Thursday, June 21, 2018

La nostra Roma, sporca e magnifica, pur sempre amata Roma

Lo scorso fine settimana sono stata di nuovo a Roma, dopo almeno una decina d'anni dall'ultima volta (per lavoro), stavolta in compagnia di due colleghe tedesche, nate prima del 1989, una ad est ed una ad ovest del muro.Oltre a fare da "guida" (non conosco Roma così bene) e da interprete (già meglio), ne ho approfittato per rivedere amici e conoscenti che vivono nei dintorni.

L'avventura è partita con il mezzo di trasporto prescelto. Invece di cercare un economico volo Vienna-Fiumicino o un Bratislava-Ciampino, abbiamo preferito il treno notturno Vienna-Roma. Grazie a vantaggiose offerte delle ferrovie austriache (ÖBB), all'andata eravamo in cuccetta (con colazione), al ritorno in vagone letto (lusso!), senza limitazioni sul bagaglio. Nonostante il letto discreto ed il viaggio tranquillo, mi sono svegliata in entrambe le direzioni proprio in prossimità di Padova e del mio paese, come se le vibrazioni delle rotaie mi fossero familiari. Fatto plausibile, visto che per 19 anni ho percorso il tragitto Terme-Padova almeno due volte al giorno.

il foro dal Campidoglio
In tre giorni intensi a Roma abbiamo macinato km su km, abbiamo provato il caos di Termini, i panorami con i rassicuranti pini marittimi al tramonto, il bestiario sudato dell'autobus, preceduto da una lunga attesa senza speranza, la bontà della pizza per strada e dei primi piatti locali, la pigrizia verbale (tutte parole tronche) e la creatività delle offese dei locali, il fiume di turisti, il deserto della periferia burocratica nel fine settimana ed il costante rumore assordante in centro. Pur avendo un tempo relativamente limitato per una città grande e ricca di storia come Roma, abbiamo visto parecchio e soprattutto abbiamo avuto modo di gustarla pure ove i turisti da "mordi e fuggi" non si recano. Di questo devo ringraziare anche un amico di lunga data, che non solo mi ha accontentata mostrandomi l'EUR, ma che ci ha portato tutte a Villa Adriana a Tivoli (una meraviglia!).

Gli incontri. A parte l'amico di cui sopra, conosciuto via email per la passione musicale in comune e con cui mi sono incontrata di persona per la prima volta proprio a Vienna sette-otto anni fa, ho rivisto due compagni di università, entrambi veneti e da qualche anno a Roma per lavoro, e l'insegnante d'organo che mi ha accompagnata al diploma, organista in Vaticano e romano doc. Con sorpresa ho notato che in fondo non siamo cambiati per niente. Fisicamente s'invecchia, con l'esperienza si matura, ma l'impostazione di base è la stessa. Avrei dovuto incontrare anche un cugino che non vedo dall'infanzia, ma purtroppo improvvisi impegni di lavoro hanno fatto saltare l'appuntamento. Peccato! Purtroppo ho perso quasi completamente i contatti con i parenti, sia causa emigrazione, sia causa cancellazione da Facebook (ritenevo assurdo, in ogni caso, sentire zii e cugini tramite like o commenti su un social network). Chissà che si presenti un'altra occasione.
un dicembre di dieci anni fa

Tornando a Roma, le buche sull'asfalto sono veramente un problema. Da turista, si perdona. A Roma non si può tenere il broncio, è troppo bella, solare (anche quando piove), caotica, allegra e malinconica. Credo che la capitale italiana non possa essere differente. Qualche esponente politico del nord che prima la detestava profondamente, da quando vi ci si è trasferito non la cita più come esempio di latrocinio e corruzione. Ha spostato le sue attenzioni sulla capitale europea (sulla città avrebbe pure ragione, ma non la conosce così bene) e su quella tedesca. Per chiudere, le parole pronunciate dal Petronio cinematografico nel film "Quo vadis" del 1951:

"But what of the Rome that has stood for a thousand years?
After all, Divinity, the old Rome, our Rome...dirty and magnificent, but still our beloved Rome...it still stands."
E continuerà ad esistere.

