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Thursday, September 10, 2020

Estate speciale

Già settembre. L’estate, per come la intendiamo abitualmente, volge al termine. È stata diversa dal solito, non solo climaticamente (fresca), ma soprattutto per le limitazioni imposte dalla pandemia. Quest’anno, oltre alle solite vacanze in montagna dai miei, avevo in programma un convegno in Scozia con escursione, delle lezioni in Polonia per un corso europeo ed un congresso in Italia, a Trieste, ove avrei dovuto co-chair una sessione. Tutto cancellato o rinviato agli anni a venire. Mi sono solamente concessa una settimana in Italia per rivedere i miei, pur tra mille pensieri e preoccupazioni, dato il lungo viaggio in treno e la pericolosità del virus, soprattutto per i miei genitori, non più giovanissimi ed affetti da vari acciacchi legati all’età.


Sul lavoro, invece, da inizio maggio si è ripresa l’attività di prima. Anche se con sospetto, si continua ad andare a pranzare tra colleghi, ma preferibilmente all’aperto. Non si è mai stati particolarmente vicini, se capita di lavorare nella stessa stanza o si porta la mascherina o si tengono porte e finestre aperte e si sta a distanza. Siamo un piccolo gruppo, la maggior parte di noi vive da sola, solo un paio ha famiglia.
 
Avendo festeggiato il mio compleanno solamente in modo virtuale, ho pensato di trascorrere una serata con i colleghi a posteriori, in occasione del mio onomastico. I piani sono andati in fumo causa brutto tempo, per cui ho ripiegato all’ultimo per una festa in formato ridotto e casalingo in ufficio. Bevande del supermercato e pizza e dolce da un compaesano che ha un ristorante nelle vicinanze del museo. I colleghi, in realtà, hanno apprezzato molto questa versione italiana ed improvvisata della festa. Mi hanno preparato pure una bella sorpresa, un regalo inaspettato: un contributo all’acquisto di un organo digitale per esercitarmi a casa. Non solo il pensiero mi ha sorpresa, ma anche la geniale presentazione, con le banconote arrotolate come fossero canne di un organo (foto, con le banconote sostituite qui da carta colorata). Ciò mi ha convinta a regalarmi uno strumento da studio, nonostante il costo non indifferente, al posto di un giro per il mondo o un’auto. Non si compiono tutti i giorni 40 anni! 

Ho particolarmente apprezzato il gesto dei colleghi perché in Italia la mia passione per la musica era sempre stata criticata sul lavoro o comunque considerata una distrazione. In Austria, invece, avere una vita al di fuori dell’ufficio è normale, anzi è considerato salutare. Chi si dedica allo sport in modo semi-professionale, chi all’arte, chi alla musica. Specialmente chi non ha famiglia deve avere un’occupazione per il tempo libero. Ne va della salute mentale. Migliora l’umore e pure la produttività. A capirlo in Italia… Proprio in questi giorni è mancato Philippe Daverio, che animava le mie domeniche pomeriggio quand’ero ancora a Padova, con le sue bizzarre ma mai noiose lezioni sulla bellezza dell’arte italiana, lontano dai luoghi celebri ed inondati dai turisti. Avremmo bisogno di più programmi televisivi come i suoi, in cui con leggerezza si mostri e si spieghi la profondità di un trittico in una cappella votiva tra i monti o di un mottetto di un compositore poco noto o di una scultura contemporanea.
 
Vienna dalla terrazza del Belvedere
Altra occupazione estiva non comune è stata quella di visitare musei cittadini, finalmente privi della massa di turisti stranieri. La carta dei musei statali costa solitamente €59, ma per promuovere la cultura interna quest'anno era per un periodo limitato a soli €19. Oltre al museo ove lavoro, erano compresi Kunsthistorisches Museum, Technisches Museum, Albertina, Oberes Belvedere, MUMOK, MAK e Nationalbibliothek (con una mostra speciale dedicata a Beethoven). A completamento dell'attività culturale sono andata più volte al "cinema" musicale a Rathausplatz, quest'anno con posti su prenotazione ed organizzati in piccole logge, assistendo ad opere liriche tradizionali ed a spettacoli fuori dagli schemi per me (un musical austriaco ed un balletto moderno su musiche di Bach).

In questi giorni di settembre piove spesso e la temperatura è calata, l’estate è davvero finita. Il cancelliere austriaco, rivolgendosi ai soli connazionali, nonostante un terzo dei viennesi non abbia la cittadinanza, ha promesso o previsto che l’estate prossima sarà “normale”. Vedremo. In ogni caso, “speciale” non ha connotati negativi, pur se diversa dal solito e complicata da molteplici limitazioni, questa estate 2020 ha avuto momenti positivi e resterà nella memoria.

Monday, April 13, 2020

Why did I take a vacation before Easter?

I decided to take a few days vacation during the Holy Week. All my friends and colleagues asked me why. I am allowed to work from home, I was not forced to use vacation days by my employer, as unfortunately happened to some friends and colleagues. Of course, I didn't go anywhere, traveling is not even permitted. Why did I take a vacation, then?
 
