Monday, July 11, 2016

Casa nuova, vita vecchia (o quasi)

Tempo di aggiornamenti dalla mia "nuova" sede. Ho visto l’appartamento in cui vivo attualmente già a metà maggio, quando sono venuta in per cercare casa, ma per non più di dieci minuti. Poi l’ho rivisto quando sono arrivati i mobili, verso fine giugno, per un paio di giorni. Giusto il tempo di attaccare delle tende provvisorie. Solo dal I luglio ci vivo stabilmente. A parte questa novità, tornare a vivere a Vienna ha risvegliato le abitudini della mia precedente esperienza austriaca, scoprendo che la città non è cambiata per nulla. Davvero?!

La targa dedicata a Mahler
Camminando per le stradine del mio quartieri ho scoperto di abitare vicino a dove morì Mahler. Sembra poco. Precedentemente avevo casa vicino dove era morto Beethoven. Sono sempre nello stesso distretto, il IX, ove nacque Schubert. A due passi dalla chiesa di Bruckner, Maria Treu, nell’ottavo distretto, che ora è in unità pastorale con la chiesa che abitualmente frequento, Alser Vorstadt, per la quale Schubert compose qualcosa ed ove fu benedetta la salma di Beethoven, e Breitenfeld, ove qualche volta vado ad esercitarmi e che contiene l’organo da chiesa più grande di Vienna (ereditato dal duomo di Innsbruck). Il nono distretto confina da un lato con il primo, ove Beethoven e Mozart vissero e Vivaldi morì (piccola targa all’hotel Sacher) e dall’altro con quella Heiligenstadt che tutti associano ad un momento di sconforto del compositore di Bonn e Grinzing, ove è sepolto Mahler. Comunque ti muovi a Vienna trovi una targa che ricorda la presenza di questo o quel musicista. È pur vero che per puro caso due volte su due ho trovato casa vicino al luogo ove importanti musicisti passarono a miglior vita (per malanni loro, non perché la zona è insalubre). Chissà che porti bene, almeno musicalmente.

Insomma, davvero tutto come prima? Più o meno. Ci sono sempre il concetto astratto di pulizia (le strade sono linde, i bagni decenti, ma gli appartamenti in affitto vengono lasciati piuttosto sporchi, per tacere della pulizia negli uffici dell’università e l’odore di sudore sulla metro d’estate), la burocrazia macchinosa ma efficiente e rapida, i guidatori attenti che danno la precedenza alle bici sopra ogni cosa, i ciclisti che sfrecciano scansando miracolosamente i turisti distratti, il sovrapprezzo sui prodotti tedeschi d’importazione e l’ottima scelta di prodotti turchi, che tanto ricordano il nostro Sud, l’isolamento acustico degli edifici ed il generale silenzio che regna ovunque (i locali non parlano, non interagiscono, se uno scambia una parola o é turco o é tedesco di Germania), la fretta delle commesse nei supermercati, gli orari di apertura rigidi (specialmente il sabato, solo alcuni negozi sono aperti anche il pomeriggio e rigorosamente fino alle 18, ma in compenso i supermercati aprono spesso alle 7:30, in tempo per la colazione prima di andare in ufficio), le piste ciclabili ovunque, le targhe commemorative, i palazzi popolari (orgoglio di una città socialista da sempre), gli eventi serali estivi gratuiti, etc. etc. Per tacere dei muri in cemento armato nelle case nuove che si forano solo con punte speciali ed imprecazioni in diverse lingue. Ossia tutte le cose belle ed i difettucci di questa città che ormai mi sono familiari.

La mia pentola turca sulle piastre ad induzione
A confermare la sensazione di essere tornata indietro nel tempo ci si é messa pure l'università, con il medesimo ufficio, la stessa scrivania, le stesse persone (persino al bar interdipartimentale). Tutto uguale, senza cambiare di una virgola. La WU non si trova più qui e parte degli edifici abbandonati é ormai infestata dalla vegetazione, ma il Geozentrum é rimasto tale e quale come l'ho lasciato. Per certi versi questo quasi spaventa... In compenso mi é tornata l'ispirazione a scrivere lunghi racconti quasi gotici e ad abbozzare piccole banali composizioni musicali.


Tutto uguale? Non proprio. C'é una buffa novità. Nel mio nuovo appartamento ci sono le piastre ad induzione. Veramente belle a vedersi. Peccato che nessuna, dico proprio NESSUNA delle mie pentole vada bene. Ho dovuto correre in un negozietto vicino per trovare una pentola turca (bellissima! nel mio colore preferito!) che funzioni con l’induzione. Poco convinta ed un tantino scocciata per la spesa imprevista, ho provato ad usarla. Oh, meraviglia! L’induzione è fantastica! Altro che le vecchie piastre elettriche. È persino migliore del gas! L’acqua bolle subito, la cottura è molto più rapida ma appena si spegne la temperatura della piastra decade rapidamente. Praticamente le vecchie pentole smaltate vanno bene, le nuove in acciaio leggero o quelle economiche in alluminio no. Al momento, con una sola pentola, non posso sognarmi d’invitare amici a cena se non preparando qualcosa al forno (elettrico tradizionale) o sperimentando con il microonde, ma confido di rinnovare il parco pentole con il primo stipendio.

