Tuesday, September 1, 2009

how to write a scientific paper

Il titolo di questo post è copiato da quello di un libro che tratta come scrivere un articolo scientifico. A conoscere la faccenda, il fine ultimo non sembra, però, comunicare i risultati della propria ricerca, ma arrivare senza intoppi alla pubblicazione del lavoro. Il numero di pubblicazioni è un titolo che all’estero è molto valorizzato, in Italia un po’ meno in nome di altre "priorità". Il valore della pubblicazione dipende dall’impactfactor della pubblicazione, ossia, semplificando, una specie di rapporto tra il numero di articoli ricevuti, quelli pubblicati ed il numero di citazioni degli articoli. L’impact factor viene valutato solamente per le riviste ISI, ossia che hanno un sistema di revisioni. Ed ecco il punto, per pubblicare bisogna superare indenni il parere dell’editore e dei revisori.

L’editore si può imbonire abbastanza facilmente con la cover letter, in cui immancabilmente si descrive il proprio lavoro come rivoluzionario, d’importanza mondiale, imperdibile per la comunità scientifica etc. L’editore, se crede che l’argomento possa essere pubblicato sulla sua rivista, lo manda a 2 o più revisori. A seconda delle riviste, i revisori possono essere "suggeriti" dagli autori o si può dire chi non si vorrebbe come revisori, ma in ogni caso è a discrezione dell’editore scegliere i revisori tra quelli che crede siano più esperti in materia.

I revisori sono volontari. E’ davvero un lavoro oneroso se fatto bene. Volontari forse non è la parola giusta, perché una volta che un ricercatore inizia a pubblicare gli editori iniziano a chiedergli una revisione sugli articoli degli altri. Non è bene rifiutarsi di fare da revisore. Purtroppo ci sono dei revisori che liquidano molto rapidamente i lavori altrui o perché di un gruppo "rivale" o perché non esperti nel dettaglio o perché non hanno molto tempo e perché si fidano di una prima lettura superficiale, magari solo dell’abstract(riassuntino iniziale). Questo tipo di stroncature è il peggiore, perché in poche righe viene riassunto un giudizio negativo non sull’articolo ma sull’intero progetto che ha occupato gli autori per anni, investendoci tempo e denaro (pubblico o di privati finanziatori). 

Altri revisori, invece, dedicano molto tempo a questa occupazione, controllando ogni minimo dettaglio, rifacendo i calcoli, verificando la bibliografia ed addirittura leggendosi altri lavori già editi per addentrarsi nell’argomento che magari non conoscono a perfezione. A questi revisori bisognerebbe fare una statua! Sono quanto mai preziosi per gli autori. Presasi la briga di fare una seria revisione del lavoro, propongono all’editore delle revisioni maggiori o minori che non impediscono la futura pubblicazione del lavoro, ma indicano agli autori la strada da seguire per perfezionare l’articolo, anche con altre analisi, e portare a buon fine il progetto.

Questa differenza di comportamento si può spiegare anche col fatto che i revisori scelgono se essere anonimi o meno. E’ più facile mandare a quel paese qualcuno sapendo che il destinatario non sa chi siamo piuttosto che ritrovarselo ad un convegno e non sapere cosa dirgli! Adesso vogliono proporre anche una specie di revisione pubblica su internet, così chiunque voglia si legge in anteprima l’articolo e poi scrive i propri commenti, agli autori la libertà di rispondere o meno.

Scrivere un articolo, una volta terminato lo studio intrapreso e convinti della bontà del progetto, diventa la parte più difficile del lavoro. Si tratta di descrivere quanto fatto prevedendo le domande e le critiche. Ovviamente il libro su citato contiene dei suggerimenti su come destreggiarsi, sullo stile da adottare, sull’importanza delle figure etc., l’esperienza poi rende sempre più abili nella tecnica di scrittura... ma è sempre un terno al lotto. Magari aspetti un anno intero per ricevere una risposta negativa ed impieghi un altro anno per rivoluzionare il lavoro ed essere più fortunato, magari dopo un mese ricevi una risposta positiva per un lavoro che nel frattempo hai giù smentito con nuovi studi. Il bello della comunità scientifica!

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