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Saturday, October 2, 2021

What would you do for friendship?

Some days ago, I witnessed an unexpected sign of friendship among colleagues. A colleague of us told in the evening that she was sick, she had back pains and couldn't come to work the day after, nor working from home, because she couldn't even sit. It came out that she didn't have any medicament, painkiller or similar at home. A German colleague of us offered to bring her a good (and common) painkiller, as she just had the same problem a few days before. Even though it was late (9 pm), dark, and not quite warm, she jumped on her bike to bring some relief to a colleague, who a German would classify as "Bekannte" (acquaintance), not as "Freundin" (friend).

Not in A-minor, but after August Moll. Pharmacy in Vienna.
You might think that Germans are "cold", but when you are in need, they help! Many Italians, apparently much friendlier, promise to help, but find all kind of excuses, when you really ask them. Would have I done the same for this colleague, instead of criticizing her for not having painkillers at home or not running to a 24h pharmacy? We live in a big city, it would have not been a problem to get medicines, even delivered, also in the middle of the night. Honestly, for a good friend, yes, I'd have done it. For a colleague? Cannot say. Probably yes, if she specifically asked me to.

That's another point. If I was sick, would have I asked for help? I'm so proud that I tend not to ask. And not to accept the offered help. She had no problems accepting and I'm pretty sure that she'll find the way to return the favor, without urge, without feeling that she has debit. Last but not least, the noble colleague, the angel on bike, is lutheran, but not much active in the church. How many active catholics would have done the same? Religion as nothing to do in this case, it is a matter of "Erziehung", education, and humanity. A good lesson for all of us.

Wednesday, June 26, 2019

Reami nordici

Le feste religiose celebrate di giovedì e non spostate alla domenica più vicina (come avviene in Italia) permettono dei magnifici ponti. Stavolta, rinunciando a suonare per riempire i buchi lasciati dai colleghi, mi sono presa ferie e sono partita alla volta del nord con le due colleghe tedesche cui l'anno scorso mostrai Roma. Meta Copenaghen e Malmö.
 
La sirenetta diversamente bella.
Ero già stata a Copenaghen e non è l'unica città della Danimarca che ben 15 anni fa, appena laureata, visitai con i miei. All'epoca non mi fece una grande impressione. Mi sembrava una copia in miniatura di Londra, a partire dal cambio della guardia con i militari con quel curioso copricapo peloso, esattamente come a Buckingham Palace. Il secondo giro mi ha lasciata egualmente perplessa, ma per altri motivi. Ho apprezzato la quantità di biciclette in città e l'ambiente informale per cui ogni molo diventa anche un trampolino per tuffi. Nonostante non ci siano frequenti controlli, tutti sono dotati di biglietti per i mezzi pubblici se non si spostano con i propri, rigorosamente ecologici. Mi sono piaciuti meno i prezzi astronomici (ma probabilmente proporzionati agli stipendi) e talune incongruenze nell'organizzazione e nei trasporti (soprattutto in aeroporto) che mi hanno ricordato (negativamente) Bxl, oltre alla comune sita a Cristiania. Il tutto condito da un'inopportuna rinite allergica. Al contrario, la città è piaciuta molto alle due colleghe, che però sono rimaste egualmente basite di fronte ai prezzi, specialmente del cibo. Un evento positivo, invece, è stato rivedere una collega geologa olandese, che conosco dal lontano 2004, quando ancora da laureanda frequentai un corso in Svizzera, ove lei svolgeva il suo dottorato. In tutti questi anni ci siamo riviste poco, a qualche convegno in giro per l'Europa. Nel frattempo la sottoscritta ha cambiato tema di ricerca mentre lei si è sposata, ha avuto tre bambini ed ha un lavoro in Danimarca che non le permette di fare molta ricerca, quindi le occasioni per vedersi si sono ridotte al lumicino.
 