Monday, June 4, 2018

Alla scoperta di Camerino

L'inaccessibile Camerino, chiusa dopo il terremoto.
Il programma di mobilità di docenti universitari Erasmus+, di cui sono venuta a conoscenza grazie ad un insegnante di mandolino in visita a Vienna, mi ha permesso di tenere delle lezioni di planetologia in un'università di mia scelta all'interno dell'Europa. Quale ho scelto? Camerino, in Italia. Non domandatevi dopo si trovi, perché questo paese ospita un ateneo dal 1336 (con vicende alterne). Esiste già una collaborazione con un professore locale, conosciuto grazie al mio capo viennese anni fa. A dire la verità, il mio primo pensiero era stato di tornare a Padova, perché pensavo fosse un bel modo per ripagare gli insegnamenti ricevuti, offrendo delle lezioni gratuite con quanto appreso all’estero, ma non mi hanno risposto così entusiasticamente come mi aspettavo. Di conseguenza, ho rivolto la mia attenzione a Camerino, che merita di essere valorizzata, soprattutto per sostenere la ripresa dopo i sismi del 2016.

Il mare sotto Ancona dal treno.
Mi ero dimenticata quando fosse difficile muoversi con i mezzi pubblici in Italia. Raggiungere Camerino in treno implica un'odissea lunga e faticosa. Da Vienna l'alternativa era volare ad Ancona con scalo a Monaco di Baviera e poi proseguire in treno, ma ho preferito per il viaggio su rotaia, approfittandone per fare una sosta dai miei. Vienna-Padova, causa linea antiquata sulle montagne di Semmering, richiede 8h (ammesso di beccare la coincidenza a Mestre, cosa del tutto casuale e fortuita) per ca. 600 km, mentre Padova-Camerino, 390 km, raggiunge le 7h di treno con due o tre cambi, lasciando coincidenze sicure. Avevo completamente rimosso alcuni aspetti tipicamente italiani della vita in treno, come la gente socievole che dopo cinque minuti chiacchiera con i vicini sconosciuti (cosa impensabile in Austria), la rigidità testarda sui posti (invece in Austria accettano scambi di buon grado pur di far un favore), i binari a pochi metri dal mare (fortuna non è zona soggetta a tsunami, ma a mareggiate sì…), gli IC vecchi e strapieni di fauna variegata che usa il treno per i traslochi, i regionali con moderno materiale rotabile su linee antiquate, a binario unico, non elettrificate, l'aria condizionata che o funziona raggiungendo temperature da congelatore o è rotta ed infine le stazioncine abbandonate a se stesse disperse sul territorio. Bentornata in Italia!

Girare per i paesi terremotati fa una certa impressione. Case semidistrutte, magari con la facciata ancora in piedi e dietro il vuoto, costruzioni nuove percorse da crepe longitudinali che ne minano la stabilità, agglomerati urbani abbandonati e spesso chiusi al passaggio anche dei soli pedoni, nuove cittadine costituite da belle casette in legno ma con la totale assenza di luoghi di aggregazione quali bar, ristoranti, negozi e chiese, patrimonio artistico e culturale lasciato alla furia degli elementi da due anni, senza nemmeno rimuovere le macerie… Da italiana verrebbe da dire che ormai si è abituati a questo panorama. Eppure non dovrebbe essere così, perché il problema non sono i terremoti (sebbene ancora imprevedibili) ma le costruzioni! I marchigiani della zona sono molto cordiali e danno da subito del "tu" a tutti, cosa che mi ha sorpresa abituata al formalismo veneto ed austriaco. Il cibo è ottimo ed i panorami sono magnifici, dagli altipiani verdi alle montagne calcaree, alla costa. È davvero un peccato che la situazione attuale rischi di portare non solo al non ritorno di molti ex-residenti e scampati al sisma, ma anche alla totale perdita del turismo. Ben vengano, dunque, iniziative come RisorgiMarche. Il posto merita veramente di essere conosciuto e goduto, dagli Italiani prima di tutto.

La parte più chiara rappresenta il rigetto recente.
Da geologa appassionata di sismologia (decisi di studiare questa materia quando "sentii" il terremoto di Colfiorito 1997), ho cercato di apprendere il più possibile in questa occasione. Oltre a vedere una parte della rottura superficiale che ha dislocato di almeno 1 m un versante del Monte Vettore, ho pure ascoltato un seminario tenuto da vecchie conoscenze (del mio passato da geologa strutturale) dell’INGV. Lezione interessantissima, ma che ha lasciato più domande che risposte, come fa sempre la buona scienza, specialmente su questo argomento. Ciò che si pensava di aver compreso vent'anni fa si è rivelato un processo locale, non applicabile ovunque, sollevando nuovi quesiti sull'assetto profondo degli Appennini. Tema estremamente affascinante per gli addetti ai lavori, ma che non rassicura chi in quella zona ci vive.

