Showing posts with label Bach. Show all posts
Showing posts with label Bach. Show all posts

Tuesday, October 31, 2017

Lutero e la Riforma musicale

Ci siamo. La Riforma di Lutero festeggia 500 anni di vita ricordando la leggendaria affissione delle 95 tesi da parte di un monaco tedesco rivoluzionario alla porta chiesa di Wittenberg. Per "festeggiare" con i cugini luterani, non desidero entrare nei particolari teologici e storici che hanno visto Martin Luther dare vita suo malgrado ad una rottura all'interno della Chiesa, che a distanza di tempo si sta forse facendo sempre meno evidente, ma riportare un'analisi dell'importanza di Lutero nella storia della musica, non solo liturgica. Da organista mi sono imbattuta più volte nel repertorio luterano, sia nella chiesa di lingua tedesca cattolica, sia nei conservatori italiani, ove almeno il 75% del repertorio imposto per la classe di organo è di provenienza tedesco-luterana (Buxtehude, Bach, Mendelssohn, Brahms, Reger, etc.). Un mese fa a Vienna si è anticipata la ricorrenza con un'enorme festa in piazza, davanti al municipio, in cui non c'è stato spazio per il proselitismo ma si è cantato assieme e si è ascoltato pure un organo... da viaggio, montato su un camion. Dobbiamo ringraziare di questo un tedesco.

Quanto segue deriva da una traduzione ed un sunto di quanto letto qui e qui.
da qui
Martin Luther ha sempre amato la musica, tanto da considerarla al pari della teologia come scelta di vita. Si narra che il martirio di un suo seguace ucciso per la fede gli abbia ispirato il canto "Nun freut euch liebe Christen g'mein", che probabilmente gli organisti conoscono nella versione di Bach e di Pachelbel. Tale canto, che doveva dare coraggio ai perseguitati, ebbe immediatamente larga diffusione, facendo conoscere oltre confini il neonato movimento di protesta. Oltre a tradurre il Nuovo Testamento, Lutero adattò parecchi inni della tradizione gregoriana, riadattando le melodie originali e traducendo in tedesco i testi. Alcuni di questi riarrangiamenti figurano tutt'oggi nel libro dei canti della Chiesa Cattolica di lingua tedesca. Per i testi di nuovi canti s'ispirò ai Salmi ed a tesi fondanti della nuova confessione, mentre per le melodie utilizzò modificandole anche canti popolari, alcuni da taverna (come per esempio "Vom Himmel hoch, da komm ich her", non solo presente nel libro dei canti cattolico, ma noto pure nella versione italiana "Dal Cielo vengo a voi quaggiù"), persino dalla tradizione italiana ("In dir ist Freude" era originariamente una musica da ballo nostrana)
Ein feste Burg, l'inno della Riforma
Il vantaggio di questa operazione era nel portare in chiesa melodie "orecchiabili", in qualche modo note, facili da imparare, tanto da diventare Ohrwurm (come tradurlo? Quel motivo che ti resta in testa e non va più via), senza richiedere la conoscenza della musica. A dire il vero, Lutero non aveva pensato questi canti per la liturgia, bensì per il popolo, per il canto in casa o in gruppo. Il canto assieme unisce, sia in chiesa o allo stadio, sia durante una rivoluzione (si pensi alla funzione della Marsigliese o dell'Internazionale). Per la liturgia vera e propria compose una messa in tedesco, traducendo i testi dal latino. Ancora oggi, in qualsiasi chiesa cattolica di lingua tedesca si può udire "Allein Gott in der Höh" al posto del Gloria.  Tramite il canto, Lutero ha reso la gente partecipe al servizio liturgico, che prima era riservato alla schola ed al celebrante. Infine, come disse un sacerdote tedesco musicista che tenne un corso a Bxl sul nuovo libro dei canti della chiesa cattolica di lingua tedesca: "Se non fosse stato per Lutero, ora saremmo come voi (Italiani) o come i francesi, senza un repertorio musicale liturgico decente".

E che c'entra tutto ciò con la geologia? Domanda lecita, visto che il blog si occupa di entrambe le passioni della mia vita. C'entra molto, perché tra i miei colleghi austro-tedeschi gli unici credenti e non atei sono luterani, perché in escursioni o nelle occasioni di festa si cantano canoni che hanno imparato della tradizione tedesca e quindi luterana e perché qualsiasi mio lavoro all'università è sempre stato accompagnato dalla passioni e cantate di Bach come sottofondo.

Monday, July 20, 2015

Bachreise, ovvero un'italiana in Germania

Chi non conosce "Italienische Reise" di W. von Goethe? Onestamente non sono ancora riuscita a terminare i due tomi di cui è costituito. In compenso, grazie al consiglio di un amico, mi sono appassionata a "Spaziergang nach Syrakus" di J.G. Seume, decisamente più divertente. Ora mi appresto a compiere il viaggio inverso, ossia io, italiana raccontare un giro in Germania. Non è certo la prima visita in Germania (la prima è stata a 3 mesi di età, la più recente a dicembre dell'anno scorso), ma questa volta sarò con un gruppo di 34 tedeschi a Bxl, con una comunità luterana, unica non di madrelingua tedesca (a parte una signora olandese) ed una delle due sole persone di confessione cattolica del gruppo. Sarò anche la più giovane, con un gruppetto di quarant'enni, un paio di cinquant'enni e poi la maggior parte della comitiva decisamente sopra i 70. Un viaggio sulle tracce di J.S. Bach, ma anche di L. Cranach il Giovane e quindi delle origini del luteranesimo. Per la parte musicale, ulteriori dettagli saranno postati qui.

