anni fa. Se la DDR ha cercato di cancellare il ricordo del Reich pure cambiando i nomi delle strade, ora stanno cercando di cancellare quei 40 anni di regime, che però fanno parte della storia della Germania e qui in qualche modo le due anime a sprazzi riescono ancora a convivere.
Pranzo turco e poi di nuovo a lavorare. Non ho ancora pagato la pensione, ma oggi è domenica e non c'è nessuno, domani vado via presto, e non capisco bene quando parlano (ma che accento hanno in Sassonia?).

IX giorno: festa della riunificazione! 
Avevo capito giusto, dalle 6.30 c'era la signora ad aspettarmi per pagare. Non avendo fatto l'ultima colazione ho pure risparmiato €10. Non volevo crederci! Pensavo che il prezzo fosse fisso, avendo prenotato con un'offerta di booking.com. Bene! Un posto in cui tornare! Alla fine mi sono trovata in stazione con largo anticipo, come al solito, ed ho fatto colazione… in un panificio viennese. Due ore di lavoro in un treno quasi pieno ed eccomi nuovamente a Berlino. Ho girato un po' per i vari stand in occasione del giorno di festa: davanti alla porta di Brandeburgo e nei giardini di rappresentanza di 7 Länder in occasione della Festa della Riunificazione e ad Alexanderplatz per una sorta di "Oktoberfest a Berlino" con tanto di mercatino, ove ho mangiato.
musica popolare alle spalle della Porta di Brandeburgo
Nel pomeriggio sono andata a trovare un'amica a casa, perché non si sentiva molto bene. Ha un appartamento molto grande, in condivisione con un'altra ragazza. L'hanno reso davvero carino! Poi ho raggiunto il Prof. che mi ospita e che mi ha portato a casa sua, in un paradiso residenziale non proprio comodissimo da raggiungere. Chiacchierando di sera ho saputo che la sua vita è stata molto più semplice del romanzo politico che mi ero immaginata. Sinceramente mi imbarazza un po' essere ospite di un Prof., lui è adorabile, gentilissimo, un padre più che un supervisore, anche se molto rigoroso nel lavoro, ma io mi faccio un milione di scrupoli… per una che usa ancora il "lei" con il supervisore di dottorato… Imparerò mai a fregarmene ed a vivere il momento?

Nota: La festa della riunificazione in realtà, tradotta alla lettera, suonerebbe come festa dell'unità. Il succo non cambia ma per noi italiani assumerebbe un significato politico, per cui preferisco la mia traduzione.

X giorno: agreement
Risveglio con brutta sorpresa: di nuovo l'orzaiolo. Effettivamente in questa settimana di viaggio mi sono un po' trascurata e strapazzata. Speriamo passi in fretta. Giorno al museo, ripulendo la presentazione per domani, guardando sezioni sottili con il collega di qui e poi parlando a pranzo di come agire per le pubblicazioni. Ecco il punto dolente. Io sono la prima a lasciare l'onore del primo autore al dottorando negli articoli generali sia perché lo merita e lo deve per conseguire il dottorato, sia perché hanno molti più dati di noi lavorando in team, sia perché non avrebbe alcun senso pubblicare in una rivista scientifica due articoli con risultati praticamente identici e solo delle piccole differenze d'interpretazione (la mia comunque sbagliata perché sola ed inesperta). Il problema è il boss. Saranno urla e strepiti, che lui vuole 4 articoli da me sola, che non ho mai fatto quello che mi veniva chiesto, etc. Al che… dopo avergli sputato addosso tutto il rancore represso per questa idea malata di scienza, mi licenzierò. E mi ritroverò in mezzo ad una strada. Il Prof. di Berlino mi ha dato alcuni suggerimenti su come sfruttare al meglio la posizione aggirando i limiti imposti dal boss, ma non so se ho voglia di trasformare la mia vita in una lotta continua. Arriva un momento in cui uno vorrebbe solamente poter lavorare al meglio, senza dover affilare gli artigli anche per quello che gli è dovuto. Se questo non mi è possibile nella ricerca, perché ormai troppo competitiva, cercherò un'occupazione in altro settore, sono piuttosto flessibile, anche se a malincuore. 

