Wednesday, September 22, 2010

Dov'è casa mia?

Dopo essere tornata nella casa paterna per una settimana di ferie, nuovamente nella casa provvisoria (ma per l'ambasciata residenza principale) di Vienna, mi interrogo su dove sia casa mia. Ad acuire l'interrogativo alcuni fattori: mi sono bastati pochi istanti per riacquisire le vecchie abitudini e ritrovare gli odori a me familiari, ho ricevuto (esattamente in questa settimana, che coincidenza!) due chiamate per supplenze nelle scuole superiori, che ovviamente ho dovuto rifiutare perché assunta per tre anni a Vienna.



Finché sto a Vienna ho nostalgia di casa ma sono talmente immersa nelle attività lavorative e collaterali che non ho tempo per rimuginarci troppo sopra, però, dopo essere tornata a Montegrotto ed aver ritrovato le abitudini di anni, la tentazione di rimanere e non tornare indietro è forte. Cosa mi manca a Vienna? Me lo sono domandata tante volte. Il contatto quotidiano con i miei genitori, gli incontri settimanali con i miei amici, le messe domenicali nei luoghi noti e con strumenti stra-conosciuti, i viaggi da pendolare in treno fino a Padova, i colleghi e gli amici sul posto di lavoro, etc. etc. La mancanza dei genitori è colmata con messaggi, mail e telefonate frequenti, ho fatto nuove amicizie con cui condividere gioie e tristezze dello stare all'estero, inoltre posso continuare a mantenere le amicizie patavine grazie ai prodigi della tecnologia. Allora cosa mi manca veramente? Un materasso comodo ed un organo elettronico su cui ho sudato il diploma non sono certo cose fondamentali. Inoltre a Vienna ho avuto modo di fare esperienze musicali e non che mi sarei solo sognata a Padova, dall'avere un monolocale in affitto al VI piano di un edificio del centro, al suonare organi storici, magnifici e possenti in tutta la città.

Quello che manca veramente è il fatto di sentirsi nel proprio Paese, che pur si disprezza e si critica. Potersi esprimere nella propria lingua sapendo che nonostante la diffusione del dialetto si è capiti da tutti. Conoscere a menadito i ritardi cronici dei treni o degli altri disservizi... e le signore che non rispettano la coda al panificio. Pure i sapori, l'organizzazione dei supermercati, i prodotti preferiti, le strade con le buche, i marciapiedi dissestati, la totale assenza di piste ciclabili, il clima umido, le zanzare... No! Le zanzare non mi mancano!!! In conclusione tutto quello che nel bene o nel male ha segnato la mia crescita e che mi fa sentire "a casa".

Detto questo, devo anche riconoscere che non tornerei indietro. Il mio Paese sta cambiando ed io lo ricorderò sempre come l'ho lasciato. Ci sono aspetti che mi piacciono assai di più nel Paese ospite. Ormai il passo è fatto. Non mi sentirò mai più veramente a casa da nessuna parte, ma "a casa" ovunque risieda nel mondo. Il destino dei migranti. E' un'esperienza che dovrebbero fare tutti i nostri politici, prima di sparare a zero su chi lascia la propria Patria in cerca di lavoro e di una nuova vita.

Monday, September 20, 2010

Vacanze a casa

Non vacanze rimanendo a casa ma tornando, per la prima volta dopo circa sei mesi, ossia da Pasqua, nella mia casa, in Italia. Viaggio confortevole grazie alle ferrovie austriache, ma che ha comportato l'uso di 5 diversi mezzi di trasporto: la metropolitana fino alla stazione ferroviaria, un treno austriaco fino a Villach, un autobus delle ferrovie austriache fino a Mestre, un treno italiano fino a Padova ed infine l'auto di papà fino a Montegrotto. Idem per il ritorno con l'aggiunta di un tram fino alla casa viennese.


Finalmente a casa! Cosa c'è in questa casa che mi è mancato a Vienna? Intendo di materiale. Il materasso ultra-tecnologico che mi evita di girarmi e rigirarmi nel letto, un organo elettronico con due manuali e pedaliera (radiale concava... impossibile azzeccare un pedale dopo essermi esercitata su pedaliere piane parallele austriache) su cui studiare in camera da letto, un pianoforte che incredibilmente ha tenuto l'accordatura ed una cucina fornitissima e dotata di fuochi a gas e forno per preparare dolci e prelibatezze. Veramente la cucina potrei attrezzarla anche a Vienna, ma poi sarei pigra a faticar tanto per me sola.

