Wednesday, March 14, 2012

le mie prime volte

Tra qualche giorno riparto con meta un convegno scientifico oltreoceano, non sarà la prima volta ma sono agitata come se lo fosse. Per scongiurare un po' l'ansia, ripercorrerò qui tutte le mie prime volte nella scienza.
  • primo corso geologico all'estero: Basilea, giugno 2004
  • prima volta alle prese con PowerPoint: tesi di laurea, luglio 2004
  • primo poster ad un convegno: DRT, Zurigo, 2005
  • primo convegno internazionale: DRT, Zurigo, 2005
  • prima presentazione orale: GIGS, Chieti, 2006
  • prima presentazione orale ad un convegno internazionale: EGU, Vienna, 2006
  • primo articolo scientifico come primo autore: 2008
  • primo colloquio di lavoro all'estero: via Skype, Brema, 2009
  • prima emigrazione in età adulta (al momento unica): Vienna, marzo 2010
  • primo convegno in planetologia: Greenwich, 2011
  • primo articolo scientifico sottomesso da me: 2012
Altre prime volte,
  • primo viaggio all'estero: Germania, 1980 (precoce, vero?)
  • primo viaggio in camper: Lago di Garda, 1986
  • primo corso estivo di organo: Costa di Valle Imagna, 2002
  • primo pernottamento in rifugio sopra i 2500 m di quota: val Senales, 2003
  • primo volo aereo: Londra, 2005
  • primo (ed unico) corso estivo d'organo all'estero: Haarlem, 2008
  • primo volo oltreoceano: San Francisco, 2009
  • primo volo A/R in giornata: Berlino, 2011
  • primo taxi: Vienna, 2011
Molte prime volte sono state un po' tardive rispetto alla media nazionale, ma "meglio tardi che mai" e poi forse non avrei avuto la maturità per affrontarle se fossero accadute prima. Come ce l'ho fatta le mie prime volte, ce la farò anche questa volta e poi, mi auguro, di poter fissare qui le mie impressioni... sul Texas.

Monday, March 5, 2012

2 anni

Sono già passati due anni da quando la mia nuova vita da emigrata ha avuto inizio. Non sono andata poi così distante, solo 650 km, eppure passare le Alpi significa andare in un altro mondo. In realtà l'Austria non è molto differente dal nostro Paese: è una terra di mezzo tra l'efficenza (a volte, rigidità) tedesca e la rilassatezza (ma anche prontezza di spirito) italiana. In sostanza, funziona (quasi) tutto alla perfezione, la gente non è particolarmente socievole ma a ben conoscerla ha una buona dose di autoironia, Vienna ha la mentalità del paesotto ma la bellezza di una capitale imperiale. 

Al di là dei miei contrastanti sentimenti verso questa terra ospite, so che ormai non posso più tornare indietro. Superato il I anno, periodo in cui molti lasciano, forzato lo stomaco alla cucina locale e adattata la mente alla mentalità degli autoctoni, ritornare ai ritmi di "casa" comporterebbe uno stress pari a quello di emigrare nuovamente. Forse sarebbe addirittura peggio, perché si aggiungerebbe l'insofferenza per quelle storture che una volta erano il nostro quotidiano.

Bel modo di festeggiare l'anniversario! Sinceramente non ho animo di festa, travolta dallo stress da lavoro e preoccupata per il futuro prossimo (leggi, ricerca di un nuovo posto). È giusto ricordare questo importante evento che ha modificato la mia vita, e di riflesso anche di quelli che mi conoscono. Mi conforta sapere di non essere sola e che un giorno questo passaggio sarà considerato normale. Grazie a tutti! Quelli che mi hanno accolto quando sono arrivata, quelli che mi hanno aiutato con la burocrazia e la lingua, quelli che tuttora sopportano i miei sfoghi e mi danno una mano a sopravvivere, quelli che rallegrano le mie giornate facendomi dimenticare per un momento la nostalgia degli affetti familiari,... l'elenco sarebbe lungo, ma senza di voi non potrei ricordare con piacere questi due anni. Un abbraccio collettivo!

