Showing posts with label famiglia. Show all posts
Showing posts with label famiglia. Show all posts

Thursday, December 31, 2020

... tutto sommato...

Le ultime ore del 2020, poi finalmente ci lasceremo questo anno alle spalle. Questo è quello che mi sento dire da ogni dove. È veramente tutto da dimenticare? Il peggior anno della nostra vita? Se è vero che s’impara più dalle sconfitte che dalle vittorie, i passati 365 giorni ci avranno comunque lasciato qualcosa. Sicuramente è stato un anno difficile, per molti davvero drammatico, ma ci sono stati momenti positivi, come in ogni periodo della nostra vita. Alla fine, la suddivisione del tempo in anni che iniziano il primo gennaio è un’invenzione umana, l’anno solare ha una durata leggermente diversa (per questo esistono gli anni bisestili, come il 2020) ed essendo basato su un movimento pseudo-circolare non ha né inizio né fine. Ecco, dunque, una lista dei momenti piacevoli che voglio ricordare del 2020, affinché quest’anno non sia “da dimenticare” completamente: 
da qui
 
  • Convegno a Padova a febbraio. Sono tornata nella città in cui ho studiato da turista, con una visita guidata alla Specola in una giornata di sole, e da cittadina, rivivendo i luoghi della gioventù ed il pendolarismo tra il mio paese e la città come fatto per 19 anni. Sono stata una settimana in più dalla mia famiglia senza dover prendere ferie. Infine ho rivisto un caro amico romano in una giornata di fuga a Bologna, una città che accoglie sempre e chiunque con un sorriso… ed un fumante piatto di pasta fatta a mano. 
  • Pubblicazione degli articoli dal progetto, conclusosi nel 2019, che mi ha permesso di tornare a Vienna. Tali pubblicazioni hanno anche rappresentato l’inizio di collaborazioni produttive con colleghi di qui ed in Scozia. Sempre in campo scientifico, sono stata coinvolta nella scrittura di lavori di un paio di due dottorandi, in Italia ed in Austria, nella stesura di un progetto per un dottorato in Italia che è stato finanziato e nella preparazione di un articolo dal lavoro di una mia laureanda.  
  • Collaborazione con l’Università di Pavia. Era già iniziata l’anno prima, ma quest’anno si è consolidata, portando a scambi non solo di mere nozioni  scientifiche, ma anche di rapporti umani. Si è rafforzata anche la collaborazione con l'Università di Camerino ed è iniziato un affascinante progetto storico con L'Università di Firenze. Nemmeno ai tempi di Padova avevo così tanti rapporti con altre università italiane! 
  • Festa di compleanno virtuale ed in presenza. Ho raggiunto la tappa importante dei 40 anni. Se la data reale del compleanno è caduta durante il primo lockdown e quindi la festa è stata solo virtuale, ma con delle belle sorprese consegnate a casa, in estate ho potuto recuperare di persona con i colleghi d’ufficio, grazie anche ad un compaesano ristoratore. 
  • Settimana in Trentino e settimana in Burgenland con i miei. Sempre d’estate, ho potuto godere della tradizionale vacanza in montagna in famiglia, tra passeggiate tra i boschi dell’Altipiano e pratica di guida in autostrada. A settembre, poi, siamo andati in camper in Burgenland, ove abbiamo girato in bici fino a stancarci tra colline e vigneti, gustando la cucina locale e scoprendo posti nuovi. 
  • Convegno in Giappone. Se non ci fosse stata la pandemia, quest’anno non ci sarei andata. I fondi non sono sufficienti a coprire i costi di viaggio e soggiorno, non ne sarebbe valsa la pena per un giorno solo di convegno. Invece, data l’impossibilità di prendere un aereo, il convegno si è svolto online ed ho potuto seguirlo, comodamente da casa, in pigiama (causa differenza di fuso orario, si è svolto tra le 1:20 di notte e le 7 del mattino in Europa). 
  • Nuove conoscenze ed incarichi musicali. Facebook può essere utile, se non abusato. Mi ha permesso di conoscere un organista italiano, poi emigrato in Germania, che oltre ad un arricchimento culturale mi ha portato un altro contatto ed un posto ove suonare la domenica, incontrando la Vienna austriaca imperiale pre-multiculturalismo. 
  • L’acquisto di un organo digitale e la ripresa delle lezioni di perfezionamento. Non solo posso dilettarmi ogni giorno, a casa, esercitandomi o anche semplicemente “strimpellando” le musiche eterne di Bach, ma questo regalo mi ha pure permesso di rivedere il mio insegnante senza dover fare ore ed ore di treno. 
  • Ritorno alla geologia strutturale. Non ho abbandonato il tema di ricerca che mi ha portata all’estero, ma quest'anno ho avuto l’opportunità di tornare ad occuparmi di quegli argomenti che mi hanno entusiasmata negli anni di dottorato. Grazie ad un collega ed amico, sono pure andata sul terreno, cosa che non facevo da anni, apprezzando quell’attività che da studente detestavo.
     
