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Wednesday, October 30, 2024

In ospedale in Austria

Purtroppo si era reso necessario un intervento chirurgico al basso ventre ed ho dovuto accettato di malavoglia di sottopormi all'operazione, sia per evitare il rischio di un cancro sia per risolvere o almeno lenire dei disturbi che mi tormentavano da qualche anno. La notizia dell'improvvisa urgenza dell'intervento non è stata piacevole, ho dovuto cancellare appuntamenti di lavoro e musicali per due mesi, spaventata di dover affrontare qualcosa di ignoto e da sola, senza sapere quando esattamente sarei potuta tornare al lavoro ed alla mia vita. Sono passate due settimane dall'intervento e sono ancora in malattia, non in grado di sostenere otto ore di lavoro ed il viaggio quotidiano per e da Vienna. L'intervento è comunque andato bene, non sembrano esserci cellule cancerogene e c'è la speranza che almeno per qualche tempo i disturbi non ricompaiano. Ciononostante non è stata una passeggiata, sono rimasta una settimana ricoverata e la ripresa è stata più lenta e dolorosa di quanto anche i medici si aspettassero, specialmente nei primi giorni, ma una volta avviata la strada è in discesa e miglioro un po' di giorno in giorno.

Non ho dei bei ricordi degli ospedali italiani, frequentati solo per assistere e visitare parenti ed amici, la scelta di farmi operare in Austria ove vivo era dunque scontata. Per questo elenco qui di seguito alcuni aspetti dell'esperienza ospedaliera austriaca, che si differenziano dai miei ricordi italici:

1. Colloquio col paziente. I medici che opereranno discutono direttamente col paziente cosa verrà fatto, spiegando in dettaglio, anche con l'ausilio di schizzi a mano, come intendono procedere. Il paziente ha il diritto di dire la sua su cosa accetta e cosa no, e di porre tutte le domande che ha sull'intervento, sui benefici e possibili conseguenze, sul recupero, etc. Lo stesso avviene anche dopo l'operazione, appena il paziente si riprende dall'anestesia totale, per spiegare in dettaglio cosa effettivamente è stato fatto e come saranno le settimane successive. Il paziente è rispettato in quanto persona, non trattato come un ignorante o un incapace. Nel mio caso, l'avere un dottorato ha aiutato, nel senso che i medici pensavano fossi una loro collega, ma tale colloquio avviene in ogni caso, indipendentemente dal grado d'istruzione del paziente.

2. Ospedale colorato. Invece delle classiche lenzuola bianche, la coperta da campo, le pareti bianche, camici di infermiere e medici bianchi... qui dominano il giallo, l'arancione, l'azzurro, il rosa ed il verde. I letti hanno copricuscino e copripiumino (letto in stile austriaco, niente lenzuola e coperte) colorati, le tende sono colorate, i mobiletti pure ed il personale non indossa camici. I medici ed il personale infermieristico sono o con maglietta e pantaloni bianchi oppure con blusa e pantaloni blu, verdi o rosa (da "sala operatoria" per farsi un'idea). Se non fosse per la targhetta col nome e la funzione ed il fatto che si presentano sempre quando entrano nella stanza (e danno del lei ai pazienti!) sarebbero indistinguibili ad una prima occhiata.

3. Cambi offerti dall'ospedale. Dall'intimo (a seconda del reparto, ovviamente) alla camicia da notte, passando per i guanti per lavarsi e gli asciugamani, tutto disponibile in un armadio in stanza. Il personale invita addirittura a portarsi a casa l'intimo e le calze antitrombosi usate perché altrimenti verrebbero cestinate, mentre le camicie da notte vengono lavate e rimesse a disposizione. Il personale preferisce che si usino i loro cambi, piuttosto che quelli portati da casa, sia per motivi igienici e sia perché sanno come maneggiarlo durante le visite o nelle emergenze. A richiesta forniscono anche vestaglia e ciabatte (uniche cose personali ammesse).

