Tuesday, November 29, 2011

11 ore a Berlino


Viaggio lampo, di lavoro, con partenza prima dell'alba, per la prima volta in taxi fino all'aeroporto, e ritorno ben dopo il tramonto, per un totale di 17h fuori casa di cui 11 effettive sul suolo tedesco. Non voglio soffermarmi sullo scopo professionale del viaggio quanto sulle sensazioni che questo ha suscitato.

Che adori Berlino non è un mistero e mi è dispiaciuto non aver avuto il tempo per passeggiare per la città, ho visto solo l'aeroporto, il museo, la mensa e la metro. Mi aspettavo la pioggia ed invece c'era il sole. Che bello sentirsi capiti nonostante il mio tedesco... e trovare persone che fanno battute, scambiano una parola, dai negozi ai mezzi di trasporto. Per non parlare di due tipi in aeroporto che per sondaggio o promozione mi hanno fermata sia all'andata sia al ritorno chiedendomi se vivessi o abitassi (non vedo la differenza) in Germania. Mi ha trovata impreparata il dottorando di Berlino che mi ha salutato con un abbraccio alla partenza, avrà imparato dal suo prof. ma ultimamente i tedeschi mi sorprendono. Il ritorno ritardato da una fitta nebbia sull'aeroporto di Vienna mi ha fatto sentire ancora di più l'idea di "casa" (una sera così a Venezia ed avrebbero deviato tutti i voli chissà dove). Alla sera ero quasi triste e commossa dal dover lasciare nuovamente questa città, potendo solo sognare di trasferirmi qui un giorno.

due foto scattate a Tegel con il cellulare
Tutt'altra serie di impressioni, invece, mi sono state lasciate dal viaggio in sé: mi sono sentita un membro di una compagnia importante o una manager. Sensazione cui hanno contribuito il viaggio in giornata, la partenza in taxi ed il viaggiare con pochissimi bagagli tra cui l'immancabile portatile. Mi sono domandata se potessi mai fare un lavoro che mi richieda di viaggiare così ogni settimana, la risposta è probabilmente no. Mi piace respirare l'aria dei posti in cui vado, all'alba quando mi sveglio, la sera cenando in qualche posto caratteristico, osservando la gente durante la vita quotidiana, mescolandosi e mimetizzandosi tra loro. Mi piace tornare la sera in un posto che sento mio, anche se solamente per qualche notte, chiudere la porta e ritrovarmi con i miei pensieri e le mie sensazioni, programmando la giornata successiva. Mi piace imparare progressivamente a muovermi per le città senza dover consultare la mappa ed elaborare percorsi alternativi. 

Mi piace conoscere i posti in cui mi trovo e questo tipo di viaggi non lo permette. Decisamente  non potrei mai lavorare a questi livelli!

Monday, November 28, 2011

e se domani... il mio aereo cadesse?

Non devo andare in paesi pericolosi né tantomeno sono affetta da paura di volare, domani devo semplicemente andare per lavoro in un'altra capitale europea e tornare in giornata, con una tranquilla compagnia di bandiera. Per curiosità, divertimento, scaramanzia, depressione, cinismo, mi domandavo cosa succederebbe se per destino uno dei due aerei cadesse (incidente, attentato, guasto, boh).

