Saturday, September 3, 2011

tempo perso

Il mio papà è stato obbligato a studiare musica e quando il maestro gli chiedeva che tempo fosse quello suonato lui immancabilmente rispondeva "tempo perso"! Non che la musica non gli piacesse, ma preferiva fare dedicarsi ai lavori tecnici che passare ore ad esercitarsi al piano. Io, al contrario, volevo fortemente studiare musica per una serie di eventi ho trovato parecchi ostacoli sul mio percorso, però alla fine sono riuscita a coronare il mio sogno dignitosamente. Per l'ennesima volta, però, ho voluto tentare di fare della musica una parte importante della mia vita, per l'ennesima volta fallendo miseramente.

immagine copiata da qui
È stato tempo perso ostinarsi su dei brani per un esame di ammissione, è stato tempo perso fare i salti mortali per poter toccare un organo almeno ogni 15 gg., è stato tempo perso aver preso un giorno di lavoro per fare questo esame. Beh, l'esame era diverso da quello che mi aspettavo, ma non sono state le prove inaspettate a determinare il mio fallimento, bensì quell'unica prova che contava per me, ossia suonare davanti ad una commissione. Niente da fare, uno dei tanti blocchi che non supererò mai! Visto il livello generale (al solito, noi italiano abbiamo una stupefacente preparazione teorica che copre molti campi, ma siamo carenti al livello pratico), magari l'ammissione l'ho pure superata, ma a questo punto ho capito che ho perso già troppo tempo inseguendo una chimera e non mi iscriverei alla scuola.

Non ho tempo per studiare come dovrei ed i risultati sarebbero gli stessi, deludenti, di sempre. Questo mi porterebbe solo depressione e perdita di autostima. Chissà che sia la volta buona, che mi sia finalmente rassegnata, che abbia capito che posso continuare a suonare per mio diletto, comporre per spasso e scrivere e parlare di musica ogni volta lo desideri, ma che è meglio cedere il posto a chi lo merita in scuole, corsi e chiese. Anni di lezioni un risultato l'hanno avuto, ora sono cosciente di quello che faccio mentre suono (ricordo perfettamente tutti gli errori!) e non piango più. Bene, mettiamoci una pietra sopra (da geologa) ed andiamo avanti!

Tuesday, August 30, 2011

tipica pausa caffè

Ieri a metà pomeriggio ho sentito il bisogno di alzarmi dalla scrivania per staccare un momento, sono andata alla macchinetta del caffè e mi sono presa un cappuccino, perché sul caffè austriaco, nonostante la loro tradizione, specialmente da una macchinetta, non c'è da fare affidamento. Se fossi ancora a Padova, avrei chiesto a qualche collega di andare al bar assieme, magari avrei preso un caffè d'orzo con la cannella, ed avrei offerto io. Finché sorseggiavo il cappuccino austriaco immersa in simili considerazioni, è uscito anche il collega americano, evidentemente anche lui aveva bisogno di una pausa. Si è avvicinato al distributore automatico di bibite ed ha preso una Coca Cola.

Quanto siamo prevedibili e scontati! Dopo una anno e mezzo in terra straniera continuiamo ancora a mantenere le nostre abitudini! Alla cena a buffet in albergo a Greenwich io ho preso ravioli alle verdure per primo e salmone con insalata per secondo, mentre la collega americana, dopo aver mangiato un hamburger con patatine a pranzo, si è spazzolata una bistecca al sangue. Nessuna delle due si è piegata alle abitudini della terra ospite, adattando i propri gusti. Credo che la nostra nazionalità sia ormai parte del DNA e che non si possa rimuovere. Mi accorgo ora di essere stata meno italiana in Italia, rifiutando questo marchio, mentre ora la mia italianità (in queste piccole cose) sta progressivamente emergendo e non solo l'accetto ma ne sono pure orgogliosa. Ribadisco, nella trascurabile quotidianità; per altre cose più importanti c'è ancora molto da vergognarsi.

