Saturday, April 3, 2010

Karwoche

Karwoche - Settimana Santa. Sono rimasta qui, rimandando alla sera di Pasqua il ritorno alla terra natia per risparmiare con un volo economico e per non consumare troppi giorni di ferie dal lavoro. All'università siamo rimasti letteralmente in quattro gatti, con tre quarti delle persone in escursione in Sud Africa: io, un ricercatore, due dottorandi che abitano troppo distante per tornare a casa per pochi giorni (uno Etiopia, uno estremo oriente) ed una neo-dottoressa che doveva terminare delle cose. Una pace incredibile! Tranne il giorno dedicato alla macinazione dei campioni: in pratica riduzione in polevere fine come la farina di blocchi di pietra di interesse scientifico. Non entro nei dettagli, nè dell'analisi, nè dei campioni in se, basta sapere che la prima fase non è supportata da macchinari, ma bisogna spaccare con un martello o un mazza i campioni... ed il basalto è molto duro, come le ultramiloniti di cui ho avuto esperienza in passata. Tra parentesi, sono rimasta notevolmente sorpresa dal laboratorio: da un lato pulizia e tecnologia, dall'altro mancanza di oggetti di uso comune (scovolini, spazzole, contenitori, etc.), da un lato campioni radioattivi parzialmente protetti da mattoncini piombati ("non è pericoloso, basta stare a più di 2 m... e non per troppo tempo...") dall'altro regolamenti severi sul'attività nei laboratori. Se aggiungiamo che per le polveri si usano economici (gratuiti) porta-rullini da macchina fotografica mentre per le sezioni sottili (vetrini) si usano costose cassette di legno o di cartone fatte a mano... Non sono stata l'unica a lavorare, però, visto che un professore mi ha risposto tempestivamente dal Brasile inviandomi il materiale richiesto. Il mio boss lavorerà e farà lavorare i dottorandi anche il giorno di Pasqua, ancora impegnati nell'escursione!


Il motivo di questo post era in realtà descrivere due cerimonie religiose cui ho partecipato in questa settimana santa, come al solito esperienze anche musicali. La prima è stata giovedì santo (Gründonnerstag), presso la chiesa luterana. La cerimonia alternava le tradizionali parti del loro culto (simile alla nostra messa) con sezioni dello Stabat Mater di Pergolesi. Nonostante il buonismo (forse eccessivo) della giovane pastora e la bravura degli interpreti, non ho retto più di mezz'ora. Mi stavano rovinando Pergolesi! Ed io che pensavo di piangere alle prime note... Il basso tutto staccato, il tempo perennemente allegro, accompagnamenti da ariette tecniche... le cantanti erano molto brave ma il solerte direttore vanificava la loro espressione contrita. Compositore italiano non significa necessariamente opera buffa, anche se proprio Pergolesi ne è stato il padre con il suo intermezzo La Serva Padrona. Lo Stabat Mater gli è scaturito sul letto di morte o quasi, a soli 26 anni, per tisi, rinchiuso in un convento-sanatorio! La composizione è talmente toccante che Bach stesso l'ha trascritta e "tradotta" con il salmo 51 "Tilge, Höchster, meine Sünden", ce ne siamo dimenticati?

Per il venerdì santo, invece, cerimonia cattolica presso la chiesa di St. Peter, in centro. Normale messa del venerdì santo, con adorazione della croce, ma al posto della tradizionale lettura della Passione, questa è stata sostuita dalla versione a cappella della Johannes Passion di H. Schütz (noto anche come Sagittarius). La chiesa barocca, le parole di Giovanni e le armonie che risuonavano, il gregoriano del resto della messa, il canto corale di O Haupt voll Blut und Wunden... davvero commovente. Anche in questo caso, però, non ho retto fino alla fine... dopo un'ora e mezza erano solamente all'inizio dell'adorazione della croce e si poteva prevedere una lunga processione, ripetuta poi per la comunione. La mia concentrazione non è capace di sforzi così prolungati (soprattutto di comprensione del tedesco, tanto che ogni tanto leggevo la versione in latino "liturgico" riportata sul libretto del giorno). Ho poi recuperato la sera, (ri)ascoltando la JohannesPassion di Bach ed altri brani del periodo.

Una Quaresima insolita questa, che mi ha visto emigrare all'estero per lavoro e non suonare alle messe. Molto estraniante, come il Natale di San Francisco. L'assenza anche temporanea delle nostre abitudini ci fa perdere anche il senso del tempo. Speriamo di trovare nuove abitudini anche qui per ancorare alla realtà questa esperienza e non lasciarla nel pur piacevole mondo dei sogni.

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