Wednesday, December 30, 2015

Il basalto di Goethe

Per Natale sono tornata a casa, dai miei, come tradizione. Sfogliando vecchie carte sulla mia scrivania, mi sono imbattuta in ritagli di giornali dei tempi del liceo e dell’università, in particolare uno mi ha colpito. Così, invece di raccontare di questi giorni a casa, tra la nebbia al mare alla neve in pianura, solenni abbuffate, programmi a lungo termine che non si sa se si potranno realizzare, giochi con il micio, messe varie, incontri con amici, tristi notizie, etc. traduco e riassumo un curioso articoletto che trovai su EOS (vol. 87, n. 26, p. 256, 2006) a proposito di Goethe (e te pareva che non c’entrava il tedesco?), la geologia e gli Stati Uniti, a firma di David P. Stern.

Mia madre, nata sotto l’imperatore d’Austria e morta a New York, spesso citava un verso che attribuiva al celeberrimo poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe. “Amerika, du hast es besser/hast keine Basalte und keine Schlösser” ossia, America, tu hai il meglio, nessun basalto e nessun castello. Lei diceva che per un poeta tedesco come Goethe l’America nel 1800 rappresentava una speranza per il futuro, un posto libero dal peso storico dei signorotti feudali guerrafondai dell’Europa, dalle guerre prive di senso e dai conflitti religiosi. -Ma che c’entrano i basalti?- domandavo - Il basalto è un tipo di roccia. Forse Goethe intendeva un’altra parola, tipo palazzi, in contrapposizione ai castelli?- 

Dimensioni delle colonne, ne vogliamo parlare?
La sottoscritta sull'isola di Staffa, Scozia.
Venne fuori che la poesia di Goethe era sì un po’ diversa, ma usava proprio la parola basalti. “Den Vereinigten Staten/Amerika, du hast es besser/als unser Kontinent, das alte, /hast keine verfallenen Schlösser/und keine Basalte./Dich stört nicht im Inneren/zu lebendiger Zeit/unnützes Erinnern/und vergeblicher Streit. (Parafrasando: America, tu sei messa meglio del nostro vecchio continente. Non hai rovine di castelli in decadimento e non hai basalti. Non sembri essere distolta dagli eventi presenti da memorie senza senso ed inutili litigi).

Goethe voleva veramente parlare della nera roccia vulcanica? Apparentemente sì. Oltre ad essere un importante scrittore e poeta tedesco dell’epoca, Goethe era appassionato di geologia. In quel tempo, in Germania, la geologia era prevalentemente concentrata sulle necessità estrattive e nel 1777 Goethe fu assunto come capo della commissione mineraria a Weimar. Collezionava pure minerali. La stratificazione osservata in molte rocce aveva portato i primi studiosi di scienze della Terra a dedurre che tali rocce si erano formate in antichi oceani, come supportato dal ritrovamento di fossili marini. Una figura trainante nella geologia all’epoca di Goethe, Abraham Gottlob Werner, un docente dell’accademia mineraria della Sassonia, arrivò a sostenere che tutte le rocce si fossero formate in tal modo, anche i basalti ed i graniti. In realtà, l’esperienza di terreno di Werner era limitata localmente, ma le sue eloquenti spiegazioni convinsero molti della sua teoria “Nettuniana”. Sul vulcanismo egli ipotizzava che fosse un fenomeno piuttosto superficiale, probabilmente rifornito dalla combustione di carbone. I suoi sostenitori portavano ad esempio livelli di basalto nella “Selciato del Gigante” in Irlanda, fossili intrappolati in alcuni basalti e livelli che sono stati modificati da altri processi, come ora sappiamo.

Werner era l’antagonista dei “Plutonisti” o “Vulcanisti” capeggiati tra gli altri dal geologo scozzese James Hutton e dall'ex-studente di Werner, Alexander von Humboldt. Hutton e Humboldt dichiaravano che alcune rocce, in particolare i basalti, uscivano dal suolo già fuse. Nella calda discussione, Goethe era più o meno un sostenitore dei Nettunisti, preferendo processi lunghi lenti sulla teoria dei Vulcanisti delle rapide eruzioni; potrebbe essere stato parte del suo atteggiamento filosofico, che lo portò pure a contrastare la rivoluzione francese. Discusse la teoria dei Nettunisti con Humboldt nel 1823 e di nuovo nel 1831, non molto prima della sua morte. Per allora la maggior parte dei geologi aveva accettato la prova che il basalto era effusivo e non sedimentario.
Goethe pubblicò tra il 1779 ed il 1780 “Proposte di confronto che possono trovare d’accordo Vulcanisti e Nettunisti sull’origine del basalto”. In seguito visitò alcune delle prove, sul Vesuvio, e raccogliendo informazioni su esso e sull’Etna. Forse il verso “inutili discussioni” rappresenta il desiderio di Goethe di sottrarsi dall’intero dibattito.

