Wednesday, October 21, 2009

2 giorni a Milano

Incredibilmente Milano mi manca, non nel senso che provi nostalgia per questa città, ma perché è una delle poche grosse città d’Italia che non ho mai visitato. Quando ho ricevuto una mail che pubblicizzava una serie di seminari sulla geologia delle zone di subduzione ho preso la palla al balzo, sperando di poter fare un giro per la città. In realtà non ho visitato molto, praticamente nulla: dalla Stazione Centrale (in cui ero già stata per qualche cambio treno in passato) al Dipartimento, percorso gran parte fatto sotto terra, con la metropolitana. Un gentile signore in treno mi ha detto che la zona universitaria era tra le più carine di Milano... effettivamente non era male ma... niente di speciale. Ho rimpianto (questa volta sì) Roma, che almeno è colorita nell’uniformità di condomini a 8 piani e palazzi istituzionali d’inizio secolo scorso (o anche più vecchi). La sorte ha voluto che almeno ci fosse un bel cielo azzurro... che sospetto raro a Milano come qui a Padova.


La cosa che mi ha veramente divertito è stato vedere che in stazione vendono tutti i souvenirs d’Italia, non solo lo scontato (non nel senso di in saldo, ma ovvio) duomo di Milano di gesso! Ho visto gondole veneziane, la torre di Pisa, piazza S. Pietro... mancavano solo i trulli di Alberobello! Ah, i bei tempi in cui mi facevo portare da papà un ricordino dalle città in cui andava ed immancabilmente tornava con la boccia di vetro con la neve finta e con il monumento locale... ora i vari duomi, torri, etc. sono illuminati da psichedelici led o fungono da portafoto, potacellulare, orologio, e via di seguito. Insomma, senza andare all’Italia in miniatura di Rimini o trascorrere giorni in treno, si può visitare l'intera penisola in una sola stazione, o meglio in un solo bazar!

Passando a cose serie, i seminari sono stati davvero interessanti. Purtroppo ne ho perso un pezzo causa un improvviso cambio d’orario (finiva troppo tardi e non avevo più treni per tornare indietro, proprio quando avevo già preso i biglietti rendendomi conto che poteva andare e tornare in giornata, senza dover spendere o disturbare per una notte fuori casa) e purtroppo ero l’unica fuori sede (nonostante la pubblicazione sulla mailing list dei geologi strutturali italiani, nemmeno quelli di Como si sono scomodati...). A dire il vero, neppure i geologi milanesi si sono mostrati tanto sensibili, perché erano presenti praticamente solamente gli studenti, i dottorandi ed i ricercatori del gruppo dei professori che organizzavano il tutto... devo ammettere che anche un seminario di palinologia a Padova ha più speranze di raccogliere gente da diversi ambiti. Peccato, perché, pur se l’argomento si è rivelato più distante da quello che faccio attualmente o quello che farò nel prossimo futuro di quanto presupponessi dal titolo, la spiegazione del prof. Green ha lanciato un approccio “quantitativo” diverso alle micro microstrutture nelle rocce ed al confronto con i prodotti sperimentali. Le rocce ci parlano sempre di più, grazie alle moderne tecnologie che ci permettono ingrandimenti sempre maggiori. Così un’essoluzione ci può raccontare di una subduzione a profondità in credibili (>350 km) ed una transizione di fase ci può spiegare terremoti profondi (a 600 km).

Tornando a Milano, mi dispiace di non aver fatto il mini tour Duomo-alleria-Scala... ma credo che non  rispenderò quasi €60 di treno per recuperare il turismo non fatto... preferisco Padova!

Tuesday, October 6, 2009

Anima mundi: week-end a Pisa

Un mio amico compositore, Stefano Torchio, ha vinto il concorso di musica sacra legato al festival Anima Mundi di Pisa ed in occasione della prima assoluta della composizione ha invitato i suoi amici e colleghi ad assistervi. Poiché la settimana prima mi trovavo a Perugia per un corso (post precedente), ho deciso di prolungare di un paio di giorni la mia permanenza fuori casa per partecipare a questa nuova esperienza, limitandomi però ad assistere alla prove generali, dovendo rientrare a casa per domenica.


Il problema maggiore è stato trovare l’alloggio, poiché gli hotel nei dintorni della cattedrale hanno prezzi proibitivi ed erano anche tutti pieni. Presa dalla disperazione ed oramai rassegnata a rinunciare al viaggio, improvvisamente mi è venuta l’illuminazione di cercare una foresteria di un convento. La segretaria del festival mi ha gentilissimamente aiutato, trovando immediatamente un tranquillo collegio di suore francescane con vista sulla celebre Torre. Qui ho goduto di un posto incredibilmente economico (€20 a notte), centralissimo, tranquillo, regolato dalla liturgia delle ore, e delle allegre conversazioni con una suora originaria della provincia di Padova e con le consorelle indiane fan di Frisina. Senza contare che l’odore delle lenzuola e degli asciugamani mi ricordava molto la mia prozia e la casa dei nonni di Padova, tanto da farmi dormire bene come a casa, come non era mai avvenuto in hotel.