XI giorno: fine primo round
 Dopo 10 giorni di sole e caldo, oggi il cielo è rannuvolato, infatti devo partire. L'estate è tornata giusto per la mia visita. Il Prof. di Freiberg ha detto che questo periodo di caldo in settembre-ottobre è chiamato Altweibersommer, ossia "estate della vecchia signora"… chissà perché!

Dopo il mio seminario al museo, una rapida occhiata ai campioni con il Prof. mi ha dato ragione di alcuni dubbi ed ha cambiato l'interpretazione di una parte del lavoro in "collaborazione". Ho sempre detto che 3 cervelli assieme arrivano più lontano di 3 cervelli singoli! Ho salutato il Prof. (che mi ha abbracciato! questi tedeschi mi sorprendono sempre!) e sono andata a Tegel, ove sono impazzita per trovare lo sportello giusto (aeroporto più caotico che abbia mai visitato, nonostante sia in Germania!). Il volo è stato puntualissimo, all'arrivo a Vienna la mia valigia era già solitaria che girava invano, il treno sembrava mi aspettasse... ma una vena di malinconia mi assale, come ogni volta che lascio Berlino e la Germania in genere. Coraggio! Tra 4 gg. sono in Baviera!

Saturday, July 3, 2010

Berlino2



I giorno: domenica 27 giugno
Eccomi nuovamente a Berlino! Stavolta, però, essendo arrivata piuttosto tardi, quasi non mi sono resa conto di essere in Germania... tranne per le migliaia di bandiere tedesche in giro dopo la vittoria della squadra di calcio nazionale contro l'Inghilterra agli ottavi del mondiale.

Partendo dall'inizio di questa intensa giornata, il primo impegno è stata una messa che direi mediocre nella Votivkirche, ove il Kantor locale ha proposto una sua cantata in stile barocco per voci femminili, solista (lui, recitativi) ed organo. La cantata non era poi male e l'unica cosa criticabile è l'idea di scrivere oggi qualcosa in uno stile passato che non sia per esercizio. La tristezza della messa è stata data dal prete frettoloso, dalle poche persone presenti, soprattutto anziani, che non cantavano, dal coro femminile che contava solamente 8-9 signore avanti con gli anni con qualche problema d'intonazione, etc. etc. Se devo dire la verità, finora, l'unica messa che mi sia piaciuta veramente, che non fosse né disertata né spettacolarizzata (come a Santo Stefano) è stata quella dell'Annakirche. Dopo la messa mi sono trovata in centro con un paio di amici. Una era la collega milanese che volevo salutare prima della mia partenza e dopo la sua influenza. L'altro era Stefano Torchio, che alla sera partiva col treno per tornare in Italia.

Sono andata in aeroporto verso sera ed il volo programmato per le 19.50 ha accumulato un po' di ritardo. Sono giunta a Berlino alle 21.15 e la consegna dei bagagli è stata stranamente eterna, altrettanto lungo poi il viaggio col bus e col tram (i trasporti a Berlino sono efficienti ma per fare 10 km ci vuole 1 h). L'albergo prenotato dista casualmente poche centinaia di metri dalla pensione dove sono stata l'altra volta. Col buio non so se questo albergo ci guadagni o ci perda, comunque la signora alla reception è stata gentilissima nonostante fossero le 22.45, la stanza è grande è discretamente pulita, con il bagno in camera, la tv ed un letto matrimoniale. Per quel poco che pago è quasi lusso! Il posto è tranquillo, al I piano c'è una sala da biliardo (bisca clandestina???) ma sono al III e non si sente rumore (tranne i festeggiamenti per la vittoria della Germania). Effettivamente un ascensore ed una rinnovata alle scale ed ai locali non starebbe male, ma i mobili sono nuovi ed incredibilmente per Berlino... fa caldo!!!

Vado a dormire che domani mi aspetta una levataccia ed una dura giornata di lavoro a segare rocce!

