In Italia, presi dal commentare il risultato delle elezioni politiche, ci si è dimenticati di quelle presidenziali in Austria. Che è successo dall'altra parte delle Alpi?
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Sunday, October 23, 2022
Tempo di elezioni 2: risultati
- È stato riconfermato il presidente uscente, Alexander Van der Bellen, ufficialmente dei Verdi (https://bundeswahlen.gv.at/2022/).
- Ha ottenuto la maggioranza assoluta (con quasi il 57% dei voti), facendo risparmiare all'Austria un ballottaggio. Il candidato arrivato al secondo posto, sostenuto dall'estrema destra, non ha raggiunto il 18%.
- La vera notizia è che al terzo posto è giunto il giovane (35 anni) Domink Wlazny, nome d'arte Marco Pogo, cantante, laureato in medicina, fondatore del Partito della Birra (ma alle elezioni presidenziali ci si presenta come individui e non come partiti, tanto che alcuni candidati non avevano un partito a sostenerli). Il ragazzo, che all'inizio della sua carriera politica si faceva conoscere con provocazioni a iosa, nel frattempo ha deviato verso la serietà. Sembra che il suo scopo fosse farsi conoscere anche al di fuori di Vienna (ove è nel consiglio comunale del suo quartiere) in vista di future elezioni politiche e che gli sia riuscito, ottenendo i voti soprattutto dei giovani.
- Il candidato no-vax, il cui partito aveva avuto un exploit nelle consultazioni locali nell'Alta Austria l'anno scorso, ha raggiunto appena il 2%, appena poco di più dell'ultimo in graduatoria dei sette candidati, un imprenditore sui generis.
- Solo poco più del 65% degli aventi diritto ha votato.
- Poche novità sulla ripartizione dei voti, la Carinzia si è confermata più a destra della media austriaca e Vienna più a sinistra.
Per quanto riguardo la rielezione di VdB, appoggiato da quasi tutti i partiti, l'unico commento mormorato da molti a mezza voce è che ora, non potendo fare altri mandati, si sbilanci maggiormente nelle questioni di politica interna ed estera. Finora, la vera critica mossagli è stata la sua estrema neutralità, ai limiti dell'apparente disinteresse. Personalmente, invece, ho apprezzato molto questo suo equilibrio, il non lasciarsi trascinare nelle polemiche ed il pensare sempre in modo "inclusivo", rivolgendosi nei discorsi non solo ai cittadini austriaci, ma anche a coloro che vivono e/o lavorano in Austria e che quindi contribuiscono alla vita del paese.
Sul risultato delle elezioni in Italia c'è poco da commentare. I giornali sono già pieni di analisi prevedibili e di critiche alle intenzioni. Quasi nulla di tutto questo borbottio sterile arriva in Austria. Fratelli d'Italia qui è definito senza tanti giri di parole partito post-fascista. L'Austria ci ha preceduti nell'avere un primo ministro (cancelliere) donna, con la Bierlein, cancelliere del primo governo tecnico austriaco solo qualche anno fa. Fanno più notizia la dichiarazioni rassicuranti della Meloni sull'appartenenza a UE e NATO che l'elezioni a presidenti di camera e senato di Fontana e La Russa, rispettivamente. Nomi qui semi-sconosciuti. Idem per i ministri.
Se posso permettermi un commento è verso pseudo-giornalisti che riempiono i giornali con elucubrazioni sullo stile di abbigliamento del futuro capo di governo, con speculazioni sugli alleati, critiche su quello che non farà come presidente del consiglio ma che dovrebbe fare come rappresentante del genere femminile, etc. Credo che tre quarti di tali "distrazioni" siano solo dovute al fatto che si tratti di una donna, attacchi più o meno subdoli che arrivano non solo dai banchi dell'opposizione. Politicamente non è affatto il mio ideale, ma quel che leggo in questi giorni (e che già filtro molto) mi fa venir voglia di lasciare il Paese più del risultato stesso delle elezioni. Ah, no, vivo già all'estero. Continuo sempre a sperare che la mentalità in Italia cambi e che una persona venga valutata per quanto fa, non per il genere. In ogni ambito, si usa ancora un metro diverso se si ha a che fare con una donna.