Wednesday, August 24, 2011

Stromabschaltungsbier

Complicata parola composta tedesca per dire: birra per interruzione della corrente elettrica. In altre parole, poiché dalle 18 di stasera alle 5 di domattina non ci sarà corrente elettrica in tutto il dipartimento causa lavori, abbiamo pensato di riunirci per una birra, complice anche l'insolita afa che regna su Vienna.

Questa sera ci voleva proprio una birra! Dopo un giorno intero: (1) a lottare contro mulini (non a vento ma per macinare rocce) per scoprire che abbiamo un mulino che in 3 minuti polverizza le rocce senza problemi invece di quello su cui abbiamo perso giorni e giorni, salute ed imprecazioni, (2) cercando di far capire alla dottoranda che non potendo lei essere in tre posti contemporaneamente non è corretto tenere occupati tutti e tre i posti (2 microscopi ed 1 laboratorio, con luci accese, porte aperte, campioni ovunque) quando potrebbero servire anche ad altri, (3) discutendo di burocrazia senza poter cambiare le assurde regole che non prevedono che un post-doc segua un corso e che non prevedono anche che ad un post-doc siano rimborsati i pasti quando è all'estero per un convegno, etc.

Purtroppo queste birre non solo sono rare, ma sono anche occasione di saluti ed abbandoni. Prima fu Beatrice, una petrologa sperimentale milanese, poi Mara, una geologa strutturale piemontese, ora Roman, un petrologo tedesco. Tra qualche mese sarà la volta di Tamara, la mia compagna d'ufficio, geologa americana. Mette tristezza vedere il gruppo ridursi ogni volta, perdendo l'ennesima spalla su cui piangere o con cui sfogarsi per la situazione. La prossima sarò io? Forse! Mi sto imponendo di sopportare fino fine gennaio, poi devo decidere!

Oggi ho rivisto il tecnico che controlla la prese elettriche, con divisa da lavoro e strumenti elettronici moderni, mentre io smartellavo rocce con un camice bianco che è in realtà un grebiule da maestra prestato dalla mamma. Avrei voluto parlargli...

"Che titolo ha preso per fare questo lavoro? Probabilmente ha studiato 3 anni in una scuola professionale ed ora ha un contratto a tempo indeterminato, una pensione garantita, una discreta assicurazione sanitaria, una casa col mutuo, una famiglia con figli da mandare magari in buone scuole private. Io ho studiato per molti anni, ho conseguto un dottorato, per cosa? Macinare rocce in un laboratorio con un pessimo ricambio d'aria e materiali radioattivi stoccati ovunque, lontano dai miei genitori e dal mio Paese, senza la possibilità di costruire una mia famiglia, con un contratto a tempo determinato, in affitto in uno studentato e senza prospettive per il futuro. Dica ai suoi figli che non vale la pena studiare molto, perché non garantisce un lavoro migliore ma in compenso assicura l'infelicità perenna, dovuta al precariato ed al... troppo sapere."

