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Saturday, January 25, 2020

Alla ricerca della "mia" parrocchia

All’inizio è stato facile, andavo a catechismo nella parrocchia veneta cui appartenevo per residenza. Non è stata un’esperienza particolarmente felice, almeno negli ultimi anni, quando andavo già a scuola in città e cambiavamo più catechisti che spazzolini da denti. Gli ultimi due, in coppia, di poco più anziani di noi adolescenti, mi mandarono a casa con questa motivazione:-ne sai più di noi, cosa vieni a rompere- La mia conoscenza derivava da una bella Bibbia a fumetti di Famiglia Cristiana regalatami dai nonni. Così colsi l’occasione al volo per risparmiarmi quell’ora al sabato di rispostine già fatte, prive pure della profondità teologica del Catechismo di San Pio X. Tanto avevo già fatto la Cresima. Seguì qualche anno di pellegrinaggi di chiesa in chiesa, bazzicando spesso dall’Arcella per la Santa Messa, vicino a dove abitavano i nonni.

L'Arcella, col suo imponente campanile.
Per un caso fortuito (no, c’era sicuramente l’intervento divino), inizia a frequentare una scuola di musica nel paese vicino che era ospitata nei locali della parrocchia attigua. Qui, l’insegnante di solfeggio mi invitò ad entrare nel coro parrocchiale che dirigeva. Fu l’inizio di un lungo periodo in cui cantavo nel coro, maturavo la mai sopita passione per l’organo e frequentavo la parrocchia, almeno per la Santa Messa. Poi il direttore di coro ruppe col parroco, la scuola di musica si trasferì altrove ed io… entrai in conservatorio per studiare organo. Avevo bisogno di uno strumento ove esercitarmi. Dopo varie ricerche, approdai nella chiesa principale del mio paese, l’unica dotata di un organo a canne decente (non eccelso, ma suonabile). Il parroco dell’epoca mi definì “manna dal Cielo” per il servizio offerto, ossia accompagnare i canti a messa, prima al mattino presto e poi nella messa di “serie B”, come lui stesso definì la vespertina perché prevalentemente frequentata da gente fuori parrocchia, ma mi disse pure che per lui potevo pure essere musulmana, perché non ero “della sua parrocchia”. La differenza era di ca. 1 km in linea d’aria, il paese è diviso soltanto dalla ferrovia, altrimenti sarebbe un continuum di case. Niente da fare. Ne consegue che andai a suonare per 10 anni, senza mai “frequentare” la parrocchia. Non conoscevo nemmeno gli altri organisti, quando proponevo un incontro veniva l’orticaria al parroco. Vedevo più spesso l’organaro (termine locale per definire il costruttore e restauratore di organi a canne) dei colleghi. Grazie alla musica, ho avuto modo di conoscere parrocchie diverse del circondario, ma in tutte la risposta era sempre la stessa: non sei della nostra parrocchia, quindi presti un servizio e fine. Paradossalmente, negli stessi anni mi sono sentita più accolta dalla comunità luterana di lingua tedesca, presso la quale accompagnavo il culto nei mesi di picco turistico.

Arrivò il momento di lasciare l’Italia. A Vienna mi ritrovai a pagare le tasse per la Votivkiche ove non andavo a messa, sia perché all'inizio faticavo a comprendere il parroco maltese e sia perché d’inverno vi ci si gelava. Preferivo la comunque vicina Alserkirche, il cui parroco di origine parimenti straniera era più comprensibile e l’architettura barocca tirolese più familiare. Presi pure parte a qualche iniziativa culturale della parrocchia. Come organista suonavo in diverse chiese della città, ma nessuna mi dava l’impressione di posto accogliente. Entrai nel coro della Lutherische Stadtkirche per l’opportunità di prendere parte all’esecuzione di cantate di Bach, ma per un periodo mi sono sentita più legata a questa comunità di quanto non fossi alla mia parrocchia di residenza.