Thursday, February 16, 2012

Scienza e coscienza

Che non sia portata per fare la scienziata è sempre stato chiaro. Posso aspirare ad una buona posizione da tecnico, ma non sono in grado di affrontare la carriera accademica: non so scrivere articoli scientifici, non so scrivere cose pubblicabili su argomenti inutili e di cui non mi interesso, non riesco a comunicare efficacemente i risultati della mia ricerca, benché meritevoli, nemmeno ai convegni, non sono competitiva, non so lavorare ai miei progetti senza condividerli con tutti e vanificandoli immediatamente, non so impormi ai subalterni per scaricare loro il lavoro manuale e non concettuale, non so mirare agli istituti, ai progetti, o alle persone giuste per arricchire il CV, non so dire di no ai favori che portano solo via tempo ma poi non so sacrificarmi per le cose che invece aumenterebbero il successo, infine non ho né l'umiltà né la voglia d'apprendere tutte queste cose.


Una collega ha detto che ho la curiosità, l'entusiasmo, l'accuratezza, etc. innate per un vero scienziato, cose che non si possono imparare, mentre scrivere, pubblicare e comportarsi da ipocrita si possono studiare. Ciò non toglie che troverebbero miglior applicazione in un laboratorio piuttosto che in un "post-doc" in carriera.

Detto ciò speravo di riuscire a portare a termine in modo dignitoso ed indolore questo infelice incarico, per poi rimettermi alla ricerca di un nuovo lavoro, con la consapevolezza di dover puntare a qualcosa di più compatibile con le mie (in)capacità e (iper)sensibilità. Sembra che la mia speranza si possa realizzare solo attraverso un mare di rospi da ingoiare! Colpa anche mia, che prendo tutto sul personale e sono piuttosto permalosa. Come reagire altrimenti ad un collega che invece di chiederti "per favore, cerca di sistemare questa cosa entro la settimana, interessa anche te" ti dice "sei un'incapace senza esperienza, sono sorpreso che tu abbia questo posto, fa' quel che ti ho detto immediatamente!"? Lo dicesse il capo, avrebbe probabilmente ragione ed in ogni caso meriterebbe il mio rispetto per la sua posizione e per la sua esperienza, ma non lo accetto da un pari-grado. Attenzione, non sono una cameriera che per l'ennesima volta ha rotto dei piatti ed a causa della quale anche i colleghi si beccano turni doppi e tagli sulla paga, bensì il primo autore di un articolo che mi è stato chiesto dal capo, per il quale ho raccolto dati per due anni, lavorando spesso anche il sabato e la domenica. Un'offerta di collaborazione, con l'aggiunta di un paragrafo su un progetto extra, si è trasformata in un delirante scambio di e-mail, con una versione (semi)finale del lavoro per 3/4 nello stile e nel contenuto del simpatico collega, che ha pure ironizzato sul mio noiosissimo contributo petrografico, che a fatica è riuscito a leggere fino alla fine senza cadere addormentato.

Altra voce da aggiungere al mio curriculum: non sono collaborativa, so fare la mia parte, ma posso solo o seguire le direttive di un superiore o lavorare da sola. Troverò mai un lavoro per cui non sia over-qualificata e sub-qualificata allo stesso tempo e che non mi rovini la salute in pochi mesi? Perché avere un dottorato presuppone che uno voglia fare carriera all'università ma risulta completamente inutile per qualsiasi lavoro al di fuori di quest'ambiente? Perché il solo fatto di avere un titolo in più preclude parecchie occupazioni? Stavolta non parlo di paradisi esteri, la situazione è la stessa ovunque, nel nostro Paese è solo esacerbata da un'ambiente accademico in parte basato su nepotismo e raccomandazioni e da un mondo del lavoro bigotto e perennemente in bilico.

Tuesday, February 14, 2012

San Valentino al limone

Nuovo dolce? Magari! Sarà per la troppa cioccolata antidepressiva e l'indigestione di arance anti-raffreddore, sarà per la programmata visita dal dentista (che si ripeterà venerdì...), sarà che sono stufa di scontrarmi con burocrazie ottuse e persone che ti fanno fare il doppio del lavoro per niente, sarà per la solitudine accentuata in simili situazioni ed in questo giorno, sarà,  ma oggi mi sento acida come un limone!

Sono sicura che il 14 Febbraio per almeno 4/5 dell'umanità sia un giorno normalissimo, in cui andare al lavoro come sempre, vivere amicizie o amori come ogni altro momento dell'anno. Allora perché ci si mette pure Google a ricordarlo?

