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Monday, June 19, 2023

Rumore o silenzio? Austria vs. Belgio vs. Italia

Avevo iniziato questo post già qualche mese fa, ma non avevo ancora avuto tempo di pubblicarlo. Un soggiorno a Pisa per lavoro in una rumorosa stanza d’albergo, causa finestra "storica" che non isola dal frastuono del traffico del lungarno, e visita ad un supermercato locale, che mi ha fatto rimpiangere il silenzio dei supermercati austriaci, mi ha convinta a pubblicare il post.


Disclaimer: mentre per quanto riguarda l’Austria e l’Italia mi riferisco all’intero paese, per il Belgio parlo prevalentemente di Bruxelles. 

Foto da Twitter
In Austria, il silenzio è venerato. I vantaggi sono per esempio il riposo sacro alla domenica e la notte tra le 22 e le 6, per cui nessuno si mette a tagliare l’erba fuori orario, oppure l’astinenza dalle telefonate, soprattutto quelle personali, e l’assenza di conversazioni rumorose durante i viaggi in treno o nei mezzi pubblici, la presenza di vagoni “silenziosi” in cui i bambini non sono ammessi (ma esistono vagoni dedicati alle famiglie con aree gioco per i più piccoli), etc. L’unico svantaggio è l’assenza di comunicazione, casuale o meno. Che sia nell’attesa dal medico o durante un lungo viaggio in treno, non si va oltre l’equivalente di “buongiorno” e “arrivederci”. Ognuno si fa gli affare propri. Se si chiede un’informazione, però, la risposta arriva subito. Le tavolate rumorose al ristorante sono solamente quelle italiane (o di turisti ubriachi), ma pure nelle feste patronali gli Austriaci non esagerano nel volume della conversazione a tavola. Ciò era già evidente vivendo a Vienna, nonostante sia la capitale e sia decisamente internazionale (quasi il 40% degli abitanti non ha passaporto austriaco), ma risulta ancora più ovvio facendo la pendolare. In silenzio si aspetta al treno sul binario, in silenzio si viaggia, al massimo si chiede se un posto sia ancora libero o si sente il controllore chiedere il biglietto. A qualsiasi orario si viaggi, anche col treno tanto pieno da avere più persone in piedi che sedute.

A Bxl vigeva il terrore del silenzio. Ne ho già parlato. Musica nelle stazioni sotterranee della metro e del tram. Musica nelle chiese. Traffico. Aerei a tutte le ore e sopra la città. Pareti leggere di legno che lasciano far sentire persino gli starnuti. Telefonate come in Italia. Etc. Non necessariamente si tratta di conversazione tra conoscenti o con sconosciuti, ma l’importante è non lasciare spazio al silenzio.

In Italia, non importa dove, le ambulanze viaggiano sempre a sirene spiegate. Il traffico è rumoroso per definizione e quando non basta il rombo dei motori si aggiunge il suono del clacson. La gente attacca bottone con le scuse più assurde, anche quando uno magari vorrebbe solo farsi i fatti propri. Tutti parlano a volume alto, in ufficio, per strada, al telefono, a casa. Bambini che strepitano sui marciapiedi o al supermercato. Per trovare la pace bisogna rifugiarsi nelle chiese (deserte, buie) o lontano dalle zone abitate (campagna, boschi, montagne, spiagge fuori stagione, etc.).

Il silenzio non è assenza di rumore (o di suono), ma musica individuale. Mi spiego. La nostra testa non tace mai, nemmeno nel sonno, ma riusciamo ad ascoltarla solo se non riceviamo stimoli sonori dall’esterno. Si possono usare le cuffie oppure lasciare l’assordante flusso di pensieri e di musica dominare i momenti in cui non produciamo o riceviamo suoni. In Italia, il rumore crea un sottofondo continuo cui ci si abitua, mentre a Bxl ascoltarsi era quasi impossibile (se non con cuffie cancella rumore). Paura di restare soli con se stessi e di esserne delusi?

Sunday, April 23, 2023

Bye bye, Vienna!

Don't worry, I'm not leaving my fabulous job and I'm not leaving my "Wahlheimat" (chosen country to live in). This means that I continue to be in love with Vienna, where I'll be every day for work, but I'll commute every day from a small city in Lower Austria, half-way between Vienna and my house. I was thinking to move out from the Viennese apartment, where I spent the last six years and half, since I own a house in the countryside. The deciding event was the cost (not the rent) rise between Christmas and New Year. Does it make any sense, giving away so much money just to be in the capital city? Furthermore, I needed a change. Since I moved abroad, I’ve never been working longer than three years in the same place. I don’t have such a stress anymore, but I had to change routine for a while.

Easter tree in the main square

It took some time finding the "right" apartment. Even when all the criteria were fulfilled  I had the feeling that it wasn't it. Finally, I found a good solution that made both my brain and my stomach agree. Other than the vicinity to the railway station, as I’ll have to commute daily to Vienna and more than weekly to my house, and the quietness of the third floor with none over my head (for the first time since I live abroad), this tiny (smaller than the previous one) apartment presents some luxury, such as a window in the bathroom and large roof windows in the living room. The apartment comes also with a huge bike-garage and a large storage place underneath the roof.

Everything seems fine and easy. It is never the case, especially in Austria, where bureaucracy is as much beloved as the waltz. First issue, quitting the rent for the apartment in Vienna. After two months and despite a registered mail, the house management did not send the confirmation of the end of the contract, fixing a day for the key return, until I sent an angry e-mail and called several times, each time speaking with different (but equally incompetent) people. No comment! Second issue, quitting the insurance for the apartment in Vienna. It can be done only with a document proving that I get out, i.e., I had to wait for the house management. Third issue, ending the contract for electricity in the Vienna apartment. This can be done online a couple of weeks before the end of the renting contract, but the house management asked not to quit, preferring to transfer to contract to the new tenant. All this is for the apartment that I left, but almost the same tasks are required for the new apartment: renting contract, official registration, payment of the estate agent, new insurance, new contract for electricity and heating, etc. In addition, I had to find a moving company to transport my belongings, including the precious (for practicing) and heavy digital organ.

the main church
Packing things lasted weeks. In seven years, I collected more than what I had when I moved from Brussels. Such a move always offers the opportunity to "clean" the house, trashing, reselling or giving away what is not necessary. It does not make any sense to keep everything. The transportation of the remaining objects and furniture went fine, the moving company was quite professional and on time, and two friends of mine helped me with dismounting and mounting the furniture. 

The first weeks in the new apartment went good, commuting is practical and faster than for some friends living in Vienna but at the border of the city. Just the Easter week, due to construction works, some trains were deviated along another line and the journey took ca. 10 minutes longer. The city is flat and small, allowing to bike around, but it offers everything I need, from shopping malls to theaters and churches. I didn't regret the decision to move here, so far.

Saturday, May 29, 2021

Il silenzio nella tempesta

"Lange Zeit nicht gesehen" Ossia, non si ci vede da parecchio tempo. Generalmente mi concedo almeno un post al mese su questo blog. Invece per mesi interi nessun segno di vita. 