Thursday, September 8, 2022
Tempo di elezioni
Da una parte e dall'altra delle Alpi, l'autunno quest'anno porta elezioni, oltre ai rincari di elettricità. gas e carburanti (gli altri si protraggono da mesi ormai e non fanno più notizia). In Italia si vota per un nuovo parlamento, con una legge elettorale alla prima verifica popolare, in Austria si vota per il presidente della repubblica, che qui viene eletto direttamente dai cittadini (ma conta né più né meno dell'equivalente italiano, invece votato dal parlamento).
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In Austria, cominciano a comparire i manifesti elettorali. Quest'anno numero record di candidati, ben 7. Ammetto di prenderne in considerazione solo tre: il presidente uscente, dei Verdi, che si ricandida, l'oppositore di destra e l'outsider, un giovane medico-rocker, fondatore del partito della birra, che al di là delle provocazioni ha delle idee serie (ma dovrebbe eventualmente fare il cancelliere, non il presidente della repubblica). I restanti quattro non hanno particolare rilevanza e non arriveranno di sicuro al ballottaggio. In ogni caso, qui non posso votare, nonostante vi ci viva (con un'interruzione) da più di 12 anni ed abbia ottenuto il permesso di soggiorno a tempo indeterminato. Dovrei prendere la cittadinanza, rinunciando a quella italiana, aspettando tempi burocratici biblici e sborsando qualche migliaio di euro tra traduzioni giurate, documenti autenticati ed autorizzazioni. Il problema è che circa un terzo dei residenti a Vienna non può votare. Nella maggior parte dei casi non si tratta di Turchi, Polacchi o ex-Jugoslavi, ma di Tedeschi di Germania ed altri Europei. I vari partiti politici, a parte la destra, si stanno battendo affinché chi avrebbe le condizioni per chiedere la cittadinanza possa registrarsi per votare, pure non diventando ufficialmente austriaco.
Tema complesso. Fino a quando dovrebbero avere diritto al voto gli espatriati? È sufficiente avere un passaporto italiano per poter decidere i rappresentanti del paese in cui non si vive più? Lo stesso vale per gli austriaci che da decenni vivono altrove. I tedeschi che non risiedono in Germania per più di 15 anni perdono il diritto di voto e quelli che ancora possono votare devono farlo a proprie spese postali. Giusto per avere un'idea di come funziona più a nord. Non avrebbe più senso poter votare nel paese in cui si vive da tempo? Nella vita quotidiana, sarò più influenzata dalle leggi italiane o da quelle austriache? Pur non sentendomi abbastanza austriaca per diventarlo ufficialmente, seguo più la politica locale di quella italiana ormai.
Saturday, December 11, 2021
Quando l'Italia viene citata come esempio dall'Austria
Solitamente alterno i post in italiano a quelli in inglese. Ora tocca nella lingua dei miei avi. Il 2020 è stato l’anno della tristezza in Italia, con l’esplodere della pandemia, i carri militari carichi di bare, il Papa nella solitudine di una piazza San Pietro vuota, sferzata dalla pioggia e dal vento. Il 2021 è stato l’anno del riscatto italiano, non solo grazie alle vittorie sportive e musicali dei nostri connazionali, ma anche per la buona gestione della pandemia (fino a qualche settimana fa) che ha portato il paese ad essere citato persino dagli orgogliosi austriaci come esempio.
| Le nostre bandiere affiancate a Schottetor |
Il governo tecnico era solo di transizione, per indire nuove elezioni. Da gennaio 2020 torna al governo Kurz, l’unto dal Signore secondo più di qualcuno, anche sacerdote, alleato con i Verdi. E qui comincia il "valzer del cancelliere" (brano appropriato, dato il paese). Coinvolto in indagini sul suo conto, decide di fare un passo "di lato", come ha detto, indicando nel ministero degli esteri, Schallenberg, il suo successore. Scelta che il presidente della repubblica non ha potuto far altro che avallare. Dopo nemmeno due mesi (esattamente 56 giorni), travolto dalle indagini e dal ritiro dell’immunità parlamentare nei suoi confronti, oltre alla responsabilità di essere divenuto padre, Kurz decide di ritirarsi completamente dalla vita politica… indicando Nehammer, ministro degli interni, come prossimo cancelliere, sottintendo che Schallenberg dovesse dimettersi. Cosa ovviamente accaduta.