4. Servizi aggiuntivi. Nel pacchetto sono compresi supporto psicologico, curatore d'anime per confessioni/religioni diverse, musicoterapia, aromaterapia, etc. La fisioterapia è fornita al bisogno. Tutto direttamente al proprio letto, non bisogna andare da nessuna parte.

5. Visite limitate. Parenti ed amici sono ammessi esclusivamente dalle 15 alle 18 e sono fatti uscire quando passano i medici (nel pomeriggio verso le 16, ma passano due volte al giorno). In Italia, si pretendeva che qualcuno restasse per la prima notte dopo un intervento e che fossero i parenti ad assistere i pazienti durante i pasti, con gente che entrava ed usciva a quasi tutte le ore. Qui no, fanno tutto le infermiere (nel mio reparto erano solo donne), passano ogni ora, anche di notte, per controllare i pazienti, all'occorrenza aiutano a lavarsi ed a mangiare. Appena il paziente è in grado di camminare, viene pregato di ricevere le visite fuori dalla stanza, negli spazi comuni, così da non disturbare gli altri pazienti ancora allettati o che non hanno visite.

6. Soggiorno a pagamento. Mentre tutte le visite mediche e le analisi sono completamente coperte dall'assicurazione sanitaria (qui non si paga il "ticket"), il soggiorno in ospedale prevede il pagamento di un contributo giornaliero. Il conto arriva una settimana dopo la dimissione, solitamente. Il contributo è comunque minimo, meno di €15 al giorno, soldi con cui non ci si pagherebbe nemmeno il pranzo. Esiste la possibilità di stipulare un'assicurazione sanitaria privata aggiuntiva che oltre a coprire tali costi garantisce il soggiorno in una stanza a due o singola, ma la quota mensile è cara ed a mio parere non ne vale la pena.

Il fatto che ogni stanza sia fornita di doccia e bagno è ormai comune anche in Italia, così come internet gratuito ed una "cucina" a disposizione dei pazienti, qui con frutta, yogurt, macchinetta del caffè, acqua ed uno scaffale di tè ed infusi di ogni tipo (almeno spero che anche in Italia si siano adeguati, nei miei ricordi c'era solo tè nero fortemente zuccherato...). Anche la possibilità di scegliere il menu dei pasti (tranne quando ci siano ragioni mediche per una dieta speciale) dovrebbe essere arrivata in Italia, sempre con almeno un'alternativa vegetariana. I pasti in ospedale erano decisamente saporiti, organizzati all'austriaca, con colazione abbondante e mista dolce-salata (burro, miele o nutella, marmellata, ma anche pomodori, formaggio e prosciutto), pranzo con minestra, piatto principale, contorno e dolce, cena fredda con pane, burro, verdure ed affettati o formaggi. Porzioni sempre troppo abbondanti per me, nonostante avessi optato per le mezze porzioni (è possibile chiedere anche 1,5 porzioni per i più affamati), specialmente quando uno non sta bene e l'appetito manca, ma i piatti erano sempre saporiti ed elaborati da ristorante. Unico neo per me era la cena alle 17, troppo presto! Sia per avere di nuovo fame dopo un buon pranzo e sia per prendere gli antidolorifici della sera, che esaurivano così il loro effetto nel cuore della notte.

Ho avuto la (s)fortuna di finire in una stanza piuttosto grande, con 5 letti, in un periodo in cui il reparto era pieno. Da un lato è stato stressante dover dividere la stanza ed il bagno con delle sconosciute, ognuna con bisogni e problemi diversi, ma dall'altro lato è stato meglio che essere da sola, perché in compagnia ci si consola e le Austriache sono rocce. Ho avuto comunque la mia pace, perché le locali non parlano molto (vedere cosa scrissi qualche tempo fa), per la maggior parte del tempo siamo state in silenzio, ognuna fissando il soffitto o guardando il cellulare per conto proprio.

