Monday, June 25, 2012

avevo 20 anni

«Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita» (Paul Nizan, Aden Arabia, 1931).

Questo era uno dei temi per la prova d'Italiano della maturità di quest'anno. L'autore sarà sconosciuto ai più, come a me. Leggendo le sue note biografiche colpisce che questo scritto sia stato pubblicato quando aveva 26 anni e che poi sia morto in combattimento all'età di 35 anni. Alla luce dei miei 32 anni compiuti da poco e della prossima visita di un compagno di università che ha rallegrato i miei 20 anni, un bilancio è d'obbligo (attenzione, un bilancio, non lo svolgimento del suddetto tema, che sarebbe fuori luogo oltre che fuori tema).

il mio meditabondo micio
Quando avevo 20 anni sono stata la persona più felice sulla terra! Venivo da un periodo un po' traumatici con le malattie dei miei, l'esame di maturità non sereno, infelici rapporti con i compagni di scuola ed un tormento interiore che era sfociato in un problematico rapporto con il cibo. La scelta di studiare geologia non era del tutto appoggiata dai miei, specialmente papà, preoccupato sia dalla "mascolinità" del lavoro sia dalle effettive prospettive occupazionali. L'amore per questa disciplina era sbocciato dopo la prima esperienza di terremoto e nulla mi avrebbe fatto desistere.


da qui
A 20 anni ero al II anno di università, quando finalmente si comincia a studiare geologia (il primo anno c'erano state fisica, matematica e chimica). Mi piaceva quello che studiavo, mi sentivo accettata dai compagni, conoscevo il territorio grazie alle prime escursioni, pian piano superavo alcuni dei miei complessi e... ho preso la decisione di tentare il sogno di una vita: entrare in conservatorio per studiare organo. Incredibilmente ci sono riuscita, dopo anni di sudori sul pianoforte che non mi era mai piaciuto, e questo è stato l'apice della felicità. I primi anni di conservatorio uniti ai primi anni di università hanno rappresentato il momento più sereno dei miei 32 anni su questa terra!

Quegli anni non sono tornati più, la consapevolezza e la maturità hanno fatto sì che in seguito pure i momenti lieti fossero rannuvolati da qualche pensiero. Già alla fine del III anno di università i rapporti con i compagni hanno iniziato ad incrinarsi, poi ognuno ha preso la propria strada e ci si è persi di vista. Io sono stata totalmente assorbita dal lungo e travagliato percorso tra Laurea e Dottorato e nonostante gli eccellenti risultati non ero serena. Un sentimento d'insofferenza portò ad un epocale litigio con l'insegnante di conservatorio, rovinando anche quell'esperienza e portando ad un agognato diploma di accomodamento. Pure la gioia di essere stata accettata per un post-doc a Vienna non è stata immune da preoccupazioni, come quello di lasciare tutta la quotidianità patavina per l'incognita estera. Per tacere dei due anni e mezzo a Vienna, costellati da piccole soddisfazioni e dolori, come riportati nel blog. Abbiamo davvero perso l'ingenuità necessaria per gioire appieno della vita?

Saturday, June 16, 2012

con gli occhi di ieri

Ho recentemente incontrato un ragazzo italiano che sta per iniziare un dottorato a Vienna e nelle sue domande ho ritrovato le mie paure e perplessità all'inizio della mia esperienza all'estero. Come tutto sembra diverso ora! All'inizio ero sola, non conoscevo nessuno, ogni cosa mi sembrava nuova, bella e perfetta ed io cercavo di dare il meglio al lavoro, senza "distrazioni", per non deludere il mio capo. Ci ho messo davvero molto a capire come funziona Vienna, la burocrazia inizialmente mi sembrava insormontabile, e con fatica mi sono ricreata una rete di amicizie, nonostante le numerose partenze, ed una certa serenità. Ora che sto mandando domande di lavoro in altre nazioni e che prospetto un nuovo trasferimento, ho un po' di paura a dover ricominciare tutto da capo in un altro Paese ma so che forte della prima esperienza non sarà così difficile e pure i miei occhi guarderanno le novità con un occhio più disilluso.


Non c'è ancora alcuna data e potrebbe essere che resti ancora a lungo a Vienna, magari con il contributo di disoccupazione ed alla ricerca di un lavoro anche come cameriera pur di non tornare a chiedere l'elemosina in Italia, quindi non ho ancora stilato una lista di "cose da fare" prima di lasciare la città, però sto scoprendo lati insospettabili di questa zuccherosa capitale grazie ad un libro. Si tratta di "Only in Vienna" di Duncan J.D. Smith. Mi è stato consigliato ed io a mia volta lo consiglio. Vienna non è solo quella copertina satinata di palazzi ingessati e di persone riservate che ho descritto precedentemente, qualche traccia non completamente cancellata delle epoche precedenti al glorioso impero della belle epoque e qualche macchia non rimossa del tragico periodo successivo alla caduta dell'impero sono rimaste, benché ben celate e superate dal luccichio del resto. Un altro modo per guardare Vienna con gli occhi ingenui della prima volta.

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