Thursday, March 2, 2017

Nozze di rame... con l'estero

Ieri ho festeggiato 7 anni di vita all'estero! Se fosse un matrimonio diremmo "nozze di rame". In genere si crede che il VII anno sia quello della crisi di coppia. Nel mio caso, il rapporto si è stabilizzato ed è maturato col tempo, quindi al momento posso dirmi piuttosto fiduciosa.

Questo matrimonio si doveva fare. Per certi versi è stato "combinato", o meglio forzato, perché non avevo molte altre alternative. All'inizio, come sempre, c'è stata una grande passione, travolgente. Tutto all'estero era infinitamente migliore rispetto all'Italia. Inoltre Vienna era la città dei sogni, vista da turista e rivista poi nel telefilm Rex. È seguita una fase di sconforto e delusione per la scoperta della vera anima del posto, ben nascosto sotto la facciata rococò. L'insofferenza è sfociata in una nuova partenza, verso Bruxelles. Anche in questo caso la meta è stata dettata dal lavoro, non da una scelta consapevole. Qui ho sviluppato proprio repulsione per la città ospite, però rivalutando Vienna. Infine, tornata nella capitale austriaca, la relazione con l'estero è diventata solida, come in un matrimonio datato, in cui l'affetto ed il rispetto reciproci permettono di convivere serenamente, apprezzando ogni istante. Anche nella prospettiva di un nuovo trasloco. Chi può saperlo? In ogni caso, il fuoco della passione iniziale è passato. Qualche battibecco c’è sempre, ma di modesta entità. Si fa pace subito.
 
il confine
E l'ex, ossia l'Italia? È finita? No, non del tutto. O meglio, le voglio ancora bene. Come potrei dimenticare il posto che mi ha visto crescere e che mi ha dato la lingua e molto altro?! Resta sempre un senso di amarezza per la relazione forzatamente conclusa. Nonostante tutto col tempo si era raggiunto un compromesso. Si andava d'accordo. Un po' con rassegnazione da parte mia, devo ammetterlo. La rassegnazione di chi vorrebbe cambiare le cose in meglio ma si deve scontrare ogni giorno con problemi radicati nella cultura locale. Si è rimasti amici. Torno in Italia volentieri da turista, oltre che per rivedere i miei. Se loro si trasferissero altrove, probabilmente visitare il mio paese d’origine perderebbe di senso. A che pro? Resterebbe un bel ricordo, o meglio un ricordo che si abbellisce col tempo, rimuovendo le esperienze spiacevoli. Non è mai stata facile, non ci siamo presi completamente sin dall’inizio. Un minimo sospetto è rimasto da entrambi i lati. Mi aspetto sempre la delusione dall’Italia e forse nemmeno lei mi ha mai considerato sua cittadina al 100%, nonostante il passaporto, la lingua e talune abitudini.

Come festeggio questo importante traguardo? Con un lusso unico, ossia una lavatrice in casa. È stata un’avventura, come sempre all’estero, ma alla fine ce l’abbiamo fatta! Uso il plurale per ricordare amici e colleghi che mi hanno sostenuto ed aiutato e senza i quali questo regalo sarebbe stato meno piacevole. Quest’anno l’anniversario cadeva di mercoledì delle Ceneri, per cui ho aspettato oggi per ricordarlo pubblicamente. Buon inizio dell’ottavo anno all’estero a me!

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