Reason 1. I’ve been keeping my daily routine: waking up early, breakfast, shower, dressing, then sitting at my desk (table in the living room) until late afternoon, with a short lunch break. I am saving the time to go back and forth from the office, but I feel the pressure that I have to work. My creativity was low as well as my productivity. I realized that I needed a break. Until now, it was provided by a trip with friends, an evening at the restaurant or at the theater, or even the coffee break with my colleagues.

Reason 2. I wanted to celebrate properly not only Easter (including the Triduum), but also my 40th birthday. In other times, I would have travelled to Italy or my parents would have visited me. In any case, I would have taken some days off. Even though I stayed home, I wanted baking cakes and cooking family recipes, calling (or being called by) family and friends, virtually attending religious services, etc. During this isolation time, every day is the same as the other, but these dates require to be different. By the way, some friends found the way to surprise me despite the seclusion, making these days unforgettable.

Reason 3. I know that it doesn't bring anything to the colleagues that were asked to use their vacation days, but I wanted to show a sign of solidarity. I see the point of our employers. We scientists can still deliver our products (papers, proposals, etc.) from home, even though soon or later, we will run out of data and ideas without accessing samples and labs, but for now, we just need a laptop and a reliable internet connection. Even as guest lecturer at the university, I can continue to provide my classes. Technicians cannot work from home. The instruments they need are not available in any shop and cannot be transported also for safety reason (size, weight, high voltage, etc.). It is even worse for other categories, like people working on short term contracts in theaters or opera houses, people working in museums as watcher in the exhibition or in the ticket shop, hair dressers, cleaning companies, etc.
 
I must admit that, despite the situation, I enjoyed these days off and I got back my creativity and enthusiasm for working in science. I hope that the next time I'll take vacation will be for travelling abroad (by train, as usual), for meeting again my parents, and for celebrating with friends the end of this difficult period.

Monday, December 23, 2019

Ashamed of being Italian? - C'è da vergognarsi?

(sotto in Italiano)

Back to Italy for the holidays, I almost wished, I have stayed in Vienna. The Italian part of the journey was again a nightmare. Not only the Austrian train had to change route, making any connection (a mere "coincidence" in Italian) impossible, not only the Italian Railway reduced the number of trains on the last Saturday before Christmas, but, after waiting almost an hour in the poor and disorganized Mestre station (no escalators, a few lifts with long cues, when they work, short cover on the platform and rain drops in the connecting tunnel), my train was delayed and stopped at the following station, due to a rail problem. I had to ask my parents to pick me up. Not mentioning the young people trying to get into the train, before letting the other passengers getting off. It took 2 hrs for the last 30 km, with two trains and 20 minutes by car.


A few weeks ago, I attended an event at the Italian Embassy in Vienna, the day of the Italian scientists abroad. It was a great disappointment. I (and many other colleagues) had been invited by the FWF (Austrian Science Fund), which has financed our research, not by the Embassy. The Italian embassy ignored that we exist. The event began with 30 minutes delay, without any apology or explanation. Some people arrived even later. Disrespectful for those, who had to leave work in advance, to be on time. When I decided to go home, after feeling ashamed for additional minor faults, I found nobody in the cloakroom (I could have stolen something! I had to trespass the "gate" to retrieve my stuff) and the main door closed, without signs of where the actual exit was.
It is a long list of disappointments, including a past event at the embassy, the conferences I visited in Italy, the terrible service of the Italian Railway, the chaos at airports, the several strikes, the gaffes of our politicians... Honestly, I feel ashamed of being Italian.  However, there are and have been people, who make me proud of being Italian. Actually, I shouldn’t feel ashamed or proud to be Italian, because I didn’t choose to be Italian. I was born in Italy by fate. I cannot delete and forget my nationality, because Italian would always be my first language. Anyway, I can choose where I want to live and right now, it is not Italy.

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Bella idea tornare in Italia per le feste! Trenitalia ha fatto di tutto per farmi rimpiangere di non essere rimasta a Vienna a lavorare. Ha obbligato il treno austriaco a modificare percorso, ha eliminato dei treni nell'ultimo sabato prima di Natale, ha cambiato gli orari cancellando le poche e fortuite coincidenze prima possibili, etc. Come se ciò non bastasse, dopo quasi un'ora di attesa a Mestre, cambiano binario all'ultimo del treno prescelto, facendoci tutti correre per le scale con le pesanti valigie delle feste, per poi lasciare il treno fermo per un po' e farlo partire solo fino alla stazione successiva, causa guasto in linea. Ho rischiato di rimanere a ca. 30 km da casa dei miei fino a notte, dopo avere alle spalle già quasi 10 ore di viaggio ed essere partita alle 5:30 del mattino.

