Tuesday, December 13, 2011

connazionali del secolo scorso tra infedeltà e viaggi

Come promesso ecco la mia brevissima recensione degli ultimi (e primi) libri, poco noti al grande pubblico, letti recentemente in formato elettronico. Il link del titolo porta alla pagina di Amazon ove è possibile scaricare il testo che potete leggere su computer (sia PC sia Mac), iPad, etc. con l'apposito software gratuito.


L'infedele di Matilde Serao
Al link trovate delle informazioni sul libro ed una recensione migliore di quella che potrei fare io. Mi ha colpito la dettagliata descrizione dei pensieri e degli stati d'animo dei protagonisti dei racconti, anche se è evidentemente partorita dalla mente di una donna: dubito che un uomo rimugini tanto sulle proprie azioni e parole. Forse non l'ho letto al momento giusto, mi ha inacidito ancora di più, quindi consigliato con riserva, solo ai sentimentali.

Ricordi di Londra di Edmondo De Amicis e Louis Simonin
Il primo descrive la metropoli nel 1873 (anno di pubblicazione, in realtà) ed è particolarmente interessante confrontare il suo stupore con il nostro, al primo viaggio in questa città. De Amicis racconta bene anche tutti i difetti ed i pensieri di un italiano in una terra straniera di cui non conosce la lingua. Il francese Simonin, invece, si immerge nei quartieri più poveri e malfamati di Londra,  unendosi alle squadre di polizia locale. Confronta la miseria e la degradazione di questi luoghi con la sua Parigi ed anche qui percepiamo lo stupore (pur se quella società era stata già ritratta da Dickens) e l'imbarazzo dello straniero. Consigliato!

Monday, December 5, 2011

Kind'l


Sono tornata bambina, o meglio ai tempi della mia fanciullezza, grazie ad un nuovo giocattolo che mi sono regalata, un Kindle. La parola tedesca Kind'l (versione contratta di Kindlein) ha un suono simile ma un significato ben diverso, mentre to kindle significa appiccare il fuoco o anche prendere fuoco, Kindlein si potrebbe tradurre con "bambinello". Chissà se quelli di Amazon hanno pensato a questo gioco di parole quando hanno dato il nome alla loro creazione.

Come può un semplice lettore digitale farmi ringiovanire di una ventina d'anni? Semplice, facendomi recuperare l'ossessione per la lettura, specialmente di polpettoni di primo ottocento, che mi ha accompagnato nella crescita. Ovviamente c'è stata un'evoluzione, ora non leggo i grandi classici tradotti nel mio idioma, ma scritti poco conosciuti di autori italiani e romanzi veri e propri in lingua originale (inglese o tedesco, non mi spingo oltre). La scelta, oltre che da esigenze linguistiche e da curiosità, è dettata dalla limitata disponibilità di testi gratuiti su Amazon austriaco.

Ecco, questo è l'unico difetto del dispositivo, ossia non poter liberamente accedere ai testi di altri lingue da altri Amazon nazionali. Spero che sia solamente un problema di IP e che una volta in Italia possa scaricare anche gli altri contenuti. Un po' come iTunes e l'AppleStore. Per il resto sono contenta di questo aggeggino che sta in una mano ma che si legge come un libro, senza fastidiosi riflessi (lo schermo non è retroilluminato, di sera serve una lampada, miracoli dell'inchiostro digitale), che si può aprire ovunque, dalla propria camera all'aereo, che può collegarsi ad internet ove è a disposizione wifi gratuito (un po' macchinoso, non è un computer! ma si possono egualmente leggere le notizie e controllare le e-mail). Certo, manca il profumo dei libri datati, il contatto con la carta ingiallita, ma in compenso non perde mai il segno, permette di avere appresso un'intera libreria, e ci sta in qualunque borsetta.

Non era per elogiare il prodotto o farne una revisione che mi sono messa a scrivere questo post, bensì per raccontare la mia infantile gioia nel tornare a leggere anche mentre cucino! Interamente presa dal testo e dallo stile. Magari prossimamente posterò brevi recensioni dei testi meno noti che leggerò, proprio perché poco conosciuti e magari meritevoli del tempo che uno gli vorrà dedicare.

Sunday, December 4, 2011

-5... e non mi riferisco alla temperatura


Tranquilli, non mi sono messa a dare i numeri, semplicemente un'altra collega se n'è andata. Prima ci furono ben quattro dottorandi che lasciarono per giusti morivi e che poi trovarono un lavoro in aziende private, sempre nel settore geologico, B. da Milano, M. dalla Val Sesia e R. dalla Sassonia, tranne R., fisica di Trieste, che scambiò la sua deludente esperienza viennese in un altro dipartimento con un dottorato europeo nella sua città. Ora è la volta di T., post-doc californiana, la mia compagna d'ufficio, che al termine della sua borsa non torna a casa ma vola in UK per una posizione di prestigio in un'eminente rivista scientifica.

la valigia del migrante, cambiano i tempi ma non il contenuto
Che dire? Bilancio positivo per tutti, alla fine hanno trovato un lavoro, in aziende private, senza penare poi tanto dalla conclusione dei progetti a Vienna. Fortuna? Anche preparazione. Non so quanto abbia pesato il tempo trascorso qui, ma sicuramente l'essere espatriati ha fatto curriculum. Sono davvero contenta per loro, ma triste per me, ogni volta parte un pezzo importante della mia sopravvivenza a Vienna ed io mi sento più sola e più debole. Con B. ho scoperto la Vienna culturale e commerciale, andando per concerti, cinema e negozi. Con R. ho vissuto la Vienna di luci e magia. Con M. ho visto la Vienna studentesca e politico-filosofica, nelle nostre lunghe serate (o notti) sorseggiando una birra e sfogandosi nella propria lingua. Con R. ho conosciuto la Sassonia, prima dai suoi racconti e dalla sua genuinità, poi di persona. Con T. ho compreso il nostro "gruppo" di ricerca e questa comunità. Se ho resistito fino ad ora è soprattutto merito suo, grazie alla sua arguzia nel capire da subito le intenzioni del capo, al suo coraggio nel cantare chiaro al boss ed agli altri cosa non andava (e non va), al suo umorismo in grado di sdrammatizzare le situazioni più critiche. Ho anche migliorato molto il mio inglese grazie a lei. Ognuno ha meritato un saluto eccezionale, una cena, un pensiero che gli ricordasse il periodo felice ed infelice in questa strana città.

Questa volta, però, ho sentito di più il distacco e l'improvvisa solitudine di un'intera ala del dipartimento vuota. I due studenti rimanenti sono troppo latitanti e distanti per potermi sentire nuovamente parte di un gruppo. E adesso? Si tira avanti, come sempre. Ci saranno nuove conoscenze o forse si stringeranno i rapporti con quelle già rodate (altri connazionali che qui hanno messo radici). Purtroppo non con gli autoctoni, troppo "austriaci" per aver voglia d'instaurare una frequentazione disinteressata e temporanea, quale può offrire un immigrato a tempo determinato.

Tuesday, November 29, 2011

11 ore a Berlino


Viaggio lampo, di lavoro, con partenza prima dell'alba, per la prima volta in taxi fino all'aeroporto, e ritorno ben dopo il tramonto, per un totale di 17h fuori casa di cui 11 effettive sul suolo tedesco. Non voglio soffermarmi sullo scopo professionale del viaggio quanto sulle sensazioni che questo ha suscitato.

Che adori Berlino non è un mistero e mi è dispiaciuto non aver avuto il tempo per passeggiare per la città, ho visto solo l'aeroporto, il museo, la mensa e la metro. Mi aspettavo la pioggia ed invece c'era il sole. Che bello sentirsi capiti nonostante il mio tedesco... e trovare persone che fanno battute, scambiano una parola, dai negozi ai mezzi di trasporto. Per non parlare di due tipi in aeroporto che per sondaggio o promozione mi hanno fermata sia all'andata sia al ritorno chiedendomi se vivessi o abitassi (non vedo la differenza) in Germania. Mi ha trovata impreparata il dottorando di Berlino che mi ha salutato con un abbraccio alla partenza, avrà imparato dal suo prof. ma ultimamente i tedeschi mi sorprendono. Il ritorno ritardato da una fitta nebbia sull'aeroporto di Vienna mi ha fatto sentire ancora di più l'idea di "casa" (una sera così a Venezia ed avrebbero deviato tutti i voli chissà dove). Alla sera ero quasi triste e commossa dal dover lasciare nuovamente questa città, potendo solo sognare di trasferirmi qui un giorno.

due foto scattate a Tegel con il cellulare
Tutt'altra serie di impressioni, invece, mi sono state lasciate dal viaggio in sé: mi sono sentita un membro di una compagnia importante o una manager. Sensazione cui hanno contribuito il viaggio in giornata, la partenza in taxi ed il viaggiare con pochissimi bagagli tra cui l'immancabile portatile. Mi sono domandata se potessi mai fare un lavoro che mi richieda di viaggiare così ogni settimana, la risposta è probabilmente no. Mi piace respirare l'aria dei posti in cui vado, all'alba quando mi sveglio, la sera cenando in qualche posto caratteristico, osservando la gente durante la vita quotidiana, mescolandosi e mimetizzandosi tra loro. Mi piace tornare la sera in un posto che sento mio, anche se solamente per qualche notte, chiudere la porta e ritrovarmi con i miei pensieri e le mie sensazioni, programmando la giornata successiva. Mi piace imparare progressivamente a muovermi per le città senza dover consultare la mappa ed elaborare percorsi alternativi. 