| Lo stesso, ma in Italia |
Ecco il punto dolente. L’Austria è una repubblica dal 1918, ben prima dell’Italia (1946), eppure sembra che viva ancora ai tempi dell’impero, o meglio, dell’imperatore Franz Joseph (il marito di Sissi, per quelli che non sanno chi fosse Cecco Beppe). Chi mi conosce penserà: ci risiamo! ora ricomincia a lamentarsi dell’Austria dopo averci voluto tornare con tutte le sue forze. Beh, non mi sto lamentando affatto. Sono contenta di restare qui. Medito soltanto sulla politica del paese vista con gli occhi di un’immigrata, proveniente da una nazione vicina che non è mai stata considerata esemplare. Una volta tanto, dovrebbe essere l’Austria ad imparare qualcosa dall’Italia. Forse. Purtroppo, col mio solito ottimismo, temo che l’Italia tra poco farà qualcosa che mi farà rimpiangere di aver scritto tale frase.
Wednesday, May 13, 2020
De captivitate
La reclusione incattivisce. Ce lo siamo dimenticato, l'abbiamo volutamente ignorato, tutti presi a confidare nel cambiamento in positivo dell’uomo dopo questa esperienza. Figurarsi! Ce l’hanno insegnato non solo i carcerati, ma anche gli animali che teniamo in gabbia. Stare chiusi e non poter uscire (quindi non per scelta di vita) non nobilita l’uomo, non si diventa santi ed asceti, ma si riscoprono egoismo, invidia e cattiveria gratuita. I “buonisti” che ora incitano all’odio contro gli "haters" si mettono allo stesso livello. Ignorare sarebbe la risposta migliore. Dobbiamo per forza scaricare la rabbia e la responsabilità di qualsiasi ingiustizia (a parer nostro) su qualcun altro. Mi ci metto in mezzo anch’io, l’insofferenza per chi la pensa in modo diverso è aumentata esponenzialmente.
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| da qui |
Ciò comporta la fine dell’altruismo, della generosità?
No, continueremo a spenderci per gli altri, almeno alcuni continueranno a farlo, magari meno, magari cambiando le priorità. Quando uno vede il proprio operato vanificato, la frustrazione porta a non tentare più. Ecco, sostanzialmente siamo tutti frustrati, per la reclusione (cattività) e perché la vita non va come avremmo desiderato. Gli italiani all’estero sono frustrati perché non possono tornare in patria (non dico solo adesso, ma in genere per la questione lavoro) e si sentono ignorati dallo Stato che vorrebbero (no, non io) fosse “madre”. Altro punto, noi Italiani siamo sostanzialmente dei mammoni, dove termina la madre biologica inizia quella sociale dello Stato. Qualsiasi cosa accada, dalla catastrofe naturale all’effettiva inefficienza del governo, l’urlo comune è “lo Stato mi deve aiutare”. E perché? Essere italiani non è una scelta, l’ho già ribadito. Lo Stato si prende cura di noi, ci offre l’istruzione, fondamentale strumento di scelta, le strutture sanitarie che si occupano della nostra salute ed investe sul nostro futuro. Vorremmo ripagarlo col nostro lavoro, ma per alcuni di noi questo non ha funzionato e quindi siamo frustrati, ma non possiamo pretendere che lo Stato si prenda carico di tutte le nostre scelte. Senso di responsabilità individuale zero.
Siamo incattiviti, ma continuiamo a giocare allo sport nazionale. Non il calcio, bensì lo “scaricabarile”. È sempre colpa di qualcun altro. Anche quando una persona compie una scelta, gli altri devono giudicarlo, dando la colpa alla situazione, alla pressione psicologica, al capo, … ed ovviamente allo Stato. Al governo di turno, capro espiatorio per eccellenza. Non importa cosa faccia, verrà sempre criticato, per partito preso. Nella gestione della pandemia in corso ci si è superati. Se il governo minimizza e non fa nulla, allora è un incapace ed i morti pesano sulla sua coscienza, se per salvare vite blocca tutto, resta comunque un inetto perché non si vive di sola aria e la gente muore anche di fame. La colpa è sempre di qualcun altro. Critichiamo l’atteggiamento del presidente degli USA, che fomenta teorie complottiste contro la Cina, e dimentichiamo che un governatore nostrano, considerato “eroe”, qualche mese fa fece lo stesso. Ci si aggrappa al “portavoce” di turno della nostra frustrazione e rabbia di non poter fare quel che vorremmo. Quando torneremo "liberi", scaricheremo altre colpe, come lo spigolo del tavolo giusto tra le dita del piede o il ritardo della posta o il disservizio dei mezzi pubblici o lo sciopero aereo sempre e comunque sul nostro prossimo, ma magari con meno animosità, perché non saremo incattiviti dalla prigionia (volontaria e di responsabilità).