Wednesday, June 29, 2016

What did I learn in Brussels? - Cosa ho imparato a Bxl


English below

Come ho ripetuto più volte, sono estremamente felice di aver potuto lasciare Bxl, ma allo stesso tempo non posso non riconoscere di aver imparato molto in questi tre anni e tre mesi. Non mi riferisco di certo alle varie competenze, ma a dei sentimenti che prima non avevo mai provato. Ho appreso anche cose brutte, che avrei volentieri evitato. Ormai dalla mia nuova casa viennese, ecco dunque la lista, partendo dalle cose brutte:

Cosa avrei preferito non imparare:
- L’odio. Questo è un sentimento che non conoscevo prima di approdare qui. Non avevo mai odiato nessuno e tantomeno un posto. Invece Bxl sin dal primo giorno mi ha suscitato una repulsione tale da farmi sviluppare un vero e proprio sentimento di odio nei suoi confronti. Talmente forte da ricordare la passione per i suoi eccessi. Eppure l’ho odiata fino all’ultimo istante.
- La paura. Quella irrazionale, che con la forza della ragione si rivela ridicola, priva di fondamento, ma che allo stesso tempo porta a cambiare i propri comportamenti. Per un mese dopo gli attentati non ho preso una metropolitana ed ancora evito gli orari di punta. Eppure già due settimane dopo ero all’aeroporto. Eppure rischio molto di più di essere investita andando in giro a piedi o in bici (a Vienna).
- La diffidenza. Mi è andata bene, ma più di qualche fregatura l’ho presa. Non sono mai stata un’ingenua che crede solo nel bene negli altri, ma ora sono proprio diffidente di base. Non è l’atteggiamento migliore, perché non si può controllare tutto nella vita, però al momento parto sempre con l’idea che la delusione è dietro l’angolo, anche nei rapporti interpersonali.
- La pazienza. Non completamente ancora, ma dopo aver ipotecato la mia futura salute fisica e mentale aspettando mezzi di trasporto che non arrivano o spariscono, assenza d’informazioni, deviazioni di percorso non previste, lunghe code per la burocrazia, impiegati scorbutici ed ignoranti e commessi dei negozi imbroglioni e svogliati, call center a disco,… ho capito che non vale la pena rovinarsi la giornata. Se io ho dovuto pazientare, gli altri a catena dovranno pazientare. Ed il liberatorio augurio di andare a quel paese è sempre dietro l’angolo.

l'ultimo tramonto a Bxl
Cosa di buono ho imparato:
- Che i pregiudizi sono profondamente radicati in noi italiani e solo l’educazione e il razionalità possono combatterli. Mi sono resa conto di esserne affetta anch’io. Quando ho incontrato una giovane coppia di colore, sentendo il mio idioma ho chiesto -Parlate Italiano?- Se fossero stati bianchi probabilmente avrei chiesto -Siete Italiani?- Eppure dovremmo imparare a non giudicare una persona dall’aspetto, dal colore della pelle, dall’origine, dalla lingua o da una debolezza di comportamento. Le persone vanno conosciute, altrimenti è meglio sospendere il giudizio. Questo è possibile capirlo in posti come Bxl, ove gli stranieri sono cittadini europei da altri paesi ed i locali raccolgono diverse provenienze originarie.
- L’autostima. Nel lavoro ho finalmente capito che non sono al di sotto della media, non c’è nulla di male a considerarsi bravi talvolta (senza eccedere nella superbia) e l’umiltà in questo ambiente non paga. Purtroppo.
- Darsi da fare per cambiare le cose. In una nazione di pigri, venendo da una generazione di rassegnati, ho capito che poco o nulla cade dal cielo senza sforzo. Non mi piace Bxl? Vorrei tornare a Vienna? Bene, allora provaci! Ti senti sola? Organizza qualcosa ed invita gli amici ad uscire. Magari offri tu, così si sentiranno in dovere di ricambiare e la prossima volta saranno loro ad invitarti.

Conclusione. Bxl non mi mancherà. Devo però riconoscere che Bxl ha rappresentato un passo importante nella mia crescita. Ho imparato molto ed ho compreso che non è il posto per me. Ho incontrato persone fantastiche, che non dimenticherò tanto facilmente. Un’amica ha detto che le persone sono più gentili in paesi come il Belgio, ove si ha bisogno dell’altro per risolvere i problemi quotidiani. Questo potrebbe spiegare tutto. In ogni caso, non dimenticherò mai l’affetto ricevuto, nonostante il mio essere spesso musona e lagnosa. Allo stesso tempo spero di dimenticare presto i momenti tristi che ho avuto a Bxl.

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As said many times, I'm happy to have left Brussels. However, I must admit I learned a lot during the past 3 years and 3 months. I'm not talking about skills, but about feelings and personal growth. I've learned also bad things that I would have avoided if I could. Currently from my new flat in Vienna, here is the list:

What I would have preferred not to learn:
- Hate. I’ve never ever hated somebody or something before landing in Brussels. On the other hand, since the first day, Brussels has inspired to me a deep hate. So deep to resemble love in the symptoms. Until the last day I can say I hated Brussels.
- Fear. Irrational fear. Thinking about, it makes no sense, but it forced me to change my routine. After the attacks, I have not travelled by metro for a month and I still tend to travel off peak. But just two weeks after the attacks I went again to the airport. Actually, the probability to be run over by cars while I walk or ride a bicycle (in Vienna) is much higher.
- Suspicion. Even though I cannot really complain, I was cheated sometimes. I’ve never been naive, believing in the good nature of everybody, but generally I trust at least the institutions. Mistrust is not the best, we cannot control every detail of our lives. However, now I’m quite cautious also in relationships, expecting to be disappointed soon or later.
- Patience. Well, not really. I’ve jeopardised my mental health and well-being by waiting ghost buses and trains, looking for information, unexpected path detours, queueing for basic administration, dealing with unkind and incapable office workers, lazy salespersons, unresponsive call centres,… I learned that my health is more important. I had to wait like somebody else will wait after me. When needed, a liberating “go to hell!” is always ready.