Wednesday, August 17, 2011

Ferragosto in Allgäu

Come tradizione da tempi remoti, ho trascorso il week-end di Ferragosto in Baviera con i miei genitori. L'anno scorso non avevo potuto mantenere fede alla tradizione, ma quest'anno volevo scappare dalla Vienna turistica e piena di Italiani in questo periodo, anche se ciò ha comportato arrivare venerdì sera in aereo da Londra e ripartire sabato mattina in treno verso Innsbruck, per poi proseguire in camper con i miei, con il papà che tiene a bada l'infezione in bocca con sciacqui di acqua e sale, la mamma convalescente, ed il micio spaventato ed entusiasta da tanti panorami nuovi.
Quattro giorni molto intensi! Sabato mattina, dopo il viaggio Vienna-Innsbruck iniziato con una corsa al supermarket per comprare l'indispensabile che avevo dimenticato nell'altra valigia, ed un allegro pranzo appena fuori città, ci siamo fermati in un campeggio molto caro e lussuoso nel territorio di Krün ,all'interno del parco di Karwendel, tra Mittenwald e Garmisch-Partenkirchen. Eravamo già stati in questo paradiso, da cui in bici si raggiungono castelli trasformati in beauty farm, resti di strade romane e conventi medioevali ed ameni rifugi con vista sulla Zugspitze, la più alta montagna della Germania (meno di 3000 m, ma vogliamo mettere con i nostri 4000 a Ovest o con le Dolomiti?). Lunedì mattina il tempo si è improvvisamente guastato, regalandoci l'usuale giornata di pioggia insistente. Siamo andati a messa a Krün, ove un trombettista molto autodidatta, accompagnato da un organista appena decente, ha accompagnato la messa nella piccola parrocchiale, con un sacerdote forse troppo anziano. All'inizio ha chiesto hai bambini che cosa si festeggiasse quel giorno e nessuno ha saputo rispondere "Maria Himmelfahrt" (ossia l'assunzione di Maria), ma tutti "Kräuterweihe" ossia la benedizione delle erbe e dei fiori. Mi sembra che al di là delle Alpi, in fatto di educazione religiosa, le cose non siano molto diverse… a meno di andare nella Chiesa Protestante. Dopo un pranzo bagnato nei dintorni di Schongau, siamo andati a visitare i miei padrini, anziani amici di famiglia, nella periferia di Kempten. Erano due anni che non ci vedevamo ed erano così felici ed increduli nel sentire che ho imparato un minimo di tedesco che mi hanno caldamente invitato ad andarli a trovare ogni tanto. Vedremo… ho sempre così poco tempo, purtroppo, anche se faccio sempre volentieri un giro in Baviera, ove sono stata battezzata ed ove ho trascorso i primissimi anni della mia vita. Per sera eravamo in un piccolo campeggio non lontano da Monaco, sulle sponde dell'ameno lago Pilsen. Martedì mattina splendeva nuovamente il sole, siamo andati a Monaco per sbrigare rapidamente alcune faccende, pranzo a Garmisch, ai piedi della ferrovia e delle funivie della Zugspitze e sosta verso Zirl (in Austria, sigh) prima di riprendere il treno da Innsbruck. Treno in ritardo, ma compagni di viaggio fuori dal comune: dalla famigliola in cui lui sembrava Fred Flintsone e che guardava vecchi episodi di Stallio ed Ollio su un lettore dvd portatile, alla cantante solista di origine georgiana ma con ormai cittadinanza austriaca che tornava dalle prove a Salisburgo, dall'indiano che lavorava e giocava in continuazione col pc e nel frattempo parlava al telefono un inglese difficilmente comprensibile agli autoctoni per cui doveva sempre ripetere, al gruppo di anziani in visita che al ritorno brinda con vino rosso e wafer, mentre il treno viaggia a ca. 200 km/h per recuperare il ritardo (15 min. causa lavori in linea annunciati, la solita differenza con l'Italia).

Durante il breve passaggio in Baviera, tra Kufstein e Salisburgo (che linea strana!) ho dato un'ultima occhiata a quei cari panorami, con laghi, colline verdi (avete presente quella di XP?), montagne a picco, mucche al pascolo, chiese barocche luminosissime e gente con i vestiti tradizionali. E decine di altre cose, dalle Cappelle Musicali di ottoni dei giorni di festa, al profumo di bosco, fieno, erba umida, stalla… una serie di fattori che mi fanno sentire "a casa" pure se all'estero e in camper.

Saturday, August 13, 2011

again in London

Prologo
Dopo due anni di digiuno… eccomi nuovamente ad un convegno internazionale! 
L'ultima volta fu a San Francisco ed ora a Londra, o meglio, a Greenwich. Da notare che è la terza volta che vengo a Londra… ci sto prendendo l'abitudine… Prima volta che presento qualcosa dalla mia nuova materia di studio: crateri d'impatto e metamorfismo da shock. Veramente ci sono stati molti altri convegni internazionali in questo anno e mezzo in cui il mio lavoro è stato presentato, ma non da me, bensì dal mio capo. Partenza col botto con un talk ed un poster! Il talk immediatamente dopo il padre del metamorfismo da shock e portando qualcosa che il capo non avrebbe voluto studiassi e che avrebbe bisogno di ulteriore lavoro e dati per poter trarre delle conclusioni sensate. Il convegno sarà lussuoso e carissimo, dall'abitudine di volare in low cost e dormire in ostello all'albergo a 4 stelle in centro e la compagnia di bandiera, da un convegno di una settimana a Londra costato circa €300, a questo da almeno €1500! Spero di non stroncarmi da sola la carriera con una presentazione terribile e che quindi seguano altri convegni.