Magari quei due lettori che mi seguono avranno pensato che sia successo qualcosa di grave o che, al contrario, non sia accaduto nulla degno di nota. Né l'uno né l'altro. Sono stata e sono tuttora in una tempesta di emozioni, esaurita dal perdurarsi della situazione, stressata dagli impegni sul lavoro, delusa dal non riuscire a raggiungere determinati obiettivi che mi ero posta, col peso della solitudine e dell'impossibilità di viaggiare, ed oberata dalle videochiamate e dei convegni online, interrotti solo dagli sporadici impegni musicali. Con le attuali riaperture forse c'è la speranza di ricominciare a vedere gli amici ed i familiari, non più col contagocce e solo per una passeggiata, ma resta l'insicurezza, l'impossibilità di fare programmi a lungo termine. Il mio pessimismo alla Cassandra non mi permette di sperare in una definitiva risoluzione del problema ed in un ritorno alle abitudini pre-pandemia. Temo sia solo un'illusione, un contentino per non disperarsi del tutto, un'altra estate in leggerezza prima di un nuovo autunno drammatico.

una delle occasioni musicali,
una scusa per uscire e "divertirsi" 

Resta l'impressione di un anno perso, che non tornerà più indietro. I capelli bianchi sono aumentati e gli "amici" sono diminuiti. Per vari motivi, chi ha messo su famiglia ed ha meno tempo, chi ha cambiato vita e se n'è andato, chi semplicemente ha diradato i contatti e chi è stato "tagliato" dalla sottoscritta, perché le differenze di opinioni non portavano ad una crescita, ma ad uno scontro continuo. Nonostante il calo in numero, in certi casi corrispondente ad un aumento della qualità, ho fatto fatica (e continuo a faticare) a tenere il passo con tutti. Non potendo riunirsi, ho potuto vedere di persona gli amici in città singolarmente, compatibilmente con gli impegni di lavoro di entrambi ed il meteo capriccioso. Il contatto solo telematico causa le difficoltà a viaggiare non è paragonabile ad una chiacchierata di persona.

La speranza nelle riaperture è solo un'illusione, come dicevo. In Austria vige la regola delle 3 G (geimpft, ossia vaccinati con almeno la prima dose da più di 21 giorni, genesen, ossia guariti dall'infezione da meno di 6 mesi, o getestet, ossia con un tampone da meno di 48h-72h a seconda del tipo di test effettuato). Nel mio caso, non avendo preso la malattia finora (ringraziando il Cielo) e non essendo ancora stata vaccinata (Vienna in questo va un po' a rilento, solo ora ho ricevuto un appuntamento tramite l'azienda in cui lavoro, portando però la possibilità di godere di una certa libertà solo a metà estate) dovrei sottopormi a tampone ogni due giorni per poter andare al ristorante, a teatro o al cinema con gli amici (sempre in numero ridotto). Non è proprio un piacere, quindi mi faccio testare più o meno una volta a settimana per rispetto verso i miei colleghi, ma continuo ad evitare ristoranti e teatri. Un po' anche per non riprenderci gusto e poi soffrire quando ci verranno vietati nuovamente per la nostra sicurezza.

Mi auguro comunque che l'estate porti qualche momento di spensieratezza. Ne abbiamo bisogno tutti. Magari anche qualche evento lieto da condividere qui sul blog. Buona estate!

Sunday, February 14, 2021

Valentine's Day: Vienna and I

For Valentine's Day 2021, I decided to summarize my love story... with Vienna. It might not be so appealing like a relationship between real people, but it is for me equally entertaining.

- Before 1990. I knew Vienna only through the historical Sisi's movies from the 50s. Fascination mixed with resentment, considering the history of Padova during the XIX century and WWI. Anyway, I was still a child.

- Summer 1990. First meeting. The very first impression was of a beautiful, but also old, dusty, gray, and cold city.

- 90s. Another couple of visits and new discoveries, thanks to the Kommissar Rex TV series (dubbed in Italian, obviously).

Vienna in the mist (or pollution?) from Grinzing

- 2009. I could have moved to Vienna for a PhD position already in 2005, but at the end I got one in Italy. I had applied for a post-doc in 2008, but I wasn't done with my PhD. Finally, I applied again at the end of 2009, even though for a position quite different from my previous research topic. On 1st January 2010, I received the e-mail with the invitation to accept the position.

- March 2010. I moved to Vienna. The city was much nicer than the one I saw in the 90s. The monuments had been cleaned. However, after some years, everything looked "fake" to me, just for tourists. Underneath the nice facade, there were moldy walls. An atmosphere of hypocrisy. Also in the office, I wasn't particularly satisfied. I made some good friends, but, after 3 yrs, I wanted to move out.

- April 2013. Moved to Brussels for another research position. I didn't like the city from the beginning, the mentality was too "Mediterranean" for the northern climate. Ugly and filthy. But people were honest and nice. My colleagues and the German-speaking church were simply fantastic. However, I realized that I truly loved Vienna and I wanted to go back.

- June 2016. After writing a research proposal for going back to Vienna, having it granted in December 2015, I could move back to Vienna. I was the happiest person in town. I could not only leave Brussels, but also move to the city I loved.

- Since 2016. Glad to be back in Vienna, since 2019 with a permanent position. My love for the city has reached an equilibrium, I see the faults, no place is perfect, I accept its weakness, as much as mine. It remains a nice city, old and grumpy. Will I be sick again of it, desiring to move out? Who knows. It cannot be excluded. For now, I enjoy being here, even during the current pandemic, which has (temporarily?) hampered all the activities I like, such as operas, concerts, dinners with friends and journeys. Despite that, I won't betray you, Vienna, I'm staying. 

Thursday, December 31, 2020

... tutto sommato...

Le ultime ore del 2020, poi finalmente ci lasceremo questo anno alle spalle. Questo è quello che mi sento dire da ogni dove. È veramente tutto da dimenticare? Il peggior anno della nostra vita? Se è vero che s’impara più dalle sconfitte che dalle vittorie, i passati 365 giorni ci avranno comunque lasciato qualcosa. Sicuramente è stato un anno difficile, per molti davvero drammatico, ma ci sono stati momenti positivi, come in ogni periodo della nostra vita. Alla fine, la suddivisione del tempo in anni che iniziano il primo gennaio è un’invenzione umana, l’anno solare ha una durata leggermente diversa (per questo esistono gli anni bisestili, come il 2020) ed essendo basato su un movimento pseudo-circolare non ha né inizio né fine. Ecco, dunque, una lista dei momenti piacevoli che voglio ricordare del 2020, affinché quest’anno non sia “da dimenticare” completamente: 
da qui
 
