Showing posts with label Germania. Show all posts
Showing posts with label Germania. Show all posts

Friday, February 23, 2024

Schon wieder in Deutschland (di nuovo in Germania)

Non sono passati nemmeno cinque mesi dall’ultimo viaggio (in treno) in Germania e sono tornata a seguire il Danubio su rotaia, stavolta per approdare dalla parte "romana" del Reno, nella città di Gutenberg, ossia a Mainz. (Magonza) per seguire un corso di geologia strutturale, per me di ripasso e di aggiornamento.


Considerando le ultime cadute delle ferrovie tedesche, tra scioperi e ritardi enormi, ero un po’ preoccupata per il viaggio in treno. Alla fine è andato quasi tutto bene. Il treno diretto da Vienna a Magonza è filato con poco ritardo fino a Francoforte, quando siamo stati costretti a cambiare treno. All’inizio pensavo ad uno scherzo di Carnevale, invece il nuovo ICE ci aspettava dall’altro lato del marciapiede, pure con le prenotazioni riportate. Episodio simile al ritorno, quando invece a Francoforte siamo stati costretti a cambiare parte del treno, causa false indicazioni nelle carrozze. Fatto che ha causato non poco caos e ritardo. In aggiunta, durante il viaggio, un ragazzo ha rovesciato un bicchiere di caffè in corridoio, "lavando" il mio vicino di sedile (qualche schizzo è arrivato anche a me).


Il centro storico sopravvissuto

Il corso è iniziato di martedì, perché il lunedì (Rosenmontag) era tutto chiuso per Carnevale, un’istituzione a Magonza come a Colonia, ed è terminato di sabato. Durante la settimana ho avuto modo di girare la città. Ho impiegato qualche giorno per passare dal "Grüß Gott" al semplice "Hallo", dopo aver realizzato di essere in Germania grazie al "Berliner mit Früchfüllung" ossia un Krapfen, preso per festeggiare il Carnevale. Mainz è carina. La città vecchia è un miscuglio di stili, tra il tardo medievale con l’imponente duomo, il barocco, un angolo di Fachwerk, i seri edifici di fine ottocento e quelli moderni in vetro, affacciata sull’imponente fiume Reno. Il tutto costruito con massi di arenaria rossastra locale. Il campus universitario, dall’altro lato della ferrovia rispetto al centro ed al Reno, è piuttosto esteso, comprende diversi edifici in stili misti (ma l’edificio più antico sarà di fine XIX secolo). Bello, ma per centinaia di metri non si trovano supermercati, panifici, copisterie, etc. Come se ciò non bastasse, tutto chiuso per le Semesterferien o aperto in orari ridotti. La mensa locale richiede il pagamento tramite una carta prepagata dell’università, che si carica solo con contanti. Non proprio ideale per un ospite temporaneo! Per girare Mainz conviene andare a piedi o in bicicletta, anche se i pedoni passano la vita ad aspettare davanti ai pochi attraversamenti pedonali, in cui il rosso dura un’eternità ed il verde richiede scatti atletici. Dal numero di vetture con targhe persino dalle regioni confinanti, credo che Mainz sia fatta per gli automobilisti, nonostante il centro interamente pedonale. Quando ho chiesto ai conoscenti cosa fosse tipico della città, mi hanno tutti risposto "Die Mainzelmännchen" (gli omini di Mainz), che ovviamente non conoscevo. Si tratta di figure animate che vengono usate dal secondo canale televisivo (ZDF) per gli stacchi pubblicitari. A quanto pare, la ZDF ha sede a Mainz. Tali figure si trovano anche ai semafori.


L'università Johannes Gutenberg

Il vero highlight del soggiorno è stato però il corso, o la masterclass, come l’hanno chiamata. Un gruppo variegato di partecipanti, dagli studenti di master locali alla dottoranda statunitense, dal prossimo prof. associato italiano alla geologa croata che lavora in Canada nel settore minerario, dai ragazzi del servizio geologico tedesco ai dottorandi indiani, dalla giovane studentessa spagnola alla sottoscritta con anni di esperienza. Pur essendo il gruppo così misto per età, provenienza e conoscenze pregresse, abbiamo lavorato benissimo assieme. A guidare il corso una conoscenza del passato, una giovane prof. (abbiamo la stessa età) neozelandese, che si è distinta per genialità e dedizione già nel dottorato, ed un post-doc tedesco, con cui ho condiviso il co-supervisore (ma con alcuni anni di differenza). Il corso è proseguito per una settimana ulteriore, sotto la guida di un anziano professore che scrisse il testo che uso anche per insegnare, ma diventava per me troppo specifico e non potevo assentarmi troppo a lungo dal lavoro. Oltre alla parte scientifica, in cui pieni di entusiasmo abbiamo guardato al microscopio campioni che hanno fatto la storia, prestati da un anziano prof. neozelandese che viene citato in ogni articolo, è stata curata anche la parte sociale, con pranzi e birre (o vino) in compagnia. La sorpresa maggiore per me sono stati i ragazzi indiani, non solo a 25 anni sono già maturi dottorandi, ma s’interessano di storia e cultura ed a scuola hanno studiato Giordano Bruno e Antonio Gramsci, nomi ormai sconosciuti a gran parte dei coetanei italiani. Come dopo la scuola organistica estiva di Haarlem, prevedo che i rapporti con i più di qualche collega conosciuto in questo corso non si perdano con la distanze, ma saranno la base per interessanti collaborazioni e scambi. Con alcuni già ci si vedrà a Vienna per l’annuale congresso in primavera che richiama circa 16mila geologi da tutto il mondo. 

L'imponente duomo, di cui ho sentito l'organone

Devo ammettere che questo scambio tra generazioni, condividendo entusiasmo e curiosità per le domande geologiche, mi è mancato. Dal punto di vista scientifico le conoscenze nel settore non sono avanzate molto da quando l’ho lasciato, ma la collegialità è migliorata, grazie all’internazionalizzazione della comunità (tranne in Austria…). Il sospetto, la presunzione di avere la verità in tasca, l’arrivismo ed in genere la competizione incontrate tra i colleghi dediti al tema su cui ho lavorato nell’ultimo decennio sono relegati a pochi casi eccezionali in cui ci si imbatte solamente nei grossi convegni o in qualche articolo. Un motivo potrebbe essere il giro economico. Nelle scienze planetarie si ricevono fondi da capogiro, ma senza è quasi impossibile fare ricerca, avendo bisogno di materiale prezioso e di metodi analitici sofisticati, mentre nella geologia strutturale i finanziamenti scarseggiano, ma bastano un martello ed un microscopio per cercare di capire la storia geologica della zona studiata. Certo, gli strumenti avanzati servono ed oggigiorno senza non si pubblica nulla, ma tramite qualche collaborazione vi ci si riesce sempre ad accedere.


Conclusione. La Germania resta un paese più al passo con i tempi, frizzante dal punto di vista scientifico ed internazionale rispetto all’Italia, alle prese con i soliti problemi che ne limitano lo sviluppo, ed all’Austria, chiusa nella difesa della propria tradizione (anche geologica). Non si può aver tutto. Dal punto di vista estetico e funzionale Vienna vince senza gara su tutte le città tedesche, mentre dal punto di vista storico e culinario l’Italia si conferma in vetta alla classifica (per le vacanze). Ciononostante, spero di poter tornare presto in Germania per altri corsi/incontri simili.

Saturday, September 15, 2018

Bonn, or the German Brussels

(sotto un riassunto in italiano)
First time in Bonn, the former capital city of Germany. I knew Bonn as the birthplace of Ludwig van Beethoven, who eventually died in Vienna, and as the place where some former colleagues did their PhD. Now, thanks to a conference, I have the opportunity to visit the city

First day: the journey
It could have been worse, but this doesn’t mean it was good. I woke up too early, so I anticipated all my plans and before 7 am I was already at the airport. The direct flight to Bonn was to expensive, now I have to change in Munich. The first flight was fine, just 15 minutes delay. The second flight was a nightmare: the gate changed twice and I had to go to another terminal by train, they had to change the aircraft, modifying the seat numbers and having people in overbooking, when we were ready to leave they realized that a cargo door wasn’t working properly and they had to load down half of the luggage, finally we took off with 1 hr delay, and upon the arrival at least 50 passengers didn’t receive their luggage, included myself. In the meantime, I had developed a headache. The airport Köln-Bonn is relatively small but disorganized. Even asking to some security guys, it has been difficult to find the bus stop. Thanks God, I didn’t have to wait for the bus and the bus driver was very kind and helpful. The main railway station in Bonn is as chaotic and bad populated as the Gare du Midi in Brussels. On the top, it is a construction site and the indication signs are poor. Eventually I got the train to Tannenbusch, district compared to Molenbeek in the press, where was the cheapest-but-still-expensive hotel I had to book because the Airbnb I booked had to cancel the stay. Tannenbusch indeed recalls some poor districts of Brussels, with men hanging around, graffiti over shop doors, and cars parked on the sidewalk. However, you can recognize that it is Germany, because clean and effective, expecially during week days. The hotel is fine, but I felt so broken that rather than enjoining the icebreaker party at the conference, I went immediately to bed without lunch and dinner.

