Monday, August 17, 2009

Italia vs Giappone: X

Il confronto è avvenuto in casa per gli italiani, o meglio a casa mia, perché per alcuni giorni è venuta a trovarmi un’organista giapponese conosciuta ad Haarlem, in giro per l’Europa assieme alla madre. In passato altri confronti simili erano avvenuti con una geologa russa, in terreno neutro con un’organista spagnola ed in trasferta con un cantante inglese. In questa occasione, mentre illustravo loro le bellezze e le ricchezze di Venezia e Padova, io e Shiori abbiamo avuto modo di chiacchierare e di confrontare usi e costumi di due popoli così distanti e così mitizzati da entrambe le parti.

Un oggetto d’uso comune per noi come il bidet ha destato la curiosità della mia amica che non ne aveva mai visto uno prima. In Giappone ci sono wc super-tecnologici che in pratica ti fanno un bidet ogni volta li utilizzi. Da questa sciocchezza si comprende quanto i Giapponesi siano puliti, ordinati ed avanzati tecnologicamente. Nel pieno sviluppo informatico riescono però a mantenere vive antiche tradizioni.

Se la nonna di Shiori, la mia amica, indossa ancora il kimono e dorme sul tatami, già la figlia ha uno stile misto con ampi e lunghi vestiti sopra i jeans. Altro esempio di tradizioni miste è la cerimonia nuziale, in cui la ritualità buddista è mescolata agli abiti occidentali. Shiori ed un ragazzo danese di erano innamorati durante il corso di Haarlem, la storia sembrava destinata ad un lieto fine ma... lontani di vista, lontani di cuore. In realtà lei è giunta ad un’età in cui solitamente le ragazze giapponesi si sposano ma lui non voleva impegnarsi così presto con un matrimonio avendo ancora anni di studio davanti e non ancora una lavoro stabile che gli permetta di mantenere una famiglia. Conclusione? Lei in primavera sposerà un ex-fidanzato conosciuto quando aveva 12 anni, che forse non ama ma che le darà una casa, il denaro ed il rispetto che merita, ed anche la libertà visto che trascorrerà almeno 16 ore al giorno fuori casa per lavorare.

Altra grande differenza tra Italiani e Giapponesi: noi lavoriamo per vivere, lì vivono per lavorare, ma solamente gli uomini, mentre le donne una volta sposate dedicano alla casa ed alla famiglia tutte le loro energie. Questa cosa avevo già avuto modo di osservarla in una giovane coppia di geologi giapponesi, lui era in Europa per un dottorato mentre lei lo seguiva senza proseguire gli studi ma anche senza più applicarli. Ora mi spiego anche perché tutte gli organisti giapponesi conosciuti sono giovani donne... l’unica donna con qualche anno in più che viveva del proprio mestiere e non era sposata era emigrata in Germania!

Dal punti di vista religioso l’integrazione è più avanzata che da noi. La mia amica è cristiana anglicana (d’altronde suonando l’organo è difficile non venire in contatto con la chiesa protestante) ma il fidanzato ed il resto della famiglia sono buddisti. Se per i matrimoni è più diffuso lo stile cristiano-occidentale, nei riti funebri prevale il rituale buddista, con cremazione seguita da numerose manifestazioni di rispetto e di affetto per il defunto da parte dei parenti. Noi abbiamo ormai perso l’abitudine di rendere grazie a tavola prima dei pasti, ma in Giappone esiste una formula rituale di ringraziamento e benedizione prima ed dopo i pasti. La gratitudine è un valore fondamentale per i Giapponesi!

Se la passione per Bach ci unisce (cosa strana per entrambe perché sia l’Italia cattolica che il Giappone buddista sono molto lontani dalla tradizione luterana tedesca di 3 - 4 secoli fa), nei gusti sui ragazzi ci dividiamo nettamente. A Shiori piacciono ragazzi che noi italiane scarteremo perché bassi, magri e troppo maniaci dell’ordine e della pulizia... da noi impera il modello finto trasandato, alto e moderatamente muscoloso. A parte gli scherzi, anche nell’osservare le opere d’arte (in Italia prevalentemente di argomento sacro) le differenze culturali emergono, anche se non saprei schematizzarle a parole.

L’unico stereotipo che Shiori e sua madre mi hanno confermato è... l’amore per le fotografie, ma d’altronde il padre di Shiori è fotografo!

P.S. Non sapevo che in Giappone esistessero dolci così buoni! Mi sono fatta promettere un libro di ricette scritto in inglese o in tedesco... poi vi farò sperimentare!

Monday, August 3, 2009

Vacanza nell'Est Europa

Finalmente una settimana di vacanza nel vero senso della parola, lontana dalla civiltà (niente connessione internet o altri impicci elettronici) e dal lavoro (il computer a casa). Meta la Polonia per un brevissimo giro nel Sud ed un tuffo nella storia. Abbiamo attraversato in camper prima l’Austria, poi un pezzettino di Germania, poi nuovamente l’Austria, infine tutta la Slovacchia ed uno spuntone di Rep. Ceca prima di giungere in Polonia.


