Sunday, June 27, 2010

Una settimana con Mozart

Il titolo di questo post non si riferisce certo al celebre musicista dell'età classica, ma ad un amico che mostra notevoli somiglianze con il più celebre (per il momento) predecessore, ossia Stefano Maria Tito Ignazio Torchio, compositore, violinista, promettente organista ed aspirante direttore d'orchestra. La settimana scorsa è stato qui a Vienna per tentare l'ammissione alla locale università per studiare appunto direzione d'orchestra, ma, ahimè, non si sono accorti del suo talento (o forse sì) e non l'hanno preso.
 
Stefano, nonostante l'indiscusso talento musicale, aveva timore di una città che non conosce bene come Padova. Per questo sono andata a prenderlo alla stazione al suo arrivo. Lui, che all'inizio sembra incredulo per la mia familiarità con i mezzi pubblici viennesi, in capo a due giorni girava tranquillamente in metro. Dategli qualche mese ed aggiungerà alle sue conoscenze tram ed S-Bahn. Per risparmiare e per non trovarsi tra sconosciuti, era ospitato da un prete italiano nella prima periferia della città, vicino il Danubio. Stanza piccola e maleodorante, sporcizia diffusa, bagno in comune con donne di dubbia origine, perpetua un po' dittatrice, ma nel complesso posto accogliente e ben servito dai mezzi pubblici.
 
L'esame che ha sostenuto Stefano durava parecchi giorni con prove diverse: teoria musicale con difficili prove d'orecchio e di analisi, canto ed accompagnamento, pianoforte, lettura a prima vista, altro strumento e direzione. Stefano ha stupito la commissione per il suo orecchio super-assoluto! Se l'è cavata con analisi, canto e pianoforte, ma è stato criticato per la lettura a prima vista e per la direzione. Gli hanno detto che per rimediare al suo "orribile" gesto (a mio parere molto più chiaro e pulito di altri direttori pagati in circolazione, in Italia e qui) basterebbero poche lezione (allora perché non l'avete preso? Non si viene qui per imparare?), e gli hanno suggerito i masterclass organizzati dagli stessi insegnanti.
 
COSA??? Allora ho capito tutto! Funziona come in Italia! Bisogna pagarsi prima qualche lezione e farsi conoscere per avere qualche speranza di entrare nelle istituzioni musicale. E' inutile pararsi dietro a sciocche giustificazioni: tutti più o meno siamo entrati così in conservatorio in Italia. Nonostante ne avessi avuto il sentore all'accademia di Haarlem, non credevo che fosse così anche qui. 
 
Dai posti precedenti si arguisce che un altro amico era venuto con la medesima intenzione di studiare direzione d'orchestra a Vienna ed anzi era stato da me ospitato e nel frattempo ha ricevuto la felice notizia di essere stato preso. In realtà le differenze sono notevoli: questo amico (che si chiama pure Stefano) ha sostenuto un esame di un giorno contro i 4 previsti di Stefano, è entrato in un'università privata mentre Stefano concorreva per un'istituzione pubblica praticamente gratuita, aveva già tentato in Germania un esame simile per cui si può ritenere spiritualmente già preparato mentre Stefano usciva dall'Italia per la prima volta, inoltre sia caratterialmente che musicalmente sono due persono distantissime. Questo non per giustificare il temporaneo insuccesso di Stefano o per sminuire quello dell'altro amico, ma piuttosto per sottolineare le enormi differenze tra le due situazioni per cui un confronto è impossibile ed inopportuno.
 
Penso che non fosse il momento di Stefano, che comunque è intenzionato a ritentare l'esame l'anno prossimo, e credo che questa esperienza gli sia servita come assaggio di vita all'estero. Nonostante le sue manie alimentari, politiche, religiose ed economiche, è sopravvissuto ed in fondo in fondo ci ha provato gusto. Magari in altro momento o in altro posto il suo talento verrà riconosciuto e premiato come merita, ma nel frattempo anche lui sarà maturato tanto da saperlo apprezzare e gestire come si deve!
 
