Saturday, May 14, 2011

San(t)ità straniera?

In questo anno a Vienna sia io sia degli amici hanno avuto bisogno del medico, ed abbiamo dovuto usare i servizi di qui, visto che la nostra tessera sanitaria vale per 3 mesi come turista e decade al momento dell'iscrizione all'AIRE. Per fortuna non c'erano motivi gravi per ricorrere al medico, ma è stata l'occasione per conoscere il sistema e confrontarlo con quello italiano. Ovviamente dal mio punto di vista.

In Italia esiste un sistema sanitario nazionale, pagato in parte dalle nostre tasse, che copre praticamente tutto previo pagamento di un fisso, chiamato "ticket", ad ogni prestazione. Chi è affetto da particolari patologie o sotto un determinato reddito ha diritto all'esenzione da tale fisso. In Austria bisogna pagare un'assicurazione privata ma normalmente è inclusa nel contratto di lavoro, anche pensionati e disoccupati sono assicurati, ma se è uno ne ha la possibilità è meglio in questi casi pagarsi un'assicurazione privata di più alta categoria. L'assicurazione austriaca che ci è stata fornita dall'università è molto buona, copre praticamente tutto al 90% (nel senso che il 10% delle spese è a nostro carico), tranne… la prevenzione, dai vaccini alla pulizia dentale, che comunque hanno costi contenuti.
immagine presa dal web

Il medico di base in Italia è assegnato o scelto ma cambiarlo comporta una certa mole di documenti non seguito dal trasferimento delle informazioni sul paziente, per cui è raro che uno cambi medico, quello lasciato deve proprio essere scarso od aver fatto qualche grave malefatta. In Austria il medico di base si sceglie ed ogni 3 mesi si può cambiare, senza comunicarlo ad alcuno, le informazioni sono registrate sulla tessera sanitaria. Se uno cambia casa è normale che vada dal medico più vicino, inoltre molti parlano almeno una seconda lingua, altro criterio di scelta. In Italia però il medico di base non si paga extra, non c'è ticket, mentre in Austria ogni chiacchierata col medico ha un suo costo, se uno non è assicurato paga quasi quanto una visita specialistica privata, per cui uno o rinuncia se non urgente o fa descrivere i sintomi da un conoscente assicurato.

Un amico ha dovuto subire un intervento in ospedale qui a Vienna. Tralascio di descrivere la confusione dei reparti dell'ospedale di Padova perché hanno in progetto di costruirne uno nuovo che ospiti tutto nel medesimo edificio e con una più logica distribuzione degli ambienti. Speriamo! La cosa che più mi colpisce di Padova è il doppione tra quello che è l'ospedale "normale" e la clinica universitaria con gli inevitabili confronti. Vienna è una capitale ed ovviamente ha più di un ospedale. Ho visto quello centrale, dominato da due torri piuttosto bruttine di 21 piani. Confronto impari, dall'ingresso che sembra una stazione o un centro commerciale al giardino per il movimento, dal collegamento diretto con la metropolitana (a Padova mia nonna fu investita davanti al Pronto Soccorso da una ragazza in motorino mentre attraversava la strada sulle strisce, dopo essere scesa dall'autobus) al camice e calzettoni anti-trombosi, e le lenzuola colorate fornite dall'ospedale, dagli orari di visita elastici alla distribuzione dei giornali (non dei santini con richiesta di offerta come accade a Padova), e molti altri dettagli. Basta poco per far funzionare le cose risparmiando tempo e rendendo un po' più confortevole il soggiorno di un malato che non aspira altro che a stare meglio e tornare a casa.