Ci vorrebbe un po' prima che il mio nome saltasse fuori tra i quasi 200 passeggeri, non è detto poi che sia l'unica italiana. Forse verrei addirittura menzionata nei tg italiani, come "cervello in fuga", mancata nello svolgimento del proprio lavoro, o forse il mio nome rimarrebbe impresso in qualche lapide a ricordo della tragedia. I miei, purtroppo, ne morrebbero dal dolore. Il mio capo farebbe un'alzata di spalle seguita da un moto di disappunto perché non ci sarebbe nessuno in grado di portare a termine il mio lavoro, proprio ora che si avvicinano i termini per le consegne, e perché dovrebbe pagare un hacker anche solo per accedere ai dati raccolti in quasi due anni, protetti da password. I miei colleghi viennesi si rattristerebbero per un po' dando la colpa al capo per l'accaduto e rinfacciandogli di non essere stato anche lui su quell'aereo. I miei professori di Padova avrebbero una parola di compianto e si riprometterebbero di sottomettere, finalmente, quel famoso lavoro dal mio dottorato, fosse solo per mio ricordo, ma poi non avrebbero mai veramente il tempo di farlo. I miei "amici" su Fb commenterebbero l'accaduto in modo da informare chi non lo sappia ancora, magari maledicendo il momento in cui sono espatriata per la situazione italiana, anche se sarebbe potuto accadere pure rimanendo in patria. Gli altri amici ed i parenti sarebbero comunque rattristati dall'evento, ma reagirebbero fatalisticamente. 

Siamo 7 miliardi su questa Terra, un numero che non riusciamo nemmeno ad immaginare, gente muore e gente nasce ogni giorno, cosa cambia durante questa breve esperienza di vita? Ovviamente speriamo che i miei voli domani siano tra le migliaia o milioni al giorno che arrivano felicemente a destinazione e che possa condividere un altro piccolo momento di questa esistenza.

Sunday, November 20, 2011

sick of Weihnachtsmärkte

Dall'inglese sick of = nauseato da, stufo di, e non malato di, matto per come potrebbe sembrare. Come sarebbe a dire? Non è ancora iniziato l'Avvento ed io già non ne posso più dei tipici mercatini di Natale che rendono magica questa città?

Già, sono rapidamente giunta a saturazione, perché i suddetti mercatini si sono moltiplicati a dismisura, ormai ogni piazza ne tiene almeno uno, e perché la vendita di decorazioni artigianali ha lasciato il posto alla corsa al punsch o glühwein, pure questi ormai solo acqua calda profumata ma sempre più costosi. La collezione di tazze di quest'anno (perché ogni mercatino offre un design diverso ed al costo della cauzione ci si può tenere la tazza e collezionarle negli anni) non mi attira per nulla... ed i prezzi aumentano. Alcuni mercatini hanno aperto lo scorso fine settimana, il grosso credo oggi. Ho già visto quello dell'AKH, della Maria-Theresien-Platz, del Rathaus, di Spittelberg, di Freyung, am Hof e pure dello Türkenschanzpark, unico talmente piccolo da risultare più tradizionale anche se probabilmente di recente apertura.

Eppure... continuerò ad andarci. La sera dopo il lavoro con i colleghi, il fine settimana tardo pomeriggio con gli amici, la domenica dopo la messa da sola. Berrò fiumi di brodaglia calda vagamente alcolica per scaldarmi dal rigido clima invernale, mangerò etti di schmankerl e di "prelibatezze" salate, comprerò pensierini per amici e famiglia da portare in Italia. Ed il mercato continuerà, per la gioia delle tasche di qualcuno e buona pace del nostro spirito pagano natalizio.

Wednesday, November 16, 2011

Sfogo preoccupato: dove stiamo andando?

Prendiamo ad esempio la Germania, il motore trainante dell'Europa. Recentemente la polizia e l'opinione pubblica si sono sorprese di quanto fosse sviluppata una cellula di estrema destra. Dopo aver letto un articolo su Repubblica sulle polemiche ivi sorte dopo la messa in onda di un film un cui appariva un "buon" nazista contro "cattivi" alleati ed essermi informata, pensavo ad una esagerazione giornalistica. La versione brittanica del film (quella che è stata trasmessa anche in Italia) è molto più romanzata ma fedele alla storia, mentre quella tedesca (montaggio completamente diverso ed immancabile voce narrante con lunge disquisizioni psicologiche) è davvero pesante, ma in ogni caso non ci avevo visto nulla di male a riportare la storia di un militare dotato di buon senso (non un santo), che effettivamente in un episodio della sua vita si era esposto per salvare delle vite.
 
