Thursday, July 19, 2012

un breve sogno britannico


Un po' per scaramanzia non ne ho parlato prima. Sono stata selezionata per un colloquio di lavoro all'università di Oxford per un post-doc di 5 anni in collaborazione con la Shell. Il progetto sarebbe interessante sulla carta ma allo stesso tempo riguarderebbe qualcosa su cui non ho mai lavorato e che mi spaventa un po'. Inoltre il lavoro prevede una buona parte di terreno, su cui non sono particolarmente ferrata ed altrettanto in laboratorio (leggi bassa manovalanza, noiosa e da sporcarsi le mani) prima di poter avere un qualche minimo risultato pubblicabile. Se aggiungiamo che la struttura è nuova (si sono trasferiti 18 mesi fa), che ci si muove solo con una chiave magnetica, che mettono anche i post-doc a 3-4 nello stesso ufficio e che le attrezzature sono piuttosto antiquate... Questo per dire che 1. ho pochissime probabilità che mi offrano il posto, visto anche il numero di candidati selezionati per il colloquio, e 2. anche in quel remoto caso potrei avere degli scrupoli ad accettarlo perché significherebbe intraprendere quella strada per la vita.

In ogni caso, non voglio parlare qui del lavoro, quanto semmai dell'impressione che mi ha fatto questa città nel breve tempo che vi sono stata (circa dalle 11 di mercoledì alle 6 di giovedì). L'esperienza in ogni caso è stata positiva, sia perché mi sono confrontata con le mie capacità, sia perché ho visitato un posto in cui non ero mai stata. Al ritorno, però, la domanda che mi pongo è: indipendentemente dal successo o meno del colloquio, vorrei/potrei vivere qui?

La città vive in funzione dell'università, non è molto grande, più piccola di Padova, ma ci sono studenti ovunque e tutto (college, appartamenti, bar e ristoranti, attività culturali e sportive, etc.) è per loro, molti dei quali sono Italiani. Paesaggisticamente è popolata di edifici storici in pietra beige, con nomi religiosi, che ospitano antichi istituti universitari e cappelle. I prezzi non sono assurdi, c'è un mercato coperto che vende alimentari apparentemente buoni a prezzi abbordabili, anche più conveniente di Vienna e senza dover cercare il mercato turco rionale. Le attività culturali sono spesso a pagamento ma praticamente ogni sera ci sono rappresentazioni teatrali (Shakespeare, ma va?) o concerti di musica antica/barocca (ma va? bis). Il sapore delle taverne è tipico, con le "pies" ripiene di carne, la birra a fiumi, il legno massiccio, i soffitti bassi e la gente molto più socievole e gentile dei viennesi (per fare un esempio, è normale condividere il tavolo con degli estranei). Il meteo è un po' deprimente se non si ama la pioggia, non c'è verso, raramente fa capolino il sole, l'estate non è quello che immaginiamo e se fa caldo è afoso da soffocare. Il panorama attorno è piuttosto piatto, non ci sono né montagne né mare nelle vicinanze. Volendo andare a Londra, anche per dare un saluto a qualche conoscente, ci vogliono 2h 30 di pullman e non è proprio economico, inoltre credo sia necessario andarci ogni tanto almeno per questioni burocratiche. Stessa storia per prendere l'aereo per andare a casa, cui poi vanno aggiunte 2h in aeroporto, causa caos totale di Heathrow o lontananza di Gatwick, e 2h di volo fino Venezia o Verona, ammesso che i prezzi siano accessibili. Non ci sono tutte le vacanze religiose di cui gode Vienna, quindi le possibilità di ponti strategici sarebbero da scartare. Andare in bici sarebbe un suicidio perché guidano dal lato opposto della strada.

Conclusione? Ci sono degli aspetti positivi, sicuramente vivendoci ne scoprirei altri, ma in ogni caso sarebbe un pesante cambiamento per la mia vita. Perfezionerei l'inglese, avrei probabilmente un lavoro per la vita, troverei il modo di farmi dei buoni amici, ma comunque le differenze si sentirebbero. Ultima nota, positiva, per la cena in loco. Non solo era un ristorante biologico con cibo delizioso (davvero era tutto buonissimo, a Vienna non ho mai mangiato così!), non solo avevano pure una polenta fresca da far invidia a quella della nonna, ma addirittura sono stata coinvolta nella conversazione da un gruppo di quattro ragazze inglesi (autentiche) con cui ho diviso un tavolo! Un piccolo, breve, piacevole sogno britannico!

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