Mi piace conoscere i posti in cui mi trovo e questo tipo di viaggi non lo permette. Decisamente  non potrei mai lavorare a questi livelli!

Monday, November 28, 2011

e se domani... il mio aereo cadesse?

Non devo andare in paesi pericolosi né tantomeno sono affetta da paura di volare, domani devo semplicemente andare per lavoro in un'altra capitale europea e tornare in giornata, con una tranquilla compagnia di bandiera. Per curiosità, divertimento, scaramanzia, depressione, cinismo, mi domandavo cosa succederebbe se per destino uno dei due aerei cadesse (incidente, attentato, guasto, boh).

Ci vorrebbe un po' prima che il mio nome saltasse fuori tra i quasi 200 passeggeri, non è detto poi che sia l'unica italiana. Forse verrei addirittura menzionata nei tg italiani, come "cervello in fuga", mancata nello svolgimento del proprio lavoro, o forse il mio nome rimarrebbe impresso in qualche lapide a ricordo della tragedia. I miei, purtroppo, ne morrebbero dal dolore. Il mio capo farebbe un'alzata di spalle seguita da un moto di disappunto perché non ci sarebbe nessuno in grado di portare a termine il mio lavoro, proprio ora che si avvicinano i termini per le consegne, e perché dovrebbe pagare un hacker anche solo per accedere ai dati raccolti in quasi due anni, protetti da password. I miei colleghi viennesi si rattristerebbero per un po' dando la colpa al capo per l'accaduto e rinfacciandogli di non essere stato anche lui su quell'aereo. I miei professori di Padova avrebbero una parola di compianto e si riprometterebbero di sottomettere, finalmente, quel famoso lavoro dal mio dottorato, fosse solo per mio ricordo, ma poi non avrebbero mai veramente il tempo di farlo. I miei "amici" su Fb commenterebbero l'accaduto in modo da informare chi non lo sappia ancora, magari maledicendo il momento in cui sono espatriata per la situazione italiana, anche se sarebbe potuto accadere pure rimanendo in patria. Gli altri amici ed i parenti sarebbero comunque rattristati dall'evento, ma reagirebbero fatalisticamente. 

Siamo 7 miliardi su questa Terra, un numero che non riusciamo nemmeno ad immaginare, gente muore e gente nasce ogni giorno, cosa cambia durante questa breve esperienza di vita? Ovviamente speriamo che i miei voli domani siano tra le migliaia o milioni al giorno che arrivano felicemente a destinazione e che possa condividere un altro piccolo momento di questa esistenza.

Sunday, November 20, 2011

sick of Weihnachtsmärkte

Dall'inglese sick of = nauseato da, stufo di, e non malato di, matto per come potrebbe sembrare. Come sarebbe a dire? Non è ancora iniziato l'Avvento ed io già non ne posso più dei tipici mercatini di Natale che rendono magica questa città?

Già, sono rapidamente giunta a saturazione, perché i suddetti mercatini si sono moltiplicati a dismisura, ormai ogni piazza ne tiene almeno uno, e perché la vendita di decorazioni artigianali ha lasciato il posto alla corsa al punsch o glühwein, pure questi ormai solo acqua calda profumata ma sempre più costosi. La collezione di tazze di quest'anno (perché ogni mercatino offre un design diverso ed al costo della cauzione ci si può tenere la tazza e collezionarle negli anni) non mi attira per nulla... ed i prezzi aumentano. Alcuni mercatini hanno aperto lo scorso fine settimana, il grosso credo oggi. Ho già visto quello dell'AKH, della Maria-Theresien-Platz, del Rathaus, di Spittelberg, di Freyung, am Hof e pure dello Türkenschanzpark, unico talmente piccolo da risultare più tradizionale anche se probabilmente di recente apertura.

Eppure... continuerò ad andarci. La sera dopo il lavoro con i colleghi, il fine settimana tardo pomeriggio con gli amici, la domenica dopo la messa da sola. Berrò fiumi di brodaglia calda vagamente alcolica per scaldarmi dal rigido clima invernale, mangerò etti di schmankerl e di "prelibatezze" salate, comprerò pensierini per amici e famiglia da portare in Italia. Ed il mercato continuerà, per la gioia delle tasche di qualcuno e buona pace del nostro spirito pagano natalizio.

Wednesday, November 16, 2011

Sfogo preoccupato: dove stiamo andando?

Prendiamo ad esempio la Germania, il motore trainante dell'Europa. Recentemente la polizia e l'opinione pubblica si sono sorprese di quanto fosse sviluppata una cellula di estrema destra. Dopo aver letto un articolo su Repubblica sulle polemiche ivi sorte dopo la messa in onda di un film un cui appariva un "buon" nazista contro "cattivi" alleati ed essermi informata, pensavo ad una esagerazione giornalistica. La versione brittanica del film (quella che è stata trasmessa anche in Italia) è molto più romanzata ma fedele alla storia, mentre quella tedesca (montaggio completamente diverso ed immancabile voce narrante con lunge disquisizioni psicologiche) è davvero pesante, ma in ogni caso non ci avevo visto nulla di male a riportare la storia di un militare dotato di buon senso (non un santo), che effettivamente in un episodio della sua vita si era esposto per salvare delle vite.
 
da qui
Pensavo la faccenda e la polemica fossero morte qui, invece, continuando a seguire i film in onda sulla tv tedesca per far pratica di tedesco, mi sono imbattuta in altri sceneggiati televisivi e... sembra davvero che cerchino di passare un'idea un po' distorta della storia: i socialisti della DDR erano il male assoluto mentre molti nazisti non erano così cattivi come li dipingiamo. Ho già in precedenza biasimato il tentativo di distruggere ogni prova architettonica dell'esistenza della Repubblica Democratica Tedesca nell'Est, anche se concordo sul ripristinare il nome di città (es. Chemnitz era Karl-Marx-Stadt) e strade. Non salverei o giustificherei nessuno dei due schieramenti, ma farebbero bene a ricordarsi che erano loro fratelli!

Chi mi conosce sa quanto ami la Germania, quindi prima di ammettere questa deviazione ce n'è voluto. Forse che si sono stancati di doversi vergognare per quello che hanno fatto i loro padri? E cercano giustificazione dicendo che in fondo in fondo erano buoni ma hanno solamente obbedito agli ordini? E non hanno fatto lo stesso i "generali" della Germania Est, per altro con meno morti? Non capisco.

Ogni Paese ha i propri problemi. In Austria l'estrema destra ha pensato bene di fomentare le polemiche organizzando un ballo... il 27 gennaio, giorno della memoria. In Italia il nuovo governo non fa nemmeno a tempo ad essere presentato, con una schiera di ministri un po' datati, è vero, ma almeno con esperienza nel settore che sono chiamati a rappresentare/amministrare, che ci sono già manifestazioni con scontri. Per tacere delle ipotesi complottiste che sconfessano il governo tecnico perché parte di un progetto internazionale di anarchia o controllo assoluto. Ad essere catastrofisti, immagino che il futuro ci riservi il restuaro della monarchia in Francia, un regime totalitario in Germania e la guerra civile in Italia, Spagna e Grecia. Ed ovviamente, la scomparsa dell'euro.

Sunday, November 13, 2011

San Martino e "san Silvio"


Un giorno, cento tradizioni. Dalle mie parti si usa dire "a San Martino, castagne e vino" ed è così che di solito si celebra. Da noi si dice anche l'estate di San Martino, in onore alla storia (o leggenda) del santo di Tours che divise il suo mantello con un povero. Qui si sommano altri usi, dalla processione di casa in casa dei bambini armati di lanterne alla vigilia, alla cena a base di oca, canederlo di patate e cavolo rosso con cannella. L'undici novembre alle 11.11 inizia pure il Carnevale nei paesi di lingua tedesca e qui a Vienna usano offrire krapfen nella zona pedonale e poi danzare tutti assieme il valzer e la quadriglia. Quest'anno poi si aggiungeva la particolarità che l'anno terminava con un 11 e tutta questa abbondanza di numeri uno ha fatto profetare a qualcuno la fine del mondo... peccato che questa coincidenza di cifre accada solo nel nostro calendario, eppure l'11.11.1111 non è accaduto nulla di notabile.

con ricetta, da qui
Di tutte queste tradizione ho preso parte solamente alla cena a base di oca organizzata da un gruppo di Italiani a Vienna. Fu lo stesso l'anno scorso, sembra passato un secolo. L'anno scorso c'erano anche tre dottorande italiane, che nei mesi successivi hanno lasciato l'Austria, e due compagni di università, ospiti per una collaborazione. Quest'anno la cena, nello stesso posto, è stata più popolata, con almeno 30 partecipanti, ma mi sono sentita un po' più sola, visto che tanti colleghi durante quest'anno hanno lasciato la città ed io ho perso l'illusione di stare in una sorta di paradiso.

