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Thursday, September 10, 2020

Estate speciale

Già settembre. L’estate, per come la intendiamo abitualmente, volge al termine. È stata diversa dal solito, non solo climaticamente (fresca), ma soprattutto per le limitazioni imposte dalla pandemia. Quest’anno, oltre alle solite vacanze in montagna dai miei, avevo in programma un convegno in Scozia con escursione, delle lezioni in Polonia per un corso europeo ed un congresso in Italia, a Trieste, ove avrei dovuto co-chair una sessione. Tutto cancellato o rinviato agli anni a venire. Mi sono solamente concessa una settimana in Italia per rivedere i miei, pur tra mille pensieri e preoccupazioni, dato il lungo viaggio in treno e la pericolosità del virus, soprattutto per i miei genitori, non più giovanissimi ed affetti da vari acciacchi legati all’età.


Sul lavoro, invece, da inizio maggio si è ripresa l’attività di prima. Anche se con sospetto, si continua ad andare a pranzare tra colleghi, ma preferibilmente all’aperto. Non si è mai stati particolarmente vicini, se capita di lavorare nella stessa stanza o si porta la mascherina o si tengono porte e finestre aperte e si sta a distanza. Siamo un piccolo gruppo, la maggior parte di noi vive da sola, solo un paio ha famiglia.
 
Avendo festeggiato il mio compleanno solamente in modo virtuale, ho pensato di trascorrere una serata con i colleghi a posteriori, in occasione del mio onomastico. I piani sono andati in fumo causa brutto tempo, per cui ho ripiegato all’ultimo per una festa in formato ridotto e casalingo in ufficio. Bevande del supermercato e pizza e dolce da un compaesano che ha un ristorante nelle vicinanze del museo. I colleghi, in realtà, hanno apprezzato molto questa versione italiana ed improvvisata della festa. Mi hanno preparato pure una bella sorpresa, un regalo inaspettato: un contributo all’acquisto di un organo digitale per esercitarmi a casa. Non solo il pensiero mi ha sorpresa, ma anche la geniale presentazione, con le banconote arrotolate come fossero canne di un organo (foto, con le banconote sostituite qui da carta colorata). Ciò mi ha convinta a regalarmi uno strumento da studio, nonostante il costo non indifferente, al posto di un giro per il mondo o un’auto. Non si compiono tutti i giorni 40 anni! 

Ho particolarmente apprezzato il gesto dei colleghi perché in Italia la mia passione per la musica era sempre stata criticata sul lavoro o comunque considerata una distrazione. In Austria, invece, avere una vita al di fuori dell’ufficio è normale, anzi è considerato salutare. Chi si dedica allo sport in modo semi-professionale, chi all’arte, chi alla musica. Specialmente chi non ha famiglia deve avere un’occupazione per il tempo libero. Ne va della salute mentale. Migliora l’umore e pure la produttività. A capirlo in Italia… Proprio in questi giorni è mancato Philippe Daverio, che animava le mie domeniche pomeriggio quand’ero ancora a Padova, con le sue bizzarre ma mai noiose lezioni sulla bellezza dell’arte italiana, lontano dai luoghi celebri ed inondati dai turisti. Avremmo bisogno di più programmi televisivi come i suoi, in cui con leggerezza si mostri e si spieghi la profondità di un trittico in una cappella votiva tra i monti o di un mottetto di un compositore poco noto o di una scultura contemporanea.
 
Vienna dalla terrazza del Belvedere
Altra occupazione estiva non comune è stata quella di visitare musei cittadini, finalmente privi della massa di turisti stranieri. La carta dei musei statali costa solitamente €59, ma per promuovere la cultura interna quest'anno era per un periodo limitato a soli €19. Oltre al museo ove lavoro, erano compresi Kunsthistorisches Museum, Technisches Museum, Albertina, Oberes Belvedere, MUMOK, MAK e Nationalbibliothek (con una mostra speciale dedicata a Beethoven). A completamento dell'attività culturale sono andata più volte al "cinema" musicale a Rathausplatz, quest'anno con posti su prenotazione ed organizzati in piccole logge, assistendo ad opere liriche tradizionali ed a spettacoli fuori dagli schemi per me (un musical austriaco ed un balletto moderno su musiche di Bach).