La poesia è forse volutamente ambigua. Ed è pure errata. Gli Stati Uniti saranno anche liberi dall’eredità violenta che ha animato l’Europa, ma non sono privi di basalti. Se Goethe avesse saputo dei grandi depositi di lava nell’ovest, o dell’enorme affioramento della Torre del Diavolo in Wyoming (ove le dimensioni delle colonne superano quelle del Selciato del Gigante), forse avrebbe scelto parole diverse.”

Monday, December 7, 2015

Ich werde mal wieder “Servus” sagen!

La settimana scorsa è stata particolare. Sentivo qualcosa nell’aria, ero nervosa. Davo la colpa al caffè (istantaneo e diluito) ed al tè verde. Un giorno, al ritorno dal lavoro, ho sentito l’impulso di scendere ad una fermata prima di quella solita e fare un tratto a piedi. Sono passata davanti ad una chiesa che non avevo mai visitato. Presa dalla curiosità di vederne l’organo e trovando la porta aperta sono entrata. Il tempo di una preghiera, nel buio della navata principale, all’ombra dell’imponente organo e con il tabernacolo illuminato. Poi sono tornata a casa al solito. Nulla accade per caso.

Nella buca delle lettere c’era una lettera dall’università. Era l’avviso di licenziamento. Niente di drammatico. La legge belga prevede che un contratto a tempo determinato si possa rinnovare una sola volta, per cui ad aprile dell’anno scorso ho firmato un contratto a tempo indeterminato, pur sapendo che quando i fondi sarebbero terminati avrebbero dovuto licenziarmi. Così è stato, mi danno il preavviso di sei mesi. Bene! Ho pensato, così possiamo programmare la data per l’inizio dell’altro progetto, già finanziato, che mi permetterà di restare a Bxl per due ulteriori anni.
Ho fatto fatica a prendere sonno e poco prima delle 23 mi sono svegliata. Mi sono riaddormentata ed ho ronfato, sognando un esame, fino alle 7. Una volta tanto non solo non mi sono svegliata alle 6, ma non ho nemmeno sentito la sveglia impostata sulle 6:30 automaticamente. Faccio colazione e controllo la posta. elettronica Ed ecco LA NOTIZIA. Ancora non ufficiale, giusto un anticipo dal mio ex-capo. Il progetto mandato a Vienna sei mesi fa è stato approvato! Non ci posso credere, non può esser vero. SI TORNA A VIENNA!!!! GRAZIE, SIGNORE!!! Ho tenuto la cosa per me fino all’arrivo della conferma ufficiale e solo oggi ho comunicato la notizia ai miei capi ed ai colleghi.

Ci vorrà tempo, penso di prendermi tutto quello necessario. Mi voglio godere ogni istante. Non mi sposterò prima di sei mesi almeno. La responsabilità di un progetto da me scritto mi spaventa un po', anche se per la mia carriera questo finanziamento è un ottimo salto in avanti. Ma solo l’idea che potrò lasciare Bxl per tornare a Vienna mi rende felice. Sì, mi mancheranno incredibilmente le persone incontrate qui. Rimpiangerò i colleghi ed i miei capi, che sono diventati degli amici più che dei superiori, tanto da aiutarmi nel trasloco o dal condividere anche questioni personali. Mi mancherà la variabilità meteorologica quotidiana (ma non la totale assenza di stagioni). Non inizio la lista di quello che non rimpiangerò perché sarebbe ingiusto. Bxl, nonostante tutto, mi ha dato molto. Ho imparato parecchie lezioni, non solo dal punto di vista scientifico, ma soprattutto per la vita. Non sono la stessa persona che tre anni fa lasciò Vienna per venire qui e sicuramente la città che troverò sarà differente da quella ricordata. O forse no, perché Vienna è congelato, meglio, fossilizzata nei fasti del passato imperiale. 