Second day: shopping and conference
As it seemed that the suitcase would have not been delivered for a long time and considering that I had nothing but my laptop and an umbrella in my hand-luggage, I decided to buy the minimum stuff for surviving a couple of days, which means toiletry and a change. Such common things are much more cheaper here than in Vienna, even though I bought the same products in the same shop chains! I eventually got my suitcase delivered in the hotel at 9 pm, when I had given up the hope to see it for the day.
The impression of Bonn is of a cute city, but a whole construction site, including the already mentioned main railway station, the Münster, and even the main building of the university, where the conference takes place. This building is a beautiful baroque castle from the outside, and a terrible 70’ assemblage of classrooms and offices in the interior. Funny fact, in the main hall, there is a pipe organ  and in a large lecture theater there is a piano. I was afraid to spend a lot of time my own, because I feared not to know many people at the conference, which is mostly thought for the German geological community. In fact, I realized I do know a lot of people, considering the length of my academic experience (Ms degree obtained almost 15 yrs ago!) and the several changes of topic. For being the first day of the conference, I talked a lot, continuously switching between German and English, depending on the person I had in front.

Third day: just conference
This was my day, starting at 8:30 with my talk and closing at 6 pm with my poster. I met other former colleagues, friends, and acquaintances. For lunch, I went to a bakery and I enjoyed walking in the city. I like that it is mostly reserved to pedestrians. Actually, this is typical of many Austrian and German cities. Back to the conference, my early performance wasn’t at best, but I got positive feedback as interested questions, much better than having the audience bored or clearly disagreeing with the proposed idea. The poster wasn’t better, it wasn’t even my idea, but just reworking the analyses done by a former PhD student, who left after one year. It is not my field, strictly speaking. For dinner, I decided for the Italian next to the hotel, which is actually Italian but like thousands of Italians in Germany. People that emigrated at least 30-40 yrs ago.

Belgium? No, Germany.
Forth day: the conference dinner
The conference program for today wasn’t particularly interesting for me, so I spent the first part of the morning visiting Bonn. The first stop was at the old cemetery, where the Schumanns are buried. Then I walked through the city to the Rhine. I missed the water in Brussels, the small channel cannot be compared to a large river, such as the Danube or the Rhine. For lunch, a German colleague joined for visiting the local mineralogical museum, curated by the university. The location is gorgeous, in the Poppelsdorfer Castle, the exhibit is limited by well organized. In the afternoon, I followed some talks about outreach, which were much more self focused than I expected, and discussed about the limitations of a project with another colleague.
The event of the day was the conference dinner, organized in the new cafeteria of the university. Of the 760 participants, just ca. 400 attended the dinner. A considerable amount, in comparison with other conference dinners I attended. The food was on the average but the opportunity to chat and to meet other people from different fields was great. I felt sorry for the musicians, who played Irish folk music but where covered by the loud attempts to talk of the participants. As soon as I was done with the food, I left.

Fifth day: the ceremony
Last day of the conference, at least for the talks. The first part was dominated by the keynote talk of an old acquaintance, who proposed a kind of revolutionary interpretation but without the support of sufficient data (I know the feeling), followed by an interesting plenary lecture about seismotectonics (yeah! trying to understand earthquakes!) and by the award ceremony. What began in English, ended soon in German, as the conference was "supported" by the local geological, mineralogical, paleontological, etc. societies. The worst happened when an old professor said that he has been happy to hear a couple of talks in German and that we should use German again as language of science. What??? I’m not a fan of English, but as we dropped Latin, we have to use a common language, if we want to share the results of our research and to bring an advance in science, through global cooperation. It makes no sense going back to the national languages! If that professor does not understand that, why did he become the recipient of a prize? Another sad consideration about the conference, I’ve never seen so a few women on the stage. The spokesman of the organizing committee admitted that most of the work has been done by his French female colleague… but the truth is that he will be the only one remembered.
In the afternoon, after the last "scientific" lunch, I went for shopping at the Haribo, the famous company producing the chummy little bears, which I didn’t know originated in Bonn, and I went back to the hotel to work.

the Rhine
 Sixth day: the field trip
Finally, I have the opportunity to visit the volcanic field of the Eifel! This is what I fought when I registered for this field trip. In the years spent in Belgium, just on the other side of the border, I always dreamed of such an excursion. In fact, the field trip was mostly archeological, paleontological, and paleobotanical, but nevertheless interesting. I saw very old fossils (Devonian), very recent maars (ca. 30 ka), and the genius of the Romans. We, Italians, sometimes forget that our grand-grand-grandparents brought the civilization in Europe… As usual, I was the only foreigner in a German group, both as Italian and as coming from Austria, but as I do speak German (or at least I understand most of it) the explanations were given only in German. There was a pretty heterogeneous group of participants, not all of us were scientist and even among the geologists many different disciplines were represented. As true German, we arrived in Bonn exactly at 6 pm, but due to the French and Roman historical influences my train was broken and after a detour I got back to the hotel with an unwanted delay.

Seventh day: the museums
I should have left today, but the flight was too expensive. Of course, a night longer in hotel costs as well, but at the beginning I planned to stay elsewhere, saving research money. What to do? I have already seen almost everything I wanted to see and in the weekend, the trains are less thick. I spent a lot of time just waiting. The only highlight of the day was Beethoven’s house, even though he was only born here and his parents moved out when he was three.

Eighth day: the history
Before leaving, after the last delicious breakfast in a local bakery, I went to the church close to the hotel (catholic, even though I guess that the district is mostly Muslim) to attend the holy mass. Surprisingly, the church was full and not only with old people or with foreigners, as I thought. The organ is obviously made by Klais, local organ maker, and the organist played nice improvisations, but the chosen chorals were relatively modern and the tempo was relatively slow for the viennese standard.
I had to find a way to spend some hours before going to the airport, so I decided to visit the museum of the history of the German Republic after 1946. Very interesting! Highly recommended. Another part is in Berlin, where I’m going to very soon (again, fourth time this year). For fun, I’ve done the mandatory test to get the German nationality and I passed it, with 14/15 correct answers about the German constitution and history. I wonder if I could be so successful in an Austrian or Italian equivalent. In the museum, I had also lunch, with a Wiener Schnitzel. Already nostalgic? Yes, so much that I was at the airport 4 hrs in advance! The journey back was simply perfect, the flight was on time, my luggage was one of the firsts to come, I run to the train, and in less than a hour I was at home. Vienna, I missed you!

Wherever I go... I find a pipe organ.
Conclusion
Bonn is indeed similar to Brussels, for the style of some buildings and the inefficiency of the information system, but it is also typical German, for the habits of the locals (also integrated immigrants) and the general order. Bonn seems to be stuck in the 60’-70’. The whole city is a construction site because the infrastructures are old. What was innovative 50 years ago is now obsolete and insufficient for the modern traffic. I imagine that Germany invested a lot on Bonn when it was the capital city, but after the reunification moved to the update the former GDR, leaving Bonn far behind. Bonn is also a bit more "Mediterranean" than other German cities, due to the inheritance left by the Romans, the influence brought by French and Belgians, and the "frivolity" induced by the presence of the Catholic Church. Cologne, a few km away from Bonn, is much more German!

Versione italiana:
Approfittando di un convegno, ho visitato Bonn per la prima volta. L'ex-capitale della Germania è un cantiere a cielo aperto e sorprendentemente disorganizzata per essere tedesca. Le infrastrutture sono ferme agli anni '60-'70 e la stazione centrale ricorda la Gare du Midi a Bxl. Ciononostante, ci sono caratteristiche che la rendono pienamente tedesca e gradevole da visitare. A parte il centro storico, interamente pedonalizzato, non dimenticherò la casa natale di Beethoven, la ditta organaria Klais ed i suoi strumenti ed il museo della storia della Germania dopo il 1945.
Il viaggio in sé non è stato dei migliori, costoso e almeno all'andata problematico, con ritardi, cambiamenti e perdita del bagaglio (consegnato la sera successiva). Il ritorno è andato meglio, anche se l'aeroporto di Colonia-Bonn è un caos. L'airbnb prenotato non è andato a buon fine, per cui ho dovuto ripiegare su un hotel relativamente costoso, periferico ed in un quartiere paragonato a Molenbeek (ecco che ritorna Bxl). Il soggiorno non è stato affatto disagevole ed il quartiere, benché popolato da parecchi immigrati, è tranquillo e funzionale come mi aspetterei in qualsiasi città tedesca.