P.S. Durante la settimana in cui è stato qui, abbiamo sentito almeno 3 concerti: uno tutto Mozart alla Peterskirche, un saggio dell'università musicale in cui suonava il mio amico organista Peter (conosciuto a Montegrotto in vacanza, originario di Sillian, con cui ci si "rincorre" sempre) ed uno alla chiesa di St. Michael, ove abbiamo conosciuto il bravo e gentile giovane Kantor altoatesino che parla più italiano di quanto immaginassi.

Friday, June 25, 2010

il bello del gioco

Nonostante non sia né un'appassionata né una tifosa di calcio, in questa occasione mi sento in dovere di commentare l'accaduto. Non posso fare l'ipocrita, mi dispiace veramente che l'Italia (intesa come squadra di calcio) torni a casa da questi Mondiali sudafricani, però... da un lato sono soddisfatta nel vedere che le due finaliste della scorsa edizione, Italia e Francia, sono entrambe giunte ultime dei rispettivi gruppi.


Non solo hanno finito di scocciare alla tv (quando la vedevo) con questa storia dei "campioni del mondo"... scherzo... ma soprattutto hanno dato un'idea bella del gioco, in cui le variabili sono tante e come un campione può perdere un perdente può vincere. Sarebbe il colmo se il Ghana andasse in finale, ma sarebbe un bel riscatto, quasi da sogno. Questo è il vero gioco! Non calcoli a tavolino, partite truccate e quello spirito malsano che ha rovinato parte del calcio in Italia, ma gioco. Pura incertezza ed imprevedibilità del gioco. Fortuna, abilità, chi può dire quale sia il fattore determinante. Gli anni in cui la Ferrari vinceva sempre in Formuala 1 sono stati sicuramente piacevoli, ma non certo entusiasmanti. Anche perché per gli altri concorrenti l'avversario del gioco si riduce un nemico: tutti contro!

Per tacere del tifo, accanito, violento che porta addirittura ad insani odi razziali, a risvegliare ataviche antipatie tra stati confinanti e ad incaute affermazioni, come quelle di alcuni politici italiani nei giorni scorsi, che sono giunte fino a Vienna. Cari politici, siete pagati per fare quello e quindi lasciate stare le cose che non sono di vostra competenza, soprattutto se vi azzardate a fare illazioni non dimostrabili che mettono in dubbio la vostra credibilità e quella di un intero Paese!

I simpatici tedeschi avevano creato una canzone su quanto accettassero che chiunque vincesse il mondiale tranne l'Italia, ancora una volta. Non c'è da biasimarli, 4 anni fa il mondiale si è chiuso inaspettatamente a nostro favore, per merito e per fortuna. Ora dovranno vedersela con l'Inghilterra e se vincono poi affronteranno quasi sicuramente la combattiva Argentina. Questo è gioco entusiasmante, da seguire in compagnia di amici e sconosciuti, anche se abitualmente non si distingue un pallone da calcio da uno da rugby!

Saturday, June 19, 2010

Kebab for Breakfast

Questo è il titolo italiano di una serie televisiva tedesca ambientata a NeuKölln (periferia sud di Berlino) il cui titolo originale è Türkisch für Anfänger (Turco per principianti). Visto che ho trascorso due settimane settimane a maggio a Berlino, che la settimana prossima ci torno e che recentemente mi sono ri-guardata tutte le tre stagioni grazie a You Tube, metto per iscritto cosa ne penso.
 
L'intera trama si può riassumere in poche righe. Una tedesca di mezza età, Doris, separata con due figli adolescenti, psicoterapeuta perché non ha mai risolto i conflitti con il padre e l'invidia verso la sorella, decide di andare a vivere con il suo compagno Metin, un turco di mezza età, perfettamente integrato, poliziotto, vedovo, con due figli adolescenti. La figlia maggiore di lei, Lena, alla fine s'innamora e resta incinta del figlio maggiore di lui, Cem, e rinuncia alla sua carriera per la famiglia mentre lui, un inetto opportunista, riesce a farsi ammettere in polizia. La figlia minore di lui, Yagmur, osservante musulmana, alla fine si sposa con il migliore amico del fratello, Costa, un greco con manie imprenditoriali ma che sa essere molto romantico.
 