What I’m glad to have learned.
- We Italians are deeply prejudicial. Only high education and freethinking can erase prejudice. I realised I’m also victim of prejudice. Once I met a young black couple. When I heard them speaking Italian, I asked -Do you speak Italian?- If they were caucasian, my question would have been -Are you Italian?- In Brussels, I learned that people cannot be judged by their appearance, skin tan, provenance, tongue or a bad habit. We should meet people before having an opinion about them. In Brussels, I am the foreigner, among my friends there are more people from other countries (far east and Africa included) than from Belgium from generations.
- Self-esteem. It took a lot, but now I reckon I’m not inferior. Sometimes it is good to be a bit proud of our results, without becoming arrogant. In academia, humble people have no future. Unfortunately. 
- To do what you can to change your world. I’ve been living in a lazy country, people of my age are generally resigned. Finally I got that I must do something to change what I don’t like. Nothing comes for free. Don’t you like Brussels? Would you like to go back to Vienna? Well, do something! Do you feel alone? Let’s invite friends to go out. First round on you, so they will invite you and pay for you the next time.


Conclusion: I won’t miss Brussels. However, Brussels has been an important stage in my life. I grew up. I learned a lot. I understood what makes me feeling better and where I'd like to spend the rest of my life. I also met amazing people. A friend of mine said that people are nicer in countries, like Belgium, where you must rely on others to survive. This might be the reason, then. Anyway, I will remember the love I received for free, despite my being grumpy and moaning. And I hope to forget soon the bad time I had in Brussels. 

Monday, May 30, 2016

Antipasto viennese

Qualche settimana fa sono tornata a Vienna per trovare un appartamento da affittare prima del trasloco definitivo. La ricerca si è conclusa presto con una decisione dettata un po' dalla contingenza ed un po' dal sesto senso, alla quarta esperienza di cambio casa. Non voglio, però, raccontare qui della ricerca dell’appartamento o della macchinosa burocrazia austriaca, ma bensì di tutto il resto, ossia del contorno a questo antipasto di vita viennese.

La partenza è stata dominata dal solito caos all’aeroporto di Bxl. Nonostante abbia ripreso tutto come prima degli attentati, se possibile la situazione ora è pure peggiorata. Hanno riaperto la hall partenze per alcune compagnie. Hanno rimosso la scansione a tappeto di persone e bagagli prima di accedere all’area check in, facendo controlli a campione. In teoria dovevano aver velocizzato l'accesso. Invece no! Dopo l’arrivo con l’autobus mi sono fatta tre piani di parcheggio sulla spirale generalmente usata dalle auto. Ho trascinato la valigia su passerelle metalliche o qualche gradino. Fino a trovarmi in una coda chilometrica di persone per caricare il bagaglio in una sala affollata e rumorosa. C’è voluta più di 1h di fila prima di raggiungere il desk del check in. Poi, magicamente, la coda è scomparsa al momento dei controlli della sicurezza ed al gate. Volavo Austrian, quindi con bevanda e snack inclusi, accoglienza con musiche “viennesi” (Mozart e famiglia Strauss… va bene, quest'anno si celebrano i 100 anni dalla morte di Franz Joseph, ma vi sembra il caso di mettere il "Kaiser-Walzer") ed un bel Grüß Gott. Arrivo puntuale, la valigia mi aspettava, il treno è arrivato pochi secondo dopo di me e la città era inondata dal sole. Tutto liscio, compreso l’arrivo alla casa della mia Gastgeberin nella tranquilla zona oltre Danubio.

Ero stanca e con un bel mal di capo dallo stress degli ultimi giorni brussellesi (ero appena tornata da un’escursione in Germania ed avevo risposto a non so quanti annunci di appartamenti in affitto). C’è voluto un po’ per rientrare nell’atmosfera viennese. Giusto il tempo di una fetta di torta (Topfenstrudel) ed una tisana alle erbe (Kräutertee) nella mia catena di panifici preferita. Wi-Fi gratuito, signore anziane che chiacchierano di nipotini con la familiare cadenza locale, signore che legge il giornale mentre sorseggia un caffè, il classico bicchiere di acqua del rubinetto (Leitungswasser) ad accompagnare le bevande calde,…  un tranquillo pomeriggio di domenica. Pian piano mi sono ricordata anche di quanto abbia sentito la mancanza della tradizione della torta con il tè/caffè del pomeriggio.