  • Convegno a Padova a febbraio. Sono tornata nella città in cui ho studiato da turista, con una visita guidata alla Specola in una giornata di sole, e da cittadina, rivivendo i luoghi della gioventù ed il pendolarismo tra il mio paese e la città come fatto per 19 anni. Sono stata una settimana in più dalla mia famiglia senza dover prendere ferie. Infine ho rivisto un caro amico romano in una giornata di fuga a Bologna, una città che accoglie sempre e chiunque con un sorriso… ed un fumante piatto di pasta fatta a mano. 
  • Pubblicazione degli articoli dal progetto, conclusosi nel 2019, che mi ha permesso di tornare a Vienna. Tali pubblicazioni hanno anche rappresentato l’inizio di collaborazioni produttive con colleghi di qui ed in Scozia. Sempre in campo scientifico, sono stata coinvolta nella scrittura di lavori di un paio di due dottorandi, in Italia ed in Austria, nella stesura di un progetto per un dottorato in Italia che è stato finanziato e nella preparazione di un articolo dal lavoro di una mia laureanda.  
  • Collaborazione con l’Università di Pavia. Era già iniziata l’anno prima, ma quest’anno si è consolidata, portando a scambi non solo di mere nozioni  scientifiche, ma anche di rapporti umani. Si è rafforzata anche la collaborazione con l'Università di Camerino ed è iniziato un affascinante progetto storico con L'Università di Firenze. Nemmeno ai tempi di Padova avevo così tanti rapporti con altre università italiane! 
  • Festa di compleanno virtuale ed in presenza. Ho raggiunto la tappa importante dei 40 anni. Se la data reale del compleanno è caduta durante il primo lockdown e quindi la festa è stata solo virtuale, ma con delle belle sorprese consegnate a casa, in estate ho potuto recuperare di persona con i colleghi d’ufficio, grazie anche ad un compaesano ristoratore. 
  • Settimana in Trentino e settimana in Burgenland con i miei. Sempre d’estate, ho potuto godere della tradizionale vacanza in montagna in famiglia, tra passeggiate tra i boschi dell’Altipiano e pratica di guida in autostrada. A settembre, poi, siamo andati in camper in Burgenland, ove abbiamo girato in bici fino a stancarci tra colline e vigneti, gustando la cucina locale e scoprendo posti nuovi. 
  • Convegno in Giappone. Se non ci fosse stata la pandemia, quest’anno non ci sarei andata. I fondi non sono sufficienti a coprire i costi di viaggio e soggiorno, non ne sarebbe valsa la pena per un giorno solo di convegno. Invece, data l’impossibilità di prendere un aereo, il convegno si è svolto online ed ho potuto seguirlo, comodamente da casa, in pigiama (causa differenza di fuso orario, si è svolto tra le 1:20 di notte e le 7 del mattino in Europa). 
  • Nuove conoscenze ed incarichi musicali. Facebook può essere utile, se non abusato. Mi ha permesso di conoscere un organista italiano, poi emigrato in Germania, che oltre ad un arricchimento culturale mi ha portato un altro contatto ed un posto ove suonare la domenica, incontrando la Vienna austriaca imperiale pre-multiculturalismo. 
  • L’acquisto di un organo digitale e la ripresa delle lezioni di perfezionamento. Non solo posso dilettarmi ogni giorno, a casa, esercitandomi o anche semplicemente “strimpellando” le musiche eterne di Bach, ma questo regalo mi ha pure permesso di rivedere il mio insegnante senza dover fare ore ed ore di treno. 
  • Ritorno alla geologia strutturale. Non ho abbandonato il tema di ricerca che mi ha portata all’estero, ma quest'anno ho avuto l’opportunità di tornare ad occuparmi di quegli argomenti che mi hanno entusiasmata negli anni di dottorato. Grazie ad un collega ed amico, sono pure andata sul terreno, cosa che non facevo da anni, apprezzando quell’attività che da studente detestavo.
     
Non è stato tutto negativo. Anzi, la pandemia e la crisi ci hanno costretto a spolverare la nostra creatività per trovare delle soluzione alternative. Se da un lato gli assembramenti e le manifestazioni contro le direttive del governo per arginare il contagio mi hanno fatto perdere fiducia nell’essere umano come soggetto pensante, dall’altro l’inventiva nel sostenersi ed affrontare le difficoltà me l’hanno fatta recuperare. Mi auguro che alla fine del 2021 possa fare di nuovo un bilancio tutto sommato positivo. Per il momento, non cancelliamo l'intero 2020, solo quello che preferiamo dimenticare.

Thursday, September 10, 2020

Estate speciale

Già settembre. L’estate, per come la intendiamo abitualmente, volge al termine. È stata diversa dal solito, non solo climaticamente (fresca), ma soprattutto per le limitazioni imposte dalla pandemia. Quest’anno, oltre alle solite vacanze in montagna dai miei, avevo in programma un convegno in Scozia con escursione, delle lezioni in Polonia per un corso europeo ed un congresso in Italia, a Trieste, ove avrei dovuto co-chair una sessione. Tutto cancellato o rinviato agli anni a venire. Mi sono solamente concessa una settimana in Italia per rivedere i miei, pur tra mille pensieri e preoccupazioni, dato il lungo viaggio in treno e la pericolosità del virus, soprattutto per i miei genitori, non più giovanissimi ed affetti da vari acciacchi legati all’età.


Sul lavoro, invece, da inizio maggio si è ripresa l’attività di prima. Anche se con sospetto, si continua ad andare a pranzare tra colleghi, ma preferibilmente all’aperto. Non si è mai stati particolarmente vicini, se capita di lavorare nella stessa stanza o si porta la mascherina o si tengono porte e finestre aperte e si sta a distanza. Siamo un piccolo gruppo, la maggior parte di noi vive da sola, solo un paio ha famiglia.
 
Avendo festeggiato il mio compleanno solamente in modo virtuale, ho pensato di trascorrere una serata con i colleghi a posteriori, in occasione del mio onomastico. I piani sono andati in fumo causa brutto tempo, per cui ho ripiegato all’ultimo per una festa in formato ridotto e casalingo in ufficio. Bevande del supermercato e pizza e dolce da un compaesano che ha un ristorante nelle vicinanze del museo. I colleghi, in realtà, hanno apprezzato molto questa versione italiana ed improvvisata della festa. Mi hanno preparato pure una bella sorpresa, un regalo inaspettato: un contributo all’acquisto di un organo digitale per esercitarmi a casa. Non solo il pensiero mi ha sorpresa, ma anche la geniale presentazione, con le banconote arrotolate come fossero canne di un organo (foto, con le banconote sostituite qui da carta colorata). Ciò mi ha convinta a regalarmi uno strumento da studio, nonostante il costo non indifferente, al posto di un giro per il mondo o un’auto. Non si compiono tutti i giorni 40 anni! 

Ho particolarmente apprezzato il gesto dei colleghi perché in Italia la mia passione per la musica era sempre stata criticata sul lavoro o comunque considerata una distrazione. In Austria, invece, avere una vita al di fuori dell’ufficio è normale, anzi è considerato salutare. Chi si dedica allo sport in modo semi-professionale, chi all’arte, chi alla musica. Specialmente chi non ha famiglia deve avere un’occupazione per il tempo libero. Ne va della salute mentale. Migliora l’umore e pure la produttività. A capirlo in Italia… Proprio in questi giorni è mancato Philippe Daverio, che animava le mie domeniche pomeriggio quand’ero ancora a Padova, con le sue bizzarre ma mai noiose lezioni sulla bellezza dell’arte italiana, lontano dai luoghi celebri ed inondati dai turisti. Avremmo bisogno di più programmi televisivi come i suoi, in cui con leggerezza si mostri e si spieghi la profondità di un trittico in una cappella votiva tra i monti o di un mottetto di un compositore poco noto o di una scultura contemporanea.
 