Non ho capito perché nella versione italiana non abbiamo semplicemente tradotto il titolo ma inventato uno nuovo. Ammetto che l'idea del kebab a colazione è simpatica perché i tedeschi usano mangiare pane ed affettati anche al mattino presto ed i negozi di kebab, i migliori che abbia mai mangiato ed anche i più economici, sono aperti a Berlino sin dall'alba... ma così molte battute perdono di significato, come quando all'inizio Cem spiega a Lena che dovrebbe andare in giro vestita in modo meno provocante esordendo "Turco per principianti, lezione 1" e lei gli risponde con un "Tedesco per principianti, lezione 1" con un panegirico sull'indipendenza delle donne tedesche. Idem per i titoli dei singoli episodi, nati come video di Lena prima per l'amica in vacanza-studio in USA poi per il padre in Amazzonia.
 
L'idea è geniale: integrazione e pregiudizio razziale, i problemi di ogni immigrato e paese ospite, vissuti all'interno di una famiglia allargata di nuova generazione. La realizzazione parte bene e poi degenera in vicende sentimentali di un'adolescente, per fortuna i tedeschi hanno avuto il buon senso di chiuderla alla III stagione e non farne una soap opera (come per esempio gli americani con Settimo Cielo). Veniamo ai personaggi principali. Doris non accetta d'invecchiare e scopre il fallimento della sua educazione aperta, dovuta ad un'infanzia con un padre eccessivamente autoritario ed il confronto con una sorella più dotata fisicamente (ma non sentimentalmente). Il primo marito è veramente affascinante ma trovare un adorabile uomo come Metin è stata la sua salvezza. Metin è un uomo buono, innamorato della sua famiglia e del suo lavoro, con altissimo senso del dovere e grande umanità. Davvero raro... forse troppo idealizzato. 
 
Lena è il frutto di una educazione troppo libera, incapace di decidere e di maturare. Per lei il sesso non è il coronamento di un amore ma solo una cosa da fare entro una certa data ed in risposta agli impulsi ormonali. Le va bene che la prima volta è con un vero amico (lo sfortunato ma più maturo Axel) e non con uno che la sfrutta! Per imprudenza resta incinta del fratellastro ma senza riuscire ad affrontare con lui i problemi di una vita di coppia. Non si sposano nel telefilm, ma se lo facessero (per il bene del figlio) non durerebbero sicuramente. Lena non ha le idee chiare nemmeno sul lavoro o sulla scuola, arriva alla maturità con ottimi voti ma copiando spudoratamente in alcune materie, più presa dalle sue vicende sentimentali e familiari che da vero interesse per quanto studia, poi si iscrive all'università (ingegneria meccanica) solo per far contenta la madre (che sotto sotto è bacchettona anche più delle madri autoritarie) ma fallisce pienamente senza avere il coraggio di dirlo ai suoi, prova la carriera di giornalista ma non ha né il fegato per affrontare la cronaca né l'umiltà di scendere a compromessi, rinuncia a lavorare per la famiglia e per la gioia del compagno, ma se ne pentirà presto non sentendosi realizzata. Insomma, un'eterna immatura.
 
Cem è il re degli immaturi. Non s'impegna a scuola nemmeno tanto da prendere il diploma, gli piacciono i soldi facili e l'immagine da bullo. Entra in polizia grazie ad un ravvedimento improvviso e alla raccomandazione del padre ma non farà mai carriera. Non sa impegnarsi in nulla, nemmeno nelle relazioni sentimentali. Ha idee antiquate sulla concezione della donna e non sa cosa sia il rispetto per il prossimo, soprattutto se quel prossimo non gli interessa per qualche motivo. Non sa cosa sia la moderazione. Un vero disastro. Irresponsabile fino in fondo è la causa della gravidanza indesiderata. La relazione con Ulla, sensibile figlia di un Pastore protestante, evidentemente non gli ha insegnato niente ma gli ha dato solo la possibilità di sfogarsi e di far ingelosire Lena.
 