Statua dedicata a Bach ad Eisenach
Domenica 12
Dopo un semplice Gottesdienst (senza comunione), siamo partiti alla volta della Germania con un autista belga fiammingo. Il viaggio verso Eisenach, città natale di Johann Sebastian Bach, è stato eterno, causa cantieri e pioggia insistente e le soste obbligatorie per il nostro autista e per le esigenze idrauliche (nonostante avessimo un bagno a bordo). Un ultimo cantiere in città ci ha fatto perdere l’orientamento per il nostro albergo, ma un gentilissimo signore con figlia è venuto con noi fino alla destinazione desiderata, in una specie di castello a metà monte, con tanto di scrittoi incastonati nelle finestre nelle camere. Abbiamo cenato con un tramonto stupendo sulle verdissime alture della Turingia, con la Wartburg (ove Martin Luther ha trovato rifugio ed ha tradotto in tedesco il Nuovo Testamento) avvolta dalle nubi. La scena incuteva un certo timore ed affascinava per l’ispirazione romantica.

Lunedì 13

La nostra comitiva si è divisa in due gruppo, uno ha preso l’autobus, mentre l’altro è salito a piedi fino alla Wartburg attraverso il bosco. La bella passeggiata è stata coronata dal panorama sulla Turingia dalla fortezza e da una dettagliata visita guidata attraverso le stratificazioni di storia del luogo. Oltre al già citato Lutero, qui sono passati Santa Elisabetta d’Ungheria, Wagner e Ludwig di Baviera. Finalmente ho trovato l’origine dei colori della bandiera tedesca, con quell’oro che invece è un semplice giallo nella bandiera belga.

Nel pomeriggio ci siamo spostati in centro Eisenach, ove un’altra guida ci ha condotto lungo le tracce di Bach e di Lutero, nonostante una pioggia insistente. Dopo aver visto la chiesa ove Bach è stato battezzato e la scuola latina ove ha studiato, abbiamo visitato la Bachhaus, ossia il museo a lui dedicato. L’introduzione ha previsto una dimostrazione degli strumenti a tasto che probabilmente si trovavano in casa Bach, ossia un positivo, un organo da casa (con pompa a pedale per avere la necessaria aria autonomamente), un clavicembalo, un clavicordo ed una spinetta, ognuno suonato ed illustrato dalla nostra guida.


Il Krämerbrücke ad Erfurt.
Martedì 14
Giunti ad Erfurt la sera prima, attraversando interi quartieri a Plattenbau ridipinti e resi meno orribili alla vista, abbiamo iniziato la vista alla città con una guida molto chiacchierina ma con un accento talmente forte da aver reso difficile la comprensione anche ad alcuni compagni di viaggio. In compenso la città è stata una piacevole sorpresa. Ricca di storia, cultura e molto carina. Edifici rinascimentali, un ponte coperto come a Firenze, una chiesona luterana a fianco di una “gemella” cattolica, un festival musicale all’aperto, una fortezza, edifici in stile liberty, fachwerk, la più antica università della Germania, etc. Bach di qui non è passato, ma Lutero sì e pure alcuni membri della famiglia Bach, quindi non potevamo perderci la capitale della Turingia.

Nel pomeriggio ci siamo spostati ad Arnstadt ove Bach ha avuto il suo primo incarico come organista alla giovanissima età di 18 anni e da cui se n’è andato sbattendo la porta, praticamente facendosi licenziare. Testa calda questo Johann Sebastian. Il paesino è delizioso, ma il culmine della visita era l’ascolto dell’organo della Bachkirche, unica in tutta la Germania con questo nome. L’organo ovviamente non è quello originale inaugurato da Bach, distrutto dai vari rimaneggiamenti romantici, ma è uno strumento nuovo, ricostruito sul modello iniziale. Il suono è però è stato una delusione per me, quasi velato, brutto.

Prima di rientrare ad Erfurt per la cena, ci siamo fermati ad Dornheim, un paesino minuscolo ove si è salvata la chiesa in cui Bach sposò la cugina Maria Barbara. Una guida più unica che rara ci ha intrattenuto con aneddoti sulla storia di questo matrimonio e sulle coppie da tutto il mondo che vengono qui a sposarsi. Non ho potuto apprezzare tutto perché questo anziano signore parlava praticamente dialetto al mio orecchio. Pur se non distrutta dalla guerra, la chiesa era danneggiata dall’incuria dei 40 anni di DDR, tanto che vi nevicava dentro. Grazie ad aiuti da tutta Europa e donazioni private è stata risistemata ed ora c’è la coda per visitarla, tenervi concerti o cerimonie nuziali e battesimi.


Il giovane Bach ad Arnstadt
Mercoledì 15
Giornata interamente dedicata a Weimar. Prima tappa la biblioteca di Anna Amalia, miracolosamente recuperata dopo un incendio nel 2004. Durante la pausa pranzo abbiamo liberamente girato per la città, gustando il trittico di Cranach per la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, le case di letterati e musicisti che sono passati da qui, ed infine mi sono fatta fare una foto nella stessa posizione di più di dieci anni fa quando venni qui con i miei genitori. È rimasta poca traccia del passaggio di Bach, nonostante abbia composto molti dei suoi capolavori qui. Nel pomeriggio ci siamo divisi in due gruppi, uno ha girato il centro con il tema Riforma, mentre un altro si è incamminato per scoprire la Bauhaus, Gropius, van de Velde (toh! un belga!), e l’architettura funzionale, oltre al magnifico e romantico parco dell’Ilm. Prima di raggiungere la nostra meta successiva, ci siamo brevemente fermati alla chiesetta di Gelmeroda, che ispirò L. Feininger, un pittore americano, esponente del movimento artistico corrispondente al nostro Futurismo.

