Friday, November 28, 2014

Japan 3.0 - First week

Third time in Japan. As my contract ends next year, unless a new project gets funded, this might be the last time for me as guest of the National Institute of Polar Science. For sure, this is the last business trip in 2014, before going home (= wherever my parents are) for Christmas. I booked the flight months ago. My boss has strongly recommended not to get stuck again (see what happened last time) in a random airport, so I decided to reinforce my love story with Lufthansa. Here is the summary of this experience.

The shortest night.
Why do I always book early flight? Because I like having a bus service only for me. No, I’m kidding. It was cheaper and I preferred a safe transfer in Frankfurt. Well, 3 hours have been more than enough. I had even time to be entertained by a good pianist on the free Bechstein at the airport and by a funny episode of overbooking: two volunteers were asked to travel in economy from business class, with a compensation of €1500. Incredibly none wanted to accept and a second option was offered: travelling the same evening, with €200 of compensation. They lost a great opportunity, because the renewed economy class was really good, with room for the legs and individual screen (mine didn't work properly, but I slept for most of the flight). For the first time I chose the window seat and I enjoyed the sight of Berlin from the sky, the stars in the Siberian night, already white for the snow, and the Japanese coastline. Everything went fine also after landing, including the long ride by bus to Tachikawa, the hotel checking in and the lunch in a nice tempura place, recommended by V. Overall, I slept a lot. That’s quite uncommon for me. Am I getting used to long flight?

First week: lonely, but having fun with science.
Wow! Bananas Del Monte are sold in the 7-Eleven supermarket! For non-Italians: when I was a child, there was a famous tv spot about these bananas. Except for the imported bananas, the food I bought was 100% Japanese (or perhaps Chinese). I had to figure out how to cook things by guessing japanese instructions. I’ve got a PhD, that’s easy. Kidding. It's not. But the result was edible.

Actually, one of the host almost complained that at the third visit I still do not speak (or read) any Japanese (excluding a few basic words). He’s right, but I must complain that most of the people here do not speak any English, although they work in an international institute. Honestly I can speak Italian, understandable English and German, basic French and Dutch, not mentioning Latin and Veneto (OK, the last two do not count, the first is spoken by none and the other one is known only locally). I feel bad not understanding what people say, but learning Japanese just for fun would require a big effort and a lot of time that I do not have right now. 

This “short” week was quite productive. During the day I played with powerful instruments at the NIPR (notice that here I’m fully trusted, whereas at the VUB I wasn't allowed to work alone with the SEM despite 11 yrs experience and a very cautious attitude) and I continued to learn something about meteorite classification. Dinners have been a bit lonely because alone in my tiny micro-apartment in the Akaike Guest House, which is in fact fully furnished, even with cooking facilities in Western style.

Saturday, November 15, 2014

Che strano tornare a Vienna

Che impressione strana tornare a Vienna ma non più da residente! Ho rimandato ed evitato questo viaggio il più possibile ma ad un certo punto ho dovuto affrontarlo. La scusa era una promessa fatta al mio ex-capo, ossia concludere un progetto iniziato anni fa. Ed ecco che ho prenotato un volo Bxl-Vienna e per tre giorni sono tornata nella città che ha visto il mio primo lungo soggiorno all'estero. Invece della solita cronaca tipo diario, preferisco fare un bilancio dell'esperienza. Questo non può essere che in Italiano, perché troppe emozioni contrastanti si accavallano nella mia mente per poterle esprimere adeguatamente in un'altra lingua.

Vienna è sempre Vienna. È bella, imperiale, maestosa. Sull'aspetto paesaggistico non si può dire nulla. L'arrivo a zigzag di primo mattino, causa forte vento, ha permesso di goderne la bellezza per intero, da Klosterneuburg lungo il Danubio fino a Schwechat. Che meraviglia! E che dire dell'efficienza dei mezzi pubblici, cui mi ero quasi disabituata! Aspettare la metro mai per più di 5 minuti ed il tram 10, anche se negli orari di picco passava una metro ogni 3 minuti. Che strano non dover ri-timbrare il biglietto ad ogni cambio di mezzo, anzi non timbrarlo proprio avendo preso un settimanale. Opzione inesistente a Bxl. Che strano non doversi aggrappare con tutte le proprie forze sulla metro o sul tram perché le frenate e le partenze non sono così brusche. Che strano ascoltare il silenzio delle stazioni, senza vociare ma anche senza musica (tranne nei bagni vicino l'Opera). Che strano allinearsi automaticamente a destra sulla scale mobili, rispettare i semafori pedonali, aspettare che la gente esca dalla metro prima di salire e fare moooolta attenzione ai ciclisti! Cose che mi vengono naturali ma che a Bxl sono sprecate. Che strano camminare per le strade del centro sentendosi ancora a casa e soprattutto senza rischiare d'inciampare sui marciapiedi sconnessi o pestare escrementi di cani o bipedi. Che strano entrare nei negozi ed invece di "Bonjour" dire "Grüß Gott". Che strano ritrovare i menu di pranzo con la minestra inclusa e l'acqua del rubinetto gratis e deliziosa. Che strano comprare divertenti libri con umorismo tedesco al Flohmarkt di turno. Al ritorno ho riempito la valigia con un secchio di mele a poco prezzo nel supermercato preferito di quando vivevo in città. Strano souvenir ma che sa di quotidiano. Non ho versato nemmeno una lacrima, se non alla partenza, perché tutto mi è stato immediatamente familiare, come se non me ne fossi mai andata.

Artista che suonava (e cantava) la danza dei coltelli di Prokoviev
Davvero non è cambiato nulla? Forse qualcosa è cambiato in città, una strada è diventata pedonale, hanno aperto l'Hauptbahnhof, stanno seriamente lavorando sulla U5 e ci sono molti più Italiani in giro di due anni fa. Nel frattempo sono cambiata io. Ho imparato ad apprezzare tutti quei dettagli che prima davo per scontati. Vienna, però, resta un'esperienza avvolta nel sogno, quasi surreale, di tempo sospeso. Ogni ora lì è come vivere anestetizzati, guardando la realtà da una vetrina. Si piange e si ride, apparentemente come altrove, ma non nella realtà. Quasi come in un pezzo teatrale. Chi ci vive non se ne rende conto se non per la "morte" della cronaca (non succede mai nulla, nelle manifestazioni ci sono più poliziotti che manifestanti e sempre pacifici) e per il numero di veri folli che popolano le strade. Vienna, la bella addormentata. Il sogno che per un po' si è realizzato e che ora è tornato ad essere tale, ma va bene così. È consolante sapere che esiste ancora un posto in cui sognare.

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