Monday, January 29, 2018

10 oggetti immancabili in casa (in Germania)

Sfogliando il sito Deutsche Welle (che consiglio per imparare e familiarizzare con la lingua tedesca), sono incappata nella rubrica "Meet the Germans" ed in una curiosa lista di 10 oggetti che si trovano in (quasi) tutte le case tedesche (ecco il link).
1. Pantofole. Anche per gli ospiti. In ogni caso, nelle case tedesche (ed austriache) non si entra con le scarpe. Sia per non strisciare il pavimento in legno, sia per motivi igienici. Ovviamente ne sono fornita pure io e quando vado in casa altrui me ne porto dietro un paio.
2. Bicchierino portauovo. L'ovetto a colazione è un classico in Germania, ma non per me.
3. Bottiglie con cauzione. In Germania c'è un Pfand anche per quelle di plastica. In Austria solo per alcune di vetro, nemmeno tutte. Esiste però la raccolta differenziata ed in casa mia lattina, bottiglie di plastica e contenitori di vetro sono rigorosamente separati in attesa di essere gettati nei rispettivi raccoglitori.
4. Strofinacci da cucina. Anche se tra me ed i tedeschi c'è una polemica annosa su come si lavino i piatti (i tedeschi in genere non risciacquano), gli strofinacci non possono mancare, sia per asciugare, sia come presine d'emergenza.
5. Prodotti specifici per la pulizia. Distinti per scopo. Ahimè, sorgente di plastica da smaltire. È pure vero che probabilmente un prodotto come aceto o alcool o candeggina diluita dovrebbe bastare per tutto, ma forse per il basso costo dei prodotti specifici per il bagno, per le finestre, per i mobili di legno, per il pavimento, etc., per tacere di quelli per il lavaggio di capi d'abbigliamento e la cura personale, ne sono fornita anch'io.
6. Spazzolone del WC. Mai senza! Prima cosa che metto in una casa nuova. Da usarsi ogni giorno per tenere più pulito il gabinetto e per evitare imbarazzanti momenti con gli ospiti inattesi che chiedono di usare il bagno.
7. Libreria. E dove metterei altrimenti la collezione di libri, dalla narrativa alle raccolte di ricette? Nonostante mi sia convertita al Kindle per i viaggi e nonostante abbia lasciato il 99% dei miei libri dai miei, continuo a comprare tascabili e testi storici. Inoltre, la libreria si presta a molteplici usi.
8. Cartelle portadocumenti con l'amministrazione della casa, contratti, pagamenti vari. Tutto organizzato per categoria. Altrimenti sarebbe il caos. Ho comprato la foratrice apposta!
9. Persiane o almeno tende. Purtroppo in Austria le tapparelle non sono molto diffuse, ma le tende sono tra le prime cose immancabili quando entro in un nuovo appartamento.  Detesto sentirmi in piazza. Finché le tende definitive non sono pronte, provvedo con soluzioni temporanee di carta o con foulard.
10. Coperte separate per letti matrimoniali (anche i materassi sono distinti). Il problema per me non si pone, ho un letto singolo. Sono comunque una convinta sostenitrice dei materassi e dei piumoni distinti. Il buon riposo è importante.

A questo punto mi domando se la mia famiglia si sia a tal punto "germanicizzata" da aver inconsciamente adottato usi e costumi del paese ospite o se questa lista rappresenti una cultura media europea per preparare gli extra-europei alle tradizioni locali. Forse entrambe sono vere, almeno in parte. In Italia in genere non ci si toglie le scarpe quando si va a visitare qualcuno, i letti matrimoniali hanno materasso unico, così come lenzuola e coperte, e raramente si tengono i documenti organizzati in raccoglitori come in un ufficio contabile. In Belgio, all'uni e nei bagni pubblici o nei locali non c'era lo spazzolone e se era presente non era usato. Mancanza che mi è pesata anche negli USA, ove gli alberghi ne sono privi, forse confidando che il sciacquone rimuova tutto. Anche la questione privacy e quindi l'uso delle tende è differente in Belgio rispetto ai paesi di lingua tedesca. A Bxl la sera si poteva "spiare" la vita privata dei vicini come da numerosi schermi.

La lista mi ha dato da riflettere anche su un altro fronte. Quali oggetti caratterizzano una casa italiana? Cercando di andare con i ricordi all'infanzia, tra case di compagni di scuola e di parenti, non essendo chiaramente la mia rappresentativa, cosa trovavo ovunque? Cosa ha sorpreso le colleghe tedesche ed austriache nell'andare per pensioni ed appartamenti durante l'escursione in Sicilia? Ecco la mia personale lista, dimezzata rispetto quella tedesca:
1. Il bidet. Lo so, è scontato, ma ormai è diventato un marchio di fabbrica d'italianità. L'argomento di discussione di tutti i connazionali all'estero. Anche se sinceramente non ne sento poi tanto la mancanza.
2. La moka o caffettiera. Alla sottoscritta dovrebbero togliere la cittadinanza per come mi faccio il caffè. Eppure ho ceduto alla moka per non deludere gli ospiti.
3. La tovaglia a tavola. Sinceramente non la uso, ma non ricordo una sola volta in cui non ci fosse nelle case italiana quando ero invitata per un pasto, anche se si prendevano le pizze per asporto. Inoltre in tutte le case c'è una tavola da pranzo estensibile. In Austria spesso la tavola in cucina manca del tutto o è limitata ad un tavolino per due. Non sono previste pranzi e cene con compagnie numerose.
4. Lo stendino. Onnipresente sullo sfondo pure delle chiacchierate skype con amici e colleghi. Chi può, stende fuori. Le lenzuola appese tra una casa e l'altra rappresentano un altro cliché italiano, da nord a sud (nella foto Venezia).
5. La cristalliera, ossia un mobile solo per i servizi di piatti e bicchieri. Cosa di cui io sono sprovvista, avendo a malapena tre piatti di ogni tipo e bicchieri singoli. Quando invitavo parecchi amici a cena, chiedevo loro di portare piatti e posate o usavo servizi di carta. A mia difesa, posso dire di dover traslocare ogni 2-3 anni e piatti e bicchieri sono pesanti e delicati. All'ultimo trasloco ho rotto tre bicchieri, nonostante le attenzioni del caso. Confido in futuro di avere una casa mia ove invecchiare e quindi di poterla fornire di tutte le caratteristiche delle case tedesche ed italiane.

Tuesday, October 31, 2017

Lutero e la Riforma musicale

Ci siamo. La Riforma di Lutero festeggia 500 anni di vita ricordando la leggendaria affissione delle 95 tesi da parte di un monaco tedesco rivoluzionario alla porta chiesa di Wittenberg. Per "festeggiare" con i cugini luterani, non desidero entrare nei particolari teologici e storici che hanno visto Martin Luther dare vita suo malgrado ad una rottura all'interno della Chiesa, che a distanza di tempo si sta forse facendo sempre meno evidente, ma riportare un'analisi dell'importanza di Lutero nella storia della musica, non solo liturgica. Da organista mi sono imbattuta più volte nel repertorio luterano, sia nella chiesa di lingua tedesca cattolica, sia nei conservatori italiani, ove almeno il 75% del repertorio imposto per la classe di organo è di provenienza tedesco-luterana (Buxtehude, Bach, Mendelssohn, Brahms, Reger, etc.). Un mese fa a Vienna si è anticipata la ricorrenza con un'enorme festa in piazza, davanti al municipio, in cui non c'è stato spazio per il proselitismo ma si è cantato assieme e si è ascoltato pure un organo... da viaggio, montato su un camion. Dobbiamo ringraziare di questo un tedesco.