Il giorno dopo è iniziato il giro delle visite, ma ho avuto tempo anche per assaporare altre cose che mi erano mancate e di cui non mi ero resa conto. Solo per confronto con Bxl, pure ciò che davo per scontato è diventato una preziosa virtù di Vienna. Come il silenzio nelle stazioni della metro e sui mezzi. I marciapiedi lisci lisci e puliti. Le cassiere veloci come fulmini. Il pane con i semi di papavero, i dolci locali, i panini con l’immancabile cetriolino ed il burro. Il candore e la luminosità del Geozentrum (l’università). La bellezza dei monumenti, tra storicismo ed autentico rococò. Il suono della metropolitana in partenza. La voce degli annunci delle stazioni, voce che votai all’epoca, per sostituire la voce maschile con marcato accento viennese che si udiva fino a qualche anno fa. Il tram che si ferma in mezzo alla strada e le auto che si fermano dietro per lasciar passare i pedoni. L’occhiata alla pista ciclabile per non essere investita. Le chiese sempre aperte, con i banchi con l’inginocchiatoio, l’odore d’incenso e l’organo in cantoria. Le cene economiche ed abbondanti nei ristoranti del centro, oltre ai meno pranzo a prezzo fisso. La tradizione della mensa dell’università con pesce di venerdì ed almeno un giorno con opzione vegetariana “dolce” (letteralmente, tipo crepe con la marmellata). L’acqua del rubinetto buona e gratis ovunque. I bagni pubblici o nei locali in stato decente (l’impatto a Bxl non era stato così felice sulla questione). La pessima abitudine di fumare nei locali. L’odore di sterco di cavallo sul selciato tra Stephansplatz e Hoher Markt. Il familiare suono delle campane, vere campanone, allo scoccare dell’ora. La scale di scorciatoia tra le terrazze fluviali nella zona attorno al Donaukanal. Le lunghe camminate in centro, tra Graben e Kärtnerstr., mescolandosi tra locali e turisti. Il vento costante, soprattutto lungo il Danubio, a tratti caldi ed a tratti gelido. Il panorama delle colline della Wienerwald a far da cornice alla città. Insomma, mi è mancato ogni singolo sasso di Vienna.

Un amico mi ha detto di trovarmi ringiovanita. Sono bastati alcuni giorni in città per recuperare il sorriso. È stato rassicurante scoprire che tutto sommato Vienna è cambiata poco in questi anni, almeno nelle caratteristiche principali. Sicuramente ci sono meno sicurezza, più sporco e prezzi più cari, ma siamo ancora anni luce rispetto alla situazione quotidiana di Bxl. Pregi e difetti sono rimasti. Non è svanita la chiusura mentale che tanto m’irritava e che speriamo non porti a conseguenze preoccupanti per la politica futura. A Vienna il tempo si ferma. Si trova in una distorsione dello spazio che provoca un forte rallentamento dello scorrere del tempo. Questo contribuisce anche al suo fascino. Come un monumento riprodotto in una sfera di vetro con la neve finta, immutabile, congelato in un attimo.

I miei amici sono cambiati? Non proprio. Ci sono delle novità, tra bimbi e mici la comunità si è allargata di un bel po’, ma in fondo in fondo le persone sono le stesse. Anch’io sono “tornata” quella che ero. Senza dimenticare l’esilio brussellese che tanto mi ha insegnato, ma fondamentalmente sono sempre la stessa. In questi giorni a Vienna ho rivisto parecchi amici (e molti ne vedrò al ritorno stabile, per mancanza di tempo ora), più di quanti ne incontro abitualmente a Bxl in tre mesi. Eppure ero ospite da un’amica un po’ fuori dal centro. Eppure lo scopo principale del mio soggiorno era vedere appartamenti. Perché a Vienna è così facile uscire con gli amici? Non sono solo andata a mangiare fuori (i prezzi sono comunque più bassi che a Bxl) ma sono spesso stata ospite di amici per un caffè o un pranzo. Quand’ero a Vienna avevo anch’io spesso ospiti. C’è un’aria particolare, che invita al “salotto”, che sia in un caffè storico del centro o in qualche catena o in un appartamento privato. A Bxl no ed ancora non capisco perché. Gli inviti restano evasi e scarseggiano nell’altro senso, se non per cose organizzate nei minimi dettagli e decise con un doodle, salvo poi dover essere cancellate causa sciopero dei mezzi.

Al ritorno a Bxl mi sono risultati insopportabili tutti quei piccoli inghippi che mi avevano tanto irritato appena arrivata e con cui con il tempo avevo imparato a convivere. Questo problema ha colpito anche un'amica dopo un lungo giro tra Italia e Romania. Persino in confronto con Roma Bxl risulta brutta, maleodorante e con servizi carenti. Mi ha consolato vedere di non essere la sola ad avere questa impressione. Chi vive da tempo o da sempre a Bxl non se ne rende conto, ma chi ha vissuto altrove si trova inevitabilmente a fare un confronto. Pazienza, tra qualche settimana me ne andrò e progressivamente dimenticherò tutte le arrabbiature prese qui. Spero!

Saturday, April 23, 2016

Ultimo viaggio a Sudest.