In questi giorni di settembre piove spesso e la temperatura è calata, l’estate è davvero finita. Il cancelliere austriaco, rivolgendosi ai soli connazionali, nonostante un terzo dei viennesi non abbia la cittadinanza, ha promesso o previsto che l’estate prossima sarà “normale”. Vedremo. In ogni caso, “speciale” non ha connotati negativi, pur se diversa dal solito e complicata da molteplici limitazioni, questa estate 2020 ha avuto momenti positivi e resterà nella memoria.

Saturday, June 17, 2017

Berlin and Italian scientists abroad

It is written. At least once a year, I must go to Berlin. Doesn't matter where I am, Vienna or Brussels, Berlin waits for me. The reason of the journey might be different: a conference, a cooperation, some instrumental analyses, a job interview, a class, etc. Sometimes the final destination was Potsdam, not Berlin, once it was Dresden, but I flew anyway to Tegel. This year I went to Berlin for giving a talk at the Natural History Museum. It was the fourth time in such an event. As the day after my talk was a holiday in Austria (Corpus Domini), but not in the Lutheran part of Germany, I decided to stay one day longer in Berlin, just to enjoy the city.

500 yrs after the Reformation
I do like Berlin. There are many features that make this city unique. Such as the smell of railway in the underground stations, the kindness of the local people, the feeling of continuous activity in a place that seems never to sleep, the quietness of the house blocks, the abundant gardens, the signs of the recent history, etc. Nevertheless, for the first time I felt happy to go back to Vienna after this short visit, saying to myself "finally at home". Berlin has been my dream place for years, but now I'm happy where I am. I don't wish to change. It means that I love to go to Berlin, but I don't blame the destiny for not having gotten a job there. It was not written, probably. I felt "Austrian" during my stay because people had fun of me due to my accent (thanks Vienna! very likely also the grammar mistakes in German have contributed to this impression) and because during the mass I recognised some Austrian church songs. By the way, even though the songs where austrian and 100% catholic, the speech sounded quite lutheran. It's Berlin. Like the well developed public transit network: mostly trams in the former eastern part of the city and mostly underground in the former western part.

Berlin wall memorial.
Italians everywhere! Also in our institute, in Vienna, the Italian community of post-docs is growing. In this case, people from Padova everywhere, or better, in Berlin. Some years ago, I met here a schoolmate of the time of the university, a paleontologist, who was forced to leave Italy with his wife to stay in science. Now he works in Switzerland. But his presence has been "replaced" by an astrophysicist from Padova, a girl who did her PhD in cooperation with a professor of mine and who also was used to play the organ in the church. I was happy to meet her in Berlin, to spend some time with a friend, to talk again about the typical parish life in Padova, and to meet also her mother. On the other hand, I was sad realising that she had to leave Italy, too. She's brilliant, she won a Marie Curie grant.  Italy doesn't change. Italy spends a lot of money to train good scientists and then lets them leaving, bringing European money to other nations, increasing the publication rate of foreigner institutes, being exploited for what they can offer. This is the point. We cannot go back, but we have a few chances to stay where we are. When a permanent position is available, a local is preferentially hired, perhaps someone who has spent years abroad, for a better training. Hiring someone with another nationality is too demanding in terms of bureaucracy, language, and mentality. We are trapped. Like behind an ideal wall, we cannot stay, we cannot go back. We can just live the instant.