Prima ancora ne era successa un'altra. Sono andata alla giornata dei ricercatori italiani all'estero presso l'ambasciata italiana a Vienna, invitata dal FWF, un ente finanziatore austriaco, invece che dall'ambasciata stessa. La manifestazione è iniziata con mezz'ora di ritardo senza le minime scuse, vanificando la mia ora di permesso dal lavoro. Sorvolo sui dettagli, ma la ciliegina sulla torta è stata quando ho deciso di andare a casa: guardaroba abbandonato, ho dovuto scavalcare l'ostacolo messo a "porta" per recuperare le mie cose, e portone sbarrato, senza indicazioni sull'uscita laterale.

Ogni volta mi vergogno di essere italiana. Ci sarebbe una lista senza fine di arrabbiature e di figure barbine a livello internazionale. Peccato, perché ci sono parecchie figure del presente e del passato che invece mi fanno sentire orgogliosa di essere italiana. In realtà l'essere nata in Italia non è stata una mia scelta, è stato il caso, quindi non devo né essere orgogliosa né provare vergogna. Non posso cambiare la mia lingua madre. Posso, però, scegliere dove vivere, e al momento non è in Italia. 

Sunday, August 28, 2016

Vacanze, terremoto e gli Italiani

Dopo il convegno a Berlino, mi sono concessa una bella vacanza come un tempo, ossia con i miei, in montagna, in Italia e raggiungendo in treno la meta prescelta. Mi piace volare, ma andare in aeroporto è una scocciatura non da poco. Ore di anticipo perché non si sa mai. Code interminabili (in Italia e Belgio), disorganizzate e dominate dai furbetti. Controlli di sicurezza alla carlona oppure ingiustificatamente scrupolosi. Attese eterne in terminal rumorosi e magari con poche sedie. Costi assurdi di panini smilzi e mini-bottigliette d'acqua. No! Infinitamente meglio viaggiare in treno. Non importa se ci si impiega 8h per raggiungere una località che dista solo 1h di volo. In treno si può ammirare il panorama, dormire, leggere, scrivere, lavorare al computer, ferri o uncinetto, ascoltare musica, mangiare e bere quel che si è portato da casa, passeggiare lungo il corridoio e magari pure scambiare una parola con gli altri passeggeri. Le mie esperienze con i treni austriaci sono state sempre ottime dal punto di vista del trasporto, ma povere in termini di conversazione. Mi è stato rivolto verbo solo da non viennesi, meglio poi se stranieri del tutto. Stavolta il viaggio in treno ha riservato due incontri degni di nota. All'andata una coppia austriaca in bici che parlava un dialetto a me difficile da comprendere (Voralberg) ma che scherzava cordialmente, al ritorno una famiglia romana che si scontrava con la barriera linguistica e culturale una volta varcato il confine.

Cimitero austro-ungarico in territorio italiano.
La vacanza è stata praticamente perfetta. L'ottimo meteo ha permesso di passeggiare a lungo, scoprendo nuovi sentieri e tragitti, mentre gli ottimi pasti e le lunghe chiacchierate in famiglia sono state deliziate dal rapporto sempre più stretto col micio di casa. L'Austria era onnipresente pure qui, non tanto per il lavoro (che avrei voluto svolgere ma che ho bellamente ignorato), ma quanto per le bandiere, cimiteri di guerra, ex-ospedali, trincee e monumenti. Questo era il confine prima del conflitto mondiale del '14-'18. Una corsa al paese d'origine, in pianura, ha ricordato quanto sia difficilmente sopportabile il caldo estivo laggiù, come testimoniato da qualche beccone di zanzara diurna.

Il giorno del ritorno è stato scandito dalle notizie dal centro Italia con gli effetti devastanti di un sisma di "moderata" intensità in una zona ad elevato rischio sismico. Passavano i giorni ed i bilanci peggioravano. Dopo L'Aquila non abbiamo dunque imparato nulla? Scuole ed ospedali crollati o danneggiati, proprio gli edifici che dovrebbero fare da supporto in situazioni simili. Poi sono iniziate le bufale e le truffe. Possibile che si debba speculare così sul dolore della gente? Poi sono spuntate le interpretazioni soprannaturali dell'evento (punizione divina per le recenti leggi sulle unioni civili). Se fosse così, l'Olanda, orgogliosa del proprio ateismo, dovrebbe essere stata rasa al suolo da tempo. Un evento drammatico che ha risvegliato anche il peggio dell'Italiano. Una generale mancanza di rispetto per le numerose vittime. Per fortuna ci sono storie bellissime di onestà e solidarietà e la maggioranza di noi italiani non è come quel tipo che è partito da Napoli per andare a rubare nelle case abbandonate in fretta e furia la notte del sisma. Come Italiani, però, non ne usciamo bene comunque. Un paese sulla carta evoluto, civilizzato, tra i primi al mondo, ma che è messo in ginocchio da un terremoto che tutto sommato si sapeva sarebbe potuto accadere. Al momento si contano quasi 300 morti. Da geologa mi fa ancor più rabbia vedere per l'ennesima volta la corsa all'opinione dell'esperto DOPO il danno, mentre PRIMA si sono tagliati i fondi per la ricerca nel settore e si sono praticamente ignorati gli appelli di chi ci lavora (vedi mappe rischio sismico). Stavolta siamo tutti responsabili, lasciando andare un paese allo sfascio. È colpa anche nostra se in una terra ad alto rischio sismico, vulcanico ed idro-geologico non s'investa sulla prevenzione e la ricerca. È colpa nostra se continuiamo a votare le promesse elettorali e poi non pretendiamo vengano mantenute. È colpa nostra se aspettiamo che sia lo Stato a pagare per i danni dovuti anche alla nostra ignoranza o pigrizia o superbia (penso ai lavori abusivi) ma poi ammettiamo che qualcuno ci speculi sopra e ci guadagni a spese di tutti. Dopo gli attentati in Belgio ed in Francia è stato detto che un po' se l'erano cercata. Ebbene, credo che allo stesso modo loro possano dire che ora noi questa tragedia un po' ce la siamo voluta. Non possiamo (ancora) prevedere esattamente quando un terremoto avverrà, ma conoscendo la zona possiamo e dobbiamo prevenirne i danni.