ospedale centrale di Vienna, foto presa dal web
La tempistica è la vera differenza, confrontando la stessa prestazione. In Italia ho dovuto perdere mezza giornata dal mio medico di base per farmi ordinare una visita specialistica. Per tale visita mi hanno proposto quasi un anno di attesa con il servizio pubblico, due settimane privatamente. Vada per il privato, quando uno ha bisogno… Il medico specialista dopo la visita, pagata quasi €100, ha scritto una lettera al medico di base chiedendo degli esami che avrei dovuto fare. Altra mezza giornata dal medico di base per le impegnative, esami poi prenotati nel pubblico a distanza di un paio di mesi, pur pagando il ticket sono costati circa €60 l'uno. Poi ho dovuto riprenotare un incontro con il medico specialista per mostrare gli esiti e decidere la terapia, che ovviamente è stata ordinata dal medico di base. Mesi e soldi. In Austria ho saltato il medico di base, mi sono scelta uno specialista vicino casa, ho prenotato la visita per una settimana dopo, in orario comodo (dopo il lavoro). Il medico mi ha visitato, mi ha fatto parte degli esami nel suo studio e mi ha ordinato gli altri, svolti a pochi giorni di distanza, per la verifica degli esiti un breve incontro sempre previa prenotazione. In due settimane processo concluso, pagando due mesi dopo circa €30 (il famoso 10% non coperto dall'assicurazione ed un esame particolare). 

È costato (a me) molto meno perché ci sono stati meno passaggi. Ho capito che l'università italiana sforna medici a vagonate, ma non capisco perché dobbiamo mantenerli tutti noi… rimettendoci anche in salute!!!

Sunday, May 1, 2011

Coincidenza di date e di eventi

Ieri sedevo al Campus con una conoscente del programma tandem quando nel giro di 10 minuti si sono avvicendati due cortei, un battesimo ed un funerale. Paradigma della vita e della morte, ho pensato, però che strano… Oggi in Vaticano viene beatificato papa Giovanni Paolo II e due giorni fa le tv di tutto l mondo sono state monopolizzate dal matrimonio di William e Kate in Gran Bretagna, strano che due eventi così diversi, uno religioso e l'altro mondano, si susseguano a così breve distanza. In realtà la storia ci ha presentato altri casi di associazioni inusuali, come quando a distanza di pochi giorni morirono la principessa Diana e Madre Teresa di Calcutta, per non parlare di certe catastrofi naturali a ridosso delle feste, come lo tsunami in Indonesia il giorno dopo Natale ed il terremoto de L'Aquila a pochi giorni da Pasqua.

Tornando ad oggi, è pure il I maggio! Festa dei lavoratori ed una specie di festa nazionale qui in Austria. Manifestazioni ovunque. Che abbiamo pensato noi italiani a Vienna? Un gruppetto di noi si troverà per un picnic e per seguire qualche evento al Prater, se non piove, o in casa di qualcuno se il tempo sarà inclemente come dicono le previsioni del tempo. Rigorosamente con prodotti italiani! Beh, non del tutto, ma la tradizione è italiana! Da notare che sarò l'unica del nord Italia, con 6 romani ed 1 perugina. L'unità d'Italia si manifesta più all'estero che nel nostro Paese, per capirlo bisogna andarsene, ditelo al Trota!
veduta dal Riesenrad
L'incontro odierno sarà divertente ma anche triste perché alcune persone che hanno popolato i miei post di quest'ultimo anno hanno deciso di lasciarci per tornare in Italia o per andare altrove: in ordine di tempo, Beatrice, Rita e Mara. Ne sento la mancanza. Ho realizzato la cosa solo in questi giorni, rileggendo i vecchi post per il trasferimento in questo blog e passando il primo sabato sera completamente sola a casa. Veramente non proprio "sola", visto che al piano di sotto hanno organizzato un rumoroso party che mi ha tenuta sveglia fino alle 4 di stamattina. Non ero sola nemmeno nel disappunto, visto che altri hanno chiesto accoratamente su Facebook di abbassare il volume. Stamattina andando a messa ho incontrato la mia vicina di stanza ed anche lei era alquanto arrabbiata per la situazione. Questa è mancanza di rispetto! Ci sono tanti modi e posti ove festeggiare senza ledere il proprio prossimo. La cosa ha però avuto una conseguenza positiva, parlare per la prima volta con la mia vicina, anche lei immigrata. Come per gli italiani, la difficoltà unisce!