Giovedì 16
L’arrivo a Lipsia di sera ha donato un tramonto fantastico. Al mattino ci siamo incamminati con il nostro Kantor, che qui ha lavorato per anni, alla scoperta della Thomaskirche, ove ci aspettava l’organista titolare, U. Böhme, per mostrarci e farci sentire il Bachorgel, costruito nel 250° anniversario della morte di Bach, nel 2000, ed il grande Sauer. A seguire il museo Bach per comprendere la sua opera in città. Dopo pranzo mi sono concesso un lungo giro in solitaria per rivedere i luoghi visitati una decina d’anni fa e che erano sbiaditi nella mia memoria e scoprire nuovi angoli, come il nuovo Paolinum dell’università Alma Mater, luogo simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza, tra nuova Gewandhaus ed Opera, come segno dello stretto legame tra cultura e musica in questa città. Nel pomeriggio il nostro Kantor ci ha mostrato l’enorme organo Ladegast di cui era titolare nella Nikolaikirche, edificio mirabolante per la decorazione interna e per il ruolo fondamentale nelle proteste del 1989 che sono sfociate nella caduta del muro che divideva la Germania. La serata si è conclusa con un borek turco, un giro in stazione ed una passeggiata in un centro ancora illuminato e scaldato dal sole, tra ulteriori tracce di musicisti (da Mendelssohn a Wagner) e moderni edifici.


Vetrata della Thomaskirche a Lipsia.
Ritornare in questi luoghi a distanza di anni mi ha permesso di farmi un’idea sulla reazione alla caduta del muro. Nelle grosse città, i 40 anni di DDR sono pesati come macigni, specialmente a Lipsia ove la chiesa universitaria è stata simbolicamente demolita dal governo, per cui ogni traccia di quell’epoca è stata  accuratamente cancellata negli ultimi vent'anni con il recupero ed il restauro degli edifici anteguerra o la costruzione di enormi centri commerciali iper-moderni, manifesto del conquistato capitalismo. Nei paesi di campagna, invece, la vita continua come pure prima ed i cambiamenti sono quasi in negativo, con aumento della disoccupazione e necessità di emigrare. In realtà credo che per quanto negativa la storia non si possa cancellare semplicemente demolendo un edificio e facendo finta non sia mai esistito, ma ci vorrà tempo perché in queste aree gli eventi passati vengano digeriti ed accettati.

Venerdì 17
A dispetto dei superstiziosi, la giornata è trascorsa magnificamente. Niente Bach, ma Lutero e Cranach, a partire da Wittenberg. Se Cranach il Giovane, onestamente, mi è sembrato un “venduto” alla causa, con ritratti pesantemente orripilanti dei nemici del Luteranesimo (sempre il cliche del brutto e cattivo) ed inclusioni di sé stesso nei dipinti come “umile” peccatore, il giovane Martin Luther mi è apparso molto meno guerrafondario dell’immagine idolatrata trasmessa da alcuni suoi seguaci. Lutero era un monaco agostiniano che, scandalizzato dall’incoerenza osservata nella Chiesa dell’epoca, osò porre delle domande un po’ provocatorie. Invece di rispondere con il dialogo, s’è beccato una scomunica. Non voleva certo fondare una nuova Chiesa o essere la causa di una sanguinosa guerra intestina in Germania. Ai nostri giorni l’avremmo considerato un riformatore o un folle, ma nessuno si sognerebbe di condannarlo al rogo. La visita alla città è stata guidata dalla coppia di pastori luterani, con cui ho avuto delle interessanti chiacchierate.

Dopo un gustoso pranzo in un’ambiente tradizionale, ci siamo immersi nel Wörlitzer Park, disegnato dallo stesso architetto che ha progettato il parco dell’Ilm a Weimar. Lo scopo ufficiale era vedere altri dipinti di Cranach, ma in realtà ci siamo gustati una meraviglia romantica, con edifici in finto gotico, battelli, isolette profumate e piene di fiori, pavoni coloratissimi e cigni. Un meteo insolitamente estivo ha ulteriormente coronato questa esulazione dal mondo attuale.


Wörlitzer Park
L’ultima sera di viaggio è trascorsa piacevolmente tra canti, canoni, e piccoli pezzi teatrali. A questo punto devo soffermarmi a descrivere la nostra compagine. A parte l’abitudine d’indossare calzini sotto i sandali (ma c’erano anche signore magnificamente vestite e truccate ogni giorno), gli stereotipi ed i pregiudizi che abbiamo dei tedeschi sono completamente errati. Il nostro gruppo comprendeva persone come se ne trovano in qualsiasi comunità, dalla scontrosa vecchina alla coppia di anziani gentili che adotta tutti i giovani come propri nipoti, con mariti pacifici e mogli che comandano o al contrario con mogli indebolite dall’età e dalla malattia e mariti ancora aitanti e premurosi, dalla professoressa zitella allo storico in pensione. In genere il livello di educazione era molto alto, come anche l’apertura mentale. La curiosità intellettuale era la stessa dalla giovane teologa all’ottantacinquenne in pensione da tempo. La solidarietà tra partecipanti era toccante, nonostante da fuori possa apparire un popolo freddo per la mancanza dei nostri ipocriti salamelecchi. Per tacere della profondità delle conversazioni, che spesso mi hanno messo in difficoltà per le mie limitate capacità linguistica. Invece di parlare di vestiti o cucina, ti stendono con domande sull’interazione Chiesa Cattolica e Stato in Italia, sull’origine del Cristianesimo in relazione all’evoluzione dell’uomo, o sulla figura della donna nella storia e nella Chiesa. E senza imporre le loro idee o giudicare pregiudizievolmente le opinioni altrui. Sicuramente non sono tutti santi, gli ipocriti o gli antipatici si trovano ovunque, ma vorrei proprio vedere l’accoglienza riservata ad un protestante, un nord-africano che parla male la nostra lingua o ad una coppia gay in un viaggio di una qualsiasi comunità veneta cattolica…

Sabato 18
La settimana è volata ed è già ora di tornare in Belgio, non senza fermarsi prima a Mühlhausen, ove il giovane Bach lavorò per soli due anni. La cittadina è meravigliosa, sia per la ricchezza storica (con ben 11 chiese, tutte in travertino, un municipio rinascimentale, un sistema di canali che alimentava i mulini da cui il nome, etc.), sia per la semplicità del piccolo centro ancora con case da restaurare a due passi da una nuovissima zona pedonale con negozi internazionali. Un altro gioiello del luogo è l’organo Schuke della Divi Blasii Kirche, fatto costruire da A. Schweitzer seguendo le indicazioni del giovane Bach che trovò uno strumento in stato pietoso. L’organista che ce l’ha mostrato ha fatto decisamente pena, ma il pranzo tradizionale che è seguito ci ha consolato ampiamente.