Costa è un ragazzo che fa il bullo e lo schiavetto di Cem solamente per sentirsi accettato. Ha ricevuto una buona educazione ed è intelligente, ma la balbuzie lo rende insicuro e bisognoso di un capo. E' molto sensibile e romantico, tanto da riuscire a vincere i pregiudizi e la stretta cultura religiosa di Yagmur. Le sue manie imprenditoriali troveranno sfogo nella sartoria, per cui scopre di essere portato grazie alla nonna di Cem. Yagmur è una ragazzina testarda con la testa farcite di credenze e superstizioni religiose. La sua non è vera fede ma paura di uscire dalla tradizione. A contatto (o meglio a contrasto) con l'eccessiva libertà tedesca (specialmente a Berlino dopo la caduta del muro), cresce e trova un modo per non dover rinunciare né alle proprie convinzioni né alla vita delle sue coetanee. La sua unione con Costa sembra più duratura di quella del fratello con la sorellastra perché basata sul dialogo ed il rispetto reciproco, entrambi hanno modo di realizzarsi professionalmente e non si mettono fretta per raggiungere l'intimità di una coppia. Peccato che l'esempio positivo sia relegato ad un secondo piano, per dare spazio al ritratto imperante degli adolescenti e giovani irresponsabili che popolano scuole e città.
 
Alla fine l'educazione vecchio stile trionfa... e Doris se ne rende conto troppo tardi. I facili pregiudizi di un'educazione antiquata sono duri a morire ma è meglio avere qualche pregiudizio in più da demolire piuttosto che vagare irresponsabilmente perché non si è avuta alcuna guida! Torna a fagiolo il vecchio adagio "la mia libertà finisce dove inizia quello dell'altro", quindi libertà non significa anarchia ma poter e saper scegliere entro il limite del rispetto per il prossimo.

Friday, June 11, 2010

notte di stelle: concerto a Schönbrunn

Martedì 8 Giugno era una data fissata da tempo per un evento speciale nella vita mondana di Vienna: il concerto dei Wiener nel parco di Schönbrunn. Si tratta dell'evento opposto al concerto dei Capodanno, anche questo trasmesso in eurovisione in mezza Europa (evidentemente tranne l'Italia, visto che non ne avevo mai sentito parlare prima), ma che, essendo completamente gratuito, raccoglie quasi l'intera cittadinanza nel vasto spazio dei giardini di Maria Teresa.

Mi hanno convinto le due colleghe italiane a prendervi parte e poi si sono uniti al nostro gruppo anche i dottorandi americano, polacca e tedesco, ma in giro per il parco c'erano anche gli altri membri del gruppo ed il collega italiano paleontologo con altri suoi amici. Nelle prime file, sui posti a sedere d'onore (il resto della massa era in piedi o seduta per terra) figuravano rappresentanze dello stato e della nobiltà cittadina (superstite). Sembra che ci fossero circa 100 000 persone...

Il programma prevedeva vari brani di John Williams dalla colonna sonora di Star Wars (ecco le stelle cosa c'entravano!), dal motivo iniziale al tema della principessa Leila, alla marcia imperiale (scelta fatta per attirare i meno appassionati di musica classica ed i più giovani) poi l'immancabile Strauss (Josef, non Johann, comunque sempre della famiglia) con un valzer sull'armonia delle sfere (celesti), in tema il valzer la stella della sera di Joseph Lanner, il coro della luna da "Le allegre comari di Windsor" di Otto Nicolai e Marte dalla raccolta "I Pianeti" di Gustav Holst. In mezzo a tutto questo, unica nota stonata, ma in realtà suonata magnificamente, è stato il concerto per pianoforte di Liszt nr.2 in la maggiore. Il tutto seguito da qualche bis (trascrizione di Liszt di un capriccio di Paganini per il pianista, Sangue Viennese di Strauss per l'orchestra) ed accompagnato da proiezioni luminose che fendevano il cielo di Vienna.