Alserkirche.
Poi mi trasferii per lavoro a Bruxelles. Il primo anno mi appoggiai ad una della comunità cattoliche italiane. La scusa fu sempre l’organo, anche se durante la messa suonavo un armonium datato per “accompagnare” il grattaform… ehm… il chitarrista (che in realtà se la cavava bene nel suo repertorio e cantava egregiamente, semplicemente non era il mio stile) ed il coretto delle signore. Col trasloco un po’ in periferia ed il cambio del missionario, sospesi la frequentazione. Provai ad inserirmi nella mia “parrocchia”, ma ero (e resto) allergica al francese e la comunità fiamminga era in via di estinzione (il più giovane a messa avrà avuto 70 anni e non era il celebrante). Per illuminazione divina scoprii la comunità cattolica di lingua tedesca. Non solo la chiesa (una cappella minimalista, moderna, ma accogliente) era relativamente vicina, non solo potevo andare ad esercitarmi su un organo meccanico, ma l’intera comunità si è rivelata assai accogliente, pure nei confronti di una straniera che balbettava la loro lingua. Sono entrata nel gruppo degli organisti, poi nel coro ecumenico e saltuariamente partecipavo ad altre iniziative della comunità. Per due anni ho fatto esperienze musicali e religiose istruttive e divertenti. Frequentavo la parrocchia anche quando non dovevo suonare e, dopo aver iniziato a capire bene il parroco tedesco, ho cominciato anche ad apprezzare le sue prediche. Una comunità moderna, colta e pure affettuosa (caratteristica che forse non mi sarei aspettata dai tedeschi).

Infine, quasi quattro anni fa sono tornata a Vienna. Da allora sono alla ricerca della "mia" parrocchia. Ora pago le tasse per l’Alserkirche (per residenza), ma ci vado raramente, complice il cambio di parroco, molteplici variazioni dell'orario delle messe e l’accoglienza della scismatica comunità italiana, per tacere dei frati dalle prediche fantasiose (dalle agiografie alle barzellette anti-Germania) od incomprensibili (sono anch’io straniera, ma leggere un testo senza capirlo è triste). Ho provato ad entrarci offrendomi come organista, senza successo. Vado più spesso nella Votivkirche, ove finalmente comprendo il parroco maltese ed apprezzo la sua umanità. Ciononostante non riesco ad inserirmi nella vita parrocchiale e non me ne sento parte. Come organista ho ricominciato i giri per le chiese della città ed ho trovato posti simpatici con parroci interessanti (come nella Canisiuskirche e nella St. Johann Kapistran) ed altre scostanti (come Alt-Simmering), tutte con degli strumenti divertenti da suonare, ma in nessuna mi sono sentita invogliata a far parte della comunità.

La ricerca continua. Non mi basta trovare un parroco dalle prediche interessanti ed illuminanti. Per questo basterebbe trovare delle riflessioni su internet. Vorrei trovare una comunità cui far parte, nel mio piccolo, in cui conoscere persone di diversa età ed origine con cui discutere di società, cucina, viaggi, ma anche di teologia (per quel che mi permette il mio tedesco limitato in campo filosofico). Troverò la "mia" prima o poi tra le decine di parrocchie della città...

Wednesday, June 26, 2019

Reami nordici

Le feste religiose celebrate di giovedì e non spostate alla domenica più vicina (come avviene in Italia) permettono dei magnifici ponti. Stavolta, rinunciando a suonare per riempire i buchi lasciati dai colleghi, mi sono presa ferie e sono partita alla volta del nord con le due colleghe tedesche cui l'anno scorso mostrai Roma. Meta Copenaghen e Malmö.
 
La sirenetta diversamente bella.
Ero già stata a Copenaghen e non è l'unica città della Danimarca che ben 15 anni fa, appena laureata, visitai con i miei. All'epoca non mi fece una grande impressione. Mi sembrava una copia in miniatura di Londra, a partire dal cambio della guardia con i militari con quel curioso copricapo peloso, esattamente come a Buckingham Palace. Il secondo giro mi ha lasciata egualmente perplessa, ma per altri motivi. Ho apprezzato la quantità di biciclette in città e l'ambiente informale per cui ogni molo diventa anche un trampolino per tuffi. Nonostante non ci siano frequenti controlli, tutti sono dotati di biglietti per i mezzi pubblici se non si spostano con i propri, rigorosamente ecologici. Mi sono piaciuti meno i prezzi astronomici (ma probabilmente proporzionati agli stipendi) e talune incongruenze nell'organizzazione e nei trasporti (soprattutto in aeroporto) che mi hanno ricordato (negativamente) Bxl, oltre alla comune sita a Cristiania. Il tutto condito da un'inopportuna rinite allergica. Al contrario, la città è piaciuta molto alle due colleghe, che però sono rimaste egualmente basite di fronte ai prezzi, specialmente del cibo. Un evento positivo, invece, è stato rivedere una collega geologa olandese, che conosco dal lontano 2004, quando ancora da laureanda frequentai un corso in Svizzera, ove lei svolgeva il suo dottorato. In tutti questi anni ci siamo riviste poco, a qualche convegno in giro per l'Europa. Nel frattempo la sottoscritta ha cambiato tema di ricerca mentre lei si è sposata, ha avuto tre bambini ed ha un lavoro in Danimarca che non le permette di fare molta ricerca, quindi le occasioni per vedersi si sono ridotte al lumicino.
 