Vienna dalla terrazza del Belvedere
Altra occupazione estiva non comune è stata quella di visitare musei cittadini, finalmente privi della massa di turisti stranieri. La carta dei musei statali costa solitamente €59, ma per promuovere la cultura interna quest'anno era per un periodo limitato a soli €19. Oltre al museo ove lavoro, erano compresi Kunsthistorisches Museum, Technisches Museum, Albertina, Oberes Belvedere, MUMOK, MAK e Nationalbibliothek (con una mostra speciale dedicata a Beethoven). A completamento dell'attività culturale sono andata più volte al "cinema" musicale a Rathausplatz, quest'anno con posti su prenotazione ed organizzati in piccole logge, assistendo ad opere liriche tradizionali ed a spettacoli fuori dagli schemi per me (un musical austriaco ed un balletto moderno su musiche di Bach).

In questi giorni di settembre piove spesso e la temperatura è calata, l’estate è davvero finita. Il cancelliere austriaco, rivolgendosi ai soli connazionali, nonostante un terzo dei viennesi non abbia la cittadinanza, ha promesso o previsto che l’estate prossima sarà “normale”. Vedremo. In ogni caso, “speciale” non ha connotati negativi, pur se diversa dal solito e complicata da molteplici limitazioni, questa estate 2020 ha avuto momenti positivi e resterà nella memoria.

Monday, March 2, 2020

10 anni, 10 years!

Sono passati esattamente 10 anni da quando ho preso il biglietto di sola andata per l'estero. Rispetto ai primi tempi, non mi mancano più le abitudini che avevo, la routine del paese di origine. Altro record, l'appartamento in cui vivo ora è quello in cui ho vissuto più a lungo (quasi 4 anni) dopo la casa dei miei in Italia.

In questi 10 anni ho cambiato due nazioni e quattro appartamenti. Ho viaggiato molto in Europa, in treno ed in aereo, scoprendo nazioni in cui non ero mai stata. Sono andata anche fuori dall'Europa, per lavoro, capendo quanto profondamente europeo sia ognuno di noi, per la storia che ci ha forgiato. Sono stata malata ed ho sofferto la solitudine del migrante, ma ho anche preso parte a diverse iniziative tra italiani. Ho fatto amicizie che durano oltre le distanze. Ho conosciuto persone con cui ho percorso solo un breve tratto di questa esperienza ed altre con cui mi confronto sin dal primo anno. Ho imparato altre lingue e di conseguenza un altro modo di pensare. Sono estremamente diversa dall'insicura ragazza che ha lasciato l'Italia per lavoro 10 anni fa. Né migliore né peggiore, probabilmente, semplicemente un'altra, come parecchi coetanei, nella società mobile di oggi.

Col tempo ho imparato ad amare Vienna, ma sono dovuto passare da Bruxelles per capire che volevo tornarci. Senza esagerare, Vienna ha parecchi difetti e comprendo che possa essere odiata da molti, al pari di come io ho detestato Bruxelles, però per me resta la città in cui ho scelto di stare. A fagiolo capita un articolo di "Der Standard",  che presenta un sondaggio: quando ti sei sentito "a casa" a Vienna? Per questa festa dei 10 anni, posso rispondere alla domanda. Ci sono stati parecchi momenti in cui mi sono sentita "a casa" in questa città. Dal primo istante per quanto riguarda la pulizia, l'ordine ed i mezzi pubblici. Col tempo, quando ho capito di lamentarmi in continuazione come i viennesi (e le mie critiche hanno pure un seguito, nel senso che le segnalazioni di disfunzioni o errori vengono prontamente prese sul serio). Quando ho scoperto con sorpresa di non essere l'unica che parla da sola (no, pensa a mezza voce) per strada o che canticchia arie sacre e brani d'opera lungo i marciapiedi per farsi compagnia. Quando incontro locali che hanno un titolo scientifico ed uno musicale (o almeno un interesse tale da saperne abbondantemente) e con cui posso saltare da un argomento all'altro senza farmi riguardi. Quando do informazioni sulle strade e sulle fermate della metro e del tram cose se avessi sempre vissuto qui. Quando ho fatto la conversione della patente. Quando ho iniziato ad usare parole dialettali viennesi perché mi ricordano quelle padovane, fino a tenere un seminario scientifico in tedesco parlando velocemente come in italiano e riuscendo persino a fare un paio di battute (cosa che invece non ero ancora mai riuscita a fare nella mia lingua).

Per ognuno è diverso. Ci sono connazionali che dopo più di 10 anni a Vienna sono rientrati in Italia. Non vi ci sono mai sentiti "a casa". La sottoscritta, invece, sa di essere straniera e che nemmeno in una vita sarà mai pienamente integrata, ma si sente anche nel proprio ambiente naturale. Come festeggerò questo anniversario? Andando al lavoro, in una città divisa tra fatalismo e paura. Niente di speciale.

Saturday, January 25, 2020

Alla ricerca della "mia" parrocchia

All’inizio è stato facile, andavo a catechismo nella parrocchia veneta cui appartenevo per residenza. Non è stata un’esperienza particolarmente felice, almeno negli ultimi anni, quando andavo già a scuola in città e cambiavamo più catechisti che spazzolini da denti. Gli ultimi due, in coppia, di poco più anziani di noi adolescenti, mi mandarono a casa con questa motivazione:-ne sai più di noi, cosa vieni a rompere- La mia conoscenza derivava da una bella Bibbia a fumetti di Famiglia Cristiana regalatami dai nonni. Così colsi l’occasione al volo per risparmiarmi quell’ora al sabato di rispostine già fatte, prive pure della profondità teologica del Catechismo di San Pio X. Tanto avevo già fatto la Cresima. Seguì qualche anno di pellegrinaggi di chiesa in chiesa, bazzicando spesso dall’Arcella per la Santa Messa, vicino a dove abitavano i nonni.

L'Arcella, col suo imponente campanile.
Per un caso fortuito (no, c’era sicuramente l’intervento divino), inizia a frequentare una scuola di musica nel paese vicino che era ospitata nei locali della parrocchia attigua. Qui, l’insegnante di solfeggio mi invitò ad entrare nel coro parrocchiale che dirigeva. Fu l’inizio di un lungo periodo in cui cantavo nel coro, maturavo la mai sopita passione per l’organo e frequentavo la parrocchia, almeno per la Santa Messa. Poi il direttore di coro ruppe col parroco, la scuola di musica si trasferì altrove ed io… entrai in conservatorio per studiare organo. Avevo bisogno di uno strumento ove esercitarmi. Dopo varie ricerche, approdai nella chiesa principale del mio paese, l’unica dotata di un organo a canne decente (non eccelso, ma suonabile). Il parroco dell’epoca mi definì “manna dal Cielo” per il servizio offerto, ossia accompagnare i canti a messa, prima al mattino presto e poi nella messa di “serie B”, come lui stesso definì la vespertina perché prevalentemente frequentata da gente fuori parrocchia, ma mi disse pure che per lui potevo pure essere musulmana, perché non ero “della sua parrocchia”. La differenza era di ca. 1 km in linea d’aria, il paese è diviso soltanto dalla ferrovia, altrimenti sarebbe un continuum di case. Niente da fare. Ne consegue che andai a suonare per 10 anni, senza mai “frequentare” la parrocchia. Non conoscevo nemmeno gli altri organisti, quando proponevo un incontro veniva l’orticaria al parroco. Vedevo più spesso l’organaro (termine locale per definire il costruttore e restauratore di organi a canne) dei colleghi. Grazie alla musica, ho avuto modo di conoscere parrocchie diverse del circondario, ma in tutte la risposta era sempre la stessa: non sei della nostra parrocchia, quindi presti un servizio e fine. Paradossalmente, negli stessi anni mi sono sentita più accolta dalla comunità luterana di lingua tedesca, presso la quale accompagnavo il culto nei mesi di picco turistico.