In pochi in realtà si sono accorti di San Martino, tutti in diretta dai palazzi del potere in Italia, in fremente attesa delle dimissioni del primo ministro. Anche a livello internazionale non si parlava d'altro. Sinceramente penso fosse un atto dovuto e che avrebbe rischiato una fine peggiore, magari violenta, se avesse insistito a restare attaccato alla poltrona, ma mi ha spaventata la reazione della gente. Vuol dire che era stata portata all'esasperazione, più di quanto possa apparire da fuori. Era carica e pronta ad esplodere. Mi auguro che da questa carica possa nascere qualcosa di buono per il Paese, mi auguro che al prossimo San Martino, ovunque sia, possa trascorrere un'altra bella serata tra connazionali, dimenticando la politica ed il "san Silvio" che è entrato subdolamente nelle nostre case per quasi vent'anni e che con fatica è stato estirpato.

Thursday, November 3, 2011

cambiare Paese o cambiare l'Italia?


Recentemente, ogniqualvolta posto qui o su un popolare social network una considerazione od un confronto in cui il nostro Paese non fa una bella figura, vengo redarguita da connazionali rimasti in patria, che mi consigliano di chiedere la cittadinanza dello stato in cui mi trovo visto che mi fa tanto schifo il mio. La cosa mi fa star male più del constatare con amarezza che l'Italia perde il confronto in molte situazioni.

Non odio il mio Paese, anzi, ne sento la mancanza come tutti gli Italiani espatriati. Se posto commenti in cui l'Italia non brilla nel confronto con altre nazioni non è per esaltare l'estero, ma per mostrare che altrove sono riusciti e che se avessimo l'umiltà di copiare potremmo riuscirci pure noi! L'estero non è il paradiso felice che uno s'immagina, ho già detto che anche in ambito accademico "l'erba del vicino sembra più verde". Cose in cui l'Italia dovrebbe imparare sono, per esempio, la diffusione della cultura, soprattutto letteraria e musicale, le piste ciclabili, l'ordine nel traffico, l'investire nelle risorse rinnovabili, la flessibilità nel lavoro (che non significa precariato pagato male e senza assicurazioni), smetterla di copiare male gli USA, etc. Cose che invece l'Austria, per esempio, dovrebbe copiare dall'Italia, a mio parere: la memoria storica, l'elasticità, la sicurezza negli ambienti di lavoro, etc.

da qui
Giustamente qualcuno avrà notato che però non desidero tornare in Italia. Per varie ragioni. Dal punto di vista meramente personale, a causa della mia testardaggine non comune e ad alcune peculiarità di carattere, non mi sono mai sentita completamente integrata nel mio Paese e quindi preferisco sentirmi straniera ove lo sono veramente. Da un punto di vista più oggettivo, non vedo possibilità di rientro, nemmeno scendendo a compromessi per fare un lavoro umile e non legato a quanto studiato. Il mio prof. me lo disse da subito: se te ne vai, e devi andartene perché non ci sono altre possibilità qui per te, sappi che sarà un viaggio di sola andata. Perché a causa dell'esperienza all'estero, mi si preclude ogni possibilità di rientro, specialmente in ambito accademico. Non voglio entrare nei dettagli, per non ripetermi sulla politica suicida nella ricerca in Italia.

Esiste una soluzione alternativa al lamentarsi continuamente restandosene tranquilli all'estero senza per forza invocare una rivoluzione o una guerra civile? Secondo me, sì! Obbligare tutti, ma dico tutti, a trascorrere almeno un anno all'estero. Per gli studenti universitari il IV anno, quando sono già sufficientemente maturi per capire ma senza compromettersi la carriera. Per i lavoratori comuni in ogni caso tra i 20 ed i 25 anni, anche in fabbrica, tanto ormai le nostre industrie hanno filiali ovunque. Pure i sacerdoti dovrebbero fare un anno di seminario in un altro stato oppure un anno di servizio in una missione! E poi tornare, e cambiare le cose dall'interno, ma solamente quelle che non funzionano!

Thursday, October 20, 2011

Pensi di tornare in Italia?

Ogni nuova persona che conosco, italiana o straniera che sia, mi porge la stessa domanda: pensi di tornare in Italia? Anche la risposta è sempre la stessa, un deciso e sicuro NO, se non costretta. Perché? Purtroppo non sono in grado di spiegarmi bene, ma un altro emigrato ha saputo farlo, elencando le sue (nostre) chiare ragioni. Leggete qui.

Saturday, October 8, 2011

German Tour 3

Di nuovo in partenza, di nuovo con meta la Germania, di nuovo per un corso. Questa volta il corso è qualcosa di veramente esclusivo, il solo fatto di essere selezionati per questo evento, completamente spesati e con partecipanti da tutto il mondo, è un onore! Si tratta di un training course dell'ICDP (International Continental Drilling Program), che si propone d'insegnarci (quasi) tutto sulle perforazioni scientifiche della crosta continentale, dalla progettazione alle analisi in sito, dal carotaggio al trattamento dei campioni. Quest'anno si svolge a Windischeschenbach, paesino all'estremo confine nord-orientale della Baviera, famoso perché vi è stato scavato un pozzo di ben 9 km! Si prospetta eccitante!

Nota: giusto per la cronaca, ho esposto al capo le mie ragioni in modo pacato e sincero e lui non ha reagito imprecando e strepitando come temevo, anzi mi ha risposto con la stessa pacatezza e sincerità, spiegandomi le sue aspettative e riconoscendo che vista la situazione non si può fare altrimenti. Mi ha lasciato senza parole. La mail la tengo per testimonianza.

I giorno: la mia amata Baviera
Come al solito mi sono presa tardi con la valigia, ma per fortuna parto con calma. Dopo 7 ore di viaggio, di cui 4 su un ICE "pendolino" fino a Regensburg (cavolo! "pendola" davvero! perché noi italiani abbiamo venduto questo tecnologia e non più utilizzata?), un'ora di attesa in stazione e poi 2 ore con un moderno regionale della Vogtland-Bahn, compagnia privata che collega nord-Baviera e sud-Sassonia, sono giunta a Marktredwitz, importante nodo ferroviario. Dopo pochi minuti è arrivato un pulmino con l'insegna del GFZ di Potsdam per raccogliere i viaggiatori via treno (gli altri sono arrivati in aereo a Monaco, dove erano attesi da un altro pullman), il ragazzo che guidava, scambiandomi per un altra persona a causa di un errore nella comunicazione degli orari di arrivo, ha iniziato a parlarmi in tedesco… finché non gli è venuto qualche dubbio (se i Viennesi mi credono di Klagenfurt, non la do certo a bere ad uno di Potsdam!), ma a me ha fatto piacere dovermi sforzare di "sprechare" questa complessa lingua.  Non appena ci hanno raggiunto gli altri due amanti delle ferrovie, una tedesca di Brema ed un olandese, siamo partir ed in 20 minuti di stradine curate tra leggere alture e pascoli siamo arrivati a destinazione.

panorama dal balcone
Pausa. Abbassare la mandibola e respirare a pieni polmoni. Il posto è semplicemente mozzafiato! L'enorme hotel, tipicamente bavarese e dotato di stalla, si trova a 700 m s.l.m., all'ingresso di un parco naturale. Il ristorante ha una piattaforma rotante per godere del panorama mentre si cena. La stanza è quasi grande quanto il mio appartamento di Vienna, ma con pure un balcone in legno, con tavolo e sedie, e gerani rossi. Il tramonto da qui, pur se coperto da nuvole minacciose e con vento di tempesta, era magnifico! A cena, poi,  ho chiacchierato con una tedesca che lavora sulle perforazioni di faglie sismiche… potete immaginare, ero al 7mo cielo! È tutto talmente piacevole e perfetto che fatico a credere che non sia un sogno, almeno per il momento!

II giorno: si comincia!
Stamattina, tra i 30 partecipanti al corso, si è seduto un ragazzo che stava facendo una colazione "dolce" come me… la cosa era sospetta… così ho scoperto che era italiano! Sta facendo un dottorato in USA ed abbiamo un sacco di conoscenze in comune. In poche chiacchiere tra la colazione, il viaggio in pullman al Geozentrum ed il primo coffee-break ho scoperto di essere l'unica "impattologa", che molti conoscono uno dei miei supervisori di dottorato, e di avere collegamenti indiretti con 3/4 delle persone qui. È stato davvero fantastico poter nuovamente parlare di geologia, di faglie attive, di sismicità, di strain rate, ma anche introdurre quello che sto facendo ora (inizio a pensare che mi abbiano selezionato per i miei trascorsi geologici piuttosto che per l'importanza nell'ICDP del mio attuale boss). Questo corso sarà più produttivo di un convegno se continua così!

