Wednesday, November 11, 2015

Eleven years ago

June 2004. My MS thesis was ready to be printed, my advisor was going on vacation, and my graduation was planned for end of July. I had used image analysis in my thesis, after a little teaching from a colleague who was just some years older than me. Therefore, I enrolled for a workshop on image analysis applied to Earth Science, held at the university of Basel, by one of the few woman professors in the field. I was young, inexperienced, I could hardly understand English, not mentioning German, shy, and never confident on my skill. It was my first time in Switzerland. As I was not insured and not reimbursed, nor I was used to travel alone, I went to Basel with my parents and we stayed in a camping site, from where every day I took a tram to the dept. of geology. I’m still in touch with some friends met there. After that workshop, I turned to Mac, leaving Win forever. Among the other participants, we, Italians, were the majority. Many of them also moved abroad. Someone has left academia. I remember also the two PhD students of Basel, a Dutch girl, who now works in Denmark with her husband, and a British guy, who eventually died on a mountain excursion.
October 2015. Again in Basel, with the same professor, for a workshop on advanced applications of image analysis. In the meantime, I have greatly improved my English (it's still pretty limited, but at least I can say what I'm doing in science), I learned German and a few sentences in French and Dutch. I got a MS degree and a PhD, and since almost six years I live abroad, first in Vienna and now in Brussels. Basically I'm still shy, but who doesn't know me might think I'm not. I’m used to travel alone and to be often on a journey. I'm ready to see Basel with different eyes.

The journey
Obviously by train. As always in Belgium, with a surprise. The booked train was cancelled and replace by a combination of trains, with a transfer in Luxembourg. The connection was tight and a delay caused by works on the railway has almost jeopardized the whole journey. I had no time to visit Luxembourg, perhaps next time. The French landscape is quite boring, especially if compared with the Rhine valley on the other side of the border (see post about Freiburg). The journey back was much more relaxing.

The accommodation
Let me say that I stayed in one of the worst and most expensive hotels I’ve ever been during my business trips. It was "on the other side of the Rhine", in a district mostly populated by foreigners and, therefore, more lively and generally less expensive. My room was extremely small, the furniture outdated and poor (no doors in the wardrobe), breakfast with limited choices, and problematic wifi for most of the time. The only good point was that after 9 pm everything was as quiet as in a cemetery, and I could rest peacefully.

 The workshop
The organizer was as enthusiastic as I remember. There was a small group, only 8 of us. I was the only post-doc (but not the oldest one) and the only woman. My classmates were mostly first year PhD students, coming from UK, Switzerland, France, and Sweden, but someone else was originally from another country. As help for the practical sessions, other that two current PhD students from Basel, there was a German post-doc that I met already years ago. The workshop has been extremely interesting. I greatly appreciated scientific but also trivial conversations with colleagues and professors. Especially at the last evening, when we enjoyed a cheese fondue, with a lot of alcohol... My mind went back to the good years of geology in Padova.

The city
Eleven years ago I was overwhelmed by the new experience. This time I could dedicate some time just for sightseeing. Basel is cute. Nothing special. Trams are perfectly on time, the streets are clean, the shops are super expensive. I was lucky enough to catch the “Herbstmesse”, a kind of Christmas Market in Autumn, with traditional sweets, sausages, and local handmade products. The language still sounds mysterious to me. I had no problems in shops and restaurants (my German is enough for these easy tasks), but when I happened to hear a conversation between locals I couldn't understand a word!

Conclusion
Basel, the sleepy Basel, is definitely a place where I can live without getting stressed. I like the fact that Basel is relatively small, at tram distance from Germany and France (people do say Merci and Adieu, mixed with German), tidy and clean like only Swiss cities are. I've loved discussing again of microstructures and of structural geology questions. I wish I have the opportunity to come back without waiting again 11 years.

Monday, September 28, 2015

Heading South

Dopo aver raggiunto l’estremo nord della Germania, ora tocca al sud. L’occasione è stata fornita da un convegno, organizzato da alcune vecchie conoscenze.

La Deutsche Bahn
Le ferrovie tedesche mi hanno sempre dato un’idea di puntualità ed affidabilità. Idea più o meno confermata. Ho comprato i biglietti con mesi di anticipo, approfittando di qualche offerta, da Bxl a Freiburg, con cambio a Colonia. Non ero sicura di partecipare al convegno, per cui non ho prenotato il posto all’epoca. In seguito ho scoperto che non era più possibile farlo online, senza acquistare nuovi biglietti. Ho ascoltato un’odiosa musichetta telefonica per 30 min., pagando più di €1, nel tentativo di risolvere il problema. Niente da fare. È possibile prenotare un posto su tratta internazionale solo chiamando un numero a pagamento di DB belga. Alla fine, trovandomi la settimana prima sul suolo tedesco (vedi Heading north), ho effettuato la prenotazione di persona, con una gentilissima addetta del Reisezentrum. Allora ditelo che è un servizio per chi sta in Germania soltanto!

Il viaggio è iniziato presto, per paura di non arrivare in tempo a Midi. Invece, al mio solito, vi sono arrivata con larghissimo anticipo. L’ICE era piuttosto pieno, prevalentemente di anziani tedeschi. A Colonia siamo arrivati con qualche minuto di ritardo. Giusto il tempo per comprare qualcosa per il pranzo ed è arrivato… mezzo ICE della tratta successiva. C’è voluto un po’ per recuperare l’altro mezzo treno, ma siamo partiti con solamente alcuni minuti di ritardo, poi recuperati. Anche questo treno era strapieno, con gente seduta per terra. Progressivamente il treno si è svuotato e nell’ultima mezz’ora ho chiacchierato con la mia vicina, una signora tedesca che vive in Svizzera.