Prima veloce tappa a Berchtesgaden. Questo nome ai più non dirà nulla... si tratta di una celebre località turistica bavarese scelta da Hitler per farvi il suo rifugio. Qui trascorse un terzo della sua dittatura, ospità i grandi del tempo (Mussolini compreso) e diede gli ordini d’invasioni e stermini che hanno modificato per sempre l’Europa. Come località turistica, a parte la bellezza dei campi da golf in quota, preferisco di gran lunga le mete italiane. Le Dolomiti sono uniche ma anche qualunque vallata del Trentino Alto-Adige batterebbe simili panorami. Dopo una bella salita a piedi siamo arrivati ad Obersalzberg, luogo di partenza per il famigerato Nido dell’Aquila e sede del centro di documentazione sull’intero Terzo Reich. Purtroppo il museo era già chiuso quando siamo arrivati (ultima visita alle 16!). Il Nido o quel poco che è rimasto si può ammirare anche dal basso. Le rovine sono state trasformate in un ristorante panoramico. E’ da non credersi, gli Anglo-americani sono riusciti a bombardarlo, purtroppo quando l’occupante principale non c’era, ma in compenso sono riusciti a mancare altri obiettivi ben più grandi e visibili!!!

Seconda tappa il campo di concentramento di Auschwitz, presso il paese polacco di Oswiecim. E’ impressionante quanto il complesso sia vasto e quando il solo Auschwitz II -Birkenau sia grande. A perdita d’occhio baracche e filo spinato. Camminando ci si impiega quasi mezz’ora solo a percorrere il marciapiedi lungo i tre binari morti al suo interno... ed è il lato corto del campo. Il museo raccoglie tutto il materiale ritrovato alla liberazione, quantità impressionanti di oggetti d’uso comune e di documenti sullo sterminio qui perpetrato (non solo, ma principalmente degli Ebrei) e sul tentativo di nasconderlo. Credo che i negazionisti dovrebbero essere moralmente obbligati a fare un giro qui e spiegare alcune cose... Le condizioni di vita testimoniate dei sopravvissuti (vedi anche Primo Levi) erano talmente dure che erano da considerarsi ‘fortunati’ quelli che andavano direttamente nelle camere a gas.

Piccola riflessione. Gli Statunitensi, che si vantano di portare la civiltà nel mondo, hanno adottato per anni nelle loro esecuzioni capitali lo stesso gas usato dai nazisti, e le tecniche di tortura tornate in auge nei recenti conflitti non sono dissimili dall’annientamento messo in atto da Höss, Himmler e compagni. Senza parlare dell’abitudine di tenere nascoste o camuffare le malefatte... Anche noi Italiani avremmo di che pentirci... Homo homini lupus.

Terza tappa decisamente più leggera: le miniere di sale di Wielicka, a sud di Cracovia. Decisamente spettacolari. Purtroppo mi sono persa il tour geologico (credo solo in polacco senza prenotazione da parte di un gruppo) ma quello turistico è stato egualmente interessante e piacevole. Unica nota negativa l’ascensore per tornare in superficie. E’ lo stesso che usano (e usavano) i minatori, con la grande ruota visibile, ma  stipare i turisti in nove per metro quadro e su 4 livelli... Trovandomi nella zone in cui ha trascorso l’infanzia e la giovinezza Karol Wojtyla, il suo passaggio in entrambe le tappe polacche è testimoniato sia da cardinale sia poi da papa col nome di Giovanni Paolo II.

In conclusione alcune impressioni sui paesi da poco entrati in Europa ed attraversati in questi giorni. La Slovacchia è veramente povera, pur se le immense pianure e le basse alture popolate da castelli potrebbero rubare turisti all’Austria. Centinai di cantieri aperti sulle strade (sembra di percorrere la Salerno-Reggio Calabria), gente anche giovane che non conosce nè il tedesco nè l’inglese, strade statali mal messe, casermoni e fabbriche ereditate dal regime comunista, un generale senso di abbandono... C’è ancora molto da fare. A partire dall’educazione stradale della popolazione: in autostrada spopolano inversioni ad U, aree di servizio imboccate contro mano, sorpassi da destra, etc. La Polonia è sempre povera ma molto più curata. Case piccole e caratteristiche con disegni artistici dei tetti (da far impazzire un architetto per gli incroci), giardini con bellissime aiuole, musei ed indicazioni turistiche, chiese antiche e nuove di stupenda fattura, gente cortese ed educata (tutti parlano almeno l’inglese, qualche anziano ricorda il tedesco). L’impressione generale è che l’occupazione tedesca, pur se ha portato espropri e violenze, ha anche dato un’impronta di ordine e pulizia che i disordinati russi non sono riusciti a cancellare, nel complesso mi ha ricordato l’ex DDR (la Germania dell’Est) subito dopo la caduta del muro. Le strade, ahimé, sono un disastro anche qui, tra buche e cantieri si procede a passo! La Rep. Ceca, per quel poco che ho visto, mi è sembrata più simile alla Polonia che alla Slovacchia, comprendo la divisione. Vorrei far notare, a tal proposito, che qui la seprazione culturale tra i due popoli è evidente, a partire dalla lingua, la stessa cosa non avviene in Italia, dove qualcuno auspicherebbe una divisione simile, in cui i difetti ed i pregi sono egualmente spalmati nella popolazione dell’intero stivale, comprese le isole!
  
P.S. Niente foto, per il momento.

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