Oggi siamo anche andati a visitare il sito della più profonda perforazione al mondo, qui a Windischeschenbach. Ben 9101 m! Si sono fermati quando la temperatura e la pressione rendevano quasi impossibile continuare, nonostante il progetto iniziale fosse di raggiungere quota 12 km. In ogni caso sono praticamente arrivati alla transizione fragile/duttile nella crosta continentale, pur avendo sbagliato in pieno l'interpretazione dei profili sismici dell'epoca (ca. 20 anni fa). Un buon incentivo, anche sbagliando interpretazione si può raggiungere un buon risultato!

Nota. Transizione fragile/duttile. Per i non geologi questo potrà suonare incomprensibile. Si tratta della "zona" in cui la risposta delle rocce alla deformazione cambia, da un tipo fragile per cui sollecitate si rompono, ad un tipo duttile per cui invece si deformano lentissimamente. Per i geologi, non solo questa spiegazione farà drizzare loro i capelli in testa, ma pure il termine "fragile/duttile" può sembrare orripilante, visto che ha occupato la mailing list di geotectonics per lungo tempo. Sarebbe più corretto chiamarla transizione frictional/viscous-plastic, poi su dove collocarla si potrebbe parlare per mesi, ma non è questo il luogo. Sinceramente per me è molto più affascinante questa discussione che il metamorfismo di shock, perché quest'ultimo si realizza durante un evento raro (per fortuna), mentre il primo è qualcosa di insito nella Terra attuale e non sappiamo ancora abbastanza a proposito, ma questo non è un blog geologico, perciò mi fermo qui. Buona notte!

III giorno: si continua 
Giorno lungo, pieno di lezioni teoriche, ma egualmente interessanti ed affascinanti. L'ultima parte riguardava la tecnologia nelle perforazioni. Se il corso corrispondente a Padova (ma per lo sfruttamento di acquiferi) mi era sembrato superfluo nel piano di studi, qui ha trovato la sua perfetta collocazione… resto dell'idea che sia inutile sprecare un semestre intero per imparare quello che si apprende facilmente in 2h di teoria (in inglese) ed altrettante di pratica. Ovviamente era tenuto da un ingegnere, stranamente comprensibilissimo e pure simpatico. Un altro corso riguardava la biosfera profonda, ossia la vita (di microrganismi) in profondità. In questo caso non so quanti fossero interessati. Mi dispiace per il povero relatore, ma ad un geologo come me, tutto quello che è vivo (forse eccetto le altre persone) è un ostacolo durante il lavoro. Penso alla vegetazione che copre gli affioramenti, al rischio zecche, vipere, vespe, etc. Nelle perforazioni scientifiche, le attenzioni da usare per campionare tali forme di vita microscopica sono tali da rallentare se non impedire il lavoro sul materiale inorganico.

Ad ogni coffee-break, ad ogni cena, pure a colazione, ci rimpinzano di dolci… tornerò 10 kg più grassa da questo corso, ma come resistere?

IV giorno: si va in cantiere 
In conclusione, pessima idea, a mio parere. Abbiamo visitato due cantieri ove si stanno svolgendo perforazioni per impianti geotermici in Baviera, a sud di Monaco. Il primo è privato e ci hanno rintronato la testa con scarpe di sicurezza ed elmetti, per poi farci vedere poco e sapere ancora meno. L'unico più loquace era il geologo che però faceva un lavoro davvero gramo, descrivendo al microscopio il cutting, che deve raccogliersi da solo, e da quello capire in che formazione si trova. Il secondo cantiere usa materiale del GFZ ed abbiamo visto e capito molto di più, senza tante pare sulla sicurezza (gli elmetti sempre!). Faceva freddo, soffiava un vento… viennese, non pioveva ma minacciava. 

rig del GFZ
Ci abbiamo impiegato quasi 4 ore di pullman per arrivare al primo sito, compresa una sosta pipì, poi quasi 2h per spostarsi al secondo, pranzo in viaggio, infine il ritorno è stato eterno per colpa dell'idea dell'autista di accorciare per deliziose stradine bavarese (paesaggisticamente davvero belle, ma tra deviazioni e centri storici non si è certo accorciato il tempo) e di una lunga coda per lavori sull'autostrada poco dopo Regensburg. Siamo tornati in albergo alle 21, con un francese che commentava: - non avevo idea che la Germania fosse così grande.- al che non ho potuto trattenermi dal dire - e questa era solo la Baviera!-

V giorno: si riprende con... l'Oktoberfest 
Altro giorno di teoria, ma sempre più interessante! Anche per le conversazioni collaterali al corso, nei momenti associativi. Non capita tutti i giorni di parlare con un keniota di foreste ed agricoltura, con un newyorchese di sistemi educativi, con un neozelandese di musica, con un sudafricano di politica italiana (veramente avrei evitato volentieri questo argomento), etc. Incredibilmente le battute del nostro presidente del consiglio arrivano fino in Sudafrica! Non avrei mai pensato che nazioni così lontane avessero un qualche minimo interesse alla nostra politica interna…

La sera c'è stata la "cena sociale" nella piattaforma rotante, con cucina tipica bavarese e pure intrattenimento musicale tipico. La perfetta atmosfera "Oktoberfest" è stata integrata da un canto indiano, uno turco ed una versione poliglotta di "Fra Martino campanaro". Gli altri ospiti dell'albergo, un gruppo di ferrovieri pensionati, hanno mostrato di apprezzare tale multiculturalità.

Nota. La buona predisposizione verso il capo è durata il tempo di… non controllare le e-mail. In modo carino ha cancellato la collaborazione con Berlino. La mia lapidaria e garibaldina risposta ha destata l'immediata reazione del Prof. di Berlino, che però ha scritto solo a me. È un cara persona ed uno scienziato valente, ma nel rapporto con il boss è troppo debole e non voglio essere sempre il "bastian contrario" della situazione!

VI giorno: fine del sogno
Dopo aver fatto tardi ieri sera per gli allegri festeggiamenti, stamattina la levataccia era d'obbligo per preparare la valigia. Brina sui prati, nebbia nelle vallate, cielo azzurro e tiepido sole… un trattore che sparge letame, il bosco umido, Weißwurst e Käsespätzle per pranzo… come lasciare questo paradiso? Le ultime lezioni teoriche, la consegna del materiale e degli attestati, gli scambi di saluti, indirizzi e contatti Fb con la promessa di risentirsi… e poi in treno, attraverso il nord della Baviera e poi l'est, costeggiando il Danubio fino alla mia attuale città. Con la malinconia del tramonto lascio un sogno per la quotidiana realtà.

Nota 1. La statistica continua. I miei coetanei maschi al corso, soprattutto dal nord-centro Europa, sono tutti già sposati. Le femmine, metà coniugate con geologi, l'altra metà no. Ovviamente io rientro in quest'ultima categoria.

Nota 2. Una ragazza di Brema ha detto che ha riconosciuto da subito il mio accento viennese nel parlare inglese, che poi ho perso durante la settimana, recuperando quello italiano, essendo a contatto con un altro italiano emigrato. A posto! Prossimamente devo emigrare ad Hannover, chissà che almeno acquisti un buon accento tedesco.

iComputer

La recente scomparsa di Steve Jobs mi ha fatto ricordare la mia storia con il computer. E che c'entra col blog? C'entra. Se non avessi superato l'odio iniziale non avrei un blog, innanzitutto. Poi, gran parte del mio lavoro si svolge proprio grazie a questa tecnologia da cui ormai sono quasi dipendente a da cui devo impormi dei giorni di disintossicazione per non impazzire del tutto.
Il primo incontro è avvenuto negli anni '90 a scuola, con un Commodore 64, poi quando diedero un pesante portatile a mio papà ed iniziai a conoscere il primordiale Office. Per la "tesina" di maturità, primo anno con questa sperimentazione (1999), andai da mio cugino, studente d'ingegneria, per battere il testo. L'alternativa era la vecchia Olivetti, non molto professionale. Nel dicembre 1999 comprammo il primo pc, ora ero all'università. Odia profondamente il pc durante la tesi quando, complice la vetustà della macchina ed il tipo di lavoro grafico che stavo facendo, il sistema si piantava ogni 5 minuti. Prima di laurearmi presi parte ad un corso di analisi d'immagine applicata alle petrografia a Basilea e scoprii... il Mac. L'università di Basilea non usava altro, forse perché la Prof.sa del corso era una grafica americana. In una settimana sono riuscita a piantare un computer che non conoscevo solamente 3 volte (comunque un record per un Mac) ed è stato amore! A gennaio 2005 ipotecai i primi due stipendi del dottorato per comprarmi un iBook, che avrei portato tutti i giorni al lavoro, non essendo fornita di un fisso, e che mi avrebbe accompagnato fino a marzo di quest'anno, quando l'ho passato alla mamma (funziona ancora perfettamente, ma non è più aggiornabile e la batteria non tiene la carica, dopo 6 anni!) mentre io mi sono concessa un nuovo MacBookPro approfittano di uno sconto dell'università di Vienna e quindi pagando meno del primo portatile.