Monday, September 28, 2015

Heading South

Dopo aver raggiunto l’estremo nord della Germania, ora tocca al sud. L’occasione è stata fornita da un convegno, organizzato da alcune vecchie conoscenze.

La Deutsche Bahn
Le ferrovie tedesche mi hanno sempre dato un’idea di puntualità ed affidabilità. Idea più o meno confermata. Ho comprato i biglietti con mesi di anticipo, approfittando di qualche offerta, da Bxl a Freiburg, con cambio a Colonia. Non ero sicura di partecipare al convegno, per cui non ho prenotato il posto all’epoca. In seguito ho scoperto che non era più possibile farlo online, senza acquistare nuovi biglietti. Ho ascoltato un’odiosa musichetta telefonica per 30 min., pagando più di €1, nel tentativo di risolvere il problema. Niente da fare. È possibile prenotare un posto su tratta internazionale solo chiamando un numero a pagamento di DB belga. Alla fine, trovandomi la settimana prima sul suolo tedesco (vedi Heading north), ho effettuato la prenotazione di persona, con una gentilissima addetta del Reisezentrum. Allora ditelo che è un servizio per chi sta in Germania soltanto!

Il viaggio è iniziato presto, per paura di non arrivare in tempo a Midi. Invece, al mio solito, vi sono arrivata con larghissimo anticipo. L’ICE era piuttosto pieno, prevalentemente di anziani tedeschi. A Colonia siamo arrivati con qualche minuto di ritardo. Giusto il tempo per comprare qualcosa per il pranzo ed è arrivato… mezzo ICE della tratta successiva. C’è voluto un po’ per recuperare l’altro mezzo treno, ma siamo partiti con solamente alcuni minuti di ritardo, poi recuperati. Anche questo treno era strapieno, con gente seduta per terra. Progressivamente il treno si è svuotato e nell’ultima mezz’ora ho chiacchierato con la mia vicina, una signora tedesca che vive in Svizzera.

Giunta a Friburgo, ho incontrato subito la mia compagna di stanza, britannico-canadese, e ci siamo divertite a mandare in confusione l’addetta dell’albergo tra richieste di ricevute separate e domande in tedesco ed in inglese. Le peripezie con la DB non erano però finite, pur non riguardando la sottoscritta. Causa emergenza profughi, la tratta Monaco-Salisbrugo è stata interrotta. Un collega doveva rientrare a Vienna ma questa novità metteva a rischio il viaggio prenotato. Chiedendo informazioni in stazione la risposta è stata: o da Monaco prende un treno locale fino a Freilassing (al confine con l’Austria), da lì prosegue a piedi o con un taxi per i 3.5 km che separano dal confine e poi continua con i treni austriaci oppure tenta un’odissea di treni, salendo fino a Francoforte per entrare in Austria da Passau. Alla fine il collega ha trovato un tragitto più rapido, non visto dall’addetta delle ferrovie. Resta scandalosa la poca assistenza data. Se il collega non avesse controllato il sito prima di partire avrebbe avuto l’amara sorpresa solo giunto a Monaco!

Il viaggio di ritorno, al contrario, è stato molto piacevole. Non solo i treni erano mezzi vuoti perché si trattava di un lunedì sera, ma avendo preso l’EC fino a Colonia mi sono goduta panorami che con l’ICE avrei perso. Infatti l’EC a fronte di 1h in più di viaggio percorre un’altra linea, costeggiando il Reno. La sorpresa è iniziata a Bingen, di cui avevo solo letto qualcosa nei libri sulla vita di Santa Hildegard, ed è continuata fino a Mainz, con rive profonde, anse, battelli, castelli e villaggi medievali, conventi, boschi… un paesaggio da fiaba! Devo programmarci una vacanza, prima o poi!

