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Wednesday, October 30, 2024

In ospedale in Austria

Purtroppo si era reso necessario un intervento chirurgico al basso ventre ed ho dovuto accettato di malavoglia di sottopormi all'operazione, sia per evitare il rischio di un cancro sia per risolvere o almeno lenire dei disturbi che mi tormentavano da qualche anno. La notizia dell'improvvisa urgenza dell'intervento non è stata piacevole, ho dovuto cancellare appuntamenti di lavoro e musicali per due mesi, spaventata di dover affrontare qualcosa di ignoto e da sola, senza sapere quando esattamente sarei potuta tornare al lavoro ed alla mia vita. Sono passate due settimane dall'intervento e sono ancora in malattia, non in grado di sostenere otto ore di lavoro ed il viaggio quotidiano per e da Vienna. L'intervento è comunque andato bene, non sembrano esserci cellule cancerogene e c'è la speranza che almeno per qualche tempo i disturbi non ricompaiano. Ciononostante non è stata una passeggiata, sono rimasta una settimana ricoverata e la ripresa è stata più lenta e dolorosa di quanto anche i medici si aspettassero, specialmente nei primi giorni, ma una volta avviata la strada è in discesa e miglioro un po' di giorno in giorno.

Non ho dei bei ricordi degli ospedali italiani, frequentati solo per assistere e visitare parenti ed amici, la scelta di farmi operare in Austria ove vivo era dunque scontata. Per questo elenco qui di seguito alcuni aspetti dell'esperienza ospedaliera austriaca, che si differenziano dai miei ricordi italici:

1. Colloquio col paziente. I medici che opereranno discutono direttamente col paziente cosa verrà fatto, spiegando in dettaglio, anche con l'ausilio di schizzi a mano, come intendono procedere. Il paziente ha il diritto di dire la sua su cosa accetta e cosa no, e di porre tutte le domande che ha sull'intervento, sui benefici e possibili conseguenze, sul recupero, etc. Lo stesso avviene anche dopo l'operazione, appena il paziente si riprende dall'anestesia totale, per spiegare in dettaglio cosa effettivamente è stato fatto e come saranno le settimane successive. Il paziente è rispettato in quanto persona, non trattato come un ignorante o un incapace. Nel mio caso, l'avere un dottorato ha aiutato, nel senso che i medici pensavano fossi una loro collega, ma tale colloquio avviene in ogni caso, indipendentemente dal grado d'istruzione del paziente.

2. Ospedale colorato. Invece delle classiche lenzuola bianche, la coperta da campo, le pareti bianche, camici di infermiere e medici bianchi... qui dominano il giallo, l'arancione, l'azzurro, il rosa ed il verde. I letti hanno copricuscino e copripiumino (letto in stile austriaco, niente lenzuola e coperte) colorati, le tende sono colorate, i mobiletti pure ed il personale non indossa camici. I medici ed il personale infermieristico sono o con maglietta e pantaloni bianchi oppure con blusa e pantaloni blu, verdi o rosa (da "sala operatoria" per farsi un'idea). Se non fosse per la targhetta col nome e la funzione ed il fatto che si presentano sempre quando entrano nella stanza (e danno del lei ai pazienti!) sarebbero indistinguibili ad una prima occhiata.

3. Cambi offerti dall'ospedale. Dall'intimo (a seconda del reparto, ovviamente) alla camicia da notte, passando per i guanti per lavarsi e gli asciugamani, tutto disponibile in un armadio in stanza. Il personale invita addirittura a portarsi a casa l'intimo e le calze antitrombosi usate perché altrimenti verrebbero cestinate, mentre le camicie da notte vengono lavate e rimesse a disposizione. Il personale preferisce che si usino i loro cambi, piuttosto che quelli portati da casa, sia per motivi igienici e sia perché sanno come maneggiarlo durante le visite o nelle emergenze. A richiesta forniscono anche vestaglia e ciabatte (uniche cose personali ammesse).

4. Servizi aggiuntivi. Nel pacchetto sono compresi supporto psicologico, curatore d'anime per confessioni/religioni diverse, musicoterapia, aromaterapia, etc. La fisioterapia è fornita al bisogno. Tutto direttamente al proprio letto, non bisogna andare da nessuna parte.