II giorno: lunedì 28 giugno
Primo vero giorno a Berlino. Caldo estivo che mancava pure a Vienna, con punte di 35°C, ma all'ombra c'è sempre un filo d'aria. Nonostante la colazione venga abitualmente servita dalle 8, c'era una gentile ragazza che aveva preparato il buffet per le 7, così ho avuto l'imbarazzo della scelta ed il pane caldo di forno. Finalmente hanno terminato i lavori alla linea del tram che mi serviva, così senza cambi arrivo direttamente al Museo in ca. 20'.

Alle 8 ero al Museo e il dottorando con cui lavoro era già lì. Sono rimasta sorpresa per la cordiale accoglienza, decisamente migliore dell'altra volta, non so perché per loro lavoro gratis o perché non c'è il mio capo (nemmeno il loro, veramente). Siamo pure andati a pranzo assieme, con il tecnico, scegliendo io il posto. Ho capito che l'inglese li intimidisce, basta dire due parole di tedesco che diventano gentilissimi, ma parlano troppo velocemente o con espressioni dialettali perché possa capire tutto. "
Carissimi, fosse per me parlerei sempre il vostro idioma, ma dovete capire che l'inglese è già una lingua straniera per me ed il tedesco è assai più difficile." Dopo aver controllato i campioni selezionati dalle carote, spiegatomi come funzionano la sega e la sigillatrice, ci siamo messi al lavoro. In circa 6h di lavoro effettivo abbiamo terminato ben 8 scatole, che significa che finiremo il lavoro tra mercoledì e giovedì. Secondo il dottorando avrò il venerdì libero per girare la città... ad averlo previsto avrei prenotato il volo un giorno prima... avrei studiato organo... Comunque vedremo. Per il momento sono contenta di aver salvato le mie dita.

Ovviamente siamo stati interrotti da un signore che doveva fare un foro per l'impianto elettrico (che naturalmente non ha terminato il lavoro, prossimamente verrà l'elettricista e poi tornerà lui per tappare il buco) e soprattutto alle 16 abbiamo terminato la giornata perché il dottorando doveva trovarsi con la fidanzata... Così sono tornata verso la pensione, ho trovato un supermercato ove mi sono comprata qualcosa per cena ed ora sono a scrivere e a bere birra nella mia stanza d'hotel, con un sottofondo di musica disco datata e di grasse risate (barbecue tra amici nel giardino sottostante... speriamo mi facciano dormire)... fa molto Germania d'estate!!! Wow! Non avevo notato, ma dalla mia finestra si vede la torre della tv di Alexanderplatz (da dove non si vede? è talmente alta!!!), oltre ad alcune ex-fabbriche di mattoni rossi e tutto un quartiere di Berlino Est, tappezzato di bandiere tedesche, come anche le auto per strada...  quanto può unire un mondiale di calcio ora che la squadra nazionale è una sola!!!

III giorno: martedì 29 giugno... San Pietro
Un pensiero alla mia parrocchia d'adozione in Italia, dedicata proprio a San Pietro Apostolo. In questi giorni c'è la sagra, l'ultima con questo parroco, con cui ho iniziato (e concluso, per il momento) il servizio liturgico in una chiesa cattolica italiana (forse continuerò a Vienna in una chiesa luterana tedesca). 10 anni di bei ricordi, attriti ed avventure, di cappellani e di suore al microfono, di doni e sintonia.

C.v.d. stanotte non ho dormito molto a causa del barbecue nel giardino sottostante. Alle 23 volevo chiamare la polizia! Cori da stadio e musica a tutto volume. Dopo mezzanotte hanno ridotto l'intensità e mi sono addormentata. Stamattina mi sono resa conto che probabilmente erano i proprietari dell'albergo... speriamo non facciano un party ogni sera!!!