I giorno, domenica 7 agosto
Nonostante la partenza mattutina, il viaggio è sembrato più breve perché all'aeroporto di Vienna ho trovato il curatore della collezione di meteoriti del NHM (museo di storia naturale) ed abbiamo parlato un po', facendo pratica di tedesco. Appena messo piede sul suolo britannico, il mio tedesco è andato a farsi benedire, e sono passata nuovamente ad un pessimo inglese vagamente americano. Ci sono volute più di due ore per raggiungere Greenwich e l'albergo da Heathrow, e soprattutto per capire che qui non avrei mai potuto usare la mia carta Postepay, visto che dappertutto chiedono un fantomatico PIN che non ricordo. Alla reception dell'hotel, dopo aver chiesto per ben tre volte il numero della stanza, me lo sono fatto scrivere. Davvero un accento strano… soprattutto perché non ho avuto grossi problemi di comprensione con la mia compagna di stanza, una giovane dottoranda di Seattle che studia/lavora a Providence, e che ha faticato a comprendere la ragazza della reception come me. E pensare che al mio primo convegno, nel 2005, avevo il terrore degli americani, non comprendendo una sillaba di quello che dicevano. È vero che con la pratica è migliorata anche la mia comprensione del tedesco-viennese. Se lavorassi qui magari farei l'orecchio pure al gallese, che sembra uno dei più difficili.
Il party di benvenuto al convegno si è svolto non all'aperto come programmato, causa tempo instabile, ma in un ambiente ristretto, dopo 3 piani di scale strette e vecchie di secoli, con una brass band quasi assordante, visto che nessuno vi prestava attenzione… tutto molto british. Il cibo era buono, l'alcool non mancava e la compagnia… politicamente scientifica. Almeno non ho fatto da tappezzeria, grazie a qualche conoscenza, ma non occorreva venire fin qui per parlare con i miei colleghi di Vienna o con le persone con cui collaboriamo, anche se di nascosto dal capo. Come al solito c'è voluto un po' per sciogliermi: ma vi sembra normale che un'italiana reagisca come un blocco di ghiaccio ad un affettuoso e paterno abbraccio da parte di un tedesco (beh, strano anche che un tedesco mi accolga con un abbraccio)???
Termine della giornata con un magnifico tramonto sul Tamigi con gli edifici storici dell'università da un lato e la modernissima Canary Wharf dall'altro.


II giorno, lunedì 8 agosto
Stamattina ho scoperto che la nostra carissima stanza non comprende la colazione, ma ho trovato un posto dolce ed economico a poca distanza. Sono andata ad attaccare il poster e comprare due libri con il 20% di sconto per il convegno. Il tipo me li ha prenotati, visto che sono le uniche copie che ha… che strano, nella mia vecchia comunità tutti avevano un Philpotts o un Vernon, qui sono così rari? Prima di prendermi un po' di tempo per fare pratica con il talk ho comprato un'Oyster Card. Il pranzo è stato abbondante e molto british, come tutto, ma almeno nessuno mi ha preso in giro per accompagnare patate, carne e piselli con una tazzona di tè! Il mio talk, nel primo pomeriggio, non ha convinto nessuno, ma almeno non ha generato il putiferio che invece mi sono persa alla fine della sessione, quando due grandi nomi si sono messi a litigare su un concetto, arrivando quasi alle mani. La sera lectio magistralis (Barringer Lecture) di un luminare dell'astronomia presso il museo di storia naturale. Wow! Non occorre dire altro! Location e speaker impagabili.
Al ritorno ci siamo un po' spaventati perché due colleghi rimasti nei dintorni di Greenwich ci hanno avvisato che gli scontri che stanno infuocando la città erano arrivati fin lì e loro avevano rischiato di essere coinvolti. Per fortuna non abbiamo avuto problemi. Certo che a Vienna non conoscono il significato di scontro, manifestazione, guerriglia… tutto è pacifico e nel rispetto reciproco, qui invece si menano proprio per un nonnulla!