Tornare a casa è stata anche l'occasione per rivedere alcuni dei miei amici, ossia quelli disponibili il fine settimana in cui rimpatriavo. Una bella serata in pizzeria! Come ai vecchi tempi, che non sono così vecchi poi, visto che sono emigrata da poco più di 6 mesi! Ero quasi sorpresa di non trovare grossi cambiamenti nei miei amici, ma effettivamente non è passato molto tempo, inoltre ci si tiene in contatto grazie all'evoluzione della tecnologia. Certo che le serate con loro non sono confrontabili con le birre tra colleghi a Vienna: eccetto i pochi italiani presenti, gli stranieri non sanno apprezzare le battute ed i doppi sensi italiani, che spesso non funzionano se tradotti in inglese o peggio in tedesco.

Al centro di questa vacanza alcuni giorni al mare per soddisfare il bisogno di aria iodata. Niente mete lontane con spiagge dorate ed acque trasparenti, bensì la vicina Sottomarina, che non è affatto da disprezzare in settembre. Passeggiate sul lungomare con i piedi nella sabbia, lunghi giri in bici nell'entroterra, l'ennesimo giro nella città di Clodia, il colorato e confusionario mercato del pesce, e tutto quel misto di profondo sud dato dalle lenzuola stese tra i balconi e le strette vie, ed il sapore veneto dato dallo strano dialetto e dalla laguna. Per fortuna con un tempo magnifico! Per mia gioia, in pochi si godevano questo spettacolo, mentre tutti i lidi venivano lentamente smantellati ed i ragazzi riprendevano la scuola.


Prima di ripartire per Vienna due soste d'obbligo: la parrucchiera, perché Oltralpe non hanno stile nel tagliare i capelli, e la piscina termale, perché le numerose piscine di Vienna saranno pure economiche ed ampie ma mancano degli effetti benefici delle terme sul fisico e sull'animo. Quest'ultima tappa ha comportato una rilassante mattinata con la mamma alla scoperta dei vari tipi di idromassaggio e delle diverse piscine di un prestigioso hotel.

Non sarei più ripartita, ormai avevo prenotato ed a Vienna mi aspettavano vari lavori lasciati in sospeso, ma prima non potevo mancare di passare dal duomo di Montegrotto per salutare il parroco presso cui ho prestato servizio per più di 10 anni, praticamente da poco dopo il suo arrivo, e che ora sta per essere trasferito. Invece, non è stato destino, perché anche lui ha scelto questa settimana per un momento di distensione o un pellegrinaggio. Pazienza. Zaino carico di vestiario, testa piena di ricordi, cuore lasciato a CASA, mi rimetto in viaggio con la promessa di tornare tra un paio di mesi.

Sunday, September 5, 2010

Ferie in Baviera

Sono tornata da una settimana e tra pochi giorni riparto e non ho ancora fissato sulla pagina elettronica la mia vacanza in Baviera. La mia prima vera vacanza da immigrata.


Questa vacanza si è svolta nell'arco di una settimana, racchiusa tra due messe suonate in chiese diverse di Vienna. Dopo il servizio religioso ho raggiunto i miei a Monaco di Baviera in treno. Arrivare nell'Hauptbahnhof di Monaco e prendere la metro fino al campeggio a Thalkirchen, aspirando avidamente l'odore di catrame della metro e di bosco e fiume in campeggio, mi sono immediatamente sentita in un ambiente familiare.

Un paio di giorni a Monaco, girando in bici ed in metro, tra negozi, musei e parchi, e gustando i prodotti dell'orto di casa in Italia, che i miei avevano portato appositamente, dai pomodorini ai primi fichi, dai fagiolini all'insalata. Poi ci siamo spostati a Nördlingen, meta di un'escursione con l'università in precedenza. Alle porte (letteralmente parlando) di questa bella cittadina murata c'è un'area di sosta pressoché gratuita per camper. Abbiamo visitato la città, con papà siamo saliti sul campanile, abbiamo fatto quasi l'intero giro delle mura, ho raccontato le scoperte sul cratere d'impatto ed abbiamo goduti anche i prezzi economici (almeno rispetto a Vienna). Come ultima meta, prima del ritorno a Vienna, ci siamo fermati un paio di giorni a Passau. Qui abbiamo rivisto il possente Danubio, l'imponente diga con sistema di chiuse in mattoni rossi costruita negli anni venti, le enormi chiatte che naviga il fiume, lo sperone su cui sorge la città alla confluenza dell'Inn e dell'Ilz nel Danubio, l'artistico municipio, etc. Purtroppo il duomo era in restauro e quando siamo arrivati era chiuso perché era in corso un concerto sul più grande organo del mondo in una chiesa cattolica (il III in assoluto).

Tornare a Vienna è stato meno traumatico con i miei. Avendomi lasciato la bici ho potuto anche godermela qualche giorno, prima dell'arrivo del freddo e dell'autunno. Nonostante gli eventi recenti che mi hanno portato a conoscere e ad incontrare altri immigrati, non solo italiani, ed a visitare altri angoli della città ancora sconosciuti, qui non mi sento felice come in Baviera, ove risiedono tutti i ricordi beati della mia infanzia. 

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