Giunta a Friburgo, ho incontrato subito la mia compagna di stanza, britannico-canadese, e ci siamo divertite a mandare in confusione l’addetta dell’albergo tra richieste di ricevute separate e domande in tedesco ed in inglese. Le peripezie con la DB non erano però finite, pur non riguardando la sottoscritta. Causa emergenza profughi, la tratta Monaco-Salisbrugo è stata interrotta. Un collega doveva rientrare a Vienna ma questa novità metteva a rischio il viaggio prenotato. Chiedendo informazioni in stazione la risposta è stata: o da Monaco prende un treno locale fino a Freilassing (al confine con l’Austria), da lì prosegue a piedi o con un taxi per i 3.5 km che separano dal confine e poi continua con i treni austriaci oppure tenta un’odissea di treni, salendo fino a Francoforte per entrare in Austria da Passau. Alla fine il collega ha trovato un tragitto più rapido, non visto dall’addetta delle ferrovie. Resta scandalosa la poca assistenza data. Se il collega non avesse controllato il sito prima di partire avrebbe avuto l’amara sorpresa solo giunto a Monaco!

Il viaggio di ritorno, al contrario, è stato molto piacevole. Non solo i treni erano mezzi vuoti perché si trattava di un lunedì sera, ma avendo preso l’EC fino a Colonia mi sono goduta panorami che con l’ICE avrei perso. Infatti l’EC a fronte di 1h in più di viaggio percorre un’altra linea, costeggiando il Reno. La sorpresa è iniziata a Bingen, di cui avevo solo letto qualcosa nei libri sulla vita di Santa Hildegard, ed è continuata fino a Mainz, con rive profonde, anse, battelli, castelli e villaggi medievali, conventi, boschi… un paesaggio da fiaba! Devo programmarci una vacanza, prima o poi!

Parte prima, ovvero il convegno

Già all’icebreaker party ho ritrovato tutte le vecchie conoscenze (“vecchie” è per dire, non solo conosco la maggior parte di loro da meno di cinque anni, ma addirittura molti sono più giovani di me). Prima di arrivare, passando accanto al Münster, abbiamo sentito della musica d’organo. Non potevo che entrare. Come da tradizione geologia e musica non sono mai separate. Con meraviglia nella storica Kaufhaus ove si svolgeva il party di benvenuto ho notato un’aquila a due teste con uno scudo rosso e bianco… mi ricorda qualcosa di Vienna… tipo… gli Asburgo??? Già, sono stati pure qui.

Tutti si aspettavano che il mio capo partecipasse, invece tra altri impegni concomitanti ed il programma non particolarmente eccitante per lui ha deciso di non venire, incaricando me di (i) rimborsare il mio ex-capo, commissario esterno in un dottorato, (ii) partecipare ad un incontro su un progetto di perforazione scientifica e (iii) parlare ad una possibile candidata per un dottorato del fantastico gruppo in cui lavoro. Senior post-doc a tutti gli effetti, non sono più la studentessa spaventata che nasconde il proprio nome per non dover rispondere alle domande. Più un onore che un onere. Spero di aver svolto il mio compito degnamente.

Come in ogni convegno c’è una parte positiva, fatta di collaborazioni, idee, proposte, ed una negativa, dominata dalla concorrenza, la competizione, l’invidia ed il pregiudizio. In questa comunità, quasi una famiglia, si spettegola come in un paesetto di provincia. Una certa chiusura ed animosità nel difendere le proprie posizioni anche contro l’evidenza dei fatti sono purtroppo tipiche della comunità degli impattologi. E non sono l’unica ad averlo notate. Basta esserne fuori o venire da un altra comunità scientifica. Forse sono così perché hanno dovuto lottare molto per vedere riconosciuto quanto affermavano, quando pochi credevano ai crateri d’impatto. Per fortuna questo atteggiamento non appartiene a tutti i componenti, anzi, al contrario, le nuove generazioni stanno cambiando e questo tipo di convegni, mettendo in comunicazione giovani ed anziani, analisti di terreno, modellatori numerici e sperimentalisti, aiutano molto. La cena di gala, in un lussuoso ristorante, mi ha permesso di apprezzare i francesi (detesto la lingua, ma le persone incontrate si sono sempre rivelate sincere ed educate) e di conversare con uno dei “padri” della ricerca di cui mi occupo. Una persona cordiale ed estremamente intelligente. Uno che non ha perso l’entusiasmo e la curiosità scientifica nemmeno dopo il pensionamento.

Chicca divertente. I tedeschi amano testimoniare con una foto di gruppo qualsiasi incontro, che sia un convegno o un corso. Dopo due giornate di sole magnifico, hanno pensato bene di fare la foto di gruppo il primo giorno di cielo grigio, subito dopo pranzo. Dal giorno dopo è tornato il sole.
Tempismo perfetto!

