Monday, June 22, 2009

Romanticismo

Ho conosciuto T. in conservatorio. Siamo rimasti amici e ci si trova ancora di sovente anche ora che ha una meravigliosa ragazza,  assieme alla combriccola superstite di quei tempi. Qualche tempo fa siamo rimasti tutti colpiti scoprende che in un più di un anno di frequentazione T. non aveva mai raccontato nulla del conservatorio alla sua ragazza. Lei non sapeva di preciso nemmeno in che strumento di fosse diplomato! La cosa che ci colpiva era che T. aveva trascorso almeno 12 anni in quel posto e, bella o brutta che fosse stata la sua esperienza, l’aveva cambiato o comunque aveva profondamente influito nella sua formazione. Sapevamo che soprattutto gli ultimi anni in conservatorio erano stati traumatici, ma volendo iniziare una vita con qualcuno pensavamo che fosse strano tacere una parte così importante di sè. Altra anomalia era scoprire che T. non suonava più, pur se molto dotato, e che lei non l’avevo mai né visto né sentito suonare.


L’altra sera ci si è trovati da me. Parlando dei miei articoli sul giornale del conservatorio è venuta fuori la brutta esperienza comune, pur se per accenni. Poi la conversazione è passata all’estensione della mano e per verificare l’affermazione di un’amica violinista ho aperto il pianoforte. T. l’ha visto, ha sentito che non era poi così scordato,... e senza che ce ne rendessimo conto si è messo a suonare con la luce spenta. Non ha suonato Bach o Chopin (anche se una capatina su Debussy l’ha fatta), ma Battisti e cose sue. La sua ragazza si è commossa e noi eravamo felici di sentirlo risuonare. E’ stato un momento romantico anche per noi che vi assistevamo. Per me è stato un piccolo miracolo! 

La serata è proseguita allegramente e mi è sembrato che pure i due “piccioncini” fossero più intimi e più rilassati dopo quel momento di apertura. Non dico che T. abbia superato il trauma o che abbia rimosso i rancori per il nostro ottuso insegnante, ma è stato un passo avanti rimettere le mani sullo strumento e far entrare la sua ragazza nella sua vita passata. Il potere della musica!

Monday, June 15, 2009

il più bel lavoro al mondo

Un giorno un collega dell'università mi disse: -fare il ricercatore è il più bel lavoro al mondo!-. Sul momento sono rimasta perplessa perché ero solo agli inizi del dottorato ma ora che ne capisco un po' di più... sono ancora più perplessa.

Perché dovrebbe essere il più bel lavoro al mondo? Perché uno sarebbe disposto a pagare per fare questo mestiere?

Indubbiamente, visto da fuori, è un lavoro affascinante. Dà la possibilità di viaggiare, confrontarsi con menti di tutto il mondo, vivere di curiosità mai sazia, aumentare esponenzialmente le conoscenze ed acquisire esperienze alla stessa velocità, “svelare” i segreti della natura, etc. Ma a volte passano giorni senza un'idea, in cui tutti gli sforzi per comprendere un processo sembrano inutili, poi casualmente cercando una cosa se ne trova un'altra che illumina improvvisamente di luce nuova tutti i dati presi che prima sembravano insensati... ma è molto raro. Nella maggioranza dei casi la gioia dura un momento, giusto il tempo di accorgersi di aver premuto il tasto sbagliato e che quella favorevole congiunzione astrale era il risultato di un errore e di corredata non-pubblicabile fanta-geologia. Spesso, invece, la risposta ad una domanda si risolve in altre 5 nuove domande che non sembrano avere risposta. I dubbi o le mezze risposte vanno poi pubblicate per suscitarne di nuovi in altri scienziati, questo porta via tempo ed energie... immancabilmente rivoluzionando l'interpretazione almeno 10 volte prima di andare in stampa e rinnegando quanto scritto 5 minuti dopo la pubblicazione. Se si valutasse il risultato, direi che non vale l'investimento in termini economici (le analisi costano, come pure le pubblicazioni, ed io che pensavo che si venisse pagati per pubblicare!) e di tempo (mesi di letture, anni di raccolta dati). Questo se uno i fondi da spendere in intuizioni li ha, altrimenti il lavoro da ricercatore è rimandato a quando termina quello di burocrate, ossia quello di compilare carte e scrivere entusiasmanti progetti per convincere qualcuno ad allargare i cordoni della borsa.