la spiaggia di Malmö con il Turning Torso
La gita a Malmö, in Svezia, percorrendo in treno il celeberrimo ponte Öresund, è stata un'ottima idea. Malmö é un paesotto in cui pochi edifici storici si sono preservati, ma che ha un suo fascino. La spiaggia, con tanto di stabilimento d'inizio novecento, é separata dal porto. Le piazze si animano di locali per l'aperitivo, senza essere sommerse da turisti. Complice la lingua (lo svedese è piuttosto vicino al tedesco, almeno a leggerlo risulta comprensibile, invece il danese...), sembrava di essere in Germania. In entrambe le città, però, non ho trovato nemmeno un edificio o un angolo propriamente bello. Tornando a Vienna commentavo con una collega come qui edifici comuni (tipo la Rossauerkaserne, ma anche parecchie abitazioni) passano inosservati, ma se fossero in città meno appariscenti ci sarebbe la fila per fotografarli, perché riconosciute come autentiche perle in mezzo a brutture del dopoguerra o a edifici moderni. Ad ogni viaggio si apprezza ancor di più la città in cui si vive. Abbiamo avuto la fortuna del meteo eccezionale, di giornate lunghissime e di un volo Lauda Motion rallegrato da uno steward e da un pilota (tedesco) di buon umore. Nel complesso una piacevole vacanza (allergia a parte).
 
Toh! Un organo italiano! (Chiesa della Trinità)
Piccola nota musicale, non poteva mancare. Ho fotografato parecchi organi, ne ho sentito alcuni, compreso il nuovissimo strumento a Malmö, progettato come il più grande dell'intera Scandinavia. Ho ascoltato un culto calvinista nella chiesa dello Santo Spirito a Copenaghen, con un accompagnamento musicale (ensemble vocale + organista) impressionante per un servizio cui neanche 20 persone hanno preso parte. Un "bravo!" in modo particolare all'organista, che non è scaduto in facili improvvisazioni moderne, né si è "portato le registrazioni da casa", decisamente di un altro livello rispetto alla media udita in Austria (e in Italia, sicuramente migliore della sottoscritta, ma non ci vuole molto). Peccato però che le chiese siano vuote, popolate da pochi anziani, anche peggio che a Vienna. Quell'arte rischia di scomparire se non è sostenuta da chi ne dovrebbe usufruire.

Sunday, June 16, 2019

Graz e Mozart

Il capoluogo della Stiria ed il celeberrimo compositore di Salisburgo in realtà non hanno nulla in comune, se non il fatto di aver occupato il mio weekend.

Graz. Non ero ancora mai stata in questa città, nonostante non sia lontanissima da Vienna (ca. 2h30 in treno o in autobus) e nonostante più persone me ne avessero parlato bene. Grazie a delle offerte convenienti di viaggio, vi ci sono andata con un'amica appassionata ed esperta d'arte con cui ho fatto altri viaggi alla scoperta dei dintorni. Città veramente graziosa. Finora l'avevo solo vista in alcuni film austriaci, un tantino cupi, dominati dalla torre dell'orologio sullo Schlossberg. In Graz s'incontrano diversi stili, con influenze dalle terre vicine, lontano dalla pesantezza imperiale e decadente della capitale austriaca. Sembra uno dei tanti paesetti della Stiria, ma più grande e più aperto alla modernità. L'alieno, ossia lo strano edificio che ospita la Kunsthaus, così chiamato per il suo aspetto contrastante rispetto alle costruzioni vicine, è ovviamente opera di architetti stranieri, perché difficilmente un locale avrebbe osato tanto senza temere di essere linciato dai connazionali. Eppure sta proprio bene. Siamo nel XXI secolo ed i nostri antenati ci insegnano che la rottura con la tradizione è l'unico modo di lasciare il segno di una nuova generazione. Allo stesso tempo bisogna saper conservare e valorizzare il passato, per imparare. Passare dall'ameba tentacolata ad un carillon con coppia di locali che danza attraverso un scorcio "romano" con una chiesa eccessivamente barocca, questo intendo per una città che non rinnega la propria essenza ma nemmeno la ha paura di cercare nuove direzioni. 