Con buona pace dei Leghisti, il Veneto si trova a sudest rispetto Bxl.  Se non ci saranno imprevisti, quello di qualche settima fa sarà stato l’ultimo viaggio in aereo verso casa partendo dal Belgio, perché i ritorni successivi saranno in direzione sud-ovest, partendo da Vienna. Viaggio programmato da tempo, dopo la Pasqua a Bxl, per festeggiare in famiglia i compleanni. Nulla di triste o malinconico. Tranne partire ed arrivare a Zaventem, nell’aeroporto appena riaperto. In realtà è filato tutto liscio, si sono organizzati molto bene. Gli unici segni visibili di quanto accaduto sono le vetrate rotte, le aree chiuse ed il checkin in capannoni d’emergenza. Brussels Airlines ed il personale dell’aeroporto non solo si sono adoperati per riaprire lo scalo prima possibile riducendo al minimo i disagi ma anche per operare voli piacevoli e puntuali. Nonostante lo spettro di uno sciopero a sorpresa dei controllori di volo e nonostante il clima di tensione dato dall’onnipresenza dell’esercito armato fino ai denti. Al contrario, l’aeroporto di Venezia ha confermato di non essere all’altezza, con il suo solito caos, affollamenti disordinati, ritardi nella consegna dei bagagli e personale addetto alla sicurezza che preferisce chiacchierare in dialetto (o quasi) invece che seguire i passeggeri alla scansione dei bagagli. Peccato, perché Venezia è sempre bella e la laguna dall’alto in un giorno di sole è magnifica.

Sottomarina. I murazzi.
Di questo viaggio a sudest, il giro a Bologna per rivedere un’amica e collega ha lasciato le impressioni più colorite. L’intercity dell’andata era in ritardo (20 minuti) ed il regionale veloce del ritorno era gelato in modalità freezer. Almeno  sul piano ferroviario nulla è cambiato in questi anni. Il treno era pieno di cinesi, questa è una novità per me. Il mercato della Montagnola ospitava anche banchi africani, come 15 anni fa quando vi comprai un portamonete che ancora uso. In stazione ci hanno chiesto informazioni in inglese. Fantastico! Bologna si sta avvicinando alle città europee multiculturali e variegate come Bxl. Pia illusione. È bastata una passeggiata verso il centro per capirlo. Bologna la rossa, con le decine di km di porticati, l’ironia sagace, l’università, etc.… era disseminata di banchetti della Lega Nord.


I colori ed il vento caldo di Sottomarina non possono mancare. Un vero anticipo d’estate, con tanto di folla a passeggio sulla spiaggia e di lunghe code in auto sulla via del ritorno. In chiesa ho avuto per un momento l’impressione di essere ancora a Bxl, grazie ad un sacerdote di colore con un forte accento francese. Anche qui, però, l’illusione è durata poco. Il primo canto urlato al microfono da una cantante improvvisata, martoriato all’organo da un suonatore della domenica, lo stile da Sanremo più che da chiesa ed il silenzio da parte dell’assemblea. No, è Italia, Veneto, a tutti gli effetti.

Il bosco fiorito.
Dal mare alla montagna. Letteralmente. Il giorno dopo la gita a Chioggia, siamo saliti a Lavarone. Non c’è più neve, la primavera sta per esplodere, tanto che il sottobosco fiorito mi ha ricordato quello di Halle, in Belgio. Veramente no, perché lo spettacolo profumato era solo per me e papà. Nessuno in giro. Mentre ad Halle si fa fatica a fotografare un angolo senza persone nei giorni di sole. A Lavarone invece regna la desolazione assoluta dalle case vacanze chiuse in giorno settimanale fuori stagione.

Finalmente veniamo al mio paese, Montegrotto. Anche qui i panorami felici si sprecano in questa stagione, con i colli a far da cornice, tra vestigia romane ed alberghi di lusso. Il quadretto è completato dalla diffusione del dialetto locale, che ancora comprendo ma che mi rifiuto di parlare quando sono a casa. Poi ci si mettono un supermercato chiuso per sciopero, una commessa poco collaborativa e le lunghe attese per sbrogliare inghippi postali (sia di persona sia per telefono, con affermazioni contrastanti ed inutili lungaggini burocratiche per un errore loro). Sembra di stare ancora a Bxl.  O forse è Bxl che sembra Italia? Già, con l’unica differenza che al mio paese posso anche rispondere per le rime nell’idioma a me familiare, mentre in Belgio, anche conoscendo una delle lingue ufficiali, si rischia sempre di usarla con la persona sbagliata. Ancora più frustrante che veder saltato il proprio numero in coda in panificio (non è successo, per fortuna).

Nel complesso, però, mi sono proprio goduta la vacanza. Per la prima volta da lungo tempo non mi sono messa al computer per lavorare nemmeno un giorno. Ho goduto della compagnia di parenti ed amici, ho rispolverato la bici, il pianoforte e l'organo digitale ed ho rieducato il palato ai sapori della cucina di casa.


P.S. Da quanto scritto sembra che abbia avuto sempre in mente Bxl durante questa vacanza. Non è vero. In realtà i parallelismi mi sono venuti in mente solo ora. Non era quindi nostalgia, anzi, al contrario, è la prova di quanto Bxl mi ricordi l’Italia e quanto questo m’innervosisca.

Sunday, April 3, 2016

Easter in Brussels

Since I moved abroad, during holidays either I go home or my parents visit me. This year I decided to stay in Brussels, as I’m going to celebrate some family birthdays at home a little later. When I started writing down this chronicle of the Holy Week in Brussels, I couldn’t imagine what would have happened. The plan was working until Friday morning, going to the church on Thursday evening, Friday afternoon, and Sunday morning, and going to Bruges by train with a colleague on Easter Sunday. Obviously only part of the plan was exploited.

centro commerciale addobbato per Pasqua, qualche anno fa
The Palm weekend has been quite busy with (German) church music. On Saturday, I actively took part to a concert (playing and singing in the choir, here the description in Italian), preceded by a whole weekend in a monastery in the Eifel region. On Palm Sunday, I accompanied with the organ both masses, the second one together with the brass band, whose conductor will soon leave Brussels to go back to Germany with his family. This will represent a great loss for the musical life of the two German-speaking churches in town.