Un altro giovane Bach a Mühlhausen
Il viaggio di ritorno è stato eterno, come l’andata, causa cantieri e deviazioni. Solo poco prima di mezzanotte siamo rientrati a Bxl. Giusto il tempo di salutarsi, con la promessa di rimanere in contatto, e poi ognuno a casa propria. Domenica mattina ne ho rivisti molti, al culto luterano dedicato a Bach, animato anche dal nostro coro. Niente baci alla belga, ma cordiali strette di mano e la domanda di circostanza -hast du gut geschlafen? - hai dormito bene? Oltre al bagaglio di esperienze e di informazioni, porto a casa anche il ricordo di persone straordinarie nella quotidianità, come il nostro autista, dallo stile di guida spericolato ma dall’incredibile capacità di manovra e dalle mille attenzioni per i suoi passeggeri, i pastori luterani che nonostante il tempo e la non giovanissima età non hanno mai mostrato segno di stanchezza o impazienza, l’organizzatrice che è riuscita a portare ovunque anche chi aveva difficoltà di movimento e ad interessare tutti nonostante il gruppo fosse così eterogeneo, le signore che pazientemente ripetevano le loro domande al mio eterno “Wie, bitte?” e che s’interessavano del mio lavoro, la mia compagna di stanza con il suo buffo italiano (probabilmente migliore del mio tedesco) e con la sua attenzione ad annotare accuratamente ogni citazione o riferimento interessante, la coppia di anziani che si è spontaneamente offerta di portarmi a casa e di darmi un passaggio da e verso la chiesa luterana, le donne segnate dalle disavventure della vita ma che con tutte le difficoltà della malattia o dei lutti non si sono chiuse nella propria situazione ed al contrario vogliono conoscere il più possibile. Ho imparato molto su Bach, sulla scuola organistica tra Turingia e Sassonia, sulla famiglia Cranach, su Martin Luther ed il protestantesimo, sulla storia della Germania, etc., ma anche sull’umanità e sul corso della vita. Un po’ come Goethe, sono tornata al punto di partenza con un atteggiamento diverso. Lui imparò la leggerezza e la bellezza dall’Italia, io la determinazione e la profondità tedesca. Un grazie di cuore a coloro i quali hanno reso possibile questa meravigliosa esperienza!

Thursday, October 30, 2014

West to East: Berlin reloaded

Again in Potsdam and Berlin (see the last time). Honestly I didn’t believe it could be possible, but then… a course about a complex analytical technique was organised and I got funded by the science foundation of Flanders, so... let's go to Germany and meet again some friends there!

Day 1: the molecule of happiness
At the beginning everything went wrong. My flight was delayed of about one hour and a national strike of railway drivers in Germany led to the cancellation of the S-Bahn connecting Berlin with Potsdam. This made my journey from Brussels to Berlin incredibly long. Nevertheless, enjoyable. First  the guy sitting next to me on the plane started talking and we had an interesting conversation about science, medicine and the future of humanity. Then, while waiting the bus in Spandau (as alternative to the S-Bahn), I met a kind lady, who was also going to Potsdam and who had just arrived from some vacations in Sardinia, and J., a former colleague. The journey seems shorter chatting in (my worsened) German and English. Just after arriving in a dark (because of the early sunset and the poor street light) Potsdam, two girls stopped their car just to help us finding the way to our respective hotels.

Actually I’m staying in a “pension” and I have a small apartment. Following the hints given in the morning phone call, I could find the key of my room. What a lovely place! An old building that probably has seen J.S. Bach when I met the king here, with internal design recalling a mountain hut. My cosy room is furnished with a small kitchen and the necessary for cooking, two beds, a table with chairs, a tv, and one of the smallest bathrooms I’ve ever seen. For dinner, as expected, I found a kebab place just at the corner and I had a tasty borek with spinach and cheese.

Final thought: as soon as I crossed the border, my negativity disappeared and nothing could annoy me. I was smiling all the time. I wonder if Germans have invented a secret molecule for happiness. No, many locals do not look happy at all. So… it’s just me.

Day 2: a providential bike
For breakfast I went to a supposed viennese bakery. I love the atmosphere of these places where you can take tea (and different infusions) or coffee (different sorts) and delicious sweets. It took a while to realise that I’m in Germany and none would probably understand words such as Krapfen, Marillen and Melange.

The course is held at the GeoForschungsZentrum, my dream place. It is a research center located on the top of a hill, surrounded by a thick forest, far from any distraction. Going from a building to another requires walking in tracks buried by leaves in autumn, hearing no noise except that of your steps and of your thoughts. In addition, the center is full of fancy analytical instruments, operated by some of the most brilliant brains in the country (not only Germans). What a beautiful place for doing research! The teacher is American but since 15 years lives in Germany. The colleagues are mostly students, many of them coming from the universities of Potsdam and Berlin, but there are also other foreigners like me, including a Bulgarian, a Polish, a Japanese, two Chinese, an Italian and… a “Belgian” (myself, at least officially from Belgium, although clearly Italian).

At lunchtime I had to run back to the pension for the finalising the registration and the payment. To be back on the Telegrafenberg (BERG! It means running uphill) on time I would have needed a bike… Well, the owner of the pension was kind enough to rent a nice bike for free! Too nice!

Day 3: meeting Padova in Potsdam
I always wake up early in the morning and I like hearing noises from the street, suggesting that I’m not the only one who begins the day early. Unfortunately this doesn’t happen in Belgium. Supermarkets that here open at 7 in Brussels do not open before 8:30, when they are not on strike.

