Sunday, April 15, 2018

Arcella: alla ricerca del tempo che fu

Pasqua. Italia. Dove si va a messa? Domanda fondamentale da quando sono espatriata e non suono più regolarmente in una parrocchia della diocesi di Padova. Per Pasqua in modo particolare, perché alterno gli anni in cui la trascorro dai miei alle pendici dei Colli Euganei a quelli in cui resto nel luogo di emigrazione. Alla fine la scelta è caduta su Sant'Antonino, come è familiarmente detta la chiesa dell'Arcella ove è conservata la celletta in cui morì S. Antonio (evento rievocato ogni anno il 12 giugno sera con processione da Camposampiero a qui), per distinguerla dal Santo, l'altra celebre basilica patavina dedicata ad Antonio.

dal sito della parrocchia
Prima del boom del dopoguerra, il quartiere era in aperta campagna, con strade laterali sterrate e costeggiate da canali, ma già il campanile svettava orgoglioso. Oltre che dai racconti di mio padre e di questo ramo della famiglia, ho iniziato presto a conoscere di persona la nuova popolosa Arcella. Quand'ero piccola spesso venivamo a messa in questa chiesa, facendo visita ai nonni. Mi rammento di aver contato le finestre, i costoloni e qualsiasi altro elemento architettonico prima di poter comprendere le parole del sacerdote, aspettando pazientemente che l'organo suonasse di nuovo e si cantasse qualcosa (già allora la musica m'interessava più di tutto). La mummia della Beata Elena Enselmini mi ha sempre atterrito, per fortuna da qualche tempo ne hanno coperto il viso con una maschera. Per anni ho frequentato le scuole non lontane dalla chiesa, anche se ufficialmente sotto un'altra parrocchia. Come i miei zii, sono cresciuta in qualche modo all'ombra di quell'imponente campanile. Nell'adiacente cimitero sono sepolti i miei nonni, la prozia ed altri parenti in una sorta di cappellina di famiglia. In questa chiesa ho sentito per la prima volta Jean Guillou, celebre organista francese, qui ho girato le pagine al concerto di un amico ed ex-collega di conservatorio, qui suonava un altro ex-collega di conservatorio e qui ogni tanto suona un amico d'emigrazione di cui ho parlato più volte.

la mia attuale parrocchia
Ascoltare la S. Messa nel giorno di Pasqua in questo luogo, dopo una doverosa visita al cimitero, ha riacceso i ricordi. Quante cose sono cambiate nel frattempo! Soprattutto la popolazione del quartiere, specialmente verso la stazione. Eppure la chiesa è sempre la stessa e persino le persone che la frequentano sembrano immutate, anche se biologicamente ciò non è possibile. A sorpresa, suonava proprio l'amico espatriato, che avevo appena salutato a Vienna e che avrei rivisto il giorno dopo per il tradizionale concerto del nostro ex-maestro d'organo. Stefano, questo è il suo nome, non è riuscito a farmi dimenticare Vienna nemmeno in questo frangente, proponendo l'Ave verum corpus di Mozart come l'accompagnamento alla Comunione. La domenica in albis ero già nuovamente in Austria, a messa nella parrocchia cui appartengo per residenza, eccezionalmente con i miei genitori che mi hanno accompagnata. Per l'ordinario si è cantata la Deutsche Messe di Schubert, più viennese di così non si può. Visto che era pure il mio compleanno, abbiamo festeggiato con un pranzo fuori, anche questo tipicamente viennese, dalla Schnitzel con insalata di patate allo Strudel di mele come dolce. Chi l'avrebbe mai immaginato quando da bambina contavo i secondi tra un canto e l'altro dondolando le gambette dagli scomodi banchi della chiesa dell'Arcella?

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