Il Mac ha cambiato il mio rapporto con il computer, per cui lavorare o creare (che si trattasse di testi o di musica) si sono trasformati in un rilassante divertimento. Al lavoro ho un pc ed all'inizio ci sono state pesanti tensioni, ora si convive pacificamente ma l'imprecazione ed il moto di nervoso sono sempre dietro l'angolo. Ammetto che la Apple abbia una particolare cura anche per i dettagli estetici, ma non mi piace che abbiano l'esclusiva per il sistema operativo, che così viene a costare prezzi proibitivi. Già, perché quello che piace a me non è tanto il design o quella caterva di prodotti secondari che vanno tanto di moda ora (dall'iPod all'iPhone, passando per l'iPad) bensì la stabilità e la praticità del sistema operativo. Per onor di cronaca, ho provato anche Ubuntu, ancora meglio per gestibilità, ma praticamente incompatibile con molte periferiche, a meno di perderci ore.

Il mio sogno è che il Mac OS X, che ha veramente rivoluzionato il modo di lavorare al computer e che è stato prima malamente scopiazzato da Windows  con Vista e poi con maggior successo con 7, sia venduto anche separatamente dai prodotti Apple, cosicché comprando un misero portatile da 400 euro possa scegliere, aggiungendo 100 euro, se installare Windows7 o Lion.

Saturday, October 1, 2011

German Tour 2

VII giorno: re-incontri
Mi sono svegliata di buon mattino per… lavorare. Si prospetta una cosa lunga e pensare al boss mi fa venire il malumore. In ogni caso dovevo attendere le 8 per la colazione. Purtroppo il ristorante è chiuso la sera nei prossimi giorni causa week-end e festa nazionale. Peccato! Mi sarebbe piaciuto gustare nuovamente carne di cervo con i frutti di bosco. (Sorry, per i vegetariani).
lo storico ed il nuovo che si specchiano nel vecchio (DDR)
Alle 10 ero in città per incontrare Roman, un ex-dottorando di Vienna, il terzo a mollare per un lavoro degno di tale nome, e la sua ragazza Kathi. Hanno studiato entrambi a Freiberg ed ora lavorano tutti e due a Magdeburg. Sono stata molto felice di rivederli, sono davvero delle care persone.  Mi hanno fatto da guida nella città, raccontandomi anche com'era prima dei restauri post-riunificazione. A differenza di Berlino, qui hanno salvato il "palazzo della cultura", ultimo segno dei 40 anni di DDR. Non è giusto cancellare tutto! La città "barocca", con i suoi castelli e chiese è molto bella, forse pure troppo ricca nelle decorazioni e stucchi, si capisce la fama di cui ha goduto per secoli, ma sembra finta perché nuova. In ogni caso la città mi è piaciuta perché non è "perfetta" e fossilizzata in un'epoca felice come Vienna, si vedono ancora le "crepe" di secoli di storia. Gli incendi, i bombardamenti ed i regimi hanno lasciato dei segni che è giusto ricordare, pur guardando al futuro. Non mi piace, però, come sia stata trasformata in una meta turistica (anche se forse a causa dei 15 gg. di vacanze scolastiche la stragrande maggioranza di turisti è tedesca) e non mi piace come la via commerciale (Pragerstrasse) sia standardizzata ed americanizzata come in tutte le città del mondo, ma per il resto ho adorato tutto, dal carillon nello Zwinger alle grandi barche a ruota (vere!!!) sull'Elba.

Nel pomeriggio abbiamo assistito assieme al Vespro nell'Hofkirche, anticamente cappella del castello dell'elettore di Sassonia, cattolico in una terra protestante, ora cattedrale cattolica. C'è un Silbermann pure qui e l'abbiamo sentito bene, nonostante i Vespri solenni fossero per celebrare i 30 anni del coro della cattedrale, per questo lo racconto nell'altro blog.

VIII giorno: Bach! 
Dopo una riposante lunga notte di sonno (ma quanto si dorme bene in questo posto!) ed una lauta colazione, sono andata in città per assistere al culto luterano nella Frauenkirche con tanto di cantata di Bach. Per la parte musicale rimando all'altro blog. Sono arrivata mezz'ora prima e c'era già la piazza invasa dalla gente in coda, per fortuna pochi minuti dopo hanno aperto le porte ed ho trovato un discreto posto nel I ordine di balconata. Questa chiesa sembra più un teatro che un luogo di culto! La platea sotto, 3-4 ordine di palchi sopra un piano finestrato, la cupola che raccoglie e diffonde il suono, l'ambone rialzato e rivolto verso i fedeli, l'altare che sembra un palco ed infine l'organo che con la sua cassa diventa parte integrante dell'abside. 

La storia di questa chiesa è come quella della Fenice, più volte risorta dalle proprie ceneri, l'ultima volta, però, ci ha messo un po' di più… ben 40 anni! Se dall'esterno è significativo il contrasto tra le pietre annerite originali e quelle bianche nuove, all'interno il barocco sa di finto, troppo nuovo, il bianco ed i colori pastello non sono nemmeno un po' affumicati dalle candele, il legno dei banchi ancora odora di pialla. Questo sapore di nuovo e finto accompagna tutto il centro storico, con i palazzi barocchi ricostruiti 5-6 anni fa. Se la DDR ha cercato di cancellare il ricordo del Reich pure cambiando i nomi delle strade, ora stanno cercando di cancellare quei 40 anni di regime, che però fanno parte della storia della Germania e qui in qualche modo le due anime a sprazzi riescono ancora a convivere.
Pranzo turco e poi di nuovo a lavorare. Non ho ancora pagato la pensione, ma oggi è domenica e non c'è nessuno, domani vado via presto, e non capisco bene quando parlano (ma che accento hanno in Sassonia?).

IX giorno: festa della riunificazione! 
Avevo capito giusto, dalle 6.30 c'era la signora ad aspettarmi per pagare. Non avendo fatto l'ultima colazione ho pure risparmiato €10. Non volevo crederci! Pensavo che il prezzo fosse fisso, avendo prenotato con un'offerta di booking.com. Bene! Un posto in cui tornare! Alla fine mi sono trovata in stazione con largo anticipo, come al solito, ed ho fatto colazione… in un panificio viennese. Due ore di lavoro in un treno quasi pieno ed eccomi nuovamente a Berlino. Ho girato un po' per i vari stand in occasione del giorno di festa: davanti alla porta di Brandeburgo e nei giardini di rappresentanza di 7 Länder in occasione della Festa della Riunificazione e ad Alexanderplatz per una sorta di "Oktoberfest a Berlino" con tanto di mercatino, ove ho mangiato.
musica popolare alle spalle della Porta di Brandeburgo
Nel pomeriggio sono andata a trovare un'amica a casa, perché non si sentiva molto bene. Ha un appartamento molto grande, in condivisione con un'altra ragazza. L'hanno reso davvero carino! Poi ho raggiunto il Prof. che mi ospita e che mi ha portato a casa sua, in un paradiso residenziale non proprio comodissimo da raggiungere. Chiacchierando di sera ho saputo che la sua vita è stata molto più semplice del romanzo politico che mi ero immaginata. Sinceramente mi imbarazza un po' essere ospite di un Prof., lui è adorabile, gentilissimo, un padre più che un supervisore, anche se molto rigoroso nel lavoro, ma io mi faccio un milione di scrupoli… per una che usa ancora il "lei" con il supervisore di dottorato… Imparerò mai a fregarmene ed a vivere il momento?

Nota: La festa della riunificazione in realtà, tradotta alla lettera, suonerebbe come festa dell'unità. Il succo non cambia ma per noi italiani assumerebbe un significato politico, per cui preferisco la mia traduzione.

X giorno: agreement
Risveglio con brutta sorpresa: di nuovo l'orzaiolo. Effettivamente in questa settimana di viaggio mi sono un po' trascurata e strapazzata. Speriamo passi in fretta. Giorno al museo, ripulendo la presentazione per domani, guardando sezioni sottili con il collega di qui e poi parlando a pranzo di come agire per le pubblicazioni. Ecco il punto dolente. Io sono la prima a lasciare l'onore del primo autore al dottorando negli articoli generali sia perché lo merita e lo deve per conseguire il dottorato, sia perché hanno molti più dati di noi lavorando in team, sia perché non avrebbe alcun senso pubblicare in una rivista scientifica due articoli con risultati praticamente identici e solo delle piccole differenze d'interpretazione (la mia comunque sbagliata perché sola ed inesperta). Il problema è il boss. Saranno urla e strepiti, che lui vuole 4 articoli da me sola, che non ho mai fatto quello che mi veniva chiesto, etc. Al che… dopo avergli sputato addosso tutto il rancore represso per questa idea malata di scienza, mi licenzierò. E mi ritroverò in mezzo ad una strada. Il Prof. di Berlino mi ha dato alcuni suggerimenti su come sfruttare al meglio la posizione aggirando i limiti imposti dal boss, ma non so se ho voglia di trasformare la mia vita in una lotta continua. Arriva un momento in cui uno vorrebbe solamente poter lavorare al meglio, senza dover affilare gli artigli anche per quello che gli è dovuto. Se questo non mi è possibile nella ricerca, perché ormai troppo competitiva, cercherò un'occupazione in altro settore, sono piuttosto flessibile, anche se a malincuore. 