Ahimè, per la maggior parte delle persone, il concerto si è sentito a malapena. Era più un evento mondano che un concerto, almeno nel senso che gli do io... se invece si pensa ai concerti pop cui i giovani sono abituati... questo si colloca a metà. I musicisti hanno cercato di fare dell'umorismo ed ho molto apprezzato che abbiano detto qualcosa anche in inglese, immaginando che il pubblico non fosse formato da soli nativi austriaci, ma si sentiva veramente a fatica. Nonostante i grossi altoparlanti che rendevano il suono finto e "televisivo". Senza contare che l'intera collina dietro al palco, fino alla Gloriette, in cui la maggior parte dei giovani si è imboscata, non era dotata né di altoparlanti, né di maxischermi.

Aspetto positivo? Vedere tanta gente così ordinata! Pochi addetti alla sicurezza sono stati sufficienti per disciplinare l'afflusso ed il deflusso, anche nella metropolitana o negli altri mezzi pubblici, inoltre questa enorme folla mista, dagli adolescenti alle famiglie alle coppie di anziani, che si era portata dietro da mangiare, da bere e da fumare per un reggimento, non ha lasciato una cartina per terra e per i bisogni fisiologici ha usato i gabinetti chimici nonostante l'oscurità e gli ettari di bosco. Davvero lodevole! Una spesa che il governo austriaco (panem et circenses, ma soprattutto quest'ultimi) farà volentieri per premiare una popolazione tanto rispettosa! In Italia sarebbe stato un macello, sarebbero andati avanti settimana o mesi pulendo lo sporco, riparando danni degli immancabili vandali e soprattutto polemizzando sulla gestione economica dell'intera faccenda.

Sunday, June 6, 2010

domenica in bici

Domenica scorsa Mara ha avuta l'idea di noleggiare le bici in città (economiche per tempi brevi) e di fare un giro lungo la pista ciclabile del Danubio. Stufa della tristezza e della solitudine quotidiana e desiderosa di fare un po' di moto come avrei fatto a casa, ho condiviso l'idea immediatamente. Anche Anja s'è unita. Le tre volenterose geologhe si sono così messe in marcia in una domenica mattina di maggio calda e quasi estiva.


La prima impresa è stato il noleggio della bici con le macchinette automatiche. La carte di credito delle poste qui non la vuole nessuno! Uffa! Nemmeno in Germania. Devo aspettare di tornare negli USA per poterla usare nuovamente? Amen, uso il bancomat austriaco che sembra universale (ma trovare una filiale unicredit a Berlino è stato arduo). Poi una serie di domande per la registrazione come prima volta: come ti chiami, dove abiti, username, password, e-mail, etc. etc. Finalmente scegli la bici, magari con le ruote gonfie e parti. Ci vuole qualche minuto per abituarsi al freno a pedale di cui per fortuna non ero del tutto digiuna e che è molto più sicuro e necessita di meno manutenzione del normale freno a corda.

In poche pedalate, seguendo il Donaukanal, eravamo fuori dalla città (dopotutto abitiamo a nord) e sono iniziati i panorami da cartolina: la congiunzione del canale con il fiume, l'isola del Danubio, un convento su uno sperone roccioso, le case lungo il fiume, le grandi motonavi, i pescatori della domenica, etc. Dopo una quindicina di km arriviamo alla ridente località Klosterneuburg, che come dice il nome è caratterizzata dalla presenza di un enorme convento. Abbiamo dato una veloce occhiata alla chiesa a turno (per guardare le bici di cui non avevamo lucchetto) e poi... si è scatenato un temporalone storico.