Esempio pratico degli effetti della cattività:
Una ragazza ha chiesto su un social dove potesse trovare delle mascherine di stoffa, visto che non si sa fino a quando sarà obbligatorio indossarle nei luoghi pubblici in Austria. Una signora le ha risposto in tono paternalistico suggerendole di riformulare la domanda, dicendo “fino a quando porteremo delle mascherine per proteggere gli altri dalla diffusione del virus nel caso si sia ammalati senza saperlo”. La ragazza della domanda non voleva farne una polemica, non aveva criticato il regolamento, ma improvvisamente le è stato affibbiata la nomea di quella che polemizza sulle decisioni del governo. Penso che in tempi “normali”, si sarebbe semplicemente risposto alla domanda suggerendo dei negozi ove trovare il prodotto cercato.
Wednesday, May 22, 2019
Le notizie e gli austriaci
Il weekend è partito male, con conferenze stampa, proteste che si sono trasformate in festeggiamenti, titoloni dai giornali e dirette interminabili. Ieri una nuova notizia ha occupato i giornali, rubando un po' di clamore alle vicende del weekend. I due fatti sono la crisi di governo e la morte di Niki Lauda.
| Hofburg. Residenza del Presidente della Repubblica. |
La crisi di governo. Tutto è nato con la pubblicazione di parti di un video in cui il vice-cancelliere fa lo "sborone" davanti ad una donna russa, pompato da un eccesso di alcool, finendo per dire cose imbarazzanti e fortemente compromettenti dal punto di vista politico. La cosa risale a due anni fa ma è diventata di dominio pubblico ora, alla vigilia delle elezioni europee. Il vice-cancelliere si è immediatamente dimesso, lo scandalo era troppo grande, così come altri suoi colleghi di partito. Ieri è stato deciso di far dimettere il ministro degli interni, ma non la ministra degli esteri, che non ha mai nascosto l'amicizia con la Russia. Pensano di sostituire i ministri dimissionari con dei tecnici, per transitare il paese a nuove elezioni, ma devono ancora affrontare la fiducia del Parlamento. Non entro nel merito politico, ciò che mi ha sorpresa di tutta la faccenda è che gli austriaci sembrano terrorizzati dall'ipotesi di un governo tecnico o dalla mozione di sfiducia. In genere trovano una soluzione, un compromesso. Questa crisi è senza precedenti. In Italia siamo abituati alle crisi di governo, pochi governi hanno retto fino alla fine della legislatura senza rimpasti e cambi di alleanze. Siamo pure usi ai governi tecnici che ogni volta "salvano" il paese ma che mostrano che non basta essere esperti in una materia per poter legiferare a tal proposito e soprattutto per sopravvivere nel mondo della politica.
Niki Lauda. Purtroppo la sua dipartita non era del tutto inaspettata, la sua salute vacillava da qualche tempo, nonostante la sua forza nel reagire. Per gli austriaci era un eroe nazionale, per le vittorie sportive, per la ripresa dopo l'incidente del 1976 e per le sue tre compagnie aeree (la LaudaMotion è sotto Ryanair ma funziona ancora). Chi l'aveva conosciuto di persona (compresa una collega) l'aveva definito uno str****. L'impressione che faceva era di uno diretto, calcolatore, incapace di manifestare le emozioni. Eppure aveva una lungimiranza non comune ed una capacità "austriaca" di capire le persone, non per usarle, ma per non perdere tempo, a costo di risultare antipatico. Personaggio controverso, che aveva attirato su di sé una polemica per i polmoni nuovi ottenuti quasi senza attesa. La sua determinazione e la sua capacità di "rinascere" ad ogni cantonata hanno contribuito a crearne il mito. Qualche tempo fa è mancato un altro grande Nikolaus, austriaco per adozione, Harnoncourt. Anche lui spigoloso, dirigeva con lo sguardo, determinato, riservato e per questo rispettato ed ammirato pure da chi non capiva nulla di musica.