Difficile a credersi. Anche questa è Vienna.
Cosa ritroverò? Le passeggiate in bici lungo il Danubio e le pedalate in notturna in città dopo le serate con gli amici. Il buffo accento viennese e le parole alternative che si usano lì (Jänner per Januar, Erdäpfel, Marillen, Melanzani, etc.). L’opera ed il Musikverein a prezzi stracciati per posti in piedi ma con interpreti internazionali. Le giornate in un ufficio che assomiglia ad un ospedale psichiatrico (non solo esteticamente), rimanendo lì fino a notte fonda, anche nei festivi, ma sapendo che nel caso non avessi nulla in casa potrei sempre ricorrere al turco ad ogni stazione della metro. Il suonare in chiese diverse ogni domenica con organi scomodi, enormi (4 tastiere per me sono tante), elettrofoni e tastiere, tutti in cantorie buie, lottando con il telecomando per proiettare i canti. La burocrazia asburgica, kafkiana ma efficiente. I viaggi in treno per tornare a casa in Italia, con il notturno attraverso Tarvisio o lungo tutta l’Austria per arrampicarsi al Brennero. La bellezza degli edifici lungo il Ring. L’insofferenza per lo snobismo dei locali, il razzismo latente e la totale mancanza di memoria storica. Il Mohnstrudel al mercatino di Pasqua di Freyung, tra le migliaia di uova decorate, il Glühwein con le tazze da collezione per Natale, i Krapfen ed i balli per carnevale (rigorosamente dall’11 novembre), l’oca di San Martino e la festa della zucca. La metropolitana ogni 3-4 minuti e pure durante l’intera notte nei weekend. I caffè storici ove è possibile leggere un giornale, sorseggiando un melange e gustando una fetta di torta, mentre il vicino (sigh!) fuma. Il breve tragitto in S-Bahn per raggiungere l’aeroporto, passando in fianco al cimitero centrale e alla pulitissima raffineria dell’OMV. I parchi. Grinzing e la foresta viennese ove andare a passeggiare. L’imponente e tranquillo Danubio…

Ritroverò anche alcune persone con cui non ho mai interrotto i contatti. Altri prima di me hanno lasciato la città, ma alcuni sono rimasti. Anche loro saranno cambiati in questi anni. C’è qui ha avuto un figlio, chi ha trovato un nuovo lavoro, chi ancora ritorna dall’esilio come me. E poi ci saranno nuove conoscenze.

Non credevo sarebbe mai stato possibile, ancora fatico a convincermi. È vero! Bis bald, Wien!

Friday, November 20, 2015

Japan 4.0

4th time in Tachikawa, again for a symposium and in the framework of the successful collaboration between Japan and Belgium. A full experience, as always. This post will be partly in Italian, because some ideas would be too difficult to be expressed in a foreign language and because these thoughts are mostly of interest for my Italian friends.

Journey
Outbound Flight with Austrian and inbound with Lufthansa. It is was a very cheap combination, but extremely agreeable. A bit of nostalgia had hit me by seeing again pictures of Vienna and listening to Strauss’ music, as every time I board an Austrian plane. It didn't last long, though, because the usual manners of the flight attendants and the meals offered on board have reminded me what I did not like of Vienna. I had a tight connection in Vienna, but luckily the flight had 2h30 delay. On the way back, flying with Lufthansa, I was more comfortable. It is always a long flight (about 12 hrs to reach Europe) and I get easily bored, I don't sleep much, especially when my neighbor is snoring... Now there is a direct flight connecting Brussels with Tokyo, but it is still too expensive.

Religiosity
On the way to Tachikawa from Narita Airport, on the train, I met another Italian (I know, we are everywhere and we recognize each other immediately). This fortunate meeting offered me the opportunity not only to discover a part of Tachikawa I didn't know, but also to think about religions and the way we deal with them. (The following two paragraphs are in Italian).

La ragazza incontrata è un monico buddista ma anche una cattolica osservante, ossia ha abbracciato una filosofia di vita ed un cammino spirituale di tipo buddista che non solo non sostituisce ma addirittura sostiene la fede individuale, tanto che tra i suoi amici ci sono anche ebrei e musulmani. In sostanza, il buddismo da lei praticato non costituisce una religione a sé stante, ma un percorso filosofico. Ho visitato un tempio molto importante per questa scuola e lei pazientemente mi ha spiegato il significato dei vari riti. Il mio approccio alla religione, forse più “luterano” per certi aspetti che “cattolico”, ossia con dubbi, domande e ragionamenti (non ho mai amato il dogmatismo) non è cambiato, ma la sua esperienza mi ha fatto riflettere sul fatto che per lei il buddismo ha avuto la stessa funzione che per me ha la musica sacra. Il cammino è importante tanto quanto l’arrivo, perché la nostra vita non è altro che un lungo percorso verso una destinazione che forse mai raggiungeremo, ma che vediamo solo con la Fede.