XI giorno: fine primo round
 Dopo 10 giorni di sole e caldo, oggi il cielo è rannuvolato, infatti devo partire. L'estate è tornata giusto per la mia visita. Il Prof. di Freiberg ha detto che questo periodo di caldo in settembre-ottobre è chiamato Altweibersommer, ossia "estate della vecchia signora"… chissà perché!

Dopo il mio seminario al museo, una rapida occhiata ai campioni con il Prof. mi ha dato ragione di alcuni dubbi ed ha cambiato l'interpretazione di una parte del lavoro in "collaborazione". Ho sempre detto che 3 cervelli assieme arrivano più lontano di 3 cervelli singoli! Ho salutato il Prof. (che mi ha abbracciato! questi tedeschi mi sorprendono sempre!) e sono andata a Tegel, ove sono impazzita per trovare lo sportello giusto (aeroporto più caotico che abbia mai visitato, nonostante sia in Germania!). Il volo è stato puntualissimo, all'arrivo a Vienna la mia valigia era già solitaria che girava invano, il treno sembrava mi aspettasse... ma una vena di malinconia mi assale, come ogni volta che lascio Berlino e la Germania in genere. Coraggio! Tra 4 gg. sono in Baviera!

Saturday, September 24, 2011

German Tour 1

Non si può definire altrimenti un viaggio di tre settimane passando nell'ordine da Freiberg-Dresda-Berlino-Vienna (ritorno per 3 gg.)-Windischeschenbach. Viaggio di lavoro ma anche per divertimento e turismo. Vi terrò aggiornati con il mio diario di viaggio!

I giorno: il giorno più lungo, Vienna-Freiberg

La via più breve tra Vienna e Freiberg sarebbe tramite Praga e quindi Dresda, invece la sottoscritta, potendo chiedere il rimborso solo da e per Berlino ed essendo più economico prenotare un volo di andata e ritorno che solo ritorno, ha pensato di prendere un aereo fino a Berlino e poi proseguire in treno. Idea fantastica, se non fosse per la tempistica: volo da Vienna ore 7.15, ossia sono uscita di casa alle 4.30 di notte per prendere il primo CAT a disposizione. Alla stazione del CAT si può fare già il check in e viene ritirata la valigia, temevo non arrivasse a destinazione, invece sì! Fantastico! A Tegel i bagagli del nostro volo sono stati consegnati su un carrello adiacente al gate, evitando peregrinazioni per l'aeroporto. Fantastico bis! Le peregrinazioni ho comunque dovuto farle per trovare la fermata dell'autobus. Alle 9.30 ero già all'Hauptbahnhof, una meraviglia dell'architettura moderna, un trionfo di scale mobili e vetrate con praticamente due stazioni sovrapposte ed in mezzo un centro commerciale. Si trova nel cuore di Berlino, con spiagge private sulla Sprea e vista su Alexanderplatz, Reichstag e Potsdamerplatz. Il treno prenotato partiva dopo ben 4 ore, ma mi sono goduta la bella giornata autunnale (a Berlino il cielo non era sempre grigio?ma stavolta ero a Ovest).
Il viaggio in treno attraverso il Brandeburgo e la Sassonia è stato delizioso, esplorando una Germania diversa dalla Baviera, ma altrettanto affascinante. La stazione di Dresda è una delizia, anche di dolci sassoni, mentre quella di Freiberg… ha solo due binari. Con tutto il rispetto, la stazione di Castelfranco è più grande. Freiberg, per quel che ho visto, è una tranquilla cittadina universitaria. Le case sono storiche, evidentemente non è stata demolita dai bombardamenti come Dresda ed evidentemente il regime socialista della DDR non ha avuto ragione di costruire casermoni grigi, che sono più accettabili alla vista dopo 20 anni dalla caduta del muro, ridipinti e con delle piccole decorazioni architettoniche. La pensioncina è proprio "ina", ma allo stesso tempo diverte vedere esposte collezioni di modernariato di cui il proprietario è orgogliosissimo. Ha voluto personalmente spiegarmi come usare il televisore (col tubo catodico, altro che plasma!) con il decoder per la parabola, insomma… come hanno i miei a casa. Per tacere dello stereo-mangianastri. Lussi che 20 anni fa erano davvero in pochi a potersi permettere, senza destare i sospetti della Stasi, magari. 
Ora di cena, un leggero languorino, chiedo alla padrona dove potrei andare… e mi suggerisce un ristorante italiano!!! Alla fine ho dovuto ripiegare lì perché tutto il resto era chiuso o troppo "taverna di paese", non ho mangiato male e mi sono pure divertita, con un cameriere tedesco che mi parlava in italiano e quello italiano che parlava tedesco. Mi ha fatto pure ridere il fatto che il tedesco diceva "la signora hat… bestellt". Io che in Italia m'inviperivo se mi chiamavano signora, dopo aver sopportato l'appellativo Frau Doktor in Austria, risentire il "signora" mi diverte! Al ritorno ho conosciuto la mia compagna di stanza, una giovane dottoranda russa che parla poco o niente l'inglese. In compenso i due di Berlino che conoscevo mi hanno invitato per una birra… ma ero già in pigiama… dopo la levataccia devo recuperare e domattina ci si sveglia alle 6, colazione alle 7.30 e poi dalle 9 alle 18 corso al microscopio! a domani!

II giorno: si comincia!
Dopo la sveglia di buon mattino, ci siamo ritrovati nella pensione per la colazione, così ho iniziato a conoscere gli altri partecipanti al corso. Dopo una tranquilla passeggiata attraverso il centro di Freiberg siamo arrivati al Campus ed abbiamo incontrato il Prof. La giornata è volata tra presentazioni (siamo in 19, 17 esterni e 2 interni), organizzazione della settimana, lezioni (lo scire intero sulla vulcanologia condensato in un giorno!), coffee-break, pranzo in mensa, due chiacchiere, etc. e si è conclusa con una grigliata alle spalle del dipartimento, con l'insalata di patate preparata dalla moglie del Prof. È una tradizione tipicamente tedesca, ma adorabile! Direte, non è vero, anche da noi si usa… sì, ma non alle 18.30, con mega wurst e senape, kartoffelsalat e cetrioli! Alle 8 la cena era già terminata e ci siamo divisi, io sono rimasta nel gruppo con i tedeschi, una britannica ed una danese (sempre con i nordici!), e ci siamo infilati in un piccolo e fumoso locale tipico ove vendono la birra (0.5 L) per €1,70!
Nota: è la prima volta che ad un corso all'estero non trovo altri italiani! C'è addirittura un argentino e poi valanghe dal nord-est europa (Germania, Ungheria, Rep. Ceca, Slovacchia, Danimarca, etc.). La cosa mi colpisce sul piano umano perché non ho nessuno con cui parlare la mia lingua (ma è anche un bene, così sono costretta a confrontarmi con gli altri) e sul piano scientifico perché credo che questo corso sia più unico che raro (chi si ricorda più del buon vecchio microscopio ottico che tante informazioni può dare?). Spero che il corso diventi un'istituzione, che si ripeta negli anni prossimi, in modo da farne pubblicità, come avvenuto per altri corsi organizzati da piccole università, e che in futuro si riempia di Italiani!

III giorno
Mattinata iniziata presto con una passeggiata per le vie del centro per fare qualche foto, assieme alla mia compagna di stanza. Poi ci siamo immersi nella teoria fino al pomeriggio quando siamo finalmente passati alla pratica, guardando lave ed affini al microscopio ottico. Povero Prof.! Alla fine credo fosse veramente stanco morto, tutto il giorno in piedi, parlando inglese, tedesco o spagnolo, sempre gentile e disponibile. Prima di cena un ulteriore giro per le viuzze di Freiberg con le ragazze ungheresi, un internet point e poi una pizza pseudo-italiana. Dopo cena avrei voluto lavorare un po', ma ero davvero troppo stanca.

un lato del municipio che mi ricorda la Baviera
Nota 1. Gli Ungheresi sono davvero unici in Europa, parlano una lingua che non somiglia a nessun'altra di quelle vicine, hanno ancora una sana educazione vecchio stile che comprende anche la religione ma sono proiettati nel futuro. Interessante notare che loro hanno fatto una guerra contro gli Asburgo per l'indipendenza, che sono stati i primi a "liberarsi" dalle costrizioni del regime socialista e che ora non rimpiangono affatto quel periodo, a differenza di molti tedeschi dell'Est…ma non si può generalizzare ed io non sono una sociologa.