L’università di Camerino è un miscuglio tra tradizione e modernizzazione, piuttosto aperta all'internazionalizzazione per lo standard italiano. A Geologia, alcuni corsi sono tenuti in inglese già al triennio, attraendo studenti da tutto il mondo. Ciò mi ha sollevato da un pensiero, perché avendo appreso quanto so di planetologia una volta espatriata e dalla letterature in lingua inglese mi manca la terminologia tecnica italiana. Ho visto un'università che pur se piccola non teme di cercare la collaborazione, tra dipartimenti e con l'estero (molto meno tra università italiane, sempre troppo poco con le aziende private, ma questa è la mia impressione di una settimana), ma che talvolta cade nel campanilismo nostrano, ripetendo le dinamiche note. In quei giorni tra aule ed uffici ho trovato un modo di pensare la ricerca più avanzato di quanto lasciato a Padova otto anni fa, anche se per certi aspetti mi ha ricordato i motivi di rancore verso il mondo accademico italiano. Se avessi modo di rientrarvi, tenterei di stravolgere tutto nel tentativo di ricreare le situazioni conosciute all'estero o dopo poco mi ci adatterei, stufa di lottare contro i mulini a vento? Credo che la domanda sia destinata a restare senza risposta. Meglio così.


Sunday, April 15, 2018

Arcella: alla ricerca del tempo che fu

Pasqua. Italia. Dove si va a messa? Domanda fondamentale da quando sono espatriata e non suono più regolarmente in una parrocchia della diocesi di Padova. Per Pasqua in modo particolare, perché alterno gli anni in cui la trascorro dai miei alle pendici dei Colli Euganei a quelli in cui resto nel luogo di emigrazione. Alla fine la scelta è caduta su Sant'Antonino, come è familiarmente detta la chiesa dell'Arcella ove è conservata la celletta in cui morì S. Antonio (evento rievocato ogni anno il 12 giugno sera con processione da Camposampiero a qui), per distinguerla dal Santo, l'altra celebre basilica patavina dedicata ad Antonio.

dal sito della parrocchia
Prima del boom del dopoguerra, il quartiere era in aperta campagna, con strade laterali sterrate e costeggiate da canali, ma già il campanile svettava orgoglioso. Oltre che dai racconti di mio padre e di questo ramo della famiglia, ho iniziato presto a conoscere di persona la nuova popolosa Arcella. Quand'ero piccola spesso venivamo a messa in questa chiesa, facendo visita ai nonni. Mi rammento di aver contato le finestre, i costoloni e qualsiasi altro elemento architettonico prima di poter comprendere le parole del sacerdote, aspettando pazientemente che l'organo suonasse di nuovo e si cantasse qualcosa (già allora la musica m'interessava più di tutto). La mummia della Beata Elena Enselmini mi ha sempre atterrito, per fortuna da qualche tempo ne hanno coperto il viso con una maschera. Per anni ho frequentato le scuole non lontane dalla chiesa, anche se ufficialmente sotto un'altra parrocchia. Come i miei zii, sono cresciuta in qualche modo all'ombra di quell'imponente campanile. Nell'adiacente cimitero sono sepolti i miei nonni, la prozia ed altri parenti in una sorta di cappellina di famiglia. In questa chiesa ho sentito per la prima volta Jean Guillou, celebre organista francese, qui ho girato le pagine al concerto di un amico ed ex-collega di conservatorio, qui suonava un altro ex-collega di conservatorio e qui ogni tanto suona un amico d'emigrazione di cui ho parlato più volte.