Sinceramente consiglierei una chiacchierata con questa ragazza a tutti i miei amici estremisti, sia quelli tradizionalisti cattolici sia quelli rabbiosamente atei. Entrambi potrebbero imparare che la pace e l’amore fraterno risultano dal rispetto per il pensiero altrui. Rispetto significa anche interesse, perché c’è sempre da imparare e motivo di crescita. Sono onestamente stufa di moniti per le frequentazioni non strettamente cattoliche da una parte e commenti irrispettosi verso i credenti dall’altra. A tal proposito, vorrei ricordare che criticare l’istituzione è lecito, ma non deridere chi crede (o non crede), di qualsiasi religione si tratti!

Japanese style
Back to English, for something that has never happened before. On Sunday morning I overslept, despite the alarm! I was tired for the flight, but I always woke early. This time I almost missed breakfast in the hotel, after sleeping for about 12 hrs!

The Japanese experience has been dominated by food this time. From the traditional tea shop where the owner has explained with drawings the different varieties of tea, to the traditional restaurant for the final dinner offered by our Japanese counterpart, where four cooks were there only for us and we ate the famous fugu (puffer fish, pesce palla, lethally poisonous if not cut as it should). In between we had a delicious (after party) dinner in another restaurant, with a lot of food and sake, with Japanese professors and their students, heartily laughing and seriously discussing about science like in any corner of the world when among geologists. We had also a funny experience with a shabu-shabu place, due to the complicated order in Japanese. It is extremely difficult to communicate with locals, because even the gesture is quite different from the european style.

Science
The reason for the journey was the annual symposium on Antarctic meteorites. Scientifically very interesting for both sides, even though a very few foreigners attended it. After the symposium, those of us in the established collaboration between Japan and Belgium had a private meeting to discuss the future of the collaboration and the strategy for investigating the samples we have. I must admit that my mixed Italian-German dedication to science is sometimes in contrast with the complex way of dealing with problems typical of Japan or the Belgian easiness.

Actually, I was a bit surprised when my boss proposed to extend my stay in Japan for a couple of days. I said no, firstly because I had already other commitments in these days in Brussels and secondly because scientific research is not more important than my life (it took a long time, but now I’ve learned). I’m always happy to work on Sundays or bank holidays, I’m flexible in changing my plans if possible, but not when I’m on the other side of the Earth, just the day (less than 24hrs) before the planned flight (booked months in advance). I love my job, but I’ve already given up too many times things that I love as well, just for prioritizing  (sometimes) useless tasks. The fact that I don’t have a husband and children waiting for me at home does not imply I don’t have a life outside the office. I thank my other boss, another woman in science, for having understood my point and having supported my "no". 
 
Paris and Brussels

Finally some thoughts on what happened in Paris on Friday 13th. I read the news only upon arrival in the hotel. Initially shocked for what they dared to do, then for the reaction. I don’t think that further violence is the best answer to a similar attack in the heart of Europe. I don’t think that religion has something to do with the behavior of terrorists. I don’t think we should restrain from living normally because of fear. Death comes always unexpectedly, for a bunch of causes. An increase in security check is due (like I saw at Frankfurt airport), similarly to our regular health checks, but cancelling events such as football matches or concerts is a bit too much in my opinion. However, I do find a bit weak the general behavior of Belgium with respect to the issue.

The reaction of Japanese people was also surprising. A colleague, temporary in Belgium, was reconsidering the idea of coming back. The lady at the airport desk asked me about Brussels, as she thinks that the place is not particularly safe in this moment, but she should come for working. I indeed consider Brussels not particularly safe in comparison with other european cities, but for completely different reasons (crazy driving style, number of thefts, rapes, etc.). If we consider natural disasters and even terrorism, Japan might appear even more dangerous.

In conclusion, even though the cultural difference is a bit shocking and the journey extremely tiring, I'm happy to come back to Japan whenever possible!

Wednesday, November 11, 2015

Eleven years ago

June 2004. My MS thesis was ready to be printed, my advisor was going on vacation, and my graduation was planned for end of July. I had used image analysis in my thesis, after a little teaching from a colleague who was just some years older than me. Therefore, I enrolled for a workshop on image analysis applied to Earth Science, held at the university of Basel, by one of the few woman professors in the field. I was young, inexperienced, I could hardly understand English, not mentioning German, shy, and never confident on my skill. It was my first time in Switzerland. As I was not insured and not reimbursed, nor I was used to travel alone, I went to Basel with my parents and we stayed in a camping site, from where every day I took a tram to the dept. of geology. I’m still in touch with some friends met there. After that workshop, I turned to Mac, leaving Win forever. Among the other participants, we, Italians, were the majority. Many of them also moved abroad. Someone has left academia. I remember also the two PhD students of Basel, a Dutch girl, who now works in Denmark with her husband, and a British guy, who eventually died on a mountain excursion.
October 2015. Again in Basel, with the same professor, for a workshop on advanced applications of image analysis. In the meantime, I have greatly improved my English (it's still pretty limited, but at least I can say what I'm doing in science), I learned German and a few sentences in French and Dutch. I got a MS degree and a PhD, and since almost six years I live abroad, first in Vienna and now in Brussels. Basically I'm still shy, but who doesn't know me might think I'm not. I’m used to travel alone and to be often on a journey. I'm ready to see Basel with different eyes.