Non è stato tutto negativo. Anzi, la pandemia e la crisi ci hanno costretto a spolverare la nostra creatività per trovare delle soluzione alternative. Se da un lato gli assembramenti e le manifestazioni contro le direttive del governo per arginare il contagio mi hanno fatto perdere fiducia nell’essere umano come soggetto pensante, dall’altro l’inventiva nel sostenersi ed affrontare le difficoltà me l’hanno fatta recuperare. Mi auguro che alla fine del 2021 possa fare di nuovo un bilancio tutto sommato positivo. Per il momento, non cancelliamo l'intero 2020, solo quello che preferiamo dimenticare.

Saturday, June 6, 2020

Quarantine: What I liked and what I didn't.

The pandemic is not over, yet. However, Austria is back to work, slowly, between resilience, anger, and worry. Three months ago, we were recommended to stay home, going out only for essential needs, whereas most of the commercial and cultural activities were closed. My employer was kind enough to allow working from home. For 7 weeks, I watched the world from either my windows or the screen of my laptop. Was it a completely negative experience? Did I learn something? Here it is, the list of the 5 things I liked of this time and the 5 I hated. As reminder, in case we have to experience another lockdown, soon or later.

"Staying home", when you can take the house with you.
The top 5 things I liked:
1. Working from home. It is called "home office" in Austria, "teletravail" in the French-speaking part of Belgium. I wouldn't do it every day, but I'd like the opportunity to work from home some days of the month, when I have to write a proposal or a paper and I really need a quiet environment. I missed my colleagues, the lab tools, and the creative interaction of the office, but sometimes, I need to work in a "monastery".
2. Dress code. I'm Italian, I cannot dress bad. This causes me a lot of stress. Every morning, I have to decide what to wear. I dream of uniforms, because I'd have no choice. Staying home, I didn't have to change outfit every day. I was dressing like I was going out (i.e., not wearing the pajama during the day), but without paying too much attention to colors, fabric, etc.
3. Cooking. Time for experimenting, eating healthy, without having to improvise at the last minute. I didn't bake bread or cookies, like many others, but I dedicated more time to prepare healthy and tasty recipes, although with a few ingredients.
4. Regularly playing music. Generally, I am too tired, when I come home, or it is too late to play organ, mandolin, recorder, or singing. In this time at home, I spared the commuting time, using it to practice.
5. Virtual conferences. All the international conferences in cool places I planned to attend were postponed or transformed into virtual events. Even though a virtual conference is not s effective and enjoyable as a real one, I liked the opportunity to attend for affordable prices high-quality international meeting, without having to stay in a hotel or flying 12 hours (although I miss travelling a lot, mostly by train). In this category, I'd include the virtual masses, too. I still prefer going to the church, but in this period, I could attend masses celebrated by good priests that I could have not heard otherwise.

