Ho ripreso a scrivere, ma per motivi tecnici non più su Blogger, bensì su WordPress.
Qui il link: geomusikerin.wordpress.com
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Un anno fa mi sono rivista con un compagno di conservatorio e ci è venuta l’idea di organizzare uno scambio di visite tra il coro che lui dirige e quello in cui canto nel paesino in Niederösterreich. Si è cominciato subito ad organizzare la loro venuta, programmata per il "ponte dei Morti", o meglio, le Herbstferien austriache. Causa miei problemi medici dell'ultimo mese (vedi post precedente) ho dovuto "scaricare" la responsabilità dell’accoglienza ad amici e conoscenti austriaci che parlano italiano. La mia presenza ai loro eventi è stata in forse fino all’ultimo, ma poi sono riuscita ad esserci, anche se meno di quanto avrei voluto e solamente grazie ad un paio di antidolorifici aggiuntivi. Sarebbe stato però triste perdermi completamente la loro visita, così ho avuto anche uno stimolo in più a forzare un po’ la mia ripresa, in preparazione al ritorno al lavoro. Grazie all’efficiente organizzazione e ad un pizzico di flessibilità da entrambe le parti, ha funzionato tutto perfettamente. Plauso va soprattutto al presidente del coro in visita, la persona che si è stressata di più, coordinando contatti e prenotazioni… e pure dovendo cantare.
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| il mio paesino d'adozione |
Nonostante le enormi differenze culturali e di mentalità da una parte e l’altra delle Alpi, che si riflettono anche nel modo di intendere la musica corale, in fondo quel che conta sono le persone, simili in tutto il mondo, che possono superare qualsiasi ostacolo linguistico e culturale facendo parlare la musica.
Purtroppo si era reso necessario un intervento chirurgico al basso ventre ed ho dovuto accettato di malavoglia di sottopormi all'operazione, sia per evitare il rischio di un cancro sia per risolvere o almeno lenire dei disturbi che mi tormentavano da qualche anno. La notizia dell'improvvisa urgenza dell'intervento non è stata piacevole, ho dovuto cancellare appuntamenti di lavoro e musicali per due mesi, spaventata di dover affrontare qualcosa di ignoto e da sola, senza sapere quando esattamente sarei potuta tornare al lavoro ed alla mia vita. Sono passate due settimane dall'intervento e sono ancora in malattia, non in grado di sostenere otto ore di lavoro ed il viaggio quotidiano per e da Vienna. L'intervento è comunque andato bene, non sembrano esserci cellule cancerogene e c'è la speranza che almeno per qualche tempo i disturbi non ricompaiano. Ciononostante non è stata una passeggiata, sono rimasta una settimana ricoverata e la ripresa è stata più lenta e dolorosa di quanto anche i medici si aspettassero, specialmente nei primi giorni, ma una volta avviata la strada è in discesa e miglioro un po' di giorno in giorno.
Non ho dei bei ricordi degli ospedali italiani, frequentati solo per assistere e visitare parenti ed amici, la scelta di farmi operare in Austria ove vivo era dunque scontata. Per questo elenco qui di seguito alcuni aspetti dell'esperienza ospedaliera austriaca, che si differenziano dai miei ricordi italici:
2. Ospedale colorato. Invece delle classiche lenzuola bianche, la coperta da campo, le pareti bianche, camici di infermiere e medici bianchi... qui dominano il giallo, l'arancione, l'azzurro, il rosa ed il verde. I letti hanno copricuscino e copripiumino (letto in stile austriaco, niente lenzuola e coperte) colorati, le tende sono colorate, i mobiletti pure ed il personale non indossa camici. I medici ed il personale infermieristico sono o con maglietta e pantaloni bianchi oppure con blusa e pantaloni blu, verdi o rosa (da "sala operatoria" per farsi un'idea). Se non fosse per la targhetta col nome e la funzione ed il fatto che si presentano sempre quando entrano nella stanza (e danno del lei ai pazienti!) sarebbero indistinguibili ad una prima occhiata.