In conclusione, andare in ospedale non è mai bello, non è una vacanza, è sempre un'esperienza traumatica per il corpo e la mente. Sono stata felice di poter tornare a casa dopo una settimana, dormendo sul mio letto, non dovendo dividere il bagno con nessuno e gestendomi gli orari ed il menu dei pasti, nonostante le difficoltà nel fare tutto da sola con ancora le ferite fresche esterne ed interne. Ovviamente, la lingua è un grosso ostacolo, se non la si conosce a sufficienza. La comunicazione è tutto, non solo per comprendere le indicazioni di medici ed infermiere, ma anche per poter usufruire dei servizi aggiuntivi appieno e potersi confrontare con le compagne di stanza (che spesso parlano dialetto). In un grosso ospedale cittadino probabilmente è più facile incontrare personale e pazienti che parlano inglese, ma nel mio caso si trattava di un ospedale di medie dimensioni "in campagna", ove gli stranieri sono pochi e nel caso "integrati" da anni. Nel complesso, però, mi sono sentita trattata bene, grazie al personale di ogni ordine preparato e gentile (si usa il lei anche con i pazienti, a differenza dell'Italia), che ha cercato di rendere il soggiorno il meno spiacevole possibile, rispettando gli spazi ed i desideri di ognuno ove fattibile. 

Saturday, September 15, 2018

Bonn, or the German Brussels

(sotto un riassunto in italiano)
First time in Bonn, the former capital city of Germany. I knew Bonn as the birthplace of Ludwig van Beethoven, who eventually died in Vienna, and as the place where some former colleagues did their PhD. Now, thanks to a conference, I have the opportunity to visit the city

First day: the journey
It could have been worse, but this doesn’t mean it was good. I woke up too early, so I anticipated all my plans and before 7 am I was already at the airport. The direct flight to Bonn was to expensive, now I have to change in Munich. The first flight was fine, just 15 minutes delay. The second flight was a nightmare: the gate changed twice and I had to go to another terminal by train, they had to change the aircraft, modifying the seat numbers and having people in overbooking, when we were ready to leave they realized that a cargo door wasn’t working properly and they had to load down half of the luggage, finally we took off with 1 hr delay, and upon the arrival at least 50 passengers didn’t receive their luggage, included myself. In the meantime, I had developed a headache. The airport Köln-Bonn is relatively small but disorganized. Even asking to some security guys, it has been difficult to find the bus stop. Thanks God, I didn’t have to wait for the bus and the bus driver was very kind and helpful. The main railway station in Bonn is as chaotic and bad populated as the Gare du Midi in Brussels. On the top, it is a construction site and the indication signs are poor. Eventually I got the train to Tannenbusch, district compared to Molenbeek in the press, where was the cheapest-but-still-expensive hotel I had to book because the Airbnb I booked had to cancel the stay. Tannenbusch indeed recalls some poor districts of Brussels, with men hanging around, graffiti over shop doors, and cars parked on the sidewalk. However, you can recognize that it is Germany, because clean and effective, expecially during week days. The hotel is fine, but I felt so broken that rather than enjoining the icebreaker party at the conference, I went immediately to bed without lunch and dinner.

Second day: shopping and conference
As it seemed that the suitcase would have not been delivered for a long time and considering that I had nothing but my laptop and an umbrella in my hand-luggage, I decided to buy the minimum stuff for surviving a couple of days, which means toiletry and a change. Such common things are much more cheaper here than in Vienna, even though I bought the same products in the same shop chains! I eventually got my suitcase delivered in the hotel at 9 pm, when I had given up the hope to see it for the day.
The impression of Bonn is of a cute city, but a whole construction site, including the already mentioned main railway station, the Münster, and even the main building of the university, where the conference takes place. This building is a beautiful baroque castle from the outside, and a terrible 70’ assemblage of classrooms and offices in the interior. Funny fact, in the main hall, there is a pipe organ  and in a large lecture theater there is a piano. I was afraid to spend a lot of time my own, because I feared not to know many people at the conference, which is mostly thought for the German geological community. In fact, I realized I do know a lot of people, considering the length of my academic experience (Ms degree obtained almost 15 yrs ago!) and the several changes of topic. For being the first day of the conference, I talked a lot, continuously switching between German and English, depending on the person I had in front.