Quanto segue deriva da una traduzione ed un sunto di quanto letto qui e qui.
da qui
Martin Luther ha sempre amato la musica, tanto da considerarla al pari della teologia come scelta di vita. Si narra che il martirio di un suo seguace ucciso per la fede gli abbia ispirato il canto "Nun freut euch liebe Christen g'mein", che probabilmente gli organisti conoscono nella versione di Bach e di Pachelbel. Tale canto, che doveva dare coraggio ai perseguitati, ebbe immediatamente larga diffusione, facendo conoscere oltre confini il neonato movimento di protesta. Oltre a tradurre il Nuovo Testamento, Lutero adattò parecchi inni della tradizione gregoriana, riadattando le melodie originali e traducendo in tedesco i testi. Alcuni di questi riarrangiamenti figurano tutt'oggi nel libro dei canti della Chiesa Cattolica di lingua tedesca. Per i testi di nuovi canti s'ispirò ai Salmi ed a tesi fondanti della nuova confessione, mentre per le melodie utilizzò modificandole anche canti popolari, alcuni da taverna (come per esempio "Vom Himmel hoch, da komm ich her", non solo presente nel libro dei canti cattolico, ma noto pure nella versione italiana "Dal Cielo vengo a voi quaggiù"), persino dalla tradizione italiana ("In dir ist Freude" era originariamente una musica da ballo nostrana)
Ein feste Burg, l'inno della Riforma
Il vantaggio di questa operazione era nel portare in chiesa melodie "orecchiabili", in qualche modo note, facili da imparare, tanto da diventare Ohrwurm (come tradurlo? Quel motivo che ti resta in testa e non va più via), senza richiedere la conoscenza della musica. A dire il vero, Lutero non aveva pensato questi canti per la liturgia, bensì per il popolo, per il canto in casa o in gruppo. Il canto assieme unisce, sia in chiesa o allo stadio, sia durante una rivoluzione (si pensi alla funzione della Marsigliese o dell'Internazionale). Per la liturgia vera e propria compose una messa in tedesco, traducendo i testi dal latino. Ancora oggi, in qualsiasi chiesa cattolica di lingua tedesca si può udire "Allein Gott in der Höh" al posto del Gloria.  Tramite il canto, Lutero ha reso la gente partecipe al servizio liturgico, che prima era riservato alla schola ed al celebrante. Infine, come disse un sacerdote tedesco musicista che tenne un corso a Bxl sul nuovo libro dei canti della chiesa cattolica di lingua tedesca: "Se non fosse stato per Lutero, ora saremmo come voi (Italiani) o come i francesi, senza un repertorio musicale liturgico decente".

E che c'entra tutto ciò con la geologia? Domanda lecita, visto che il blog si occupa di entrambe le passioni della mia vita. C'entra molto, perché tra i miei colleghi austro-tedeschi gli unici credenti e non atei sono luterani, perché in escursioni o nelle occasioni di festa si cantano canoni che hanno imparato della tradizione tedesca e quindi luterana e perché qualsiasi mio lavoro all'università è sempre stato accompagnato dalla passioni e cantate di Bach come sottofondo.

Saturday, July 1, 2017

Maria, ihm schmekt's nicht

"Maria, non gli piace", questo il titolo in italiano di un libro di Jan Weiler da cui è stato tratto un simpatico ma semplicistico film con Christian Ulmen e Lino Banfi, di cui esiste un seguito letterario (ancora da leggere) e cinematografico ( a giudicare dal trailer ancora più insulso del primo). Eppure il testo originale è piacevole da leggere, ironico ed amaro allo stesso tempo. L'ho trovato ad un mercatino di libri usati a Vienna.

copertina del libro originale
L'autore pesca a piene mani dalla propria esperienza personale per raccontare gli Italiani attraverso gli occhi di un tedesco. Come il protagonista del libro e voce narrante, l'autore ha sposato una ragazza il cui padre è italiano, arrivato in Germania come Gastarbeiter nel secondo dopoguerra. Nella prima metà del libro le "stranezze" italiane, specialmente del centro sud, fanno sorridere e disperare il giovane tedesco. Nella seconda metà, invece, si riflette sulle difficoltà di un emigrato, in questo caso Antonio, il suocero, che è destinato ad un futuro senza patria perché ormai diverso dai compaesani rimasti a Campobasso ed allo stesso tempo non pienamente accettato ed integrato in Germania nonostante abbia sposato una tedesca. Antonio chiosa tristemente che l'unico posto in cui l'origine non conta è il cielo, ossia il luogo raggiunto dopo la morte.


Locandina del film (da amazon.de)
Durante la lettura ho esclamato più volte "vero! siamo proprio così" oppure ho chiesto alla collega tedesca "ma davvero per voi questa cosa è tanto strana?". Vivo in un paese di lingua tedesca piuttosto differente dalla Germania, eppure i contrasti culturali, nonostante sia nata e cresciuta nel Nord-Est, si vedono ogni giorno. Non solo la curiosità di sapere cosa pensano i tedeschi quando sentono che sono italiana mi ha spinta a leggere il libro, ma anche il desiderio di conoscere la storia di un italiano emigrato negli anni '60. In quegli anni anche i miei emigrarono in Germania, non erano propriamente "Gastarbeiter" ma hanno conosciuto molti di questi ragazzi che hanno lasciato l'Italia, specialmente il sud, con un contratto in fabbrica. Alcuni di questi hanno fatto come l'Antonio del libro, si sono sposati con una locale e sono rimasti, altri sono rientrati al paese, come la parola "Gast" lascerebbe presagire. Anche i miei, come Antonio, in quanto italiani faticarono a trovare un appartamento in affitto. I nostri connazionali erano considerati degli zingari dai tedeschi e non c'era garanzia che tenesse. Facevano di tutta l'erba un fascio, guidati da sciocchi pregiudizi. Dovremmo ricordarcelo quando riserviamo lo stesso trattamento agli stranieri in Italia

Tornando agli aspetti più leggeri della storia, il titolo rimarca un nostro aspetto italico, ossia il rapporto con il cibo. È buono, ottimo, il migliore al mondo molto probabilmente, ma esageriamo con le porzioni, specialmente con gli ospiti e soprattutto al sud. "Sono pieno" e "non ho fame" sono o sintomo di malattia (ma in quel caso ci si sente dire "mangia che ti passa") o proprio un'offesa, perché sottintendono che la cosa offerta non piaccia. Non abbiamo ancora imparato che il tedesco medio è onesto e diretto in qualsiasi caso, non conosce la diplomazia o l'ipocrisia (a seconda dei punti di vista) della scusa, quando dice di essere pieno è vero, anche se il piatto offerto gli piace molto non riesce più a mandarne giù un boccone.

Tuesday, April 25, 2017

Austria vs. Germania

Nella mia modesta esperienza ho avuto modo di conoscere l'Austria, principalmente Vienna (che è diversa dal resto del paese) e la Germania, soprattutto la Baviera (alquanto differente dagli altri Länder), ma posso dire di aver girato le due nazioni in lungo ed in largo, sperimentando le diverse tradizioni linguistiche, culinarie e culturali. Ciononostante l'italiano medio tende a considerare tutti i crucco-parlanti come un popolo, generalmente associandoli all'idea folkloristica dei bavaresi. Errore che fece pure un piccolo austriaco quasi un secolo fa. Ecco quindi, a chiarimento per i connazionali, 6 differenze e 4 cose in comune che ho riscontrato tra austriaci (viennesi) e tedeschi.

1. Lingua: non esiste un unico tedesco. Il tedesco austriaco per certi versi conserva parole del tedesco delle origini e per altre è contaminato dalle lingue dei paesi “colonizzati” dall’impero, con termini ungheresi, cechi, italiani, etc. Inoltre l’accento cambia completamente, ma questo già all’interno dell’Austria. Infine persino il genere delle parole, specialmente quelle di origine straniera, può cambiare varcando il confine (es. die oder das E-Mail), cosa che genera ancora più confusione. Ogni giorno imparo nuove parole austriache, incomprensibili per la maggior parte dei tedeschi. Di ogni parola devo memorizzare due versioni, l'austriaca e la tedesca ufficiale. Attenzione, ci sono delle differenze notevoli anche all'interno della Germania, anche radicate, come la parola usata per definire il sabato, Samstag per il sud, Sonnabend per il nord-est.
da qui

2. Socievolezza. I tedeschi di Germania, nonostante l’apparente freddezza, sono più propensi a scambiare due parole sul treno o sull’aereo o in altre situazioni. Non parlo solo di Bavaresi e Sassoni, notoriamente amichevoli, tanto da salutare gli sconosciuti sui sentieri e da dividere le tavolate nei ristoranti. Gli austriaci ed in particolar modo i viennesi restano muti come pesci anche nella sala d’aspetto del dottore. Sul treno per ore seduti uno accanto all’altro non vanno oltre il buongiorno e buon viaggio, in caso eccezionale -è ancora libero questo posto?- o -posso aprire l’oscurante?-. I viennesi sono tendenzialmente ancora più scorbutici e snob. Le cose migliorano avvicinandosi al confine con la Baviera o con l'Italia.

3. Appuntamenti. Il tedesco medio programma la sua vita con largo anticipo, eppure accetta pure inviti all'ultimo momento se libero ed interessato. L’austriaco no. Soprattutto il viennese. Ogni cosa, persino un pranzo, va deciso mesi prima. Per parlare con una collega devo prendere appuntamento. Non perché sia particolarmente impegnata, ma perché una visita a sorpresa interromperebbe la sua routine.

4. Storia e mentalità. Mentre i tedeschi sentono il peso degli ultimi 70 anni di storia, gli austriaci si sentono delle vittime ed hanno volutamente dimenticato tutto ciò accaduto dopo il 1916, ossia dopo la morte del loro imperatore “eterno” (come lo hanno definito) Franz Joseph, detto familiarmente da noi del Nord-Est “Cecco-Beppe”. Gli austriaci credono di aver vinto la I guerra mondiale e che Grado e Trieste facciano ancora parte dell’impero. Lo dicono ridendo… ma in fondo in fondo lo pensano veramente. Di conseguenza un tedesco non scherza sul passato recente del proprio paese, mentre un austriaco si vanta del proprio senso dell’humour e delle glorie imperiali.