He hates staying home, but luckily, my parents have a garden.
The top 5 things I hated.
1. Making the dishes. This is something I hate in normal time. Eating at home and cooking elaborate recipes imply getting so many plates and tools dirty. I have a dishwasher, but I use it twice a year. It takes too long and is not worth for a person alone.
2. The dust. Vacuum cleaning is OK, but how is it possible that every day so much dust piles up in my flat? When I go to work, I do the cleaning on the weekend. During the week, I've never noticed dust so much as staying at home. I was cleaning every day.
3. Neighbors. Especially those with kids. When I tried to focus on something or when I wanted to enjoy the sun from the window, they were loudly playing. When I wanted to play music or talking with friends by phone, they started knocking on the wall or on the door, probably because the child just fell asleep. Not mentioning those neighbors watering their plants on the roof terrace at 5:30 am, causing a waterfall on my window.
4. Eating alone. Even though I like the monastery life, I like to share the time at the table. A temporary solution was introducing the virtual lunch with my parents, also to overcome the impossibility to travel to Italy.
5. Friends moaning about everything. It was difficult for everybody, I understand that having also the kids at home makes life much more difficult, but you wanted to have children, you always complain that you haven't enough time to spend with them, why are you complaining also now? Not mentioning the friends moaning for having to stay home and verbally attacking those, who went out (even where it was permitted, like in Vienna). Then those complaining about the weather ("it rains and I cannot go out", "it is sunny and I cannot go out"). I mean, we were all in the same situation, let's share feelings rather than complaints.

What did I learn? The next time, is it ever happens again, I will start earlier with the virtual social events. I realized that I became somehow misanthropic, but I always disliked hugging people. However, I might try to communicate with my neighbors, trying to find an agreement rather than hating each other. Finally, I should seriously consider the idea of adopting two cats.

Sunday, April 15, 2018

Arcella: alla ricerca del tempo che fu

Pasqua. Italia. Dove si va a messa? Domanda fondamentale da quando sono espatriata e non suono più regolarmente in una parrocchia della diocesi di Padova. Per Pasqua in modo particolare, perché alterno gli anni in cui la trascorro dai miei alle pendici dei Colli Euganei a quelli in cui resto nel luogo di emigrazione. Alla fine la scelta è caduta su Sant'Antonino, come è familiarmente detta la chiesa dell'Arcella ove è conservata la celletta in cui morì S. Antonio (evento rievocato ogni anno il 12 giugno sera con processione da Camposampiero a qui), per distinguerla dal Santo, l'altra celebre basilica patavina dedicata ad Antonio.

dal sito della parrocchia
Prima del boom del dopoguerra, il quartiere era in aperta campagna, con strade laterali sterrate e costeggiate da canali, ma già il campanile svettava orgoglioso. Oltre che dai racconti di mio padre e di questo ramo della famiglia, ho iniziato presto a conoscere di persona la nuova popolosa Arcella. Quand'ero piccola spesso venivamo a messa in questa chiesa, facendo visita ai nonni. Mi rammento di aver contato le finestre, i costoloni e qualsiasi altro elemento architettonico prima di poter comprendere le parole del sacerdote, aspettando pazientemente che l'organo suonasse di nuovo e si cantasse qualcosa (già allora la musica m'interessava più di tutto). La mummia della Beata Elena Enselmini mi ha sempre atterrito, per fortuna da qualche tempo ne hanno coperto il viso con una maschera. Per anni ho frequentato le scuole non lontane dalla chiesa, anche se ufficialmente sotto un'altra parrocchia. Come i miei zii, sono cresciuta in qualche modo all'ombra di quell'imponente campanile. Nell'adiacente cimitero sono sepolti i miei nonni, la prozia ed altri parenti in una sorta di cappellina di famiglia. In questa chiesa ho sentito per la prima volta Jean Guillou, celebre organista francese, qui ho girato le pagine al concerto di un amico ed ex-collega di conservatorio, qui suonava un altro ex-collega di conservatorio e qui ogni tanto suona un amico d'emigrazione di cui ho parlato più volte.