Arrivò il momento di lasciare l’Italia. A Vienna mi ritrovai a pagare le tasse per la Votivkiche ove non andavo a messa, sia perché all'inizio faticavo a comprendere il parroco maltese e sia perché d’inverno vi ci si gelava. Preferivo la comunque vicina Alserkirche, il cui parroco di origine parimenti straniera era più comprensibile e l’architettura barocca tirolese più familiare. Presi pure parte a qualche iniziativa culturale della parrocchia. Come organista suonavo in diverse chiese della città, ma nessuna mi dava l’impressione di posto accogliente. Entrai nel coro della Lutherische Stadtkirche per l’opportunità di prendere parte all’esecuzione di cantate di Bach, ma per un periodo mi sono sentita più legata a questa comunità di quanto non fossi alla mia parrocchia di residenza.

Alserkirche.
Poi mi trasferii per lavoro a Bruxelles. Il primo anno mi appoggiai ad una della comunità cattoliche italiane. La scusa fu sempre l’organo, anche se durante la messa suonavo un armonium datato per “accompagnare” il grattaform… ehm… il chitarrista (che in realtà se la cavava bene nel suo repertorio e cantava egregiamente, semplicemente non era il mio stile) ed il coretto delle signore. Col trasloco un po’ in periferia ed il cambio del missionario, sospesi la frequentazione. Provai ad inserirmi nella mia “parrocchia”, ma ero (e resto) allergica al francese e la comunità fiamminga era in via di estinzione (il più giovane a messa avrà avuto 70 anni e non era il celebrante). Per illuminazione divina scoprii la comunità cattolica di lingua tedesca. Non solo la chiesa (una cappella minimalista, moderna, ma accogliente) era relativamente vicina, non solo potevo andare ad esercitarmi su un organo meccanico, ma l’intera comunità si è rivelata assai accogliente, pure nei confronti di una straniera che balbettava la loro lingua. Sono entrata nel gruppo degli organisti, poi nel coro ecumenico e saltuariamente partecipavo ad altre iniziative della comunità. Per due anni ho fatto esperienze musicali e religiose istruttive e divertenti. Frequentavo la parrocchia anche quando non dovevo suonare e, dopo aver iniziato a capire bene il parroco tedesco, ho cominciato anche ad apprezzare le sue prediche. Una comunità moderna, colta e pure affettuosa (caratteristica che forse non mi sarei aspettata dai tedeschi).

Infine, quasi quattro anni fa sono tornata a Vienna. Da allora sono alla ricerca della "mia" parrocchia. Ora pago le tasse per l’Alserkirche (per residenza), ma ci vado raramente, complice il cambio di parroco, molteplici variazioni dell'orario delle messe e l’accoglienza della scismatica comunità italiana, per tacere dei frati dalle prediche fantasiose (dalle agiografie alle barzellette anti-Germania) od incomprensibili (sono anch’io straniera, ma leggere un testo senza capirlo è triste). Ho provato ad entrarci offrendomi come organista, senza successo. Vado più spesso nella Votivkirche, ove finalmente comprendo il parroco maltese ed apprezzo la sua umanità. Ciononostante non riesco ad inserirmi nella vita parrocchiale e non me ne sento parte. Come organista ho ricominciato i giri per le chiese della città ed ho trovato posti simpatici con parroci interessanti (come nella Canisiuskirche e nella St. Johann Kapistran) ed altre scostanti (come Alt-Simmering), tutte con degli strumenti divertenti da suonare, ma in nessuna mi sono sentita invogliata a far parte della comunità.

La ricerca continua. Non mi basta trovare un parroco dalle prediche interessanti ed illuminanti. Per questo basterebbe trovare delle riflessioni su internet. Vorrei trovare una comunità cui far parte, nel mio piccolo, in cui conoscere persone di diversa età ed origine con cui discutere di società, cucina, viaggi, ma anche di teologia (per quel che mi permette il mio tedesco limitato in campo filosofico). Troverò la "mia" prima o poi tra le decine di parrocchie della città...

Saturday, September 28, 2019

The best city in the world, is it true?

Several international rankings put Vienna at the first place for quality of living. This isn't new, Vienna has been elected the best city since years. Always at the top, together with Vancouver and a few other cities. Everyone, who visits Vienna, find the city magnificent, but living here is different. Is it really the best city in the world? I realized that it is true, after the comparison with Brussels, but it's my personal opinion. Now, the Kurier, a local newspaper, listed the ten reasons, why Vienna is truly the best worth living city. Here the points and my experience on them.
Karlskirche
1. Vienna is a city, not a village, but in a few minutes you are in the countryside. True. With the local transportation, you find yourself deep in the Wienerwald in a few minutes, or among vineyards, crops, lakes, etc. The city itself is quite green, with several parks and green areas along the Danube, enjoyable in any season and with any weather.

2. Open air events. True. Movies, concerts, plays, traditional events, dancing,... Many events are completely free, offered by the city.I like the classical music, and I'm here fully satisfied with the offer, but there are opportunities for rock-, jazz-, or pop-lovers, too.

3. Efficient public transportation network. True. Furthermore, since I'm in Vienna, I've never experienced a strike. Regular maintenance and a relatively good communication in case of a problem. Combined with a bike, you really don't need a car.

4. Tap water. The water is truly of high quality and with a delicious taste (of nothing). In many nations, this is a dream. Do not waste the tap water!

5. You can meet friends and talk all the night long without having to drink or eat something. True! Free banks and chairs are everywhere. The last week, I chatted for hours with a friend of mine, sitting on the steps in front of the KHM and enjoying one of last pretty warm sunset.

6. It's a safe city. True. At least for a city with almost 2 million of inhabitants, one third of them with another nationality than Austrian. There are crazy people and petty criminals, but a large city, full of tourists, could be much more dangerous, especially at night. Here, I take the subway in the middle of the night and... surprise, surprise, I safely go home.

7. It's a clean city. True. Not as clean as Tokyo, but pretty much for an European city.

8. Multicultural society. True, but... If it is true that the community is progressively more international, without losing the Austrian identity, it is also true that there is a general feeling of racism or at least of non-acceptance of any foreigner. Even if you Austrian, but coming from another Land, and you live all your life in Vienna, you'll never be considered "Wiener".