Parte prima, ovvero il convegno

Già all’icebreaker party ho ritrovato tutte le vecchie conoscenze (“vecchie” è per dire, non solo conosco la maggior parte di loro da meno di cinque anni, ma addirittura molti sono più giovani di me). Prima di arrivare, passando accanto al Münster, abbiamo sentito della musica d’organo. Non potevo che entrare. Come da tradizione geologia e musica non sono mai separate. Con meraviglia nella storica Kaufhaus ove si svolgeva il party di benvenuto ho notato un’aquila a due teste con uno scudo rosso e bianco… mi ricorda qualcosa di Vienna… tipo… gli Asburgo??? Già, sono stati pure qui.

Tutti si aspettavano che il mio capo partecipasse, invece tra altri impegni concomitanti ed il programma non particolarmente eccitante per lui ha deciso di non venire, incaricando me di (i) rimborsare il mio ex-capo, commissario esterno in un dottorato, (ii) partecipare ad un incontro su un progetto di perforazione scientifica e (iii) parlare ad una possibile candidata per un dottorato del fantastico gruppo in cui lavoro. Senior post-doc a tutti gli effetti, non sono più la studentessa spaventata che nasconde il proprio nome per non dover rispondere alle domande. Più un onore che un onere. Spero di aver svolto il mio compito degnamente.

Come in ogni convegno c’è una parte positiva, fatta di collaborazioni, idee, proposte, ed una negativa, dominata dalla concorrenza, la competizione, l’invidia ed il pregiudizio. In questa comunità, quasi una famiglia, si spettegola come in un paesetto di provincia. Una certa chiusura ed animosità nel difendere le proprie posizioni anche contro l’evidenza dei fatti sono purtroppo tipiche della comunità degli impattologi. E non sono l’unica ad averlo notate. Basta esserne fuori o venire da un altra comunità scientifica. Forse sono così perché hanno dovuto lottare molto per vedere riconosciuto quanto affermavano, quando pochi credevano ai crateri d’impatto. Per fortuna questo atteggiamento non appartiene a tutti i componenti, anzi, al contrario, le nuove generazioni stanno cambiando e questo tipo di convegni, mettendo in comunicazione giovani ed anziani, analisti di terreno, modellatori numerici e sperimentalisti, aiutano molto. La cena di gala, in un lussuoso ristorante, mi ha permesso di apprezzare i francesi (detesto la lingua, ma le persone incontrate si sono sempre rivelate sincere ed educate) e di conversare con uno dei “padri” della ricerca di cui mi occupo. Una persona cordiale ed estremamente intelligente. Uno che non ha perso l’entusiasmo e la curiosità scientifica nemmeno dopo il pensionamento.

Chicca divertente. I tedeschi amano testimoniare con una foto di gruppo qualsiasi incontro, che sia un convegno o un corso. Dopo due giornate di sole magnifico, hanno pensato bene di fare la foto di gruppo il primo giorno di cielo grigio, subito dopo pranzo. Dal giorno dopo è tornato il sole.
Tempismo perfetto!

Parte seconda, ovvero la vacanza

Con la scusa del convegno, mi sono concessa alcuni giorni di vacanza con i miei genitori, giunti apposta dall’Italia. Loro erano contenti perché si sono risparmiati di venire su in Belgio (praticamente dimezzando la strada) ed io ero felice di stare un po’ di più nel sud della Germania. Oltre a festeggiare il compleanno di mia madre, ci siamo divertiti a scoprire una parte della Foresta Nera. Dai paesaggi alla cucina. Che meraviglia! Non era Baviera ma ci assomiglia per certi versi. Mi è bastato vedere un gruppo di grasse mucche al pascolo ed inalare l’aria fresca con l’odore di bosco e di erba bagnata per dimenticare Bxl e recuperare il sorriso e l’appetito.

 Abbiamo anche visitato Friburgo, il cui centro storico è piccolo piccolo, ma carino. La città è gemellata con Padova dagli anni ’60 ed hanno attualmente più o meno la stessa dimensione. Eppure sono così diverse. Friburgo, a confronto, resta un paese di campagna, mentre Padova, nel bene e nel male, è diventata una città.

Soggiornando sul territorio, si riceve anche la carta Konus, ossia un biglietto per tutti i mezzi pubblici della regione. L’abbiamo sfruttata non solo per andare a Friburgo, ma anche per prendere il trenino che si arrampica fino ai quasi 1000 m s.l.m. dello Schluchsee. Da Friburgo sono più di 700 m di dislivello, che il trenino affronta con due motrici quando le carrozze sono più di tre. Arranca, arranca, lungo una vallata che si chiama “Inferno” e che a metà ha una località chiamata “Himmelreich”, ossia “Regno dei Cieli”, se vogliamo… Paradiso. Su questo curiosa toponomastica ha scherzato pure il prete la domenica a messa. A proposito, qui ho ritrovato la celebrazione cattolica cui ero abituata in Austria. Nonostante usino lo stesso libro dei canti, i tedeschi cattolici del centro-nord, come quelli a Bxl, hanno una tradizione differente, forse più vicina al rito luterano. Questo, unito all’aquila asburgica, hanno completato il panorama simil-viennese della vacanza.