Third day: just conference
This was my day, starting at 8:30 with my talk and closing at 6 pm with my poster. I met other former colleagues, friends, and acquaintances. For lunch, I went to a bakery and I enjoyed walking in the city. I like that it is mostly reserved to pedestrians. Actually, this is typical of many Austrian and German cities. Back to the conference, my early performance wasn’t at best, but I got positive feedback as interested questions, much better than having the audience bored or clearly disagreeing with the proposed idea. The poster wasn’t better, it wasn’t even my idea, but just reworking the analyses done by a former PhD student, who left after one year. It is not my field, strictly speaking. For dinner, I decided for the Italian next to the hotel, which is actually Italian but like thousands of Italians in Germany. People that emigrated at least 30-40 yrs ago.

Belgium? No, Germany.
Forth day: the conference dinner
The conference program for today wasn’t particularly interesting for me, so I spent the first part of the morning visiting Bonn. The first stop was at the old cemetery, where the Schumanns are buried. Then I walked through the city to the Rhine. I missed the water in Brussels, the small channel cannot be compared to a large river, such as the Danube or the Rhine. For lunch, a German colleague joined for visiting the local mineralogical museum, curated by the university. The location is gorgeous, in the Poppelsdorfer Castle, the exhibit is limited by well organized. In the afternoon, I followed some talks about outreach, which were much more self focused than I expected, and discussed about the limitations of a project with another colleague.
The event of the day was the conference dinner, organized in the new cafeteria of the university. Of the 760 participants, just ca. 400 attended the dinner. A considerable amount, in comparison with other conference dinners I attended. The food was on the average but the opportunity to chat and to meet other people from different fields was great. I felt sorry for the musicians, who played Irish folk music but where covered by the loud attempts to talk of the participants. As soon as I was done with the food, I left.

Fifth day: the ceremony
Last day of the conference, at least for the talks. The first part was dominated by the keynote talk of an old acquaintance, who proposed a kind of revolutionary interpretation but without the support of sufficient data (I know the feeling), followed by an interesting plenary lecture about seismotectonics (yeah! trying to understand earthquakes!) and by the award ceremony. What began in English, ended soon in German, as the conference was "supported" by the local geological, mineralogical, paleontological, etc. societies. The worst happened when an old professor said that he has been happy to hear a couple of talks in German and that we should use German again as language of science. What??? I’m not a fan of English, but as we dropped Latin, we have to use a common language, if we want to share the results of our research and to bring an advance in science, through global cooperation. It makes no sense going back to the national languages! If that professor does not understand that, why did he become the recipient of a prize? Another sad consideration about the conference, I’ve never seen so a few women on the stage. The spokesman of the organizing committee admitted that most of the work has been done by his French female colleague… but the truth is that he will be the only one remembered.
In the afternoon, after the last "scientific" lunch, I went for shopping at the Haribo, the famous company producing the chummy little bears, which I didn’t know originated in Bonn, and I went back to the hotel to work.

the Rhine
 Sixth day: the field trip
Finally, I have the opportunity to visit the volcanic field of the Eifel! This is what I fought when I registered for this field trip. In the years spent in Belgium, just on the other side of the border, I always dreamed of such an excursion. In fact, the field trip was mostly archeological, paleontological, and paleobotanical, but nevertheless interesting. I saw very old fossils (Devonian), very recent maars (ca. 30 ka), and the genius of the Romans. We, Italians, sometimes forget that our grand-grand-grandparents brought the civilization in Europe… As usual, I was the only foreigner in a German group, both as Italian and as coming from Austria, but as I do speak German (or at least I understand most of it) the explanations were given only in German. There was a pretty heterogeneous group of participants, not all of us were scientist and even among the geologists many different disciplines were represented. As true German, we arrived in Bonn exactly at 6 pm, but due to the French and Roman historical influences my train was broken and after a detour I got back to the hotel with an unwanted delay.