da qui
Pensavo la faccenda e la polemica fossero morte qui, invece, continuando a seguire i film in onda sulla tv tedesca per far pratica di tedesco, mi sono imbattuta in altri sceneggiati televisivi e... sembra davvero che cerchino di passare un'idea un po' distorta della storia: i socialisti della DDR erano il male assoluto mentre molti nazisti non erano così cattivi come li dipingiamo. Ho già in precedenza biasimato il tentativo di distruggere ogni prova architettonica dell'esistenza della Repubblica Democratica Tedesca nell'Est, anche se concordo sul ripristinare il nome di città (es. Chemnitz era Karl-Marx-Stadt) e strade. Non salverei o giustificherei nessuno dei due schieramenti, ma farebbero bene a ricordarsi che erano loro fratelli!

Chi mi conosce sa quanto ami la Germania, quindi prima di ammettere questa deviazione ce n'è voluto. Forse che si sono stancati di doversi vergognare per quello che hanno fatto i loro padri? E cercano giustificazione dicendo che in fondo in fondo erano buoni ma hanno solamente obbedito agli ordini? E non hanno fatto lo stesso i "generali" della Germania Est, per altro con meno morti? Non capisco.

Ogni Paese ha i propri problemi. In Austria l'estrema destra ha pensato bene di fomentare le polemiche organizzando un ballo... il 27 gennaio, giorno della memoria. In Italia il nuovo governo non fa nemmeno a tempo ad essere presentato, con una schiera di ministri un po' datati, è vero, ma almeno con esperienza nel settore che sono chiamati a rappresentare/amministrare, che ci sono già manifestazioni con scontri. Per tacere delle ipotesi complottiste che sconfessano il governo tecnico perché parte di un progetto internazionale di anarchia o controllo assoluto. Ad essere catastrofisti, immagino che il futuro ci riservi il restuaro della monarchia in Francia, un regime totalitario in Germania e la guerra civile in Italia, Spagna e Grecia. Ed ovviamente, la scomparsa dell'euro.

Sunday, November 13, 2011

San Martino e "san Silvio"


Un giorno, cento tradizioni. Dalle mie parti si usa dire "a San Martino, castagne e vino" ed è così che di solito si celebra. Da noi si dice anche l'estate di San Martino, in onore alla storia (o leggenda) del santo di Tours che divise il suo mantello con un povero. Qui si sommano altri usi, dalla processione di casa in casa dei bambini armati di lanterne alla vigilia, alla cena a base di oca, canederlo di patate e cavolo rosso con cannella. L'undici novembre alle 11.11 inizia pure il Carnevale nei paesi di lingua tedesca e qui a Vienna usano offrire krapfen nella zona pedonale e poi danzare tutti assieme il valzer e la quadriglia. Quest'anno poi si aggiungeva la particolarità che l'anno terminava con un 11 e tutta questa abbondanza di numeri uno ha fatto profetare a qualcuno la fine del mondo... peccato che questa coincidenza di cifre accada solo nel nostro calendario, eppure l'11.11.1111 non è accaduto nulla di notabile.

con ricetta, da qui
Di tutte queste tradizione ho preso parte solamente alla cena a base di oca organizzata da un gruppo di Italiani a Vienna. Fu lo stesso l'anno scorso, sembra passato un secolo. L'anno scorso c'erano anche tre dottorande italiane, che nei mesi successivi hanno lasciato l'Austria, e due compagni di università, ospiti per una collaborazione. Quest'anno la cena, nello stesso posto, è stata più popolata, con almeno 30 partecipanti, ma mi sono sentita un po' più sola, visto che tanti colleghi durante quest'anno hanno lasciato la città ed io ho perso l'illusione di stare in una sorta di paradiso.

