Sunday, February 21, 2016

E noi Italiani?

Nel confronto tra Belgi ed Austriaci non ho mai citato i miei connazionali. Come mai? Perché il confronto era tra abitanti dei paesi ospiti ove ho vissuto/vivrò. Gli Italiani non c’entrano. Ormai la nostalgia del mio paese è in qualche modo superata, il numero di persone che rivedo quando torno per una visita si riduce di volta in volta, perché gli amici hanno intrapreso le proprie strade e con altri grazie ci si sente più ora con i moderni mezzi di comunicazione che quando ci si frequentava regolarmente. Non mi mancano i connazionali? A Bxl non c'è pericolo, perché ovunque ci si giri si ode il nostro idioma. Mi aspetto una simile invasione anche a Vienna, considerando l'andamento degli ultimi anni. È pure vero che ci comportiamo in modo diverso quando siamo all’estero. Allora mi domando, che immagine diamo in Italia ad un ipotetico immigrato europeo? Sorvolo sull’efficienza dei mezzi pubblici, sulla pulizia (paradossalmente siamo messi molto meglio di quanto si pensi in genere), sulla sicurezza, etc. Non intendo confrontare i servizi, ma il comportamento della popolazioni nelle grandi città nelle stesse situazioni analizzate nel post precedente. Ovviamente per scherzo! Che nessuno si offenda!
Ordinaria follia sulla metro di Roma. Foto da Repubblica.
Trasporti pubblici. Se da un lato abbiamo il difetto dei Belgi, ossia di tentare di salire prima di far scendere gli altri passeggeri (ma più a Roma che a Milano), dall’altro siamo sempre disposti a dare informazioni e consigli anche non richiesti. Gli autisti di autobus e tram non sono il massimo della cortesia, ma provate a mettervi nei loro panni, tra traffico, gente che non paga il biglietto, prepotenti, parcheggi selvaggi, etc. L’accessibilità è un punto dolente, ma in genere ci diamo da fare per essere d’aiuto. Dal punto di vista del rispetto del vicino siamo a livelli preistorici, ossia dobbiamo ancora scoprirlo: telefonate ad alta voce con dettagli intimi sono all'ordine del giorno su treni ed autobus. Parlare altre lingue è un’utopia. Talvolta pure l’Italiano è una rarità. Ricordo che recentemente a Roma il sito dei trasporti pubblici ha scopiazzato quello di Londra senza sostituire “London” con “Rome” (link) e che anni fa tradussero metropolitana con “anderground” (link)… proprio alla romana. Insomma, siamo la versione allegra di Bxl: con un sorriso riusciamo a far perdonare dei comportamenti imperfetti.

Al ristorante. Camerieri gentilissimi, anche se poi magari ti fregano sul resto o fanno le boccacce se non lasci la mancia (nonostante in Italia servizio e coperto siano già inclusi). Accomodanti, talvolta non nel modo che il cliente vorrebbe (-scusi, avevo chiesto la pizza senza salsicce- -ha ragione, signora, correggo subito- ossia porta via il piatto, toglie i pezzi di salsiccia con le mani e lo riporta). Appena hai in mano l’ultimo boccone si presentano con “desidera altro?”. Tutto questo parlando la lingua locale. Non oso immaginare le risate e l’imbarazzo con altre lingue. A Venezia, con una coppia di giapponesi, c’era da vergognarsi di essere italiani per le battute in dialetto, convinti che non capissero, ma anche con amici italiani provenienti da altre regioni. In generale direi più simili ai Viennesi, arroganti, ipocriti e con l'aggravante delle prese in giro alle spalle. La situazione spesso cambia appena si lasciano le grandi città o i ristoranti turistici, per trovare persone sinceramente accoglienti. Ecco, mi manca il baretto dietro al dipartimento con il tipo che appena mi vedeva diceva -orzo in tazza grande con cannella.-