Abbiamo provato ad aspettare che si placasse, ma solo tuoni e lampi sono diminuiti, acqua e vento perseverano. Così abbiamo deciso di partire lo stesso per tornare in città. Una vera lavata! Ed anche una stancata, perché pedalare con i jeans inzuppati non è proprio una passeggiata. Acqua dappertutto! Non so come mi si sono bagnate anche le cose nello zaino (quelle in fondo, non quelle sopra!). Una bella doccia calda ed un pomeriggio ad asciugare le cose bagnate hanno scongiurato danni peggiori.

Manco a farlo apposta il giorno dopo c'era un sole che spaccava le pietre... ma intanto le nostre geologhe si sono temprate!

Friday, June 4, 2010

Processione del Corpus Domini

Giovedì 3 Giugno vacanza. Qui in Austria le feste religiose che cadono a metà settimana non sono state spostate alla domenica successiva ma lasciate dove stanno, dando occasione a ponte e vacanze inaspettate. Il Corpus Domini, in particolare, è una ricorrenza particolarmente sentita da tutti i Cristiani Cattolici. Questo spiega perché in Baviera e nelle zone a maggioranza cattolica sia un giorno di vacanza mentre non lo sia per tutti gli altri Länder tedeschi a maggioranza protestante.
Programma del giorno: messa e processione. Messa dove? Bella domanda. Tutte le parrocchie del centro hanno sospeso le proprie messe mattutine per dare modo alla gente di unirsi nella grande celebrazione nella Cattedrale, presieduta dal cardinale Schönborn e poi nella successiva processione che interessa l'intero Bezirk 1010. Quindi, non ho scelta, a messa alle 8.30 a Santo Stefano.
Messa solenne con profusione di incenso! Accompagnamento musicale con la kleine-orgel-solo-messe di Haydn (che ormai so a memoria da quante volte l'ho sentita qui). Niente predica, solo rimandata a metà processione, in modo da terminare la messa in 1h e qualcosa (solitamente quasi 2h). Il cardinale è una persona speciale, dalla grande umanità e simpatia, pur nella sua posizione. In piccolo e per la mia ignoranza, lo paragonerei a Giovanni XXIII.
Per la processione, o meglio, per veder passare la processione, si sono uniti a me anche le due colleghe italiane ed il dottorando americano, figlio di un pastore di non-ho-ancora-capito-di-quale-confessione, il quale, ovviamente, era molto stupito sia dal rito cattolico sia dalla mentalità tradizionalista austriaca. La processione comprendeva, non nell'ordine di apparizione né d'importanza, vari sacerdoti delle parrocchie del centro, comunicandi in candide vesti e che spargevano petali di rose, dame di carità (come mi piace chiamarle, ma potevano anche essere vedove di guerra) in abiti neri ottocenteschi, guarnigioni intere di vari ordini militari o para con divise storiche (dai tempi gloriosi dell'impero... suppongo), rappresentanti di ordini religiosi (francescani, domenicani, etc. che reggono alcune parrocchie del centro), "cappati" in foggia medievale (ossia coperti di manti colorati con stemmi rappresentati i rispettivi mestieri), banda militare (ineccepibile musicalmente, come dovrebbe essere!) ed ovviamente portatori del baldacchino sotto il quale il cardinale reggeva l'ostensorio d'oro con Nostro Signore.
Processione variegata e colorata. Purtroppo pochi fedeli seguivano in coda ma la maggior parte della folla (noi compresi) si accalcava lungo il percorso per fotografare e vedere lo "spettacolo". Un gruppo un po' più numeroso si è fermato davanti l'Augustinerkirche per ascoltare l'omelia. Anche in chiesa una gran parte dei "fedeli" era più attenta a scattare foto del cardinale e dell'orchestra, magari passando sopra il corpo di qualche altro che voleva solo pregare, piuttosto che prendere parte ad un rito religioso. Questo aspetto, che non mi aspettavo nella tradizionalista e cattolica Austria, mi ha alquanto infastidito! Capisco la processione che si trasforma più in una parata che in un "pellegrinaggio" per le vie della città, ma non toccatemi la messa!!!

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