il retro del "mostro"
 Mozart. Dopo un sabato turistico, sono tornata alla Vienna più usuale, con la Spatzenmesse del salisburghese, eseguita in pompa magna con solisti ed orchestra (compresi i timpani e due trombe), presso la chiesa di Grinzing. L'abitudine delle messe con solisti, coro ed orchestra è diffusa in moltissime chiese del centro, cosa che da noi risuona raramente persino nelle cattedrali. Come sono finita ad assistere a tale messa... dagli spalti del coro in un'angusta cantoria? Semplice, il direttore è una mia vecchia conoscenza, un Mozart padovano, che mi ha permesso di prendere parte a tale esperienza. Per gli appassionati, l'intero programma prevedeva oltre alla succitata messa anche l'Ave Verum durante la comunione ed una Sonata all'offertorio, mentre l'organista ha proposto il II movimento della III sonata di Mendelssohn e la stranota Toccata dalla V sinfonia per organo di Widor, entrambe suonate su un Ahlborn che "completa" l'organo a canne di cui è dotata la chiesa. Non mi dilungo sulla parte musicale. Il parroco, che in altre occasioni mi aveva entusiasmato con prediche molto sagge, stavolta mi ha spiazzata con un elogio a Mozart ed all'austricità. Ma come? Con un direttore italiano e sicuramente coristi e strumentisti da altri paesi? Il nauseante (per la sottoscritta) do maggiore mozartiano e le parole patriottiche del sacerdote mi hanno fatto rimpiangere... i cori luterani (o quasi) in cui ho cantato. Senza nulla togliere al Mozart veneto che è un fine musicista, il momento migliore secondo me è stato quando dopo la comunione tutti assieme si è intonato "Nun danket alle Gott", noto corale luterano. Quella gioia era più sincera del quarto d'ora di semicrome e voci.

Monday, July 2, 2018

Bxl due anni dopo. E vedere di nascosto l'effetto che fa.

A distanza esatta di due anni da quando ho lasciato Bxl per tornare a Vienna, vi ci ho fatto ritorno per un weekend tra lavoro ed amici e per vedere che effetto mi avrebbe fatto. Anticipo la conclusione: detesto ancora questa città, non sono riuscita a perdonarla completamente per i tre anni e tre mesi di rabbia e frustrazione. Non mi ci trovo, non fa per me.

Ciocco-Atomium calcistico
La partenza non è stata delle migliori, con l’autista del taxi collettivo (ma ero l’unica passeggera) che correva e superava da destra come nella tradizione brussellese, con la perquisizione a caso in aeroporto e soprattutto con il ridicolo imbarco e sbarco tramite finger+bus, sia a Vienna sia a Bxl, aeroporto base di Brussels Airlines con cui volavo. L’accoglienza in città non poteva essere diversa: summit europeo quindi linee di autobus deviate e stazioni chiuse e sciopero nazionale di due giorni delle ferrovie. L’albergo prescelto per costi accettabili era vecchio e squallido, come molti degli appartamenti che ho visitato quando cercavo casa in città, con le finestre che non tengono nulla, le porte di legno che non si chiudono, i pavimenti sconnessi con pezzi mancanti, le scale strette e ripide, le pareti di legno leggero che propagano qualsiasi rumore ed i bagni piccoli e con la totale mancanza di rifiniture. Insomma, normale amministrazione, come mi ero abituata a vivere ogni giorno negli anni trascorsi qui. L’unica anomalia un caldo estivo quasi italico, una vera rarità, che in compenso esalta i cattivi odori della spazzatura lasciata in strada, dei pisciatoi improvvisati, dei rigurgiti degli ubriachi, etc. Ovviamente i marciapiedi sconnessi, il traffico bloccato, i mezzi pieni e senza un orario, oltre la gente che ancora non ha imparato a lasciar uscire gli altri passeggeri dalla metro prima di salirvi e le continue sirene di polizia e mezzi di soccorso non sono mancati. L'ultima chicca al ritorno, con la fermata dell'autobus spostata (ma non c'era traccia di questa novità sul sito della compagnia), con cartelli latitanti e sentierino sterrato creato dal passaggio, e volo in ritardo di oltre un'ora, senza informazioni. L'impressione del gennaio 2013 è stata abbondantemente confermata.