Parte seconda, ovvero la vacanza

Con la scusa del convegno, mi sono concessa alcuni giorni di vacanza con i miei genitori, giunti apposta dall’Italia. Loro erano contenti perché si sono risparmiati di venire su in Belgio (praticamente dimezzando la strada) ed io ero felice di stare un po’ di più nel sud della Germania. Oltre a festeggiare il compleanno di mia madre, ci siamo divertiti a scoprire una parte della Foresta Nera. Dai paesaggi alla cucina. Che meraviglia! Non era Baviera ma ci assomiglia per certi versi. Mi è bastato vedere un gruppo di grasse mucche al pascolo ed inalare l’aria fresca con l’odore di bosco e di erba bagnata per dimenticare Bxl e recuperare il sorriso e l’appetito.

 Abbiamo anche visitato Friburgo, il cui centro storico è piccolo piccolo, ma carino. La città è gemellata con Padova dagli anni ’60 ed hanno attualmente più o meno la stessa dimensione. Eppure sono così diverse. Friburgo, a confronto, resta un paese di campagna, mentre Padova, nel bene e nel male, è diventata una città.

Soggiornando sul territorio, si riceve anche la carta Konus, ossia un biglietto per tutti i mezzi pubblici della regione. L’abbiamo sfruttata non solo per andare a Friburgo, ma anche per prendere il trenino che si arrampica fino ai quasi 1000 m s.l.m. dello Schluchsee. Da Friburgo sono più di 700 m di dislivello, che il trenino affronta con due motrici quando le carrozze sono più di tre. Arranca, arranca, lungo una vallata che si chiama “Inferno” e che a metà ha una località chiamata “Himmelreich”, ossia “Regno dei Cieli”, se vogliamo… Paradiso. Su questo curiosa toponomastica ha scherzato pure il prete la domenica a messa. A proposito, qui ho ritrovato la celebrazione cattolica cui ero abituata in Austria. Nonostante usino lo stesso libro dei canti, i tedeschi cattolici del centro-nord, come quelli a Bxl, hanno una tradizione differente, forse più vicina al rito luterano. Questo, unito all’aquila asburgica, hanno completato il panorama simil-viennese della vacanza.

Monday, September 14, 2015

Heading North

Dopo anni di "ti prometto che vengo a trovarti" detto a Betta, una compagna di università, finalmente sono riuscita ad andare a Kiel, nell’estremo nord della Germania. Questa era l’ultima possibilità, perché dopo sette anni in città, Betta sta per tornare in Italia a tempo indeterminato. Kiel non le è mai piaciuta, descrivendola come il paradiso dei suicidi, nonostante lo Schleswig-Holstein (il Land di cui Kiel è capitale) sia paradossalmente il più felice della Germania secondo le statistiche, quindi non c’è da meravigliarsi che abbia dovuto scontrarmi con Bxl prima di decidermi.

Un volo di un’oretta mi ha portato ad Amburgo, da cui ho preso un autobus verde/giallo che in un 1h30 mi ha lasciato alla stazione di Kiel, proprio di fronte al mare, o meglio al fiordo, una sorta di stretto golfo di origine glaciale. Con la vista dei gabbiani e l’odore di mare mi sentivo in vacanza e non importa se pioviggina ed il cielo è grigio, poi finalmente ho rivisto Betta, che non vedevo da Natale scorso, alla tradizionale cena (stavolta un pranzo) dei geologi.

La prima sera ci siamo godute una passeggiata lungo il fiordo, un parco boscoso in cui si rischia di perdersi, la via dello shopping in cui oltre alle note catene commerciali ho trovato una serie infinita di simpatiche case in stile liberty, per finire con una cena superba offerta da un suo ex-prof. per salutare una sua collega ed una birra in un locale “ggiovane” dove una ragazza un tantino stonata teneva un concerto pop-rock. L’intero sabato è stato dedicato alla festa di saluto di questa amica di Betta, pure lei in partenza per altri lidi lavorativi. Al mattino abbiamo avuto il tempo di prendere un traghetto e percorrere il fiordo fin quasi alla fine, ove si trova un villaggio tipicamente turistico con tanto di spiaggia. Kiel è importante perché qui termina il canale Est-Ovest, che collega il Baltico con il Mare del Nord, tagliando la Danimarca. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato un lungo picnic al parco, protrattosi fino all’ora di cena, quando il gruppo si è spostato a casa di una loro collega tedesca. 
Il parco era molto carino, con un lago, prati, piste ciclabili, etc., fortunatamente baciato da un’inaspettato caldo sole, ma… il prato era coperto da escrementi di anatre. C’erano anatre ovunque! Nonostante fossi un’infiltrata (non sapevamo della partenza dell’amica di Betta quando prenotai il volo), mi hanno accolta come una collega. La varietà di nazionalità mi ha sorpresa. Nemmeno l’internazionale Bxl può vantare: tedeschi, giorgiani, statunitensi, indiani, russi, sud-americani, greci, cubani, turchi, etc. ed una grossa frazione del gruppo è costituito da ragazze!

La domenica ci siamo riposate, passeggiando tra università ed altri parchi, ove ho potuto gustare l’ultimo sontuoso pasto in terra tedesca per questo weekend di vacanza. Pur se di corsa, ho preso l’autobus per l’aeroporto ed verso sera ero di nuovo a Bxl, nonostante il ritardi di quasi un’ora del velivolo.