III giorno, martedì 9 agosto
Sveglia presto, causa anche cambio di fuso, per la colazione iper-dolce e cioccolatosa e poi conferenza. Sicuramente questa è stata la giornata più lunga e meno movimentata della settimana, dovendo stare tutto il giorno ad ascoltare altri che parlavano di cose che mi interessano relativamente o di cui non condivido l'approccio. I talks in cui avevo riposto tanta attesa si sono rivelati deludenti, confermando l'impressione di una comunità chiusa, individualista, in perenne competizione e, quel che è peggio, che lavora con il paraocchi e si tappa gli orecchi quando parlano gli altri. Prima di passare a dare un'occhiata ai poster, giusto per cercare di sfruttare appieno l'opportunità del convegno, ho ricaricato la batteria del portatile, lavorando (ancora!!!) su due lavori dal dottorato che non sono mai usciti. Questo, se possibile, ha aumentato la mia frustrazione: tanto buon lavoro che ancora viene raffinato prima della sottomissione a confronto con tanta superficialità pubblicata su riviste importanti e venduta come oro.

Nel frattempo gli scontri tra manifestanti (?, mi sembrano più vandali in cerca di violenza gratuita) e polizia a Londra hanno raggiunto Greenwich, generando un minimo di panico al convegno. A pranzo con due giovani americani, confrontando culture ed atteggiamenti verso la storia recente, siamo stati costretti a pagare ed andarcene prima del previsto per la repentina chiusura del locale. L'intero centro città è off-limits. Auto della polizia si susseguono a gran velocità. Dicono che al campus siamo sicuri… certo, come in prigione, visto che hanno preventivamente chiuso tutti i cancelli di accesso e si entra solo dopo scansione (avete letto bene, scansione! come le merci) del badge...

Per paura degli scontri è stata annullata la sessione poster ed alle 17 ci siamo tutti chiusi in albergo per precauzione. Ci è toccato cenare in albergo, unico ristorante aperto nella zona… delizioso buffet, servizio impeccabile… ma per un self-service, escluse le bevande, 25 sterline mi sono sembrate eccessive… pazienza, questo convegno resterà memorabile!

IV giorno, mercoledì 10 agosto
Finalmente una mattinata animata da interessanti talk, che uniscono modelli, esperimenti ed osservazioni (come ero abituata dall'altra comunità…). Pranzo al volo con una mela, dopo aver parlato di scienza con il mio idolo in questo settore, un giovane ricercatore tedesco (ma va?) che senza saperlo mi ha preceduto negli argomenti di cui mi sono occupata sia nel dottorato (pseudotachiliti nella Zona d'Ivrea) sia nel post-doc (metamorfismo di shock). Pomeriggio in barca sul Tamigi, gita offerta dall'organizzazione del convegno, sotto un sole accecante (ma siamo a Londra???) e chiacchierando con una tedesca emigrata negli USA (ma a questo convegno ci sono solo americani e tedeschi???). Alla sera banchetto nella Painted Hall: carina, usata come set per i Pirati dei Caraibi, ma c'è di meglio. Ambientazione chic, cibo buono, vino a volontà (ma evidentemente non ero tra geologi in s.s.), peccato che non fosse previsto nulla per il dopocena, mi aspettavo balli ridicoli e cose simili dai racconti dei colleghi. Risultato, sono tornata relativamente presto con la pancia piena ed un po' d'amaro in bocca.