Seventh day: the museums
I should have left today, but the flight was too expensive. Of course, a night longer in hotel costs as well, but at the beginning I planned to stay elsewhere, saving research money. What to do? I have already seen almost everything I wanted to see and in the weekend, the trains are less thick. I spent a lot of time just waiting. The only highlight of the day was Beethoven’s house, even though he was only born here and his parents moved out when he was three.

Eighth day: the history
Before leaving, after the last delicious breakfast in a local bakery, I went to the church close to the hotel (catholic, even though I guess that the district is mostly Muslim) to attend the holy mass. Surprisingly, the church was full and not only with old people or with foreigners, as I thought. The organ is obviously made by Klais, local organ maker, and the organist played nice improvisations, but the chosen chorals were relatively modern and the tempo was relatively slow for the viennese standard.
I had to find a way to spend some hours before going to the airport, so I decided to visit the museum of the history of the German Republic after 1946. Very interesting! Highly recommended. Another part is in Berlin, where I’m going to very soon (again, fourth time this year). For fun, I’ve done the mandatory test to get the German nationality and I passed it, with 14/15 correct answers about the German constitution and history. I wonder if I could be so successful in an Austrian or Italian equivalent. In the museum, I had also lunch, with a Wiener Schnitzel. Already nostalgic? Yes, so much that I was at the airport 4 hrs in advance! The journey back was simply perfect, the flight was on time, my luggage was one of the firsts to come, I run to the train, and in less than a hour I was at home. Vienna, I missed you!

Wherever I go... I find a pipe organ.
Conclusion
Bonn is indeed similar to Brussels, for the style of some buildings and the inefficiency of the information system, but it is also typical German, for the habits of the locals (also integrated immigrants) and the general order. Bonn seems to be stuck in the 60’-70’. The whole city is a construction site because the infrastructures are old. What was innovative 50 years ago is now obsolete and insufficient for the modern traffic. I imagine that Germany invested a lot on Bonn when it was the capital city, but after the reunification moved to the update the former GDR, leaving Bonn far behind. Bonn is also a bit more "Mediterranean" than other German cities, due to the inheritance left by the Romans, the influence brought by French and Belgians, and the "frivolity" induced by the presence of the Catholic Church. Cologne, a few km away from Bonn, is much more German!

Versione italiana:
Approfittando di un convegno, ho visitato Bonn per la prima volta. L'ex-capitale della Germania è un cantiere a cielo aperto e sorprendentemente disorganizzata per essere tedesca. Le infrastrutture sono ferme agli anni '60-'70 e la stazione centrale ricorda la Gare du Midi a Bxl. Ciononostante, ci sono caratteristiche che la rendono pienamente tedesca e gradevole da visitare. A parte il centro storico, interamente pedonalizzato, non dimenticherò la casa natale di Beethoven, la ditta organaria Klais ed i suoi strumenti ed il museo della storia della Germania dopo il 1945.
Il viaggio in sé non è stato dei migliori, costoso e almeno all'andata problematico, con ritardi, cambiamenti e perdita del bagaglio (consegnato la sera successiva). Il ritorno è andato meglio, anche se l'aeroporto di Colonia-Bonn è un caos. L'airbnb prenotato non è andato a buon fine, per cui ho dovuto ripiegare su un hotel relativamente costoso, periferico ed in un quartiere paragonato a Molenbeek (ecco che ritorna Bxl). Il soggiorno non è stato affatto disagevole ed il quartiere, benché popolato da parecchi immigrati, è tranquillo e funzionale come mi aspetterei in qualsiasi città tedesca.