9. A metropolis with the lifestyle of a village. True. People are relaxed and efficient.

10. Ideal size for a city. Not too big, not too small. True. In 30-45 minutes, you can cross the whole city from one point to another. Of course, if you use the subway.

Not to mention the affordable cost of living, due to a "socialist" policy, providing housing for low income people at a reduced rate, discounts for the public transportation, cultural events completely free, training and education for any age in VHS for convenient prices,... I hope that it won't change in the future, because this contributes to make this city so nice to live in.
_._._._._
How would I judge Brussels, considering exactly these 10 points? Disclaimer: this is my personal opinion resulting from the past experience in that city.

The Atomium
1. Good. Brussels is also surrounded by a green girdle. The city parks are a bit sad, because crossed by congested roads and because the bad weather doesn't help.

2. Open air events were offered also in Brussels, but not as good and as many as in Vienna. Sometimes, the scheduled time forced people either to use their car or to take an (expensive) cab.

3. Public transportation. A disaster for a "small" city like Brussels. A few lines, bad schedule, buses locked in the regular traffic jams, broken cars of the subway, frequent strikes. If you own a car, it is even worse. No parking and hours spent in the traffic jam.

4. Tap water. Drinkable, safe, but full of limescale and with a terrible taste. I had to filter it also to cook a tea. Those filters were expensive and non environment-friendly.

5. Public meeting places. Plenty of them also in Brussels, but the weather could ruin many days. It was safer to meet in a restaurant or a Café, both more expensive than in Vienna.

6. It might be a relatively safe city, but the feeling was of fear, especially at night and in some locations.The night lighting was more than sufficient, but none was around, no police officers, in particular in hot points, such as the Gare du midi.

7. Brussels was filthy and smelling bad, at least in my experience. I saw drunk guys urinating and vomiting not only in the dark corners. Garbage bags left on the sidewalk, because taken out in the wrong day or not the allowed city bag, eventually broken by foxes and crows. The sidewalk was either covered by dog excrement or by badly parked cars, when not completely muddy. The feeling of distress was increased by the bad habit to put pop music in any subway station, making the city also loud.

8. Multicultural society. True. Much more accepted than in Vienna, but... the city has lost its soul, its identity, in the name of the respect. The true Belgians are rare in the city, the prefer to live in the countryside and commute every day. Living in Brussels or on the Moon... would be socially very similar. You can hear the Viennese dialect everywhere, but in Brussels just a few people could even speak Flemish!

9. Brussels is a city. Farmers bringing local products are to be... searched for in the internet. There are no seasonal products. On the weekend, large parts of the city are deserted. From Monday to Friday, the life is hectic.

10. As big as Vienna, but badly organized. Unfortunately.  

It's a pity, because Brussels could potentially be a good place for living. The location is perfect, in the hearth of Europe, well connected with the other capital cities, not too far from the sea side, full of universities and research facilities, multicultural and open society, multilingual. Really a pity. I hope that being aware of its weak points, the administration will work to achieve a top ranking.

Saturday, August 31, 2019

News! News! News! I stay in Vienna!

Recap of my "career" abroad, for whose of you, who missed the regular updates. In 2010, I left Italy for the first Viennese experience (here it is when I arrived and when I left). In 2013, I moved to Brussels (impressions upon arrival and departure). Finally, the joy to come back to Vienna. And now? The research project that has brought me back and has funded me for the past three years is over, but I understood that I don't want to leave this city.

The dome of the NHM
I didn't have time to think much about "what to do next", because in between I was invited for a job interview (in German) and... I got the position, starting now! A job as scientist and curator at the Natural History Museum of Vienna! There is still  a probation time, but I hope I'll be confirmed. You cannot imagine how excited I am. It is a bit like being in a pastry shop for a greedy kid. Heaven. I'll work in a building that is more than a century old, with a collection that is much older. I believe, I'm the only Italian working in the museum, I don't know if I'm also the first, although there are other "foreigners" among the employees, mostly from Germany. Well, I still come from an ex-colony of the empire... I must admit that the experience in Brussels has contributed to obtain this position.A bit longer than 10 yrs after my PhD, 9 1/2 years after moving abroad, I got a permanent position, which means that I don't have to restart my life somewhere else every 2-3 yrs, unless I want it. This time, I don't need to organize a farewell party and saying goodbye to my friends and former colleagues. I have the opportunity to stay in Vienna, my new home. This doesn't mean that I'll sit tight, not advancing anymore. I have plans, also in academia, on parallel, but with the security of a permanent position. And I'll continue playing music. It is a part of me that here is accepted and even appreciated.

Now, it's time to update the list of the good and bad characteristics of the city. There are still musical trains, perhaps less telephone booths, the selection of cakes is always impressive, and my weekends are very often booked. In the meantime, they learned to fill sandwiches, but not to distribute along an half-full train, church- and TV-taxes are present, perhaps smoking will be forbidden at last, but you can still be killed by a "Dachlawine" and left speechless by dialect terms. The number of mad people seem to have increased in the last years, but those dangerous are limited. The climate is changing, hotter in summer and less snow in winter, but the city administration is taking action to mild the effects on the population. In conclusion, I can definitely live with the few things I don't like in Vienna. Nobody is perfect! (cit.)

 



Sunday, June 16, 2019

Graz e Mozart

Il capoluogo della Stiria ed il celeberrimo compositore di Salisburgo in realtà non hanno nulla in comune, se non il fatto di aver occupato il mio weekend.

Graz. Non ero ancora mai stata in questa città, nonostante non sia lontanissima da Vienna (ca. 2h30 in treno o in autobus) e nonostante più persone me ne avessero parlato bene. Grazie a delle offerte convenienti di viaggio, vi ci sono andata con un'amica appassionata ed esperta d'arte con cui ho fatto altri viaggi alla scoperta dei dintorni. Città veramente graziosa. Finora l'avevo solo vista in alcuni film austriaci, un tantino cupi, dominati dalla torre dell'orologio sullo Schlossberg. In Graz s'incontrano diversi stili, con influenze dalle terre vicine, lontano dalla pesantezza imperiale e decadente della capitale austriaca. Sembra uno dei tanti paesetti della Stiria, ma più grande e più aperto alla modernità. L'alieno, ossia lo strano edificio che ospita la Kunsthaus, così chiamato per il suo aspetto contrastante rispetto alle costruzioni vicine, è ovviamente opera di architetti stranieri, perché difficilmente un locale avrebbe osato tanto senza temere di essere linciato dai connazionali. Eppure sta proprio bene. Siamo nel XXI secolo ed i nostri antenati ci insegnano che la rottura con la tradizione è l'unico modo di lasciare il segno di una nuova generazione. Allo stesso tempo bisogna saper conservare e valorizzare il passato, per imparare. Passare dall'ameba tentacolata ad un carillon con coppia di locali che danza attraverso un scorcio "romano" con una chiesa eccessivamente barocca, questo intendo per una città che non rinnega la propria essenza ma nemmeno la ha paura di cercare nuove direzioni. 