5. Gusto nell’abbigliamento. Le ragazze austriache sono in genere vestite in modo più classico, anche per andare a lezione all’università, facendole sembrare assai più vecchie della loro età reale, mentre le coetanee tedesche si vestono casual indipendentemente dall’età e talvolta anche dal lavoro. Pure i ragazzi austriaci sono in genere più classici. Senza contare che si trovano ragazzini poco più che ventenni in banca, ovviamente vestiti di tutto punto.

6. Caffè e tè. Entrambi hanno la tradizione di “Tee/Kaffee und Kuchen”… però mentre i tedeschi offrono una vasta selezione di tisane ed infusi e solo un tipo di caffè piuttosto diluito, gli austriaci hanno la cultura del caffè e delle sue infinite varianti ma tipicamente solo tè nero o verde. Pure sui dolci ci sono delle differenze. I tedeschi hanno meno varietà di torte, spesso con la frutta e casalinghe, anche nei panifici, mentre gli austriaci hanno pagine e pagine di dolci di vari tipi, preferendo però le cose elaborate di alta pasticceria.
Kaffee und Kuchen
Cose in comune:
1. Non cucinare. In genere fanno un pasto caldo al giorno. Le cucine nelle case sono di conseguenza ridotte all’osso ed i supermercati sono strapieni di cose già pronte.
2. L’amore per la burocrazia ed il rispetto delle regole. Ci sono cose che non si fanno perché non si fanno, punto. Non ci si domanda se una legge sia giusta o meno, è legge. Gli austriaci, poi, amano la burocrazia asburgica, mentre i tedeschi adorano avere copie cartacee di qualsiasi formulario.
3. Turismo. In entrambe le nazioni qualsiasi pozzanghera diventa un prestigioso lago meta di villeggiatura. Due rovine fanno aprire un museo dedicato.
4. Orari di lavoro. Non si portano il lavoro a casa. Una cosa dev’essere terminata, ma appena varcata la porta dell’ufficio non si controlla più nemmeno la posta elettronica del lavoro. Nei negozi iniziano a spingere la gente fuori 15 minuti prima dell’orario di chiusura e non esiste che si ritardi la chiusure per accontentare l’ultimo cliente. Nei ristoranti la cucina chiude in genere verso le 22, dopodiché non è possibile avere nemmeno un tè caldo o un dessert dal frigo.

Avvertimento! Nonostante i tedeschi emigrino in massa in Austria, non sono molto amati dagli austriaci. Pensateci bene prima di dare del tedesco ad un austriaco! Viceversa, i tedeschi considerano gli austriaci corrotti quasi come noi italiani, quindi attenzione pure a dare dell'austriaco ad un tedesco! Per sperimentare l'ebbrezza della reazione, provate a dire "napoletano" ad un veneto o "milanese" ad un siciliano.

Saturday, August 13, 2016

Berlin reloaded

Going again to Berlin from Vienna. Like the "old good time". It's for attending an international conference that I tried to avoid until the last minute. Why? Because the chosen logo closely recalls a nighmare I had as a child, with a meteorite hitting Berlin. Because the expenses are not covered by any grant, so except for the registration fee, reimbursed from Brussels, the costs for journey and accommodation are on me. Because I don't like much this conference, where I shall have to smile to colleagues who in the past have sent nasty personal comments, to envy competitors, to old professors who 'did this stuff already forty years ago' or 'this is bullshit, you understand nothing of the subject', and where public relations and politics are often more important than science. There is also good science, but mixed with hypocrisy. I'm not very good at that. I'm too honest, not to say what I think. Luckily this is going to happen in Berlin, a city I love (in a different way from Vienna, as always said) and I'm looking forward to meeting the local organising group, the international-Belgian team I've just left, some of the old colleagues from Padova, former and new colleagues met in Austria (almost none of them is Austrian, though) and a few outstanding scientists, whom I feel honoured to talk with.

The metro to the conference venue
Weekend
The arrival has been adventurous as always, with my flight being delayed, initially one hour for late arrival of the aircraft and then one further hour due to a storm over the airport. Luckily the guy at the ho(s)tel waited for me. The guest house where I stayed, a very cheap one in Wedding with (gender separated) shared bathroom, is rather old, simple and essential, overall quite clean. The only thing I didn’t like was the noisy and dirty neighbourhood. OK, it’s Wedding, but the double windows (not double glazing) could not stop the noise from the night clubs or the road. However, even going for food in a turkish place after 10 pm, despite being the only woman around, was pretty safe. It's Germany.

The reason for my arrival on Friday night is a 2-days workshop organised over the weekend. The conference venue is the Henry-Ford-Bau, a beautiful building in a nice area, but that requires 45-50' journey to be reached from where I stayed. The workshop has been overall interesting parts, with insightful comments and feedbacks, even though some 'political' scary moments occurred. The food and the drinks for the coffee breaks and the poster session were delicious and overall the people I talked with very pleasant. 

After the Sunday morning session, I even managed to attend a kind of organ concert, as told here. In the afternoon, I was joined by most of the Belgian team, which I already miss a lot, and we moved to another hotel in the heart of Friedrichshain. We went together to the icebreaker party in the Museum für Naturkunde, enjoying the exhibition, meeting old friends from Padova, Camerino, Vienna, Berlin, Freiburg, Sweden, USA, etc., tasting surprisingly good cucumber ice cream, and generally mixing talks about science with gossips and rumours.

The week
I won’t tell here the good and the bad science I’ve heard. Nor I’ll tell about new ideas and projects, turns of mind, political games and fairness, heavy criticisms and insightful suggestions. It was the usual old MetSoc, a conference that I don’t like much but that I cannot avoid to attend. Not only it is important for my current research, but it is also fundamental to build that network that might help to get the next job position. Every year it is held in a different city, two years ago it was in Casablanca (never more to Morocco!), next year it will be in Santa Fe, then in Moscow (really?), Sopporo, etc. Who knows how many other MetSoc I will attend! As long as I stay in the field and I have money for the registration and the journey…

The guy who invented the microscope
On Wednesday, I didn’t join for the award ceremony, as well as for the city tour. I decided to go to shopping instead, together with a couple of old mates known during the university years. In the evening, we had the banquet. The location was amazing (Wasserwerk), the food was delicious, but the disco music towards the end was too loud. I was literally shocked by seeing old professors making a fool of themselves. Luckily not those I like the most. A Belgian colleague was tired as well and shortly before midnight we headed to our hotel.

Back to science, I must admit that twice I felt acknowledged: when what I presented at the MetSoc in 2012 and wasn’t believed has been mentioned and cited and when at the break after my talk (not my best work ever, I know) I received positive feedbacks, great suggestions to improve, and expression of  interest, even though it looked ignored just after the presentation. I shouldn’t give up.

Goodbye Berlin
Again. I cannot remember how many times I had to say 'goodbye' to friends and colleagues, and most of all to this city. It’s difficult to describe Berlin. Even though I saw it a bit more dirty and international than previously, I still cannot avoid to be deeply in love with it. The journey back to Vienna has been perfect. Super connections with three different public transportations to the airport, light rain at the departure, arrival largely in advance, and fast drive to my place with a taxi. A bit of luxury that makes me feeling professional. The very next step is to achieve all the good plans I had during the conference. Let's begin posting this report.


Monday, September 28, 2015

Heading South

Dopo aver raggiunto l’estremo nord della Germania, ora tocca al sud. L’occasione è stata fornita da un convegno, organizzato da alcune vecchie conoscenze.

La Deutsche Bahn
Le ferrovie tedesche mi hanno sempre dato un’idea di puntualità ed affidabilità. Idea più o meno confermata. Ho comprato i biglietti con mesi di anticipo, approfittando di qualche offerta, da Bxl a Freiburg, con cambio a Colonia. Non ero sicura di partecipare al convegno, per cui non ho prenotato il posto all’epoca. In seguito ho scoperto che non era più possibile farlo online, senza acquistare nuovi biglietti. Ho ascoltato un’odiosa musichetta telefonica per 30 min., pagando più di €1, nel tentativo di risolvere il problema. Niente da fare. È possibile prenotare un posto su tratta internazionale solo chiamando un numero a pagamento di DB belga. Alla fine, trovandomi la settimana prima sul suolo tedesco (vedi Heading north), ho effettuato la prenotazione di persona, con una gentilissima addetta del Reisezentrum. Allora ditelo che è un servizio per chi sta in Germania soltanto!