In the afternoon, after the lecture, I went to say hello to the microprobe operator, who has conserved some of my samples. Samples that I'm investigating since my PhD in Padova. For dinner, S1 and S2, two former colleagues from the University of Padova and who have been working in Berlin, came to Potsdam for meeting me and J., who S1 had met in a previous workshop. S1 suggested a cute kind of pub (better, a kneipe for young people), where we had german beers and dinner at the german time (that means my usual time), while chatting about our temporary careers abroad. What a great evening!

Day 4 and 5: If I only didn’t screw up an interview.
A couple of years ago I had the opportunity to be interviewed for a job position at the GFZ. A post-doc, not a permanent position, but for 6 yrs. That was my first time here and I had no confidence in myself. I screwed up the interview, realising that I wasn't good enough for a place, where also Einstein had worked. Today I went to say hallo to the kind colleague who helped me the day of the interview. While I got a temporary position in Brussels and changed completely my research topic, going even further away from tectonics, he got a permanent position, has married and got a baby. Anyway, he waited 8 years after his PhD for having a stable situation. Well, I don’t complain for still being temporary, it will last even longer for me because I’m a foreigner wherever I go, but if I must wait too long for having a family… it might be too late for having children then. Advantages of being woman.

Day 6: exam.
Funny feeling: going back to the school time (ehm, more than 10 yrs ago) when I did my last exam. We had 90 minutes for answering not trivial questions about the machine. Things that perhaps even some operators cannot correctly calculate, but other questions were more basic. However, this test brought me back to my first feeling at the GFZ: intimidated by the smart people working here and by the many things I don’t know but at the same time curious and enthusiastic for the research facilities that are available.

Day 7 and 8: Bach in Berlin.
Wedding. That’s not a marriage, but the name of a district in Berlin now included in Mitte (Centre) where I’m staying since early afternoon. This is one of the poorest areas of Berlin, once cut in two by the wall. I’m in the former western side, in a Youth hostel probably of the 60s. Not bad, I must say. The streets in the district are named after belgian cities… uhm, not a good sign. Nevertheless, although highly multiracial, this is still Berlin, Germany, with clean streets, bike lanes and overall respect for the rules.

The reason for extending my stay in Germany was science… but also music. As previously (4 years ago), I was lucky enough to catch a Cantata by J.S. Bach performed at the Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis-Kirche during the Lutheran service. My opinions about the performance are here. For dinner I met a former colleague from Padova and his wife, who moved to Berlin one year ago for a (temporary, again!) job in science. We ended up in a fancy italian restaurant in the posh district, as common in Berlin as in Brussels, but we paid half price than in the capital of Europe.

Sunday morning, at breakfast, I've realised that many guests of the hostel are much older than me! Obviously, Germans or from Northern Europe. After working a bit in the room that recalls a cell in a prison (better, monastery?) or  hospital, I went for history: an exhibition about the 25th anniversary of the Mauerfall and the Museum of German History. I met again my friends and we had a wonderful hot chocolate in the centre, next to the Konzerthaus. I didn't know this part of Berlin, it recalls Vienna, but honestly I still prefer the old version of Alexander Platz. I cannot believe that after demolishing the Palast der Republik they are building again the Prussian Castle. As said for Potsdam: the old buildings are modern and the new things are ancient.

Day 9 and 10: at the Museum für Naturkunde.
Finally at the MfN! The last time I’ve been here was probably more than two yrs ago. I had a good day of measurements and conversations about science. I shortly went back to the Museum the day after for a meeting with a professor who is a kind of good uncle for all of us young scientists and a wise and expert scientist. We talked about many things, possible projects, life of the museum, etc. but at the end I considered for a while what will I do next. I can invest my resources for teaching and writing proposals for an academic career (in Germany as I dream but also everywhere else), I can continue looking for post-docs, with less responsibilities but more time for pure research, or I can try to work in the curation of geological samples that is what I’m learning in Brussels and that attracts me because provides the opportunity to do some research but without the academic pressure. Honestly, I don’t know. I like all these possibilities. The least appealing is the continuous postdoc migration. I wouldn't move again to another country for a 2-3 yrs contract, having to learn the basic of a new language and the local bureaucracy. We’ll see.

As reward for these heavy thoughts and for the day of measurements, I went for shopping and I found the jacket I was looking for. I’m afraid that the leaders of the Socialist Party in the former GDR wouldn't appreciate the capitalistic evolution of Alexanderplatz, though.

Day 11: “When an Italian doesn't know something, he teaches it”
I was offered to give a talk in the traditional seminars series but this time I couldn't recycle something already presented because most of the people from the museum had already heard it at the last conference in Casablanca. Therefore, I decided to put together some slides about a past project and a new one, both with a crazy and doubtful interpretation. I didn't expect many people attending the talk, but instead there was a big crowd for this kind of event and many students. The following discussion was extremely interesting, as always, and continued in the afternoon, with new ideas, projects, explanations, etc. A real exchange of science as I like. Let’s hope to have such an opportunity again, in Berlin or even in Brussels.

Day 12: back to Brussels

It’s time to pack my stuff, with a suitcase much heavier than when I arrived, flying back to Belgium. I’ll miss Berlin. I love this place, I love its intrinsic sadness and its beauty. Anyway, it’s really time to go back. I cannot say I miss Brussels but I miss my colleagues and my work (I have already an appointment this afternoon). Furthermore… I'm leaving again in less than a week!