La prima sera ho potuto assistere al concerto del Leipzig String Quartet che eseguiva ”Le ultime sette parole del nostro Redentore in croce” op. 51 di Haydn, nella riduzione dell’autore per quartetto d’archi e con testi e commenti letti da Arnoldo Foà. Ingresso gratuito, ma su invito, che la segretaria del festival mi aveva riservato. Mi ha stupito l’organizzazione dell’evento: posti numerati, radio, tv, stampa, “maschere” Non ero mai entrata nella cattedrale e l’organizzazione dell’evento era impeccabile, come inaspettatamente anche l’acustica. Nelle nostre grandi chiese in genere si crea un fastidioso rimbombo, mentre qui, nonostante la cupola e le cinque navate, il suono arrivava limpido e pronto. Il quartetto era sublime, musicalità ed accordo perfetti, suono pulito e vivo, semplicemente fantastico! Nonostante non ami Haydn mi è venuta voglia di trascrivere per organo la composizione e proporla al mio parroco per la settimana santa. Foà grandissimo attore, peccato per i commenti che non erano di mio gradimento... bastava il Vangelo per la drammaticità della situazione e la musica come parafrasi. Purtroppo causa la stanchezza per il viaggio da Perugia (vedi post precedente) e la musica di Haydn non particolarmente originale, non ho resistito oltre le 22 e sono filata a dormire in convento.

dalla mia finestra
Sabato, dopo un giro esplorativo nel centro di Pisa ed un po’ di lavoro al computer, ho raggiunto Stefano e famiglia appena arrivati in auto. Veloce pranzo e poi di corsa in Cattedrale per le prove generali. Era la prima volta che sentivo il brano di Stefano e pure se a pezzi e non eseguito a perfezione (specialmente dal coro che era evidentemente indietro con lo studio di un pezzo distante dal loro abituale repertorio e comunque difficile) mi è piaciuto. A differenza del grandioso oratorio ammiccante al pop di mons. Frisina sul Cantico dei Cantici (in programma nella stessa occasione), nella musica di Stefano non servano spiegazioni aggiuntive per comprendere l’intenzione dell’autore, pur nell’estrema modernità del linguaggio (forse la più d’avanguardia che gli abbia mai sentito). Lui era profondamente deluso dalla bassa qualità della preparazione del coro e soprattutto dal modo in cui venivano snobbati i suoi suggerimenti... in questo non posso che dargli ragione, pur stimando musicalmente Donati e le bellissime voci scelte. Fare musica con l’autore davanti è un privilegio che hanno pochi! Capisco che a volte tra le idee del compositore e la possibilità tecnica di realizzarle passi un oceano, ma i suggerimenti sull’interpretazione sono sempre preziosi ed illuminanti. Incrociamo le dita per domenica sera e sentiremo l’effetto su Radio3 quando sarà trasmesso.

La domenica mattina sono partita presto, attraversando una Pisa addormentata, mentre in convento già fervevano i festeggiamenti per San Francesco, co-fondatore dell’ordine. Mi aspettava un ritorno lungo e noioso, accompagnato dai fedeli ritardi dei treni e dall'attuazione delle correzioni operate da un valente ricercatore con cui ho lavorato, il quale, però, per eccesso di pignoleria e per aver sopravvalutato la mia abilità nello scrivere articoli scientifici (pari a zero punto uno) ha commentato insistentemente (soprattutto verbalmente) il mio lavoro ed ha riscritto anche parti non mie (come il titolo di un progetto approvato qualche anno fa e scritto da un prof. ed un ricercatore) e stravolto alcune frasi, comportandomi lavoro doppio nella riscrittura dell'articolo e frequenti perdite di pazienza. Senza voler sminuire né le sue ottime intenzioni né la sua estrema competenza in materia, non posso che pensare che le modalità della sua correzione non siano  state efficaci al fine della mia crescita in materia. Buona domenica!

Scuola Pialli 2009

Nemmeno il tempo di riprendersi dal viaggio a Liverpool... e sono ripartita alla volta di Perugia per partecipare alla Scuola Pialli. La Scuola Pialli è un corso annuale per dottorandi e giovani ricercatori in geologia strutturale che ogni anno affronta un argomento diverso con il miglior docente della materia. Quest’anno il tema era “combinazione di dati geologici e petrologici con simulazioni termo-meccaniche per studiare problemi geodinamici” ed il docente Taras Gerya dall’ETH di Zurigo.