The journey
Obviously by train. As always in Belgium, with a surprise. The booked train was cancelled and replace by a combination of trains, with a transfer in Luxembourg. The connection was tight and a delay caused by works on the railway has almost jeopardized the whole journey. I had no time to visit Luxembourg, perhaps next time. The French landscape is quite boring, especially if compared with the Rhine valley on the other side of the border (see post about Freiburg). The journey back was much more relaxing.

The accommodation
Let me say that I stayed in one of the worst and most expensive hotels I’ve ever been during my business trips. It was "on the other side of the Rhine", in a district mostly populated by foreigners and, therefore, more lively and generally less expensive. My room was extremely small, the furniture outdated and poor (no doors in the wardrobe), breakfast with limited choices, and problematic wifi for most of the time. The only good point was that after 9 pm everything was as quiet as in a cemetery, and I could rest peacefully.

 The workshop
The organizer was as enthusiastic as I remember. There was a small group, only 8 of us. I was the only post-doc (but not the oldest one) and the only woman. My classmates were mostly first year PhD students, coming from UK, Switzerland, France, and Sweden, but someone else was originally from another country. As help for the practical sessions, other that two current PhD students from Basel, there was a German post-doc that I met already years ago. The workshop has been extremely interesting. I greatly appreciated scientific but also trivial conversations with colleagues and professors. Especially at the last evening, when we enjoyed a cheese fondue, with a lot of alcohol... My mind went back to the good years of geology in Padova.

The city
Eleven years ago I was overwhelmed by the new experience. This time I could dedicate some time just for sightseeing. Basel is cute. Nothing special. Trams are perfectly on time, the streets are clean, the shops are super expensive. I was lucky enough to catch the “Herbstmesse”, a kind of Christmas Market in Autumn, with traditional sweets, sausages, and local handmade products. The language still sounds mysterious to me. I had no problems in shops and restaurants (my German is enough for these easy tasks), but when I happened to hear a conversation between locals I couldn't understand a word!

Conclusion
Basel, the sleepy Basel, is definitely a place where I can live without getting stressed. I like the fact that Basel is relatively small, at tram distance from Germany and France (people do say Merci and Adieu, mixed with German), tidy and clean like only Swiss cities are. I've loved discussing again of microstructures and of structural geology questions. I wish I have the opportunity to come back without waiting again 11 years.

Monday, September 28, 2015

Heading South

Dopo aver raggiunto l’estremo nord della Germania, ora tocca al sud. L’occasione è stata fornita da un convegno, organizzato da alcune vecchie conoscenze.

La Deutsche Bahn
Le ferrovie tedesche mi hanno sempre dato un’idea di puntualità ed affidabilità. Idea più o meno confermata. Ho comprato i biglietti con mesi di anticipo, approfittando di qualche offerta, da Bxl a Freiburg, con cambio a Colonia. Non ero sicura di partecipare al convegno, per cui non ho prenotato il posto all’epoca. In seguito ho scoperto che non era più possibile farlo online, senza acquistare nuovi biglietti. Ho ascoltato un’odiosa musichetta telefonica per 30 min., pagando più di €1, nel tentativo di risolvere il problema. Niente da fare. È possibile prenotare un posto su tratta internazionale solo chiamando un numero a pagamento di DB belga. Alla fine, trovandomi la settimana prima sul suolo tedesco (vedi Heading north), ho effettuato la prenotazione di persona, con una gentilissima addetta del Reisezentrum. Allora ditelo che è un servizio per chi sta in Germania soltanto!