| Apparente contraddizione. Burgtheater, Vienna. |
Gli austriaci lasciano noi italiani sempre confusi, ci spiazzano con comportamenti che non riusciamo a codificare. I tedeschi sono più "facili" da interpretare, più lineari. Gli austriaci sono diversi dai tedeschi tutto d'un pezzo, ma anche dagli italiani mutevoli e creativi. Un esempio è il cancelliere attuale, giovane ed inesperto ma allo stesso tempo paziente e determinato. La caduta del vice gli ha dato la possibilità di togliersi dei sassolini dalle scarpe, mostrando di non aver ignorato le intemperanze degli alleati, semmai di aver chiuso un occhio per un obiettivo più alto, ma ora di non poterne davvero più. "Genug ist genug!" ha detto. Quelli confusi siamo noi, che assistiamo sorpresi alle contraddizioni austriache, dall'Internazionale che fa il paio con il Kaiserhymne ai titoli accademici che sostituiscono quelli nobiliari, dai palazzi dorati decadenti alle case popolari moderniste. Tali contraddizioni non sono incoerenze, per loro possono convivere, senza conflitti, facce dello stesso dado. Non è un caso che la psicanalisi sia nata qui...
Friday, October 5, 2018
Berlino: non c'è due senza tre
Terza volta a Berlino durante il 2018, ma ogni volta è un'esperienza nuova. Il motivo del mio recente soggiorno era prendere parte all'European Planetary Science Congress (EPSC) 2018, che si è tenuto presso la TU di Berlino.
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| La TU di Berlino, tra storia e modernità |
Impressioni dal convegno
Un miscuglio di sensazioni. Un po' perché c'erano parecchi italiani, tra cui ex-colleghi e vecchie conoscenze, oltre ad una grossa rappresentanza da Padova, la città in cui ho studiato. Un po' perché all'entusiasmo per l'interazione produttiva con astronomi, fisici ed ingegneri su temi comuni si è contrapposta la delusione della chiusura della comunità degli impattologi. Un po' perché ogni convegno rappresenta una fucina di idee che poi si spegne una volta tornati alla realtà quotidiana. Dopo la Humboldt e la FU, mi mancava la TU. Ora posso dire di aver visitato quasi tutte le università di Berlino. L'organizzazione è stata germanicamente efficiente, anche se l'ultimo giorno si sono dimenticati di pulire gli spazi a noi riservati. Il convegno non era affatto economico, ma non abbiamo ricevuto alcun gadget, come invece accade ad altre conferenze. Nemmeno la cena sociale, a buffet, era inclusa nella costosa iscrizione.
Impressioni dal soggiorno
Causa
concomitante maratona e fiera, gli hotel economici ove solitamente
pernotto avevano prezzi proibitivi, così ho prenotato una stanza tramite
airbnb. La stanza prenotata era presso una signora in pensione nel cuore di Mitte, in un tipico Plattenbau di epoca socialista, ma completamente rinnovato, a due passi da Gendarmenmarkt. A parte la deprecabile abitudine della signora di fumare, la permanenza è stata confortevole. Non solo ho trovato una casa arredata in modo molto simile alla mia fino ai minimi dettagli (sono proprio tedesca dentro, come la mia non comune famiglia), ma ho anche goduto di lunghe chiacchierate con la signora, avendo la possibilità di sentire come la pensa un tedesco medio della situazione attuale.
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| L'edificio in cui soggiornavo. Il primo di tre uguali. |
Nonostante la signora sia aperta e curiosa, tanto da ospitare gente da tutto il mondo e da avere amici con origini disparate, inizia a non sopportare i nuovi migranti. Tale cambio di mentalità risulta, a mio parere, dall'efficace propaganda di certi partiti (hanno addirittura distribuito gratuitamente libercoli complottisti), ma anche dall'atteggiamento arrogante ed offensivo di qualche testa calda (alla signora è stato dato della nazista in un supermercato da un mediorientale). Lei auspica un ritorno ai tempi dei Gastarbeiter, non la chiusura delle frontiere, ossia immigrazione controllata e solo della forza lavoro necessaria. Eppure in passato anche i Gastarbeiter furono mal digeriti.