The working week began as usual. On Tuesday morning, before going to the metro station, I checked the news and the world stopped. Everybody knows what happened in Brussels that morning. I spent hours reassuring relatives and friends that I was safe and checking that my colleagues and friends in town were safe as well. I must admit that I was touched by the interest of so many people… but Italy. The embassy never contacted me to know whether I was alive or not, even though I’m regularly registered as resident. I went from denial (cannot be true, not Brussels, every other place is more likely a target than Brussels, which symbolises the whole Europe) to anxiety. Finally I partly reached the Belgian resilience. However, not that quickly. Because I’m Italian. The fast come back to normality surprised me even more than the attacks themselves. The way the news were shown helped a lot. In Italy, we are fond of drama. Here, not. We have been spared the most dramatic images. The reaction was not of violence, but irony. I will probably never understand Belgians, but I deeply admire them!

Manneken Peace. La reazione belga in tempi non sospetti.
Maundy Thursday. I went to work on foot. It’s 4.5 km one way, 9 km a day. I needed to walk after two days locked at home. The city was pretty much unchanged, stuck in traffic jams. The metro was partly disrupted but run already in many stations, with additional security checks. The university was almost deserted, without students, but most of my colleagues were present. The ecumenic service planned in the German church was a kind of dinner. When I saw the tables, I felt overwhelmed and I left. Despite the great welcome of the community, I’m a foreigner. It is too difficult to translate thoughts and feeling in another language. Too different ways to think and react. Good Friday. On the morning I worked from home. In the afternoon I attended the catholic service in the German church. I particularly appreciated the sermon, which helped me to feel finally “ready” to prepare myself for Easter. Easter Saturday was spent on baking and cooking. On Sunday early morning, despite the time change, I went to the ecumenic service at 6 am. No public transit available. I walked through the dark and quiet district where I live. No cars, but singing birds. Under heavy rain. Eventually, candles in the church preceded the sun. That’s Easter!  It followed a late lunch with friends, not far from a busy square of Brussels, with the usual flea market. Like nothing has happened. I spent Easter Monday at home, working and cleaning.


The first week of Spring Holidays brought two surprises at work. First, an award certificate for the funding I received in Austria. (Ah, Vienna! Where a PhD is addressed like a baron and a research project is awarded like a royal privilege). Second, the book I co-authored, about Italian women living abroad. These are signs that it’s time to move on. Next week I should fly to Italy and they are doing their best to reopen the airport. Scrolling down my Fb posts, I realised that on March 22nd 2013 I signed the rental agreement for my first apartment in Brussels, the formal beginning of this experience. What I did and learned in the past three yrs I didn't do in the previous 33. On March 22nd 2016 I realised that I still hate Brussels, like the first day, and this won’t change. However, at the same time, I developed a kind of affection for Belgium. I cannot say I will miss it, but at least I acknowledge the importance this place has had in my life.  

Sunday, February 21, 2016

E noi Italiani?

Nel confronto tra Belgi ed Austriaci non ho mai citato i miei connazionali. Come mai? Perché il confronto era tra abitanti dei paesi ospiti ove ho vissuto/vivrò. Gli Italiani non c’entrano. Ormai la nostalgia del mio paese è in qualche modo superata, il numero di persone che rivedo quando torno per una visita si riduce di volta in volta, perché gli amici hanno intrapreso le proprie strade e con altri grazie ci si sente più ora con i moderni mezzi di comunicazione che quando ci si frequentava regolarmente. Non mi mancano i connazionali? A Bxl non c'è pericolo, perché ovunque ci si giri si ode il nostro idioma. Mi aspetto una simile invasione anche a Vienna, considerando l'andamento degli ultimi anni. È pure vero che ci comportiamo in modo diverso quando siamo all’estero. Allora mi domando, che immagine diamo in Italia ad un ipotetico immigrato europeo? Sorvolo sull’efficienza dei mezzi pubblici, sulla pulizia (paradossalmente siamo messi molto meglio di quanto si pensi in genere), sulla sicurezza, etc. Non intendo confrontare i servizi, ma il comportamento della popolazioni nelle grandi città nelle stesse situazioni analizzate nel post precedente. Ovviamente per scherzo! Che nessuno si offenda!
Ordinaria follia sulla metro di Roma. Foto da Repubblica.
Trasporti pubblici. Se da un lato abbiamo il difetto dei Belgi, ossia di tentare di salire prima di far scendere gli altri passeggeri (ma più a Roma che a Milano), dall’altro siamo sempre disposti a dare informazioni e consigli anche non richiesti. Gli autisti di autobus e tram non sono il massimo della cortesia, ma provate a mettervi nei loro panni, tra traffico, gente che non paga il biglietto, prepotenti, parcheggi selvaggi, etc. L’accessibilità è un punto dolente, ma in genere ci diamo da fare per essere d’aiuto. Dal punto di vista del rispetto del vicino siamo a livelli preistorici, ossia dobbiamo ancora scoprirlo: telefonate ad alta voce con dettagli intimi sono all'ordine del giorno su treni ed autobus. Parlare altre lingue è un’utopia. Talvolta pure l’Italiano è una rarità. Ricordo che recentemente a Roma il sito dei trasporti pubblici ha scopiazzato quello di Londra senza sostituire “London” con “Rome” (link) e che anni fa tradussero metropolitana con “anderground” (link)… proprio alla romana. Insomma, siamo la versione allegra di Bxl: con un sorriso riusciamo a far perdonare dei comportamenti imperfetti.