Monday, August 6, 2018

Il confine prima e dopo il 1918

Come da tradizione, ho trascorso qualche giorno in montagna con i miei genitori, rientrando a Vienna in treno. Questo mi ha permesso per l'ennesima volta di varcare fisicamente l'attuale confine tra Italia ed Austria al Brennero. Come diceva un amico pugliese, è diverso rispetto ad arrivare via aereo. Per la vacanza mi trovavo in un luogo di confine, o meglio, al bordo meridionale dell'estensione dell'impero austro-ungarico in Italia fino ad esattamente un secolo fa. Questa zona si trovò involontariamente al fronte, come testimoniano i numerosi forti militari più o meno ben conservati e come viene ricordato in continuazione con mostre tematiche.

Passeggiate sui sentieri di guerra e di pace a parte, questa volta ho avuto due occasioni di riflettere sulle vicende che hanno segnato questo territorio. La prima è stata una visita al locale cimitero. I locali sembrano particolarmente longevi, gran parte delle tombe contiene i resti di persone nate sotto la dominazione austro-ungarica. A differenza dell'Alto Adige-Südtirol, però, i cognomi più diffusi sono chiaramente italiani. Effettivamente qui si parla italiano ed il dialetto non è così distante dal veneto (escludendo l'enclave cimbra di Luserna). La seconda è stata la visita ad una mostra sulla fine della guerra, con le vicende che hanno interessato Lavarone. Il titolo, "anche l'onore è perduto", già manifestava il senso di nostalgia per l'impero e di tristezza per la vittoria italiana. Di tutti i pannelli presenti, solo uno, laterale, era dedicato al campo di prigionia ove vennero rinchiusi i locali irredentisti, mentre ben tre pannelli erano dedicati al campo ove sono stati evacuati i residenti allo scoppio della guerra, esattamente a Braunau am Inn, che diventerà in seguito tristemente celebre per altre ragioni. Gli sfollati furono da subito mal digeriti dai locali austriaci. La storia si ripete ai nostri giorni con i profughi, ma allora si trattava di altri austriaci, almeno sulla carta. Al termine del conflitto, gli sfollati si sono affrettati a tornare a casa, anche se apparteneva al Regno d'Italia. Eppure, nonostante la differenza linguistica ed il trattamento ricevuto, i locali sembrano vantare con orgoglio l'appartenenza in passato all'impero austro-ungarico.

L'altipiano dal monte Cornetto
Ribadisco, si parla della Provincia autonoma di Trento, non dell'Alto Adige-Südtirol. Recentemente, il neo-formatosi governo a Vienna ha proposto di offrire il passaporto austriaco ai cittadini altoatesini di madrelingua tedesca. Bella grana! Interna, perché proprio questo governo ha ribadito il divieto di possedere due passaporti e sta passando a setaccio i turchi che hanno ottenuto la cittadinanza austriaca senza rinunciare a quella d'origine. E internazionale, perché è un affronto all'Italia, esattamente un secolo dopo la fine di quella sanguinosa ed inutile guerra. Che il cancelliere abbia nostalgia dei tempi gloriosi dell'Austria è diventato evidente quando ha scelto (incoscientemente?) di usare la parola "asse" per descrivere una rinnovata alleanza tra Germania, Austria ed Italia. L'Austria diventò una repubblica già nel 1918 (noi abbiamo dovuto aspettare il 1946), seguita da una breve guerra civile e dalla dittatura, prima di sottoscrivere l'annessione alla Germania. Viene da domandarsi se non conoscano la storia o la ignorino di proposito, da entrambe le parti del confine. Apprezzo molto che Lavarone organizzi mostre e tenga viva la memoria della I guerra mondiale combattuta su queste montagne, un po' meno che in questa ed in altre occasioni si sia considerata un'interpretazione un po' di parte della storia (come quando parlarono della guerra dall'attentato di Sarajevo a... Caporetto, come fosse terminata in quel momento, con la disfatta italiana). Strano, perché alcuni locali difendono a spada tratta le virtù dell'Italia rispetto l'Austria (verificato in un'accesa riunione condominiale). 