V giorno, giovedì 11 agosto
Per prima cosa, dopo una rilassata sveglia, sono andata a prelevare i libri acquistati, poi mi sono fermata a parlare con il prof. brasiliano con cui collaboriamo e siamo stati entrambi coinvolti nella dimostrazione di un nuovo EBSD integrato con EDS (ok, roba tecnica). Il tipo che illustrava la macchina era già venuto a Vienna per un seminario, così chiacchierando mi ha dato la disponibilità di analizzare dei campioni come test: potrebbe essere un modo per avere dati gratis! Poi sono andata a visitare il museo marittimo, sempre attratta dalle mostre storiche e dalle esposizioni gratuite. Con l'occasione ho contribuito al mantenimento del museo comprando alcuni gadget nel negozio interno, a prezzi elevati ma pagando volentieri per la causa. Per pranzo ho raggiunto Letizia, un bio-ingegnere del mio paese qui per una collaborazione durante il dottorato, e siamo andate in un bel pub caratteristico. Nel primo pomeriggio mi sono vista con Elisa, un soprano conosciuto in conservatorio, qui per un corso d'inglese, mentre il ragazzo, Alessio, chitarrista, sta facendo un master in Australia. Brevi, così si fa! Chi si ferma in patria rischia di "rassegnarsi". Abbiamo incontrato alti due italiani, girando poi per interessanti negozi londinesi, con qualche sosta per tè, caffè o birra. Per sera ero di ritorno. La sorpresa in albergo: causa lavori, niente acqua tra le 23 e le 6 (speriamo ci sia comunque acqua domani mattina, devo fare anche lo shampoo!). Far entrare tutti gli acquisti, il tubo, il poster, la borsa del convegno… nella valigia sarà un'impresa, ma ho tempo. Sarà ben più difficile pagare l'albergo chiedendo una ricevuta comprensibile e rimborsabile dal dipartimento. Ho cambiato Paese, ma la burocrazia e l'ottusità di certi amministrativi (ma recentemente a Padova le cose erano molto migliorate) sono le stesse!

Alla fine della giornata, ormai sulla via (psicologica) del ritorno, devo ammettere che anche Londra ha il suo fascino, non ci vivrei volentieri per alcuni aspetti, ma mi piacciono il suo carattere, la sua multiculturalità e la sua flemmatica testardaggine nell'andare avanti, non rimuovendo il passato (come Vienna), non ossessionata dalla storia (come Berlino), ma tranquillamente costruendoci sopra, seguendo la linea delle fondamenta.

VI giorno, venerdì 12 agosto
L'acqua c'era, non è stato così complicato avere una ricevuta con almeno il mio nome (poi mi arrangerò a spiegarne il contenuto in segreteria… in tedesco), ho dovuto pagare con il bancomat austriaco ancora per quella storia del PIN con la Postepay, in valigia c'è stato tutto… tranne quel maledetto tubo del poster. Ci ho messo secoli per arrivare in aeroporto, la metro non è sicuramente il mezzo più rapido e comunque ho dovuto cambiare tre mezzi, poi 20 minuti di coda per avere indietro i soldi del deposito dell'Oyster (visto che dubito che mi saranno rimborsati i viaggi fatti con essa) ed infine km e km a piedi per trovare ove fare il check in per l'Austrian. I controlli erano subito dopo ed incredibilmente stavolta non mi hanno scelta per la perquisizione. Ho comprato un librone di scienza moderna, cose che solo inglesi ed americani sanno scrivere in modo semplice e senza annoiare. Per quanto riguarda la geologia e la planetologia sono aggiornata, ma di fisica quantistica non so nulla!


