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Saturday, December 11, 2021

Quando l'Italia viene citata come esempio dall'Austria

Solitamente alterno i post in italiano a quelli in inglese. Ora tocca nella lingua dei miei avi. Il 2020 è stato l’anno della tristezza in Italia, con l’esplodere della pandemia, i carri militari carichi di bare, il Papa nella solitudine di una piazza San Pietro vuota, sferzata dalla pioggia e dal vento. Il 2021 è stato l’anno del riscatto italiano, non solo grazie alle vittorie sportive e musicali dei nostri connazionali, ma anche per la buona gestione della pandemia (fino a qualche settimana fa) che ha portato il paese ad essere citato persino dagli orgogliosi austriaci come esempio.

Le nostre bandiere affiancate a Schottetor 
Già, proprio l’Austria. Potrebbe esservi sfuggito che dopo aver deriso l’Italia per decenni come paese che cambia più spesso governi che calzini (in realtà aveva usato un altro termine), ha raggiunto il record di 5 governi in 2 anni. Com’è stato possibile? Tutta colpa della pandemia? No, il cambiamento era iniziato prima. All’inizio fu la crisi dei partiti tradizionali che alla fine del 2016 portò al ballottaggio (al terzo tentativo dopo vari rinvii e ripetizioni) tra un candidato dei Verdi ed uno di estrema destra (FPÖ) per la carica di presidente della repubblica. Vinse il candidato dei Verdi, ma alle successive elezioni politiche i Verdi nemmeno riuscirono ad entrare in parlamento. In risposta a ciò, il (politicamente) giovanissimo leader del partito popolare (ÖVP), Kurz, rinnovò completamente il partito con grande successo, spostandolo però un po’ più a destra rispetto al passato. Il segno del cambiamento fu rimarcato dalla variazione del colore del partito, dal nero al turchese, casualmente più vicino al blu della FPÖ. Alle successive elezioni andò al governo proprio un’alleanza ÖVP-FPÖ. Governo che cadde nella tarda primavera del 2019 a causa dello scandalo "Ibiza" con la prima sfiducia della storia austriaca. Non intendo entrare nei dettagli, la conseguenza fu la creazione di un governo tecnico con la prima cancelliera donna, Bierlein. Gli Austriaci erano piuttosto disorientati da un governo tecnico. Stavolta toccò a noi prenderli in giro, data l’esperienza sul campo.

Il governo tecnico era solo di transizione, per indire nuove elezioni. Da gennaio 2020 torna al governo Kurzl’unto dal Signore secondo più di qualcuno, anche sacerdote, alleato con i Verdi. E qui comincia il "valzer del cancelliere" (brano appropriato, dato il paese). Coinvolto in indagini sul suo conto, decide di fare un passo "di lato", come ha detto, indicando nel ministero degli esteri, Schallenberg, il suo successore. Scelta che il presidente della repubblica non ha potuto far altro che avallare. Dopo nemmeno due mesi (esattamente 56 giorni), travolto dalle indagini e dal ritiro dell’immunità parlamentare nei suoi confronti, oltre alla responsabilità di essere divenuto padre, Kurz decide di ritirarsi completamente dalla vita politica… indicando Nehammer, ministro degli interni, come prossimo cancelliere, sottintendo che Schallenberg dovesse dimettersi. Cosa ovviamente accaduta.

Lo stesso, ma in Italia
Così siamo arrivati al V cancelliere in due anni. Forse anche al ritorno alla vecchia politica (secondo un amico che vive a Vienna da più tempo della sottoscritta), dopo la meteora Kurz. Ciò che mi ha lasciato interdetta è il modo in cui il leader di un partito decida il suo successore. Cosa comune anche a livello di sindaci, vedi avvicendamento di Häupl - Ludwig a Vienna prima della fine del mandato e delle nuove elezioni. Forti della maggioranza, possono permetterselo. Eppure da noi non accadrebbe. Dopo lunghe consultazioni al "Colle" si arriverebbe ad una proposta di un nome il quale tenterebbe di formare un governo che dovrebbe affrontare la fiducia in parlamento prima di entrare in carica. La fiducia in parlamento non è così scontata, nemmeno nel caso di una maggioranza sicura, perché in Italia ognuno pensa con la propria testa (più o meno) e spesso si discosta dalle indicazioni di partito. Onestamente, mi sembra un sistema forse meno efficiente ma più democratico. Anche se per il tipo di indagini in cui il cancelliere è coinvolto, in Italia non si sarebbe dimesso nessuno. Nemmeno per lo scandalo Ibiza, probabilmente.