Sunday, August 23, 2015

Prague, discovery and nostalgia

One week in Prague, for the first time in Czech Republic and to the Goldschmidt conference (about geochemistry). Why not before? Well, Prague is yearly visited by too many Italians and I prefer less crowded places. The Goldschmidt conference is held every year in a different location, but it was in Prague already four years ago. However, I’m not a geochemist, neither a petrologist, but what I’m currently doing brings me closer and closer to this field of geology. Thus, I joined a large Belgian group, heading to Prague on a tiny turboprop aircraft.

a normally beautiful city, in any corner
Impressions from Prague. I annoyed all my journey mates and colleagues with this thought: the city reminds me Vienna. Not only for the chains of supermarkets and shops, the local recipes, the smell of railway in the subway, etc., but also for the beauty of the buildings in any street. The ugly Plattenbauten can be found only in the periphery. The center is preserved as it was at the beginning of the XX century, with rococo palaces next to art nouveau houses, as it wasn’t heavily damaged by WWII bombing. Obviously Prague is not Vienna, there are many differences, but it is closer to Vienna or Dresden than to Brussels. Once understood the differences, I liked the city for its characteristics. The locals are not that talkative and appear somehow rude, maybe annoyed by too many tourists. The locals I met outside this experience, scientists and musicians, are extremely nice persons. Like in Vienna, rude in shops and restaurants, lovely if met personally. Sorry, again the comparison! I hope to be forgiven for this continuous comparison with a city that played an important role in my life. For this reason, I would like to come back to Prague, for discovering more of the Czech features and history, but never again in August, when too many tourists, especially young Italians, are in town.

The inner joy given by a baroque church
Impressions from the conference. Even though I did not receive any feedback on the topic I was presenting, I learned a lot. I attended also talks not related to what I’m doing, but that allowed me to understand my belgian colleagues’ work. Not only science was good at this Goldschmidt, but also the complimentary food and drinks. After the terrible experience in Morocco last year, I was glad to find again beer and wine during the poster session. Don’t worry, I’m kidding. I met more colleagues from my Italian life than from the Viennese one. Another jump into the past. Seriously, the most touching experience was discovering the human side of other scientists. We talked about chemical reactions, isotopic fractionation, magma evolution, but also about family, feelings, dreams about the future, difficult relations with bosses or students, etc. It has been reassuring. It has also helped to tighten the bonds with some colleagues that I can consider friends. None is the superman/superwoman that appears in conferences or papers. We all have a life outside science. But none would stay in academia without a strong motivation.

Finally, a big thank to the guy who made this journey possible. The night before departure I had strong ear pains and I was afraid that an otitis could have jeopardized the flight. Quite anxious, I went to airport, where I consulted the local medical service. A young doctor has checked my ear and found that the infection wasn't so deep to make me risk the break of the eardrum. He prescribed some antibiotic drops and I could fly to Prague, with a much more peaceful mind. He saw that I was worried and tried to make me comfortable asking information about the conference I was going to attend. A rare case of empathetic doctor. I only regret to have lost his name.

Monday, July 20, 2015

Bachreise, ovvero un'italiana in Germania

Chi non conosce "Italienische Reise" di W. von Goethe? Onestamente non sono ancora riuscita a terminare i due tomi di cui è costituito. In compenso, grazie al consiglio di un amico, mi sono appassionata a "Spaziergang nach Syrakus" di J.G. Seume, decisamente più divertente. Ora mi appresto a compiere il viaggio inverso, ossia io, italiana raccontare un giro in Germania. Non è certo la prima visita in Germania (la prima è stata a 3 mesi di età, la più recente a dicembre dell'anno scorso), ma questa volta sarò con un gruppo di 34 tedeschi a Bxl, con una comunità luterana, unica non di madrelingua tedesca (a parte una signora olandese) ed una delle due sole persone di confessione cattolica del gruppo. Sarò anche la più giovane, con un gruppetto di quarant'enni, un paio di cinquant'enni e poi la maggior parte della comitiva decisamente sopra i 70. Un viaggio sulle tracce di J.S. Bach, ma anche di L. Cranach il Giovane e quindi delle origini del luteranesimo. Per la parte musicale, ulteriori dettagli saranno postati qui.

Statua dedicata a Bach ad Eisenach
Domenica 12
Dopo un semplice Gottesdienst (senza comunione), siamo partiti alla volta della Germania con un autista belga fiammingo. Il viaggio verso Eisenach, città natale di Johann Sebastian Bach, è stato eterno, causa cantieri e pioggia insistente e le soste obbligatorie per il nostro autista e per le esigenze idrauliche (nonostante avessimo un bagno a bordo). Un ultimo cantiere in città ci ha fatto perdere l’orientamento per il nostro albergo, ma un gentilissimo signore con figlia è venuto con noi fino alla destinazione desiderata, in una specie di castello a metà monte, con tanto di scrittoi incastonati nelle finestre nelle camere. Abbiamo cenato con un tramonto stupendo sulle verdissime alture della Turingia, con la Wartburg (ove Martin Luther ha trovato rifugio ed ha tradotto in tedesco il Nuovo Testamento) avvolta dalle nubi. La scena incuteva un certo timore ed affascinava per l’ispirazione romantica.

Lunedì 13

La nostra comitiva si è divisa in due gruppo, uno ha preso l’autobus, mentre l’altro è salito a piedi fino alla Wartburg attraverso il bosco. La bella passeggiata è stata coronata dal panorama sulla Turingia dalla fortezza e da una dettagliata visita guidata attraverso le stratificazioni di storia del luogo. Oltre al già citato Lutero, qui sono passati Santa Elisabetta d’Ungheria, Wagner e Ludwig di Baviera. Finalmente ho trovato l’origine dei colori della bandiera tedesca, con quell’oro che invece è un semplice giallo nella bandiera belga.