Nota 2. Il capo mi ha veramente rotto! Andare a scrivere un poema fissandosi su uno spazio dimenticato tra punto e nuovo paragrafo oppure su una citazione di geologia che lui non conosce e non fregarsene del contenuto! Senza contare che a quel convegno ci saranno due talk praticamente identici, con l'unica differenza che uno sarà preparato da un navigato dottorando, che è stato sul terreno, supervisionato da un padre-professore di lunga esperienza ed aiutato da uno studente e da un team di scienziati, l'altro sarà di un pallone gonfiato che sfrutta il lavoro di una post-doc ignorante in materia che deve lottare per avere un'analisi fatta. Questa non è scienza, mi dispiace, non ci sto a continuare così! Devo trovare una scappatoia ed andarmene, mandandolo definitivamente a quel paese!

Nota 3. Prima di partire avevo postato su Fb una foto di me divertita che mi provavo un dirndl (vestito tradizionale viennese? tirolese? boh). In pochi giorni ho una sfilza di commenti che non finisce più e non ho nemmeno comprato il vestito perché non era esattamente della mia taglia e non sapevo in che occasioni avrei potuto indossarlo. La cosa mi ha fatto decisamente ridere, soprattutto quando si è scatenata una simpatica diatriba sul fatto che indossare quel vestito suggerisca un desiderio di appartenenza al paese ospite. Ribadisco, non ho comprato il vestito, ma anche se l'avessi fatto non implicherebbe affatto un mio desiderio di rinnegare la mia italianità. Resta una loro tradizione, mi posso anche divertire per una sera facendo finta di far parte del loro mondo, ma non lo sarò mai, nemmeno lo volessi.

IV giorno: Terra Mineralia 
Altra passeggiata mattutina per comprare dei francobolli con l'automatico, visti gli orari delle poste. Nonostante abbia interpellato ben 3 tedeschi, nessuno ha saputo dirmi con certezza quanto costi un francobollo per una cartolina da spedire in un altro paese d'Europa. Nemmeno l'automatico aveva la risposta, così, ho rinviato l'acquisto.
Altro giorno di corso e di sfoghi con i colleghi berlinesi, che conoscono il boss. Dopo la pratica al microscopio siamo andati, guidati dal Prof., a visitare il locale museo di minerali frutto di una collezione privata e della buona volontà di un governante che ha così valorizzato il castello della città, altrimenti abbandonato. Freiberg è una bella cittadina che non sembra essere stata distrutta dai bombardamenti durante la guerra, ma gli oltre 40 anni di regime avevano ingrigito tutto. Ci sono cantieri ovunque, come a Berlino, in 20 anni hanno già fatto molto. Dopo il museo siamo andati a mangiare in una birreria-ristorante ceca davvero graziosa, con buoni piatti a prezzi normali (ovviamente la birra qui è più economica che a Vienna). Infine a letto presto, sia per la stanchezza, sia per il freddo accumulato mangiando nel "giardino" del locale.

V giorno: Silbermann 
Giornata regolare, che dopo l'esperienza di varie torte sassoni nella tradizione di Freiberg, è stata coronata da un concerto d'organo nel duomo, sui due celebri strumenti  Silbermann, cui ho assistito assieme ad una metà di partecipanti al corso. La sensibilità per la musica e magari anche la capacità di suonare uno strumento per un geologo o qualunque scienziato non sono visti come una rarità o una eccentricità all'estero. Il Prof. B. canta nel coro del duomo e sono "solo" 11 anni che vive in questa città! I dettagli musicali nell'altro blog.

VI giorno: fine di un'esperienza 
Ultimo giorno di corso. Al mattino abbiamo lasciato la pensione ed i simpatici padroni che si preoccupavano sempre che avessimo abbastanza cibo a colazione. I due berlinesi (uno dell'est ed uno dell'ovest, l'unione fatta persona) hanno gentilmente portato i bagagli con il loro furgone all'università, evitandoci la scarpinata. Foto di gruppo, consegna degli attestati, ultime domande, discussioni scientifiche, scambi di contatti Fb con la promessa di non perdersi di vista, e via, ognuno per la sua strada, anche se più di qualche persona e qualche chiacchierata non si dimenticheranno tanto facilmente.
modellino alla stazione di Dresda
Ho preso un treno per Dresda assieme alla compagna di stanza russa. Un regionale che ha impiegato quasi un'ora per fare 35 km! Mi ha preoccupato vedere la controllora girare assieme ad un poliziotto armato, ma forse è la prassi del venerdì contro gli ubriachi. A Dresda ho salutato la compagna di corso e sono volata a prendere il tram che dopo tre quarti d'ora di cui 15 minuti con panorama sul centro città, 15 minuti di periferia da DDR ed altri 15 minuti di binario unico in mezzo ai boschi ed in collina, mi ha lasciato alla stazioncina di Fuchsberg. Ci ho messo un po' per orientarmi ma finalmente ho trovato la pensione. Si trova in un tranquillissimo quartiere residenziale con case singole, contornato da prati e boschi. La pensione è anche un ristorante specializzato in cacciagione. Fortuna che non sono un'animalista delicata altrimenti avrei fatto un colpo a vedere pelli di cinghiali e corna di cervi appese ovunque! resto comunque contro la caccia, ma non disprezzo l'eccezione una volta all'anno. La mia stanza è enorme, tranquilla, dotata di tutti i comfort e soprattutto la connessione internet! Per il prezzo che pago è fantastica! Sono stanchissima! Buonanotte!
 
 
 

Thursday, September 22, 2011

Alterazioni: intro

Da lungo tempo volevo lasciare a memoria imperitura una selezione dei miei scritti per "Alterazioni", il giornale del conservatorio Pollini di Padova, che ho visto nascere e crescere. Ho pensato a lungo su quale blog, visto che tratta di musica, ma non solo, ed in quale forma pubblicare gli articoli, se tutti in serie oppure in post separati. Alla fine ho optato per pubblicarli in post separati, ognuno con il suo titolo, ma giocando con l'orario di pubblicazione in modo che appaiano tutti dopo questo cappello introduttivo. Ah! Ho scelto questo blog perché, sebbene riguardino la mia vita musicale, contengono accenni anche alla vita geologica, quindi sono perfettamente in tema. Buona lettura!

Alterazioni: don Totò, il buon fattore ed il terreno sul mare


DON TOTO’ Molto tempo fa esisteva un proprietario terriero che possedeva praticamente mezza Sicilia. Tutti lo conoscevano come don Totò, infatti il suo nome di battesimo era Salvatore, lo stesso di suo nonno e del nonno di suo nonno. In paese era temuto da tutti perché aveva il potere di dare la vita dando un pezzo di terra da coltivare a coloro che gli erano simpatici, per poi guadagnandoci sul frutto, e la morte togliendo tutto a chi non gli andava a genio. Di terra lui non ci capiva proprio nulla, ma aveva appezzamenti dovunque e ne era gelosissimo. Possedeva anche un modesto campo vicino al mare. Era un campo piccolo, dal terreno sabbioso e poco produttivo, ma in cui miracolosamente sopravvivevano due alberi d’arance che facevano solamente 2 arance l’uno all’anno, le più dolci di Sicilia. Don Totò l’aveva ereditato e non ci si era mai affezionato. Lasciava che quelle 4 arance gliele rubassero i ragazzini e che il terreno rimanesse incolto.

IL BUON FATTORE Nello stesso paese di don Totò viveva anche un giovane buon fattore, che aveva studiato tutte le piante della Terra ed i migliori metodi per coltivarle con i sapienti del suo tempo di ogni parte del mondo. Era conosciuto in paese per la sua scienza, tanto che gli altri fattori facevano al coda per chiedergli consigli su come far guarire le piante senza perdere il frutto, e non voleva nulla in cambio. Con enormi sforzi era riuscito ad avere un suo terreno, non molto grande e dalla terra dura come roccia, ma, come amava ripetere, non era alle dipendenza di nessuno. Lavorando duramente era riuscito a trarre molti frutti da quel suo ammucchio di sassi ed al mercato faceva aspra concorrenza a don Totò. Don Totò invidiava la sua abilità nel rendere produttivi terreni sterili e la buona fama di cui godeva in paese, per questo lo detestava e cercava in tutti i modi di fargli perdere la poca terra che aveva, senza mai riuscirci e mangiandosi la bile per la rabbia.