Saturday, October 1, 2011

German Tour 2

VII giorno: re-incontri
Mi sono svegliata di buon mattino per… lavorare. Si prospetta una cosa lunga e pensare al boss mi fa venire il malumore. In ogni caso dovevo attendere le 8 per la colazione. Purtroppo il ristorante è chiuso la sera nei prossimi giorni causa week-end e festa nazionale. Peccato! Mi sarebbe piaciuto gustare nuovamente carne di cervo con i frutti di bosco. (Sorry, per i vegetariani).
lo storico ed il nuovo che si specchiano nel vecchio (DDR)
Alle 10 ero in città per incontrare Roman, un ex-dottorando di Vienna, il terzo a mollare per un lavoro degno di tale nome, e la sua ragazza Kathi. Hanno studiato entrambi a Freiberg ed ora lavorano tutti e due a Magdeburg. Sono stata molto felice di rivederli, sono davvero delle care persone.  Mi hanno fatto da guida nella città, raccontandomi anche com'era prima dei restauri post-riunificazione. A differenza di Berlino, qui hanno salvato il "palazzo della cultura", ultimo segno dei 40 anni di DDR. Non è giusto cancellare tutto! La città "barocca", con i suoi castelli e chiese è molto bella, forse pure troppo ricca nelle decorazioni e stucchi, si capisce la fama di cui ha goduto per secoli, ma sembra finta perché nuova. In ogni caso la città mi è piaciuta perché non è "perfetta" e fossilizzata in un'epoca felice come Vienna, si vedono ancora le "crepe" di secoli di storia. Gli incendi, i bombardamenti ed i regimi hanno lasciato dei segni che è giusto ricordare, pur guardando al futuro. Non mi piace, però, come sia stata trasformata in una meta turistica (anche se forse a causa dei 15 gg. di vacanze scolastiche la stragrande maggioranza di turisti è tedesca) e non mi piace come la via commerciale (Pragerstrasse) sia standardizzata ed americanizzata come in tutte le città del mondo, ma per il resto ho adorato tutto, dal carillon nello Zwinger alle grandi barche a ruota (vere!!!) sull'Elba.

Nel pomeriggio abbiamo assistito assieme al Vespro nell'Hofkirche, anticamente cappella del castello dell'elettore di Sassonia, cattolico in una terra protestante, ora cattedrale cattolica. C'è un Silbermann pure qui e l'abbiamo sentito bene, nonostante i Vespri solenni fossero per celebrare i 30 anni del coro della cattedrale, per questo lo racconto nell'altro blog.

VIII giorno: Bach! 
Dopo una riposante lunga notte di sonno (ma quanto si dorme bene in questo posto!) ed una lauta colazione, sono andata in città per assistere al culto luterano nella Frauenkirche con tanto di cantata di Bach. Per la parte musicale rimando all'altro blog. Sono arrivata mezz'ora prima e c'era già la piazza invasa dalla gente in coda, per fortuna pochi minuti dopo hanno aperto le porte ed ho trovato un discreto posto nel I ordine di balconata. Questa chiesa sembra più un teatro che un luogo di culto! La platea sotto, 3-4 ordine di palchi sopra un piano finestrato, la cupola che raccoglie e diffonde il suono, l'ambone rialzato e rivolto verso i fedeli, l'altare che sembra un palco ed infine l'organo che con la sua cassa diventa parte integrante dell'abside. 

La storia di questa chiesa è come quella della Fenice, più volte risorta dalle proprie ceneri, l'ultima volta, però, ci ha messo un po' di più… ben 40 anni! Se dall'esterno è significativo il contrasto tra le pietre annerite originali e quelle bianche nuove, all'interno il barocco sa di finto, troppo nuovo, il bianco ed i colori pastello non sono nemmeno un po' affumicati dalle candele, il legno dei banchi ancora odora di pialla. Questo sapore di nuovo e finto accompagna tutto il centro storico, con i palazzi barocchi ricostruiti 5-6 anni fa. Se la DDR ha cercato di cancellare il ricordo del Reich pure cambiando i nomi delle strade, ora stanno cercando di cancellare quei 40 anni di regime, che però fanno parte della storia della Germania e qui in qualche modo le due anime a sprazzi riescono ancora a convivere.
Pranzo turco e poi di nuovo a lavorare. Non ho ancora pagato la pensione, ma oggi è domenica e non c'è nessuno, domani vado via presto, e non capisco bene quando parlano (ma che accento hanno in Sassonia?).

IX giorno: festa della riunificazione! 
Avevo capito giusto, dalle 6.30 c'era la signora ad aspettarmi per pagare. Non avendo fatto l'ultima colazione ho pure risparmiato €10. Non volevo crederci! Pensavo che il prezzo fosse fisso, avendo prenotato con un'offerta di booking.com. Bene! Un posto in cui tornare! Alla fine mi sono trovata in stazione con largo anticipo, come al solito, ed ho fatto colazione… in un panificio viennese. Due ore di lavoro in un treno quasi pieno ed eccomi nuovamente a Berlino. Ho girato un po' per i vari stand in occasione del giorno di festa: davanti alla porta di Brandeburgo e nei giardini di rappresentanza di 7 Länder in occasione della Festa della Riunificazione e ad Alexanderplatz per una sorta di "Oktoberfest a Berlino" con tanto di mercatino, ove ho mangiato.
musica popolare alle spalle della Porta di Brandeburgo
Nel pomeriggio sono andata a trovare un'amica a casa, perché non si sentiva molto bene. Ha un appartamento molto grande, in condivisione con un'altra ragazza. L'hanno reso davvero carino! Poi ho raggiunto il Prof. che mi ospita e che mi ha portato a casa sua, in un paradiso residenziale non proprio comodissimo da raggiungere. Chiacchierando di sera ho saputo che la sua vita è stata molto più semplice del romanzo politico che mi ero immaginata. Sinceramente mi imbarazza un po' essere ospite di un Prof., lui è adorabile, gentilissimo, un padre più che un supervisore, anche se molto rigoroso nel lavoro, ma io mi faccio un milione di scrupoli… per una che usa ancora il "lei" con il supervisore di dottorato… Imparerò mai a fregarmene ed a vivere il momento?

Nota: La festa della riunificazione in realtà, tradotta alla lettera, suonerebbe come festa dell'unità. Il succo non cambia ma per noi italiani assumerebbe un significato politico, per cui preferisco la mia traduzione.