la VUB, com'era (non è cambiata)
Tutto quanto narrato sopra non mi ha turbata più di tanto, perché ormai ci avevo fatto il callo e mi sarei stupita di trovare qualcosa di diverso. In ogni caso, ci sono stati degli aspetti positivi in questo viaggio: le persone. Ho concentrato parecchi re-incontri in questi giorni. Il pomeriggio di giovedì è passato alla VUB, ove lavoravo, dando un seminario e discutendo di lavoro tra ex-colleghi e nuovi dottorandi, finendo col bere una birra tra (ex)colleghi come una volta. La sera sono andata al concerto del coro in cui cantavo presso la chiesa di lingua tedesca, ritrovando la boccata d’aria fresca che mi ha permesso di resistere tre anni e tre mesi, tra sincere risate, buona musica, discorsi seri ed ambienti razionalmente accoglienti. Il venerdì sono partita con l’ULB, l’altra università con cui collaboravo, rivedendo le prof. locali, una tecnica, una post-doc australiana ed una dottoranda americana, sia per aggiornarci sugli anni passati sia per discutere delle collaborazioni in corso. Per pranzo ero in compagnia di un’amica friulana dottoranda in storia dell’arte, per il caffè di un anziano signore tedesco conosciuto durante la Bachreise e con cui si chiacchiera sempre volentieri di religione, filosofia, astronomia e scienza in genere, e per la cena di un’amica italo-rumena interprete e traduttrice. Il sabato ho fatto una sorpresa al mio ex-capo della VUB andandolo a trovare mentre faceva esami. Non se l'aspettava, ma mi sembrava il minimo visto che anni fa sacrificò una domenica mattina per aiutarmi col trasloco. Per pranzo mi ha raggiunto in città un amico sudtirolese conosciuto a Vienna e che l’anno scorso si è trasferito ad Anversa. Sarei andata a trovarlo volentieri, anche perché Anversa mi piace più di Bxl (non ci vuole molto), ma causa sciopero è dovuto venire lui. A Bxl si trova meglio, per l’atmosfera meno grigia ed inquadrata e più europeo-mediterranea rispetto ad Anversa. La domenica, prima di partire, sono tornata nella chiesa di lingua tedesca per la santa messa (festa di comunità, essendo la chiesa dedicata a San Paolo) ed un ultimo saluto.

Dopo due anni mi sono domandata (e mi è stato domandato) se sia felice a Vienna, ossia se abbia trovato quel che desideravo e se mi manchi qualcosa di Bxl che a Vienna non ho. A Vienna mi sento a casa, nel senso che vi ci vivo bene, almeno per il momento. Non la cambierei con nessun’altra città. Continuo ad amare Berlino, ma ho smesso di sognare di andare altrove perché non soddisfatta di dove sto, sono contenta di essere qui ed ho intenzione di godermi la città fin quando mi sarà permesso. Non mi manca nulla di Bxl, vi ci sono stata troppo male, nonostante qualche momento toccante e felice. Certo, le relazioni umane sono importanti, ma le amicizie restano anche a distanza. Capisco che a molti (Italiani) Bxl possa piacere e sono felice per loro che possono viverci, ma sono terribilmente soddisfatta e senza sensi di colpa di essere tornata a Vienna.

Sunday, April 15, 2018

Arcella: alla ricerca del tempo che fu

Pasqua. Italia. Dove si va a messa? Domanda fondamentale da quando sono espatriata e non suono più regolarmente in una parrocchia della diocesi di Padova. Per Pasqua in modo particolare, perché alterno gli anni in cui la trascorro dai miei alle pendici dei Colli Euganei a quelli in cui resto nel luogo di emigrazione. Alla fine la scelta è caduta su Sant'Antonino, come è familiarmente detta la chiesa dell'Arcella ove è conservata la celletta in cui morì S. Antonio (evento rievocato ogni anno il 12 giugno sera con processione da Camposampiero a qui), per distinguerla dal Santo, l'altra celebre basilica patavina dedicata ad Antonio.