la spiaggia di Malmö con il Turning Torso
La gita a Malmö, in Svezia, percorrendo in treno il celeberrimo ponte Öresund, è stata un'ottima idea. Malmö é un paesotto in cui pochi edifici storici si sono preservati, ma che ha un suo fascino. La spiaggia, con tanto di stabilimento d'inizio novecento, é separata dal porto. Le piazze si animano di locali per l'aperitivo, senza essere sommerse da turisti. Complice la lingua (lo svedese è piuttosto vicino al tedesco, almeno a leggerlo risulta comprensibile, invece il danese...), sembrava di essere in Germania. In entrambe le città, però, non ho trovato nemmeno un edificio o un angolo propriamente bello. Tornando a Vienna commentavo con una collega come qui edifici comuni (tipo la Rossauerkaserne, ma anche parecchie abitazioni) passano inosservati, ma se fossero in città meno appariscenti ci sarebbe la fila per fotografarli, perché riconosciute come autentiche perle in mezzo a brutture del dopoguerra o a edifici moderni. Ad ogni viaggio si apprezza ancor di più la città in cui si vive. Abbiamo avuto la fortuna del meteo eccezionale, di giornate lunghissime e di un volo Lauda Motion rallegrato da uno steward e da un pilota (tedesco) di buon umore. Nel complesso una piacevole vacanza (allergia a parte).
 
Toh! Un organo italiano! (Chiesa della Trinità)
Piccola nota musicale, non poteva mancare. Ho fotografato parecchi organi, ne ho sentito alcuni, compreso il nuovissimo strumento a Malmö, progettato come il più grande dell'intera Scandinavia. Ho ascoltato un culto calvinista nella chiesa dello Santo Spirito a Copenaghen, con un accompagnamento musicale (ensemble vocale + organista) impressionante per un servizio cui neanche 20 persone hanno preso parte. Un "bravo!" in modo particolare all'organista, che non è scaduto in facili improvvisazioni moderne, né si è "portato le registrazioni da casa", decisamente di un altro livello rispetto alla media udita in Austria (e in Italia, sicuramente migliore della sottoscritta, ma non ci vuole molto). Peccato però che le chiese siano vuote, popolate da pochi anziani, anche peggio che a Vienna. Quell'arte rischia di scomparire se non è sostenuta da chi ne dovrebbe usufruire.

Sunday, June 6, 2010

domenica in bici

Domenica scorsa Mara ha avuta l'idea di noleggiare le bici in città (economiche per tempi brevi) e di fare un giro lungo la pista ciclabile del Danubio. Stufa della tristezza e della solitudine quotidiana e desiderosa di fare un po' di moto come avrei fatto a casa, ho condiviso l'idea immediatamente. Anche Anja s'è unita. Le tre volenterose geologhe si sono così messe in marcia in una domenica mattina di maggio calda e quasi estiva.


La prima impresa è stato il noleggio della bici con le macchinette automatiche. La carte di credito delle poste qui non la vuole nessuno! Uffa! Nemmeno in Germania. Devo aspettare di tornare negli USA per poterla usare nuovamente? Amen, uso il bancomat austriaco che sembra universale (ma trovare una filiale unicredit a Berlino è stato arduo). Poi una serie di domande per la registrazione come prima volta: come ti chiami, dove abiti, username, password, e-mail, etc. etc. Finalmente scegli la bici, magari con le ruote gonfie e parti. Ci vuole qualche minuto per abituarsi al freno a pedale di cui per fortuna non ero del tutto digiuna e che è molto più sicuro e necessita di meno manutenzione del normale freno a corda.

In poche pedalate, seguendo il Donaukanal, eravamo fuori dalla città (dopotutto abitiamo a nord) e sono iniziati i panorami da cartolina: la congiunzione del canale con il fiume, l'isola del Danubio, un convento su uno sperone roccioso, le case lungo il fiume, le grandi motonavi, i pescatori della domenica, etc. Dopo una quindicina di km arriviamo alla ridente località Klosterneuburg, che come dice il nome è caratterizzata dalla presenza di un enorme convento. Abbiamo dato una veloce occhiata alla chiesa a turno (per guardare le bici di cui non avevamo lucchetto) e poi... si è scatenato un temporalone storico.

Abbiamo provato ad aspettare che si placasse, ma solo tuoni e lampi sono diminuiti, acqua e vento perseverano. Così abbiamo deciso di partire lo stesso per tornare in città. Una vera lavata! Ed anche una stancata, perché pedalare con i jeans inzuppati non è proprio una passeggiata. Acqua dappertutto! Non so come mi si sono bagnate anche le cose nello zaino (quelle in fondo, non quelle sopra!). Una bella doccia calda ed un pomeriggio ad asciugare le cose bagnate hanno scongiurato danni peggiori.

Manco a farlo apposta il giorno dopo c'era un sole che spaccava le pietre... ma intanto le nostre geologhe si sono temprate!