3. Cambi offerti dall'ospedale. Dall'intimo (a seconda del reparto, ovviamente) alla camicia da notte, passando per i guanti per lavarsi e gli asciugamani, tutto disponibile in un armadio in stanza. Il personale invita addirittura a portarsi a casa l'intimo e le calze antitrombosi usate perché altrimenti verrebbero cestinate, mentre le camicie da notte vengono lavate e rimesse a disposizione. Il personale preferisce che si usino i loro cambi, piuttosto che quelli portati da casa, sia per motivi igienici e sia perché sanno come maneggiarlo durante le visite o nelle emergenze. A richiesta forniscono anche vestaglia e ciabatte (uniche cose personali ammesse).
4. Servizi aggiuntivi. Nel pacchetto sono compresi supporto psicologico, curatore d'anime per confessioni/religioni diverse, musicoterapia, aromaterapia, etc. La fisioterapia è fornita al bisogno. Tutto direttamente al proprio letto, non bisogna andare da nessuna parte.
5. Visite limitate. Parenti ed amici sono ammessi esclusivamente dalle 15 alle 18 e sono fatti uscire quando passano i medici (nel pomeriggio verso le 16, ma passano due volte al giorno). In Italia, si pretendeva che qualcuno restasse per la prima notte dopo un intervento e che fossero i parenti ad assistere i pazienti durante i pasti, con gente che entrava ed usciva a quasi tutte le ore. Qui no, fanno tutto le infermiere (nel mio reparto erano solo donne), passano ogni ora, anche di notte, per controllare i pazienti, all'occorrenza aiutano a lavarsi ed a mangiare. Appena il paziente è in grado di camminare, viene pregato di ricevere le visite fuori dalla stanza, negli spazi comuni, così da non disturbare gli altri pazienti ancora allettati o che non hanno visite.
6. Soggiorno a pagamento. Mentre tutte le visite mediche e le analisi sono completamente coperte dall'assicurazione sanitaria (qui non si paga il "ticket"), il soggiorno in ospedale prevede il pagamento di un contributo giornaliero. Il conto arriva una settimana dopo la dimissione, solitamente. Il contributo è comunque minimo, meno di €15 al giorno, soldi con cui non ci si pagherebbe nemmeno il pranzo. Esiste la possibilità di stipulare un'assicurazione sanitaria privata aggiuntiva che oltre a coprire tali costi garantisce il soggiorno in una stanza a due o singola, ma la quota mensile è cara ed a mio parere non ne vale la pena.
Il fatto che ogni stanza sia fornita di doccia e bagno è ormai comune anche in Italia, così come internet gratuito ed una "cucina" a disposizione dei pazienti, qui con frutta, yogurt, macchinetta del caffè, acqua ed uno scaffale di tè ed infusi di ogni tipo (almeno spero che anche in Italia si siano adeguati, nei miei ricordi c'era solo tè nero fortemente zuccherato...). Anche la possibilità di scegliere il menu dei pasti (tranne quando ci siano ragioni mediche per una dieta speciale) dovrebbe essere arrivata in Italia, sempre con almeno un'alternativa vegetariana. I pasti in ospedale erano decisamente saporiti, organizzati all'austriaca, con colazione abbondante e mista dolce-salata (burro, miele o nutella, marmellata, ma anche pomodori, formaggio e prosciutto), pranzo con minestra, piatto principale, contorno e dolce, cena fredda con pane, burro, verdure ed affettati o formaggi. Porzioni sempre troppo abbondanti per me, nonostante avessi optato per le mezze porzioni (è possibile chiedere anche 1,5 porzioni per i più affamati), specialmente quando uno non sta bene e l'appetito manca, ma i piatti erano sempre saporiti ed elaborati da ristorante. Unico neo per me era la cena alle 17, troppo presto! Sia per avere di nuovo fame dopo un buon pranzo e sia per prendere gli antidolorifici della sera, che esaurivano così il loro effetto nel cuore della notte.
Ho avuto la (s)fortuna di finire in una stanza piuttosto grande, con 5 letti, in un periodo in cui il reparto era pieno. Da un lato è stato stressante dover dividere la stanza ed il bagno con delle sconosciute, ognuna con bisogni e problemi diversi, ma dall'altro lato è stato meglio che essere da sola, perché in compagnia ci si consola e le Austriache sono rocce. Ho avuto comunque la mia pace, perché le locali non parlano molto (vedere cosa scrissi qualche tempo fa), per la maggior parte del tempo siamo state in silenzio, ognuna fissando il soffitto o guardando il cellulare per conto proprio.