A giudicare dal titolo, l’argomento sembra alquanto complesso anche ai non addetti ai lavori (fisica, matematica e petrologia tutte assieme), ma, grazie all’abilità dell’insegnante, tutti noi (12-14 ragazzi tra i 25 ed i 35 anni, tra cui tre stranieri provenienti da Argentina, Bulgaria ed Estonia) siamo riusciti a capire ed a modellare, addirittura terminando il programma prima del previsto. I 5 giorni di corso erano strutturati in 6 ore quotidiane di lezione, divise in 3 ore  mattutine per la teoria e tre ore pomeridiane per la pratica con MatLab, e nel resto della giornata speso ad esercitarci ulteriormente, a parlare del nostro lavoro (nonostante il denominatore comune geologia strutturale, i temi di ricerca vanno dalla petrologia alla sismologia), a continuare a lavorare (nel mio caso le correzioni ad un articolo e nuovi dati da trattare) ed anche a fare i turisti (veramente poco, è la seconda volta che vado a Perugia per la Pialli ed ancora non ho visto né l’interno della Cattedrale, né qualcos’altro che non sia corso Vannucci, peraltro sempre col buio!). 

Menzione speciale merita il prof. Gerya. Un petrografo russo che lavora in Svizzera su modelli di subduzione. Forse proprio perché veniva da una preparazione geologica e non ingegneristica o geofisica, è riuscito con gesso e lavagna a rendere comprensibili tutti i passaggi, dalla fisica di base, alla modellazione alle differenze finite. Serio, puntuale ed organizzato nel lavoro come uno svizzero, non disdegnava qualche simpatica battuta durante le spiegazioni, inoltre dopo un giorno già si ricordava tutti i nostri nomi e ci interrogava in continuazione per verificare la nostra attenzione o comprensione. Parlava un inglese molto chiaro ma anche un po’ buffo per il forte accento russo (non che noi italiani sappiamo fare di meglio, anzi...). A differenza di Miller che tenne il corso nel 2006 (sulla meccanica dei terremoti), Gerya terminate le ora di lezione si ritirava a lavorare altrove e non ha mai condiviso la “vita goliardica” serale di noi studenti. 

Tra amici già rodati (tra cui un ricercatore di Catania ed una di Perugia che canta in un coro polifonico) e nuovi (tra cui la mia simpatica compagna di stanza torinese in preda all’ansia del primo anno di dottorato ed in attesa del primo terremoto della sua vita), la settimana di Perugia è volata. Alla chiusura, come sempre, mi sono trovata con un sacco d’idee nuove da applicare nel mio campo ma anche con un po’ di nostalgia per la fine di un così piacevole modo di studiare in gruppo. Oltre allo studio ed agli aspetti sociali, una sera in tre siamo andati al cinema (solo €2.50!!!) a vedere Baaria, cosa che meriterebbe un post a se stante... da quanto ne abbiamo parlato i giorni successivi. In ogni caso consiglio di andare a vederlo a tutti quelli che hanno un qualche legame parentale con la Sicilia, lo sconsiglio a tutti gli altri perché non tornerebbero a casa con alcuna informazione in più sulla nostra isola maggiore.

Già al lavoro per cercare di modificare un foglio creato al corso piegandolo alle mie esigenze ed in viaggio per tornare, non posso che dare appuntamento ai colleghi al prossimo corso/convegno internazionale o magari alla prossima Scuola Pialli.

P.S. Degno di nota il viaggio di ritorno, quando il treno tra Perugia a Firenze (regionale che generalmente impiega 2h e 10’ per 160 km) si è rotto in mezzo alla campagna ed in un tratto a binario unico. In qualche modo è riuscito ad arrivare ad Arezzo dove ci hanno fatto scendere per cambiare treno ed arrivare a Firenze con 1h e 30’ di ritardo. A me è andata bene perché dovevo fermarmi a Pisa (vedere post successivo), ma per la mia collega torinese che doveva presenziare ad un matrimonio il giorno seguente e soprattutto per Gerya che doveva cambiare anche a Milano per arrivare a Zurigo è stato un disastro! Oltre a sentire annunci solamente in italiano, pur trovando personale di bordo gentilissimo ed informato, le coincidenze perse non davano diritto al viaggio su un altro eurostar. Credo che in qualche modo siano riusciti entrambi a tornare a casa, ma con ore di ritardo rispetto al previsto e stress e stanchezza aggiuntivi. Fortuna che Gerya l’ha presa con filosofia, raccontando che se treno si guasta in Russia, i ritardi sono di giorni non di ore... ma ora abita nell’efficentissima Svizzera. Come al solito, noi italiani facciamo una figura barbina: parliamo poco e male le lingue straniere, non ci scolliamo dalla nostra università e dal nostro pezzo di terreno da studiare, non siamo capaci di far funzionare in maniera decente i mezzi pubblici... Da un prof. che preferisce il treno all’aereo, al taxi o all’auto privata meritiamo proprio un confronto con la Russia di periferia e magari di qualche tempo fa!

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