la mia attuale parrocchia
Ascoltare la S. Messa nel giorno di Pasqua in questo luogo, dopo una doverosa visita al cimitero, ha riacceso i ricordi. Quante cose sono cambiate nel frattempo! Soprattutto la popolazione del quartiere, specialmente verso la stazione. Eppure la chiesa è sempre la stessa e persino le persone che la frequentano sembrano immutate, anche se biologicamente ciò non è possibile. A sorpresa, suonava proprio l'amico espatriato, che avevo appena salutato a Vienna e che avrei rivisto il giorno dopo per il tradizionale concerto del nostro ex-maestro d'organo. Stefano, questo è il suo nome, non è riuscito a farmi dimenticare Vienna nemmeno in questo frangente, proponendo l'Ave verum corpus di Mozart come l'accompagnamento alla Comunione. La domenica in albis ero già nuovamente in Austria, a messa nella parrocchia cui appartengo per residenza, eccezionalmente con i miei genitori che mi hanno accompagnata. Per l'ordinario si è cantata la Deutsche Messe di Schubert, più viennese di così non si può. Visto che era pure il mio compleanno, abbiamo festeggiato con un pranzo fuori, anche questo tipicamente viennese, dalla Schnitzel con insalata di patate allo Strudel di mele come dolce. Chi l'avrebbe mai immaginato quando da bambina contavo i secondi tra un canto e l'altro dondolando le gambette dagli scomodi banchi della chiesa dell'Arcella?

Sunday, March 11, 2018

to be or not to be (any longer) Italian: quanto sono ancora italiana dopo anni all'estero?

La profonda dicotomia tra Italiani in Italia ed Italiani residenti all'estero è evidente nei risultati delle recenti elezioni politiche. Mi sono nuovamente domandata quanto abbia senso che gli Italiani non residenti abbiano ancora diritto di voto per il paese d'origine. Se da un lato credo che dopo un certo periodo si voti più per tradizione che per informazione, da un altro mi accorgo che le notizie arrivano oltre confine filtrate dall'oneroso carico della campagna elettorale italiana. Dall'estero si vedono i fatti e si bada meno alle urla dei vari rappresentanti politici, anche per mancanza di tempo. I tedeschi perdono tale diritto dopo un certo periodo di residenza fuori dai confini e per il voto via posta devono pagare di tasca propria. La campagna elettorale in Germania, però, non è così rabbiosa come in Italia.

Sono già passati 8 anni da quando mi sono trasferita all'estero. Non è poco. Recentemente una collega tedesca ha sottolineato quanto poco sembri italiana rispetto ad altri connazionali, almeno secondo lo stereotipo diffuso. La domanda che mi pongo è se abbia perso queste caratteristiche o se non le abbia mai avute. Come ho detto più volte, sono figli di Italiani emigrati in Germania e poi rientrati, quindi sono cresciuta in un ambiente relativamente flessibile. Inoltre i miei provengono da regioni diametralmente opposte ed anche loro col tempo hanno limato le tipiche posizioni delle rispettive città natali. Paradossalmente, anche i pochi amici rimastimi in Veneto sono figli di coppie italiane miste (un genitore ha origini del centro-sud Italia) o entrambi i genitori sono emigrati da altre regioni italiane o addirittura sono stati adottati. Forse questo è un segno di riconoscimento in una personalità più complessa di quella che possa sviluppare chi non ha conosciuto altro che il paese e la famiglia. Gli amici italiani incontrati all'estero vengono da tutta l'Italia, alcuni hanno genitori di provenienza diversa o comunque hanno un/una partner di altra nazionalità (olandese, slovena, albanese, rumena, tedesca, austriaca, inglese, giapponese, etc.). Perciò credo di aver avuto poco dello stereotipo italiano già all'inizio dell'emigrazione e che ormai quel poco sia svanito.

Non sono più italiana, dunque? No, non posso dirlo. Continuo ad esprimermi in Italiano, la mia creatività sul lavoro, la flessibilità nel cambiamento e la focosità nel reagire alla critiche sono caratteristiche italiche. Alla fine, però, hanno contribuito a formare la mia persona, che non può essere incasellata in uno stereotipo, che non si riconosce più nel paese d'origine ma che allo stesso tempo nemmeno si sente integrata al 100% nella nazione ospite. Sono in quel limbo caratteristico degli emigrati, ormai senza patria. A tal proposito vorrei commentare brevemente la recente vicenda del nuovo senatore di origine africana eletto con la Lega e criticato per questo dal celebre calciatore Mario Balotelli. Non condivido le idee politiche di questo signore, ma le posso comprendere. Lui ha faticato per diventare Italiano, si è sudato l'integrazione, a partire dalla lingua, dall'affermazione lavorativa, fino alla credibilità politica. Ora non vuole che altri arrivino e si trovino il lavoro già fatto o che con gesti maldestri cancellino in un momento tutto quanto lui ha faticosamente raggiunto. Balotelli, invece, non ha dovuto sudare per diventare italiano, lo è sempre stato, anche se i suoi genitori biologici non lo sono (o non lo erano), ma ha dovuto lottare con una mentalità razzista e bigotta per difendere la sua appartenenza ad una nazionalità messa in dubbio per il colore della sua pelle. Questo senatore, forse, riuscirà a far capire che per essere buoni Italiani non basta essere figli di genitori Italiani da generazioni. Riterrei quindi giusto che chi risiede all'estero da più di cinque anni voti per il paese ospite, dopo aver faticato per comprenderlo, ma non voti più per il paese originario, cui ormai è legato solo dall'affetto.