Nel pomeriggio ci siamo spostati in centro Eisenach, ove un’altra guida ci ha condotto lungo le tracce di Bach e di Lutero, nonostante una pioggia insistente. Dopo aver visto la chiesa ove Bach è stato battezzato e la scuola latina ove ha studiato, abbiamo visitato la Bachhaus, ossia il museo a lui dedicato. L’introduzione ha previsto una dimostrazione degli strumenti a tasto che probabilmente si trovavano in casa Bach, ossia un positivo, un organo da casa (con pompa a pedale per avere la necessaria aria autonomamente), un clavicembalo, un clavicordo ed una spinetta, ognuno suonato ed illustrato dalla nostra guida.


Il Krämerbrücke ad Erfurt.
Martedì 14
Giunti ad Erfurt la sera prima, attraversando interi quartieri a Plattenbau ridipinti e resi meno orribili alla vista, abbiamo iniziato la vista alla città con una guida molto chiacchierina ma con un accento talmente forte da aver reso difficile la comprensione anche ad alcuni compagni di viaggio. In compenso la città è stata una piacevole sorpresa. Ricca di storia, cultura e molto carina. Edifici rinascimentali, un ponte coperto come a Firenze, una chiesona luterana a fianco di una “gemella” cattolica, un festival musicale all’aperto, una fortezza, edifici in stile liberty, fachwerk, la più antica università della Germania, etc. Bach di qui non è passato, ma Lutero sì e pure alcuni membri della famiglia Bach, quindi non potevamo perderci la capitale della Turingia.

Nel pomeriggio ci siamo spostati ad Arnstadt ove Bach ha avuto il suo primo incarico come organista alla giovanissima età di 18 anni e da cui se n’è andato sbattendo la porta, praticamente facendosi licenziare. Testa calda questo Johann Sebastian. Il paesino è delizioso, ma il culmine della visita era l’ascolto dell’organo della Bachkirche, unica in tutta la Germania con questo nome. L’organo ovviamente non è quello originale inaugurato da Bach, distrutto dai vari rimaneggiamenti romantici, ma è uno strumento nuovo, ricostruito sul modello iniziale. Il suono è però è stato una delusione per me, quasi velato, brutto.

Prima di rientrare ad Erfurt per la cena, ci siamo fermati ad Dornheim, un paesino minuscolo ove si è salvata la chiesa in cui Bach sposò la cugina Maria Barbara. Una guida più unica che rara ci ha intrattenuto con aneddoti sulla storia di questo matrimonio e sulle coppie da tutto il mondo che vengono qui a sposarsi. Non ho potuto apprezzare tutto perché questo anziano signore parlava praticamente dialetto al mio orecchio. Pur se non distrutta dalla guerra, la chiesa era danneggiata dall’incuria dei 40 anni di DDR, tanto che vi nevicava dentro. Grazie ad aiuti da tutta Europa e donazioni private è stata risistemata ed ora c’è la coda per visitarla, tenervi concerti o cerimonie nuziali e battesimi.


Il giovane Bach ad Arnstadt
Mercoledì 15
Giornata interamente dedicata a Weimar. Prima tappa la biblioteca di Anna Amalia, miracolosamente recuperata dopo un incendio nel 2004. Durante la pausa pranzo abbiamo liberamente girato per la città, gustando il trittico di Cranach per la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, le case di letterati e musicisti che sono passati da qui, ed infine mi sono fatta fare una foto nella stessa posizione di più di dieci anni fa quando venni qui con i miei genitori. È rimasta poca traccia del passaggio di Bach, nonostante abbia composto molti dei suoi capolavori qui. Nel pomeriggio ci siamo divisi in due gruppi, uno ha girato il centro con il tema Riforma, mentre un altro si è incamminato per scoprire la Bauhaus, Gropius, van de Velde (toh! un belga!), e l’architettura funzionale, oltre al magnifico e romantico parco dell’Ilm. Prima di raggiungere la nostra meta successiva, ci siamo brevemente fermati alla chiesetta di Gelmeroda, che ispirò L. Feininger, un pittore americano, esponente del movimento artistico corrispondente al nostro Futurismo.

Giovedì 16
L’arrivo a Lipsia di sera ha donato un tramonto fantastico. Al mattino ci siamo incamminati con il nostro Kantor, che qui ha lavorato per anni, alla scoperta della Thomaskirche, ove ci aspettava l’organista titolare, U. Böhme, per mostrarci e farci sentire il Bachorgel, costruito nel 250° anniversario della morte di Bach, nel 2000, ed il grande Sauer. A seguire il museo Bach per comprendere la sua opera in città. Dopo pranzo mi sono concesso un lungo giro in solitaria per rivedere i luoghi visitati una decina d’anni fa e che erano sbiaditi nella mia memoria e scoprire nuovi angoli, come il nuovo Paolinum dell’università Alma Mater, luogo simbolo della libertà di pensiero e della tolleranza, tra nuova Gewandhaus ed Opera, come segno dello stretto legame tra cultura e musica in questa città. Nel pomeriggio il nostro Kantor ci ha mostrato l’enorme organo Ladegast di cui era titolare nella Nikolaikirche, edificio mirabolante per la decorazione interna e per il ruolo fondamentale nelle proteste del 1989 che sono sfociate nella caduta del muro che divideva la Germania. La serata si è conclusa con un borek turco, un giro in stazione ed una passeggiata in un centro ancora illuminato e scaldato dal sole, tra ulteriori tracce di musicisti (da Mendelssohn a Wagner) e moderni edifici.