la mia attuale parrocchia
Ascoltare la S. Messa nel giorno di Pasqua in questo luogo, dopo una doverosa visita al cimitero, ha riacceso i ricordi. Quante cose sono cambiate nel frattempo! Soprattutto la popolazione del quartiere, specialmente verso la stazione. Eppure la chiesa è sempre la stessa e persino le persone che la frequentano sembrano immutate, anche se biologicamente ciò non è possibile. A sorpresa, suonava proprio l'amico espatriato, che avevo appena salutato a Vienna e che avrei rivisto il giorno dopo per il tradizionale concerto del nostro ex-maestro d'organo. Stefano, questo è il suo nome, non è riuscito a farmi dimenticare Vienna nemmeno in questo frangente, proponendo l'Ave verum corpus di Mozart come l'accompagnamento alla Comunione. La domenica in albis ero già nuovamente in Austria, a messa nella parrocchia cui appartengo per residenza, eccezionalmente con i miei genitori che mi hanno accompagnata. Per l'ordinario si è cantata la Deutsche Messe di Schubert, più viennese di così non si può. Visto che era pure il mio compleanno, abbiamo festeggiato con un pranzo fuori, anche questo tipicamente viennese, dalla Schnitzel con insalata di patate allo Strudel di mele come dolce. Chi l'avrebbe mai immaginato quando da bambina contavo i secondi tra un canto e l'altro dondolando le gambette dagli scomodi banchi della chiesa dell'Arcella?

Sunday, January 11, 2015

Istantanee dal Nordest

10 anni e non mostrarli
Ennesimo incontro con i compagni di uni, nel decennale dalla laurea. Stavolta in un ristorante dalle porzioni vergognosamente esagerate e dai prezzi incredibilmente economici in quel di Gorizia. La combinazione perfetta per (ancora) giovani geologi.

Sono partita al mattino, prendendo un treno come ho fatto quotidianamente per 19 anni (da 11 a 30 di età). C’era proprio la stessa nebbia che penetra nelle ossa e dà una sensazione di freddo che nessun giaccone può frenare. “La nebbia agli irti colli piovigginando sale” recitava una poesia studiata alle elementari (“San Martino” di G. Carducci).

Non so se per fortuito caso o per effettivo miglioramento, ma ho trovato il servizio ferroviario più efficiente di quanto l’avessi lasciato. Il treno è arrivato in orario, c’era posto per sedersi e gli ambienti erano puliti, infine le stazioni erano annunciate a mezzo altoparlante. Destinazione Dolo, ove un altro collega emigrato è passato a prendermi, con l’auto targata Berlino. Qualche decina di km più a est ci siamo ricongiunti con una parte sostanziosa del gruppo che arrivava da ogni parte del Veneto e del Friuli, ancora un po’ di strada e chiacchiere ed i nostri stomachi ci sono riempiti all’inverosimile con primi e secondi di tradizione di confine.

Al ritorno una delle più belle sorprese di sempre: la neve. Abbondante, copiosa, soffice. Ed il traffico bloccato da inesperti autisti e spericolati camionisti dell’Est. Peccato dover aspettare almeno un anno per rivedere i compagni di uni. Ormai in maggioranza sposati e quindi meno disponibili a questi incontri, ma tornati studenti in pochi minuti di conversazione.

Dal virtuale al reale

Altro giorno, altro viaggio. Stavolta verso un paese del bolognese per conoscere di persona un amico “di penna”, come si diceva una volta, o meglio di “social” grazie a Facebook, Skype, mail ed un’associazione di organisti liturgici in Italia. Mi sono goduta un sacco il viaggio in treno, confermando la mia impressione positiva sul miglioramento delle ferrovie. I colli da cui provengo come quelli attorno a Bologna erano ben imbiancati ed il sole dominava.

La giornata è trascorsa allegramente, prima “giocando” (come dicono francesi, inglesi e tedeschi) all’organo e poi conversando amabilmente in famiglia davanti ad un buon piatto. Il tempo è volato ed è stata l’ora di tornare indietro. Treni puntuali e caldi come all’andata, la stazione di Bologna nel solito caos, il tramonto rossastro sui colli ed il freddo pungente ad accogliermi al mio paesino, già addormentato alle 19.