In pochi in realtà si sono accorti di San Martino, tutti in diretta dai palazzi del potere in Italia, in fremente attesa delle dimissioni del primo ministro. Anche a livello internazionale non si parlava d'altro. Sinceramente penso fosse un atto dovuto e che avrebbe rischiato una fine peggiore, magari violenta, se avesse insistito a restare attaccato alla poltrona, ma mi ha spaventata la reazione della gente. Vuol dire che era stata portata all'esasperazione, più di quanto possa apparire da fuori. Era carica e pronta ad esplodere. Mi auguro che da questa carica possa nascere qualcosa di buono per il Paese, mi auguro che al prossimo San Martino, ovunque sia, possa trascorrere un'altra bella serata tra connazionali, dimenticando la politica ed il "san Silvio" che è entrato subdolamente nelle nostre case per quasi vent'anni e che con fatica è stato estirpato.

Thursday, November 3, 2011

cambiare Paese o cambiare l'Italia?


Recentemente, ogniqualvolta posto qui o su un popolare social network una considerazione od un confronto in cui il nostro Paese non fa una bella figura, vengo redarguita da connazionali rimasti in patria, che mi consigliano di chiedere la cittadinanza dello stato in cui mi trovo visto che mi fa tanto schifo il mio. La cosa mi fa star male più del constatare con amarezza che l'Italia perde il confronto in molte situazioni.

Non odio il mio Paese, anzi, ne sento la mancanza come tutti gli Italiani espatriati. Se posto commenti in cui l'Italia non brilla nel confronto con altre nazioni non è per esaltare l'estero, ma per mostrare che altrove sono riusciti e che se avessimo l'umiltà di copiare potremmo riuscirci pure noi! L'estero non è il paradiso felice che uno s'immagina, ho già detto che anche in ambito accademico "l'erba del vicino sembra più verde". Cose in cui l'Italia dovrebbe imparare sono, per esempio, la diffusione della cultura, soprattutto letteraria e musicale, le piste ciclabili, l'ordine nel traffico, l'investire nelle risorse rinnovabili, la flessibilità nel lavoro (che non significa precariato pagato male e senza assicurazioni), smetterla di copiare male gli USA, etc. Cose che invece l'Austria, per esempio, dovrebbe copiare dall'Italia, a mio parere: la memoria storica, l'elasticità, la sicurezza negli ambienti di lavoro, etc.

da qui
Giustamente qualcuno avrà notato che però non desidero tornare in Italia. Per varie ragioni. Dal punto di vista meramente personale, a causa della mia testardaggine non comune e ad alcune peculiarità di carattere, non mi sono mai sentita completamente integrata nel mio Paese e quindi preferisco sentirmi straniera ove lo sono veramente. Da un punto di vista più oggettivo, non vedo possibilità di rientro, nemmeno scendendo a compromessi per fare un lavoro umile e non legato a quanto studiato. Il mio prof. me lo disse da subito: se te ne vai, e devi andartene perché non ci sono altre possibilità qui per te, sappi che sarà un viaggio di sola andata. Perché a causa dell'esperienza all'estero, mi si preclude ogni possibilità di rientro, specialmente in ambito accademico. Non voglio entrare nei dettagli, per non ripetermi sulla politica suicida nella ricerca in Italia.

Esiste una soluzione alternativa al lamentarsi continuamente restandosene tranquilli all'estero senza per forza invocare una rivoluzione o una guerra civile? Secondo me, sì! Obbligare tutti, ma dico tutti, a trascorrere almeno un anno all'estero. Per gli studenti universitari il IV anno, quando sono già sufficientemente maturi per capire ma senza compromettersi la carriera. Per i lavoratori comuni in ogni caso tra i 20 ed i 25 anni, anche in fabbrica, tanto ormai le nostre industrie hanno filiali ovunque. Pure i sacerdoti dovrebbero fare un anno di seminario in un altro stato oppure un anno di servizio in una missione! E poi tornare, e cambiare le cose dall'interno, ma solamente quelle che non funzionano!

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