Il lavoro di oggi è finito ancor prima di ieri. Il dottorando, causa incidente domestico, è andato dal dottore in tarda mattinata e non è più tornato. Sono rimasta sola con una studentessa volontaria. Abbiamo tagliato ed impacchettato 3 box, poi incontrando un problema di classificazione ho preferito terminare, rimandando a domani gli ultimi 5 box. Secondo me, lavorando assieme, domani terminiamo il taglio. Giovedì impacchettiamo e prepariamo i campioni per la spedizione e venerdì sono libera di girare la città. Stasera mi trovo con Silvia, una collega patavina, per cena, qui a Prenzlauer Berg.

L'episodio divertente del giorno, a parte l'agenzia viaggi Titanic (e non è ancora fallita??? ma chi viaggerebbe con loro???), è stato che verso le 14.30 arriva il gentile prof. di qui dicendomi che il mio boss viennese attendeva urgentemente una risposta ad una sua e-mail. Da notare che qui posso controllare la posta solo 1 volta al giorno, da un computer del Museo. Controllo la posta e rispondo alla mail. Insomma, di un'escursione programmata almeno 2 mesi fa, solo ora sa chi ci partecipa e chi no. Ci vado anch'io. La cosa è tra 10 gg., quando avevo programmato di trovarmi al Brennero con i miei... pazienza, rimanderò di una settimana.

IV giorno: mercoledì 30 giugno
La cena di ieri sera è stata memorabile. Siamo andate da un turco, credo, ma forse greco... abbiamo mangiato una piza veramente buona ed economica e bevuta doppia birra, perché avevamo ordinato 2 pizze ma non ci siamo capiti e ne ha fatta solo una. Per noi andava bene lo stesso, ma lui ha voluto farsi perdonare (ovviamente senza rimetterci troppo, qui la birra costa meno dell'acqua!).

La giornata lavorativa è terminata alle 14.45 con la chiusura di tutte le operazioni di taglio dei campioni ed è stata "interrotta" solo da un seminario di un dottorando. Tutto questo segare, il rumore, il peso, la tensione ed una bava gelida che si è levata a Berlino mi hanno fatto venire il mal di testa, così sono tornata in albergo per sfruttare la connessione wireless e riposarmi un po'.

La sera mi sono trovata per una cena messicana con Silvia e poi siamo andate ad un concerto alla Filarmonia, ove nel coro cantava il suo prof. Il concerto si è rivelato essere una versione ridotta del Guglielmo Tell di Rossini in forma non scenica e... interamente tradotta in tedesco! Sono rimasta talmente scossa che la cosa merita un post extra. Bella l'emozione di trovarsi in quella strana sala dall'acustica perfetta e che tante volte avevo visto in tv. Con quel grande organo... bisogna tornarci a sentire Richard Strauss, non Rossini! Visto la lunghezza dell'intera opera, abbiamo tagliato la corda all'intervallo tra II e III atto. Il coro di circa 200 persone e l'orchestra altrettanto abbondante sono il coro e l'orchestra della Freie e della Technische Universitaet di Berlino, con qualche evidente imprecisione ma egualmente impressionanti.

V giorno: giovedì 1 luglio
Partenza con calma perché arrivo previsto del dottorando per le 9, così ho fatto colazione mezz'ora più tardi ed ho visto altri ospiti dell'hotel: tutti uomini!!! Dopo essere arrivata al museo ho aspettato ancora fino alle 10 e oltre perché il dottorando è arrivato in bici (abita ad almeno 20 km dal museo), poi si è fatto la doccia, poi colazione (o forse era il pranzo) e poi si è messo a parlare con il tecnico di campioni da preparare, ricerca ed altro. Il lavoro è consistito nel controllare tutti i miei campioni (200 e passa), nel pesarne una parte che posso portare in valigia (circa 7 kg) ed inscatolare il resto (altri 19 kg) e nel controllare i campioni degli altri.