Su, siamo sinceri, il mio stato d'animo è ovviamente causato da un ragazzo. E qui ti volevo! C'è sempre un motivo di genere maschile per questo tipo di reazioni! Di che si tratta? Ebbene, non riesco a capire se sia così intelligente da aver compreso che m'interessa ed abbia cercato di mettere le distanze in un modo molto cortese, oppure se, come la quasi totalità dei maschi, non abbia intuito nulla e si comporti normalmente. Questo dubbio mi rode più della probabile risposta negativa, ma non ho intenzione di chiederglielo esplicitamente, perché resterei comunque delusa dalla risposta. Se fosse no, perderei pure quella pallida illusione di una speranza di successo, se fosse sì, significherebbe che è una persona diversa da quella che avevo immaginato. 

Complicazioni da femmina. Noi donne ed il ragionamento contorto andiamo a braccetto. Beh, è l'unica relazione che oggi posso festeggiare: io e la mia complessità autolesionistica (o autoprotettiva?). Ovviamente, per la gioia delle finanze del mio dentista.

Wednesday, January 25, 2012

Su la testa, Italia!


Non sappiamo più come scavarci la fossa, per nasconderci dalla vergogna. Prima un presidente del consiglio sulla cui affidabilità (e non solo) ridevano i capi di stato e governo di Francia e Germania rispettivamente, ora il naufragio di una nave da crociera il cui comandante viene eletto da un celebre settimanale tedesco a rappresentante di un popolo di "sboroni", irresponsabili, incapaci, attribuendoci pure la colpa della crisi economica. Prima di farsi prendere dal vittivismo fermiamoci a pensare: ma siamo davvero così?

da qui
NO! Sarebbe come considerare tutti gli immigrati dei delinquenti a causa di una magra minoranza di violenti, siamo stati anche noi immigrati, io lo sono tuttora. Se fossimo come ci descrivono sulla stampa non si spiegherebbero tutti i grandi nomi, dall'arte alla scienza, che hanno fatto sì che i popoli stranieri adorino l'Italia. Allora, dovremmo ergerci, rivendicando la nostra superiorità sugli altri popoli? Macché, questo lasciamolo fare ai tedeschi, che storicamente si sono comportati come un branco di pecore che esegue a perfezione il compito dato e per questo si ritiene nel giusto. Che poi recentemente questo metodo abbia funzionato ed abbia portato la Germania ad avere una delle migliori economie del mondo e ad un efficientissimo sistema sociale, è quasi solo fortuna. Noi, invece, dobbiamo seplicemente rivalutarci. Come si fa quando ci si candida per un lavoro, cosa cui mi ha recentemente fatto ripensare un'amica alle prese con uno statement per un'application da qualche parte nel mondo.

L'italiano medio ha una qualità che nessuno di questi nordici avrà mai: lo spirito d'iniziativa. Gli Italiani sono pieni d'idee, poi magari non hanno la costanza e la dedizione di svilupparle e le svendono (vedi brevetti per la chimica etc.) o le tengono in un cassetto fino a quando non sono superate o le tramutano in disordine, insubordinazione e "furbizia" per fregare il prossimo, ma quante volte, invece, funzionano! La nostra creatività, a buon fine, è apprezzata al di là delle Alpi e sbaglieremmo a volerci seppellire per la vergogna di qualche testa vuota. Il nostro spirito d'iniziativa è apprezzato, invidiato e pure temuto, perché destabilizzante per la loro ristrettezza mentale.

Per chiudere, un esempio divertente. Il tedesco medio quando lava i piatti non li risciacqua sotto l'acqua corrente e crede che questo sia il metodo universale. Quando gli fai notare che nel resto del mondo lavano i piatti in modo differente, s'irrita, si sente perso, e si arroga il diritto di dire che sono gli altri che sbagliano, perché il suo metodo è quello giusto, il migliore. Se poi gli fai notare che la lavastoviglie usa lo stesso tuo principio: acqua-saponata-acqua e che non immerge i piatti nell'acquaio e basta, l'hai traumatizzato per il resto della sua vita. Scusate se ho preso il tedesco ad esempio, lo conosco un po' meglio di altri, ma vogliamo veramente farci prendere in giro da un popolo così? 