In conclusione, andare in ospedale non è mai bello, non è una vacanza, è sempre un'esperienza traumatica per il corpo e la mente. Sono stata felice di poter tornare a casa dopo una settimana, dormendo sul mio letto, non dovendo dividere il bagno con nessuno e gestendomi gli orari ed il menu dei pasti, nonostante le difficoltà nel fare tutto da sola con ancora le ferite fresche esterne ed interne. Ovviamente, la lingua è un grosso ostacolo, se non la si conosce a sufficienza. La comunicazione è tutto, non solo per comprendere le indicazioni di medici ed infermiere, ma anche per poter usufruire dei servizi aggiuntivi appieno e potersi confrontare con le compagne di stanza (che spesso parlano dialetto). In un grosso ospedale cittadino probabilmente è più facile incontrare personale e pazienti che parlano inglese, ma nel mio caso si trattava di un ospedale di medie dimensioni "in campagna", ove gli stranieri sono pochi e nel caso "integrati" da anni. Nel complesso, però, mi sono sentita trattata bene, grazie al personale di ogni ordine preparato e gentile (si usa il lei anche con i pazienti, a differenza dell'Italia), che ha cercato di rendere il soggiorno il meno spiacevole possibile, rispettando gli spazi ed i desideri di ognuno ove fattibile.
Non sono passati nemmeno cinque mesi dall’ultimo viaggio (in treno) in Germania e sono tornata a seguire il Danubio su rotaia, stavolta per approdare dalla parte "romana" del Reno, nella città di Gutenberg, ossia a Mainz. (Magonza) per seguire un corso di geologia strutturale, per me di ripasso e di aggiornamento.
Considerando le ultime cadute delle ferrovie tedesche, tra scioperi e ritardi enormi, ero un po’ preoccupata per il viaggio in treno. Alla fine è andato quasi tutto bene. Il treno diretto da Vienna a Magonza è filato con poco ritardo fino a Francoforte, quando siamo stati costretti a cambiare treno. All’inizio pensavo ad uno scherzo di Carnevale, invece il nuovo ICE ci aspettava dall’altro lato del marciapiede, pure con le prenotazioni riportate. Episodio simile al ritorno, quando invece a Francoforte siamo stati costretti a cambiare parte del treno, causa false indicazioni nelle carrozze. Fatto che ha causato non poco caos e ritardo. In aggiunta, durante il viaggio, un ragazzo ha rovesciato un bicchiere di caffè in corridoio, "lavando" il mio vicino di sedile (qualche schizzo è arrivato anche a me).
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| Il centro storico sopravvissuto |
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| L'università Johannes Gutenberg |
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| L'imponente duomo, di cui ho sentito l'organone |
Devo ammettere che questo scambio tra generazioni, condividendo entusiasmo e curiosità per le domande geologiche, mi è mancato. Dal punto di vista scientifico le conoscenze nel settore non sono avanzate molto da quando l’ho lasciato, ma la collegialità è migliorata, grazie all’internazionalizzazione della comunità (tranne in Austria…). Il sospetto, la presunzione di avere la verità in tasca, l’arrivismo ed in genere la competizione incontrate tra i colleghi dediti al tema su cui ho lavorato nell’ultimo decennio sono relegati a pochi casi eccezionali in cui ci si imbatte solamente nei grossi convegni o in qualche articolo. Un motivo potrebbe essere il giro economico. Nelle scienze planetarie si ricevono fondi da capogiro, ma senza è quasi impossibile fare ricerca, avendo bisogno di materiale prezioso e di metodi analitici sofisticati, mentre nella geologia strutturale i finanziamenti scarseggiano, ma bastano un martello ed un microscopio per cercare di capire la storia geologica della zona studiata. Certo, gli strumenti avanzati servono ed oggigiorno senza non si pubblica nulla, ma tramite qualche collaborazione vi ci si riesce sempre ad accedere.
Conclusione. La Germania resta un paese più al passo con i tempi, frizzante dal punto di vista scientifico ed internazionale rispetto all’Italia, alle prese con i soliti problemi che ne limitano lo sviluppo, ed all’Austria, chiusa nella difesa della propria tradizione (anche geologica). Non si può aver tutto. Dal punto di vista estetico e funzionale Vienna vince senza gara su tutte le città tedesche, mentre dal punto di vista storico e culinario l’Italia si conferma in vetta alla classifica (per le vacanze). Ciononostante, spero di poter tornare presto in Germania per altri corsi/incontri simili.
