Solitamente alterno i post in italiano a quelli in inglese. Ora tocca nella lingua dei miei avi. Il 2020 è stato l’anno della tristezza in Italia, con l’esplodere della pandemia, i carri militari carichi di bare, il Papa nella solitudine di una piazza San Pietro vuota, sferzata dalla pioggia e dal vento. Il 2021 è stato l’anno del riscatto italiano, non solo grazie alle vittorie sportive e musicali dei nostri connazionali, ma anche per la buona gestione della pandemia (fino a qualche settimana fa) che ha portato il paese ad essere citato persino dagli orgogliosi austriaci come esempio.
| Le nostre bandiere affiancate a Schottetor |
Il governo tecnico era solo di transizione, per indire nuove elezioni. Da gennaio 2020 torna al governo Kurz, l’unto dal Signore secondo più di qualcuno, anche sacerdote, alleato con i Verdi. E qui comincia il "valzer del cancelliere" (brano appropriato, dato il paese). Coinvolto in indagini sul suo conto, decide di fare un passo "di lato", come ha detto, indicando nel ministero degli esteri, Schallenberg, il suo successore. Scelta che il presidente della repubblica non ha potuto far altro che avallare. Dopo nemmeno due mesi (esattamente 56 giorni), travolto dalle indagini e dal ritiro dell’immunità parlamentare nei suoi confronti, oltre alla responsabilità di essere divenuto padre, Kurz decide di ritirarsi completamente dalla vita politica… indicando Nehammer, ministro degli interni, come prossimo cancelliere, sottintendo che Schallenberg dovesse dimettersi. Cosa ovviamente accaduta.
| Lo stesso, ma in Italia |
Ecco il punto dolente. L’Austria è una repubblica dal 1918, ben prima dell’Italia (1946), eppure sembra che viva ancora ai tempi dell’impero, o meglio, dell’imperatore Franz Joseph (il marito di Sissi, per quelli che non sanno chi fosse Cecco Beppe). Chi mi conosce penserà: ci risiamo! ora ricomincia a lamentarsi dell’Austria dopo averci voluto tornare con tutte le sue forze. Beh, non mi sto lamentando affatto. Sono contenta di restare qui. Medito soltanto sulla politica del paese vista con gli occhi di un’immigrata, proveniente da una nazione vicina che non è mai stata considerata esemplare. Una volta tanto, dovrebbe essere l’Austria ad imparare qualcosa dall’Italia. Forse. Purtroppo, col mio solito ottimismo, temo che l’Italia tra poco farà qualcosa che mi farà rimpiangere di aver scritto tale frase.