Un'ultima nota a proposito della santa messa di stamattina, anche per mantenere fede al blog che contiene eventi della mia vita "geologica" e musicale. Sono andata nella chiesa di  Alservorstadt (perché le parrocchie qui si chiamano con nomi strani che richiamano località invece di usare la dedicazione? questa sarebbe la chiesa della SS. Trinità). Domenica in Albis o Quasimodogeniti, a seconda delle tradizioni, in una bellissima chiesa barocca che ricordava quelle del Tirolo, con un parroco evidentemente straniero molto accogliente ed un accompagnamento molto austriaco e familiare: la Deutsche Messe di F. Schubert (vedi questo post). Giusto per rimettere lo spirito in pace con il mondo dopo la notte tormentata. Buona domenica e buon I maggio!

Monday, April 18, 2011

Simboli pasquali

Pasqua si avvicina rapidamente ed a Vienna spuntano mercatini ovunque, pieni di simboli pasquali la cui origine talvolta non è così ovvia. Per questo ho deciso di tradurre (liberamente e riassumendo un po') questa pagina.
Pasqua 
Pasqua è la festa cristiana della resurrezione di Gesù Cristo. Secondo l’antica tradizione cristiana, il terzo giorno dopo la morte, ovvero la domenica seguente il Venerdì Santo. Il nome della festa ed alcuni dei suoi simboli popolari hanno un’origine non cristiana. Tali elementi non cristiani sono stati inglobati dalla Chiesa per facilitare il passaggio alla nuova religione dei popoli pagani.

Etimologia della parola Pasqua 
In Italiano Pasqua, in spagnolo Pascua, in francese Paques, in russo Пасха (paskha), in svedese Paskdagen, in olandese Pasen, in basso-tedesco Pa(a)schen e in islandese Páskar. Nella maggior parte delle lingue la parola “Pasqua” deriva dall’ebraico “Pessach”, che significa letteralmente “camminare su” e “rinnovamento”. Pessach in ebraico o Pascha in aramaico è una delle più importanti feste giudaiche, ricorda l’esodo dall’Egitto e la liberazione degli Israeliti dalla schiavitù, e quindi il loro costituirsi nazione. Nella maggior parte delle lingue slave, Pasqua è detta “grande notte”, per esempio in polacco Wielkanoc, oppure “grande giorno” o resurrezione. 
Il corrispondente tedesco “Ostern” ed il parente stretto inglese “Easter” hanno un’etimologia totalmente diversa. L’origine di questa parola non è ancora del tutto chiara, ci sono varie teorie a riguardo. Potrebbe, per esempio, derivare dal nome di una dea pagana che veniva ricordata nella festa di primavera. Il nome di tale dea, secondo la tradizione inglese, era Eostrae (latino Aurora), dea della luce, e la festa cadeva per la prima luna di primavera. Secondo un’altra teoria la parola deriva da est (Ost in tedesco), ossia ove sorge il sole, come simbolo di resurrezione.