Tipica pausa caffè, al bar.
 Al supermercato. Qui vinciamo noi. Alla cassa ci sono persone efficienti con il giusto ritmo, né troppo ansiogene e veloci, come in Austria, né troppo lente e rilassate, come in Belgio. Pure l’organizzazione dei prodotti ha un ordine logico che non ho ritrovato da nessuna parte. Magari sembra logico a me che ci sono abituata, ma la carta igienica in fianco alla marmellata (come visto in Germania) non ha molto senso, su…

Per strada. Niente da dire, la copia sputata dei Belgi, anche peggio se possibile. Così come nelle Fiandre qualcuno si salva, nel nord la guida è meno stressata ed i ciclisti sono meno sconosciuti, ma in genere un gran caos. Più ci si sposta verso sud e più l’uso della bicicletta diventa un rischio. Il parcheggio selvaggio è trasversale. In anni di guida in Italia ho sviluppato il complesso dell’auto piccola, ossia alle rotonde con un'utilitaria non riesco mai nemmeno ad immettermi. A Padova, mica a Milano! Inoltre esiste ancora il pregiudizio che donne ed anziani con cappello in testa siano degli ostacoli da superare, anche quando corrono già più del consentito.

Richiesta informazioni. Gentili, ci dilunghiamo in spiegazioni anche quando non sappiamo la risposta. La questione lingua resta il nostro punto debole, ma tra gesti e l’inglese delle nuove generazioni ce la caviamo alla grande. I turisti si lamentano, chi di noi balbetta inglese lo fa male, tanto che pure le scritte sembrano tradotte con google (vedi esempi sopra). Sul treno, pieno di tedeschi che magari spiccicano due parole d’italiano, ho sentito un ferroviere rimproverare delle signore rimaste sedute invece di scendere a Padova, ove il treno era limitato, con un “treno no go Venexia”. L’esperanto è la nostra lingua, ossia nella speranza di essere capiti. 

Traffico a Napoli, con scooter che sfrecciano tra le auto.
 Polizia. Argomento spinoso, perché dipende dalla persona e dalla situazione. Non credo esista un comportamento generale. L’anomalia nostrana è l’avere diversi ordini di “controllo pubblico”. Un turista sarebbe sicuramente perso tra Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, etc. Poi aggiungiamo pure la Polizia Municipale… Negli altri paesi queste sono suddivisioni, non organismi indipendenti. Stesse divise, più o meno, e direttive generali. Per quanto riguarda il comportamento si passa da quelli che si concedono battute pesanti al passaggio di turiste scollacciate a quelli che pagano di tasca propria il taxi per far rientrare una ragazza evidentemente alticcia e si assicurano che non le succeda nulla di male, da quelli che manganellano a destra ed a manca durante una manifestazione pacifica a quelli che evitano lo scontro e stringono la mano ai manifestanti. Siamo il popolo delle reazione estreme. In genere, però, tolte alcune mele marce, qualsiasi rappresentante dell'ordine pubblico si rivela d'aiuto e comprensivo nelle situazioni d'emergenza. In fondo è quel che conta.

Conclusione. Siamo più simili ai Belgi che agli Austriaci, nonostante la vicinanza geografica con questi ultimi. Per certi aspetti dovremmo imparare dai Viennesi (vedi il traffico ed il comportamento sui mezzi pubblici), per altri dai Brussellesi (multiculturalismo e conoscenza delle lingue straniere), per altri ancora è bene mantenere la nostra peculiarità. La mentalità generale è un tantino chiusa, più al nord che al sud, bigotta e razzista. Siamo ancora figli di una società servile ed ipocrita, per cui non facciamo qualcosa per rispetto ma solo se ci ritorna un beneficio (vedi recente penoso esempio delle statue coperte). L’essere importanti ai nostri giorni significa essere “famosi”, ossia essere comparsi in tv o  essere in politica (il famoso "lei non sa chi sono io!"). L'equivalente dei titoli nobiliari ed accademici per gli Austriaci. In sostanza, quel che mi manca degli Italiani è il modo di reagire alle situazioni quotidiane, che sia con una sfuriata teatrale e colorita o con una battuta accomodante.

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