5. Visite limitate. Parenti ed amici sono ammessi esclusivamente dalle 15 alle 18 e sono fatti uscire quando passano i medici (nel pomeriggio verso le 16, ma passano due volte al giorno). In Italia, si pretendeva che qualcuno restasse per la prima notte dopo un intervento e che fossero i parenti ad assistere i pazienti durante i pasti, con gente che entrava ed usciva a quasi tutte le ore. Qui no, fanno tutto le infermiere (nel mio reparto erano solo donne), passano ogni ora, anche di notte, per controllare i pazienti, all'occorrenza aiutano a lavarsi ed a mangiare. Appena il paziente è in grado di camminare, viene pregato di ricevere le visite fuori dalla stanza, negli spazi comuni, così da non disturbare gli altri pazienti ancora allettati o che non hanno visite.

6. Soggiorno a pagamento. Mentre tutte le visite mediche e le analisi sono completamente coperte dall'assicurazione sanitaria (qui non si paga il "ticket"), il soggiorno in ospedale prevede il pagamento di un contributo giornaliero. Il conto arriva una settimana dopo la dimissione, solitamente. Il contributo è comunque minimo, meno di €15 al giorno, soldi con cui non ci si pagherebbe nemmeno il pranzo. Esiste la possibilità di stipulare un'assicurazione sanitaria privata aggiuntiva che oltre a coprire tali costi garantisce il soggiorno in una stanza a due o singola, ma la quota mensile è cara ed a mio parere non ne vale la pena.

Il fatto che ogni stanza sia fornita di doccia e bagno è ormai comune anche in Italia, così come internet gratuito ed una "cucina" a disposizione dei pazienti, qui con frutta, yogurt, macchinetta del caffè, acqua ed uno scaffale di tè ed infusi di ogni tipo (almeno spero che anche in Italia si siano adeguati, nei miei ricordi c'era solo tè nero fortemente zuccherato...). Anche la possibilità di scegliere il menu dei pasti (tranne quando ci siano ragioni mediche per una dieta speciale) dovrebbe essere arrivata in Italia, sempre con almeno un'alternativa vegetariana. I pasti in ospedale erano decisamente saporiti, organizzati all'austriaca, con colazione abbondante e mista dolce-salata (burro, miele o nutella, marmellata, ma anche pomodori, formaggio e prosciutto), pranzo con minestra, piatto principale, contorno e dolce, cena fredda con pane, burro, verdure ed affettati o formaggi. Porzioni sempre troppo abbondanti per me, nonostante avessi optato per le mezze porzioni (è possibile chiedere anche 1,5 porzioni per i più affamati), specialmente quando uno non sta bene e l'appetito manca, ma i piatti erano sempre saporiti ed elaborati da ristorante. Unico neo per me era la cena alle 17, troppo presto! Sia per avere di nuovo fame dopo un buon pranzo e sia per prendere gli antidolorifici della sera, che esaurivano così il loro effetto nel cuore della notte.

Ho avuto la (s)fortuna di finire in una stanza piuttosto grande, con 5 letti, in un periodo in cui il reparto era pieno. Da un lato è stato stressante dover dividere la stanza ed il bagno con delle sconosciute, ognuna con bisogni e problemi diversi, ma dall'altro lato è stato meglio che essere da sola, perché in compagnia ci si consola e le Austriache sono rocce. Ho avuto comunque la mia pace, perché le locali non parlano molto (vedere cosa scrissi qualche tempo fa), per la maggior parte del tempo siamo state in silenzio, ognuna fissando il soffitto o guardando il cellulare per conto proprio.

In conclusione, andare in ospedale non è mai bello, non è una vacanza, è sempre un'esperienza traumatica per il corpo e la mente. Sono stata felice di poter tornare a casa dopo una settimana, dormendo sul mio letto, non dovendo dividere il bagno con nessuno e gestendomi gli orari ed il menu dei pasti, nonostante le difficoltà nel fare tutto da sola con ancora le ferite fresche esterne ed interne. Ovviamente, la lingua è un grosso ostacolo, se non la si conosce a sufficienza. La comunicazione è tutto, non solo per comprendere le indicazioni di medici ed infermiere, ma anche per poter usufruire dei servizi aggiuntivi appieno e potersi confrontare con le compagne di stanza (che spesso parlano dialetto). In un grosso ospedale cittadino probabilmente è più facile incontrare personale e pazienti che parlano inglese, ma nel mio caso si trattava di un ospedale di medie dimensioni "in campagna", ove gli stranieri sono pochi e nel caso "integrati" da anni. Nel complesso, però, mi sono sentita trattata bene, grazie al personale di ogni ordine preparato e gentile (si usa il lei anche con i pazienti, a differenza dell'Italia), che ha cercato di rendere il soggiorno il meno spiacevole possibile, rispettando gli spazi ed i desideri di ognuno ove fattibile. 

