Wednesday, August 24, 2011

Stromabschaltungsbier

Complicata parola composta tedesca per dire: birra per interruzione della corrente elettrica. In altre parole, poiché dalle 18 di stasera alle 5 di domattina non ci sarà corrente elettrica in tutto il dipartimento causa lavori, abbiamo pensato di riunirci per una birra, complice anche l'insolita afa che regna su Vienna.

Questa sera ci voleva proprio una birra! Dopo un giorno intero: (1) a lottare contro mulini (non a vento ma per macinare rocce) per scoprire che abbiamo un mulino che in 3 minuti polverizza le rocce senza problemi invece di quello su cui abbiamo perso giorni e giorni, salute ed imprecazioni, (2) cercando di far capire alla dottoranda che non potendo lei essere in tre posti contemporaneamente non è corretto tenere occupati tutti e tre i posti (2 microscopi ed 1 laboratorio, con luci accese, porte aperte, campioni ovunque) quando potrebbero servire anche ad altri, (3) discutendo di burocrazia senza poter cambiare le assurde regole che non prevedono che un post-doc segua un corso e che non prevedono anche che ad un post-doc siano rimborsati i pasti quando è all'estero per un convegno, etc.

Purtroppo queste birre non solo sono rare, ma sono anche occasione di saluti ed abbandoni. Prima fu Beatrice, una petrologa sperimentale milanese, poi Mara, una geologa strutturale piemontese, ora Roman, un petrologo tedesco. Tra qualche mese sarà la volta di Tamara, la mia compagna d'ufficio, geologa americana. Mette tristezza vedere il gruppo ridursi ogni volta, perdendo l'ennesima spalla su cui piangere o con cui sfogarsi per la situazione. La prossima sarò io? Forse! Mi sto imponendo di sopportare fino fine gennaio, poi devo decidere!

Oggi ho rivisto il tecnico che controlla la prese elettriche, con divisa da lavoro e strumenti elettronici moderni, mentre io smartellavo rocce con un camice bianco che è in realtà un grebiule da maestra prestato dalla mamma. Avrei voluto parlargli...

"Che titolo ha preso per fare questo lavoro? Probabilmente ha studiato 3 anni in una scuola professionale ed ora ha un contratto a tempo indeterminato, una pensione garantita, una discreta assicurazione sanitaria, una casa col mutuo, una famiglia con figli da mandare magari in buone scuole private. Io ho studiato per molti anni, ho conseguto un dottorato, per cosa? Macinare rocce in un laboratorio con un pessimo ricambio d'aria e materiali radioattivi stoccati ovunque, lontano dai miei genitori e dal mio Paese, senza la possibilità di costruire una mia famiglia, con un contratto a tempo determinato, in affitto in uno studentato e senza prospettive per il futuro. Dica ai suoi figli che non vale la pena studiare molto, perché non garantisce un lavoro migliore ma in compenso assicura l'infelicità perenna, dovuta al precariato ed al... troppo sapere."

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