Il confine tra Italia ed Austria non esiste, se non sulle carte, perché nella realtà si tratta di una progressiva transizione linguistica e di mentalità, fatta di vallate strette e di fiumi impetuosi, di altipiani isolati, di laghi ove si va in vacanza e di frutteti e vigneti che producono prodotti ammirati da italiani ed austriaci. Ci sono più similitudini tra un trentino ed un tirolese di Innsbruck di quante ce ne siano tra un tirolese di Innsbruck ed un viennese. Politicamente è giusto ci sia una linea di confine e che venga controllata, ma culturalmente sarebbe ora di smetterla di aggrapparsi a questo concetto per accampare diritti non dovuti, per rimpiangere il passato o per scatenare un nuovo conflitto.

Sunday, May 21, 2017

Leggere a Vienna

Anni fa raccontai qui il mio entusiasmo per il Kindle, che mi permetteva di evitare di caricarmi di tomi per i lunghi viaggi in treno tra Austria ed Italia. Nonostante continui ad apprezzare la versatilità del suddetto dispositivo, da quando sono tornata a Vienna sono nuovamente circondata da libri cartacei. Non si tratta di nostalgia delle sensazioni date dalla carta ingiallita, ma di opportunità. Vienna ama la lettura e non è raro incontrare giovani con libri in mano sulla metro o nei parchi. Per i piccoli spostamenti l'ingombro di un libro è trascurabile rispetto alle più pesanti attrezzature di cui siamo dotati ogni giorno, tra telefoni grandi quanto televisori e caricabatterie più pesanti dei portatili che dovrebbero supportare. Inoltre a Vienna è più facile ed economico procurarsi un tascabile che l'equivalente digitale.

(By Johannes-Jansson. Licensed under CCA)
Come è possibile? A parte le fornitissime biblioteche (la Prunksaal merita una visita solo per la sua bellezza), a Vienna si possono trovare libri anche in posti meno convenzionali, come:
- Biblioteche all'aperto. In parecchi angoli della città si trovano degli scaffali pieni di libri ove chiunque può prenderne e lasciarne. Una volta terminato di leggere qualcosa si può riportare ove era stato preso oppure tenerselo o prestarlo ad un amico.
- Bücherflohmarkt, ossia mercatini del libro usato. Ne organizzano sia le parrocchie sia associazioni laiche varie. I libri vengono venduti al kg o a prezzi irrisori (50 cent al libro), sono donati da volontari ed i magri guadagni servono per finanziare opere di carità o per le necessità della parrocchia o dell'istituto organizzatore.
In entrambi i casi si trovano libri in diverse lingue, non solo in tedesco. Mi sorprende sempre notare come, nonostante difficilmente in banca o negli uffici pubblici l'italiano venga fornito come lingua straniera (invece le lingue slave ed il turco sono molto diffusi), per quanto riguarda la letteratura l'idioma di Dante quasi supera l'inglese. Questa disponibilità di libri mi ha avvicinato alla letteratura austriaca, per comprendere meglio il paese in cui mi trovo, ovviamente in lingua originale.

Naturalmente una fonte inesauribile di libri sono le librerie, ma talvolta gli ostacoli linguistici od economici frenano dal frequentarle. Anche a questo c'è rimedio. Nelle librerie Kuppitsch, tra cui una all'interno del Campus dell'Uni nel vecchio ospedale (altes AKH), si trovano decine e decine di testi a prezzi scontatissimi perché edizioni difettose. Ciò non impedisce la lettura ed anzi salva il libro dal cestino della carta straccia per un trascurabile errore di stampa. Quasi tutte le librerie cittadine hanno sezioni in varie lingue, ma la libreria Hartliebs in Porzellangasse si è specializzata nella letteratura italiana (e francese) e periodicamente organizza incontri con l'autore. Da segnalare anche il club di lettura dell'Istituto di cultura, che non diffonde libri ma è un ottimo invito alla conoscenza della letteratura contemporanea e non nella nostra lingua. In conclusione, non ci sono scuse per dire di no ad un libro, specialmente in questa città. Buona lettura!