Il mare d'inverno e la montagna d'estate
Non potevano mancare i tradizionali giri con i miei ai due estremi della pianura veneta: il mare Adriatico e l'Altipiano. Nel primo caso abbiamo trovato una bella nevicata in corso. Fantastico! Vedere la spiaggia imbiancata con il mare in tempesta non ha prezzo. Il tutto illuminato da un pallido sole nel pomeriggio. La gita in montagna ci invece regalato una giornata di sole. Abbiamo spazzato la poca neve e poi ci siamo goduti il caldo della stufa a legna, le passeggiate in paese e nel bosco ed una mostra di presepi.

Follie musicali
Come ai vecchi tempi, non mi sono persa la serata con gli amici del conservatorio. A casa di un'amica, il momento di suonare è stato il più entusiasmante. Abbiamo formato un ensemble improvvisato, con due violini, un violoncello, una chitarra ed il pianoforte (la sottoscritta, alquanto arrugginita nel compito di continuista). Una violinista aveva portato delle composizioni barocche per ensemble strumentali (sicuramente non come il nostro... per cominciare ci sarebbe voluto un clavicembalo per il basso continuo e la chitarra avrebbe dovuto essere un liuto e dedicarsi pure al b.c. invece di fare la parte del secondo tenore) e ci siamo divertiti un mondo a leggerle così com'erano scritte e poi cambiando modo, da maggiore a minore e viceversa. Suonavano benissimo egualmente. Un'oretta di spensieratezza come bambini in età prescolare. Stress, preoccupazioni per il futuro, disagi della vita all'estera (un altro amico del gruppo condivide questa situazione ed una terza sta per partire), etc. sono svaniti nell'attenzione di leggere uno spartito mai visto prima cercando di andar d'accordo con gli altri.

Natale con i tuoi, Capodanno pure
Non è una lamentela, mi sono goduta ogni istante in famiglia. Dal fare dolci e biscotti la vigilia seguendo ricette tedesche alle passeggiate sui colli illuminati dalla luce del tramonto. Comprese le ore a giocare con il micio (non si stanca mai!!!). All'arrivo la valigia semi-vuota, con solamente qualche regalino, al ritorno quasi al peso limite consentivo, piena di cose buone di casa, prevalentemente da mangiare. Ormai è diventata una tradizione. Questo è stato il quinto Natale in patria da quando sono emigrata. Cinque anni di viaggi in treno o aereo per superare le Alpi imbiancate all'inizio dell'inverno.

L'ultima sera ho ripreso una fuga per organo che non suonavo da anni. Bach, ovviamente. Alcuni passaggi mi erano rimasti nelle mani (e nei piedi) ma altri sembravano nuovi. Mentre suonavo mi sono tornati in mente tutti gli anni nel mio paesino, specialmente gli ultimi. La quotidianità persa per sempre. Fatta di corse in auto per raggiungere le chiese ove suonavo o la scuola di musica ove insegnavo, di treni avvolti nella nebbia per raggiungere uno scalcagnato ma sorprendentemente ammirevole dipartimento, di cene e migliaia di istanti in famiglia, discutendo di tutto e riportando alla giusta dimensione i piccoli problemi quotidiani. Tutto questo è diventato un ricordo che non potrà più tornare indietro. Così mi sono tornate le lacrime, come le note che da tempo non suonavo. Quant'era che non piangevo? A Bxl passa dalla rabbia allo sconforto, ma le lacrime erano superate da un po'. Fa bene piangere. Si potrebbe dire che non ci sia motivo di rimpiangere il passato, perché in questi cinque anni all'estero ho imparato molto ed ho fatto esperienze che non avrei nemmeno immaginato rimanendo nella nebbiosa provincia. Vero! Ciò non toglie, però, la sensazione di aver perso qualcosa nella frenesia della vita "fuori".