Vetrata della Thomaskirche a Lipsia.
Ritornare in questi luoghi a distanza di anni mi ha permesso di farmi un’idea sulla reazione alla caduta del muro. Nelle grosse città, i 40 anni di DDR sono pesati come macigni, specialmente a Lipsia ove la chiesa universitaria è stata simbolicamente demolita dal governo, per cui ogni traccia di quell’epoca è stata  accuratamente cancellata negli ultimi vent'anni con il recupero ed il restauro degli edifici anteguerra o la costruzione di enormi centri commerciali iper-moderni, manifesto del conquistato capitalismo. Nei paesi di campagna, invece, la vita continua come pure prima ed i cambiamenti sono quasi in negativo, con aumento della disoccupazione e necessità di emigrare. In realtà credo che per quanto negativa la storia non si possa cancellare semplicemente demolendo un edificio e facendo finta non sia mai esistito, ma ci vorrà tempo perché in queste aree gli eventi passati vengano digeriti ed accettati.

Venerdì 17
A dispetto dei superstiziosi, la giornata è trascorsa magnificamente. Niente Bach, ma Lutero e Cranach, a partire da Wittenberg. Se Cranach il Giovane, onestamente, mi è sembrato un “venduto” alla causa, con ritratti pesantemente orripilanti dei nemici del Luteranesimo (sempre il cliche del brutto e cattivo) ed inclusioni di sé stesso nei dipinti come “umile” peccatore, il giovane Martin Luther mi è apparso molto meno guerrafondario dell’immagine idolatrata trasmessa da alcuni suoi seguaci. Lutero era un monaco agostiniano che, scandalizzato dall’incoerenza osservata nella Chiesa dell’epoca, osò porre delle domande un po’ provocatorie. Invece di rispondere con il dialogo, s’è beccato una scomunica. Non voleva certo fondare una nuova Chiesa o essere la causa di una sanguinosa guerra intestina in Germania. Ai nostri giorni l’avremmo considerato un riformatore o un folle, ma nessuno si sognerebbe di condannarlo al rogo. La visita alla città è stata guidata dalla coppia di pastori luterani, con cui ho avuto delle interessanti chiacchierate.

Dopo un gustoso pranzo in un’ambiente tradizionale, ci siamo immersi nel Wörlitzer Park, disegnato dallo stesso architetto che ha progettato il parco dell’Ilm a Weimar. Lo scopo ufficiale era vedere altri dipinti di Cranach, ma in realtà ci siamo gustati una meraviglia romantica, con edifici in finto gotico, battelli, isolette profumate e piene di fiori, pavoni coloratissimi e cigni. Un meteo insolitamente estivo ha ulteriormente coronato questa esulazione dal mondo attuale.


Wörlitzer Park
L’ultima sera di viaggio è trascorsa piacevolmente tra canti, canoni, e piccoli pezzi teatrali. A questo punto devo soffermarmi a descrivere la nostra compagine. A parte l’abitudine d’indossare calzini sotto i sandali (ma c’erano anche signore magnificamente vestite e truccate ogni giorno), gli stereotipi ed i pregiudizi che abbiamo dei tedeschi sono completamente errati. Il nostro gruppo comprendeva persone come se ne trovano in qualsiasi comunità, dalla scontrosa vecchina alla coppia di anziani gentili che adotta tutti i giovani come propri nipoti, con mariti pacifici e mogli che comandano o al contrario con mogli indebolite dall’età e dalla malattia e mariti ancora aitanti e premurosi, dalla professoressa zitella allo storico in pensione. In genere il livello di educazione era molto alto, come anche l’apertura mentale. La curiosità intellettuale era la stessa dalla giovane teologa all’ottantacinquenne in pensione da tempo. La solidarietà tra partecipanti era toccante, nonostante da fuori possa apparire un popolo freddo per la mancanza dei nostri ipocriti salamelecchi. Per tacere della profondità delle conversazioni, che spesso mi hanno messo in difficoltà per le mie limitate capacità linguistica. Invece di parlare di vestiti o cucina, ti stendono con domande sull’interazione Chiesa Cattolica e Stato in Italia, sull’origine del Cristianesimo in relazione all’evoluzione dell’uomo, o sulla figura della donna nella storia e nella Chiesa. E senza imporre le loro idee o giudicare pregiudizievolmente le opinioni altrui. Sicuramente non sono tutti santi, gli ipocriti o gli antipatici si trovano ovunque, ma vorrei proprio vedere l’accoglienza riservata ad un protestante, un nord-africano che parla male la nostra lingua o ad una coppia gay in un viaggio di una qualsiasi comunità veneta cattolica…

Sabato 18
La settimana è volata ed è già ora di tornare in Belgio, non senza fermarsi prima a Mühlhausen, ove il giovane Bach lavorò per soli due anni. La cittadina è meravigliosa, sia per la ricchezza storica (con ben 11 chiese, tutte in travertino, un municipio rinascimentale, un sistema di canali che alimentava i mulini da cui il nome, etc.), sia per la semplicità del piccolo centro ancora con case da restaurare a due passi da una nuovissima zona pedonale con negozi internazionali. Un altro gioiello del luogo è l’organo Schuke della Divi Blasii Kirche, fatto costruire da A. Schweitzer seguendo le indicazioni del giovane Bach che trovò uno strumento in stato pietoso. L’organista che ce l’ha mostrato ha fatto decisamente pena, ma il pranzo tradizionale che è seguito ci ha consolato ampiamente.