Sunday, October 7, 2012

musei a sorpresa

Dopo aver partecipato più volte alla "lunga notte delle chiese", quasi esclusivamente per la musica, ed essendo questo probabilmente l'ultimo autunno a Vienna, ho deciso di prendere parte alla lunga notte dei musei. Con un biglietto di 13 euro si potevano visitare più di 100 musei in tutta la città ed utilizzare i mezzi pubblici dalle 16 alle 3 di notte. Al solito, il programma fatto  ha subito cambiamenti in itinere, riservandomi anche delle inaspettate piacevoli sorprese.

Ho iniziato con il museo della tecnica (Technisches Museum) assieme ad un'archeologa italiana. Mi era stato consigliato da più parti, è interessante e bello, ma non può essere paragonato con il Deutsches Museum di Monaco di Baviera, molto più interattivo. Pensavo di fare un salto al museo della tortura (Foltermuseum) ma la lunga coda mi ha fatto desistere: non pensavo ci fossero tanti cultori del sangue, io temevo di svenire a visitare un simile museo da sola! Ho optato per un giro veloce nel museo di storia dell'arte, il celebre Kunsthistorisches Museum. Il primo impatto è stato straniante... è identico al gemello museo di storia naturale, pure la stessa disposizione delle stanze, ma i dipinti di Klimt sul soffitto dello scalone centrale fanno la differenza. Le sale, invece, sono come quelle di tutti gli altri musei d'arte che ho visitato, dalla National Gallery a Londra a quella di Edimburgo: pareti colorate, collezioni di quadri con cornici importanti, panche centrali per farsi cogliere dalla sindrome di Stendhal. È stata davvero una visita veloce, metà museo contiene più o meno celebri opere italiane, il resto lavori di Bruegel e fiamminghi, reperti egizi, greci e romani; qualunque chiesa di Roma ha la stessa varietà. Di passaggio alla Biblioteca Nazionale mi sono imbattuta in una interessantissima mostra di strumenti musicali antichi con tanto di concerto di cromorni, percussioni e cornamusa. 
da qui
C'era la possibilità di provare alcune tastiere antiche (ricostruite), per sentire la differenza di tocco e di temperamenti, ma una ragazzotta ignorante si ostinava a strimpellare vergognosamente sul più rumoroso degli strumenti "What a wonderful world". Non è che aver imparato a pestare tasti di un pianoforte ti dà il diritto di distruggere i timpani di chi si è fatto un mazzo al conservatorio e cerca con fatica di capire qualcosa di temperamenti antichi. Senza volerlo mi sono ritrovata nel museo antropologico (Volkskundemuseum), con mercatino etnico, e finalmente ho raggiunto la meta prefissata, la Prunksaal, dopo aver attraversato innumerevoli scaloni, sale e cortili dell'Hofburg. Fantastica, non ci sono altre parole, non sarebbe guastata un po' di musica barocca. Per finire il mio giro programmavo di visitare il museo di Demel, celebre pasticceria, ove si trovano delle statue di marzapane, ma la coda mi ha nuovamente scoraggiato. Prima di tornare a casa, ormai stanca, sono passata dal museo di Schottenstift, convento benedettino di cui ho già parlato per l'organo e l'organista. Questo è stato la vera sorpresa! Non solo quadri di argomento sacro e di pittori locali, talvolta più belli di quelli del Kunsthistorisches Museum, ma anche mobili finemente intarsiati, arredi sacri degni della Schatzkammer, animali impagliati, strumenti musicali, etc. Interessante davvero!

Bella serata che si è chiusa con un'altra commovente sorpresa. Nel negozio dei padri benedettini di Schottenstift, tra libri sul San Benedetto e CD, ho trovato le caramelle ed altri prodotti di Praglia. Non ci potevo credere, un pezzettino dei miei colli, descritto poeticamente da Foscolo e Fogazzaro, ove sono fuggita spesso in bici attraverso campi di grano e canali, alla cui ombra ho sognato, studiato e pregato, è esposto qui! Con un pizzico di nostalgia, sono finalmente andata a dormire.