Periodo di festa terminato, sono tornata alla grigia Bxl. Al solito, il ritorno non è stato dei più allegri, con vento contrario, ritardi, coincidenze perse, piccoli incidenti casalinghi, negozi poco collaborativi e via dicendo. Su tutto l'ombra della necessità di trovare un altro lavoro da qualche parte, sperando di rimaner in Europa e magari avere un contratto un po' più lungo di quelli avuti sinora, con la consapevolezza che probabilmente nemmeno Bxl è la mia destinazione e che prima o poi dovrò affrontare un nuovo trasloco ed un nuovo party d'addio con gli amici locali.

Monday, January 9, 2012

Natale con i tuoi... connazionali


Ed eccomi di nuovo in viaggio e di nuovo via da Vienna, ma questa volta verso casa, verso l'assolato e caotico meridione dell'Europa, ossia l'Italia. Gli affrettati preparativi ritardati all'ultimo, causa la graditissima presenza di un ospite che mi ha fatto scordare per un po' la solitudine della terra straniera, sono fluiti senza intoppi, il viaggio è stato lungo ma tranquillo (come potrebbe essere altrimenti con le affidabili ferrovie austriache ed i taciturni involontari compagni di viaggio viennesi?), il cambio ad Innsbruck perfetto e l'ultima tratta in suolo italiano breve e rallegrata dall'inaspettato incontro con l'autore del blog QuiVienna, vittima di un ritardo delle ferrovie austriache che forse non sono poi così efficienti come la fortuna mi ha dipinto, ma che sicuramente cercano di riparare più onestamente di quanto abbiano fatto il 19 anni di pendolarismo le FS/Trenitalia.

Natale in famiglia, come poteva essere altrimenti?, nel piccolo nido montano che ci siamo concessi in una sella dell'Altipiano. Sognavo un paesaggio avvolto nelle nevi, tra boschi e picchi, nella completa solitudine, invece ho trovato una spolverata di bianco gelato, temperature glaciali e una selva di vicini, che hanno piacevolmente movimentato quei giorni.

L'appuntamento per rivedere gli antichi compagni di università era per un giovedì sera in pianura, per mangiare una pizza tanto desiderata nei mesi viennesi. È stata l'occasione per aggiornarci sui fatti dei presenti e degli assenti, completando le informazioni acquisite da Facebook, ormai la vera "suocera globale". Il giorno dopo ho riassaporato il piacere di vedere Venezia con una compagnia eccezionale: una collega di università e di emigrazione (anche se nel nord della Germania) e 5 suoi conoscenti dalla Baviera. Abbiamo seguito alcuni dei percorsi di Corto Maltese, che ci hanno fatto scoprire angoli nascosti di questa magica città, spiegando detti dialettali ed immagini dei capitelli, attraverso "salizade" e "calli" larghe quanto una persona magra.

Per l'ultimo dell'anno sono saltati tutti i piani di festeggiamenti, per cui sono rimasta in famiglia, come a Natale, a guardare un'immensa produzione biblica holliwoodiana di qualche decennio fa, mentre i vicini davano letteralmente fuoco alle polveri, con botti tanto potenti da far temere un'esplosione da fuga di gas. Il nuovo anno è iniziato lentamente per accelerare tutto d'un botto negli ultimi giorni di vacanza, con gli incontri con il mio prof. di Padova per, forse, finalmente, mettere la parola fine a quel lavoro che rimanda da tre anni, con la risposta in ritardo del boss che acconsente a mandarmi al convegno a Houston ma che mi pressa per la scrittura dell'abstract, con il giorno dei biscotti in cui mi sono sbizzarrita con ricette d'oltralpe, con l'incontro di una ex-collega che deve venire a Vienna e di amici musicisti ed in un batter d'occhio è già ora di ripartire. Che tristezza! Come sempre il periodo con i miei è volato! E per i prossimi 4 mesi non vedo occasioni di tornare!