Il viaggio è iniziato presto, per paura di non arrivare in tempo a Midi. Invece, al mio solito, vi sono arrivata con larghissimo anticipo. L’ICE era piuttosto pieno, prevalentemente di anziani tedeschi. A Colonia siamo arrivati con qualche minuto di ritardo. Giusto il tempo per comprare qualcosa per il pranzo ed è arrivato… mezzo ICE della tratta successiva. C’è voluto un po’ per recuperare l’altro mezzo treno, ma siamo partiti con solamente alcuni minuti di ritardo, poi recuperati. Anche questo treno era strapieno, con gente seduta per terra. Progressivamente il treno si è svuotato e nell’ultima mezz’ora ho chiacchierato con la mia vicina, una signora tedesca che vive in Svizzera.

Giunta a Friburgo, ho incontrato subito la mia compagna di stanza, britannico-canadese, e ci siamo divertite a mandare in confusione l’addetta dell’albergo tra richieste di ricevute separate e domande in tedesco ed in inglese. Le peripezie con la DB non erano però finite, pur non riguardando la sottoscritta. Causa emergenza profughi, la tratta Monaco-Salisbrugo è stata interrotta. Un collega doveva rientrare a Vienna ma questa novità metteva a rischio il viaggio prenotato. Chiedendo informazioni in stazione la risposta è stata: o da Monaco prende un treno locale fino a Freilassing (al confine con l’Austria), da lì prosegue a piedi o con un taxi per i 3.5 km che separano dal confine e poi continua con i treni austriaci oppure tenta un’odissea di treni, salendo fino a Francoforte per entrare in Austria da Passau. Alla fine il collega ha trovato un tragitto più rapido, non visto dall’addetta delle ferrovie. Resta scandalosa la poca assistenza data. Se il collega non avesse controllato il sito prima di partire avrebbe avuto l’amara sorpresa solo giunto a Monaco!

Il viaggio di ritorno, al contrario, è stato molto piacevole. Non solo i treni erano mezzi vuoti perché si trattava di un lunedì sera, ma avendo preso l’EC fino a Colonia mi sono goduta panorami che con l’ICE avrei perso. Infatti l’EC a fronte di 1h in più di viaggio percorre un’altra linea, costeggiando il Reno. La sorpresa è iniziata a Bingen, di cui avevo solo letto qualcosa nei libri sulla vita di Santa Hildegard, ed è continuata fino a Mainz, con rive profonde, anse, battelli, castelli e villaggi medievali, conventi, boschi… un paesaggio da fiaba! Devo programmarci una vacanza, prima o poi!

Parte prima, ovvero il convegno

Già all’icebreaker party ho ritrovato tutte le vecchie conoscenze (“vecchie” è per dire, non solo conosco la maggior parte di loro da meno di cinque anni, ma addirittura molti sono più giovani di me). Prima di arrivare, passando accanto al Münster, abbiamo sentito della musica d’organo. Non potevo che entrare. Come da tradizione geologia e musica non sono mai separate. Con meraviglia nella storica Kaufhaus ove si svolgeva il party di benvenuto ho notato un’aquila a due teste con uno scudo rosso e bianco… mi ricorda qualcosa di Vienna… tipo… gli Asburgo??? Già, sono stati pure qui.

Tutti si aspettavano che il mio capo partecipasse, invece tra altri impegni concomitanti ed il programma non particolarmente eccitante per lui ha deciso di non venire, incaricando me di (i) rimborsare il mio ex-capo, commissario esterno in un dottorato, (ii) partecipare ad un incontro su un progetto di perforazione scientifica e (iii) parlare ad una possibile candidata per un dottorato del fantastico gruppo in cui lavoro. Senior post-doc a tutti gli effetti, non sono più la studentessa spaventata che nasconde il proprio nome per non dover rispondere alle domande. Più un onore che un onere. Spero di aver svolto il mio compito degnamente.

Come in ogni convegno c’è una parte positiva, fatta di collaborazioni, idee, proposte, ed una negativa, dominata dalla concorrenza, la competizione, l’invidia ed il pregiudizio. In questa comunità, quasi una famiglia, si spettegola come in un paesetto di provincia. Una certa chiusura ed animosità nel difendere le proprie posizioni anche contro l’evidenza dei fatti sono purtroppo tipiche della comunità degli impattologi. E non sono l’unica ad averlo notate. Basta esserne fuori o venire da un altra comunità scientifica. Forse sono così perché hanno dovuto lottare molto per vedere riconosciuto quanto affermavano, quando pochi credevano ai crateri d’impatto. Per fortuna questo atteggiamento non appartiene a tutti i componenti, anzi, al contrario, le nuove generazioni stanno cambiando e questo tipo di convegni, mettendo in comunicazione giovani ed anziani, analisti di terreno, modellatori numerici e sperimentalisti, aiutano molto. La cena di gala, in un lussuoso ristorante, mi ha permesso di apprezzare i francesi (detesto la lingua, ma le persone incontrate si sono sempre rivelate sincere ed educate) e di conversare con uno dei “padri” della ricerca di cui mi occupo. Una persona cordiale ed estremamente intelligente. Uno che non ha perso l’entusiasmo e la curiosità scientifica nemmeno dopo il pensionamento.

Chicca divertente. I tedeschi amano testimoniare con una foto di gruppo qualsiasi incontro, che sia un convegno o un corso. Dopo due giornate di sole magnifico, hanno pensato bene di fare la foto di gruppo il primo giorno di cielo grigio, subito dopo pranzo. Dal giorno dopo è tornato il sole.
Tempismo perfetto!

Parte seconda, ovvero la vacanza

Con la scusa del convegno, mi sono concessa alcuni giorni di vacanza con i miei genitori, giunti apposta dall’Italia. Loro erano contenti perché si sono risparmiati di venire su in Belgio (praticamente dimezzando la strada) ed io ero felice di stare un po’ di più nel sud della Germania. Oltre a festeggiare il compleanno di mia madre, ci siamo divertiti a scoprire una parte della Foresta Nera. Dai paesaggi alla cucina. Che meraviglia! Non era Baviera ma ci assomiglia per certi versi. Mi è bastato vedere un gruppo di grasse mucche al pascolo ed inalare l’aria fresca con l’odore di bosco e di erba bagnata per dimenticare Bxl e recuperare il sorriso e l’appetito.

 Abbiamo anche visitato Friburgo, il cui centro storico è piccolo piccolo, ma carino. La città è gemellata con Padova dagli anni ’60 ed hanno attualmente più o meno la stessa dimensione. Eppure sono così diverse. Friburgo, a confronto, resta un paese di campagna, mentre Padova, nel bene e nel male, è diventata una città.

Soggiornando sul territorio, si riceve anche la carta Konus, ossia un biglietto per tutti i mezzi pubblici della regione. L’abbiamo sfruttata non solo per andare a Friburgo, ma anche per prendere il trenino che si arrampica fino ai quasi 1000 m s.l.m. dello Schluchsee. Da Friburgo sono più di 700 m di dislivello, che il trenino affronta con due motrici quando le carrozze sono più di tre. Arranca, arranca, lungo una vallata che si chiama “Inferno” e che a metà ha una località chiamata “Himmelreich”, ossia “Regno dei Cieli”, se vogliamo… Paradiso. Su questo curiosa toponomastica ha scherzato pure il prete la domenica a messa. A proposito, qui ho ritrovato la celebrazione cattolica cui ero abituata in Austria. Nonostante usino lo stesso libro dei canti, i tedeschi cattolici del centro-nord, come quelli a Bxl, hanno una tradizione differente, forse più vicina al rito luterano. Questo, unito all’aquila asburgica, hanno completato il panorama simil-viennese della vacanza.

Monday, September 14, 2015

Heading North

Dopo anni di "ti prometto che vengo a trovarti" detto a Betta, una compagna di università, finalmente sono riuscita ad andare a Kiel, nell’estremo nord della Germania. Questa era l’ultima possibilità, perché dopo sette anni in città, Betta sta per tornare in Italia a tempo indeterminato. Kiel non le è mai piaciuta, descrivendola come il paradiso dei suicidi, nonostante lo Schleswig-Holstein (il Land di cui Kiel è capitale) sia paradossalmente il più felice della Germania secondo le statistiche, quindi non c’è da meravigliarsi che abbia dovuto scontrarmi con Bxl prima di decidermi.

Un volo di un’oretta mi ha portato ad Amburgo, da cui ho preso un autobus verde/giallo che in un 1h30 mi ha lasciato alla stazione di Kiel, proprio di fronte al mare, o meglio al fiordo, una sorta di stretto golfo di origine glaciale. Con la vista dei gabbiani e l’odore di mare mi sentivo in vacanza e non importa se pioviggina ed il cielo è grigio, poi finalmente ho rivisto Betta, che non vedevo da Natale scorso, alla tradizionale cena (stavolta un pranzo) dei geologi.