Thursday, February 22, 2018

Berlinare

A volte ritornano. Anzi così spesso da coniare un termine apposito. Mi riferisco ai miei viaggi di lavoro a Berlino. Da quando sono espatriata, grazie ad una fruttuosa collaborazione, almeno una volta all'anno mi trovo a trascorrere qualche giorno nella capitale tedesca. La permanenza più breve è stata di un giorno, prendendo il primo volo al mattino da Vienna e ritornando la sera, quella più lunga due settimane. Senza contare le numerose volte in cui sono passata dalla città, pur avendo altra destinazione, tipo Potsdam o Dresda. Lo scorso weekend ci sono tornata per partecipare al simposio in onore del professore con cui ho lavorato che va in pensione. Eccezionalmente non viaggiando da sola come mia consuetudine, bensì con due colleghe: la mia compagna d'ufficio tedesca ed una nostra ex-dottoranda turca.

A dire il vero, non abbiamo propriamente viaggiato assieme. Potendo rimborsarmi il viaggio di lavoro, ho preferito volare con la compagnia di bandiera, mentre loro hanno preso un volo low-cost. All'andata sullo stesso velivolo c'era il nostro capo con la moglie. Al ritorno un attore italo-austriaco che aveva visitato la Berlinale. Il nostro capo è più spesso in tv di tale attore e quindi in teoria più famoso, ma solo la sottoscritta e l'ex direttore del Film Museum di Vienna gli hanno rivolto la parola. Veramente tutti hanno rispettato la privacy dell'attore, nessuno l'ha tormentato per autografi e selfie... come probabilmente sarebbe accaduto nel nostro paese. Divagazione a parte, pur se non per il volo, per il resto del tempo sono sempre stata con le colleghe, dalla stanza d'hotel allo shopping. L'hotel, in cui ero già stata, è a Wedding. Nonostante Wedding non sia affatto il quartiere migliore di Berlino, non mi ci trovo male perché multiculturale, animato e fornito di ogni comodità. Come nelle barzellette, ci siamo ritrovate una turca musulmana, una tedesca luterana ed un'italiana cattolica a Berlino. La convivenza è stata senza problemi, non ci sono aneddoti buffi o curiosi da raccontare, nonostante le differenze di abitudini e di mentalità.

Tempelhof, lato pista, anticata.
ll simposio è stato estremamente interessante, piacevole ed a tratti commovente. Abbiamo conosciuto l'intera storia scientifica del prof. che va in pensione e gli abbiamo augurato una lunga e proficua vita scientifica ove trascorrerà i prossimi anni. Andrà in pensione dalla burocrazia e dalle responsabilità amministrative che il suo posto comportavano, ma non dalla ricerca. Continuerà in Brasile, assieme alla sua compagna. Il simposio ha raccolto tutti i suoi vecchi e recenti amici, i suoi (ex)studenti ed i suoi professori. Essendo la comunità piuttosto limitata ed avendo lavorato lui in USA, Sudafrica ed Europa, era riunito l'80% dei ricercatori sul tema crateri d'impatto, il 99% di quelli che lavorano in Europa. Non c'è da stupirsi, dunque, che l'incontro abbia avuto una grande valenza politica anche per la sottoscritta, che ha potuto (re)incontrare colleghi con cui si portano avanti importanti collaborazioni, editori e revisori di articoli ed autori di articoli che ho valutato, etc. Al solito, ho parlato inglese, tedesco ed italiano (in ordine di frequenza), passando in continuazione dall'una all'altra a seconda dell'interlocutore (o anche con lo stesso). Nonostante ci fossero almeno due connazionali, oltre a parecchi tedeschi che parlano il nostro idioma, non ci siamo isolati come hanno fatto invece i francesi, sedendosi tutti allo stesso tavolo e facendo gruppo chiuso. Una giornata intensa che alla fine ha lasciato impressioni su cui riflettere per giorni e giorni.

