Thursday, January 29, 2015

Respect!

A short business trip to London has provided the opportunity to think about the lack of respect I experience since in Belgium. On the train, I was sitting next to a lady, who for the whole journey (2hrs) has chewed spicy and smelling chicken and did phone calls. She did not care of a possible allergy of her neighbour, of the will to sleep of other passengers (it was after 10 pm), and of the unpleasant smell (that I'd have greatly appreciated in an ethnic restaurant, but not on an evening train). When I boarded the bus at the station, the driver was standing in front of the door, smoking and chatting with a friend. He didn’t notice that the smoke was filling also the bus. There are hundreds of episodes like these ones. I still remember the noisy girls on the airplane to Morocco, who drank champagne, laughed, and flirted with the crew, wearing shorts and tops, not considering the restrictions of the visiting country and the desire of quietness of the other guests. There is also my neighbour, who listens to music in the middle of the night or makes noise when he is back home at 1-2 am in week-days. Obviously he doesn't have to wake up early in the morning for going to work.

Luckily not all Belgians are like that. As well as for Italians. I like the respect showed in Japan. Some friends said that it’s just hypocrisy. Perhaps they are right, I don’t mind. I’m respected, that’s enough. They respect each others, even controlling their natural needs (sneezing requires apology, water-sound is provided in the toilets, etc.). They respect also the environment. In Belgium, I’ve boarded trains and trams as dirty as after a party. I don’t expect someone cleaning everything, I want people learn to hold themselves from throwing garbage in the very spot they are. Very often it is almost impossible getting off the train, because people want to get in or just stand in front of the door. Is this something that has to be taught? It's the common sense. It's just respect!

These are Belgians, but Italians are not much different. Recently a discussion came out about which language is spoken in an international community, such as a shared apartment in town. Many Italians were proud to admit that they speak Italian between them, even if foreigners or locals are present. They said that Belgians do the same with their own languages. This is only partially true, because my Flemish colleagues always speak English, even if I’m the only foreigner joining the group for an evening beer. For French-speaking colleagues this might be more difficult, but at least they try or apologise for talking in French. Speaking a common language is the best way to show respect to the others.

By time to time, STIB/MIVB (local transportation company) promotes “show respect” campaigns, with colourful bracelets or pins and inviting people to greet the bus/tram drivers. Honestly I don’t need this fake attitude. I’m grateful to drivers when they see someone running and wait for him/her, when they inform the passengers about issues or changes, when they help disabled or old people and parents with heavy strollers, etc. On the contrary, I hate them when they keep talking at the phone or listening to the radio (hearable in the whole bus/tram), when they close the doors while people are still getting off, when they stop far from the sidewalk and in front of a puddle, when they pretend to understand only French, etc. Respect should be shown from both sides!

Honestly I must admit I have noticed an overall lack of respect. Everyone thinks to his rights and not what might bother the others. Freedom doesn’t mean “I do whatever I want”, but “I have the possibility to do what I like and that doesn’t bother or hurt anyone else”. The recent attack at the satyrical magazine “Charlie Hebdo” in Paris has raised the protest “Je suis Charlie!” in name of the press freedom. NO! Je ne suis pas Charlie. I’m not Charlie. I’m sorry for the killed people and their family, but that magazine has never respected anyone else. That's not a justification for violence. Lack of respect cannot be paid back with even worse lack of respect. However, satire is ridiculing politicians and important contemporary people, for what they do on duty, not for their possible physical deficiency, and not having fun of myths and religions. This is as disrespectful as censorship itself! Will we ever learn to respect our brothers, our Earth, shared places, public transits, etc? It costs almost nothing, just a bit of effort.




Sunday, January 11, 2015

Istantanee dal Nordest

10 anni e non mostrarli
Ennesimo incontro con i compagni di uni, nel decennale dalla laurea. Stavolta in un ristorante dalle porzioni vergognosamente esagerate e dai prezzi incredibilmente economici in quel di Gorizia. La combinazione perfetta per (ancora) giovani geologi.

Sono partita al mattino, prendendo un treno come ho fatto quotidianamente per 19 anni (da 11 a 30 di età). C’era proprio la stessa nebbia che penetra nelle ossa e dà una sensazione di freddo che nessun giaccone può frenare. “La nebbia agli irti colli piovigginando sale” recitava una poesia studiata alle elementari (“San Martino” di G. Carducci).

Non so se per fortuito caso o per effettivo miglioramento, ma ho trovato il servizio ferroviario più efficiente di quanto l’avessi lasciato. Il treno è arrivato in orario, c’era posto per sedersi e gli ambienti erano puliti, infine le stazioni erano annunciate a mezzo altoparlante. Destinazione Dolo, ove un altro collega emigrato è passato a prendermi, con l’auto targata Berlino. Qualche decina di km più a est ci siamo ricongiunti con una parte sostanziosa del gruppo che arrivava da ogni parte del Veneto e del Friuli, ancora un po’ di strada e chiacchiere ed i nostri stomachi ci sono riempiti all’inverosimile con primi e secondi di tradizione di confine.

Al ritorno una delle più belle sorprese di sempre: la neve. Abbondante, copiosa, soffice. Ed il traffico bloccato da inesperti autisti e spericolati camionisti dell’Est. Peccato dover aspettare almeno un anno per rivedere i compagni di uni. Ormai in maggioranza sposati e quindi meno disponibili a questi incontri, ma tornati studenti in pochi minuti di conversazione.