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| St. Georg. Nördlingen. |
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| Nürnberg. A postcard corner. |
Avevo iniziato questo post già qualche mese fa, ma non avevo ancora avuto tempo di pubblicarlo. Un soggiorno a Pisa per lavoro in una rumorosa stanza d’albergo, causa finestra "storica" che non isola dal frastuono del traffico del lungarno, e visita ad un supermercato locale, che mi ha fatto rimpiangere il silenzio dei supermercati austriaci, mi ha convinta a pubblicare il post.
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| Foto da Twitter |
Don't worry, I'm not leaving my fabulous job and I'm not leaving my "Wahlheimat" (chosen country to live in). This means that I continue to be in love with Vienna, where I'll be every day for work, but I'll commute every day from a small city in Lower Austria, half-way between Vienna and my house. I was thinking to move out from the Viennese apartment, where I spent the last six years and half, since I own a house in the countryside. The deciding event was the cost (not the rent) rise between Christmas and New Year. Does it make any sense, giving away so much money just to be in the capital city? Furthermore, I needed a change. Since I moved abroad, I’ve never been working longer than three years in the same place. I don’t have such a stress anymore, but I had to change routine for a while.

Easter tree in the main square
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| the main church |
In Italia, presi dal commentare il risultato delle elezioni politiche, ci si è dimenticati di quelle presidenziali in Austria. Che è successo dall'altra parte delle Alpi?
After a long time (more than two years), I packed for some days off, not on vacation, but for attending an Austrian conference in Leoben. It was a strange feeling thinking of what I might need in a hotel. When I visit my parents in Italy, I don’t need many tools, almost everything is doubled at my parents’ place. Now, I need a pyjama, toot brush, etc. In addition, I had to take with me the hated poster tube.
Trustful to my (green) tradition, I travelled by train, enjoying the beautiful but slow moving landscape at Semmering. The hotel, close to the former Abbey Göss (and the Gösser Brewery), was lovely. From my window, I could see the river Mur and a large gold quarry in between dark green woods. Again in a hotel after so much time. The first night, I couldn’t sleep, not because I was excited or because the room was noisy, but because I wasn’t used anymore to change bed. I’m getting old.
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| Historical town hall in Leoben |
The conference has been organized by the Austrian Geological Society (and the Austrian Mineralogical Society, as well) at the University of Leoben, a relatively young (since 1840) technical university. The organization was outstanding, the location was easily reachable and the lecture halls comfortable. Lunches and coffee breaks (starting with a morning coffee and sweets) were included in the registration fee and were provided by the local cafeteria. Not bad at all. Even though I skipped the overcrowded social dinner, I enjoyed much the icebreaker party, attended by just a few people. The quality of talks was quite high, there was room for opposite interpretations, without strong fights (Austrians are not Italian). Except for an entertaining public lecture, everything was in English. The University of Leoben hosts several international students, but it was also a pleasure to realize that I’m not the only non-German-speaking senior scientist (not a temporary student), who learned enough German to feel somehow integrated in the local geological community (well, actually, just being able to discuss some geological points, but still being considered a foreigner). The only two "negative" points were the arbitrary subdivision in sessions (more than one talk or poster ended up in the "wrong" session considering the audience and the topic), and the fact that the conference began on a Sunday quite early in the morning. A plus was the guided tour offered through the relatively small city center of Leoben. Very instructive. The biggest surprise was finding an Asian gate next to the university… even though there are no strong connections between Leoben and China. It is actually a spa.
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| St. Barbara, protector of miners and geologists |
I loved speaking "geology" again, jumping between languages and topics. Even though the conference was only focused on terrestrial features, I met a colleague of mine employed in Leoben and we talked a bit about meteorites, too. Just the week before this conference, I had attended a workshop in Vienna organized by an Austrian professor emigrated in the UK and financed by the European Research Council. It was also amazing for the quality of the talks and the scientific exchanges. The online meetings offer a great opportunity, saving money and carbon emissions, but will never replace a conference in person, also accounting for the risk of an infection. Looking forward to the next in person meeting.
… I didn't have to waiting too long. The week after, I was in Italy for the Italian equivalent of the conference in Leoben. I travelled by train, this time too, but from Padova, instead of Vienna. Italian high-speed trains are indeed faster than Austrians, touching 300 km/h. Train vs. car: 1:0, but also against airplanes, considering the time lost at airports.