Le architetture moderne del Bundestag.
Non è mancata la parte turistica. Berlino è talmente grande e mutevole che c'è sempre qualcosa da vedere. Questa volta mi sono concentrata su Tempelhof, il Bundestag e lo shopping della domenica. Con ordine, Tempelhof. Si tratta del vecchio aeroporto cittadino, attivo dal 1923 al 2008, ora trasformato in un enorme parco. In una giornata fredda e grigia, come tipico a Berlino, vi ci sono andata con la collega turca, tra l'altro raffreddata, poveretta, facendole fare km e km a piedi. Atmosfera magnifica. Architettura degli anni '30, enormi spazi vuoti circondati da dense aree residenziali, gente di ogni età, origine e ceto a trascorrere il tempo camminando, facendo volare aquiloni, correndo, allenandosi sui pattini, etc. Un posto particolare che merita una visita per comprendere meglio l'anima della città. Questo aeroporto ha visto una guerra mondiale, il ponte aereo per salvare Berlino Ovest durante la guerra fredda, la riunificazione della Germania fino alla recente crisi dei rifugiati. Il Bundestag. Grazie ad un'amica e compaesana della collega tedesca che qui lavora abbiamo avuto modo di visitare il complesso di edifici del Bundestag. Architetture moderne geometriche e simboliche perfettamente integrate con quelle storiche restaurate del vecchio edificio del Reichstag. Installazioni artistiche moderne che portano a riflettere. Mi ha fatto una certa impressione visitare il Parlamento tedesco senza mai aver visto Montecitorio (nemmeno da fuori) o quello austriaco (tra l'altro al momento chiuso per lavori di restauro). Infine, lo shopping della domenica. Per puro caso, questa domenica molti negozi erano aperti nel pomeriggio. Effettivamente Berlino costa meno di Vienna, non a caso ho comprato qui parecchi articoli per la casa e di abbigliamento negli anni passati. La ciliegina sulla torta è stata la tradizionale torta col caffè al ristorante sul tetto della Galeria Kaufhof ad Alexanderplatz. Un piccolo lusso alla portata di tutti.

Berlino resta uno zoo in cui ogni sorta di specie convive pacificamente con l'altra. Forse solo a Londra si osserva una fauna simile, con la differenza che Londra è fossilizzata nella sua storia gloriosa (come Vienna) mentre Berlino ha dovuto ingoiare più volte lacrime amare per poi rinascere guardando avanti. Berlino non è bella, solo alcuni palazzi meritano la definizione di belli, non so se sopravvissuti ai bombardamenti o interamente ricostruiti (come stanno facendo ora col castello prussiano). Non è nemmeno una brutta città industriale con le periferie raffazzonate negli anni '50 come Glasgow. Nonostante le diverse stratificazioni, la massiccia ricostruzione nel dopoguerra ed i 40 anni di regime socialista, Berlino non ha nemmeno quell'accozzaglia di edifici brutti e sporchi che soffocano delle vere perle come a Bruxelles. Insomma, Berlino ha una sua anima che non si può ritrovare altrove. Non a tutti piace, merita comunque una visita.

Monday, January 29, 2018

10 oggetti immancabili in casa (in Germania)