Ecco il punto dolente. L’Austria è una repubblica dal 1918, ben prima dell’Italia (1946), eppure sembra che viva ancora ai tempi dell’impero, o meglio, dell’imperatore Franz Joseph (il marito di Sissi, per quelli che non sanno chi fosse Cecco Beppe). Chi mi conosce penserà: ci risiamo! ora ricomincia a lamentarsi dell’Austria dopo averci voluto tornare con tutte le sue forze. Beh, non mi sto lamentando affatto. Sono contenta di restare qui. Medito soltanto sulla politica del paese vista con gli occhi di un’immigrata, proveniente da una nazione vicina che non è mai stata considerata esemplare. Una volta tanto, dovrebbe essere l’Austria ad imparare qualcosa dall’Italia. Forse. Purtroppo, col mio solito ottimismo, temo che l’Italia tra poco farà qualcosa che mi farà rimpiangere di aver scritto tale frase.

Wednesday, May 13, 2020

De captivitate

La reclusione incattivisce. Ce lo siamo dimenticato, l'abbiamo volutamente ignorato, tutti presi a confidare nel cambiamento in positivo dell’uomo dopo questa esperienza. Figurarsi! Ce l’hanno insegnato non solo i carcerati, ma anche gli animali che teniamo in gabbia. Stare chiusi e non poter uscire (quindi non per scelta di vita) non nobilita l’uomo, non si diventa santi ed asceti, ma si riscoprono egoismo, invidia e cattiveria gratuita. I “buonisti” che ora incitano all’odio contro gli "haters" si mettono allo stesso livello. Ignorare sarebbe la risposta migliore. Dobbiamo per forza scaricare la rabbia e la responsabilità di qualsiasi ingiustizia (a parer nostro) su qualcun altro. Mi ci metto in mezzo anch’io, l’insofferenza per chi la pensa in modo diverso è aumentata esponenzialmente.
 
da qui
Ciò comporta la fine dell’altruismo, della generosità? 
No, continueremo a spenderci per gli altri, almeno alcuni continueranno a farlo, magari meno, magari cambiando le priorità. Quando uno vede il proprio operato vanificato, la frustrazione porta a non tentare più. Ecco, sostanzialmente siamo tutti frustrati, per la reclusione (cattività) e perché la vita non va come avremmo desiderato. Gli italiani all’estero sono frustrati perché non possono tornare in patria (non dico solo adesso, ma in genere per la questione lavoro) e si sentono ignorati dallo Stato che vorrebbero (no, non io) fosse “madre”. Altro punto, noi Italiani siamo sostanzialmente dei mammoni, dove termina la madre biologica inizia quella sociale dello Stato. Qualsiasi cosa accada, dalla catastrofe naturale all’effettiva inefficienza del governo, l’urlo comune è “lo Stato mi deve aiutare”. E perché? Essere italiani non è una scelta, l’ho già ribadito. Lo Stato si prende cura di noi, ci offre l’istruzione, fondamentale strumento di scelta, le strutture sanitarie che si occupano della nostra salute ed investe sul nostro futuro. Vorremmo ripagarlo col nostro lavoro, ma per alcuni di noi questo non ha funzionato e quindi siamo frustrati, ma non possiamo pretendere che lo Stato si prenda carico di tutte le nostre scelte. Senso di responsabilità individuale zero.
 
Siamo incattiviti, ma continuiamo a giocare allo sport nazionale. Non il calcio, bensì lo “scaricabarile”. È sempre colpa di qualcun altro. Anche quando una persona compie una scelta, gli altri devono giudicarlo, dando la colpa alla situazione, alla pressione psicologica, al capo, … ed ovviamente allo Stato. Al governo di turno, capro espiatorio per eccellenza. Non importa cosa faccia, verrà sempre criticato, per partito preso. Nella gestione della pandemia in corso ci si è superati. Se il governo minimizza e non fa nulla, allora è un incapace ed i morti pesano sulla sua coscienza, se per salvare vite blocca tutto, resta comunque un inetto perché non si vive di sola aria e la gente muore anche di fame. La colpa è sempre di qualcun altro. Critichiamo l’atteggiamento del presidente degli USA, che fomenta teorie complottiste contro la Cina, e dimentichiamo che un governatore nostrano, considerato “eroe”, qualche mese fa fece lo stesso. Ci si aggrappa al “portavoce” di turno della nostra frustrazione e rabbia di non poter fare quel che vorremmo. Quando torneremo "liberi", scaricheremo altre colpe, come lo spigolo del tavolo giusto tra le dita del piede o il ritardo della posta o il disservizio dei mezzi pubblici o lo sciopero aereo sempre e comunque sul nostro prossimo, ma magari con meno animosità, perché non saremo incattiviti dalla prigionia (volontaria e di responsabilità).
 