dal sito della parrocchia
Prima del boom del dopoguerra, il quartiere era in aperta campagna, con strade laterali sterrate e costeggiate da canali, ma già il campanile svettava orgoglioso. Oltre che dai racconti di mio padre e di questo ramo della famiglia, ho iniziato presto a conoscere di persona la nuova popolosa Arcella. Quand'ero piccola spesso venivamo a messa in questa chiesa, facendo visita ai nonni. Mi rammento di aver contato le finestre, i costoloni e qualsiasi altro elemento architettonico prima di poter comprendere le parole del sacerdote, aspettando pazientemente che l'organo suonasse di nuovo e si cantasse qualcosa (già allora la musica m'interessava più di tutto). La mummia della Beata Elena Enselmini mi ha sempre atterrito, per fortuna da qualche tempo ne hanno coperto il viso con una maschera. Per anni ho frequentato le scuole non lontane dalla chiesa, anche se ufficialmente sotto un'altra parrocchia. Come i miei zii, sono cresciuta in qualche modo all'ombra di quell'imponente campanile. Nell'adiacente cimitero sono sepolti i miei nonni, la prozia ed altri parenti in una sorta di cappellina di famiglia. In questa chiesa ho sentito per la prima volta Jean Guillou, celebre organista francese, qui ho girato le pagine al concerto di un amico ed ex-collega di conservatorio, qui suonava un altro ex-collega di conservatorio e qui ogni tanto suona un amico d'emigrazione di cui ho parlato più volte.

la mia attuale parrocchia
Ascoltare la S. Messa nel giorno di Pasqua in questo luogo, dopo una doverosa visita al cimitero, ha riacceso i ricordi. Quante cose sono cambiate nel frattempo! Soprattutto la popolazione del quartiere, specialmente verso la stazione. Eppure la chiesa è sempre la stessa e persino le persone che la frequentano sembrano immutate, anche se biologicamente ciò non è possibile. A sorpresa, suonava proprio l'amico espatriato, che avevo appena salutato a Vienna e che avrei rivisto il giorno dopo per il tradizionale concerto del nostro ex-maestro d'organo. Stefano, questo è il suo nome, non è riuscito a farmi dimenticare Vienna nemmeno in questo frangente, proponendo l'Ave verum corpus di Mozart come l'accompagnamento alla Comunione. La domenica in albis ero già nuovamente in Austria, a messa nella parrocchia cui appartengo per residenza, eccezionalmente con i miei genitori che mi hanno accompagnata. Per l'ordinario si è cantata la Deutsche Messe di Schubert, più viennese di così non si può. Visto che era pure il mio compleanno, abbiamo festeggiato con un pranzo fuori, anche questo tipicamente viennese, dalla Schnitzel con insalata di patate allo Strudel di mele come dolce. Chi l'avrebbe mai immaginato quando da bambina contavo i secondi tra un canto e l'altro dondolando le gambette dagli scomodi banchi della chiesa dell'Arcella?

Tuesday, October 31, 2017

Lutero e la Riforma musicale

Ci siamo. La Riforma di Lutero festeggia 500 anni di vita ricordando la leggendaria affissione delle 95 tesi da parte di un monaco tedesco rivoluzionario alla porta chiesa di Wittenberg. Per "festeggiare" con i cugini luterani, non desidero entrare nei particolari teologici e storici che hanno visto Martin Luther dare vita suo malgrado ad una rottura all'interno della Chiesa, che a distanza di tempo si sta forse facendo sempre meno evidente, ma riportare un'analisi dell'importanza di Lutero nella storia della musica, non solo liturgica. Da organista mi sono imbattuta più volte nel repertorio luterano, sia nella chiesa di lingua tedesca cattolica, sia nei conservatori italiani, ove almeno il 75% del repertorio imposto per la classe di organo è di provenienza tedesco-luterana (Buxtehude, Bach, Mendelssohn, Brahms, Reger, etc.). Un mese fa a Vienna si è anticipata la ricorrenza con un'enorme festa in piazza, davanti al municipio, in cui non c'è stato spazio per il proselitismo ma si è cantato assieme e si è ascoltato pure un organo... da viaggio, montato su un camion. Dobbiamo ringraziare di questo un tedesco.

