Tuesday, December 13, 2011

connazionali del secolo scorso tra infedeltà e viaggi

Come promesso ecco la mia brevissima recensione degli ultimi (e primi) libri, poco noti al grande pubblico, letti recentemente in formato elettronico. Il link del titolo porta alla pagina di Amazon ove è possibile scaricare il testo che potete leggere su computer (sia PC sia Mac), iPad, etc. con l'apposito software gratuito.


L'infedele di Matilde Serao
Al link trovate delle informazioni sul libro ed una recensione migliore di quella che potrei fare io. Mi ha colpito la dettagliata descrizione dei pensieri e degli stati d'animo dei protagonisti dei racconti, anche se è evidentemente partorita dalla mente di una donna: dubito che un uomo rimugini tanto sulle proprie azioni e parole. Forse non l'ho letto al momento giusto, mi ha inacidito ancora di più, quindi consigliato con riserva, solo ai sentimentali.

Ricordi di Londra di Edmondo De Amicis e Louis Simonin
Il primo descrive la metropoli nel 1873 (anno di pubblicazione, in realtà) ed è particolarmente interessante confrontare il suo stupore con il nostro, al primo viaggio in questa città. De Amicis racconta bene anche tutti i difetti ed i pensieri di un italiano in una terra straniera di cui non conosce la lingua. Il francese Simonin, invece, si immerge nei quartieri più poveri e malfamati di Londra,  unendosi alle squadre di polizia locale. Confronta la miseria e la degradazione di questi luoghi con la sua Parigi ed anche qui percepiamo lo stupore (pur se quella società era stata già ritratta da Dickens) e l'imbarazzo dello straniero. Consigliato!

Monday, December 5, 2011

Kind'l


Sono tornata bambina, o meglio ai tempi della mia fanciullezza, grazie ad un nuovo giocattolo che mi sono regalata, un Kindle. La parola tedesca Kind'l (versione contratta di Kindlein) ha un suono simile ma un significato ben diverso, mentre to kindle significa appiccare il fuoco o anche prendere fuoco, Kindlein si potrebbe tradurre con "bambinello". Chissà se quelli di Amazon hanno pensato a questo gioco di parole quando hanno dato il nome alla loro creazione.

Come può un semplice lettore digitale farmi ringiovanire di una ventina d'anni? Semplice, facendomi recuperare l'ossessione per la lettura, specialmente di polpettoni di primo ottocento, che mi ha accompagnato nella crescita. Ovviamente c'è stata un'evoluzione, ora non leggo i grandi classici tradotti nel mio idioma, ma scritti poco conosciuti di autori italiani e romanzi veri e propri in lingua originale (inglese o tedesco, non mi spingo oltre). La scelta, oltre che da esigenze linguistiche e da curiosità, è dettata dalla limitata disponibilità di testi gratuiti su Amazon austriaco.

Ecco, questo è l'unico difetto del dispositivo, ossia non poter liberamente accedere ai testi di altri lingue da altri Amazon nazionali. Spero che sia solamente un problema di IP e che una volta in Italia possa scaricare anche gli altri contenuti. Un po' come iTunes e l'AppleStore. Per il resto sono contenta di questo aggeggino che sta in una mano ma che si legge come un libro, senza fastidiosi riflessi (lo schermo non è retroilluminato, di sera serve una lampada, miracoli dell'inchiostro digitale), che si può aprire ovunque, dalla propria camera all'aereo, che può collegarsi ad internet ove è a disposizione wifi gratuito (un po' macchinoso, non è un computer! ma si possono egualmente leggere le notizie e controllare le e-mail). Certo, manca il profumo dei libri datati, il contatto con la carta ingiallita, ma in compenso non perde mai il segno, permette di avere appresso un'intera libreria, e ci sta in qualunque borsetta.

Non era per elogiare il prodotto o farne una revisione che mi sono messa a scrivere questo post, bensì per raccontare la mia infantile gioia nel tornare a leggere anche mentre cucino! Interamente presa dal testo e dallo stile. Magari prossimamente posterò brevi recensioni dei testi meno noti che leggerò, proprio perché poco conosciuti e magari meritevoli del tempo che uno gli vorrà dedicare.

Sunday, December 4, 2011

-5... e non mi riferisco alla temperatura


Tranquilli, non mi sono messa a dare i numeri, semplicemente un'altra collega se n'è andata. Prima ci furono ben quattro dottorandi che lasciarono per giusti morivi e che poi trovarono un lavoro in aziende private, sempre nel settore geologico, B. da Milano, M. dalla Val Sesia e R. dalla Sassonia, tranne R., fisica di Trieste, che scambiò la sua deludente esperienza viennese in un altro dipartimento con un dottorato europeo nella sua città. Ora è la volta di T., post-doc californiana, la mia compagna d'ufficio, che al termine della sua borsa non torna a casa ma vola in UK per una posizione di prestigio in un'eminente rivista scientifica.

la valigia del migrante, cambiano i tempi ma non il contenuto
Che dire? Bilancio positivo per tutti, alla fine hanno trovato un lavoro, in aziende private, senza penare poi tanto dalla conclusione dei progetti a Vienna. Fortuna? Anche preparazione. Non so quanto abbia pesato il tempo trascorso qui, ma sicuramente l'essere espatriati ha fatto curriculum. Sono davvero contenta per loro, ma triste per me, ogni volta parte un pezzo importante della mia sopravvivenza a Vienna ed io mi sento più sola e più debole. Con B. ho scoperto la Vienna culturale e commerciale, andando per concerti, cinema e negozi. Con R. ho vissuto la Vienna di luci e magia. Con M. ho visto la Vienna studentesca e politico-filosofica, nelle nostre lunghe serate (o notti) sorseggiando una birra e sfogandosi nella propria lingua. Con R. ho conosciuto la Sassonia, prima dai suoi racconti e dalla sua genuinità, poi di persona. Con T. ho compreso il nostro "gruppo" di ricerca e questa comunità. Se ho resistito fino ad ora è soprattutto merito suo, grazie alla sua arguzia nel capire da subito le intenzioni del capo, al suo coraggio nel cantare chiaro al boss ed agli altri cosa non andava (e non va), al suo umorismo in grado di sdrammatizzare le situazioni più critiche. Ho anche migliorato molto il mio inglese grazie a lei. Ognuno ha meritato un saluto eccezionale, una cena, un pensiero che gli ricordasse il periodo felice ed infelice in questa strana città.

Questa volta, però, ho sentito di più il distacco e l'improvvisa solitudine di un'intera ala del dipartimento vuota. I due studenti rimanenti sono troppo latitanti e distanti per potermi sentire nuovamente parte di un gruppo. E adesso? Si tira avanti, come sempre. Ci saranno nuove conoscenze o forse si stringeranno i rapporti con quelle già rodate (altri connazionali che qui hanno messo radici). Purtroppo non con gli autoctoni, troppo "austriaci" per aver voglia d'instaurare una frequentazione disinteressata e temporanea, quale può offrire un immigrato a tempo determinato.

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