Un altro giovane Bach a Mühlhausen
Il viaggio di ritorno è stato eterno, come l’andata, causa cantieri e deviazioni. Solo poco prima di mezzanotte siamo rientrati a Bxl. Giusto il tempo di salutarsi, con la promessa di rimanere in contatto, e poi ognuno a casa propria. Domenica mattina ne ho rivisti molti, al culto luterano dedicato a Bach, animato anche dal nostro coro. Niente baci alla belga, ma cordiali strette di mano e la domanda di circostanza -hast du gut geschlafen? - hai dormito bene? Oltre al bagaglio di esperienze e di informazioni, porto a casa anche il ricordo di persone straordinarie nella quotidianità, come il nostro autista, dallo stile di guida spericolato ma dall’incredibile capacità di manovra e dalle mille attenzioni per i suoi passeggeri, i pastori luterani che nonostante il tempo e la non giovanissima età non hanno mai mostrato segno di stanchezza o impazienza, l’organizzatrice che è riuscita a portare ovunque anche chi aveva difficoltà di movimento e ad interessare tutti nonostante il gruppo fosse così eterogeneo, le signore che pazientemente ripetevano le loro domande al mio eterno “Wie, bitte?” e che s’interessavano del mio lavoro, la mia compagna di stanza con il suo buffo italiano (probabilmente migliore del mio tedesco) e con la sua attenzione ad annotare accuratamente ogni citazione o riferimento interessante, la coppia di anziani che si è spontaneamente offerta di portarmi a casa e di darmi un passaggio da e verso la chiesa luterana, le donne segnate dalle disavventure della vita ma che con tutte le difficoltà della malattia o dei lutti non si sono chiuse nella propria situazione ed al contrario vogliono conoscere il più possibile. Ho imparato molto su Bach, sulla scuola organistica tra Turingia e Sassonia, sulla famiglia Cranach, su Martin Luther ed il protestantesimo, sulla storia della Germania, etc., ma anche sull’umanità e sul corso della vita. Un po’ come Goethe, sono tornata al punto di partenza con un atteggiamento diverso. Lui imparò la leggerezza e la bellezza dall’Italia, io la determinazione e la profondità tedesca. Un grazie di cuore a coloro i quali hanno reso possibile questa meravigliosa esperienza!

Sunday, June 21, 2015

Italian PhD students abroad: what doesn't work?

Since I moved abroad as post-doc (March 2010), four PhD students originally from Italy have quit the PhD. Four out of… six or seven I met. Three of them belonged to my research group, in two different countries. This high failure rate might depend on the specific field or it is just an incredible coincidence.

The post title is provocative. Every story is different and has a reasonable justification, if considered individually. The guys who quitted are both male and female and are originally from different parts of Italy. The weather isn’t that terrible in the cities I’ve lived and I don’t think that colder temperatures and a greyish sky are enough for leaving a job. Neither the food. Nowadays Italian products and restaurants are available everywhere, especially in Europe. In the worst case, there is a pretty large free baggage allowance for many airlines. The income cannot be the reason, as it is everywhere much higher than the salary of a PhD student in Italy, even though I must admit that the part-time contract offered in Vienna is not really appealing. The local mentality can be different, but we are still in the old Europe. So, what’s the problem?

In my opinion and according to my own experience, Italian PhD students generally fall short in independence and self confidence, due to the education we received. We expect the supervisor being a “father” who follows, trains and encourages us in every step, like the master thesis advisor did. We look for a mentor, not for a manager. But, this is wrong! The transition from the master to the PhD school is traumatic. This is why I would suggest to work in industry before deciding to try the academic career. A PhD is not an extension of the university, but with a salary and no exams. It is a job, which requires passion, skill, and an incredible amount of willingness. Especially abroad, where students are used to write their own PhD projects and proposal for getting funding. The Italian PhD students who achieved the title abroad have often done a previous experience in a foreign country (master or Erasmus program) or have good reasons for staying in a specific country. Supervisors are generally full professors with little time to look after the students. They are generally very good managers who find money for research and motivate students and post-docs to go on. Whenever they can, they prefer hiring post-docs, because more independent and productive (in publications). It follows that the actual supervisors are the post-docs and other more experienced PhD students. I got the impression that many Italians are still confused between power and expertise.



Furthermore, the field of research I’m currently working on has scarce visibility. This implies limited availability of samples (especially in the case of rare meteorites) and funding (no or very little interest from privates). The result is a very competitive environment, where a young Italian PhD student might feel lost. Academia and generally science are not the heaven that common people think. Sometimes an industry mentality is much more successful than the innocent love for science and knowledge. It’s a war.

I was personally quite lucky. My Italian PhD supervisors helped me understanding this, before being traumatised by the sharks outside. Actually I learned the most after moving abroad. Again, I was lucky enough to have exceptionally good bosses, but the position of a post-doc is quite different from a PhD student. I’m still fighting for gaining the expected independence and self confidence, and by time to time I wish I could leave academia. All attempts failed, so far. Honestly, I feel bad when an Italian PhD student quits. I feel partly responsible. In the recent case, I have repeatedly warned the guy about the situation… but it was like forbidding to use the fire to a child. As long as she/he does not get burned, she/he won't believe you.

In conclusion, I don’t think that there is a real problem for Italians to get a PhD abroad, but our education, broad and deep about science but incomplete or absent about science policy, can make it much more difficult. Congratulations to those who did it!