bilancio finale
Decisamente mi mancano i convegni di geologia strutturale, quelle lunghe sessioni animate da domande interessanti o semplicemente polemiche, ma sempre con lo scopo di avanzare nella scienza. Nonostante l'ottima ed invidiabile organizzazione e qualche sporadica interessante discussione (guarda caso con un geologo strutturale!), non mi è sembrato di poter trarre qualche utilità da questo convegno. Non ho condiviso informazioni con alcuno, non ho imparato nulla di nuovo, non torno piena di entusiasmo con migliaia di idee e possibili progetti, non ho guadagnato nemmeno una collaborazione. Davvero inutile! Ognuno qui sembra lavorare con il paraocchi, non guardando cosa fanno le discipline vicine, riscoprendo l'acqua calda ogni volta. Geologi, geofisici, ingegneri, mellaturgisti, vulcanologi, mineralogisti… tutti snobbati perché "non capiscono" quello che viene fatto qui. Invece di discutere su basi scientifiche di un problema, si ignora lo speaker se giovane ed inesperto, si attacca personalmente se sostenitore di una scuola opposta. Tali scuole sono guidate da professori di mezza età, che hanno centinaia di pubblicazioni, spesso non di alta qualità, e che si fanno la guerra per soldi e fama, non per scienza. Sono molto delusa, pronta a mollare tutto se solo trovassi un'occasione per tornare a sputare sangue su qualcosa che mi faceva sentire inadeguata perché priva di sufficiente esperienza e conoscenza ma che non mi faceva dormire la notte con domande fondamentali sui meccanismi di deformazione e che mi entusiasmava con folli idee di scambio di competenze con esperti delle più disparate discipline. Prima, però, devo terminare alcune cose, per mettermi la coscienza a posto, e poi potrò guardarmi attorno e decidere se 1. continuare nella ricerca in questo settore ma con un geologo, 2. continuare nella ricerca ma tornando alla geologia, o 3. andare a lavorare in una compagnia privata. Ovviamente se la salute e la situazione familiare me lo permetteranno, preferibilmente non in Italia, per altri problemi già descritti qui, e fuori da questa oligarchica ottusa comunità di impattologi!

Thursday, July 14, 2011

Normali anomalie italiane

In una settimana in Italia 3 evidenti anomalie sono passate come normali agli occhi di tutti. Sono io che mi sono irrigidita stando all'estero o l'Italiano medio si è ormai abituato a tutto?
1. Intervento rinviato. Avevo letto la notizia sul giornale di una bambina che doveva subire un'operazione al cuore e per più volte l'intervento era stato rinviato dopo aver completato la preparazione (che comporta un giorno di digiuno, esami vari e peretta, una tortura per un bambino), ma pensavo fosse un caso eccezionale. Poi ho letto di tempi rallentati e di altri rinvii dovuti a lavori ed un calo di personale durante i mesi estivi in un'altra struttura patavina. Infine l'intervento della mamma viene spostato. La cosa mi ha fatto arrabbiare, temendo un rinvio di giorno in giorno fino chissà quando, non solo per lei che oltre alla tensione accumulava digiuni e tormenti, ma anche per me che mi stavo mangiando le ferie per starle accanto, col rischio di non avere più giorni a disposizione in casi di necessità.
2. Poste in povertà. Una doverosa ricarica della Postepay mi ha portato a far la coda all'ufficio postale del paese. Come al solito affollato, caotico e caldo. Non ho mai capito il sistema di conteggio per tipologia, anche alle poste centrali di Padova ho visto tanta gente passarmi avanti benché giunta dopo di me, quando poi l'intero sistema non saltava per un black out e si ricominciava da capo con liti e discussioni. Ad un certo punto è il turno di due anziane suore che vogliono ritirare la mensilità della pensione. L'impiegata, dopo un'affannosa ricerca, chiede se qualcuno avesse da fare depositi, pagare bollettini o simili... per raccogliere i soldi necessari da dare alle suore. Buon per me che ho anticipato l'operazione, ma da quando in qua le poste non hanno i soldi per i pensionati? Non sanno che vanno tutti lo stesso giorno? Lo sappiamo solo noi che li troviamo in coda dalle 7 di mattina? 
3. Incognita treno. Solitamente torno a Vienna con un treno notte che intercetto a Mestre ed immancabilmente uno dei due regionali che dovrei prendere da Padova mi crea ansia e preoccupazione per ritardi e soppressioni ingiustificate. L'alternativa sarebbero due eurostar con orari e tragitti simili ma che hanno una sostanziale differenza di prezzo (€14-15 contro €2.40) e non sono sempre puntuali come dovrebbero. Questa volta la ragione per ritardi e soppressioni era uno sciopero di 24h dell'ex-compartimento di Venezia. Mi ha avvisato uno zio, ho cercato conferma sul sito del ministero dei trasporti, il sito delle Ferrovie, i tg nazionali... niente, solo in stazione c'era un A4 stampato anche in inglese che annunciava l'agitazione. Alla fine ho optato per l'auto fino a Mestre, avendolo saputo giusto in tempo per evitare di perdere coincidenza e prenotazione. L'anno scorso successe qualcosa di simile quando decisi di scendere in aereo ed uno sciopero del personale di terra dell'aeroporto di Venezia, sempre sentito per caso, rischiò di farmi perdere volo, un giorno di ferie e la stima del mio capo.
Il capitolo scioperi merita un discorso a parte. Lo sciopero sta diventando agli occhi degli stranieri in visita in Italia una nostra tipica caratteristica, come la pizza ed il caffè espresso. Nel centro-nord Europa gli scioperi sono rari ed ampiamente spiegati ed annunciati, in modo da ridurre al minimo i disagi per gli utenti. Da noi sono frequenti, spesso locali, annunciati poco e non spiegati proprio, interessano mezzi di trasporto, sanità, scuola, benzinai, giornali e telegiornali,... chi non sciopera al giorno d'oggi? Quando uno chiede informazioni le risposte sono sempre vaghe: forse, può darsi, non saprei. I miei amici stranieri, ogni volta che dico che ho rischiato di perdere la coincidenza perché mi sono imbattuta in uno sciopero, mi domandano: - perché scioperano?- Bella domanda! La ragione non si trova nei canali d'informazione abituali. Rinnovo del contratto? Turni massacranti? Bassi standard di sicurezza? Appalti non chiari? Sarebbero tutti motivi comprensibilissimi e sono sicura che se gli utenti ne venissero messi a parte sopporterebbero meglio i disagi per solidarietà con i lavoratori in sciopero. Non conoscendo il motivo dello sciopero e soprattutto scoprendo solo dopo che il servizio richiesto non funziona causa un'agitazione sindacale, noi poveri utenti possiamo solo essere indignati.
Le foto: un "Addio" al mio Paese durante il viaggio di ritorno alla "civiltà"