IL TERRENO SUL MARE Un giorno il buon fattore disse alla moglie- don Totò ha un piccolo terreno vicino al mare che gli frutta solo 4 arance all’anno. Sono sicuro che lavorandolo un po’ potrebbe produrne centinaia e di ottima qualità. Il terreno è piccolo ed abbandonato e forse me lo venderà per pochi soldi- Così andò a domandare a don Totò quanto voleva per quel fazzoletto di terra. Don Totò gli rispose che non era in vendita, men che meno a lui. Allora il buon fattore, dispiaciuto che un buon frutto andasse perso, propose a don Totò di lavorargliela gratis, solo per la soddisfazione di renderla produttiva. Don Totò, roso dall’invidia rispose-Ma chi ti credi di essere, Dio forse? Come ti permetti di dire che quel terreno sterile possa produrre qualcosa? La terra è mia e la conosco. Vattene e non farti più vedere sui miei terreni!- Amareggiato il buon fattore tornò a casa e riferì alla moglie il modo in cui era stato trattato. Ogni giorno andava a vedere la terra vicino al mare e si fregava le mani dal lavoro che ci sarebbe stato da fare, ma poi se ne andava sconsolato. Un giorno la moglie, non potendone più di vederlo così afflitto, gli disse- So quello che ti ha detto don Totò, ma so
anche che quella terra soffre a non essere curata. Sembra che stia urlando aiuto con quelle 4 arance all’anno. Valla a lavorare di nascosto, quando don Totò vedrà che non è sterile come pensava ti ringrazierà del lavoro e forse poi te la venderà.- Così il buon fattore iniziò a dare qualche rassodata ed a fare innesti. Raramente, però, perché prima aveva la sua terra da coltivare e con quella ci campava. Lentamente iniziavano a spuntare nuove piante di arance, della stessa famiglia dei due aranci miracolosi. Continuando così il raccolto prometteva bene...

EPILOGO Un giorno d’autunno, passando per i suoi terreni, don Totò si trovò casualmente lungo il mare e vide il terreno sterile pieno di aranci. Quasi non lo riconosceva! Incuriosito si avvicinò. Da miscredente quale era non credette al miracolo e capì subito cos’era accaduto. Si arrabbiò moltissimo, perché il buon fattore aveva osato mettere piede su un suo terreno nonostante il perentorio divieto. Tornò nella sua villa livido di rabbia. Denunciò immediatamente il buon fattore per violazione di proprietà privata e poi mandò dei ragazzi a spargere sale sul terreno sul mare, in modo che non ci crescesse più nemmeno l’erba. Il buon fattore venne arrestato, ma dopo una grande cagnara in paese e per la mancanza di prove del reato, il buon fattore venne presto rilasciato. Amareggiato per quanto era successo decise di andarsene sul continente ove la sua scienza veniva apprezzata. Nel terreno sul mare in breve tempo tutti gli aranci si seccarono, compresi i due miracolosi e la terrà divenne dominio di sterpi e serpi. Tutti la considerarono un luogo maledetto e nessuno volle più metterci piede. Don Totò morì alcuni anni dopo, roso per aver perso i due aranci miracolosi ma felice di aver mantenuto il suo potere, e le sue gesta si narrano ancora oggi in terra di Sicilia.

MORALE: Non si tratta di un racconto popolare siciliano, ma di una trasposizione metaforica di recenti eventi accaduti in conservatorio. Ovviamente la storia è stata modificata per motivi narrativi, ma il senso è egualmente chiaro. Don Totò rappresenta il classico insegnante anziano più di testa che all’anagrafe, che tratta gli allievi come fossero proprietà privata, sfruttandoli per quello che danno senza fatica ed abbandonandoli a se stessi se necessitano di lavoro e pazienza o non si comportano secondo le loro regole; il buon fattore, invece, rappresenta un giovane insegnante, ancora pieno di entusiasmo per la professione e che si sacrifica per il bene
degli allievi, ma che rischia di scontrarsi con i colleghi per le innovazioni portate e per i
successi raggiunti; il terreno sul mare è uno dei tanti allievi che a causa di una situazione problematica non è riuscito ad esprimere le proprie potenzialità e che poi resta rovinato per sempre. Per fortuna la vita ha portato alla ribalta casi che si sono conclusi positivamente, ma chissà quanti ignoti allievi sono andati perduti...

Alterazioni: lettera aperta


Cari Maestri di conservatorio e cari docenti universitari,
chi vi scrive è una delle tante persone vive con un piede in due staffe: il CONSERVATORIO e l’UNIVERSITÀ! Dai tempi delle superiori gli insegnanti di entrambe le parti mi chiedono insistentemente di fare una scelta, perché ritengono sia impossibile studiare due cose contemporaneamente. Per sfida e per passione mi sono sempre rifiutata di scartarne una a favore dell’altra, ma ora sono arrivata ad un punto cruciale per entrambe (il dottorato da una parte ed il diploma dall’altra) e le riforme scolastiche in atto mi costringono a decidere in cosa voglia specializzarmi o meglio cosa voglia fare “da grande”! Ormai condivido con poche persone una decisione così importante: ai Vostri tempi il problema non si poneva perché fare i musicisti era una professione che garantiva la pagnotta, mentre nel futuro prossimo l’equiparazione del conservatorio all’università e le nuove leggi sull’incompatibilità tra facoltà impediranno a qualcun altro di dedicarsi seriamente allo studio di scienza e strumento!

La musica. E’ una passione travolgente, con le sue esplosive gioie e le sue lacrimose crisi. In questi anni ha favorito la mia maturazione e mi ha fatto superare la mia timidezza, ma mi ha anche rivelato l’ipocrisia e la rivalità dominanti in conservatorio. La musica mi ha dato le più grandi gioie con l’amicizia di persone di ogni età e ragione sociale che provano piacere nel condividere opinioni e conoscenze, e le più grandi delusioni, con la frustrazione di chi non riesce a superare certe difficoltà tecniche-esecutive o con la rabbia per chi la musica la pretende senza capirla (committenti vari).

La scienza. E’ un amore solido e tranquillo, paragonabile alla vita matrimoniale, in cui le emozioni sono più misurate, dal moderato entusiasmo all’imbarazzo, senza picchi isterici in negativo od in positivo. Lo studio regolare mi ha dato il sapore dolce della soddisfazione proporzionata allo sforzo, la curiosità crescente mi ha portato ad un buon rapporto con la tecnologia e con i colleghi, la comunità scientifica mi ha fatto sentire veramente cittadina del mondo, ma l’ambiente universitario si è rivelato geloso delle proprie conoscenze, dominato solamente dal proprio tornaconto, tutto preso da una ricerca infinita di fondi.

Cari insegnanti, avevate ragione sulla difficoltà di vivere due vite, non potete nemmeno immaginare i salti mortali che ho dovuto fare per incastrare gli orari delle lezioni in università e conservatorio, le corse da un edificio all’altro a piedi, in autobus od in treno, l’ansia per i ritardi inevitabili e la tristezza nel vedere quanto il tempo dedicato allo studio, una volta diviso tra le due discipline, fosse scarso! Non potrete mai condividere i laceranti conflitti interiori nell’accorgersi che ormai una decisione bisognava penderla... ma ora ho scelto cosa fare “da grande”: farò quello per cui ho studiato all’università! Questo perché riconosco i miei limiti in campo musicale, perché alla mia età devo pensare a qualcosa che mi garantisca il pane e soprattutto perché la tranquilla quotidianità della vita scientifica mi fa sentire meglio! Con ciò non pensiate che abbandoni la musica! Come eminenti personaggi del passato recente (Borodin, chimico e compositore; Einstein, fisico e violinista; Schweitzer, medico ed organista; Ramsey, geologo e violoncellista, tanto per citarne alcuni) e più umilmente come molti altri colleghi di conservatorio, farò di tutto per continuare dignitosamente gli studi musicale, pur se nei limiti dettati dalla mia scelta. Rinunciarvi proprio adesso sarebbe amputare una parte di anima! Continuerò a studiare, senza disperarmi per le mie limitate capacità, apprezzando i piccoli successi quotidiani, accettando tutte le occasioni che mi verranno offerte di fare esperienze musicali diverse, proporzionate alle mie capacità ed al tempo a mia disposizione. Questa scelta non è un’ammissione di fallimento, anzi è un segno di maturità, che ho raggiunto proprio grazie alla musica.

Lo scopo di questa lettera è che Voi tutti comprendiate lo strano comportamento di tutti coloro con i quali condivido la scelta. Se ci presterete un po’ di attenzione, vi accorgerete quanto avere la mente divisa tra due anime sia un vantaggio ed un arricchimento per entrambe le discipline piuttosto che una perdita di tempo ed una dispersione di energie, come avete sempre sostenuto. Ora tocca a Voi fare di tutto perché almeno questi ultimi esemplari di scienziati musicisti sopravvivano e possano portare la loro indispensabile testimonianza alle nuove generazioni. E’ arrivato il momento di smettere di nascondere  le proprie scelte e di mostrarle e spiegarle affinché vengano comprese e condivise. 

Vi ringrazio per Vostra cortese attenzione che ha dato ragione di esistere a questo accorato appello corale! Con immutati affetto e dedizione
Lidia e gli altri

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