P.S. Just for the record. Two PhD students who quitted in Vienna found soon a job in industry. Another one has been admitted to an international PhD school in Italy and recently graduated.

Monday, June 1, 2015

Settimana viennese a Bxl

Nonostante siano mesi che non esca da Brussel/Bruxelles se non per visitare i miei in Italia o per raggiungere qualche altra città belga, mi sono goduta alcuni giorni con la testa a Vienna. Sembrava quasi di essere di nuovo lì. Come mai? Perché allo stesso tempo ho presentato domanda per una borsa austriaca ed ho preparato la Deutsche Messe di Schubert col coro tedesco. Al solito, divisa tra geologia e musica.
L'ingresso del Geozentrum
Ho davvero poche speranze di ottenere la borsa austriaca, ma valeva la pena provarci. Dovevo iniziare da qualche parte prima o poi e non essendoci posti per cui potrei candidarmi, vista la mia "anzianità di servizio", devo per forza tentare di ottenere fondi propri per finanziare la mia ricerca. Allora perché non tentare di tornare a Vienna, visto che solo dopo essermene andata ho capito quanto mi ci sia trovata bene? Inutile continuare a lamentarsi di Bxl se non faccio nulla per provare ad andarmene. Così, tra stress da scadenza (ho compilato il progetto in un paio di settimane perché ho scoperto tardi il programma) e senso di colpa per sottrarre del tempo ai miei in visita, ho lavorato duramente in costante contatto con un paio di proff. di Vienna. Scrivendo il proposal avevo davanti agli occhi e nelle narici il bianco Geozentrum, che ho sempre paragonato a qualcosa a metà tra un ospedale psichiatrico (d’altronde siamo tutti un po’ pazzi in questo campo) ed un carcere (tipo Alcatraz, con i ballatoi che danno sullo spazio comune centrale). Non solo mi sono tornati alla mente gli strumenti che vorrei usare nella realizzazione del progetto, ma anche alcuni insignificanti dettagli come i giunti di gomma che permettevano le oscillazioni trasmesse dal passaggio dei treni nella stazione sottostante, il sapone liquido nei bagni, il rumore del bollitore che usavamo in ufficio, la forma della chiave, etc. Quell'edificio in perenne rischio demolizione (vorrebbero spostare l'università altrove) sembra bellissimo se paragonato alla grigia VUB ed alla ancor più triste ULB, dagli ascensori claustrofobici, la carta da parati scollata, i soffitti bassi, gli esterni in cemento grezzo, i bagni spartani, etc. Stanamente, però, ricordo gli edifici, gli oggetti, ma non le persone. Quelle cambiano, un po' perché si evolvono un po' perché siamo tutti precari e quindi ci si sposta altrove. La VUB e l'ULB saranno anche grigie, ma vi ho fatto conoscenze che non dimenticherò.

Prima della messa, in una chiesa di Vienna
Lasciata la comunità italiana per ragioni logistiche (distanza dalla nuova casa) e falliti i tentativi d'inserimento nelle comunità locali, ho trovato "rifugio" in quella tedesca, nonostante le mie capacità linguistiche siano notevolmente peggiorate. Il coro ecumenico tedesco ha temporaneamente abbandonato il repertorio luterano ed anglicano per affrontare la popolare Deutsche Messe di Schubert per la celebrazione della SS. Trinità nella chiesa cattolica. Melodie a me familiari perché a Vienna ogni domenica questa messa veniva alternata con quella composta da Michael Haydn. La maggior parte dei coristi, però, è di confessione luterana e non aveva mai udito questa messa, dalle melodie popolareggianti ed i testi (in tedesco) tipicamente… austriaci. Hanno storto un po’ il naso. A quanto pare pure il parroco, in genere aperto ad ogni novità, ha mostrato una certa diffidenza iniziale, essendosi formato nella zona di Colonia, ove queste melodie non sono mai arrivate. Alla fine ha celebrato un sacerdote anziano, che ricorda un po’ Joseph Ratzinger, il papa emerito Benedetto XVI, il quale ha sembrato apprezzare la messa schubertiana. Da poco sono stati cambiati i libretti dei canti (Gotteslob). La versione precedente, comune a tutte le chiese cattoliche di lingua tedesca, riportava in coda il repertorio di Vienna, compresa questa messa. La versione attuale, invece, ha preferito rimuovere quel “vecchiume” per lasciar posto al repertorio regionale di Colonia. Ciononostante il Gloria (Ehre sei Gott in der Höhe) ed il Sanctus (Heilig) di quella messa sono rimasti. Quando accade di cantare (o suonare) uno dei due mi viene spontaneo un sorriso, ripensando ai pasticci combinati alle prime messe a Vienna, quando trovavo organi scomodi, cantorie buie, sagrestani saccenti ed una liturgia che non conoscevo. In questo caso ho accompagnato il coro all'organo e me la sono goduta nota per nota.

Non so se avrò mai la possibilità di tornare a vivere a Vienna. In realtà ho raggiunto una sorta di equilibrio anche a Bxl e potrei rimanerci per sempre, se solo ne avessi l'opportunità. In ogni caso è bello poter rivivere un periodo importante della mia vita, in cui la curiosità per il cambiamento e la facilità con cui ogni passo poteva essere affrontato grazie all'organizzazione generale hanno permesso al tempo di fluire come in un sogno, lasciando solo i ricordi positivi.