La prima sera ci siamo godute una passeggiata lungo il fiordo, un parco boscoso in cui si rischia di perdersi, la via dello shopping in cui oltre alle note catene commerciali ho trovato una serie infinita di simpatiche case in stile liberty, per finire con una cena superba offerta da un suo ex-prof. per salutare una sua collega ed una birra in un locale “ggiovane” dove una ragazza un tantino stonata teneva un concerto pop-rock. L’intero sabato è stato dedicato alla festa di saluto di questa amica di Betta, pure lei in partenza per altri lidi lavorativi. Al mattino abbiamo avuto il tempo di prendere un traghetto e percorrere il fiordo fin quasi alla fine, ove si trova un villaggio tipicamente turistico con tanto di spiaggia. Kiel è importante perché qui termina il canale Est-Ovest, che collega il Baltico con il Mare del Nord, tagliando la Danimarca. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato un lungo picnic al parco, protrattosi fino all’ora di cena, quando il gruppo si è spostato a casa di una loro collega tedesca. 
Il parco era molto carino, con un lago, prati, piste ciclabili, etc., fortunatamente baciato da un’inaspettato caldo sole, ma… il prato era coperto da escrementi di anatre. C’erano anatre ovunque! Nonostante fossi un’infiltrata (non sapevamo della partenza dell’amica di Betta quando prenotai il volo), mi hanno accolta come una collega. La varietà di nazionalità mi ha sorpresa. Nemmeno l’internazionale Bxl può vantare: tedeschi, giorgiani, statunitensi, indiani, russi, sud-americani, greci, cubani, turchi, etc. ed una grossa frazione del gruppo è costituito da ragazze!

La domenica ci siamo riposate, passeggiando tra università ed altri parchi, ove ho potuto gustare l’ultimo sontuoso pasto in terra tedesca per questo weekend di vacanza. Pur se di corsa, ho preso l’autobus per l’aeroporto ed verso sera ero di nuovo a Bxl, nonostante il ritardi di quasi un’ora del velivolo.

Monday, July 20, 2015

Bachreise, ovvero un'italiana in Germania

Chi non conosce "Italienische Reise" di W. von Goethe? Onestamente non sono ancora riuscita a terminare i due tomi di cui è costituito. In compenso, grazie al consiglio di un amico, mi sono appassionata a "Spaziergang nach Syrakus" di J.G. Seume, decisamente più divertente. Ora mi appresto a compiere il viaggio inverso, ossia io, italiana raccontare un giro in Germania. Non è certo la prima visita in Germania (la prima è stata a 3 mesi di età, la più recente a dicembre dell'anno scorso), ma questa volta sarò con un gruppo di 34 tedeschi a Bxl, con una comunità luterana, unica non di madrelingua tedesca (a parte una signora olandese) ed una delle due sole persone di confessione cattolica del gruppo. Sarò anche la più giovane, con un gruppetto di quarant'enni, un paio di cinquant'enni e poi la maggior parte della comitiva decisamente sopra i 70. Un viaggio sulle tracce di J.S. Bach, ma anche di L. Cranach il Giovane e quindi delle origini del luteranesimo. Per la parte musicale, ulteriori dettagli saranno postati qui.

Statua dedicata a Bach ad Eisenach
Domenica 12
Dopo un semplice Gottesdienst (senza comunione), siamo partiti alla volta della Germania con un autista belga fiammingo. Il viaggio verso Eisenach, città natale di Johann Sebastian Bach, è stato eterno, causa cantieri e pioggia insistente e le soste obbligatorie per il nostro autista e per le esigenze idrauliche (nonostante avessimo un bagno a bordo). Un ultimo cantiere in città ci ha fatto perdere l’orientamento per il nostro albergo, ma un gentilissimo signore con figlia è venuto con noi fino alla destinazione desiderata, in una specie di castello a metà monte, con tanto di scrittoi incastonati nelle finestre nelle camere. Abbiamo cenato con un tramonto stupendo sulle verdissime alture della Turingia, con la Wartburg (ove Martin Luther ha trovato rifugio ed ha tradotto in tedesco il Nuovo Testamento) avvolta dalle nubi. La scena incuteva un certo timore ed affascinava per l’ispirazione romantica.

Lunedì 13

La nostra comitiva si è divisa in due gruppo, uno ha preso l’autobus, mentre l’altro è salito a piedi fino alla Wartburg attraverso il bosco. La bella passeggiata è stata coronata dal panorama sulla Turingia dalla fortezza e da una dettagliata visita guidata attraverso le stratificazioni di storia del luogo. Oltre al già citato Lutero, qui sono passati Santa Elisabetta d’Ungheria, Wagner e Ludwig di Baviera. Finalmente ho trovato l’origine dei colori della bandiera tedesca, con quell’oro che invece è un semplice giallo nella bandiera belga.

Nel pomeriggio ci siamo spostati in centro Eisenach, ove un’altra guida ci ha condotto lungo le tracce di Bach e di Lutero, nonostante una pioggia insistente. Dopo aver visto la chiesa ove Bach è stato battezzato e la scuola latina ove ha studiato, abbiamo visitato la Bachhaus, ossia il museo a lui dedicato. L’introduzione ha previsto una dimostrazione degli strumenti a tasto che probabilmente si trovavano in casa Bach, ossia un positivo, un organo da casa (con pompa a pedale per avere la necessaria aria autonomamente), un clavicembalo, un clavicordo ed una spinetta, ognuno suonato ed illustrato dalla nostra guida.


Il Krämerbrücke ad Erfurt.
Martedì 14
Giunti ad Erfurt la sera prima, attraversando interi quartieri a Plattenbau ridipinti e resi meno orribili alla vista, abbiamo iniziato la vista alla città con una guida molto chiacchierina ma con un accento talmente forte da aver reso difficile la comprensione anche ad alcuni compagni di viaggio. In compenso la città è stata una piacevole sorpresa. Ricca di storia, cultura e molto carina. Edifici rinascimentali, un ponte coperto come a Firenze, una chiesona luterana a fianco di una “gemella” cattolica, un festival musicale all’aperto, una fortezza, edifici in stile liberty, fachwerk, la più antica università della Germania, etc. Bach di qui non è passato, ma Lutero sì e pure alcuni membri della famiglia Bach, quindi non potevamo perderci la capitale della Turingia.

Nel pomeriggio ci siamo spostati ad Arnstadt ove Bach ha avuto il suo primo incarico come organista alla giovanissima età di 18 anni e da cui se n’è andato sbattendo la porta, praticamente facendosi licenziare. Testa calda questo Johann Sebastian. Il paesino è delizioso, ma il culmine della visita era l’ascolto dell’organo della Bachkirche, unica in tutta la Germania con questo nome. L’organo ovviamente non è quello originale inaugurato da Bach, distrutto dai vari rimaneggiamenti romantici, ma è uno strumento nuovo, ricostruito sul modello iniziale. Il suono è però è stato una delusione per me, quasi velato, brutto.

Prima di rientrare ad Erfurt per la cena, ci siamo fermati ad Dornheim, un paesino minuscolo ove si è salvata la chiesa in cui Bach sposò la cugina Maria Barbara. Una guida più unica che rara ci ha intrattenuto con aneddoti sulla storia di questo matrimonio e sulle coppie da tutto il mondo che vengono qui a sposarsi. Non ho potuto apprezzare tutto perché questo anziano signore parlava praticamente dialetto al mio orecchio. Pur se non distrutta dalla guerra, la chiesa era danneggiata dall’incuria dei 40 anni di DDR, tanto che vi nevicava dentro. Grazie ad aiuti da tutta Europa e donazioni private è stata risistemata ed ora c’è la coda per visitarla, tenervi concerti o cerimonie nuziali e battesimi.


Il giovane Bach ad Arnstadt
Mercoledì 15
Giornata interamente dedicata a Weimar. Prima tappa la biblioteca di Anna Amalia, miracolosamente recuperata dopo un incendio nel 2004. Durante la pausa pranzo abbiamo liberamente girato per la città, gustando il trittico di Cranach per la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, le case di letterati e musicisti che sono passati da qui, ed infine mi sono fatta fare una foto nella stessa posizione di più di dieci anni fa quando venni qui con i miei genitori. È rimasta poca traccia del passaggio di Bach, nonostante abbia composto molti dei suoi capolavori qui. Nel pomeriggio ci siamo divisi in due gruppi, uno ha girato il centro con il tema Riforma, mentre un altro si è incamminato per scoprire la Bauhaus, Gropius, van de Velde (toh! un belga!), e l’architettura funzionale, oltre al magnifico e romantico parco dell’Ilm. Prima di raggiungere la nostra meta successiva, ci siamo brevemente fermati alla chiesetta di Gelmeroda, che ispirò L. Feininger, un pittore americano, esponente del movimento artistico corrispondente al nostro Futurismo.