Al ristorante. Camerieri gentilissimi, anche se poi magari ti fregano sul resto o fanno le boccacce se non lasci la mancia (nonostante in Italia servizio e coperto siano già inclusi). Accomodanti, talvolta non nel modo che il cliente vorrebbe (-scusi, avevo chiesto la pizza senza salsicce- -ha ragione, signora, correggo subito- ossia porta via il piatto, toglie i pezzi di salsiccia con le mani e lo riporta). Appena hai in mano l’ultimo boccone si presentano con “desidera altro?”. Tutto questo parlando la lingua locale. Non oso immaginare le risate e l’imbarazzo con altre lingue. A Venezia, con una coppia di giapponesi, c’era da vergognarsi di essere italiani per le battute in dialetto, convinti che non capissero, ma anche con amici italiani provenienti da altre regioni. In generale direi più simili ai Viennesi, arroganti, ipocriti e con l'aggravante delle prese in giro alle spalle. La situazione spesso cambia appena si lasciano le grandi città o i ristoranti turistici, per trovare persone sinceramente accoglienti. Ecco, mi manca il baretto dietro al dipartimento con il tipo che appena mi vedeva diceva -orzo in tazza grande con cannella.-

Tipica pausa caffè, al bar.
 Al supermercato. Qui vinciamo noi. Alla cassa ci sono persone efficienti con il giusto ritmo, né troppo ansiogene e veloci, come in Austria, né troppo lente e rilassate, come in Belgio. Pure l’organizzazione dei prodotti ha un ordine logico che non ho ritrovato da nessuna parte. Magari sembra logico a me che ci sono abituata, ma la carta igienica in fianco alla marmellata (come visto in Germania) non ha molto senso, su…

Per strada. Niente da dire, la copia sputata dei Belgi, anche peggio se possibile. Così come nelle Fiandre qualcuno si salva, nel nord la guida è meno stressata ed i ciclisti sono meno sconosciuti, ma in genere un gran caos. Più ci si sposta verso sud e più l’uso della bicicletta diventa un rischio. Il parcheggio selvaggio è trasversale. In anni di guida in Italia ho sviluppato il complesso dell’auto piccola, ossia alle rotonde con un'utilitaria non riesco mai nemmeno ad immettermi. A Padova, mica a Milano! Inoltre esiste ancora il pregiudizio che donne ed anziani con cappello in testa siano degli ostacoli da superare, anche quando corrono già più del consentito.

Richiesta informazioni. Gentili, ci dilunghiamo in spiegazioni anche quando non sappiamo la risposta. La questione lingua resta il nostro punto debole, ma tra gesti e l’inglese delle nuove generazioni ce la caviamo alla grande. I turisti si lamentano, chi di noi balbetta inglese lo fa male, tanto che pure le scritte sembrano tradotte con google (vedi esempi sopra). Sul treno, pieno di tedeschi che magari spiccicano due parole d’italiano, ho sentito un ferroviere rimproverare delle signore rimaste sedute invece di scendere a Padova, ove il treno era limitato, con un “treno no go Venexia”. L’esperanto è la nostra lingua, ossia nella speranza di essere capiti. 

Traffico a Napoli, con scooter che sfrecciano tra le auto.
 Polizia. Argomento spinoso, perché dipende dalla persona e dalla situazione. Non credo esista un comportamento generale. L’anomalia nostrana è l’avere diversi ordini di “controllo pubblico”. Un turista sarebbe sicuramente perso tra Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, etc. Poi aggiungiamo pure la Polizia Municipale… Negli altri paesi queste sono suddivisioni, non organismi indipendenti. Stesse divise, più o meno, e direttive generali. Per quanto riguarda il comportamento si passa da quelli che si concedono battute pesanti al passaggio di turiste scollacciate a quelli che pagano di tasca propria il taxi per far rientrare una ragazza evidentemente alticcia e si assicurano che non le succeda nulla di male, da quelli che manganellano a destra ed a manca durante una manifestazione pacifica a quelli che evitano lo scontro e stringono la mano ai manifestanti. Siamo il popolo delle reazione estreme. In genere, però, tolte alcune mele marce, qualsiasi rappresentante dell'ordine pubblico si rivela d'aiuto e comprensivo nelle situazioni d'emergenza. In fondo è quel che conta.

Conclusione. Siamo più simili ai Belgi che agli Austriaci, nonostante la vicinanza geografica con questi ultimi. Per certi aspetti dovremmo imparare dai Viennesi (vedi il traffico ed il comportamento sui mezzi pubblici), per altri dai Brussellesi (multiculturalismo e conoscenza delle lingue straniere), per altri ancora è bene mantenere la nostra peculiarità. La mentalità generale è un tantino chiusa, più al nord che al sud, bigotta e razzista. Siamo ancora figli di una società servile ed ipocrita, per cui non facciamo qualcosa per rispetto ma solo se ci ritorna un beneficio (vedi recente penoso esempio delle statue coperte). L’essere importanti ai nostri giorni significa essere “famosi”, ossia essere comparsi in tv o  essere in politica (il famoso "lei non sa chi sono io!"). L'equivalente dei titoli nobiliari ed accademici per gli Austriaci. In sostanza, quel che mi manca degli Italiani è il modo di reagire alle situazioni quotidiane, che sia con una sfuriata teatrale e colorita o con una battuta accomodante.