Le uova di Pasqua
Il significato dell’uovo nel corso dei secoli è stato interpretato dai teologi in vari modi. Per alcuni l'albume simboleggiava l’Antico Testamento ed il tuorlo il Nuovo Testamento, ossia il “cibo dei credenti”. Per altri l’uovo rappresentava l’Eucarestia, che a Pasqua ricordava la resurrezione. Secondo l’antica simbologia dell’uovo, esso rappresenta la vita dopo la morte. Così l’uovo è diventato uno dei più importanti simboli della Pasqua.
Sull’origine della tradizione di donare uova decorate ci altre teorie. Già in epoca pre-cristiana l’uovo, specialmente dipinto di rosso, era simbolo di fertilità. Per i Cattolici il consumo di carne è (era) vietato durante la Quaresima, come pure le uova, considerate “carne liquida”. Di conseguenza c’era un surplus di uova che venivano fatte bollire per conservarle più a lungo e dipinte per distinguerle da quelle fresche. Secondo altri storici, nel Medioevo, la decima, la tassa dei contadini, veniva pagata in uova il Giovedì Santo sia per le proibizioni della Quaresima sia per un aumento dell’offerta (come le oche per San Martino, al termine del periodo di pascolo). Una volta eliminata la decima è rimasta la tradizione di donare uova. Secondo altri ancora deriva dalla tradizione dalla Pessach ebraica. Sin dall’antichità si mangiavano le uova a Pasqua, come simbolo di ringraziamento per il tempio di Gerusalemme, casa di Dio. In generale, nella storia dell’arte l’uovo ha sempre rappresentato la resurrezione, presente spesso sullo sfondo nei dipinti a tema religioso.
Il colore con cui sono dipinte ha un preciso significato: giallo luce e saggezza, rosso il sacrificio di Gesù, bianco la purezza, verde giovinezza ed innocenza, arancione forza, resistenza ed ambizione. La presenza di uova rosse nella cristianità è riportata per la prima volta nel 1553. L’uso di nascondere le uova risale probabilmente al 17. secolo, quando nei conventi cattolici si facevano cercare le uova ai bambini, chi ne trovava di più riceveva un premio. Ai bambini si raccontava che il coniglio di Pasqua nascondeva le uova in giardino.

Il coniglio di Pasqua
Ed eccoci alla tradizione del coniglio, che in centro-europa è solitamente associato alle uova nascoste in giardino che i bambini cercano il mattino di Pasqua. Non è solo il coniglio a portare le uova, in Svizzera è un cuculo, in Westfalia ed in Assia una volpe ed in Turingia un gallo.
L’origine del coniglio pasquale non è chiara. Viene riportata per la prima volta nel 1682, forse per un errore di traduzione di agnello pasquale. Poiché il coniglio non ha le palpebre e dorme quindi con gli occhi aperti, per alcuni rappresenta Cristo risorto dai morti, non addormentato, ma vigile. Altri vedono nella sua fertilità un simbolo della vita eterna e della resurrezione. Sant’Ambrogio vedeva nel coniglio delle nevi, che cambia colore, un simbolo di rinnovamento e di resurrezione. Secondo alcuni testi cristiani, il credente che cerca rifugio in Cristo è metaforicamente un coniglio cacciato che si rifugia in montagna per salvarsi. A Bisanzio, per motivi ancora non chiari, il coniglio era il simbolo di Gesù Cristo.
L’agnello pasquale
Da millenni la pecora è il simbolo della vita. Fornisce cibo e bevande (latte, formaggio, carne), vestiario, tappeti, tetto (come tenda), materiale per la fabbricazioni di strumenti musicali come tamburi, trombe e strumenti a corda e da sempre usata come offerta sacrificale privilegiata nei rapporti con la divinità. Per gli israeliti l’agnello era un’offerta importante. Con lo Jobel, il corno di montone, si annunciava la festa (di qui le nostre parole giubilo e giubileo) e per Pasqua si mangiava un agnello in commemorazione della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Per il profeta Isaia l’agnello rappresenta il servo sofferente. Nel Nuovo Testamento Gesù viene chiamato da Giovanni Battista l’Agnello di Dio. Pietro e Paolo vedono in Gesù il vero agnello pasquale, intendendo che Gesù Cristo è diventato per tutti i credenti essenza della vita: cibo, bevanda, base e tetto, sicurezza e gioia, libertà e riconciliazione con Dio.
Rami di palma
La Domenica delle Palme i cristiani ricordano l’entrata a Gerusalemme di Gesù a dorso di un asino ed acclamato come “Re della Pace”. L’uso dei rami di palma era considerato per gli Ebrei segno di omaggio e di vittoria. Di qui l’uso di benedire rami di palma, a sud si usano anche gli ulivi, nel nord i rami di salice o di Segenbaum (albero della benedizione) o altre piante.
I fuochi di Pasqua
Tipici soprattutto nelle comunità montane, hanno origine nella liturgia cattolica di Pasqua. La veglia pasquale è nota sin dal IV secolo, il rito della Luce dall’VIII con la consacrazione del fuoco. Il fuoco viene acceso da una pietra focaia o tramite un cristallo che diffrange la luce solare, a simbolo della resurrezione di Cristo dalla pietra tombale e della potenza celeste. Con tale fuoco è poi accesso il cero pasquale.