Esempio pratico degli effetti della cattività:
Una ragazza ha chiesto su un social dove potesse trovare delle mascherine di stoffa, visto che non si sa fino a quando sarà obbligatorio indossarle nei luoghi pubblici in Austria. Una signora le ha risposto in tono paternalistico suggerendole di riformulare la domanda, dicendo “fino a quando porteremo delle mascherine per proteggere gli altri dalla diffusione del virus nel caso si sia ammalati senza saperlo”. La ragazza della domanda non voleva farne una polemica, non aveva criticato il regolamento, ma improvvisamente le è stato affibbiata la nomea di quella che polemizza sulle decisioni del governo. Penso che in tempi “normali”, si sarebbe semplicemente risposto alla domanda suggerendo dei negozi ove trovare il prodotto cercato.

Wednesday, May 22, 2019

Le notizie e gli austriaci

Il weekend è partito male, con conferenze stampa, proteste che si sono trasformate in festeggiamenti, titoloni dai giornali e dirette interminabili. Ieri una nuova notizia ha occupato i giornali, rubando un po' di clamore alle vicende del weekend. I due fatti sono la crisi di governo e la morte di Niki Lauda.

Hofburg. Residenza del Presidente della Repubblica.
La crisi di governo. Tutto è nato con la pubblicazione di parti di un video in cui il vice-cancelliere fa lo "sborone" davanti ad una donna russa, pompato da un eccesso di alcool, finendo per dire cose imbarazzanti e fortemente compromettenti dal punto di vista politico. La cosa risale a due anni fa ma è diventata di dominio pubblico ora, alla vigilia delle elezioni europee. Il vice-cancelliere si è immediatamente dimesso, lo scandalo era troppo grande, così come altri suoi colleghi di partito. Ieri è stato deciso di far dimettere il ministro degli interni, ma non la ministra degli esteri, che non ha mai nascosto l'amicizia con la Russia. Pensano di sostituire i ministri dimissionari con dei tecnici, per transitare il paese a nuove elezioni, ma devono ancora affrontare la fiducia del Parlamento. Non entro nel merito politico, ciò che mi ha sorpresa di tutta la faccenda è che gli austriaci sembrano terrorizzati dall'ipotesi di un governo tecnico o dalla mozione di sfiducia. In genere trovano una soluzione, un compromesso. Questa crisi è senza precedenti. In Italia siamo abituati alle crisi di governo, pochi governi hanno retto fino alla fine della legislatura senza rimpasti e cambi di alleanze. Siamo pure usi ai governi tecnici che ogni volta "salvano" il paese ma che mostrano che non basta essere esperti in una materia per poter legiferare a tal proposito e soprattutto per sopravvivere nel mondo della politica.
 
Niki Lauda. Purtroppo la sua dipartita non era del tutto inaspettata, la sua salute vacillava da qualche tempo, nonostante la sua forza nel reagire. Per gli austriaci era un eroe nazionale, per le vittorie sportive, per la ripresa dopo l'incidente del 1976 e per le sue tre compagnie aeree (la LaudaMotion è sotto Ryanair ma funziona ancora). Chi l'aveva conosciuto di persona (compresa una collega) l'aveva definito uno str****. L'impressione che faceva era di uno diretto, calcolatore, incapace di manifestare le emozioni. Eppure aveva una lungimiranza non comune ed una capacità "austriaca" di capire le persone, non per usarle, ma per non perdere tempo, a costo di risultare antipatico. Personaggio controverso, che aveva attirato su di sé una polemica per i polmoni nuovi ottenuti quasi senza attesa. La sua determinazione e la sua capacità di "rinascere" ad ogni cantonata hanno contribuito a crearne il mito. Qualche tempo fa è mancato un altro grande Nikolaus, austriaco per adozione, Harnoncourt. Anche lui spigoloso, dirigeva con lo sguardo, determinato, riservato e per questo rispettato ed ammirato pure da chi non capiva nulla di musica.

Apparente contraddizione. Burgtheater, Vienna.
Gli austriaci lasciano noi italiani sempre confusi, ci spiazzano con comportamenti che non riusciamo a codificare. I tedeschi sono più "facili" da interpretare, più lineari. Gli austriaci sono diversi dai tedeschi tutto d'un pezzo, ma anche dagli italiani mutevoli e creativi. Un esempio è il cancelliere attuale, giovane ed inesperto ma allo stesso tempo paziente e determinato. La caduta del vice gli ha dato la possibilità di togliersi dei sassolini dalle scarpe, mostrando di non aver ignorato le intemperanze degli alleati, semmai di aver chiuso un occhio per un obiettivo più alto, ma ora di non poterne davvero più. "Genug ist genug!" ha detto. Quelli confusi siamo noi, che assistiamo sorpresi alle contraddizioni austriache, dall'Internazionale che fa il paio con il Kaiserhymne ai titoli accademici che sostituiscono quelli nobiliari, dai palazzi dorati decadenti alle case popolari moderniste. Tali contraddizioni non sono incoerenze, per loro possono convivere, senza conflitti, facce dello stesso dado. Non è un caso che la psicanalisi sia nata qui...