Monday, January 16, 2012

il Paese degli Azzeccagarbugli

Anni fa commisi un grave errore: mi iscrissi nelle liste di III fascia per l'insegnamento. Fu una passione, su e giù da un istituto prescelto ed attraverso confusi siti istituzionali. Per nulla! Iniziarono a chiamarmi per offrirmi delle supplenza dalla settimana dopo la firma del contratto per venire a Vienna, ben un anno dopo l'iscrizione nelle liste, e continuarono fino allo scorso autunno, quando finalmente iniziarono a pescare dalle nuove graduatorie.

Circa un anno fa, però, hanno ben pensato di offrire il servizio della posta certificata. Bene, pensavo, così potrò aggiornare l'iscrizione senza dovermi recare fisicamente in giro per uffici. Povera illusa! L'account presso il MIUR era stato disattivato e per riattivarlo bisognava procedere con una nuova registrazione, che significa ripetere la procedura e farsi riconoscere in una scuola. Forte dell'esperienza ho valutato la faccenda come tempo perso ed ho lasciato perdere.


da qui
Peccato che abbia continuato a ricevere inviti dal MIUR per attivare questo servizio, con puntualità svizzera, con una mail al mese. L'ultima pochi giorni fa, in cui mi si ricordava nuovamente di "effettuare con cortese sollecitudine" l'attivazione. Ok, ne ho le scatole piene, visto che tramite il MIUR non si va avanti, cerchiamo di attivare questa benedetta posta certificata direttamente dal sito. Tutto bene fino al momento d'inserire la residenza. È offerta l'opzione estero ma poi non c'è modo di inserire l'indirizzo, campo obbligatorio, per cui non si riesce a mandare la richiesta.

Pazienza, allora forse questo servizio è riservato solamente ai cittadini italiani residenti in Italia, diritto che ho perso da quando sono stata "cortesemente invitata" a cercar un'occupazione al di là delle Alpi. Avrei voluto cercar conferma di questo dubbio, magari comunicando il mio problema (non credo di essere l'unica) all'amministrazione pubblica che tanto solertemente mi offre questo utile servizio, ma... nella sezione contatti si trova la seguente dicitura "scrivere alla casella di posta info@postacertificata.gov.it qualora la propria PostaCertificat@ sia già attiva". Se era attiva non vi avrei contattato, no? Mah, proviamo lo stesso a mandare una mail all'indirizzo indicato... respinta.

La mia pazienza è giunta al limite! Qualcuno può illuminarmi su come far terminare la litania di e-mail che ogni volta mi ricorda quanto sia felice di non risiedere più nel Paese degli Azzeccagarbugli??? Non si accettano suggerimenti violenti, sembra che neppure i frammenti di satelliti artificiali vogliano atterrare in Italia.

Tuesday, January 10, 2012

l'amore nella coppia

Riprendo la recensione dei libri letti in formato elettronico con due titoli che trattano di amore all'interno della coppia in modo diametralmente opposto ed in epoche non distanti ma molto diverse tra loro.

Il libro narra di alcuni episodi tragici di amore malsano all'interno della coppia, amore basato su gelosie, sospetti e intrighi, spesso terminati in tragedia. Tranne nell'ultimo caso in cui i protagonisti si suicidano volontariamente, negli altri episodi i suicidi sono solo simulati,mascherando dei "delitti d'onore".Filo conduttore è la presenza di un paio di personaggi, tra cui un medico arrivista italiano. Il romanzo mi è piaciuto assai, il testo scorre rapido tra i vari paesi d'Europa, nei salotti ottocenteschi, tra flash-back e proiezioni, con un sapore noir ma anche qualche analisi sociologica qua e là. Consigliato.


Il testo è diviso in tre parti, all'inizio si narra di una giovanetta divisa tra tre pretendenti, segue una lunga lettera del padre su come scegliere un buon marito, infine si comunica la scelta della fanciulla alla luce dei consigli paterni. La finzione della lettera è l'occasione per un'analisi scientifica (visto il curriculum dell'autore) delle diverse situazioni che si possono creare in una coppia a seconda del carattere o del mestiere del marito. Ho sottolineato delle verità inconfutabili tra quei consigli. Unico difetto, non mi è stato d'aiuto visto che non mi trovo nella situazione di dover discriminare tra diversi pretendenti, bensì di ammaliarne almeno uno. Raccomandato alle donne di ogni età, anche già maritate.