Sfogliando il sito Deutsche Welle (che consiglio per imparare e familiarizzare con la lingua tedesca), sono incappata nella rubrica "Meet the Germans" ed in una curiosa lista di 10 oggetti che si trovano in (quasi) tutte le case tedesche (ecco il link).
1. Pantofole. Anche per gli ospiti. In ogni caso, nelle case tedesche (ed austriache) non si entra con le scarpe. Sia per non strisciare il pavimento in legno, sia per motivi igienici. Ovviamente ne sono fornita pure io e quando vado in casa altrui me ne porto dietro un paio.
2. Bicchierino portauovo. L'ovetto a colazione è un classico in Germania, ma non per me.
3. Bottiglie con cauzione. In Germania c'è un Pfand anche per quelle di plastica. In Austria solo per alcune di vetro, nemmeno tutte. Esiste però la raccolta differenziata ed in casa mia lattina, bottiglie di plastica e contenitori di vetro sono rigorosamente separati in attesa di essere gettati nei rispettivi raccoglitori.
4. Strofinacci da cucina. Anche se tra me ed i tedeschi c'è una polemica annosa su come si lavino i piatti (i tedeschi in genere non risciacquano), gli strofinacci non possono mancare, sia per asciugare, sia come presine d'emergenza.
5. Prodotti specifici per la pulizia. Distinti per scopo. Ahimè, sorgente di plastica da smaltire. È pure vero che probabilmente un prodotto come aceto o alcool o candeggina diluita dovrebbe bastare per tutto, ma forse per il basso costo dei prodotti specifici per il bagno, per le finestre, per i mobili di legno, per il pavimento, etc., per tacere di quelli per il lavaggio di capi d'abbigliamento e la cura personale, ne sono fornita anch'io.
6. Spazzolone del WC. Mai senza! Prima cosa che metto in una casa nuova. Da usarsi ogni giorno per tenere più pulito il gabinetto e per evitare imbarazzanti momenti con gli ospiti inattesi che chiedono di usare il bagno.
7. Libreria. E dove metterei altrimenti la collezione di libri, dalla narrativa alle raccolte di ricette? Nonostante mi sia convertita al Kindle per i viaggi e nonostante abbia lasciato il 99% dei miei libri dai miei, continuo a comprare tascabili e testi storici. Inoltre, la libreria si presta a molteplici usi.
8. Cartelle portadocumenti con l'amministrazione della casa, contratti, pagamenti vari. Tutto organizzato per categoria. Altrimenti sarebbe il caos. Ho comprato la foratrice apposta!
9. Persiane o almeno tende. Purtroppo in Austria le tapparelle non sono molto diffuse, ma le tende sono tra le prime cose immancabili quando entro in un nuovo appartamento.  Detesto sentirmi in piazza. Finché le tende definitive non sono pronte, provvedo con soluzioni temporanee di carta o con foulard.
10. Coperte separate per letti matrimoniali (anche i materassi sono distinti). Il problema per me non si pone, ho un letto singolo. Sono comunque una convinta sostenitrice dei materassi e dei piumoni distinti. Il buon riposo è importante.

A questo punto mi domando se la mia famiglia si sia a tal punto "germanicizzata" da aver inconsciamente adottato usi e costumi del paese ospite o se questa lista rappresenti una cultura media europea per preparare gli extra-europei alle tradizioni locali. Forse entrambe sono vere, almeno in parte. In Italia in genere non ci si toglie le scarpe quando si va a visitare qualcuno, i letti matrimoniali hanno materasso unico, così come lenzuola e coperte, e raramente si tengono i documenti organizzati in raccoglitori come in un ufficio contabile. In Belgio, all'uni e nei bagni pubblici o nei locali non c'era lo spazzolone e se era presente non era usato. Mancanza che mi è pesata anche negli USA, ove gli alberghi ne sono privi, forse confidando che il sciacquone rimuova tutto. Anche la questione privacy e quindi l'uso delle tende è differente in Belgio rispetto ai paesi di lingua tedesca. A Bxl la sera si poteva "spiare" la vita privata dei vicini come da numerosi schermi.

La lista mi ha dato da riflettere anche su un altro fronte. Quali oggetti caratterizzano una casa italiana? Cercando di andare con i ricordi all'infanzia, tra case di compagni di scuola e di parenti, non essendo chiaramente la mia rappresentativa, cosa trovavo ovunque? Cosa ha sorpreso le colleghe tedesche ed austriache nell'andare per pensioni ed appartamenti durante l'escursione in Sicilia? Ecco la mia personale lista, dimezzata rispetto quella tedesca:
1. Il bidet. Lo so, è scontato, ma ormai è diventato un marchio di fabbrica d'italianità. L'argomento di discussione di tutti i connazionali all'estero. Anche se sinceramente non ne sento poi tanto la mancanza.
2. La moka o caffettiera. Alla sottoscritta dovrebbero togliere la cittadinanza per come mi faccio il caffè. Eppure ho ceduto alla moka per non deludere gli ospiti.
3. La tovaglia a tavola. Sinceramente non la uso, ma non ricordo una sola volta in cui non ci fosse nelle case italiana quando ero invitata per un pasto, anche se si prendevano le pizze per asporto. Inoltre in tutte le case c'è una tavola da pranzo estensibile. In Austria spesso la tavola in cucina manca del tutto o è limitata ad un tavolino per due. Non sono previste pranzi e cene con compagnie numerose.
4. Lo stendino. Onnipresente sullo sfondo pure delle chiacchierate skype con amici e colleghi. Chi può, stende fuori. Le lenzuola appese tra una casa e l'altra rappresentano un altro cliché italiano, da nord a sud (nella foto Venezia).
5. La cristalliera, ossia un mobile solo per i servizi di piatti e bicchieri. Cosa di cui io sono sprovvista, avendo a malapena tre piatti di ogni tipo e bicchieri singoli. Quando invitavo parecchi amici a cena, chiedevo loro di portare piatti e posate o usavo servizi di carta. A mia difesa, posso dire di dover traslocare ogni 2-3 anni e piatti e bicchieri sono pesanti e delicati. All'ultimo trasloco ho rotto tre bicchieri, nonostante le attenzioni del caso. Confido in futuro di avere una casa mia ove invecchiare e quindi di poterla fornire di tutte le caratteristiche delle case tedesche ed italiane.