Berlino offre sempre occasione di riflessione storica. Sono passata anche dal Tränenpalast, ripensando a quando la città era divisa. A differenza di Vienna, la storia recente e l'attualità sono onnipresenti. Dunque, arrivederci Berlino, alla prossima occasione di vederci!
Monday, June 25, 2018
L'ora legale, il film che ci ritrae
Qualche sera fa sono andata a vedere il film "L'ora legale" di e con Ficarra e Picone, all'interno di un rassegna di cinema italiano al Votivkino a Vienna. Desideravo un po' leggerezza ed ero incuriosita dal trailer. Conosco il duo comico e sapevo che non sarei stata delusa, anche se temevo il classico finale italiano a "tarallucci e vino". Invece, a sorpresa, ho lasciato il cinema con un sorriso amaro. Film divertente, popolare, ma che allo stesso tempo fa riflettere.
Senza svelare il finale, questa la situazione: in una cittadina palermitana alle elezioni comunali per una serie di fortuite coincidenza e di voglia di cambiamento viene come sindaco un professore che sostiene un programma di legalità. A differenza di molti suoi colleghi e predecessori, inizia ad attuare quanto promesso, trasformando la cittadina in un villaggio "svizzero" ma inimicandosi l'intero paese che prima l'aveva sostenuto. Come finirà?
C'è chi ci ha visto un sostegno nascosto a questa o quella forza politica, in realtà le citazioni sono numerose ma senza fare chiaramente campagna elettorale. Ho visto il film assieme a due amici "nordici", che con mio stupore hanno commentato che
la Sicilia è un mondo a parte e che il film rappresenta la mentalità siciliana.
Un momento, no! Mi dispiace non vi si siano rappresentati. Sono nata e cresciuta in Veneto ed il sindaco del mio paese ha avuto
gli stessi guai giudiziari di quello rappresentato sullo schermo e la maggioranze dei miei compaesani ha la stessa mentalità opportunistica di quella dell'immaginario comune nel palermitano. Il sistema delle conoscenze, delle raccomandazioni, dell'evasione, del non fare le cose se non c'è una multa, etc. è comune in tutta Italia. A dire la verità, affligge pure taluni austriaci che come i farisei hanno riso della messa alla berlina dell'Italia corrotta e pigra. È pur vero che a causa di una traduzione approssimativa gli spettatori austriaci hanno perso parecchi giochi di parole ed hanno colto solo il lato macchiettistico della vicenda, rafforzando i pregiudizi sugli Italiani.
La conclusione amara è che l'Italia è senza speranza. Ci lamentiamo per come vanno le cose, ma non abbiamo il coraggio di tentare di cambiarle, perché è più facile scaricare la responsabilità ad altri del malfunzionamento del nostro paese. Se qualcuno prova a cambiare in meglio, imponendo delle regole, all'inizio gli andiamo tutti dietro come pecore e poi ci ribelliamo quando ciò implica un impegno a livello personale. Bisogna anche ammettere che non si può fare il politico senza esperienza, l'onestà e le buone intenzioni non bastano. Si viene mangiati e si rischia di fare più danni che altro.
Non commento i risultati delle ultime elezioni politiche in Italia. Direi che il messaggio del film non sia stato colto. Chi è nel sistema non cambia e chi vuole cambiarlo non sa farlo o viene distrutto. A noi in fondo in fondo va bene così. Questo comportamento da amebe è uno degli aspetti del mio paese che non mi piace. Chi ha avuto coraggio di sbilanciarsi, rischiando di cadere, se n'è andato o si trova isolato a lottare contro gli altri, che per mero amore dell'abitudine (o per invidia) si oppongono fortemente a qualsiasi novità. Un film non cambierà molto, ma se lo guardassimo con un minimo di spirito critico, ci accorgeremmo di vederci allo specchio e di ridere di noi stessi.
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