The conference took place in Turin, the first capital city of Italy (when Rome was still under the power of the Pope). Every stone there is dedicated to the "Risorgimento", the movement that led to the reunification of Italy under the "French" crown of Savoy, mostly against the Austrian empire in the NE and the Bourbon dynasty in the S, and the Pope in the central Italy. The second language, after Italian, is French, still spoken by many, as much as German is (was) the second language in my hometown. As always, when I attend a conference in Italy, I swear I won’t come another time… and every time, I attend another one. The final evaluation wasn’t that negative, though, so I made a list of plus and minus about the city and the conference.
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| P.za Castello, Turin |
Plus:
- Automatic subway (existing since years and very efficient)
- green areas in the city
- drinking fountains everywhere
- delicious cookies, chocolate (pralines, like in Brussels), and ice cream
- meeting again professors of mine and colleagues from the past
- amazing science in some cases, despite the lack of funding
Minus:
- Public transit (bus and tram) and motor traffic
- conference schedule (practically from 8:30 to 7:30 pm with almost no break, but a large "nothing" between 12:30 pm and 3:30 pm)
- rooms disproportionated for the selected session, with several seats unusable because broken
- low accessibility (room at the third floor with no elevator, toilet in the basement, also without elevator, poster area ca. 1 km from the oral sessions and again with steps at the entrance)
- conference center in an almost red light district (it wasn’t, but some female "workers" were standing next to the conference center entrance also during the day)
- illogical conference program book (at least for a brain used to the German efficiency and logic…)
- last but not least.... the non-sustainable conference sponsor, which had a stand in the center of the poster area, playing music all the time, forcing us to shout in front of the posters to be heard.
In summary, in Leoben, I appreciated the scientific contributions and the location, in Turin, I enjoyed the (also scientific) chats with colleagues and meeting again people from my past (not only professors, but also colleagues, some of which moved out of academia or the country, like myself). However, I'd prefer meeting Italian colleagues in the framework of a cooperation, rather than "investing" research money in an over expensive conference. On the other hand, I'll be happy to attend again Austrian conferences in the future.
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| Designed by Freepik |
Dopo due anni di pandemia, in cui molti hanno abbandonato cori ed orchestre sia tra i professionisti sia tra gli amatori, la Baviera cerca di promuovere un ritorno alla musica. Il fare musica fa bene, al corpo ed allo spirito. Ecco i 9 motivi che BR-Klassik elenca per convincersi ad iniziare, ad ogni età (https://www.br-klassik.de/aktuell/news-kritik/musik-machen-neun-gruende-100.html) nella mia libera traduzione:

Musikkapelle am Oberauer Dorfplatz
(Oberau-Online, CC BY-NC 2.0.)
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| Foto by Katholische Kirche Vorarlberg (CC BY-NC-SA 2.0.) |
I've been waiting for good weather and the retirement of the neighbor to ask him (and his son) to help me bringing the reed organ to the house. A Sunday morning, they did it. I had some girdles from work to help carrying the instrument, but I didn't think of the furniture at the entrance. We had to disassemble a cabinet, before managing to take the reed organ in the living room. Here it is! It looks even higher and broader now. My father and I placed some wood under the fine wheels and my mom began to decorate the cover with objects (that I ask to remove...).
Finally in a warm room. I started playing and at the third piece, a sudden noise and the right pedal fell down effortless. What?! It took a while to open the instrument and check the damage. One of belts connecting the pedals with the vent mechanism had broken. Adriano, the reed organ guru, suggested how to repair (or better, replace) the broken belt. We tried to repair the broken part, but at bar 10 of the first try, it broke in another place. We had to replace both belts with new ones. After 110 years, it is almost "normal" that the hemp belt got rotten.
Finding suitable material for the belts was not that easy. I went to Vienna, spending four hours in trains, trams, and shops. What I found was a modern and expensive alternative, not what I was looking for. We applied it and is working. Fingers crossed that nothing else will get broken. There are for sure some issues, but I'll wait for an expert for a general cleaning and restoration. In the meantime, a stove has been installed in the room. The reed organ does not like a stranger anymore. The dark old wood has the only disadvantage of attracting dust incredibly fast, but this does not affect the sound.. I can continue experimenting the "inappropriate" repertoire!