Sunday, April 17, 2011

migrazione

Dopo un anno da immigrata, faccio migrare anche il mio secondo blog. Progressivamente trasferirò i vecchi post, intanto godetevi i nuovi!

Saturday, April 9, 2011

compleanno della nuova era

Primo compleanno della nuova era. Non bastava che tutti mi ripetessero che dopo i 30 si cambia modo di pensare, ci voleva proprio un compleanno completamente diverso dai precedenti. Per la prima volta non mi sono presa un giorno di vacanza, non ho trascorso con i miei genitori la festività, non ho preparato una torta, non ho suonato come auto-regalo per 3 ore, non sono andata in bici, e via dicendo.

Ieri mattina mi sono svegliata alla solita ora e dopo una colazione in cui mi sono concessa solo un paio di biscotti in più sono andata in ufficio, ove non c'era nessuno. Immediatamente sono iniziati ad arrivare i messaggi di auguri su Facebook, che sono continuati per tutto il giorno, assieme a quelli sul cellulare e via mail... era tecnologica. Una collega ed amica si è presentata con una bellissimo vaso di profumati tulipani e mi ha cantato tanti auguri a te in misto italiano-inglese. Pranzo veloce con tipici sandwich d'oltralpe. Nel pomeriggio the e dolcetto comprato per festeggiare con i colleghi "reduci", tra cui un simpatico sassone e la sua dolce ragazza che, dopo le mie insistenze, mi hanno cantato una tenerissima canzone tedesca per questa festività, generalmente destinata ai bambini o agli anziani, "wie schön dass du geboren bist". Mi sono quasi commossa!


La sera sono andata in stazione a prendere 3 amici patavini venuti a trovarmi per il week-end. Degna fine della giornata con cena faraonica, a base di carne, nonostante il venerdì di Quaresima, e lussuriosi dolci al cioccolato. Mi ha fatto una strana impressione trovarmi con gli amici di sempre in mezzo ad una caotica festa austriaca, credo anche a loro. Una breve passeggiata per le tranquille vie di Vienna notturna e poi a nanna, pronti per un'intensa giornata turistica.

Sicuramente mi ha messo tristezza non poter festeggiare con chi mi ha messo al mondo, se non a distanza. Un grazie agli amici che hanno fatto di tutto perché non mi rattristassi troppo e non mi deprimessi per la nostalgia. Sono cambiata, ahimè, non posso più tornare indietro. Forse anche questa nuova era non è poi così male.

Sunday, March 20, 2011

Fratelli d'Italia!

Il 17 marzo il nostro Paese ha compiuto ben 150 anni. Relativamente giovane se si considera che la Germania festeggia la riunificazione solo da 20 anni ed è diventata una nazione non molto tempo prima dell'Italia. Bella festa… con i leghisti del Nord che si rifiutano di festeggiare perché si sentono "schiavi" di Roma (mal interpretando il nostro inno) ed i "borbonisti" (come chiamare i sostenitori dei Borboni?) del Sud che si sono sentiti invasi dai piemontesi. Ci manca solo che laziali e marchigiani rimpiangano i bei tempi dello Stato Pontificio… Allora come celebrare questa ricorrenza… che per la prima volta viene ricordata in Italia con un giorno di vacanza?