Monday, December 8, 2014

Japan 3.0 - Second week

Sad weekend

I had great expectation and plans for the weekend, but finally I had to spend most of the time in my room. What’s happened? I didn't feel well and I preferred withdrawing my plans and taking care of myself. Although I have a private insurance, other than that provided by the university, I wouldn't try if it works, running into a Japanese hospital for an urgent surgery. However, it has been really sad having to cancel the meeting with local friends, who I don’t see since more than a year.

IKEA chopsticks
I had anyway the chance to visit the IKEA in Tachikawa, which was under construction last year. It’s exactly as any other IKEA in Europe, but it sells also bamboo bowls and chopsticks sets. My boss and colleagues from Belgium arrived between Saturday and Sunday and my loneliness finally became bearable.

Second week
The second week of my stay was motivated by a kind of small conference. This is why my colleagues have joined. I’ve repeated the talk I gave in Casablanca, but with one of the possible reviewers of the paper in the room. As in Casablanca, I shared the honour to chair a session with another girl, this time a sweet Japanese scientist.

Unfortunately I missed the second day of the symposium due to the visit to a local hospital. I wasn't feeling any better and the Belgian insurance recommended to see a doctor before boarding an airplane for 13 hrs. A very kind Japanese lady helped me, both supporting and translating. Surprisingly almost none spoke English in the hospital. I don’t want to tell here the whole story, but just that the diagnosis was… not determined, for sure nothing really bad. Good news! Even if I continued to feel sick without knowing the reason. Despite the high cost (perhaps not covered by the insurance, but who cares about money in matter of health?), this was an interesting experience. I’m sorry for the comparison, but I must admit that Japanese hospitals are much better than those in Padova I had experience of.

Despite the situation, I had the opportunity to laugh sincerely thanks to a couple of Italian friends and colleagues, one in Japan and one recently moved to Brunei, which is thousands km far away but only 1 hour difference in time. On Friday I felt a bit better and I joined the final dinner with an important Japanese professor in a luxury Chinese restaurant (I ate almost nothing but it was important to be there). Lovely! Mixing science and food culture, origami (one of my hobbies) and plans for collaborations. This is how conference dinners should be.

The last weekend
Three friends of mine and a colleague were in town on Saturday and I couldn't miss also this opportunity. I felt definitely better so I decided to go to Tokyo to meet them. Finally one of the friends couldn't make it and I had only a couple of hours for chatting with friends that I didn't see since long time, but it was wonderful anyway. My Japanese friend is pregnant for the second time and her older daughter is growing pretty well. The italian friend is trying to come back to Europe. The colleague won't be seen in Brussels for months. Well, I hope to meet all of them again in Europe next time!

In the afternoon I cleaned the apartment where I stayed and packed my stuff. Ready for the last short night in hotel, thanks to my boss, before flying… back. Home? Well, I’ve already discussed this point. I don’t know yet if Brussels is my home, at moment this is very unlikely and not for my will (no hopes of extra funding). The flight went smooth and I enjoyed old and new movies, traditional Bach’s Christmas Oratorio and a glass of wine. As usual I got checked in Frankfurt (I know… I look too mediterranean). It was difficult to stay awake waiting for the connecting flight, but at 8 pm I was already in my bed, in Brussels.

Conclusion

Although sick for half of the time, I loved my stay in Japan. The colors of a late autumn in the gardens, the blue sky, the snow cap on the Fujiyama, the smiling people. I look forward to going back, soon or later.

Saturday, May 14, 2011

San(t)ità straniera?

In questo anno a Vienna sia io sia degli amici hanno avuto bisogno del medico, ed abbiamo dovuto usare i servizi di qui, visto che la nostra tessera sanitaria vale per 3 mesi come turista e decade al momento dell'iscrizione all'AIRE. Per fortuna non c'erano motivi gravi per ricorrere al medico, ma è stata l'occasione per conoscere il sistema e confrontarlo con quello italiano. Ovviamente dal mio punto di vista.