Il viaggio è iniziato presto, per paura di non arrivare in tempo a Midi. Invece, al mio solito, vi sono arrivata con larghissimo anticipo. L’ICE era piuttosto pieno, prevalentemente di anziani tedeschi. A Colonia siamo arrivati con qualche minuto di ritardo. Giusto il tempo per comprare qualcosa per il pranzo ed è arrivato… mezzo ICE della tratta successiva. C’è voluto un po’ per recuperare l’altro mezzo treno, ma siamo partiti con solamente alcuni minuti di ritardo, poi recuperati. Anche questo treno era strapieno, con gente seduta per terra. Progressivamente il treno si è svuotato e nell’ultima mezz’ora ho chiacchierato con la mia vicina, una signora tedesca che vive in Svizzera.

Giunta a Friburgo, ho incontrato subito la mia compagna di stanza, britannico-canadese, e ci siamo divertite a mandare in confusione l’addetta dell’albergo tra richieste di ricevute separate e domande in tedesco ed in inglese. Le peripezie con la DB non erano però finite, pur non riguardando la sottoscritta. Causa emergenza profughi, la tratta Monaco-Salisbrugo è stata interrotta. Un collega doveva rientrare a Vienna ma questa novità metteva a rischio il viaggio prenotato. Chiedendo informazioni in stazione la risposta è stata: o da Monaco prende un treno locale fino a Freilassing (al confine con l’Austria), da lì prosegue a piedi o con un taxi per i 3.5 km che separano dal confine e poi continua con i treni austriaci oppure tenta un’odissea di treni, salendo fino a Francoforte per entrare in Austria da Passau. Alla fine il collega ha trovato un tragitto più rapido, non visto dall’addetta delle ferrovie. Resta scandalosa la poca assistenza data. Se il collega non avesse controllato il sito prima di partire avrebbe avuto l’amara sorpresa solo giunto a Monaco!

Il viaggio di ritorno, al contrario, è stato molto piacevole. Non solo i treni erano mezzi vuoti perché si trattava di un lunedì sera, ma avendo preso l’EC fino a Colonia mi sono goduta panorami che con l’ICE avrei perso. Infatti l’EC a fronte di 1h in più di viaggio percorre un’altra linea, costeggiando il Reno. La sorpresa è iniziata a Bingen, di cui avevo solo letto qualcosa nei libri sulla vita di Santa Hildegard, ed è continuata fino a Mainz, con rive profonde, anse, battelli, castelli e villaggi medievali, conventi, boschi… un paesaggio da fiaba! Devo programmarci una vacanza, prima o poi!

Parte prima, ovvero il convegno

Già all’icebreaker party ho ritrovato tutte le vecchie conoscenze (“vecchie” è per dire, non solo conosco la maggior parte di loro da meno di cinque anni, ma addirittura molti sono più giovani di me). Prima di arrivare, passando accanto al Münster, abbiamo sentito della musica d’organo. Non potevo che entrare. Come da tradizione geologia e musica non sono mai separate. Con meraviglia nella storica Kaufhaus ove si svolgeva il party di benvenuto ho notato un’aquila a due teste con uno scudo rosso e bianco… mi ricorda qualcosa di Vienna… tipo… gli Asburgo??? Già, sono stati pure qui.

Tutti si aspettavano che il mio capo partecipasse, invece tra altri impegni concomitanti ed il programma non particolarmente eccitante per lui ha deciso di non venire, incaricando me di (i) rimborsare il mio ex-capo, commissario esterno in un dottorato, (ii) partecipare ad un incontro su un progetto di perforazione scientifica e (iii) parlare ad una possibile candidata per un dottorato del fantastico gruppo in cui lavoro. Senior post-doc a tutti gli effetti, non sono più la studentessa spaventata che nasconde il proprio nome per non dover rispondere alle domande. Più un onore che un onere. Spero di aver svolto il mio compito degnamente.

Come in ogni convegno c’è una parte positiva, fatta di collaborazioni, idee, proposte, ed una negativa, dominata dalla concorrenza, la competizione, l’invidia ed il pregiudizio. In questa comunità, quasi una famiglia, si spettegola come in un paesetto di provincia. Una certa chiusura ed animosità nel difendere le proprie posizioni anche contro l’evidenza dei fatti sono purtroppo tipiche della comunità degli impattologi. E non sono l’unica ad averlo notate. Basta esserne fuori o venire da un altra comunità scientifica. Forse sono così perché hanno dovuto lottare molto per vedere riconosciuto quanto affermavano, quando pochi credevano ai crateri d’impatto. Per fortuna questo atteggiamento non appartiene a tutti i componenti, anzi, al contrario, le nuove generazioni stanno cambiando e questo tipo di convegni, mettendo in comunicazione giovani ed anziani, analisti di terreno, modellatori numerici e sperimentalisti, aiutano molto. La cena di gala, in un lussuoso ristorante, mi ha permesso di apprezzare i francesi (detesto la lingua, ma le persone incontrate si sono sempre rivelate sincere ed educate) e di conversare con uno dei “padri” della ricerca di cui mi occupo. Una persona cordiale ed estremamente intelligente. Uno che non ha perso l’entusiasmo e la curiosità scientifica nemmeno dopo il pensionamento.