X giorno: agreement
Risveglio con brutta sorpresa: di nuovo l'orzaiolo. Effettivamente in questa settimana di viaggio mi sono un po' trascurata e strapazzata. Speriamo passi in fretta. Giorno al museo, ripulendo la presentazione per domani, guardando sezioni sottili con il collega di qui e poi parlando a pranzo di come agire per le pubblicazioni. Ecco il punto dolente. Io sono la prima a lasciare l'onore del primo autore al dottorando negli articoli generali sia perché lo merita e lo deve per conseguire il dottorato, sia perché hanno molti più dati di noi lavorando in team, sia perché non avrebbe alcun senso pubblicare in una rivista scientifica due articoli con risultati praticamente identici e solo delle piccole differenze d'interpretazione (la mia comunque sbagliata perché sola ed inesperta). Il problema è il boss. Saranno urla e strepiti, che lui vuole 4 articoli da me sola, che non ho mai fatto quello che mi veniva chiesto, etc. Al che… dopo avergli sputato addosso tutto il rancore represso per questa idea malata di scienza, mi licenzierò. E mi ritroverò in mezzo ad una strada. Il Prof. di Berlino mi ha dato alcuni suggerimenti su come sfruttare al meglio la posizione aggirando i limiti imposti dal boss, ma non so se ho voglia di trasformare la mia vita in una lotta continua. Arriva un momento in cui uno vorrebbe solamente poter lavorare al meglio, senza dover affilare gli artigli anche per quello che gli è dovuto. Se questo non mi è possibile nella ricerca, perché ormai troppo competitiva, cercherò un'occupazione in altro settore, sono piuttosto flessibile, anche se a malincuore. 

XI giorno: fine primo round
 Dopo 10 giorni di sole e caldo, oggi il cielo è rannuvolato, infatti devo partire. L'estate è tornata giusto per la mia visita. Il Prof. di Freiberg ha detto che questo periodo di caldo in settembre-ottobre è chiamato Altweibersommer, ossia "estate della vecchia signora"… chissà perché!

Dopo il mio seminario al museo, una rapida occhiata ai campioni con il Prof. mi ha dato ragione di alcuni dubbi ed ha cambiato l'interpretazione di una parte del lavoro in "collaborazione". Ho sempre detto che 3 cervelli assieme arrivano più lontano di 3 cervelli singoli! Ho salutato il Prof. (che mi ha abbracciato! questi tedeschi mi sorprendono sempre!) e sono andata a Tegel, ove sono impazzita per trovare lo sportello giusto (aeroporto più caotico che abbia mai visitato, nonostante sia in Germania!). Il volo è stato puntualissimo, all'arrivo a Vienna la mia valigia era già solitaria che girava invano, il treno sembrava mi aspettasse... ma una vena di malinconia mi assale, come ogni volta che lascio Berlino e la Germania in genere. Coraggio! Tra 4 gg. sono in Baviera!

Thursday, September 22, 2011

Alterazioni: intervista a... J.S. Bach


Sull’eco delle “interviste impossibili” recentemente riprese da Radio3... ecco quello che avremmo sempre voluto chiedere e che non abbiamo mai avuto occasione di fare.