Quanto segue deriva da una traduzione ed un sunto di quanto letto qui e qui.
da qui
Martin Luther ha sempre amato la musica, tanto da considerarla al pari della teologia come scelta di vita. Si narra che il martirio di un suo seguace ucciso per la fede gli abbia ispirato il canto "Nun freut euch liebe Christen g'mein", che probabilmente gli organisti conoscono nella versione di Bach e di Pachelbel. Tale canto, che doveva dare coraggio ai perseguitati, ebbe immediatamente larga diffusione, facendo conoscere oltre confini il neonato movimento di protesta. Oltre a tradurre il Nuovo Testamento, Lutero adattò parecchi inni della tradizione gregoriana, riadattando le melodie originali e traducendo in tedesco i testi. Alcuni di questi riarrangiamenti figurano tutt'oggi nel libro dei canti della Chiesa Cattolica di lingua tedesca. Per i testi di nuovi canti s'ispirò ai Salmi ed a tesi fondanti della nuova confessione, mentre per le melodie utilizzò modificandole anche canti popolari, alcuni da taverna (come per esempio "Vom Himmel hoch, da komm ich her", non solo presente nel libro dei canti cattolico, ma noto pure nella versione italiana "Dal Cielo vengo a voi quaggiù"), persino dalla tradizione italiana ("In dir ist Freude" era originariamente una musica da ballo nostrana)
Ein feste Burg, l'inno della Riforma
Il vantaggio di questa operazione era nel portare in chiesa melodie "orecchiabili", in qualche modo note, facili da imparare, tanto da diventare Ohrwurm (come tradurlo? Quel motivo che ti resta in testa e non va più via), senza richiedere la conoscenza della musica. A dire il vero, Lutero non aveva pensato questi canti per la liturgia, bensì per il popolo, per il canto in casa o in gruppo. Il canto assieme unisce, sia in chiesa o allo stadio, sia durante una rivoluzione (si pensi alla funzione della Marsigliese o dell'Internazionale). Per la liturgia vera e propria compose una messa in tedesco, traducendo i testi dal latino. Ancora oggi, in qualsiasi chiesa cattolica di lingua tedesca si può udire "Allein Gott in der Höh" al posto del Gloria.  Tramite il canto, Lutero ha reso la gente partecipe al servizio liturgico, che prima era riservato alla schola ed al celebrante. Infine, come disse un sacerdote tedesco musicista che tenne un corso a Bxl sul nuovo libro dei canti della chiesa cattolica di lingua tedesca: "Se non fosse stato per Lutero, ora saremmo come voi (Italiani) o come i francesi, senza un repertorio musicale liturgico decente".

E che c'entra tutto ciò con la geologia? Domanda lecita, visto che il blog si occupa di entrambe le passioni della mia vita. C'entra molto, perché tra i miei colleghi austro-tedeschi gli unici credenti e non atei sono luterani, perché in escursioni o nelle occasioni di festa si cantano canoni che hanno imparato della tradizione tedesca e quindi luterana e perché qualsiasi mio lavoro all'università è sempre stato accompagnato dalla passioni e cantate di Bach come sottofondo.

Tuesday, March 5, 2013

Time to say goodbye, again


When the unexpected happens!

1. Elections in Italy. A catastrophe! The country is almost equally divided in 4 parts: a) non-voters, b) democratic left party (PD), c) middle-right party (PDL, that means Mr. B.) and d) Grillo's political movement (M5S). For who doesn't know Grillo, he is a former comedian who is against everyone and everything. It is almost impossible to form a new government, therefore in the meantime the country is the chaos, under the threat of the expulsion from the European Union.


2. Although Mr. B. didn't win, the number of votes he received and the current chaos in the government have convinced me to carry out what I promised: I will progressively loose my "italianity", beginning from the language of this blog. I'm NOT English native speaker, but I do prefer to practice a foreign language, even with many mistakes, than to use any longer the language of a country I don't feel anymore to belong to. My only 3-4 Italian readers can  use the "Translate" button on the top of the page, anyway.


3. The Pope has resigned. Ok, by now it is well known. I was shocked by this news. I liked so much Joseph Ratzinger as Pope and as fine theologist. I'm afraid that the Catholic Church is going to have a new schism: progressivism versus traditionalism, depending on the new Pope's orientation.