Mi trovo pure nell'imbarazzante situazione di essere emigrata nel paese che un tempo fu occupante. Una conoscente addirittura si è sorpresa che fossi italiana, credendomi di Klagenfurt. La cosa mi onora, anche se continuo a biascicare in modo penoso l'idioma locale, ma mi spaventa: sono così ben integrata da aver obliato le mie italiche caratteristiche? Una collega in Scozia per un colloquio di lavoro è stata scambiata per tedesca. Abbiamo forse perso il tipico accento italiano anche quando parliamo inglese, acquisendo quello tedesco? Questo non mi dispiacerebbe poi tanto, noi Italiani siamo già troppo riconoscibili per altre abitudini.


Già, le abitudini di noi italiani. A partire dalla cucina. Per noi cena significa cucinare qualcosa e mangiare pietanze calde, dal nord al sud. Che sia pasta e ceci, riso e latte, polenta, patate, spezzatino, pesce… sempre di piatti appetitosi si tratta. Qui si sorprendono, perché raramente cucinano per cena, si accontentano di pane e formaggio o affettati e gli immancabili cetrioli. Poi il concetto del tempo. Pur essendo io sempre "überpünktlich" che significa che arrivo almeno un quarto d'ora prima, in genere gli Italiani sono in ritardo agli appuntamenti o comunque fissano le cene ed i dopocena sempre più tardi di quando lo farebbero gli autoctoni. Il fatto che non esista in Italiano (nemmeno in Inglese) una traduzione della parola "überpünktlich" la dice lunga sul nostro concetto del tempo.


In fondo in fondo siamo Italiani, dal Trentino alla Sicilia, troppo caratteristiche insite nel nostro DNA ci rendono tali. Basta pensare a questo per sentirsi uniti, senza dover aspettare i prossimi mondiali di calcio. Specialmente quando all'estero ci deridono per la ridicola situazione politica, senza certo fare distinzioni per provenienza. In verità, ci sono anche notevoli differenze tra area ed area, regione e regione, addirittura paese e paese, o meglio tra testa e testa, e forse un federalismo fiscale potrebbe risolvere alcuni problemi, acuirne altri, ma almeno in questa occasione pensiamo solo a quanto siamo unici nel resto del mondo tanto da copiare (ed alterare, ahimè) le nostre cose belle e buone!

P.S. Non dico nulla sul nostro inno, il "canto degli Italiani", che avrà pure un testo apprezzabile (da notare che noi citiamo i Polacchi e loro ci citano nel loro inno), ma che ha una musica quanto mai... italiota...

Tuesday, March 8, 2011

Solitudine di migrante

solitudine di migrante

quotidiana compagnia
giorno di festa
doppia festa
giorno di malinconia
doppia malinconia di migrante
lontano dalla famiglia
in pensiero per i genitori non più giovani
nella solitudine di un ufficio stranamente silenzioso
dove sono tutti?
ad un convegno, a casa, a festeggiare
e tu? sola, nel lavoro e nelle feste
il tuo capo presenta il tuo lavoro
e tu schiava nell'ombra
ma non si vive di solo lavoro
ci sono le passioni!
amore? ormai il cuore è sterile
musica? frustrazione
frustrazione di un nuovo strumento
per la fatica di appropriarsene
frustrazione di un vecchio strumento
per la scarsa pratica
amici? delusione
ognuno arrocato in posizioni estreme
non si accordano con la tua mente aperta
calpestano il tuo rispetto
deridono le tue convinzioni
allora?
dolci ed alcool in cui soffocare la solitudine
ricordi di casa
cercando un calore umano che ti manca
tanto, da domani dieta
o meglio astinenza
è Quaresima
quando già fai dieta ed astinenza
per solitudine
perché è triste mangiare e bere da soli
solitudine di migrante
sola, incompresa, preoccupata
sempre sbagliata
ma meglio soli in un paese che parla un'altra lingua
che isolati tra i propri compaesani
è meglio essere considerata straniera all'estero
che diversa in patria!