Monday, December 18, 2017

Addio del passato (cit. Violetta)

Mi ero ripromessa di non scrivere più critica musicale, ma in questo caso non posso evitarlo, quello che conta è la situazione. Nel giro di due giorni ho ascoltato due concerti, due mondi separati solo dalle Alpi e... da qualche secolo.

Venerdì sono stata invitata ad un Hauskonzert. Un signore avanti con gli anni, che in gioventù aveva studiato legge e violino scegliendo la prima come mestiere ed il secondo come passione, ha raccolto alcuni amici, alcuni professionisti, altri che come lui non hanno mai smesso di suonare, per un piccolo concerto casalingo. L'organizzatore, ora in pensione, appartiene a quel gruppo di studenti di geologia (ecco il collegamento con il blog!) che dopo il pensionamento han deciso di coronare un sogno che evidentemente non dava speranze occupazionali. Per il concerto è stato scelto un repertorio non facile, due concerti brandeburghesi ed un trio dall'Offerta Musicale di J.S. Bach. Quello che si è sentito è stata quasi una lettura dei brani. Imperfetta, certo, ma senza alcuna pretesa concertistica. Volevano solo condividere con un numero ristretto di parente ed amici la gioia di suonare assieme, di suonare ancora e di suonare Bach. La signora di casa non ha suonato, ma si è prodigata a preparare da mangiare e bere per tutti gli ospiti, coinvolgendo i nipotini.

Haydn invece di Schubert (qui), ma sempre concerto casalingo.
Sabato sono andata al Musikverein per un concerto italiano. Un'amica aveva i biglietti ed ha raccolto un cospicuo numero di conoscenti. Posto ottimo, in galleria ma con buona visuale. L'acustica nella Sala d'Oro è sempre discreta. Programma prevalentemente operistico italiano, con un paio di incursioni in terra tedesca, tra cui Wagner e Mozart. Alla pausa me ne sono tornata a casa. Qui l'intenzione concertistica c'era e come. L'orchestra, il coro ed i solisti comprendevano elementi piuttosto giovani in media, ma non adolescenti, per cui certe sbavature o ingenuità non si perdonano tanto facilmente. L'idea poi di imbarcarsi in Wagner... I solisti, eccetto uno dei due soprani, con qualche limite tecnico. Purtroppo è mancato pure l'entusiasmo trascinante del repertorio nazional-popolare. A difesa posso dire di aver ascoltato di peggio al Musikverein, pure con nomi austriaci blasonati, e che l'estrapolazione di arie da opere per un concerto mi indispone a priori, mancando il coinvolgimento emotivo della storia narrata. La sala era piena, per lo più di connazionali e di turisti.

Conclusione. Da un lato la famiglia benestante austriaca che ha coltivato la passione per la musica, dall'altro un'orchestra relativamente giovanile che cerca di farsi un nome a livello internazionale suonando il proprio forte nel tempo della musica Viennese (per non dire mondiale, considerando che il concerto di Capodanno è trasmesso ovunque da qui). Da un lato un salto nel passato, ricordando quando i salotti viennesi erano popolati di artisti internazionali, con la tristezza nel constatare che siano ormai rimasti solo anziani austriaci conservatori, dall'altro uno schiaffo nel presente, in cui i musicisti italiani non dominano più nelle corti e nei teatri dell'Europa. Eppure dovrebbe funzionare al contrario, con i giovani a leggere repertorio per puro piacere, condividendo questo momento con amici e parenti, e gli anziani professionisti con esperienza a riempire le sale da concerto anche di studenti.

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