Chicca divertente. I tedeschi amano testimoniare con una foto di gruppo qualsiasi incontro, che sia un convegno o un corso. Dopo due giornate di sole magnifico, hanno pensato bene di fare la foto di gruppo il primo giorno di cielo grigio, subito dopo pranzo. Dal giorno dopo è tornato il sole.
Tempismo perfetto!

Parte seconda, ovvero la vacanza

Con la scusa del convegno, mi sono concessa alcuni giorni di vacanza con i miei genitori, giunti apposta dall’Italia. Loro erano contenti perché si sono risparmiati di venire su in Belgio (praticamente dimezzando la strada) ed io ero felice di stare un po’ di più nel sud della Germania. Oltre a festeggiare il compleanno di mia madre, ci siamo divertiti a scoprire una parte della Foresta Nera. Dai paesaggi alla cucina. Che meraviglia! Non era Baviera ma ci assomiglia per certi versi. Mi è bastato vedere un gruppo di grasse mucche al pascolo ed inalare l’aria fresca con l’odore di bosco e di erba bagnata per dimenticare Bxl e recuperare il sorriso e l’appetito.

 Abbiamo anche visitato Friburgo, il cui centro storico è piccolo piccolo, ma carino. La città è gemellata con Padova dagli anni ’60 ed hanno attualmente più o meno la stessa dimensione. Eppure sono così diverse. Friburgo, a confronto, resta un paese di campagna, mentre Padova, nel bene e nel male, è diventata una città.

Soggiornando sul territorio, si riceve anche la carta Konus, ossia un biglietto per tutti i mezzi pubblici della regione. L’abbiamo sfruttata non solo per andare a Friburgo, ma anche per prendere il trenino che si arrampica fino ai quasi 1000 m s.l.m. dello Schluchsee. Da Friburgo sono più di 700 m di dislivello, che il trenino affronta con due motrici quando le carrozze sono più di tre. Arranca, arranca, lungo una vallata che si chiama “Inferno” e che a metà ha una località chiamata “Himmelreich”, ossia “Regno dei Cieli”, se vogliamo… Paradiso. Su questo curiosa toponomastica ha scherzato pure il prete la domenica a messa. A proposito, qui ho ritrovato la celebrazione cattolica cui ero abituata in Austria. Nonostante usino lo stesso libro dei canti, i tedeschi cattolici del centro-nord, come quelli a Bxl, hanno una tradizione differente, forse più vicina al rito luterano. Questo, unito all’aquila asburgica, hanno completato il panorama simil-viennese della vacanza.

Monday, September 14, 2015

Heading North

Dopo anni di "ti prometto che vengo a trovarti" detto a Betta, una compagna di università, finalmente sono riuscita ad andare a Kiel, nell’estremo nord della Germania. Questa era l’ultima possibilità, perché dopo sette anni in città, Betta sta per tornare in Italia a tempo indeterminato. Kiel non le è mai piaciuta, descrivendola come il paradiso dei suicidi, nonostante lo Schleswig-Holstein (il Land di cui Kiel è capitale) sia paradossalmente il più felice della Germania secondo le statistiche, quindi non c’è da meravigliarsi che abbia dovuto scontrarmi con Bxl prima di decidermi.

Un volo di un’oretta mi ha portato ad Amburgo, da cui ho preso un autobus verde/giallo che in un 1h30 mi ha lasciato alla stazione di Kiel, proprio di fronte al mare, o meglio al fiordo, una sorta di stretto golfo di origine glaciale. Con la vista dei gabbiani e l’odore di mare mi sentivo in vacanza e non importa se pioviggina ed il cielo è grigio, poi finalmente ho rivisto Betta, che non vedevo da Natale scorso, alla tradizionale cena (stavolta un pranzo) dei geologi.