Dal virtuale al reale

Altro giorno, altro viaggio. Stavolta verso un paese del bolognese per conoscere di persona un amico “di penna”, come si diceva una volta, o meglio di “social” grazie a Facebook, Skype, mail ed un’associazione di organisti liturgici in Italia. Mi sono goduta un sacco il viaggio in treno, confermando la mia impressione positiva sul miglioramento delle ferrovie. I colli da cui provengo come quelli attorno a Bologna erano ben imbiancati ed il sole dominava.

La giornata è trascorsa allegramente, prima “giocando” (come dicono francesi, inglesi e tedeschi) all’organo e poi conversando amabilmente in famiglia davanti ad un buon piatto. Il tempo è volato ed è stata l’ora di tornare indietro. Treni puntuali e caldi come all’andata, la stazione di Bologna nel solito caos, il tramonto rossastro sui colli ed il freddo pungente ad accogliermi al mio paesino, già addormentato alle 19.

Il mare d'inverno e la montagna d'estate
Non potevano mancare i tradizionali giri con i miei ai due estremi della pianura veneta: il mare Adriatico e l'Altipiano. Nel primo caso abbiamo trovato una bella nevicata in corso. Fantastico! Vedere la spiaggia imbiancata con il mare in tempesta non ha prezzo. Il tutto illuminato da un pallido sole nel pomeriggio. La gita in montagna ci invece regalato una giornata di sole. Abbiamo spazzato la poca neve e poi ci siamo goduti il caldo della stufa a legna, le passeggiate in paese e nel bosco ed una mostra di presepi.

Follie musicali
Come ai vecchi tempi, non mi sono persa la serata con gli amici del conservatorio. A casa di un'amica, il momento di suonare è stato il più entusiasmante. Abbiamo formato un ensemble improvvisato, con due violini, un violoncello, una chitarra ed il pianoforte (la sottoscritta, alquanto arrugginita nel compito di continuista). Una violinista aveva portato delle composizioni barocche per ensemble strumentali (sicuramente non come il nostro... per cominciare ci sarebbe voluto un clavicembalo per il basso continuo e la chitarra avrebbe dovuto essere un liuto e dedicarsi pure al b.c. invece di fare la parte del secondo tenore) e ci siamo divertiti un mondo a leggerle così com'erano scritte e poi cambiando modo, da maggiore a minore e viceversa. Suonavano benissimo egualmente. Un'oretta di spensieratezza come bambini in età prescolare. Stress, preoccupazioni per il futuro, disagi della vita all'estera (un altro amico del gruppo condivide questa situazione ed una terza sta per partire), etc. sono svaniti nell'attenzione di leggere uno spartito mai visto prima cercando di andar d'accordo con gli altri.

Natale con i tuoi, Capodanno pure
Non è una lamentela, mi sono goduta ogni istante in famiglia. Dal fare dolci e biscotti la vigilia seguendo ricette tedesche alle passeggiate sui colli illuminati dalla luce del tramonto. Comprese le ore a giocare con il micio (non si stanca mai!!!). All'arrivo la valigia semi-vuota, con solamente qualche regalino, al ritorno quasi al peso limite consentivo, piena di cose buone di casa, prevalentemente da mangiare. Ormai è diventata una tradizione. Questo è stato il quinto Natale in patria da quando sono emigrata. Cinque anni di viaggi in treno o aereo per superare le Alpi imbiancate all'inizio dell'inverno.

L'ultima sera ho ripreso una fuga per organo che non suonavo da anni. Bach, ovviamente. Alcuni passaggi mi erano rimasti nelle mani (e nei piedi) ma altri sembravano nuovi. Mentre suonavo mi sono tornati in mente tutti gli anni nel mio paesino, specialmente gli ultimi. La quotidianità persa per sempre. Fatta di corse in auto per raggiungere le chiese ove suonavo o la scuola di musica ove insegnavo, di treni avvolti nella nebbia per raggiungere uno scalcagnato ma sorprendentemente ammirevole dipartimento, di cene e migliaia di istanti in famiglia, discutendo di tutto e riportando alla giusta dimensione i piccoli problemi quotidiani. Tutto questo è diventato un ricordo che non potrà più tornare indietro. Così mi sono tornate le lacrime, come le note che da tempo non suonavo. Quant'era che non piangevo? A Bxl passa dalla rabbia allo sconforto, ma le lacrime erano superate da un po'. Fa bene piangere. Si potrebbe dire che non ci sia motivo di rimpiangere il passato, perché in questi cinque anni all'estero ho imparato molto ed ho fatto esperienze che non avrei nemmeno immaginato rimanendo nella nebbiosa provincia. Vero! Ciò non toglie, però, la sensazione di aver perso qualcosa nella frenesia della vita "fuori".

Periodo di festa terminato, sono tornata alla grigia Bxl. Al solito, il ritorno non è stato dei più allegri, con vento contrario, ritardi, coincidenze perse, piccoli incidenti casalinghi, negozi poco collaborativi e via dicendo. Su tutto l'ombra della necessità di trovare un altro lavoro da qualche parte, sperando di rimaner in Europa e magari avere un contratto un po' più lungo di quelli avuti sinora, con la consapevolezza che probabilmente nemmeno Bxl è la mia destinazione e che prima o poi dovrò affrontare un nuovo trasloco ed un nuovo party d'addio con gli amici locali.

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