Una volta tanto, e quindi degna di nota, le ferrovie italiane sono state impeccabili, così sono potuta serenamente arrivare in tempo a Mestre, ove ho riso per l'ennesima volta per l'annuncio "il treno ferma a... Salzburg acca-bi-effe (sarebbe Hbf, abbreviazione di Hauptbahnhof, stazione principale). Sul treno austriaco ho avuto due sorprese: la prima, di viaggiare da sola nello scompartimento da 4, la seconda, di essere svegliata a mezzanotte e mezza dalla polizia per il controllo documenti. È la prima volta che la polizia controlla i passaporti nelle cuccette, ma almeno hanno mandato un ragazzo carino, che ha delicatamente bussato, mostrato il tesserino, aspettato che aprissi e poi gentilmente chiesto i documenti e fatto un paio di domande. Altra vita rispetto ai viaggi seduti ove in tre ti sparano un faro in faccia e brutalmente ti urlano di tirare fuori un documento alle 2 di notte! Colazione alle 7, mentre il treno corre tra paesaggi da presepe, umidi e gelati. Sono di nuovo a Vienna.

Saturday, June 19, 2010

Kebab for Breakfast

Questo è il titolo italiano di una serie televisiva tedesca ambientata a NeuKölln (periferia sud di Berlino) il cui titolo originale è Türkisch für Anfänger (Turco per principianti). Visto che ho trascorso due settimane settimane a maggio a Berlino, che la settimana prossima ci torno e che recentemente mi sono ri-guardata tutte le tre stagioni grazie a You Tube, metto per iscritto cosa ne penso.
 
L'intera trama si può riassumere in poche righe. Una tedesca di mezza età, Doris, separata con due figli adolescenti, psicoterapeuta perché non ha mai risolto i conflitti con il padre e l'invidia verso la sorella, decide di andare a vivere con il suo compagno Metin, un turco di mezza età, perfettamente integrato, poliziotto, vedovo, con due figli adolescenti. La figlia maggiore di lei, Lena, alla fine s'innamora e resta incinta del figlio maggiore di lui, Cem, e rinuncia alla sua carriera per la famiglia mentre lui, un inetto opportunista, riesce a farsi ammettere in polizia. La figlia minore di lui, Yagmur, osservante musulmana, alla fine si sposa con il migliore amico del fratello, Costa, un greco con manie imprenditoriali ma che sa essere molto romantico.
 
Non ho capito perché nella versione italiana non abbiamo semplicemente tradotto il titolo ma inventato uno nuovo. Ammetto che l'idea del kebab a colazione è simpatica perché i tedeschi usano mangiare pane ed affettati anche al mattino presto ed i negozi di kebab, i migliori che abbia mai mangiato ed anche i più economici, sono aperti a Berlino sin dall'alba... ma così molte battute perdono di significato, come quando all'inizio Cem spiega a Lena che dovrebbe andare in giro vestita in modo meno provocante esordendo "Turco per principianti, lezione 1" e lei gli risponde con un "Tedesco per principianti, lezione 1" con un panegirico sull'indipendenza delle donne tedesche. Idem per i titoli dei singoli episodi, nati come video di Lena prima per l'amica in vacanza-studio in USA poi per il padre in Amazzonia.
 
L'idea è geniale: integrazione e pregiudizio razziale, i problemi di ogni immigrato e paese ospite, vissuti all'interno di una famiglia allargata di nuova generazione. La realizzazione parte bene e poi degenera in vicende sentimentali di un'adolescente, per fortuna i tedeschi hanno avuto il buon senso di chiuderla alla III stagione e non farne una soap opera (come per esempio gli americani con Settimo Cielo). Veniamo ai personaggi principali. Doris non accetta d'invecchiare e scopre il fallimento della sua educazione aperta, dovuta ad un'infanzia con un padre eccessivamente autoritario ed il confronto con una sorella più dotata fisicamente (ma non sentimentalmente). Il primo marito è veramente affascinante ma trovare un adorabile uomo come Metin è stata la sua salvezza. Metin è un uomo buono, innamorato della sua famiglia e del suo lavoro, con altissimo senso del dovere e grande umanità. Davvero raro... forse troppo idealizzato. 
 