La prima sera ci siamo godute una passeggiata lungo il fiordo, un parco boscoso in cui si rischia di perdersi, la via dello shopping in cui oltre alle note catene commerciali ho trovato una serie infinita di simpatiche case in stile liberty, per finire con una cena superba offerta da un suo ex-prof. per salutare una sua collega ed una birra in un locale “ggiovane” dove una ragazza un tantino stonata teneva un concerto pop-rock. L’intero sabato è stato dedicato alla festa di saluto di questa amica di Betta, pure lei in partenza per altri lidi lavorativi. Al mattino abbiamo avuto il tempo di prendere un traghetto e percorrere il fiordo fin quasi alla fine, ove si trova un villaggio tipicamente turistico con tanto di spiaggia. Kiel è importante perché qui termina il canale Est-Ovest, che collega il Baltico con il Mare del Nord, tagliando la Danimarca. Nel primo pomeriggio abbiamo iniziato un lungo picnic al parco, protrattosi fino all’ora di cena, quando il gruppo si è spostato a casa di una loro collega tedesca. 
Il parco era molto carino, con un lago, prati, piste ciclabili, etc., fortunatamente baciato da un’inaspettato caldo sole, ma… il prato era coperto da escrementi di anatre. C’erano anatre ovunque! Nonostante fossi un’infiltrata (non sapevamo della partenza dell’amica di Betta quando prenotai il volo), mi hanno accolta come una collega. La varietà di nazionalità mi ha sorpresa. Nemmeno l’internazionale Bxl può vantare: tedeschi, giorgiani, statunitensi, indiani, russi, sud-americani, greci, cubani, turchi, etc. ed una grossa frazione del gruppo è costituito da ragazze!

La domenica ci siamo riposate, passeggiando tra università ed altri parchi, ove ho potuto gustare l’ultimo sontuoso pasto in terra tedesca per questo weekend di vacanza. Pur se di corsa, ho preso l’autobus per l’aeroporto ed verso sera ero di nuovo a Bxl, nonostante il ritardi di quasi un’ora del velivolo.

Sunday, August 23, 2015

Prague, discovery and nostalgia

One week in Prague, for the first time in Czech Republic and to the Goldschmidt conference (about geochemistry). Why not before? Well, Prague is yearly visited by too many Italians and I prefer less crowded places. The Goldschmidt conference is held every year in a different location, but it was in Prague already four years ago. However, I’m not a geochemist, neither a petrologist, but what I’m currently doing brings me closer and closer to this field of geology. Thus, I joined a large Belgian group, heading to Prague on a tiny turboprop aircraft.

a normally beautiful city, in any corner
Impressions from Prague. I annoyed all my journey mates and colleagues with this thought: the city reminds me Vienna. Not only for the chains of supermarkets and shops, the local recipes, the smell of railway in the subway, etc., but also for the beauty of the buildings in any street. The ugly Plattenbauten can be found only in the periphery. The center is preserved as it was at the beginning of the XX century, with rococo palaces next to art nouveau houses, as it wasn’t heavily damaged by WWII bombing. Obviously Prague is not Vienna, there are many differences, but it is closer to Vienna or Dresden than to Brussels. Once understood the differences, I liked the city for its characteristics. The locals are not that talkative and appear somehow rude, maybe annoyed by too many tourists. The locals I met outside this experience, scientists and musicians, are extremely nice persons. Like in Vienna, rude in shops and restaurants, lovely if met personally. Sorry, again the comparison! I hope to be forgiven for this continuous comparison with a city that played an important role in my life. For this reason, I would like to come back to Prague, for discovering more of the Czech features and history, but never again in August, when too many tourists, especially young Italians, are in town.

The inner joy given by a baroque church
Impressions from the conference. Even though I did not receive any feedback on the topic I was presenting, I learned a lot. I attended also talks not related to what I’m doing, but that allowed me to understand my belgian colleagues’ work. Not only science was good at this Goldschmidt, but also the complimentary food and drinks. After the terrible experience in Morocco last year, I was glad to find again beer and wine during the poster session. Don’t worry, I’m kidding. I met more colleagues from my Italian life than from the Viennese one. Another jump into the past. Seriously, the most touching experience was discovering the human side of other scientists. We talked about chemical reactions, isotopic fractionation, magma evolution, but also about family, feelings, dreams about the future, difficult relations with bosses or students, etc. It has been reassuring. It has also helped to tighten the bonds with some colleagues that I can consider friends. None is the superman/superwoman that appears in conferences or papers. We all have a life outside science. But none would stay in academia without a strong motivation.

Finally, a big thank to the guy who made this journey possible. The night before departure I had strong ear pains and I was afraid that an otitis could have jeopardized the flight. Quite anxious, I went to airport, where I consulted the local medical service. A young doctor has checked my ear and found that the infection wasn't so deep to make me risk the break of the eardrum. He prescribed some antibiotic drops and I could fly to Prague, with a much more peaceful mind. He saw that I was worried and tried to make me comfortable asking information about the conference I was going to attend. A rare case of empathetic doctor. I only regret to have lost his name.