Giovedì 16
L’arrivo a Lipsia di sera ha donato un tramonto fantastico. Al mattino ci siamo incamminati con il nostro Kantor, che qui ha lavorato per anni, alla scoperta della Thomaskirche, ove ci aspettava l’organista titolare, U. Böhme, per mostrarci e farci sentire il Bachorgel, costruito nel 250° anniversario della morte di Bach, nel 2000, ed il grande Sauer. A seguire il museo Bach per comprendere la sua opera in città. Dopo pranzo mi sono concesso un lungo giro in solitaria per rivedere i luoghi visitati una decina d’anni fa e che erano sbiaditi nella mia memoria e scoprire nuovi angoli, come il nuovo Paolinum dell’università Alma Mater, luogo simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza, tra nuova Gewandhaus ed Opera, come segno dello stretto legame tra cultura e musica in questa città. Nel pomeriggio il nostro Kantor ci ha mostrato l’enorme organo Ladegast di cui era titolare nella Nikolaikirche, edificio mirabolante per la decorazione interna e per il ruolo fondamentale nelle proteste del 1989 che sono sfociate nella caduta del muro che divideva la Germania. La serata si è conclusa con un borek turco, un giro in stazione ed una passeggiata in un centro ancora illuminato e scaldato dal sole, tra ulteriori tracce di musicisti (da Mendelssohn a Wagner) e moderni edifici.


Vetrata della Thomaskirche a Lipsia.
Ritornare in questi luoghi a distanza di anni mi ha permesso di farmi un’idea sulla reazione alla caduta del muro. Nelle grosse città, i 40 anni di DDR sono pesati come macigni, specialmente a Lipsia ove la chiesa universitaria è stata simbolicamente demolita dal governo, per cui ogni traccia di quell’epoca è stata  accuratamente cancellata negli ultimi vent'anni con il recupero ed il restauro degli edifici anteguerra o la costruzione di enormi centri commerciali iper-moderni, manifesto del conquistato capitalismo. Nei paesi di campagna, invece, la vita continua come pure prima ed i cambiamenti sono quasi in negativo, con aumento della disoccupazione e necessità di emigrare. In realtà credo che per quanto negativa la storia non si possa cancellare semplicemente demolendo un edificio e facendo finta non sia mai esistito, ma ci vorrà tempo perché in queste aree gli eventi passati vengano digeriti ed accettati.

Venerdì 17
A dispetto dei superstiziosi, la giornata è trascorsa magnificamente. Niente Bach, ma Lutero e Cranach, a partire da Wittenberg. Se Cranach il Giovane, onestamente, mi è sembrato un “venduto” alla causa, con ritratti pesantemente orripilanti dei nemici del Luteranesimo (sempre il cliche del brutto e cattivo) ed inclusioni di sé stesso nei dipinti come “umile” peccatore, il giovane Martin Luther mi è apparso molto meno guerrafondario dell’immagine idolatrata trasmessa da alcuni suoi seguaci. Lutero era un monaco agostiniano che, scandalizzato dall’incoerenza osservata nella Chiesa dell’epoca, osò porre delle domande un po’ provocatorie. Invece di rispondere con il dialogo, s’è beccato una scomunica. Non voleva certo fondare una nuova Chiesa o essere la causa di una sanguinosa guerra intestina in Germania. Ai nostri giorni l’avremmo considerato un riformatore o un folle, ma nessuno si sognerebbe di condannarlo al rogo. La visita alla città è stata guidata dalla coppia di pastori luterani, con cui ho avuto delle interessanti chiacchierate.

Dopo un gustoso pranzo in un’ambiente tradizionale, ci siamo immersi nel Wörlitzer Park, disegnato dallo stesso architetto che ha progettato il parco dell’Ilm a Weimar. Lo scopo ufficiale era vedere altri dipinti di Cranach, ma in realtà ci siamo gustati una meraviglia romantica, con edifici in finto gotico, battelli, isolette profumate e piene di fiori, pavoni coloratissimi e cigni. Un meteo insolitamente estivo ha ulteriormente coronato questa esulazione dal mondo attuale.


Wörlitzer Park
L’ultima sera di viaggio è trascorsa piacevolmente tra canti, canoni, e piccoli pezzi teatrali. A questo punto devo soffermarmi a descrivere la nostra compagine. A parte l’abitudine d’indossare calzini sotto i sandali (ma c’erano anche signore magnificamente vestite e truccate ogni giorno), gli stereotipi ed i pregiudizi che abbiamo dei tedeschi sono completamente errati. Il nostro gruppo comprendeva persone come se ne trovano in qualsiasi comunità, dalla scontrosa vecchina alla coppia di anziani gentili che adotta tutti i giovani come propri nipoti, con mariti pacifici e mogli che comandano o al contrario con mogli indebolite dall’età e dalla malattia e mariti ancora aitanti e premurosi, dalla professoressa zitella allo storico in pensione. In genere il livello di educazione era molto alto, come anche l’apertura mentale. La curiosità intellettuale era la stessa dalla giovane teologa all’ottantacinquenne in pensione da tempo. La solidarietà tra partecipanti era toccante, nonostante da fuori possa apparire un popolo freddo per la mancanza dei nostri ipocriti salamelecchi. Per tacere della profondità delle conversazioni, che spesso mi hanno messo in difficoltà per le mie limitate capacità linguistica. Invece di parlare di vestiti o cucina, ti stendono con domande sull’interazione Chiesa Cattolica e Stato in Italia, sull’origine del Cristianesimo in relazione all’evoluzione dell’uomo, o sulla figura della donna nella storia e nella Chiesa. E senza imporre le loro idee o giudicare pregiudizievolmente le opinioni altrui. Sicuramente non sono tutti santi, gli ipocriti o gli antipatici si trovano ovunque, ma vorrei proprio vedere l’accoglienza riservata ad un protestante, un nord-africano che parla male la nostra lingua o ad una coppia gay in un viaggio di una qualsiasi comunità veneta cattolica…

Sabato 18
La settimana è volata ed è già ora di tornare in Belgio, non senza fermarsi prima a Mühlhausen, ove il giovane Bach lavorò per soli due anni. La cittadina è meravigliosa, sia per la ricchezza storica (con ben 11 chiese, tutte in travertino, un municipio rinascimentale, un sistema di canali che alimentava i mulini da cui il nome, etc.), sia per la semplicità del piccolo centro ancora con case da restaurare a due passi da una nuovissima zona pedonale con negozi internazionali. Un altro gioiello del luogo è l’organo Schuke della Divi Blasii Kirche, fatto costruire da A. Schweitzer seguendo le indicazioni del giovane Bach che trovò uno strumento in stato pietoso. L’organista che ce l’ha mostrato ha fatto decisamente pena, ma il pranzo tradizionale che è seguito ci ha consolato ampiamente.


Un altro giovane Bach a Mühlhausen
Il viaggio di ritorno è stato eterno, come l’andata, causa cantieri e deviazioni. Solo poco prima di mezzanotte siamo rientrati a Bxl. Giusto il tempo di salutarsi, con la promessa di rimanere in contatto, e poi ognuno a casa propria. Domenica mattina ne ho rivisti molti, al culto luterano dedicato a Bach, animato anche dal nostro coro. Niente baci alla belga, ma cordiali strette di mano e la domanda di circostanza -hast du gut geschlafen? - hai dormito bene? Oltre al bagaglio di esperienze e di informazioni, porto a casa anche il ricordo di persone straordinarie nella quotidianità, come il nostro autista, dallo stile di guida spericolato ma dall’incredibile capacità di manovra e dalle mille attenzioni per i suoi passeggeri, i pastori luterani che nonostante il tempo e la non giovanissima età non hanno mai mostrato segno di stanchezza o impazienza, l’organizzatrice che è riuscita a portare ovunque anche chi aveva difficoltà di movimento e ad interessare tutti nonostante il gruppo fosse così eterogeneo, le signore che pazientemente ripetevano le loro domande al mio eterno “Wie, bitte?” e che s’interessavano del mio lavoro, la mia compagna di stanza con il suo buffo italiano (probabilmente migliore del mio tedesco) e con la sua attenzione ad annotare accuratamente ogni citazione o riferimento interessante, la coppia di anziani che si è spontaneamente offerta di portarmi a casa e di darmi un passaggio da e verso la chiesa luterana, le donne segnate dalle disavventure della vita ma che con tutte le difficoltà della malattia o dei lutti non si sono chiuse nella propria situazione ed al contrario vogliono conoscere il più possibile. Ho imparato molto su Bach, sulla scuola organistica tra Turingia e Sassonia, sulla famiglia Cranach, su Martin Luther ed il protestantesimo, sulla storia della Germania, etc., ma anche sull’umanità e sul corso della vita. Un po’ come Goethe, sono tornata al punto di partenza con un atteggiamento diverso. Lui imparò la leggerezza e la bellezza dall’Italia, io la determinazione e la profondità tedesca. Un grazie di cuore a coloro i quali hanno reso possibile questa meravigliosa esperienza!