L.P.: Sono emozionantissima. Per la prima e penso unica volta nella mia vita avrò l’onore e l’onere d’intervistare il più grande musicista di tutti i tempi: J.S.Bach. La ringrazio d’aver accettato questo incontro. Mi scuso perché il giornale è distribuito solo all’interno del conservatorio di Padova, ma le assicuro che avrà una grande diffusione tra i musicisti, giovani nel corpo e nello spirito, che l’ammirano e la seguono da anni.
J.S.Bach: Sarà un piacere per me rispondere alle sue domande.
L.P. Inizio subito. Non voglio sapere nulla della sua vita, già in tanti hanno dato fondo alla fantasia ed alle biblioteche per scrivere sue biografie... a proposito ce n’è qualcuna che le piace particolarmente o che si avvicina di più alla realtà?
J.S.Bach: (ridendo) No, nessuna, ma mi divertono molto... è come leggere un oroscopo a posteriori. In realtà la morbosità che in questi tempi ossessiona i “fan” nel conoscere i minimi dettagli della vita privata dei “famosi” mi sembra le medesima di alcuni studiosi che tentano di ricostruire come suonavo o come pensavo le mie composizioni! Paradossalmente, se sentiste come suonavo potrebbe non piacervi nemmeno! (ride)
L.P. Mi perdoni, cosa intende dire? Non le fa piacere che qualcuno si occupi di come sentivano la sua musica ai suoi tempi? Cestinerebbe anni di ricerche e pile di incisioni “filologiche”?
J.S.Bach: Sinceramente la filologia, così com’è intesa, mi sembra un po’ sterile. Dopo quasi 4 secoli è praticamente impossibile ricostruire non solo lo strumento e la pratica musicale del tempo, ma anche la diversa collocazione nella vita quotidiana, la diversa sensibilità musicale di chi ascolta, la diversa concezione teologica per la musica da chiesa e via dicendo. Mi sembra un progetto destinato a fallire in partenza... e poi, con quale scopo?
L.P. Come? Cioè, capisco, ma non pensa che possa essere utile ripercorrere i suoi passi per comprendere tutto quello che è venuto dopo?
J.S.Bach: In questi termini posso ammettere una simile ricerca. Anch’io ho studiato chi era venuto prima di me per comporre nuova musica, ma questa ricerca era utile a me soltanto. Poi, se ben ricorda, ho sempre appreso ritrascrivendo e rielaborando le composizioni di altri, non ripetendole così com’erano. Pensi a Pergolesi, Vivaldi,... Nel caso della “filologia”, credo, potrebbe anche avere un senso “storico” per gli studiosi, per gli addetti al mestiere... ma di certo non per il grande pubblico.
L.P.: Il ragionamento non fa una piega. Rimanendo in tema, cosa ne pensa, dunque, di quelli che si collocano dal lato opposto della barricata e che eseguono o trascrivono la sua musica con strumenti iniesistenti alla sua epoca?
J.S.Bach: Penso che l’importante siano le note, non lo strumento o la tecnica. Io stesso ho rivisitato trascrivendo opere di miei illustri predecessori, adattandole per strumenti diversi da quelli per cui erano destinate. In questi secoli sia l’organo sia gli strumenti ad arco si sono evoluti e con essi la tecnica per suonarli. Magari avessi potuto avere le conoscenze e le possibilità tecnologiche che avete voi ora! Vede che sarebbe una limitazione imporre di suonare la mia musica con determinati registri (in tema di organo) o strumenti o con una determinata diteggiatura ... tanto, come ho detto prima, è impossibile “sentire” come 3-4 secoli fa.
L.P. Se ho colto il Bach-pensiero, Lei non è affatto dispiaciuto dalle reinterpretazioni dei suoi brani in stile swingle, jazz o disco?
J.S.Bach: Non esageriamo, piaceva molto anche a me sperimentare ed alcuni sperimentazioni di questi tempi sono molto belle, penso per esempio agli Swingle Singers... ma nessun compositore gradirebbe certe storpiature “tecno” o simili. Tornando agli Swingle Singers, se ci pensa la musica per organo in origine era esecuzione strumentale di musica vocale, loro, invece, cantano la musica strumentale. Veramente divertente! Altri utilizzi in tempi recenti, con sovrapposizioni di canzoncine pop ai miei preludi e via dicendo non mi sembrano parimenti geniali. Al pari dell’idea di quel tale signor Gounod nella “sua” Ave Maria. A mio modesto parere, il MIO preludio era completo e perfetto così com’era, non c’era bisogno di aggiungere altro!
L.P. Non se la prenda, la prego, ha perfettamente ragione. Deve anche capire, però, che quell’Ave Maria è diventata parte della nostra storia da quando si è iniziato a cantarla in occasioni particolari... tipo i matrimoni... Se non ci fosse stato questo passaggio ben in pochi conoscerebbero il suo preludio. E cosa ne pensa del binomio Bach-Jazz?
J.S.Bach: Il jazz merita un discorso a parte. Spinge molto sull’improvvisazione e questo si faceva anche ai miei tempi. Anche allora si facevano le competizioni d’improvvisazione, si ricorda quando Marchand scappò per la paura del confronto? In realtà nessuno saprà mai se scappò o semplicemente non ci incontrammo... Di questi tempi non hanno inventato nulla che non ci fosse già. Per improvvisare bene bisogna saper suonare bene e conoscere la musica meglio delle proprie tasche, da questo punto di vista stimo molto i jazzisti. Certo, i canoni stilistici sono cambiati.
L.P. Sono sempre più curiosa, per un compositore come Lei, com’è sentire la propria musica suonata da così tante persone?
J.S.Bach (sorridendo): mi creda, a volte mi prudono le mani e mi verrebbe voglia di suonare al posto loro. specialmente quando si tratta di studenti poco talentuosi... ma in genere sono estasiato dal sentire quali cose sono in grado di tirare fuori dalla mia musica. Che rimanga tra noi, il compositore a volte certe cose nemmeno le pensa ma poi se ne vanta quando gliele attribuiscono.
L.P. Si fidi, non lo dirò a nessuno. Cambiando completamente discorso e passando più al privato, i suoi figli hanno preso una piega diversa dalla sua. Quattro-cinque sono diventati dei celebri musicisti ma nessuno ha raggiunto la Sua fama o la sua capacità, o almeno così pensiamo oggi, anche se ai suoi tempi, forse, la fama di C.Ph.E. l’aveva fatta dimenticare.
J.S.Bach: I figli sono un dono del Signore, se poi sono bravi è un regalo doppio. Ho una grande ammirazione per tutti i miei figli ed è stato un grande dolore quando qualcuno è mancato prima di poter manifestare al mondo le proprie doti. Purtroppo i tempi erano diversi. Come tutti i figli mi hanno dato qualche dispiacere e hanno considerato la mia musica superata, hanno preferito seguire la moda del momento, ma hanno anche saputo prevedere lo stile che si sarebbe sviluppato. Hanno preparato il terreno per il signor Mozart. un vero talento che mi sarebbe piaciuto avere come allievo. Pur avendo
scherzosamente celebrato il funerale del contrappunto, ha dimostrato di saperlo maneggiare con grande maestria!
L.P. Giusto! Ci sono stati altri musicisti che avrebbe voluto avere per figli?
J.S.Bach: Oltre a quelli che ho avuto già? Lei è giovane, ma guardi che non è facile stare dietro a tutta quella marmaglia finché cresce! Musicalmente parlando sono tanti, ma una menzione particolare la merita Mendelssohn per il suo affetto filiale nei miei confronti. Già è difficile essere amati ed apprezzati dai propri figli, figurarsi ad un secolo di distanza da giovanotti che non ti hanno mai conosciuto!
L.P. Sono commossa... ma anche dispiaciuta perché il tempo a nostra disposizione è terminato. Avrei ancora migliaia di domande da porLe ma già quelle cui ha risposto ci daranno da pensare per un bel po’. Un’ultima curiosità, com’è rito di questa rubrica: cosa ne pensa del nostro giornale?
J.S.Bach: A dire il vero faccio fatica a leggerlo, vista la mia età, i problemi alla vista e la dimensione dei caratteri! Me lo faccio leggere da Anna Magdalena e lo trovo molto ben fatto. Un buon posto dove togliersi i sassolini dalle scarpe, come ho fatto anch’io. Unica critica, se qualcuno di voi mettesse lo stesso impegno nello studio della musica...
L.P. Ho capito, grazie, riferirò! Un ringraziamento speciale da tutti noi per la sua musica, con cui quotidianamente, per passione o per obbligo, piangiamo e gioiamo. Grazie!