Saturday, January 18, 2014

Christmas-vacation tales

Preface
Although I’m clearly not skilled in foreign languages, I try to do my best. I’m not even perfect in Italian, which is my mother language. I have the feeling that even my English is worsening since I moved to Brussels, but now I’m able to say a couple of sentences also in bad French and Dutch. Thus, I’ll keep writing in English, because this is a way to practice and because I believe the content is more important than the syntax. Well, who cares of a personal blog? Me. That’s enough.

In 2014 I celebrate some important anniversaries:
- 15 yrs from my high school diploma
- 10 yrs from my Ms in Geological Science
- 10 yrs since I moved to live by my own
- 6 years from the publication of my first scientific paper
- 5 yrs from my first overseas flight (to San Francisco)
- 5 years from my PhD

As 10 yrs ago
As usual, I've spent a couple of weeks in my hometown. This year, as previously, I’ve organized a dinner with my university mates. Although some of them couldn’t join us, we were 12, with at least half of us at “home” only for Christmas, after having migrated abroad for a job. Only a few of us still work in Italy, but almost all were able to stay in the field.
This dinner was as entertaining and funny as 10 yrs ago. During the dinner we planned the next meeting, possibly in summer, to celebrate 10 yrs from graduation with a whole weekend together, included a field trip on "our" mountains. Can't wait!

No snow…
My wish was enjoying a white Christmas in the mountains, but... Despite the weather forecast had called heavy snowstorms, in our area we didn’t see a single snowflake! Only rain or thick clouds. Although I like the rain and I love the cold air above 1000 m a.s.l., I couldn’t cope that sad atmosphere longer than a couple of days, so I asked my parents to go back to the foggy and warm plain. Nevertheless, it has snowed in other areas of the Italian Alps, causing an electrical black out that lasted more than four days. That’s Italy. Back to 100 yrs ago in a minute. What a time machine!

… no party
I was used to spend the New Year’s Eve with some friends from the Conservatorium, at my place or at a cellist’s place, having a lot of fun playing music together and baking italian traditional food. Not this year. Perhaps because I’ve lived abroad too long. Also the President, in his New Year's Eve speech has forgotten all the Italians living abroad. Are we still italian?
Anyway, this year I’ve spent the New Year’s Eve at home, watching an old movie, playing cards, sleeping, etc. as an old spinster. Not because I stayed at home, but because there wasn't a partner next to me. This year less noise came from my neighbors, maybe less money to waste and sadder mood, what is called crisis.

Chatting with old friends
Obviously I worked while at home, I played a lot as well, both organ and piano. But this is has been also the time for meeting people I see once a year or that I didn’t see for years. This is like meeting the past and making a comparison with what we have become in the meantime. Am I really different?

The first meeting was a dinner with my former organ teacher. Every meeting with him is a great experience, his knowledge about music is enormous, as well as his humility. Great musicians like him are quite rare. Although I had met him in october in Germany, this dinner gave me the chance to meet also his family and a close friend (and very promising musician, too), who is studying in Vienna. The result was a delicious dinner, for the food, the atmosphere and the culture. The second meeting was with my friend cellist. We played together many times, after only a single rehearsal we were ready for a concert, with an incredible harmony. Nevertheless, we are quite different and when we tried to spend together some days of vacation we almost broke out. We had a nice dinner with other friends, playing and chatting until 2 am. As usual.

The third meeting was with mates, who I didn’t see since the primary school. Actually we met sometimes on the train to Padova during the university years and we keep in touch with Fb. We talked of the current situation of Italy but also of other topics, remembering our old schoolmates. The fourth meeting was with a geology professor, with whom a project is going on. That has been a successful meeting:paper organized, interesting information and hints also for other current projects acquired, news about the recent changes in the recruiting system of italian universities… digested. As Tomasi di Lampedusa said: “Changing things so everything stays the same.” There are no hopes, I could never go back to Italy for my job.

Belgian routine
As soon as I landed, I fell in the usual rush. Hyper-busy with my job but also looking again for a new apartment  This is why this post is to late. Let’s hope that this time I’ll have better luck with the flat. Happy New Year!

Thursday, August 8, 2013

Vacation!


No way! I did my best to show the nicest corners of Brussels to my parents, but also the weather (hot and rainy) has ruined my efforts. My mother tried to be positive, my father noticed the same defects I hate of this place. The only outstanding locations are the church Notre Dame du Sablon and the Jubilee Park. The rain has spoiled also the St. Gilles market on Saturday. The little town of Grimbergen offered more opportunities, with a bell concert, a nice museum in an old mill, and the garden around the old castle of the local prince. After showing Antwerp to my parents that have appreciated the pedestrian areas and the beautiful buildings (included the gorgeous railway station), we moved with the camper van towards the southern Belgium. The selected destination, suggested by a Belgian friend, was Durbuy, a medieval town in the Ardenne. Unfortunately the camping site was deserted and we reached Erezee, another cute town in the Ardenne.