il retro del "mostro"
 Mozart. Dopo un sabato turistico, sono tornata alla Vienna più usuale, con la Spatzenmesse del salisburghese, eseguita in pompa magna con solisti ed orchestra (compresi i timpani e due trombe), presso la chiesa di Grinzing. L'abitudine delle messe con solisti, coro ed orchestra è diffusa in moltissime chiese del centro, cosa che da noi risuona raramente persino nelle cattedrali. Come sono finita ad assistere a tale messa... dagli spalti del coro in un'angusta cantoria? Semplice, il direttore è una mia vecchia conoscenza, un Mozart padovano, che mi ha permesso di prendere parte a tale esperienza. Per gli appassionati, l'intero programma prevedeva oltre alla succitata messa anche l'Ave Verum durante la comunione ed una Sonata all'offertorio, mentre l'organista ha proposto il II movimento della III sonata di Mendelssohn e la stranota Toccata dalla V sinfonia per organo di Widor, entrambe suonate su un Ahlborn che "completa" l'organo a canne di cui è dotata la chiesa. Non mi dilungo sulla parte musicale. Il parroco, che in altre occasioni mi aveva entusiasmato con prediche molto sagge, stavolta mi ha spiazzata con un elogio a Mozart ed all'austricità. Ma come? Con un direttore italiano e sicuramente coristi e strumentisti da altri paesi? Il nauseante (per la sottoscritta) do maggiore mozartiano e le parole patriottiche del sacerdote mi hanno fatto rimpiangere... i cori luterani (o quasi) in cui ho cantato. Senza nulla togliere al Mozart veneto che è un fine musicista, il momento migliore secondo me è stato quando dopo la comunione tutti assieme si è intonato "Nun danket alle Gott", noto corale luterano. Quella gioia era più sincera del quarto d'ora di semicrome e voci.

Monday, July 2, 2018

Bxl due anni dopo. E vedere di nascosto l'effetto che fa.

A distanza esatta di due anni da quando ho lasciato Bxl per tornare a Vienna, vi ci ho fatto ritorno per un weekend tra lavoro ed amici e per vedere che effetto mi avrebbe fatto. Anticipo la conclusione: detesto ancora questa città, non sono riuscita a perdonarla completamente per i tre anni e tre mesi di rabbia e frustrazione. Non mi ci trovo, non fa per me.

Ciocco-Atomium calcistico
La partenza non è stata delle migliori, con l’autista del taxi collettivo (ma ero l’unica passeggera) che correva e superava da destra come nella tradizione brussellese, con la perquisizione a caso in aeroporto e soprattutto con il ridicolo imbarco e sbarco tramite finger+bus, sia a Vienna sia a Bxl, aeroporto base di Brussels Airlines con cui volavo. L’accoglienza in città non poteva essere diversa: summit europeo quindi linee di autobus deviate e stazioni chiuse e sciopero nazionale di due giorni delle ferrovie. L’albergo prescelto per costi accettabili era vecchio e squallido, come molti degli appartamenti che ho visitato quando cercavo casa in città, con le finestre che non tengono nulla, le porte di legno che non si chiudono, i pavimenti sconnessi con pezzi mancanti, le scale strette e ripide, le pareti di legno leggero che propagano qualsiasi rumore ed i bagni piccoli e con la totale mancanza di rifiniture. Insomma, normale amministrazione, come mi ero abituata a vivere ogni giorno negli anni trascorsi qui. L’unica anomalia un caldo estivo quasi italico, una vera rarità, che in compenso esalta i cattivi odori della spazzatura lasciata in strada, dei pisciatoi improvvisati, dei rigurgiti degli ubriachi, etc. Ovviamente i marciapiedi sconnessi, il traffico bloccato, i mezzi pieni e senza un orario, oltre la gente che ancora non ha imparato a lasciar uscire gli altri passeggeri dalla metro prima di salirvi e le continue sirene di polizia e mezzi di soccorso non sono mancati. L'ultima chicca al ritorno, con la fermata dell'autobus spostata (ma non c'era traccia di questa novità sul sito della compagnia), con cartelli latitanti e sentierino sterrato creato dal passaggio, e volo in ritardo di oltre un'ora, senza informazioni. L'impressione del gennaio 2013 è stata abbondantemente confermata.

la VUB, com'era (non è cambiata)
Tutto quanto narrato sopra non mi ha turbata più di tanto, perché ormai ci avevo fatto il callo e mi sarei stupita di trovare qualcosa di diverso. In ogni caso, ci sono stati degli aspetti positivi in questo viaggio: le persone. Ho concentrato parecchi re-incontri in questi giorni. Il pomeriggio di giovedì è passato alla VUB, ove lavoravo, dando un seminario e discutendo di lavoro tra ex-colleghi e nuovi dottorandi, finendo col bere una birra tra (ex)colleghi come una volta. La sera sono andata al concerto del coro in cui cantavo presso la chiesa di lingua tedesca, ritrovando la boccata d’aria fresca che mi ha permesso di resistere tre anni e tre mesi, tra sincere risate, buona musica, discorsi seri ed ambienti razionalmente accoglienti. Il venerdì sono partita con l’ULB, l’altra università con cui collaboravo, rivedendo le prof. locali, una tecnica, una post-doc australiana ed una dottoranda americana, sia per aggiornarci sugli anni passati sia per discutere delle collaborazioni in corso. Per pranzo ero in compagnia di un’amica friulana dottoranda in storia dell’arte, per il caffè di un anziano signore tedesco conosciuto durante la Bachreise e con cui si chiacchiera sempre volentieri di religione, filosofia, astronomia e scienza in genere, e per la cena di un’amica italo-rumena interprete e traduttrice. Il sabato ho fatto una sorpresa al mio ex-capo della VUB andandolo a trovare mentre faceva esami. Non se l'aspettava, ma mi sembrava il minimo visto che anni fa sacrificò una domenica mattina per aiutarmi col trasloco. Per pranzo mi ha raggiunto in città un amico sudtirolese conosciuto a Vienna e che l’anno scorso si è trasferito ad Anversa. Sarei andata a trovarlo volentieri, anche perché Anversa mi piace più di Bxl (non ci vuole molto), ma causa sciopero è dovuto venire lui. A Bxl si trova meglio, per l’atmosfera meno grigia ed inquadrata e più europeo-mediterranea rispetto ad Anversa. La domenica, prima di partire, sono tornata nella chiesa di lingua tedesca per la santa messa (festa di comunità, essendo la chiesa dedicata a San Paolo) ed un ultimo saluto.

Dopo due anni mi sono domandata (e mi è stato domandato) se sia felice a Vienna, ossia se abbia trovato quel che desideravo e se mi manchi qualcosa di Bxl che a Vienna non ho. A Vienna mi sento a casa, nel senso che vi ci vivo bene, almeno per il momento. Non la cambierei con nessun’altra città. Continuo ad amare Berlino, ma ho smesso di sognare di andare altrove perché non soddisfatta di dove sto, sono contenta di essere qui ed ho intenzione di godermi la città fin quando mi sarà permesso. Non mi manca nulla di Bxl, vi ci sono stata troppo male, nonostante qualche momento toccante e felice. Certo, le relazioni umane sono importanti, ma le amicizie restano anche a distanza. Capisco che a molti (Italiani) Bxl possa piacere e sono felice per loro che possono viverci, ma sono terribilmente soddisfatta e senza sensi di colpa di essere tornata a Vienna.