In Italia esiste un sistema sanitario nazionale, pagato in parte dalle nostre tasse, che copre praticamente tutto previo pagamento di un fisso, chiamato "ticket", ad ogni prestazione. Chi è affetto da particolari patologie o sotto un determinato reddito ha diritto all'esenzione da tale fisso. In Austria bisogna pagare un'assicurazione privata ma normalmente è inclusa nel contratto di lavoro, anche pensionati e disoccupati sono assicurati, ma se è uno ne ha la possibilità è meglio in questi casi pagarsi un'assicurazione privata di più alta categoria. L'assicurazione austriaca che ci è stata fornita dall'università è molto buona, copre praticamente tutto al 90% (nel senso che il 10% delle spese è a nostro carico), tranne… la prevenzione, dai vaccini alla pulizia dentale, che comunque hanno costi contenuti.
immagine presa dal web

Il medico di base in Italia è assegnato o scelto ma cambiarlo comporta una certa mole di documenti non seguito dal trasferimento delle informazioni sul paziente, per cui è raro che uno cambi medico, quello lasciato deve proprio essere scarso od aver fatto qualche grave malefatta. In Austria il medico di base si sceglie ed ogni 3 mesi si può cambiare, senza comunicarlo ad alcuno, le informazioni sono registrate sulla tessera sanitaria. Se uno cambia casa è normale che vada dal medico più vicino, inoltre molti parlano almeno una seconda lingua, altro criterio di scelta. In Italia però il medico di base non si paga extra, non c'è ticket, mentre in Austria ogni chiacchierata col medico ha un suo costo, se uno non è assicurato paga quasi quanto una visita specialistica privata, per cui uno o rinuncia se non urgente o fa descrivere i sintomi da un conoscente assicurato.

Un amico ha dovuto subire un intervento in ospedale qui a Vienna. Tralascio di descrivere la confusione dei reparti dell'ospedale di Padova perché hanno in progetto di costruirne uno nuovo che ospiti tutto nel medesimo edificio e con una più logica distribuzione degli ambienti. Speriamo! La cosa che più mi colpisce di Padova è il doppione tra quello che è l'ospedale "normale" e la clinica universitaria con gli inevitabili confronti. Vienna è una capitale ed ovviamente ha più di un ospedale. Ho visto quello centrale, dominato da due torri piuttosto bruttine di 21 piani. Confronto impari, dall'ingresso che sembra una stazione o un centro commerciale al giardino per il movimento, dal collegamento diretto con la metropolitana (a Padova mia nonna fu investita davanti al Pronto Soccorso da una ragazza in motorino mentre attraversava la strada sulle strisce, dopo essere scesa dall'autobus) al camice e calzettoni anti-trombosi, e le lenzuola colorate fornite dall'ospedale, dagli orari di visita elastici alla distribuzione dei giornali (non dei santini con richiesta di offerta come accade a Padova), e molti altri dettagli. Basta poco per far funzionare le cose risparmiando tempo e rendendo un po' più confortevole il soggiorno di un malato che non aspira altro che a stare meglio e tornare a casa.

ospedale centrale di Vienna, foto presa dal web
La tempistica è la vera differenza, confrontando la stessa prestazione. In Italia ho dovuto perdere mezza giornata dal mio medico di base per farmi ordinare una visita specialistica. Per tale visita mi hanno proposto quasi un anno di attesa con il servizio pubblico, due settimane privatamente. Vada per il privato, quando uno ha bisogno… Il medico specialista dopo la visita, pagata quasi €100, ha scritto una lettera al medico di base chiedendo degli esami che avrei dovuto fare. Altra mezza giornata dal medico di base per le impegnative, esami poi prenotati nel pubblico a distanza di un paio di mesi, pur pagando il ticket sono costati circa €60 l'uno. Poi ho dovuto riprenotare un incontro con il medico specialista per mostrare gli esiti e decidere la terapia, che ovviamente è stata ordinata dal medico di base. Mesi e soldi. In Austria ho saltato il medico di base, mi sono scelta uno specialista vicino casa, ho prenotato la visita per una settimana dopo, in orario comodo (dopo il lavoro). Il medico mi ha visitato, mi ha fatto parte degli esami nel suo studio e mi ha ordinato gli altri, svolti a pochi giorni di distanza, per la verifica degli esiti un breve incontro sempre previa prenotazione. In due settimane processo concluso, pagando due mesi dopo circa €30 (il famoso 10% non coperto dall'assicurazione ed un esame particolare). 

È costato (a me) molto meno perché ci sono stati meno passaggi. Ho capito che l'università italiana sforna medici a vagonate, ma non capisco perché dobbiamo mantenerli tutti noi… rimettendoci anche in salute!!!