Nassereith
The following step was traveling across Belgium and Germany, down to Kempten in Allgäu. We stayed in a camping close to a clean, warm, and very inviting lake. How sweet was hearing again the local musical dialect and receiving congratulations for my German. It has been like being in the heaven for me! The day after we visited our old friends in town. It was sad to see how much they are aged... they are over 80 and he is going to be 90 in a month. We stopped a night in Nassereith (Austria), a town that is noteworthy for the Baroque churches and painted walls of the buildings in the traditional Tyrolean style.

Italy welcame us with traffic jam in the highway and no information. Typical! I've spent the last Saturday climbing the Mount Cornetto, between Lavarone and Folgaria. After a long time, I overcame again over 1000 m altitude gap. I got a sunburn on my forearms but the landscape from the top of the mountain was worth of the effort. Far from any trouble and, above all, far from the ridiculous news about the Italian politics! We stopped one day in my hometown before I took a flight back to Belgium. This has been the hottest day ever. Finally, the flight to Charleroi was sad, not because it marked the end of my vacations, but because it marked the return to the Belgian life. I'm still not accustomed to this situation. The long queue waiting for the bus and the little issues found in the letter box have been the adequate conclusion of my happy  vacation days. The autumn atmosphere, with rain and 17°C temperature, did the rest.

Saturday, February 2, 2013

La Belgique, België, Belgien, Belgium


C'è sempre una prima volta nella vita, per cui eccomi in Belgio, precisamente a Bruxelles, per un colloquio di lavoro. La prima impressione non è delle migliori, ma pure la prima volta a Berlino fu infelice. Hanno un buffo modo di dire le cose: per essere democratici ripetono tutto sempre in 4 lingue, francese, olandese (fiammingo), tedesco ed inglese (ecco spiegato il titolo del post). Aggiungiamo anche italiano, spagnolo e greco, per bilanciare lingue romanze ed anglosassoni? Bah! Ci sono un sacco di ragazzi di colore, almeno si vede un po' di gioventù, ma parlano solamente francese! In genere, però, pur se malvolentieri, tutti parlano inglese. Ovviamente è pieno d'Italiani, ad ogni angolo della strada si sente il nostro idioma, d'altronde ci sono abituati avendo una principessa o regina e parecchi personaggi pubblici di origine italiana.

Primo giorno. Ho volato con Brussels Airlines, senza giornali, bibite e snack e su sedili claustrofobici peggio che su Ryanair ma pagando come in Business o quasi. Sono stata troppo viziata da Lufthansa! Certo che mi domando come ci stia un watusso olandese con due metri di gambe con così poco spazio per i ginocchi! Il pilota era pure stitico d'informazioni, comunicava solo con l'equipaggio ed il minimo indispensabile, per fortuna in inglese. Decollo ed atterraggio sono stati un po' movimentati causa vento, comunque  da manuale. L'aeroporto è veramente enorme e non si capisce perché visto che da qui partono pochi voli intercontinentali e non è certo un grosso scalo. Per fortuna sono piuttosto rapidi con la consegna dei bagagli, forse proprio per il ridotto volume di traffico. Alla stazione ferroviaria sotterranea nessuna delle macchinette automatiche funzionava, perciò la biglietteria era aperta. Il treno, che in ca. 15 minuti porta in centro città, costa ben €7,70 (di cui €4,40 di surplus per turisti e viaggiatori occasionali) ed è indecentemente sporco. La stazione centrale è piccola, di passaggio, vecchia e con indicazioni poco chiare. Ho atteso quasi un quarto d'ora l'autobus al vento, per fortuna non pioveva. Non ho trovato macchinette per i biglietti per cui l'ho comprato dall'autista (muto?) con sovrapprezzo per €2,50. Con gli occhi fissi allo schermo per non perdere la fermata, visto che non conosco la città e che erano quasi le 22, improvvisamente il sistema si è bloccato ed è comparsa la schermata di avvio di Windows. No comment! Ho dovuto chiedere agli altri passeggeri d'indicarmi la fermata. L'albergo è un 4 stelle consigliato dal prof. che a parte la dimensione delle stanze (più grandi del mio monolocale a Vienna) non vale nemmeno la metà delle stelle assegnategli, visto che gli ambienti sono sporchi e maleodoranti, la strada è rumorosa e trafficata, c'è un solo asciugamano, sapone col dispenser a parete, un inutile kit di benvenuto (fazzoletti di carta e spazzolino???) e per tutti gli altri servizi si paga in oro o quasi. Il prezzo,  cui bisogna aggiungere una tassa di soggiorno da quasi €5 al giorno, è esorbitante per i miei standard, ma sembra sia nella media per la città. Buona notte!