Pomeriggio libero, trascorso mangiando fragole (tentavano troppo con mezzo chilo per 99 cent), lavorando al computer (fortuna che me lo sono portata dietro), sonnecchiando al caldo,... che farò domani? Non ho scritto al tipo di Potsdam x sapere se potevo visitare il GFZ e vista la stagione probabilmente molti saranno in vacanza. Andrò in centro per vedere un paio di negozi, visitare qualcosa che mi sono persa, comprare delle cartoline e poi nel pomeriggio/sera dovrei salutarmi con Silvia. Ad averlo previsto avrei prenotato il volo di ritorno per oggi, risparmiando i soldi dell'hotel e dei pasti e portandomi avanti con il lavoro a Vienna. La solita organizzazione!

Cena super, con falafel im brot (polpette vegetariane turche in una specie di panino con verdure fresche e salse allo yogurt ed erbe) e birra da un altro gentilissimo kebabbaro, con la radio che trasmette sempre musica anni '80, in cui spopolano i Queen e quei gruppi tedeschi che hanno fatto la colonna sonora della mia primissima infanzia in Baviera. Il tutto a €3,50, cenare a Berlino Est con un bel sole non ha prezzo!

VI giorno: venerdì 2 luglio
Giornata libera. Al mattino sono andata ad Alexanderplatz per vedere negozi. Immancabilmente ho comprato qualcosa: un dispositivo bluetooth per il portatile (così mi sono scaricata le foto dal cellulare) ed un mouse con il cavo avvolgibile (comodissimo con il portatile). Ovviamente tutto più economico che da noi. Benedetto Saturn in Germania! C'erano anche Birkenstock a €39 e magliette e camicie a €6-9, ma non avevo intenzione di caricare ulteriormente la valigia, dovendo portare parte dei campioni di roccia. Sperando non mi perdano il bagaglio, altrimenti sono rogne!



Poi sono andata a Potsdamerplatz per tornare alla Filarmonia. Infatti avevo visto che c'era annesso un museo di strumenti musicali. Fantastico! Per €4 ho girato per ore nella storia della musica, con una sezione dedicata all'editoria musicale a Berlino. Compreso nel prezzo l'audioguida a scelta in tedesco o in inglese. Guardaroba con lucchetti per liberarsi dei pesi, bagni e bar nello stesso edificio. Di quasi ogni strumento si poteva sentire un esempio musicale, la dimostrazione dal vivo è solo al sabato. Ovviamente c'erano anche organi... ma uno peggio dell'altro come suono... Ho apprezzato particolarmente la sezione clavicembali, ho finalmente sentito un Silbermann ma non solo. Inoltre mostravano le differenze di produzione del suono tra clavicembali, clavicordi ed altri strumenti a tastiera. Ho visto un clavicordo a pedali ed un pianoforte a due manuali, costruiti tra metà settecento e primi dell'ottocento. Ho visto ed udito i nuovi clavicembali costruiti cercando di copiare il "clavicembalo-Bach", che prende il nome dal fatto che il celebre compositore lo provò e lo lodò proprio qui a Berlino (in realtà, credo fosse a Potsdam).

Serata in hotel, a provare i nuovi dispositivi elettronici acquistati, finendo le scorte di cibo, preparando la valigia, pagando l'albergo e godendomi l'ultima sera (per il momento) a Berlino.


VII giorno: sabato 3 Luglio
Dopo l'ultima (per il momento) notte a Berlino, ho fatto la solita trafila tram+bus per l'aeroporto e tornare a Vienna, che ormai, dotata di permesso di soggiorno, di numero di telefono austriaco e di registrazione all'Anagrafe Italiani Residenti all'Estero, considero "casa". Essendo arrivata con largo anticipo in aeroporto, come sempre, sono impazzita per trovare una buca delle lettere, visto che l'ufficio postale apre alle 9 (orari sempre più da Napoli!) ed ha fatto una costosa ma parca colazione.

Poi sono letteralmente volata a preparare i canti per il culto di domani, la prima volta a Vienna, la prima volta in una chiesa luterana di lingua tedesca in un paese di lingua tedesca, la prima volta con un vescovo, la prima volta dalla cantoria e con un organo mediamente grosso, la prima volta che devo suonare anche le campane della chiesa, etc. etc. Alles Anfang ist schwer... speriamo di sopravvivere all'emozione di tutte queste prime volte!