4. A good news in my life: I got the job in Brussels! I'm going to leave Vienna in a couple of weeks, surprisingly with a bit of "Sehnsucht". I must admit I feel nervous because the project requires skills I still have to acquire. The priority now is finding a flat. Then the move is the big deal. Only after that, I could begin to worry about the new job! But I do not have the time to say goodbay to Vienna in the proper way, after three debated years.


5. Before getting crazy with the stress of a relocation, I have spent almost two weeks vacation at home. I mean the real HOME that means... anywhere, but with my parents. Not mentioning the crazy cat Schwarzy. Actually I was in Italy, not strictly in my hometown, but rather enjoying the snow at 1000 m a.s.l. in a happy enclave between Italy and Austria. The last relaxing family days... who knows when I'll have again such an opportunity!


6. I'm sharing my flat with another Italian scientist. She is looking for a flat since months but the estate market in Vienna is fast and tricky. It's hard to get used to a new shared life rythm but it might be good to reduce the stress by relocation. Furthermore, I do not have the time to feel alone during this "interregnum".

In conclusion, I'll miss Vienna, not only the city and its (cultural) life, but also the people I met here. Friendship is different when you live abroad: in a  situation of needing, acquaintance quickly evolves into a close friendship! Probably I'll miss also the landscape: the snowy mountains, the quiet Danube, the woody hills, etc. Not forgetting the weather, with cold and icy winters and windy and sunny springs. I'll miss the respect for pedestrians and cyclists, the overall good behavior, on the road as well as at home. I'll miss the opportunity to attend so many concerts and operas for a little price and with very skilled friends. I'll miss the language, I mean German, for sure not the horrible Wienerisch...

However, I'm full of enthusiasm and hopes for the new life in Brussels. The crisis I encountered in Vienna the first year abroad seems far away and after three years I feel quite confident. I expect the same from the Belgian experience. Per ardua ad astra!

Saturday, May 29, 2010

Lange Nacht der Kirchen

Una bella idea! in tutta l'Austria e nella Rep Ceca venerdì 28 maggio sera si è svolta la "lunga notte delle Chiese".
Tutte le chiese sono rimaste aperte dalle 17 fino all'una di notte, con iniziative quali messe, lezioni e conferenze bibliche e non solo, concerti di musica sacra (di ogni epoca e genere, dal canto gregoriano al rock), proiezione di film di argomento religioso, visite guidate gratuite a luoghi normalmente inaccessibili, etc. etc. 
Il programma per Vienna era un libretto di 240 pagine, per fortuna un motore di ricerca interno al sito permetteva di selezionare CAP e genere desiderato! Non ho mai avuto un tale imbarazzo della scelta! Ho convinto, senza troppo fatica, alcuni colleghi a seguire il mio programma che prevedeva corse da una chiesa all'altra per poter ascoltare il più possibile. Siamo partiti con una messa di Schubert con un Knabenchor nella chiesa di Sant'Anna, poi concerto spiritual con musica contemporanea tedesca nello stile americano, scritta da gente che conosce a menadito il contrappunto e riesce ad infilarlo anche in questo genere e con parti in cui il pubblico è stato invitato ad unirsi al canto (concerto scelto perché vi suonava un professore di mineralogia, ma non per questo meno interessante e coinvolgente), nella prima periferia meridionale di Vienna, popolata da immigrati di origine turco-araba, nella chiesa di S. Antonio da Padova, poi ancora messa di Gounod nella Peterskirche ed infine grande messa in fa minore di Bruckner a Santo Stefano accompagnata da installazioni luminose laser in una chiesa letteralmente gremita. Non sono mancati dei passaggi in altre chiese (cattoliche e nelle due protestanti, luterana e calvinista, del centro) ove si poteva ascoltare buona musica per organo e partecipare ad una visita guidata alla cantoria ed allo strumento.
I giornali di oggi hanno riportato l'enorme successo dell'iniziativa. Da sottolineare che l'evento era altamente ecumenico, trasversale tra le chiese cristiane presenti nel territorio. Una bellissima idea per invitare in chiesa chi non ci è mai entrato perché prevenuto, per attirare i giovani facendo cultura e per dare la possibilità a chi in chiesa ci va sempre di vederla in un'ottica differente. A quando qualcosa di simile in Italia? Ma soprattutto, al di là della grande partecipazione popolare, avrà avuto l'effetto sperato?