Al termine del secondo giorno l'impressione è un po' migliorata, arricchendosi di particolari. Un breve giro a piedi tra il campus e l'albergo ed una serena cena tunisina con una simpatica ragazza italo-inglese che avevo conosciuto a Vienna e che è innamorata di Bruxelles mi hanno in parte riconciliato con l'ambiente. Dal punto di vista sociale è davvero un altro mondo: se abiti a più di 2 km dal posto di lavoro ti danno l'abbonamento annuale gratis. Dopo un solo giorno inizio a capire qualcosa di francese pur non avendolo mai studiato. Per altre cose hanno una mentalità simile a quella nostrana. Inutile tenere sulle spine, oggi avevo una sorta di colloquio. Beh... è andato benone, nel senso che credo di aver piacevolmente convinto il pubblico. Però... ci sono questioni burocratiche e politiche interne che devono essere chiarite e spianate prima di poter prendere il lavoro. Non è più una cosa che dipende da me, devono mettersi d'accordo senza scannarsi tra ben tre istituzioni, tenendo conto che due persone sono ai ferri corti e che la tipa che ricopriva precedentemente questo posto se n'è andata da poco sbattendo la porta ma anche facendo tirare un sospiro di sollievo a tutti gli attori della vicenda. Mah... che dire? Voglio egualmente impelagarmi in una vicenda simile? Il progetto è bello, impegnativo ma credo gratificante, alla fine darà un expertize spendibile anche al di fuori del mondo accademico, c'è un vero gruppo di ricerca e le attrezzature sono invidiabili. Ammetto, però, di essere un tantino spaventata da un lato dall'incertezza di una situazione che potrebbe esplodere, dall'altro per il fatto di dover ricominciare da capo con una cosa completamente nuova in un posto che non conosco. A grandi linee accetterò, perché come dice una collega uno deve domandarsi: 1. È un lavoro onesto? Sì. 2. È pagato degnamente? Sì. 3. Ci sono alternative? No. Fatta!

Terzo giorno. Non avevo programmi particolari finché ho ricevuto una mail dal prof. (nel frattempo ho scoperto che ho accesso ad internet gratuitamente dall'hotel) che mi chiedeva di rivederci per discutere di altri dettagli. Ci siamo dati appuntamento nel primo pomeriggio, per cui al mattino ho girato il centro della città parte, principalmente a piedi, nonostante la pioggia battente. Sa di Fiandre, non solo per i pizzi di Bruges, ma anche per lo stile degli edifici e delle piazze. La parte nuova, con il parlamento europeo, è invece dominata da edifici anni '70-90, davvero bruttini. Complice la pavimentazione, le pietre usate per le costruzioni, la pioggia ed il traffico caotico (ricorda l'Italia in questo), l'atmosfera è alquanto grigia, forse anche più dell'Olanda ma non ai livelli di Scozia e Inghilterra. All'incontro col prof. abbiamo definito ulteriori dettagli, ovviamente ad essere ottimisti, programmando un mesetto in Giappone. La sera mi sono goduta aperitivo con birra scura locale e cena a base di patatine fritte (sembra sia un piatto tipico) con altre tre ragazze italiane che avevo conosciuto a Vienna ed il moroso di una di queste che lavora in loco. Se dovessi trasferirmi qui, come sembra, ci divertiremo, a dispetto del grigiore del meteo!

La fase di ritorno è iniziata presto, con una sveglia nel cuore della notte. Avevo prenotato un volo mattutino (verso le 7) ma non ci sono collegamenti dalla zona dell'albergo alla stazione centrale fino alle 6, perciò ho dovuto prendere un taxi. I taxi costano uno sproposito qui! Pagare sui 20 euro per andare in stazione e poi stressarsi in un luogo claustrofobico, sporco e deserto per trovare la macchina dei biglietti ed aspettare il treno era chiedermi troppo. Mi sono concessa, quindi, il viaggio fino all'aeroporto (ca. 60 euro!!!), unica spesa di cui non chiederò il rimborso ma che compensa la "vacanza" in Belgio. Oltre ai prezzi, anche i tassisti di qui sono folli! Mon Dieu! Altro che la flemma austriaca! Lezione imparata, mai più voli mattutini senza verificare prima i trasporti! Pensavo di godermi il sorgere dell'alba sulla Germania (in senso letterale, non figurato, nulla a che vedere con possibili interpretazioni politiche!), ma una fitta coltre di nuvole ha coperto il panorama fino al Neusiedlersee, quasi ghiacciato. Che sia un segno del destino, ossia che la Germania mi resti preclusa almeno per il momento?

Conclusione. Ammetto di essere partita un tantino prevenuta, soprattutto verso la lingua. Ho sempre detestato il francese e l'olandese mi sembra assurdamente complesso. Verrebbe da chiedersi perché abbia accettato di venire per il colloquio. Primo perché ad un'offerta di lavoro non si dice (quasi) mai di no. Poi perché il progetto non mi dispiace, visto che potrebbe in futuro aprire porte insperate anche al di fuori dell'ambito accademico. Aver parlato con altre ragazze che si sono trasferite a Bruxelles da Vienna mi ha fatto vedere anche i lati positivi del luogo. Parlano francese ma non sono francesi, così come i fiamminghi non sono olandesi. Pronunce e mentalità sono alquanto differenti. Insomma, non chiudiamo le porte alla speranza che alla lunga mi piaccia, nel caso venisse confermato il mio trasferimento. Per il momento mi sono goduta l'inaspettata "gita" in Belgio!