Thursday, June 9, 2011

Integrazione

Dopo pochi mesi a Vienna ero felice di sentirmi integrata, potendo andare dal medico, capendo le sue indicazioni, destreggiandomi nella burocrazia e facendo la spesa, insomma aver capito le abitudini dei locali e potersi esprimersi in modo basilare nella lingua indigena mi sembrava sufficiente per sentirmi pienamente integrata in questa nuova terra.

Dopo un anno a Vienna ho capito che non saremo (tutti noi immigrati) mai veramente integrati. Il nostro primo pensiero sarà sempre nella nostra lingua, potendo scegliere opteremo sempre per la nostra cucina, non capiremo mai i giochi di parole ed i proverbi e soprattutto non saremo mai accettati pienamente dagli autoctoni che ancora ci guardano con sospetto, come noi Italiani facciamo con tutti gli stranieri.

A questo fine non serve a nulla avere una laurea o un dottorato, che semmai facilitano il processo iniziale, in ogni caso non è possibile andare oltre a questo primo stadio d'integrazione che più che integrazione si può chimera "pacifica convivenza" con un minimo rispetto reciproco, pur ritenendosi ognuno superiore all'altro per usi, costumi e storia. L'unione matrimoniale con un locale può aiutare, ma si resterà un diverso, nonostante l'amore del partner. La lingua resterà un ostacolo alla spontaneità. Un tedesco notava come la moglie giapponese cambiasse timbro di voce quando parlava la propria lingua o quella del marito. Anche noi siamo così, cambiamo pure la nostra postura parlando la nostra madrelingua o quella imparata. Se ci potessimo vedere e sentire in registrazione faticheremmo a riconoscerci.

Non è facile rassegnarsi a questa verità, ma una volta accettata ci si può tranquillamente godere il fatto di stare in un paese diverso dal proprio e dove molte cose funzionano meglio (vedi post sulla sanità). L'unica ombra è quel senso di non appartenenza, che flagella il povero immigrato. Tale sentimento non si può eliminare nemmeno ritornando in patria, perché a causa delle esperienze accumulate all'estero e della diversa mentalità acquisita non ci si sentirà mai più "a casa", ma di questo ho già diffusamente parlato.