Friday, January 29, 2016

Belgians vs. Austrians

Obviously a comparison between Brussels and Vienna would be unfair, but also comparing Belgium and Austria would make no sense, as geographically different. On the other hand, I always say that when I leave Brussels I will miss the people. This implies a superiority of Belgians with respect to Austrians (or better, Viennese). It is true? Just for fun (don't take me serious here), I compare the general behaviour of inhabitants in common situations in their respective capital cities.
On public transits. Austrians do not need to validate their ticket every time. Belgians should do, but often they do not and the driver simply does not care about. Austrians stand in front of the door during the journey and do not move in more empty areas of the bus or tram. Belgians do the same. Belgians stand in front of the door also when the bus or train stops, not caring about people who have to get off. Austrians have learned to clear off the exit. Austrians stand on the side of the door when the tram or bus arrives, waiting that passengers get off before getting in. Belgians try to get in before the passengers in the bus or tram can get off, extending the time required at the stop. Most of public transportations in Vienna are accessible to everybody, but when there is an old tram, with steep steps, people and the driver are ready to help mothers with strollers, elderly people, or whoever needs help. In Brussels, who has mobility limitations needs a car or a taxi: buses stop too far from the pavement to use the dedicated platform, some tram lines have only old cars, with steep steps, in many underground stations there are no lifts and escalators often do not work. People are too distracted, with the nose in their smartphones, to see who needs help. Drivers sometimes even close the doors when people with difficulties are still on the doorway. On escalators, Austrians stand on the right side and walk on the left, if you stand on the left they yell at you. Belgians often do not even realise that somebody tries to overtake, but apologise and move to the side as soon as you ask way. Drivers are kind and answer to stupid questions also in English on Austrian transportations, but are really dumb and often do speak just French in Brussels. Belgians vs. Austrians, 0:1

At the restaurant. Belgians are kind, always illustrates the suggestions for the day, come for the order only when you call them, don’t bother when you finish, bring the bill only on request, and do not expect a tip. Viennese can be quite rude, as soon as they realise you are a foreigner they insist for the tip, remove your plate as soon as you take the last bite and if don’t order something else they bring immediately the bill. Generally prices are lower in Austria than in Belgium, but this does not justify a similar behaviour. Belgians vs. Austrians (Viennese) 1:0


At the supermarket. Belgians are extremely slow, not organised at all, and talkative with everybody. Austrians are super fast, become nervous quit easily if they have to wait, but everything is smooth and precise. Honestly, I don’t like these extreme behaviours, I get nervous in Belgium because too slow and stressed in Austria because too rude and fast. Belgians vs. Austrians 0:0

 
On the road. Austrians drive quite good. Bicycles have the priority over other vehicles, but also over pedestrians. For this reason, bicyclists might be quite arrogant and travel too fast on the dedicated lanes. Belgians drive like crazy. Park everywhere, bumping into the other cars to get a larger place or simply jumping on the pavement for an easier parking, not considering pedestrians or cyclists. Bus and tram drivers are not much different, though. Belgians vs. Austrians 0:1

Asking information. Belgians are extremely kind. In Brussels, most of the people I asked to were foreigners. I was asked many times, too. However, also my experience in Flanders, where there are more locals, is extremely positive. Generally people understand and speak also other languages than Dutch or French (with some exceptions). Austrians, outside Vienna, are also extremely kind. Young people speak English and Italian is a common language close to the border. In Vienna, there are a few locals and they are not always much kind, especially with foreigners or tourists, because always in a hurry, but if you ask in German to elderly people they tell you also a lot of interesting facts about the place. Belgians vs. Austrians 1:1


Midi vs. Naschmarkt
 Police officers. Belgians can be hard, but are generally relaxed, kind, ready to help and provide information, even making jokes, and speak French and Dutch, sometimes also English and German in town. At the border or at the airport they are perhaps also too relaxed… they chat to each other, like Italians, rather than seriously checking what is going on. Austrians are efficient and helpful in Vienna, do not speak much English but are not annoyed by touristic information. However, police officers at the border are really rude and often clearly racist. Strict on rules, especially with foreigners. Even if Belgium has failed an efficient control on the borders, just considering the approach, Belgians vs. Austrians 1:0

Conclusions. There isn’t an objective superiority of Austrians or Belgians. Both of them have faults and good points. The people I will really miss are those I work with, those I know much better, not the average Belgian or the many foreigners that live in Brussels. For the same reason, I missed a lot the Austrian efficiency but I don't like the average Viennese, even though people are more helpful when necessary in Vienna. Clearly, Belgium is more open minded than Austria. In many situations in Vienna, I had a privileged treatment because able to speak basic German and because with a PhD. I can understand the issue related to the language, very often I feel frustrated not to be able to express myself in French, but I find extremely stupid to consider people differently, depending on their academic qualification or noble title. Therefore, I think, sometimes I will miss Belgians... but not riding my bike in the city.