Lena è il frutto di una educazione troppo libera, incapace di decidere e di maturare. Per lei il sesso non è il coronamento di un amore ma solo una cosa da fare entro una certa data ed in risposta agli impulsi ormonali. Le va bene che la prima volta è con un vero amico (lo sfortunato ma più maturo Axel) e non con uno che la sfrutta! Per imprudenza resta incinta del fratellastro ma senza riuscire ad affrontare con lui i problemi di una vita di coppia. Non si sposano nel telefilm, ma se lo facessero (per il bene del figlio) non durerebbero sicuramente. Lena non ha le idee chiare nemmeno sul lavoro o sulla scuola, arriva alla maturità con ottimi voti ma copiando spudoratamente in alcune materie, più presa dalle sue vicende sentimentali e familiari che da vero interesse per quanto studia, poi si iscrive all'università (ingegneria meccanica) solo per far contenta la madre (che sotto sotto è bacchettona anche più delle madri autoritarie) ma fallisce pienamente senza avere il coraggio di dirlo ai suoi, prova la carriera di giornalista ma non ha né il fegato per affrontare la cronaca né l'umiltà di scendere a compromessi, rinuncia a lavorare per la famiglia e per la gioia del compagno, ma se ne pentirà presto non sentendosi realizzata. Insomma, un'eterna immatura.
 
Cem è il re degli immaturi. Non s'impegna a scuola nemmeno tanto da prendere il diploma, gli piacciono i soldi facili e l'immagine da bullo. Entra in polizia grazie ad un ravvedimento improvviso e alla raccomandazione del padre ma non farà mai carriera. Non sa impegnarsi in nulla, nemmeno nelle relazioni sentimentali. Ha idee antiquate sulla concezione della donna e non sa cosa sia il rispetto per il prossimo, soprattutto se quel prossimo non gli interessa per qualche motivo. Non sa cosa sia la moderazione. Un vero disastro. Irresponsabile fino in fondo è la causa della gravidanza indesiderata. La relazione con Ulla, sensibile figlia di un Pastore protestante, evidentemente non gli ha insegnato niente ma gli ha dato solo la possibilità di sfogarsi e di far ingelosire Lena.
 
Costa è un ragazzo che fa il bullo e lo schiavetto di Cem solamente per sentirsi accettato. Ha ricevuto una buona educazione ed è intelligente, ma la balbuzie lo rende insicuro e bisognoso di un capo. E' molto sensibile e romantico, tanto da riuscire a vincere i pregiudizi e la stretta cultura religiosa di Yagmur. Le sue manie imprenditoriali troveranno sfogo nella sartoria, per cui scopre di essere portato grazie alla nonna di Cem. Yagmur è una ragazzina testarda con la testa farcite di credenze e superstizioni religiose. La sua non è vera fede ma paura di uscire dalla tradizione. A contatto (o meglio a contrasto) con l'eccessiva libertà tedesca (specialmente a Berlino dopo la caduta del muro), cresce e trova un modo per non dover rinunciare né alle proprie convinzioni né alla vita delle sue coetanee. La sua unione con Costa sembra più duratura di quella del fratello con la sorellastra perché basata sul dialogo ed il rispetto reciproco, entrambi hanno modo di realizzarsi professionalmente e non si mettono fretta per raggiungere l'intimità di una coppia. Peccato che l'esempio positivo sia relegato ad un secondo piano, per dare spazio al ritratto imperante degli adolescenti e giovani irresponsabili che popolano scuole e città.
 
Alla fine l'educazione vecchio stile trionfa... e Doris se ne rende conto troppo tardi. I facili pregiudizi di un'educazione antiquata sono duri a morire ma è meglio avere qualche pregiudizio in più da demolire piuttosto che vagare irresponsabilmente perché non si è avuta alcuna guida! Torna a fagiolo il vecchio adagio "la mia libertà finisce dove inizia quello dell'altro", quindi libertà non significa anarchia ma poter e saper scegliere entro il limite del rispetto per il prossimo.