Avendo la possibilità di sbirciare anche in un altro mondo, quello musicale, mi sono domandata... a qualcuno da fuori potrebbe sembrare che il più bel mestiere al mondo sia fare il musicista...

Alla maggior parte delle persone fare il musicista non sembra nemmeno un lavoro. Sembra tutto facile e piacevole. S'ignora che per un minuto di musica ci vogliono anni di studio ed ore di esercizio quotidiano allo strumento... questo solo per raggiungere una buona abilità tecnica, ma il vero musicista sa mettere nella musica qualcosa in più che si chiama “comunicazione”, quello che distingue un “interprete” da un mero “esecutore”. Per raggiungere la maturità dell'interprete c'è un lavoro pari a quello del ricercatore, da affrontare con lo stesso metodo scientifico, ma con maggiori speranze di risultato, perché il risultato è soggettivo ed opinabile. Fin qui, bene. Per vivere bisogna anche viaggiare in continuazione, arrabattarsi per trovare un mecenate che organizzi concerti, trovare altri musicisti con cui suonare, acquistarsi strumenti più preziosi (quando non devi anche spendere soldi e nervi per portarti dietro uno strumento pesante, scomodo, delicato, storico e soprattutto costoso!), lottare con i critici, aggiungere nuovi brani al repertorio... Caspita! Uno stress! Altro che più bel mestiere al mondo! Il musicista non ha mai nemmeno la soddisfazione di aver svelato qualche arcano, perché l'interpretazione è soggettiva, detrattori se ne trovano sempre, anche solamente per invidia, ed al culmine della carriera potrà essere fondatore di una scuola popolata da allievi che mirano più a adularlo per prenderne il posto che capire  anni di fatica.

Allora, era meglio il ricercatore? Un altro mestiere ancora? Non lavorare proprio?

Il più bel lavoro al mondo esiste ed è quello che si è sognato da piccoli, quello per cui si lotta per una vita, quello che non stanca mai e diverte sempre, quello che non termina quando si torna a casa, quello per cui la pensione è una condanna, quello che ci causa crisi depressive per inadeguatezza seguite da allegra ebbrezza da soddisfazione, quello che ci fa sentire dei pazzi incompresi ma felici di ogni minuto speso a lavorare, insomma quello per cui si è nati. Il problema è capire per quale mestiere siamo stati predestinati! Forse più di uno... la ricerca continua...

Wednesday, June 3, 2009

egoismo ed occasioni perse

Ogni giorno mi rendo conto di quanto sia egoista, di quanto questo condizioni le mie scelte e di quanto queste scelte risultino in una serie di occasioni perse.


A pagare per il mio egoismo sono soprattutto gli amici, quando per esempio rinuncio ad una serata in compagnia, ma anche le mie due vite, quando rinuncio (ho rinunciato) ad un’occasione musicale (matrimonio, altro diploma, concerto, ore di studio) per la geologia o quando rinuncio (ho rinunciato) ad occasioni geologiche (convegni, corsi, escursioni, ore di studio) per la musica.

Ogni azione comporta una scelta ed ogni scelta una perdita. E’ sempre solo una perdita o non è piuttosto un guadagno visto da un altro punto di vista? 

Durante questo ponte avrei dovuto o potuto uscire con le amiche, suonare ad un paio di messe, continuare a scrivere un articolo, riflettere sul modello del post precedente... invece ho scelto di andare al mare con i miei. Per tutte queste occasioni perse il mio egoismo me ne ha dato una possibilità piuttosto piacevole!

Tempo incerto, molto vento, lunghe passeggiate sulla spiaggia, giri in bici attorno alla laguna... Riposo! Niente telegiornali, niente pensieri, niente treni in ritardo, niente scelte. Egoismo puro!


P.S. Girando per il centro di Chioggia e di Sottomarina (dietro ai murazzi) mi sono dovuta ricredere. Ha ragione il regista che ha scelto questo posto per simulare Napoli! A parte la spazzatura, che qui viene regolarmente rimossa e differenziata, e le bici, che lì non sono molto diffuse, per il resto c’è tutto! Dai vicoli stretti al traffico caotico, dalle lenzuola appese tra le case alle rumorose conversazioni degli abitanti... manca solo ‘u Vesuvio sullo sfondo, ma con un po’ di fantasia i colli Euganei sono dei validi sostituti.

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