Monday, June 4, 2018

Alla scoperta di Camerino

L'inaccessibile Camerino, chiusa dopo il terremoto.
Il programma di mobilità di docenti universitari Erasmus+, di cui sono venuta a conoscenza grazie ad un insegnante di mandolino in visita a Vienna, mi ha permesso di tenere delle lezioni di planetologia in un'università di mia scelta all'interno dell'Europa. Quale ho scelto? Camerino, in Italia. Non domandatevi dopo si trovi, perché questo paese ospita un ateneo dal 1336 (con vicende alterne). Esiste già una collaborazione con un professore locale, conosciuto grazie al mio capo viennese anni fa. A dire la verità, il mio primo pensiero era stato di tornare a Padova, perché pensavo fosse un bel modo per ripagare gli insegnamenti ricevuti, offrendo delle lezioni gratuite con quanto appreso all’estero, ma non mi hanno risposto così entusiasticamente come mi aspettavo. Di conseguenza, ho rivolto la mia attenzione a Camerino, che merita di essere valorizzata, soprattutto per sostenere la ripresa dopo i sismi del 2016.

Il mare sotto Ancona dal treno.
Mi ero dimenticata quando fosse difficile muoversi con i mezzi pubblici in Italia. Raggiungere Camerino in treno implica un'odissea lunga e faticosa. Da Vienna l'alternativa era volare ad Ancona con scalo a Monaco di Baviera e poi proseguire in treno, ma ho preferito per il viaggio su rotaia, approfittandone per fare una sosta dai miei. Vienna-Padova, causa linea antiquata sulle montagne di Semmering, richiede 8h (ammesso di beccare la coincidenza a Mestre, cosa del tutto casuale e fortuita) per ca. 600 km, mentre Padova-Camerino, 390 km, raggiunge le 7h di treno con due o tre cambi, lasciando coincidenze sicure. Avevo completamente rimosso alcuni aspetti tipicamente italiani della vita in treno, come la gente socievole che dopo cinque minuti chiacchiera con i vicini sconosciuti (cosa impensabile in Austria), la rigidità testarda sui posti (invece in Austria accettano scambi di buon grado pur di far un favore), i binari a pochi metri dal mare (fortuna non è zona soggetta a tsunami, ma a mareggiate sì…), gli IC vecchi e strapieni di fauna variegata che usa il treno per i traslochi, i regionali con moderno materiale rotabile su linee antiquate, a binario unico, non elettrificate, l'aria condizionata che o funziona raggiungendo temperature da congelatore o è rotta ed infine le stazioncine abbandonate a se stesse disperse sul territorio. Bentornata in Italia!

Girare per i paesi terremotati fa una certa impressione. Case semidistrutte, magari con la facciata ancora in piedi e dietro il vuoto, costruzioni nuove percorse da crepe longitudinali che ne minano la stabilità, agglomerati urbani abbandonati e spesso chiusi al passaggio anche dei soli pedoni, nuove cittadine costituite da belle casette in legno ma con la totale assenza di luoghi di aggregazione quali bar, ristoranti, negozi e chiese, patrimonio artistico e culturale lasciato alla furia degli elementi da due anni, senza nemmeno rimuovere le macerie… Da italiana verrebbe da dire che ormai si è abituati a questo panorama. Eppure non dovrebbe essere così, perché il problema non sono i terremoti (sebbene ancora imprevedibili) ma le costruzioni! I marchigiani della zona sono molto cordiali e danno da subito del "tu" a tutti, cosa che mi ha sorpresa abituata al formalismo veneto ed austriaco. Il cibo è ottimo ed i panorami sono magnifici, dagli altipiani verdi alle montagne calcaree, alla costa. È davvero un peccato che la situazione attuale rischi di portare non solo al non ritorno di molti ex-residenti e scampati al sisma, ma anche alla totale perdita del turismo. Ben vengano, dunque, iniziative come RisorgiMarche. Il posto merita veramente di essere conosciuto e goduto, dagli Italiani prima di tutto.

La parte più chiara rappresenta il rigetto recente.
Da geologa appassionata di sismologia (decisi di studiare questa materia quando "sentii" il terremoto di Colfiorito 1997), ho cercato di apprendere il più possibile in questa occasione. Oltre a vedere una parte della rottura superficiale che ha dislocato di almeno 1 m un versante del Monte Vettore, ho pure ascoltato un seminario tenuto da vecchie conoscenze (del mio passato da geologa strutturale) dell’INGV. Lezione interessantissima, ma che ha lasciato più domande che risposte, come fa sempre la buona scienza, specialmente su questo argomento. Ciò che si pensava di aver compreso vent'anni fa si è rivelato un processo locale, non applicabile ovunque, sollevando nuovi quesiti sull'assetto profondo degli Appennini. Tema estremamente affascinante per gli addetti ai lavori, ma che non rassicura chi in quella zona ci vive.

L’università di Camerino è un miscuglio tra tradizione e modernizzazione, piuttosto aperta all'internazionalizzazione per lo standard italiano. A Geologia, alcuni corsi sono tenuti in inglese già al triennio, attraendo studenti da tutto il mondo. Ciò mi ha sollevato da un pensiero, perché avendo appreso quanto so di planetologia una volta espatriata e dalla letterature in lingua inglese mi manca la terminologia tecnica italiana. Ho visto un'università che pur se piccola non teme di cercare la collaborazione, tra dipartimenti e con l'estero (molto meno tra università italiane, sempre troppo poco con le aziende private, ma questa è la mia impressione di una settimana), ma che talvolta cade nel campanilismo nostrano, ripetendo le dinamiche note. In quei giorni tra aule ed uffici ho trovato un modo di pensare la ricerca più avanzato di quanto lasciato a Padova otto anni fa, anche se per certi aspetti mi ha ricordato i motivi di rancore verso il mondo accademico italiano. Se avessi modo di rientrarvi, tenterei di stravolgere tutto nel tentativo di ricreare le situazioni conosciute all'estero o dopo poco mi ci adatterei, stufa di lottare contro i mulini a vento? Credo che la domanda sia destinata a restare senza risposta. Meglio così.


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