Sunday, April 15, 2018

Arcella: alla ricerca del tempo che fu

Pasqua. Italia. Dove si va a messa? Domanda fondamentale da quando sono espatriata e non suono più regolarmente in una parrocchia della diocesi di Padova. Per Pasqua in modo particolare, perché alterno gli anni in cui la trascorro dai miei alle pendici dei Colli Euganei a quelli in cui resto nel luogo di emigrazione. Alla fine la scelta è caduta su Sant'Antonino, come è familiarmente detta la chiesa dell'Arcella ove è conservata la celletta in cui morì S. Antonio (evento rievocato ogni anno il 12 giugno sera con processione da Camposampiero a qui), per distinguerla dal Santo, l'altra celebre basilica patavina dedicata ad Antonio.

dal sito della parrocchia
Prima del boom del dopoguerra, il quartiere era in aperta campagna, con strade laterali sterrate e costeggiate da canali, ma già il campanile svettava orgoglioso. Oltre che dai racconti di mio padre e di questo ramo della famiglia, ho iniziato presto a conoscere di persona la nuova popolosa Arcella. Quand'ero piccola spesso venivamo a messa in questa chiesa, facendo visita ai nonni. Mi rammento di aver contato le finestre, i costoloni e qualsiasi altro elemento architettonico prima di poter comprendere le parole del sacerdote, aspettando pazientemente che l'organo suonasse di nuovo e si cantasse qualcosa (già allora la musica m'interessava più di tutto). La mummia della Beata Elena Enselmini mi ha sempre atterrito, per fortuna da qualche tempo ne hanno coperto il viso con una maschera. Per anni ho frequentato le scuole non lontane dalla chiesa, anche se ufficialmente sotto un'altra parrocchia. Come i miei zii, sono cresciuta in qualche modo all'ombra di quell'imponente campanile. Nell'adiacente cimitero sono sepolti i miei nonni, la prozia ed altri parenti in una sorta di cappellina di famiglia. In questa chiesa ho sentito per la prima volta Jean Guillou, celebre organista francese, qui ho girato le pagine al concerto di un amico ed ex-collega di conservatorio, qui suonava un altro ex-collega di conservatorio e qui ogni tanto suona un amico d'emigrazione di cui ho parlato più volte.

la mia attuale parrocchia
Ascoltare la S. Messa nel giorno di Pasqua in questo luogo, dopo una doverosa visita al cimitero, ha riacceso i ricordi. Quante cose sono cambiate nel frattempo! Soprattutto la popolazione del quartiere, specialmente verso la stazione. Eppure la chiesa è sempre la stessa e persino le persone che la frequentano sembrano immutate, anche se biologicamente ciò non è possibile. A sorpresa, suonava proprio l'amico espatriato, che avevo appena salutato a Vienna e che avrei rivisto il giorno dopo per il tradizionale concerto del nostro ex-maestro d'organo. Stefano, questo è il suo nome, non è riuscito a farmi dimenticare Vienna nemmeno in questo frangente, proponendo l'Ave verum corpus di Mozart come l'accompagnamento alla Comunione. La domenica in albis ero già nuovamente in Austria, a messa nella parrocchia cui appartengo per residenza, eccezionalmente con i miei genitori che mi hanno accompagnata. Per l'ordinario si è cantata la Deutsche Messe di Schubert, più viennese di così non si può. Visto che era pure il mio compleanno, abbiamo festeggiato con un pranzo fuori, anche questo tipicamente viennese, dalla Schnitzel con insalata di patate allo Strudel di mele come dolce. Chi l'avrebbe mai immaginato quando da bambina contavo i secondi tra un canto e l'altro dondolando le gambette dagli scomodi banchi della chiesa dell'Arcella?

Monday, December 18, 2017

Addio del passato (cit. Violetta)

Mi ero ripromessa di non scrivere più critica musicale, ma in questo caso non posso evitarlo, quello che conta è la situazione. Nel giro di due giorni ho ascoltato due concerti, due mondi separati solo dalle Alpi e... da qualche secolo.

Venerdì sono stata invitata ad un Hauskonzert. Un signore avanti con gli anni, che in gioventù aveva studiato legge e violino scegliendo la prima come mestiere ed il secondo come passione, ha raccolto alcuni amici, alcuni professionisti, altri che come lui non hanno mai smesso di suonare, per un piccolo concerto casalingo. L'organizzatore, ora in pensione, appartiene a quel gruppo di studenti di geologia (ecco il collegamento con il blog!) che dopo il pensionamento han deciso di coronare un sogno che evidentemente non dava speranze occupazionali. Per il concerto è stato scelto un repertorio non facile, due concerti brandeburghesi ed un trio dall'Offerta Musicale di J.S. Bach. Quello che si è sentito è stata quasi una lettura dei brani. Imperfetta, certo, ma senza alcuna pretesa concertistica. Volevano solo condividere con un numero ristretto di parente ed amici la gioia di suonare assieme, di suonare ancora e di suonare Bach. La signora di casa non ha suonato, ma si è prodigata a preparare da mangiare e bere per tutti gli ospiti, coinvolgendo i nipotini.

Haydn invece di Schubert (qui), ma sempre concerto casalingo.
Sabato sono andata al Musikverein per un concerto italiano. Un'amica aveva i biglietti ed ha raccolto un cospicuo numero di conoscenti. Posto ottimo, in galleria ma con buona visuale. L'acustica nella Sala d'Oro è sempre discreta. Programma prevalentemente operistico italiano, con un paio di incursioni in terra tedesca, tra cui Wagner e Mozart. Alla pausa me ne sono tornata a casa. Qui l'intenzione concertistica c'era e come. L'orchestra, il coro ed i solisti comprendevano elementi piuttosto giovani in media, ma non adolescenti, per cui certe sbavature o ingenuità non si perdonano tanto facilmente. L'idea poi di imbarcarsi in Wagner... I solisti, eccetto uno dei due soprani, con qualche limite tecnico. Purtroppo è mancato pure l'entusiasmo trascinante del repertorio nazional-popolare. A difesa posso dire di aver ascoltato di peggio al Musikverein, pure con nomi austriaci blasonati, e che l'estrapolazione di arie da opere per un concerto mi indispone a priori, mancando il coinvolgimento emotivo della storia narrata. La sala era piena, per lo più di connazionali e di turisti.

Conclusione. Da un lato la famiglia benestante austriaca che ha coltivato la passione per la musica, dall'altro un'orchestra relativamente giovanile che cerca di farsi un nome a livello internazionale suonando il proprio forte nel tempo della musica Viennese (per non dire mondiale, considerando che il concerto di Capodanno è trasmesso ovunque da qui). Da un lato un salto nel passato, ricordando quando i salotti viennesi erano popolati di artisti internazionali, con la tristezza nel constatare che siano ormai rimasti solo anziani austriaci conservatori, dall'altro uno schiaffo nel presente, in cui i musicisti italiani non dominano più nelle corti e nei teatri dell'Europa. Eppure dovrebbe funzionare al contrario, con i giovani a leggere repertorio per puro piacere, condividendo questo momento con amici e parenti, e gli anziani professionisti con esperienza a riempire le sale da concerto anche di studenti.